Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui

Laputa - Castello nel cielo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Laputa - Castello nel cielo
Castle In The Sky Bluray snapshot.png
L'isola di Laputa in una scena del film
Titolo originale 天空の城ラピュタ
Tenkū no shiro Rapyuta
Lingua originale Giapponese
Paese di produzione Giappone
Anno 1986
Durata 124 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 1.85:1
Genere animazione
Regia Hayao Miyazaki
Soggetto Hayao Miyazaki
Sceneggiatura Hayao Miyazaki
Produttore Isao Takahata
Produttore esecutivo Yasuyoshi Tokuma
Casa di produzione Studio Ghibli
Distribuzione (Italia) Buena Vista Home Entertainment (edizione DVD 2004)
Lucky Red (edizione 2012)
Art director Toshio Nozaki, Nizou Yamamoto
Animatori Tsukasa Tannai, Yasuko Tachiki, Yoshinori Kanada
Montaggio Yoshihiro Kasahara, Hayao Miyazaki, Takeshi Seyama
Musiche Joe Hisaishi
Scenografia Toshio Nozaki, Nizou Yamamoto
Sfondi Katsu Hisamura, Kazuhiro Kinoshita, Iijima Kumiko, Noriko Takaya, Masaki Yoshizaki
Doppiatori originali
Doppiatori italiani
Edizione Buena Vista 2004
Edizione Lucky Red 2012
Premi

Laputa - Castello nel cielo (天空の城ラピュタ Tenkū no shiro Rapyuta?, lett. "Laputa, il castello dei cieli"), è il terzo lungometraggio d'animazione diretto da Hayao Miyazaki. Il titolo del film è un esplicito riferimento all'isola immaginaria Laputa, descritta nel romanzo I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift.

Dopo il successo di Nausicaä della Valle del vento, nel 1985 Hayao Miyazaki, insieme a Isao Takahata e alla Tokuma Shoten fonda lo Studio Ghibli. La prima opera che nacque fu proprio Laputa - Castello nel cielo. Prodotto tra il giugno 1985 e il luglio 1986, e uscito nelle sale il 2 agosto di quello stesso anno, non tradì le aspettative né dei fan né dello stesso Studio Ghibli, che si apprestava a diventare uno dei più rinomati studi di animazione del mondo. Lo stesso Miyazaki era scettico riguardo alla sopravvivenza del neonato Studio Ghibli, ma Laputa resistette e superò qualsiasi dubbio e fu premiato in Giappone come miglior film d'animazione del 1986.

Miyazaki curò il design di ogni parte del film, dai mezzi volanti di Dola ai robot dell'isola di Laputa, curando personalmente ogni particolare e riprendendo molti dei temi e dei paesaggi già trattati nei precedenti Nausicaä della Valle del vento e Conan, il ragazzo del futuro quali l'ecologismo, l'antimilitarismo, l'avversione per la sete di potere umana e la fiducia, malgrado tutto, in sentimenti come l'amore e l'amicizia.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Un'aeronave viene attaccata da un gruppo di pirati dell'aria, comandati da una combattiva megera di nome Dola. A bordo dell'aeronave c'è una ragazzina prigioniera, Sheeta, circondata da uomini vestiti di nero. I pirati mirano al ciondolo della ragazza, che chiamano gravipietra. Durante l'arrembaggio Sheeta riesce a liberarsi dai suoi carcerieri, ma per sfuggire ai pirati esce dal finestrino dell'aeronave e precipita. Prodigiosamente, la pietra al suo collo si accende di una luce azzurra e la fa posare dolcemente fino ad atterrare tra le braccia di un ragazzo, Pazu, operaio in una miniera.

Dopo averla soccorsa, Pazu la porta a casa sua, dove vive da solo coi suoi colombi. I due fanno amicizia, e Pazu racconta alla ragazza di Laputa, una leggendaria città-castello volante che viaggia nel cielo da centinaia di anni nascosta dalle nuvole. In pochi credono alla esistenza del castello, ma Pazu ne è convinto perché suo padre, anni addietro, riuscì a fotografare parte dell'imponente struttura durante una rischiosa manovra aerea. In quel momento Pazu cita il romanzo di Jonathan Swift I viaggi di Gulliver con la descrizione del castello. Tuttavia i pirati scoprono il nascondiglio di Sheeta e i due ragazzi riescono a salvarsi scappando verso il villaggio di minatori, dove nasce una rissa tra i pirati e le maestranze, determinate a difendere il ragazzino e la sua amica. Pazu e Sheeta continuano a scappare su un piccolo treno inseguiti continuamente da Dola ed i suoi, fino al sopraggiungere dell'esercito, che scaccia i pirati, ma che si rivela al servizio dello stesso uomo, il capitano Muska, che teneva prigioniera la ragazza sull'aeronave all'inizio della storia.

Ostacolandosi a vicenda, pirati ed esercito consentono a Pazu e Sheeta di fuggire. I ragazzi si nascondono nelle miniere dove incontrano un vecchio minatore, Nonno Pon, il quale racconta loro l'origine della gravipietra: soltanto il popolo di Laputa era capace di estrarre e lavorare il minerale e quindi è da lì che la pietra proviene. Sheeta rivela a Pazu il suo nome completo, un nome segreto: Lusheeta Toel Ul Laputa. All'uscita dalle miniere tuttavia Muska riesce a far arrestare i due ragazzi che vengono internati in una fortezza dell'esercito.

Rinchiuso Pazu in una segreta, i militari si consultano con Muska su come ottenere la collaborazione della ragazza. I primi sarebbero per le maniere forti, ma l'agente, che rivela di avere protettori molto in alto nel governo, ritiene di poter ottenere da Sheeta le informazioni di cui sono in cerca sfruttando l'amicizia fra lei e Pazu. Viscidamente, Muska mostra a Sheeta un robot-soldato precipitato da Laputa, che possiede lo stesso marchio inciso sul ciondolo della ragazza: lei, infatti, è l'erede al trono di Laputa. A quel punto capisce che alcune "formule magiche" imparate da bambina in realtà sono comandi coi quali la gravipietra mostra il suo potere, assieme a una terribile parola di distruzione. Muska convince Sheeta a collaborare offrendole in cambio la libertà di Pazu. La ragazza accetta e il giovane, affranto e abbattuto, fa ritorno al villaggio, dove trova la casa occupata dai pirati. Mentre in un confronto con la vecchia piratessa Dola il ragazzo si risolve a seguire i pirati per riprendersi indietro Sheeta, questa attiva involontariamente la gravipietra, che richiama il robot-soldato. La macchina da guerra si scatena e spazza via ogni ostacolo per raggiungere la sua padroncina. La manifestazione dell'enorme potere tecnologico di Laputa viene accolta dai militari con terrore, ma da Muska con entusiasmo. Pazu e i pirati nel frattempo accorrono alla fortezza, che trovano in fiamme per la terribile reazione del robot ai tentativi di catturare Sheeta. I pirati e Pazu, sui flapper (piccole macchine volanti biposto dotate di ali simili a quelle di una libellula) riescono a salvare la ragazza che però perde la pietra, mentre il robot viene alla fine abbattuto dall'esercito, resistendo stoicamente nel tentativo di salvare Sheeta, inizialmente terrorizzata dalla macchina, ma poi commossa dal sacrificio del robot.

Muska riesce a recuperare la pietra, con la quale può individuare la posizione di Laputa e fa mobilitare all'esercito un'enorme corazzata volante, Goliath. Dal canto loro i pirati si uniscono ai due ragazzi nella corsa per arrivare a Laputa. Sheeta e Pazu entrano nell'equipaggio della nave pirata, la Tiger Moth, guadagnandosi la stima dei malviventi, che si dimostrano essere dei buoni diavoli.

Finalmente le due navi giungono in vista dell'isola nel cielo, nascosta da una gigantesca tempesta. Pazu e Sheeta vi arrivano in un incidente con l'aliante-coffa su cui stavano in osservazione, che viene strappato alla nave-madre Tiger Moth. I due scoprono che la città è oramai deserta, ed è diventata un giardino con al centro un immenso albero, il tutto manutenuto da un solitario robot-giardiniere, ultimo sopravvissuto della sua categoria, una macchina gentile che cura animali e piante e onora la tomba degli ultimi abitanti di Laputa.

Poco dopo però i due ragazzi, avvertiti dal rumore di esplosioni, scoprono che sull'isola volante sono attraccati anche la Goliath e la nave pirata, il cui equipaggio è stato arrestato. Nel tentativo di liberarli Muska riesce a catturare Sheeta e la conduce nelle viscere dell'isola volante, dove rivela d'essere anch'egli un discendente della casta reale di Laputa. Mentre i soldati si danno al saccheggio delle immani ricchezze dell'isola, Muska trova il centro di comando e scatena le tecnologie perdute di Laputa con la pietra. Una dimostrazione della potenza delle armi di Laputa convince il Generale che Muska intende effettuare un colpo di stato, e, tardivamente, cerca di eliminarlo, ma questi, nel suo delirio d'onnipotenza, lo precipita nel vuoto assieme a decine di soldati, contro i quali poi scaglia i robot da combattimento. Sheeta allora strappa la pietra al folle Muska, ma non può evitare l'insensata orgia di distruzione in cui tutti i militari vengono massacrati e la Goliath affondata.

Pazu finalmente raggiunge Muska e Sheeta, in fuga nel labirinto delle viscere di Laputa, e la ragazza le consegna la pietra. Muska minaccia di uccidere Sheeta se Pazu non dovesse dargli la gravipietra ma il giovane riesce a metterla in mano alla ragazza che pronuncia la terribile parola di distruzione con cui il cuore tecnologico di Laputa di disintegra. Muska precipita coi frammenti dell'isola volante mentre i ragazzi si salvano protetti dalle radici del gigantesco albero al centro di Laputa. Persi per sempre i suoi terribili segreti tecnologici, Laputa, liberata da quel peso, vola via con l'ultimo robot-giardiniere, mentre Pazu e Sheeta vengono recuperati dai pirati di Dola.

Personaggi[modifica | modifica wikitesto]

  • Sheeta (シータ Shīta?): personaggio principale del film, la ragazzina ha vissuto tra i monti in solitudine, custodendo un segreto a cui ora l'esercito e l'agente Muska sono particolarmente interessati. Il suo nome segreto è "Lusheeta Toel Ul Laputa" ed è una degli ultimi discendenti della famiglia reale di Laputa, il leggendario castello volante, come dimostra il suo pendente: una pietra con il simbolo di Laputa e il potere di annullare la forza di gravità.
  • Pazu (パズー Pazū?): un giovane orfano che lavora nelle miniere. Aiuta Sheeta e l'accompagna per tutta l'avventura inseguendo il sogno sfiorato dal padre: la scoperta di Laputa. Fin dall'inizio si dimostrerà coraggioso e protettivo verso la sua amica.
  • Pon chiamato anche "nonno Pon" è un uomo anziano che passa la maggior parte del tempo nelle miniere. Pon sostiene di sentire le voci delle pietre e che quando fanno baccano indicano che sopra di loro sta passando Laputa. Pon mostra a Sheeta e Pazu che dentro le pietre della miniera vi è della gravipietra, un minerale che sembra sprigionare una strana energia, ma che subito a contatto con l'aria, diventa semplice pietra. Sheeta mostra infine il suo ciondolo che si rivela essere un cristallo di gravipietra. Pon è stupito di vederne un cristallo puro, sostenendo che solo gli abitanti di Laputa possedevano la conoscenza di fabbricarne di tali. Questo permise agli abitanti di fare volare la loro città. Pon avverte Sheeta che la gravipietra possiede un potere terribile.
  • Capitano Muska (ムスカ Musuka?): un uomo misterioso che controlla i servizi segreti. Possiede molte informazioni su Laputa, ha modi educati e viscidi, è ambizioso e spietato. Muska cerca la pietra di Sheeta per trovare Laputa e impossessarsi del suo potere. Si rivela infine essere un discendente della stirpe reale di Laputa nonché un lontano parente di Sheeta. Muska le spiega che una volta il casato reale di Laputa era uno solo ma quando abbandonò Laputa andando a vivere sulla terraferma si divise in due rami.
  • Dola: donna a capo di un gruppo di pirati dell'aria, in cerca della pietra di Sheeta. È la madre di tutti i membri della sua banda, con l'eccezione del vecchio meccanico della loro nave, chiamato dai pirati "nonno".
  • Il Generale: è il comandante dell'esercito. Ottuso e militarista, si accorge troppo tardi del vero obbiettivo di Muska, ovvero non di servire la loro patria, ma di conquistare per se stesso il potere di Laputa e diventare padrone del mondo.

Influenze[modifica | modifica wikitesto]

Illustrazione tratta dal romanzo I viaggi di Gulliver, in cui Gulliver scopre l'isola volante di Laputa.

Il nome e l'aspetto di "Laputa" derivano dal romanzo di Jonathan Swift I viaggi di Gulliver, dove Laputa è, come nel film, un'isola fluttuante nel cielo e manovrata dai suoi abitanti[1][2]. Nel film le tremende armi di Laputa vengono illustrate come la potenza divina nei miti della distruzione di Sodoma e Gomorra nella Bibbia e in quelli dell'poema epico induista Rāmāyaṇa in cui si parla della "freccia di Indra". Anche il nome Sheeta potrebbe essere un riferimento a Sita, la protagonista del poema stesso[3].

Le architetture del villaggio di Pazu sono basate sulle città minerarie gallesi. Miyazaki visitò per la prima volta il Galles nel 1984 ed ebbe modo di assistere in prima persona allo sciopero dei minatori di quegli anni. Tornato in patria per dirigere Laputa, il film riflette la sua esperienza gallese: «Sono stato in Galles subito dopo la fine dello sciopero dei minatori. Ho veramente ammirato il modo in cui i sindacati dei minatori lottavano fino in fondo per il loro lavoro e le loro comunità, e volevo riflettere la forza di queste comunità nel mio film»[4]. In un'intervista al The Guardian ha aggiunto: «Ho ammirato quegli uomini, ho ammirato il modo in cui combattevano per salvare il loro modo di vivere, proprio come facevano anche i minatori in Giappone. Molte persone della mia generazione vedono i minatori come un simbolo; una razza in estinzione di uomini combattenti. Ora non ci sono più»[5]. Su una parete della casa del caporeparto della miniera dove lavora Pazu si vede un poster con un minatore che alza il pugno chiuso[6].

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Colonne sonore di Laputa - Castello nel cielo.

La colonna sonora del film è stata composta da Joe Hisaishi e pubblicata nella raccolta Tenkuu no shiro Rapyuta Saundotorakku ―Hikouseki no Nazo― (天空の城ラピュタ サウンドトラック ―飛行石の謎―?) il 25 settembre 1986 da Tokuma Japan Communications. La casa editrice ha ristampato l'album in due occasioni: il 21 dicembre 1993 e il 17 luglio 2002[7].

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

  1. Sora kara futtekita shoujo (空から降ってきた少女?) – 2:25
  2. Suraggu keikoku no asa (スラッグ溪谷の朝?) – 3:00
  3. Yukai na kenka (~tsuiseki) (愉快なケンカ(~追跡)?) – 4:27
  4. Gondoa no omoide (ゴンドアの思い出?) – 2:46
  5. Shitui no Pazu (失意のパズー?) – 1:44
  6. Robotto hei (fukkatsu ~ kyuushutsu) (ロボット兵(復活~救出)?) – 2:31
  7. Gasshou, kimi wo nosete (合唱 君をのせて?) – 2:05 – cantata dal Suginami Children's Choir
  8. Shiita no ketsui (シータの決意?) – 2:03
  9. Taigaamosu-gou nite (タイガーモス号にて?) – 2:00
  10. Hemetsu he no yochou (破滅への予兆?) – 2:17
  11. Gekkou no unkai (月光の雲海?) – 2:33
  12. Tenkuu no shiro Rapyuta (天空の城ラピュタ?) – 4:34
  13. Rapyuta no houkai (ラピュタの崩壊?) – 1:57 – cantata dal Suginami Children's Choir
  14. Kimi wo nosete (君をのせて?) – 4:07 – testo di Hayao Miyazaki e cantata da Azumi Inoue

Durata totale: 38:29

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Data di uscita[modifica | modifica wikitesto]

Le uscite internazionali del film sono state[8]:

Edizione italiana[modifica | modifica wikitesto]

La prima edizione italiana del film è stata distribuita in DVD da Buena Vista Distribution, con il titolo Laputa - Castello nel cielo, nell'aprile 2004[9]. Il DVD è stato misteriosamente ritirato dal mercato meno di un anno dopo. Stessa sorte (ritiro improvviso senza ragione apparente) è toccata all'edizione spagnola del film, identica in tutto e per tutto all'edizione italiana (audio italiano compreso). La Buena Vista ha definitivamente perso o "congelato" i diritti del film, quindi l'edizione in DVD in questione è fuori commercio, e reperibile solo sul mercato dell'usato[10].

Nel 2012 la Lucky Red Distribuzione, seguendo il suo progetto di distribuire in Italia tutti i titoli dello Studio Ghibli, ha acquistato i diritti del film e ne ha realizzato un nuovo doppiaggio.[11] Questa versione è stata proiettata al cinema il 25 aprile 2012 col titolo Il castello nel cielo[12][13] ed in seguito è stata commercializzata in DVD e Blu-Ray Disc[14].

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Il film ha un 95% di approvazione sul sito Rotten Tomatoes e una media voto di 7,4/10, basate sulle recensioni di 19 critici[15]. Il Mereghetti: Dizionario dei film gli assegna due stelle e mezzo su quattro[16]. In un sondaggio condotto nel 2007 dal bunka-chō, l'agenzia giapponese per gli affari culturali, su un pubblico di oltre 80.000 persone, Laputa - Castello nel cielo è emerso al terzo posto nella lista dei cento anime più belli di tutti i tempi, dietro a Neon Genesis Evangelion e Nausicaä della Valle del vento[17].

Caryn James del The New York Times osserva che la lunghezza di due ore e la trama fin troppo semplice del film potrebbero essere accolti con impazienza e distrazione da un pubblico occidentale. La critica aggiunge che i personaggi risultano come di consueto nei cartoni, stilizzati, con "grandi occhi rotondi e tratti lineari", ma che l'ambientazione, i colori e la simpatia dei personaggi rendono il lungometraggio una "gioia a vedersi"[18]. Richard Harrington del The Washington Post afferma che il film è di gran lunga superiore alla maggior parte delle produzioni a basso budget prodotti in serie in Giappone. Egli elogia inoltre l'abilità registica e narrativa di Miyazaki, l'ambientazione, i valori espressi dal film, che emergono da "due ore di avventura in stile Indiana Jones"[2]. Miguel Douglas di Isugoi.com lo definisce "una delle opere più semplici e dirette dello Studio Ghibli, ma nonostante tutto rimane un film che offre un'avventura splendida e mozzafiato e al tempo stesso un'esperienza visiva spettacolare, incarnando in pieno l'essenza dello studio"[19]. Raphael See di T.H.E.M. Anime gli assegna cinque stelle su cinque. I disegni — afferma — sono ricchi e dettagliati, l'animazione lascia letteralmente a bocca aperta e la colonna sonora, con la sua varietà, è in grado di suscitare una vasta gamma di emozioni[20].

Citazioni e riferimenti[modifica | modifica wikitesto]

  • I robot che popolano il castello sono simili in aspetto a quelli che compaiono nell'episodio 155 "I ladri amano la pace" di Lupin III[3].
  • Le divise dei militari dell'esercito sono pressoché uguali a quelle tedesche della prima guerra mondiale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Clements, McCarthy, pp. 90-91
  2. ^ a b (EN) Richard Harrington, ‘Laputa: Castle in the Sky’ (NR), The Washington Post, 2 settembre 1989. URL consultato il 26 aprile 2014.
  3. ^ a b (EN) Ryoko Toyama, Laputa: The Castle in the Sky - FAQ, Nausicaa.net. URL consultato il 26 aprile 2014.
  4. ^ (EN) David Gordon, Studio Ghibli: Animated Magic, Hackwriters.com, maggio 2006. URL consultato il 26 aprile 2014.
  5. ^ (EN) Xan Brooks, A god among animators, The Guardian, 14 settembre 2005. URL consultato il 26 aprile 2014.
  6. ^ Luca Raffaelli, Sulle nuvole Quei due ragazzi in fuga con il mago Miyazaki, La Repubblica, 24 aprile 2012. URL consultato il 29-07-2015.
  7. ^ (EN) Laputa: Castle in the Sky (Original Soundtrack), Nausicaa.net. URL consultato il 25 aprile 2014.
  8. ^ (EN) Il castello nel cielo - Release Info, Internet Movie Database. URL consultato il 25 aprile 2014.
  9. ^ Alberto Pezzotta, «Laputa - Castello nel cielo» in dvd: Miyazaki cantore del meraviglioso, Il Corriere della Sera, 19 aprile 2004. URL consultato il 25 aprile 2014.
  10. ^ Antonio Genna, "Laputa - Il castello nel cielo" / "Il castello nel cielo", Il mondo dei doppiatori. URL consultato il 25 aprile 2014.
  11. ^ Alcuni termini sono stati cambiati: ad esempio, la "gravipietra" del primo doppiaggio è diventata "aeropietra" nel secondo doppiaggio.
  12. ^ Laputa di Miyazaki ad aprile nei cinema, Badtaste.it, 13 marzo 2012. URL consultato il 25 aprile 2014.
  13. ^ Studio Ghibli: Laputa il castello nel cielo al cinema, AnimeClick.it, 10 marzo 2012. URL consultato il 25 aprile 2014.
  14. ^ Il castello nel cielo (Laputa), in Blu-ray e DVD il 26 settembre per Lucky Red, Comicsblog.it, 8 luglio 2012. URL consultato il 25 aprile 2014.
  15. ^ (EN) Castle in the Sky (1989), Rotten Tomatoes. URL consultato il 26 aprile 2014.
  16. ^ Mereghetti, p. 1819
  17. ^ (JA) 文化庁メディア芸術祭10周年企画アンケート日本のメディア芸術100選 結果発表, Plaza.bunka.go.jp. URL consultato il 26 aprile 2014 (archiviato dall'url originale il 10 febbraio 2007).
  18. ^ (EN) Caryn James, Tenku no shiro Laputa (1986), The New York Times, 18 agosto 1989. URL consultato il 26 aprile 2014.
  19. ^ (EN) Miguel Douglas, Laputa: Castle in the Sky – Review, Isugoi.com, 11 settembre 2013. URL consultato il 26 aprile 2014.
  20. ^ (EN) Raphael See, Castle in the Sky, T.H.E.M. Anime. URL consultato il 26 aprile 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]