Riformismo

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Il riformismo, nelle scienze politiche, è una metodologia politica che, opponendosi sia alla rivoluzione sia al conservatorismo, opera nelle istituzioni, al fine di modificare l'ordinamento politico, economico e sociale esistente attraverso l’attuazione di organiche, ma graduali riforme.[1]

Tendenzialmente, si definiscono riformisti i partiti di sinistra, socialisti, socialdemocratici e liberalsocialisti, i quali si propongono di correggere (con vari strumenti come le proposte di legge in parlamento e i referendum) i difetti dell'economia capitalista.[2]

È sinonimo di progressismo.[3]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il termine riformismo nasce all'interno del movimento socialista[4], per distinguere coloro i quali sostenevano come strumento per la costruzione del socialismo le riforme anziché la rivoluzione (precedentemente queste posizioni erano rappresentate dal socialismo utopico e dal socialismo scientifico) propugnata dai massimalisti e poi dai comunisti. Per decenni poi il termine è stato sinonimo di socialdemocrazia o socialismo democratico, anche se solo nel corso della metà degli anni '80 si può dire che i riformisti abbiano prevalso sui rivoluzionari, nella lunga battaglia all'interno della sinistra europea. La sinistra riformista storicamente opera per la difesa dello stato sociale e per l'ampliamento dei diritti sociali.

Negli anni '90 la spinta di leader riformisti come Tony Blair e Gerhard Schröder ha dato inizio alla stagione della "terza via"[5][6][7][8], idea politica molto simile all'ordoliberalismo.

In Italia[modifica | modifica wikitesto]

Filippo Turati, co-fondatore del Partito Socialista Italiano, tra i principali esponenti del socialismo riformista in Italia[9]

Nella storia italiana della fine del XIX secolo il riformismo ha influenzato l'evoluzione del movimento socialista, di cui ha rappresentato la corrente più moderata, e i cui sostenitori ritenevano possibile una collaborazione fra i ceti proletari e la borghesia nell'ambito delle istituzioni parlamentari, allo scopo di favorire un progressivo miglioramento delle condizioni di vita dei ceti meno abbienti, in particolare degli operai salariati. Leonida Bissolati e Ivanoe Bonomi vennero espulsi dal Partito Socialista per l'appoggio dato al governo Giolitti in occasione della guerra italo-turca, fondando il piccolo Partito Socialista Riformista Italiano e ricoprendo in seguito cariche ministeriali nei governi liberali, cosa che invece Turati rifiutò sempre di fare.

Fra gli esponenti più significativi del riformismo italiano del novecento possono ricordarsi Filippo Turati[9], Claudio Treves[10], Giacomo Matteotti[11], Gaetano Salvemini, Carlo Rosselli, Giuseppe Saragat, Bettino Craxi[12], Claudio Martelli, Gianni De Michelis.

Dopo la seconda guerra mondiale, il Partito Socialista Italiano scelse la linea dell'unità d'azione con il Partito Comunista Italiano, provocando la fuoriuscita dell'ala riformista guidata da Giuseppe Saragat[13][14]. Questi darà vita al Partito Socialista Democratico Italiano[15], risultando determinante per la sconfitta del Fronte Democratico Popolare e per la formazione dei governi centristi di Alcide De Gasperi. Nella seconda metà degli anni '50, dopo l'invasione sovietica dell'Ungheria e la fine dell'alleanza con il PCI, lo stesso PSI progressivamente si aprì alla linea riformista della socialdemocrazia europea, dando vita ai governi di centro-sinistra insieme alla DC di Aldo Moro e Amintore Fanfani, al PSDI e al PRI. Il centro-sinistra guidò una stagione riformatrice molto profonda in molti settori economico-sociali[16][17].

Anche nel PCI, soprattutto a partire dagli anni '70, maturò una prospettiva gradualista che si esprimeva soprattutto nella corrente migliorista di Giorgio Napolitano[18].

Sotto la guida di Bettino Craxi il PSI completò la propria maturazione in senso riformista, riscoprendo la tradizione non marxista della tradizione socialista italiana e aderendo all'idea del socialismo liberale. Negli anni '80 per la prima volta un socialista assunse l'incarico di Presidente del Consiglio in Italia: fu la stagione dei governi riformisti guidati da Bettino Craxi, sostenuti in Parlamento da una coalizione di pentapartito (DC, PSI, PSDI, PRI, PLI)[19].

Nel 1993, la crisi del sistema politico, causata dallo scandalo Tangentopoli, comportò la scomparsa dei partiti della cosiddetta "Prima Repubblica". Scomparvero così anche il PSI e il PSDI, in riferimento ai quali soprattutto i Socialisti Democratici Italiani (poi PSI) e il Nuovo PSI raccolsero l'eredità identitaria, mentre il PCI cambiò nome in Partito Democratico della Sinistra e poi, dopo l'allargamento a componenti della sinistra democristiana e socialisti, in Democratici di Sinistra. La gran parte dell'elettorato e dei quadri dirigenti del disciolto Partito Socialista si ritrovò comunque fin dal 1994 in Forza Italia (tra i maggiori esponenti Giulio Tremonti, Franco Frattini, Fabrizio Cicchitto, Renato Brunetta, Antonio Guidi e Stefania Craxi).

Oggi la tradizione riformista italiana, a lungo rappresentata dal PSI e dal PSDI, si esprime principalmente nel Partito Democratico, in Italia Viva, in Azione e in Forza Italia.

Tipologie di riforme[modifica | modifica wikitesto]

Coerentemente alla definizione sopraesposta, all'interno di linee guida politiche di un governo, le riforme possono riguardare uno o più apparati statali:

Critiche[modifica | modifica wikitesto]

Critiche al riformismo vengono avanzate da parte di personalità vicine al comunismo (più precisamente, al socialismo rivoluzionario, al marxismo-leninismo e al marxismo ortodosso): secondo costoro, il riformismo assume la connotazione di una linea politica che si limita all'attuazione spicciola e di contenute riforme e miglioramenti settoriali nell'ambito del sistema capitalistico, senza prevederne la trasformazione in senso socialista.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ https://www.treccani.it/vocabolario/riformismo/
  2. ^ Riformismo, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Modifica su Wikidata
  3. ^ https://www.treccani.it/vocabolario/riformismo_%28Sinonimi-e-Contrari%29/
  4. ^ IL PARTITO SOCIALISTA RIFORMISTA ITALIANO (1912-1926), su rivoluzionedemocratica.it, 27 novembre 2019. URL consultato il 12 febbraio 2021.
  5. ^ L'inutile Terza via proposta da Tony Blair, su repubblica.it, 17 novembre 1999. URL consultato l'11 febbraio 2021.
  6. ^ La terza via può vincere, su repubblica.it, 19 novembre 1999. URL consultato l'11 febbraio 2021.
  7. ^ La terza via è diventata una strada senza uscita. Le sfide del sovranismo e di Steve Bannon, su vita.it, 12 marzo 2018. URL consultato l'11 febbraio 2021.
  8. ^ La scomparsa di un’idea di sinistra, su ilpost.it, 14 dicembre 2019. URL consultato l'11 febbraio 2021.
  9. ^ a b Turati, Filippo, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 17 febbraio 2021.
    «Leader dei riformisti [...] A capo della corrente riformista, di fronte alla nuova fase politica avviata da G. Giolitti, sostenne la necessità di appoggiare la borghesia liberale e di adottare una strategia gradualistica, convinto della possibilità dell'instaurazione pacifica del socialismo nel quadro di un generale progresso economico».
  10. ^ Treves, Claudio, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2011. URL consultato il 18 febbraio 2021.
    «Socialista dal 1892, fu con F. Turati uno dei maggiori esponenti della componente riformista».
  11. ^ Matteotti, Giacomo, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010. URL consultato il 18 febbraio 2021.
    «[...] si dedicò dal 1910 quasi esclusivamente all'attività politica nella corrente riformista del Partito socialista».
  12. ^ Craxi, Bettino, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010. URL consultato il 21 febbraio 2021.
    «C. diede nuovo slancio all'azione politica dei socialisti, sviluppando un’aspra polemica nei confronti del PCI (criticato per la sua ideologia e per i suoi legami con l’URSS), e dando al PSI una connotazione nettamente socialdemocratica e riformista».
  13. ^ La solitudine del riformista Saragat, su avantionline.it, 12 giugno 2018. URL consultato l'11 febbraio 2021.
  14. ^ Quella di Saragat sì che fu una scissione, altro che i rancori del Pd, su tempi.it, 21 febbraio 2017. URL consultato l'11 febbraio 2021.
  15. ^ Partito socialista democratico italiano - PSDI, su siusa.archivi.beniculturali.it. URL consultato il 12 febbraio 2021.
  16. ^ Ermanno Taviani.
  17. ^ Il Pentapartito, su storiaxxisecolo.it. URL consultato il 12 febbraio 2021.
  18. ^ Sull'eurocomunismo propugnato da Berlinguer, v. le posizioni espresse da Luigi Covatta e Felice Carlo Besostri in Rudi Steinke, Walter Süss, Ulf Wolter, Michel Vale, His Refrain Is Heard around the World: An Initial Assessment of the Bahro Congress, International Journal of Politics, Vol. 10, No. 2/3, Rudolf Bahro: Critical Responses (Summer - Fall, 1980), pp. 221-222.
  19. ^ Il Pentapartito, 1981-1992, su tuttostoria.net. URL consultato il 12 febbraio 2021.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ermanno Taviani, Il primo centro-sinistra e le riforme 1962-1968, Annali della facoltà di Scienze della formazione Università degli studi di Catania Vol.3, 2004 p. 323-368, ISSN 2038-1328 (WC · ACNP).
  • Gianfranco Pasquino, Varianti del riformismo, Bologna, Istituto di studi e ricerche Carlo Cattaneo, 1984.
  • Federico Fornaro, L'anomalia riformista : le occasioni perdute della sinistra italiana, Venezia, Marsilio, 2008.
  • Carlo Rosselli, Socialismo liberale, Einaudi, 2009, ISBN 978-88-06-19987-6.

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