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Mazinger Z

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Mazinger Z
マジンガーZ
(Majingā Zetto)
Mazinger Z (Nagai).jpg
Copertina del primo volume (edizione J-Pop)
Genere mecha
Manga
Autore Gō Nagai
Editore Shūeisha (1972-1973), Kōdansha (1973-1974)
Rivista Weekly Shōnen Jump (1972-1973), TV Magazine (1973-1974)
Target shōnen
1ª edizione 2 ottobre 1972 – settembre 1974
Tankōbon 5 (completa)
Editore it. d/visual - d/books
1ª edizione it. ottobre 2009 – febbraio 2010
Volumi it. 6 (completa)
Testi it. Francesco Grippo, Leonardo Grimani
Serie TV anime
Mazinga Z
Char. design Yoshiyuki Hane, Keisuke Morishita
Musiche Michiaki Watanabe
Studio Toei Dōga
Rete Fuji Television
1ª TV 3 dicembre 1972 – 1º settembre 1974
Periodicità settimanale
Episodi 92 (completa)
Aspect ratio 4:3
Durata ep. 22 min
Editore it. RCS MediaGroup (home video)
Rete it. Rai 1, Man-ga
1ª TV it. 21 gennaio 1980 – 21 gennaio 2016
Episodi it. 92 (completa)
Studio dopp. it. D.E.F.I.S., CDR
Dir. dopp. it. Mario Bardella, Gabriella Genta, Claudio Sorrentino, Giorgio Bassanelli Bisbal
Manga
Testi Gō Nagai
Disegni Gosaku Ōta
Editore Akita Shoten
Rivista Boken Oh
1ª edizione dicembre 1972 – settembre 1974
Tankōbon 5 (completa)
Editore it. Granata Press
Collana 1ª ed. it. Manga Classic
1ª edizione it. marzo 1992 – gennaio 1993
Periodicità it. mensile
Volumi it. 11 (completa)

Mazinger Z (マジンガーZ Majingā Zetto?) è una serie manga di genere mecha realizzata da Gō Nagai e pubblicata dal 1972 al 1974. Negli stessi anni fu trasmesso su Fuji Television un adattamento anime in 92 episodi prodotto dalla Toei Dōga, intitolato in italiano Mazinga Z (nome usato nel doppiaggio anche per il robot protagonista), che a sua volta generò un altro manga disegnato da Gosaku Ōta e pubblicato in contemporanea alla trasmissione.

Opera seminale nel suo genere,[1][2] Mazinger Z generò svariati sequel e spin-off, a partire da Il Grande Mazinger e UFO Robot Goldrake. Nel 2001 la rivista Animage elesse Mazinga Z come l'undicesimo miglior anime di tutti i tempi.[3]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Titolo originale della serie TV

L'anziano scienziato Juzo Kabuto costruisce un enorme robot che alla sua morte viene ereditato dal nipote Koji Kabuto[4] il cui compito è quello di sventare i piani del Dottor Inferno[5], uno scienziato tedesco che nel 1962 aveva partecipato con Kabuto e altri colleghi a una spedizione archeologica nell'isola greca di Bardos[6] alla scoperta dei resti della civiltà micenea. Ritrovato l'esercito di mostri meccanici costruiti dai Mikenes[7], il dottor Inferno svela le sue reali intenzioni uccidendo tutti tranne Kabuto che era riuscito a fuggire, e impossessandosi dell'antica tecnologia con lo scopo di far tornare sulla terra i discendenti dell'antico popolo greco, costretti per secoli a rifugiarsi nelle viscere della Terra, e insieme a essi dominare il mondo.

Kabuto, tornato in patria, dirige il centro ricerche per l'Energia Fotoatomica, che poi lascia al prof. Yumi appena scoperta una lega metallica molto resistente, la lega Z, da utilizzare per costruire il robot; nell'Istituto viene creata Afrodite A, un robot meno potente, dalle fattezze femminili, costruito dal prof. Yumi e pilotato da Sayaka Yumi, figlia del direttore dell'istituto; successivamente si unisce a questi il Boss Robot (che Koji nell'originale giapponese prende in giro, chiamandolo col gioco di parole Borot, sinonimo di ferraglia), guidato da Boss, Nuke e Mucha, compagni di scuola di Koji, le cui imprese costituiscono il lato comico della serie.

Il dr. Inferno affida le missioni di guerra dapprima al Barone Ashura (il cui corpo è diviso in una metà maschile e una femminile) e successivamente al Conte Blocken (la cui testa è collegata a un corpo meccanico), un ufficiale nazista entrato in coma dopo un incidente e risvegliato dallo scienziato nel corso dei suoi esperimenti durante la seconda guerra mondiale.

Localizzato finalmente il regno sotterraneo dei Micenei, il dr. Inferno, a seguito delle ripetute sconfitte, decide di chiedere aiuto al loro ambasciatore, il Granduca Gorgon, che invierà il Visconte Pigman, "centauro" col mezzo busto superiore di uno stregone pigmeo, attaccato sulle spalle del corpo di un gigantesco guerriero vatusso. Nel corso degli scontri viene distrutta Afrodite A, sostituita quindi da Diana A. Nello scontro finale a conclusione della serie il Conte e Inferno moriranno mentre Ashura e Pigman erano già caduti in battaglia qualche tempo prima; Gorgon, che non aveva preso parte alla lotta, ordina, per conto del Generale Nero di Micene un attacco in massa da parte della grande armata di mostri guerrieri micenei[8]: Mazinga Z subisce gravissimi danni e a salvarlo dalla fine interviene un nuovo robot, il Grande Mazinga, che era stato segretamente costruito da Kenzo Kabuto. La conslusione della serie è quindi il preludio della successiva incentrata sul Grande Mazinga e nella quale si scoprirà anche che Inferno è ancora vivo.

Personaggi[modifica | modifica wikitesto]

Koji, Sayaka e i loro robot in francobolli emessi dalle poste giapponesi.

Eroi[modifica | modifica wikitesto]

Koji Kabuto[modifica | modifica wikitesto]

Koji Kabuto (兜甲児 Kabuto Kōji?), chiamato Ryo Kabuto nella versione italiana dell'anime, è il protagonista della serie. Il cognome deriva dal kabuto, termine con cui anticamente in giapponese si indicava l'elmetto dei samurai, e la sua scelta vale a sottolineare come il pilota sia la testa, il cervello del robot.[9] Koji è uno studente diciassettenne con capelli neri pettinati all'indietro e basette rivolte in avanti. Koji e suo fratello minore Shiro sono stati allevati dal nonno, il dottor Juzo Kabuto, dopo la morte dei loro genitori in un incidente durante uno degli esperimenti dello scienziato. Tuttavia, poiché Juzo è molto impegnato nel suo lavoro, Koji ha preso il ruolo della "madre", cucinando i pasti e pulendo la casa (nell'anime tale ruolo è invece ricoperto dalla governante Rumi). Grazie alla ricchezza di Juzo, Koji è sempre dotato dell'ultimo modello di motocicletta, e la sua abilità nel guidarla lo preparerà per imparare a pilotare Mazinger Z al meglio in breve tempo.

Passionale e positivo, Koji è fiducioso nelle sue abilità e in Mazinger Z, a bordo del quale si sente invincibile. Nell'anime la sua personalità viene accentuata, toccando punte di spavalderia e arroganza parzialmente mitigate con il proseguire della serie. In lui vi è però un lato compassionevole che mostra alla sua famiglia e a Sayaka, che diviene presto il suo interesse amoroso. Nell'anime i due litigano spesso, poiché Koji crede che Sayaka non sappia badare a sé stessa essendo una femmina, mentre nel manga viene resa più esplicita un'attrazione sessuale.

Koji è doppiato in giapponese da Hiroya Ishimaru, mentre in italiano da Claudio Sorrentino negli episodi trasmessi negli anni ottanta e da Riccardo Scarafoni in quelli distribuiti nel 2015.

Sayaka Yumi[modifica | modifica wikitesto]

Sayaka Yumi (弓さやか Yumi Sayaka?) è la figlia del professor Yumi, e pilota il robot dalle fattezze femminili che aiuta Mazinger Z. Il primo robot che la si vede pilotare è Afrodite A, seguita da Diana A dopo la sua distruzione, mentre nel manga pilota per un certo periodo anche Venus A. Sayaka è una diciassettenne con lunghi capelli mori o castani raccolti in un cerchietto rosa. Abile pilota, insegna a Koji come pilotare Mazinger e a sua volta impara velocemente a controllare i suoi nuovi robot nonostante i design differenti. Coraggiosa e determinata, nell'anime Sayaka è anche piuttosto prepotente e assume atteggiamenti da maschiaccio soprattutto verso Koji, benché ne sia innamorata. È inoltre molto affezionata al padre, essendo diventata pilota per passare più tempo con lui, e si fida ciecamente dei suoi consigli.

Sayaka è doppiata in giapponese da Tomoko Matsushima nei primi 13 episodi, da Minori Matsushima fino all'episodio 39 e da Kotoe Taichi nei successivi, mentre in italiano da Liliana Sorrentino negli episodi trasmessi negli anni ottanta e da Valentina Mari in quelli distribuiti nel 2015.

Boss[modifica | modifica wikitesto]

Boss (ボス Bosu?) è la principale spalla comica della serie. È un diciassettenne dai capelli castani, sovrappeso ma piuttosto muscoloso, e pur apparendo arrogante e prepotente è in realtà di buon cuore. Boss è il capo di una piccola banda composta da lui, Nuke e Mucha, inizialmente i suoi unici amici verso cui è molto leale. Ha un debole per le belle ragazze e in particolare per Sayaka, per la quale prova un amore non corrisposto. Per questo vede in Koji un rivale, benché non riesca mai a batterlo né nella lotta né con la motocicletta. Con il proseguire della serie, e soprattutto dopo che l'istituto costruisce per lui il ridicolo Boss Robot, impara a rispettare Koji e ad essergli amico.

Boss è doppiato in giapponese da Hiroshi Ōtake, mentre in italiano da Gil Baroni negli episodi trasmessi negli anni ottanta e da Gianluca Tusco in quelli distribuiti nel 2015.

Nuke e Mucha[modifica | modifica wikitesto]

Nuke (ヌケ Nuke?) e Mucha (ムチャ Mucha?) sono i due subalterni di Boss. Estremamente leali al loro capo, lo seguono ovunque vada e gli stanno a fianco anche nelle situazioni più pericolose. Nuke ha un viso abbastanza lungo e un'espressione ottusa, e ha sempre il naso che cola; nella versione originale dell'anime, per motivi ignoti, chiama il suo capo "Bossun". Mucha ha una pettinatura disordinata, una bocca dritta e degli occhi molto piccoli; rispetto a Nuke ha un carattere più impaziente.

Nuke è doppiato in giapponese da Kōsei Tomita, mentre in italiano da Vittorio Guerrieri negli episodi trasmessi negli anni ottanta e da Davide Lepore in quelli distribuiti nel 2015. Mucha invece è doppiato in giapponese da Isamu Tanonaka, mentre in italiano da Massimo Rossi negli episodi trasmessi negli anni ottanta e da Marco Baroni in quelli distribuiti nel 2015.

Shiro Kabuto[modifica | modifica wikitesto]

Shiro Kabuto (兜甲児 Kabuto Shirō?) è il fratello minore di Koji, un ragazzino preadolescente con i capelli mori o castani pettinati in avanti. Spensierato e giocoso, è il più grande sostenitore di Koji, con cui è molto protettivo. Nell'anime, dove ha un ruolo più rilevante e spesso determinante, è rappresentato come una persona piuttosto saggia a dispetto dell'età. È un buon amico di Boss e la sua banda, benché inizialmente li veda come semplici bulli.

Shiro è doppiato in giapponese da Kazuko Sawada, mentre in italiano da Fabrizio Manfredi negli episodi trasmessi negli anni ottanta e da Tito Marteddu in quelli distribuiti nel 2015.

Gennosuke Yumi[modifica | modifica wikitesto]

Il professor Gennosuke Yumi (弓弦之助 Yumi Gennosuke?), chiamato Yanosuke Yumi in alcune traduzioni del manga, è il direttore (dopo il ritiro di Juzo Kabuto) dell'istituto di ricerca per l'energia fotoatomica, il quale è anche la base segreta di Mazinger Z, e padre di Sayaka. Il suo aspetto ha subito diverse modifiche tra il manga originale e l'anime, ma in tutte le sue incarnazioni appare come un uomo di mezz'età con occhiali e baffi che indossa sempre un camice da laboratorio. Competente scienziato e spesso abile stratega nell'aiutare Koji e Sayaka durante le battaglie, il professor Yumi è un uomo mite che cerca sempre di trovare il modo migliore per gestire una situazione; tuttavia, quando la situazione sembra disperata, è in grado di commettere azioni discutibili. Si preoccupa molto per Sayaka, per la quale però non trova molto tempo essendo sempre occupato nel suo lavoro, e diviene una figura paterna anche per i fratelli Kabuto dopo la morte di Juzo.

Gennosuke Yumi è doppiato in giapponese da Jōji Yanami, mentre in italiano da Aldo Massasso negli episodi trasmessi negli anni ottanta e da Ambrogio Colombo in quelli distribuiti nel 2015.

Nossori, Morimori e Sewashi[modifica | modifica wikitesto]

I dottori Nossori (のっそり Nossori?), Morimori (もりもり Morimori?) e Sewashi (せわし Sewashi?) sono i tre assistenti del Professor Yumi. Sewashi è basso, indossa spessi occhiali ed ha una lunghissima barba che gli arriva ai piedi; Morimori è alto e tarchiato e con una barba che gli incornicia il mento; Nossori è alto e senza capelli, il più anziano del terzetto. Nel complesso sono buoni e pazienti, specialmente con gli adolescenti. Sono anche piuttosto goffi e servono parzialmente da spalle comiche, ma quando serve riescono ad usare seriamente le loro competenze. Come hobby giocano a bowling, pur essendoci negati. Nel manga (dove inizialmente hanno un design differente) appaiono più raramente, e dimostrano di incarnare lo stereotipo dell'anziano pervertito.

Nossori è doppiato in giapponese principalmente da Yonehiko Kitagawa e da Isamu Tanonaka a partire dall'episodio 65, mentre negli episodi 3 e 9 è doppiato rispettivamente da Hiroshi Masuoka e Ken'ichi Ogata. Morimori è doppiato in giapponese da Kōji Yada e in italiano da Mario Bardella negli episodi trasmessi negli anni ottanta, mentre Sewashi è doppiato in giapponese da Hiroshi Ōtake.

Misato[modifica | modifica wikitesto]

Misato (みさと Misato?) è la cugina di Boss che a partire dall'episodio 65 entra a far parte del gruppo guidato dal dottor Yumi. Sayaka dimostra subito d'essere molto gelosa di lei. Nel manga originale non compare. È doppiata in giapponese da Nana Yamaguchi.

Cattivi[modifica | modifica wikitesto]

Dottor Hell[modifica | modifica wikitesto]

Il Dottor Hell (Dr.ヘル Dr. Heru?), chiamato Dottor Inferno nella versione italiana dell'anime, è il principale antagonista della serie. È uno scienziato malvagio che ha deciso di conquistare il mondo dopo aver scoperto sull'isola di Bardos (Rodi nella versione italiana dell'anime) i resti della civiltà micenea e i suoi mostri meccanici. Alcuni anni prima dell'inizio della serie, aveva partecipato assieme ad altri scienziati (fra cui proprio Juzo Kabuto) ad una spedizione archeologica in cui era avvenuto il ritrovamento. Terminato il restauro dei robot, Hell li aveva attivati grazie a uno scettro uccidendo gli altri partecipanti alla spedizione tranne Juzo, che era riuscito a salvarsi.

Barone Ashura[modifica | modifica wikitesto]

Il più importante tra i collaboratori di Inferno, è stato da lui creato attraverso la fusione di due mummie dell'antico impero di Mikene. Ha un corpo ermafrodita, per metà maschile e metà femminile; si trova a capo delle maschere di ferro ed è un acerrimo rivale di Blocken, con cui compete costantemente. Morirà in un attacco suicida contro Mazinga. Culturalmente, è una figura appartenente all'induismo, in cui gli Asura sono spiriti maligni che combattono contro i Deva (dei).

Conte Blocken[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di un ex militare nazista, salvato dal Dr. Inferno dopo essersi trovato in fin di vita a seguito di una terribile battaglia durante la seconda guerra mondiale: il risultato è un corpo bionico con la testa separata che può avere vita autonoma. Comanda l'esercito degli elmetti di ferro; anche lui soccomberà verso la fine durante uno scontro con Mazinga.

Duca Gorgon[modifica | modifica wikitesto]

Compare nella seconda metà della serie in qualità di rappresentante del redivivo impero di Mikene. Si tratta di un essere simile a un centauro, con busto umano che poggia su una tigre dai denti a sciabola gialla striata di nero.

Visconte Pigman[modifica | modifica wikitesto]

Risultato dell'unione tra un pigmeo esperto d'incantesimi, la sua parte superiore, ed un guerriero masai.

Genesi del personaggio[modifica | modifica wikitesto]

Go Nagai afferma di aver sempre amato Astro Boy e Tetsujin 28-gō sin da bambino e che desiderava poter realizzare una sua serie incentrata sui robot; tuttavia, per lungo tempo non fu capace di produrre un'idea che non sembrasse copiata da queste due serie. L'idea di un grande robot pilotabile gli venne mentre guidava nel traffico, immaginando cosa sarebbe potuto accadere se alla vettura fossero usciti degli arti con cui scavalcare gli altri mezzi.[10]

Alla Toei Animation l'idea piacque e iniziarono i lavori per una nuova serie fantascientifica, in cui il robot si chiamava Iron Z e il pilota sarebbe dovuto entrarvi nella testa saltandovi dentro con una motocicletta (come poi succederà con Diana A guidato da Sayaka), anziché con un aeromobile. La Fuji Television, che avrebbe dovuto trasmetterlo, chiese di cambiare nome in Energer Z che poi Nagai modificò nel definitivo Mazinga Z.

Il nome in giapponese è scritto in caratteri katakana: マ(Ma)ジ (ji) ン (n) ガ (ga) ー (allungamento della vocale); i Majin (魔神) nella mitologia giapponese sono degli esseri magici e il termine viene usato anche per indicare entità demoniache (cfr. Devilman, dallo stesso autore); il termine majin è una parola composta: ma vuol dire demone, mentre shin o jin (il carattere è pronunciato in altri casi come kami) vuol dire divinità, quasi a indicare che Mazinga è una macchina potentissima che può essere usata per il bene o per il male, in base alle intenzioni del pilota. La particella ga in giapponese serve a marcare il soggetto majin, da cui il nome majinga.

La sillaba zi non è presente fra quelle del katakana e perciò si usa la ji come sostituto e quindi マジンガー è la traslitterazione di come si pronuncia in inglese il nome del robot, Mazinger, richiamando così un nome che sembrasse inglese, come nei nomi precedentemente proposti; allo stesso modo, buona parte delle armi del robot hanno nomi inglesi.

Oltre al nome diverse altre modifiche vennero fatte: l'eroe in motocicletta ricordava Kamen Rider, perciò il direttore della Toei inventò un mezzo volante battezzato Hover Pilder (aliante slittante, in Italia), che venne poi, nel corso della serie, sostituito da una versione migliorata chiamata Jet Pilder; diversamente della motocicletta che si doveva arrampicare sulla schiena del robot, il pilder atterra direttamente sulla testa del robot, agganciandovisi; con questo cambiamento fu necessario riadattare ulteriormente il design del robot.

Nella serie si riscontrano influenze esercitate dalla cultura giapponese, dal buddhismo e dallo scintoismo; meno evidenti sono i riferimenti alla cultura greca di cui Go Nagai si disse grande estimatore: Il robot è infatti ispirato anche a Zeus, dio del fulmine, inoltre l'origine dei robot vengono ambientate in un'isola greca (Bardos) e il robot guidato da Sayaka, creato a scopi pacifici, si chiamerà Afrodite e nella seconda versione, quando viene potenziato, Diana, entrambe divinità dell'Olimpo mentre un altro robot citato ma poi non costruito verrà chiamato Minerva X.

Pubblicazione[modifica | modifica wikitesto]

Copertina del prima volume della versione di Ōta (edizione J-Pop)

Mazinger Z iniziò la serializzazione su Weekly Shōnen Jump il 2 ottobre 1972. Il 13 agosto 1973 la serie fu improvvisamente interrotta, ufficialmente a causa del target differente che stava acquisendo e della retribuzione troppo alta che Nagai richiedeva alla Shūeisha.[11] In seguito la serie riprese su TV Magazine della rivale Kōdansha, che però impose a Nagai di non continuare la trama dal punto in cui si era interrotta su Shōnen Jump e di utilizzare un tono più simile a quello dell'anime. Vennero quindi totalmente ignorati eventi come la distruzione di Afrodite A, la creazione di Venus A e la morte di Ashura e Blocken.[12] L'ultimo capitolo fu pubblicato nel settembre 1974 col titolo Great Mazinger, e come nella serie TV vedeva l'introduzione dell'omonimo robot.

Un altro manga, scritto da Nagai e disegnato da Gosaku Ōta, fu pubblicato su Boken Oh dalla Akita Shoten in contemporanea alla trasmissione dell'anime, di cui inizialmente rappresentò un adattamento con toni più comici rispetto al manga di origine ma da cui in seguitò si slegò per virare su toni più adulti, presentando dei retroscena inediti sui personaggi.

In Italia arrivò per prima la versione di Ōta, pubblicata dalla Granata Press in undici volumi nel mensile Manga Classic da marzo 1992 a gennaio 1993, col titolo Mazinga Z. Essa fu riedita (come Mazinger Z) da dicembre 2005 a ottobre 2006 da d/visual, che da ottobre 2009 a gennaio 2010 pubblicò in sei volumi anche il manga di Nagai, nella versione apparsa originariamente su rivista (e quindi priva dei ritocchi attuati in seguito nel design di alcuni personaggi).[13] Nel 2014 entrambi i manga sono stati ripubblicati dalla J-Pop, che ha aggiunto in appendice all'ultimo volume della versione di Nagai il finale inedito dell'arco narrativo pubblicato dalla Shūeisha.[14]

Anime[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Episodi di Mazinga Z.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

A causa di uno sciopero generale degli animatori Toei, i primi 15 episodi furono realizzati da diversi studi sparsi per Tokyo, con la conseguenza che vi furono varie differenze nell'aspetto del robot e nella sua colorazione.[15] Nell'episodio n° 52 la musica di sottofondo nella scena del coma di Koji e quella di Sayaka che entra nel robot non è di Chumei Watanabe, ma di Shunsuke Kikuchi. La musica composta da Kikuchi, per l'Uomo Tigre negli ultimi episodi trasmessi in Giappone nel 1971, fu riadattata da Watanabe per quell'episodio, per Mazinga Z. Un'altra musica di Kikuchi (poi riadattata da Watanabe) si può trovare anche nell'episodio 38 di Mazinga Z.

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Edizione italiana[modifica | modifica wikitesto]

Benché Mazinga Z si collochi cronologicamente prima de Il Grande Mazinger e UFO Robot Goldrake, la serie fu trasmessa per la prima volta in Italia su Rai 1 (all'epoca Rete 1) dal 21 gennaio 1980, quando le due serie successive erano già state trasmesse (a loro volta in ordine inverso).[16] In tale occasione furono trasmessi solo 51 episodi sui 92 totali; nello specifico, la serie fu trasmessa fino all'episodio 56 e saltando gli episodi 4, 5, 14, 28 e 38. Inoltre in ogni episodio furono tagliate diverse scene senza motivo apparente. Oltre a singoli tagli di alcuni secondi all'interno della puntata, vennero completamente tolte le scene iniziali in cui generalmente gli antagonisti discutono o iniziano a porre in esecuzione il loro piano (tra cui tutte quelle in cui compare il dottor Hell a partire dall'episodio 48). Questi tagli ridussero la durata media di ogni episodio a circa 19 minuti anziché i normali 22. Nel doppiaggio italiano, realizzato dalla D.E.F.I.S. con un cast completamente diverso da quello delle altre serie, Koji Kabuto fu ribattezzato Ryo come già accaduto nel film di montaggio Mazinga contro gli UFO Robot, il dottor Hell fu chiamato Inferno e tutti i nomi dei colpi dei robot furono tradotti. Gli stessi episodi vennero replicati sempre su Rai 1 e, dalla metà degli anni ottanta, su varie televisioni locali.

A partire dal 26 giugno 2015 la serie rimasterizzata è stata pubblicata in 23 DVD realizzati dalla Yamato Video e allegati a La Gazzetta dello Sport e Corriere della Sera, che includono audio italiano e giapponese con sottotitoli fedeli (anche per le scene precedentemente tagliate).[17] Per l'occasione la CDR, sotto la direzione di Giorgio Bassanelli Bisbal, ha doppiato gli episodi fino ad allora inediti, con un cast totalmente nuovo e mantenendo un adattamento coerente con quello degli altri episodi. Questa edizione è stata poi trasmessa dal 16 settembre 2015 sulla rete a pagamento Man-ga,[18] completando quindi la trasmissione televisiva della serie il 21 gennaio 2016 a 36 anni esatti da quella del primo episodio.

Edizioni statunitensi[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine degli anni settanta la Toei commissionò alla M. & M. Communications il doppiaggio in inglese di 29 episodi della serie, che furono trasmessi alle Hawaii. In seguito la Three B. Productions di Bunker Jenkins ne comprò 65 episodi (numero minimo per la trasmissione in syndication) e li fece doppiare, censurandoli e modificandoli ampiamente per renderli più adatti al pubblico statunitense e intitolando la serie Tranzor Z. Molti dei nomi furono modificati: ad esempio, Koji Kabuto divenne Tommy Davis, Sayaka divenne Jessica, Shiro divenne Toad, il professor Kabuto divenne il dottor Wells, il dottor Hell divenne il dottor Daemon e il barone Ashura divenne Devleen. Questa versione fu trasmessa nel 1985.

Sigle[modifica | modifica wikitesto]

Giapponesi[modifica | modifica wikitesto]

Entrambe le sigle sono composte da Michiaki Watanabe.

  • "Majingā Z" (「マジンガーZ」?), scritta da Fumihiko Azuma e cantata da Ichirō Mizuki. Sigla d'apertura, il cui video viene cambiato a partire dall'episodio 40.
  • "Bokura no Majingā Z" (「ぼくらのマジンガーZ」?), scritta da Kazuo Koike e cantata da Ichirō Mizuki con l'Otowa Yurikago Kai. Sigla di chiusura.

Italiana[modifica | modifica wikitesto]

  • "Mazinga Z", scritta da Dino Verde, composta da Detto Mariano e cantata dai Pandemonium con lo pseudonimo "Galaxy Group". Usata come sigla di apertura e chiusura sulle rispettive immagini di quelle originali, è a sua volta un parziale arrangiamento di tali sigle, con il motivo portante prelevato da "Majingā Z" e alcuni passaggi intermedi dall'introduzione di "Bokura no Majingā Z".

Altri media[modifica | modifica wikitesto]

Durante la trasmissione della serie TV furono distribuiti nei cinema due mediometraggi anime, le cui trame non sono considerate canoniche. Mazinga Z contro Devilman (1973) è un crossover con l'anime Devilman, all'epoca già concluso. Mazinga Z contro il Generale Nero (1974) anticipa il finale della serie in cui ci si collega al successivo Il Grande Mazinger, presentando però una trama parzialmente diversa.

Il 26 gennaio 2017 è stata annunciata l'uscita del film anime Mazinga Z, realizzato dalla Toei in occasione del 45º anniversario della serie.[19] Il film, che verrà distribuito in Giappone il 13 gennaio 2018, è diretto da Junji Shimizu e scritto da Takahiro Ozawa; Ichirō Mizuki è stato richiamato a cantare il tema d'apertura, mentre la colonna sonora è composta da Toshiyuki Watanabe, figlio di Michiaki. Koji Kabuto e Sayaka Yumi sono doppiati rispettivamente da Shōtarō Morikubo e Ai Kayano, e il film racconta una storia originale ambientata dieci anni dopo il finale della serie.[20] In Italia il film verrà distribuito da Lucky Red il 27 ottobre 2017.[21]

Remake[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni ottanta, Toshiki Hirano e Masami Ōbari iniziarono i lavori per un remake di Mazinga Z in OAV. La miniserie si sarebbe dovuta intitolare Dai Mazinger (大魔神我 Dai Majingā?) e avrebbe presentato un robot più realistico, ad esempio i pugni a razzo non sarebbero stati in grado di tornare automaticamente alle braccia. La notizia, inizialmente riservata, riuscì a trapelare; di conseguenza la Toei protestò, dicendo alla Dynamic Planning che i diritti sull'animazione di Mazinger erano solo suoi e che non avrebbe tollerato un Mazinger animato da altri, e il progetto fu bloccato.[22]

Dal 1998 al 2000 fu pubblicata su Magazine Special una serie manga intitolata Z Mazinger, che rielabora Mazinger Z mischiandolo con la mitologia greca e ambientandolo in epoca contemporanea. Nel 2009 fu invece trasmessa su TV Tokyo la serie anime Mazinger Edition Z: The Impact!, che rielabora anch'essa la storia originale aggiungendoci elementi di altre opere di Nagai.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Bigger Audiences, More Varied Productions, Nipponia, 15 dicembre 2003. URL consultato il 13 agosto 2012.
  2. ^ Mark Gilson, A Brief History of Japanese Robophilia, in Leonardo, vol. 31, nº 5, pp. 367–369.
  3. ^ Animage Top-100 Anime Listing, Anime News Network, 15 gennaio 2011. URL consultato il 10 marzo 2013.
  4. ^ in Italia rinominato prima Ryo in questa serie, quindi Alcor in Goldrake
  5. ^ (in Italia Dottor Inferno in Mazinga Z e poi Dr Hell nel Grande Mazinga e Mazinkaiser)
  6. ^ (Rodi nell'adattamento italiano)
  7. ^ Micenei, in italiano
  8. ^ (tali avvenimenti sono anche narrati, in forma leggermente differente, in un breve film, Mazinga Z contro il Generale Nero, usato come collegamento alternativo fra le serie di Mazinga Z e Grande Mazinga)
  9. ^ Alessandro Montosi, Mazinga. Da Mazinga Z al Mazinkaiser: l'epopea di un guerriero robot!, Iacobelli Editore, 2008, p. 19.
  10. ^ Iron Z e gli imbottigliamenti stradali, in Mangazine, Granata Press, Nov./Dic. 1992.
  11. ^ Federico Colpi, Nascita di un robot prodigioso!, in Mazinger Z, nº 1, Tokyo, d/visual, ottobre 2009, pp. 219-223.
  12. ^ Federico Colpi, Cronaca di un trasloco prodigioso!!, in Mazinger Z, nº 6, Tokyo, d/visual, febbraio 2010, pp. 146-147.
  13. ^ d/visual presenta: Mazinger Z, l'originale integrale di Go Nagai, su AnimeClick.it, Associazione NewType Media, 5 ottobre 2009. URL consultato il 10 maggio 2017.
  14. ^ Mazinger Z 6: J-POP pubblica in esclusiva il finale inedito in Italia, su j-pop.it, Edizioni BD, 16 aprile 2014. URL consultato il 10 maggio 2017.
  15. ^ Mazinga e gli scioperi giapponesi
  16. ^ Radiocorriere TV, nº 4, Roma, Rai, 20-26 gennaio 1980, pp. 80-83.
  17. ^ Mazinga Z, da venerdì 26 i DVD con La Gazzetta: i menù in anteprima, su AnimeClick.it, Associazione NewType Media, 24 giugno 2015. URL consultato il 5 maggio 2017.
  18. ^ Mazinga Z su Man-Ga dal 16 settembre in prima TV, su AnimeClick.it, Associazione NewType Media, 7 agosto 2015. URL consultato il 5 maggio 2017.
  19. ^ (JA) 全世界注目のプロジェクト始動! “元祖”にして“伝説”のスーパーロボットアニメが映画館で超復活!!「劇場版マジンガーZ」(仮題), su corp.toei-anim.co.jp, Toei Animation, 26 gennaio 2017. URL consultato il 19 luglio 2017.
  20. ^ (EN) New Mazinger Z Film Opens on January 13 in Japan, su Anime News Network, 10 luglio 2017. URL consultato il 19 luglio 2017.
  21. ^ Svelata la data italiana del nuovo film di Mazinga Z, su AnimeClick.it, Associazione NewType Media, 7 luglio 2017. URL consultato il 19 luglio 2017.
  22. ^ Intervista a Masami Obari, in Mangazine, nº 29, Bologna, Granata Press, 1993 novembre.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alessandro Montosi. MAZINGA. Da Mazinga Z al Mazinkaiser: l'epopea di un guerriero robot!. Iacobelli Editore, 2008, pp. 125. ISBN 978-88-6252-020-1

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