Leonida Bissolati

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Leonida Bissolati Bergamaschi
Stemma del Regno d'Italia Parlamento del Regno d'Italia
Camera del Regno d'Italia
Leonida Bissolati.jpg
Luogo nascita Cremona
Data nascita 20 febbraio 1857
Luogo morte Roma
Data morte 6 maggio 1920
Titolo di studio Laurea in Giurisprudenza
Professione Avvocato, Pubblicista, Giornalista
Gruppo Socialista
Collegio Pescarolo ed Uniti
Pagina istituzionale
Leonida Bissolati

Ministro dell'Assistenza Militare e Pensioni di Guerra[1]
Durata mandato 1° novembre 1917 –
31 dicembre 1918
Primo ministro Governo Boselli e Governo Orlando

Leonida Bissolati, nato Leonida Bergamaschi (Cremona, 20 febbraio 1857Roma, 6 maggio 1920), è stato un politico italiano, uno dei fondatori del Partito Socialista Riformista Italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

« LEONIDA BISSOLATI assertore magnanimo dell’idealità socialista la città ridesta a tempi nuovi 1857 – 1920, 1 dicembre 1957, Cremona »

Fu uno dei più importanti dirigenti del movimento socialista italiano a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Figlio naturale, con il nome di Leonida Bergamaschi, venne poi adottato all'età di 18 anni da Stefano Bissolati. Il padre adottivo aveva rinunciato alla veste talare a 37 anni, divenendo successivamente direttore della biblioteca comunale di Cremona.

Leonida Bissolati si laureò in legge a vent'anni a Bologna, aderì ai movimenti socialisti, e fu consigliere comunale a Cremona, inizialmente nelle file dei radicali per poi aderire al movimento socialista. Dal 1880 fu eletto per 18 anni con incarichi all'Assessorato all'istruzione. Nella sua città natale esercitò la professione di avvocato, pubblicando anche numerosi articoli su riviste e quotidiani.

Nel 1885 sposò Ginevra Coggi, morta di tisi nel 1894. In seguito, ebbe come compagna Carolina Cassola, in libera unione fino alle nozze avvenute nel 1913.

Tra il 1889 e il 1895 organizzò le agitazioni contadine e le lotte sociali per ottenere migliori condizioni di vita nelle campagne. Nel 1889 fondò «L'eco del popolo», che successivamente divenne l'organo locale del Partito Socialista Italiano e pubblicò una parziale traduzione del Manifesto di Marx e Engels. Nel 1896 divenne direttore di Avanti!, organo ufficiale del Partito Socialista Italiano. Diede le dimissioni nel 1903 per poi accettarne nuovamente la direzione, tra il 1908 ed il 1910.

Alle elezioni politiche del 1895 si candidò come deputato nel collegio di Pescarolo ed Uniti e vinse al ballottaggio contro il candidato del partito conservatore Alessandro Anselmi, ma l'elezione fu in seguito annullata dalla giunta delle elezioni. Nel 1897 si ripresentò nello stesso collegio e vinse al primo turno sempre contro lo stesso Anselmi.[2] Nel febbraio del 1912, la sua mancata opposizione alla Guerra italo-turca provocò le sue dimissioni da parlamentare e gli valse accuse di sciovinismo da parte di Lenin[3]. Cinque mesi più tardi fu espulso dal Partito Socialista Italiano. Bissolati non rinunciò tuttavia all'attività politica, concorrendo alla fondazione del Partito Socialista Riformista Italiano insieme a Bonomi e Cabrini e diventando il 1° novembre 1917 ministro dell'Assistenza Militare e Pensioni di Guerra del governo Boselli e in quello successivo di Orlando. In questo ruolo ebbe contatti diretti con i generali italiani impegnati sul fronte della prima guerra mondiale.

Alla fine del conflitto concordò le linee di frontiera in accordo coi princìpi della Società delle Nazioni, ma i contrasti che ne derivarono lo spinsero a dimettersi dal governo il 28 dicembre 1918. Le sue dimissioni suscitarono dubbi e perplessità negli ambienti riformisti vicini a Bissolati e furono messe in relazione a presunti contrasti sorti tra l'esponente riformista e Bonomi. Bissolati volle spiegare pubblicamente la propria posizione tenendo un discorso pubblico al Teatro alla Scala. La sera dell'11 gennaio 1919 Bissolati si presentò in un teatro gremito in ogni ordine di posti. Ma la lettura del discorso fu interrotta più volte dalle intemperanze del pubblico.

In occasione delle elezioni del 1919, che si tennero in novembre, Bissolati risultò nuovamente eletto nel suo collegio di Cremona.[4]

Leonida Bissolati morì a Roma nel 1920 per un'infezione post-operatoria. È sepolto nel Cimitero del Verano.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Diario di Guerra edizione integrale a cura di Alessandro Tortato, Mursia, Milano (2014) ISBN 9788842546153

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Legislature / XXIV Legislatura del Regno d'Italia / I Governo Orlando, storia.camera.it. URL consultato il 6 maggio 2016.
  2. ^ ISTAT, Statistica delle elezioni generali del 1897, p. 30.
  3. ^ Lenin, La situazione e i compiti dell'Internazionale Socialista, "Sotsjal-demokrat", n. 33, 1º novembre 1914.
  4. ^ R. De Felice, "Mussolini il rivoluzionario", Einaudi, Torino, 1965, p. 485-490.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ugoberto Alfassio Grimaldi e Gherardo Bozzetti, Bissolati. Milano, Rizzoli, 1983 ISBN L28000.
  • Carlo Sforza, Bissolati, in: Costruttori e distruttori, Donatello De Luigi, Roma, 1945, pagg. 255-260.
  • Nicola Tranfaglia, La prima guerra mondiale e il fascismo. Milano, TEA, 1996 ISBN 88-7818-072-6

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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