Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui

Trimurti

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La Trimurti rappresentata sul tempio di Hoysaleswara, Halebidu
Trimurti
Trimurti

La Trimūrti (aggettivo sanscrito; devanāgarī त्रिमूर्ति, lett. che possiede "tre forme" o "tre aspetti") è una nozione delle culture religiose dell'India che indica i "tre aspetti" di una divinità (deva) o della divinità suprema.

In quest'ultimo caso si suole indicare nella Trimūrti la forma triplice dell'Essere supremo dell'Induismo, che si manifesta nelle tre divinità di Brahmā (il creatore), Śiva (il distruttore), e Viṣṇu (il ricostruttore), ed esercita il suo potere salvifico per mezzo degli avatāra (i più importanti sono gli eroi Rāma e Krishna).

A questa trinità di divinità maschili corrisponde la trinità di divinità femminili (di nuovo Tre Persone distinte e una sola): Sarasvati, Lakshmi e Durgā. Quindi, Due Trinità, due Persone distinte e non unite, entrambe Una e Trina: una Persona -Trinità maschile, una Persona-Trinità femminile.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Michelguglielmo Torri, ricostruisce la nascita dell'Induismo avvenuta tra il IV e il VI secolo d.C. con la sintesi tra Brahmanesimo di origine vedica e i culti non vedici o pre arii delle masse contadine:

« A questo punto è tuttavia importante sottolineare che questa visione dell'induismo come un'unica religione presieduta da una Trimurti rappresenta, in realtà, un quadro interpretativo venuto in essere solo nel XIX secolo, quando intellettuali europei e indiani cercarono di descrivere un insieme estremamente variegato e contraddittorio di religioni come una religione unitaria, dotata di caratteristiche simili a quelle delle religioni semitiche (ebraismo, cristianesimo e islamismo). La verità è che, non essendo l'azione dei brahmani guidata da un'autorità religiosa centrale, il loro sforzo d'integrazione delle varie tradizioni locali nel brahmanesimo non poteva che dare origine a un insieme di religioni simili ma, nonostante le molte e cospicue caratteristiche comuni, fra loro diverse »

(Michelguglielmo Torri. Storia dell'India. Bari, Laterza, 2000, pag. 107)

Di parere simile anche l'orientalista Louis Renou che definisce[1] la trimūrti un «riflesso mitologico» della teoria dei guṇa, le tre qualità che costituiscono la materia.

La Trimūrti sarebbe perciò una trinità modale, indicante i tre principali aspetti divini, manifestati nelle forme di tre importanti divinità archetipiche:

La stessa Trimurti è spesso concepita come un'unica divinità e rappresentata artisticamente con tre teste in un solo corpo (sanscrito: trishiras, "triplice testa").[2] Secondo la fede nella Trimurti, queste figure Divine sono semplicemente aspetti differenti riconducibili allo stesso e unico Dio (detto anche Īśvara o Saguna Brahman), aspetto simile alle triadi di molte divinità indoeuropee (Odino, Thor e Freyr; Giove, Nettuno e Plutone, etc.).

In alcune forme narrative locali minori, ma non considerate dalla maggioranza degli indù, essi sono nati dall'uovo primordiale deposto da Ammavaru all'inizio dei tempi. Dal punto di vista storico, la Trimurti è successiva alla trinità di dei vedici Agni, Vâyu et Sûrya, tre aspetti del fuoco del sacrificio.

La Trimurti è altresì associata a numerosi concetti ed aspetti filosofici induisti.

Per quel che riguarda i guna (le tre qualità costitutive della Natura materiale), ad esempio, Brahma è associato a quello della passione (Rajas Guna), Vishnu alla virtù (Sattva Guna) e Shiva all'ignoranza (Tamas Guna). La Terra, creatrice della vita, è rappresentata da Brahma; l'acqua, che mantiene la vita, è Vishnu, ed il fuoco che trasforma e distrugge è Shiva. Il cielo è Brahma, il sole è Vishnu e la luna è Shiva.

Nell'India del sud, dove sono maggiormente diffusi gli śivaiti, adoratori di Shiva quale divinità suprema, si crede che Shiva incarni in sé il triplice principio dell'intera Trimurti ed artisticamente ciò viene reso mostrando Shiva in preminenza e Vishnu e Brahma che escono rispettivamente dal suo fianco sinistro e destro.[2]

Due differenze importanti rispetto alla Trinità del cristianesimo sono il fatto che in quest'ultimo non esiste una Trinità di divinità femminili e il principio femminile è invece interiorizzato nella figura di Dio, che è sia Padre che Madre; seconda differenza è che la Trinità è trascendente il creato, ma nello stesso tempo può vivere e prendere dimora dentro l'uomo che La ama, mentre questi rimane vivo, libero e cosciente di tale presenza dentro di sé.

Per il cristianesimo, solo l'essere umano (sia maschio sia femmina, dalla nascita) può avere un'anima, non gli animali o i vegetali. Soltanto Gesu' Cristo da vivo, e nessun essere umano o angelo, ha il potere di far ritornare in vita un essere umano morto. Dopo la Sua morte, sono noti casi di santi che dopo la loro morte, hanno compiuto il miracolo di resuscitare qualcuno. Nei quattro Vangeli non troviamo racconti di persone morte e poi resuscitate in vita più di una volta.
Con il miracolo della resurrezione dai morti, l'anima può al massimo una sola volta tornare in vita nello stesso corpo umano che aveva prima di morire (e non in altra forma di vita), e che poi si dovrà separare dal corpo con la morte una seconda e ultima volta. Una delle poche eccezioni note, è l'agiografia di san Giorgio che sarebbe morto e resuscitato in vita più di una volta, per tre volte di seguito, per il suo servire Dio; oltre alla unica resurrezione di Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo.

Nell'induismo, oltre alla destinazione in Paradiso o alla dannazione, l'anima dopo la morte può subire sulla terra la metempsicosi o anche la trasmigrazione in forme di vita animali o vegetali.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Louis Renou, L'induismo, traduzione di Luciana Meazza, Xenia, 1994, p. 34.
  2. ^ a b Gatto Trocchi 2004, pag.358

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Induismo Portale Induismo: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di induismo