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Rāmāyaṇa

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Rāmāyaṇa
Rama's Court, Folio from a Ramayana (Adventures of Rama) LACMA AC1999.127.36.jpg
Rāma e Sītā (1775)
Autore tradizionalmente attribuito a Vālmīki
Periodo I-II secolo
Genere poema epico e testo sacro
Lingua originale sanscrito

Il Rāmāyaṇa ([raːˈmaːjɐɳɐ]; devanāgarī रामायण; lett. il "Cammino - ayana- di Rāma"), insieme al Mahābhārata è uno dei più grandi poemi epici dell'induismo, oltre a risultare uno dei testi sacri più importanti di questa tradizione religiosa e filosofica.

Il poema, attribuito tradizionalmente al cantore (ādivaki), e protagonista dello stesso, Vālmīki, narra le avventure del principe Rāma, avatāra di Viṣṇu, ingiustamente esiliato e privato della sua sposa, che tuttavia riconquista dopo furiosi combattimenti, unitamente al trono negato.

Datazione e recensioni[modifica | modifica wikitesto]

Vālmīki recita il Rāmāyaṇa al suo allievo Bharadvāja (inizi XVIII secolo).
La nascita di Rāma (1712).
Il re Daśaratha con i suoi quattro figli: Rāma, Bharata, Lakṣmaṇa e Śatrughna (1700 circa).
Rāma e Sītā assisi sul trono con Hanumat (a sinistra) e Lakṣmaṇa (a destra) in atteggiamento devozionale (XVI secolo).
Rāvaṇa, il rākṣasa re di Laṇkā (1920). Demone dalle dieci teste e dalle venti braccia, Rāvaṇa, è, nel Rāmāyaṇa, l'antagonista principale di Rāma, questo avatāra del dio Viṣṇu, ovvero del Bhagavat nelle correnti viṣṇuite.

Il nucleo originario del poema è databile tra il VI e il III secolo a.C., il completamento della sua redazione va invece ascritto ai primi secoli della nostra era[1].

L'epos rāmaico consta di 24.000 śloka (versi), 70.000 in meno rispetto al più complesso Mahābhārata, suddivisi in oltre 645 sarga ("canti"), distribuiti in sette kāṇḍa ("libri"), di cui il primo (Bālakāṇḍa) e il settimo (Uttarakāṇḍa) sono considerati, a giudizio unanime della critica, delle addizioni posteriori[2].

Il nucleo originario dell'intera opera è costituito dai kāṇḍa II-VI[3] dove Rāma appare nella sua veste eroica, acquisendo, nei due kāṇḍa recenziori, il I e il VII evidenti caratteristiche divine, anche se vi sono tracce di aspetti divini dello stesso Rāma anche nelle parti più antiche del poema[4].

Il Rāmāyana, proprio come i poemi omerici, può essere considerato come un serbatoio o una raccolta dell'insieme delle conoscenze e dei modelli culturali di un'intera civiltà. L'epos rāmaico pertanto svolge una funzione educativa adempiendo in pieno, essendo depositario del sapere collettivo, al suo compito didattico-paradigmatico. Eppure questo deposito o "sedimento ereditario", trasmesso dalla tradizione orale, non va inteso come patrimonio onnicomprensivo, ma piuttosto come stratificazione e sovrapposizione progressiva di un materiale storico, mitico, aneddotico e geografico che nel corso dei secoli è stato ricucito in una raccolta organica divenuta sintesi e simbolo dei contenuti culturali, religiosi e filosofici di un'intera civiltà.

In questo senso Rāma, non è solo il protagonista dell'epos narrato, bensì il nome dato ad un codice di comportamento morale, religioso, politico, e sociale che appartiene ad una fase precisa della civiltà indiana. Ciò significa che il poema rāmaico non solo “descrive", ma "prescrive", attraverso il fulgido esempio di Rāma e Sītā come archetipi di perfezione e di adesione al dharma, un modello di condotta morale ed etica da imitare e interiorizzare.

La narrazione di questi eventi mitici ci è giunta grazie alle eleganti strofe di Vālmīki che, con il suo stile raffinato ed erudito, sembra anticipare gli elaborati componimenti di epoca classica (Kāvya), ossia un particolare tipo di letteratura caratterizzata da lunghissime descrizioni, sorprendenti paragoni e metafore, giochi di parole e ostentazioni di dottrina, rime interne e tutto un repertorio di ricercatezze formali e ornamenti stilistici (alamkāra) che inducono gli studiosi ad ipotizzare una matrice di natura aristocratica e a individuare nelle corti e nelle cerchie di intellettuali il luogo privilegiato di irradiazione di questo nuova e sapiente produzione letteraria. Anche gli indologi sono unanimi nell'accettare il dato della tradizione che assegna a un cantore (ādivaki ) la composizione del poema o, almeno, di quello che è ritenuto il suo nucleo originario, nonostante il nome di questi, Vālmīki, venga citato solo esclusivamente nelle due sezioni, la prima e la settima, notoriamente considerate spurie.

In ogni caso il celebre ādivaki non avrebbe fatto altro che rielaborare e ricucire gli antichi materiali relativi all'eroe Rāma, tramandati dai bardi o cantori itineranti (cārana, kuśīlava), dei quali abbiamo traccia anche in tradizioni esterne alla cultura brahmanica, come quella buddhista e quella jaina.

Il Rāmāyana è giunto a noi in tre recensioni[5]:

  • l'edizione "meridionale" detta di Bombay o vulgata (in 24.049 strofe; 24.272 nella versione di Kumbakhonam; 645 sarga, "canti"), probabilmente la più antica; l'ultima ristampa di questa versione è in 7 volumi (4 di commenti) editi dalla Nag di Delhi 1990-1991;
  • l'edizione "nordoccidentale" (24.202 strofe; 666 sarga); la pubblicazione di questa edizione è in 7 voll. curati da R. Labhāya, Bh. e V. Śāstrī, D.A.V. College Research Dept. Lahore 1928-1947.
  • l'edizione "orientale", detta "bengalese" o gauḍa (23.930 strofe; 672 sarga).

Tutte e tre le recensioni, seppure differiscano per intere sezioni e persino per discrepanze di contenuto, sono suddivise in sette kāṇḍa e offrono ad ogni modo una visione omogenea e coerente dello svolgimento dell'azione principale. Ogni kāṇḍa origina il proprio nome dalla natura della materia trattata.

A queste tre recensioni se ne aggiunge un'altra detta "critica", in 18.766 strofe (606 sarga), la quale ha suscitato non poche opposizioni. Tale edizione "critica" è stata pubblicata in 7 volumi da G.H. Bhatt, L.P. Vaidya, P.C. Divanji, D.R. Mankad, G.C. Jhala e U. P. Shah, Oriental Istitute, Baroda, 1970-1985.

Il tema centrale[modifica | modifica wikitesto]

Il tema centrale del poema consiste nella storia di Rāma, settimo avatāra di Viṣṇu, sovrano ideale e guerriero valoroso, e della sua sposa, Sītā.

Gli eventi sono ambientati nel momento di passaggio tra la fine del Tretā-yuga e l'inizio dello Dvāpara-yuga.

Rāma, principe ereditario del regno dei Kosala viene privato ingiustamente del diritto al trono ed esiliato dalla capitale Ayodhyā (collocata nei pressi dell'odierna Faizābād).

Rāma trascorrerà quattordici anni in esilio, insieme alla moglie Sītā e al fratello Lakṣmaṇa, dapprima nei pressi della collina di Citrakūṭa, dove si trovava l'eremo di Vālmīki e di altri ṛṣi, in seguito nella foresta Daṇḍaka, popolata da molti demoni (rākṣasa).

Lì Sītā viene rapita dal crudele re dei demoni, Rāvaṇa, che la conduce nell'isola di Laṅkā.

Rāma e Lakṣmaṇa si alleano quindi con i vānara, potente popolo di scimmie divine, e insieme ai guerrieri scimmia, tra i quali c'è il valoroso e fedele Hanumat, costruiscono un ponte che collega l'estremità meridionale dell'India con Laṅkā.

L'esercito affronta l'armata dei demoni, e Rāvaṇa viene ucciso in duello da Rāma, che torna vittorioso nella capitale Ayodhyā, e viene incoronato re.

Rāma, per rispettare il dharma, è costretto a ripudiare Sītā, a causa del sospetto che abbia ceduto alle molestie di Ravana. Per dare prova della sua purezza, Sītā accetta di sottoporsi alla prova del fuoco uscendo indenne dalle fiamme.

I sette kāṇḍa del Rāmāyaṇa[modifica | modifica wikitesto]

  1. Bālakāṇḍa (बालकाण्ड; "La sezione [di Rāma] giovane")
  2. Ayodhyākāṇḍa (अयोध्याकण्ड; "La sezione di Ayodhyā")
  3. Āraṇyakāṇḍa (आरण्यकाण्ड; "La sezione della foresta")
  4. Kiṣkindhākāṇḍa (किष्किन्धाकाण्ड; "La sezione di Kiṣkindhā")
  5. Sundarakāṇḍa (सुन्दरकाण्ड; "La sezione bella")
  6. Yuddhakāṇḍa (युद्धकाण्ड; "La sezione della battaglia")
  7. Uttarakāṇḍa (उत्तरकाण्ड; "La sezione ulteriore")

Opere derivate[modifica | modifica wikitesto]

  • Dal 25 gennaio 1987 al 31 luglio 1988 la rete televisiva pubblica hindū Doordarshan ha trasmesso, ogni domenica, ottanta puntate di una riduzione cinematografica dell'opera. La serie, la cui regia è di Rāmānand Sāgar, è stata la più seguita nella storia delle televisioni indiane con una media di ottanta milioni di spettatori. I tradizionalisti hindū hanno per l'occasione incorniciato il video con corone di fiori a mo' di altare per predisporsi in modo corretto alla visione del sacro racconto[6].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^
    « Gli studiosi collocano la sua redazione definitiva intorno al II secolo d.C. Peraltro, il nucleo originario della storia di Rāma è senz'altro più antico, forse ascrivibile al V-IV secolo a.C. »
    (Rigopoulos, p. CXIV)
  2. ^ Piantelli, p.123.
  3. ^ Tra gli altri, Pelissero, p.69.
  4. ^ Pelissero, p.69.
  5. ^ Pelissero, p. 70
  6. ^ Cfr. Rigopoulos, p. CXXVIII

Traduzioni in lingua italiana[modifica | modifica wikitesto]

  • Il Ramayana, a cura di Gaspare Gorresio, 5 voll., Parigi, 1870; ristampa 3 voll. Fratelli Melita, Genova 1988 (è una traduzione integrale della recensione "bengalese").

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Nella raccolta Hinduismo antico, su progetto editoriale e introduzione generale di Francesco Sferra, pubblicata nei Meridiani della Mondadori nel 2010 vi è una selezione dei brani del Rāmāyaṇa curata da Stefano Piano e Alberto Pelissero che fanno riferimento alla versione detta vulgata dell'opera. Alle pp. CXIII e sgg. di questo testo vi è l'introduzione all'opera di Antonio Rigopoulos.
  • Un organizzato sommario 7 kāṇḍa del Rāmāyaṇa, curato da Stefano Piano, è alle pp. 132 e sgg. di Giuliano Boccali, Stefano Piano, Saverio Sani, Le letterature dell'India edito dalla UTET di Torino nel 2000.
  • Alberto Pelissero, Letterature classiche dell'India. Brescia, Morcelliana, 2007, pp. 69 e sgg.
  • Mario Piantelli, Hindūismo: testi e dottrine in Hinduismo (a cura di Giovanni Filoramo); Bari, Laterza, 2002.

Riduzioni in lingua italiana[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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