Finale del campionato mondiale di calcio 2006

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Finale Mondiali 2006
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La festa degli azzurri per la vittoria del loro quarto titolo mondiale
Dettagli evento
Competizione Campionato mondiale di calcio 2006
Data 9 luglio 2006
Città Berlino
Impianto di gioco Olympiastadion
Spettatori 69 000
Risultato
Italia Italia
1
Francia Francia
1
5-3 d.c.r.
Arbitro Argentina Horacio Elizondo
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La finale del campionato mondiale di calcio 2006 è stata una partita di calcio disputata il 9 luglio 2006 all'Olympiastadion di Berlino. Essa determinò la vittoria dell'Italia sulla Francia al Campionato mondiale di calcio 2006 con il risultato di 5-3 ai tiri di rigore, dopo l'1-1 dei tempi regolamentari e supplementari.

Fu la seconda volta che l'assegnazione della Coppa del mondo di calcio fu decisa dopo i tiri dal dischetto, dopo l'edizione del 1994, in cui la stessa Italia uscì sconfitta contro il Brasile per 3-2; inoltre, fu la prima disputata tra le rappresentative di due nazioni europee dal tempo di Italia-Germania Ovest del 1982.

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

Il cammino verso la finale[modifica | modifica wikitesto]

Gli azzurri mentre festeggiano la qualificazione agli ottavi di finale

L'Italia arrivò al campionato del mondo 2006 tra lo scetticismo generale. La vigilia azzurra prima del mondiale, infatti, fu segnata dallo scandalo denominato Calciopoli, nel corso del quale emersero rapporti illeciti tra dirigenti sportivi e rappresentanti della classe arbitrale allo scopo di alterare i risultati di determinate partite del campionato 2004-05. La società maggiormente colpita dalla giustizia sportiva fu la Juventus.[1] I bianconeri, come spesso accade nella storia azzurra, rappresentavano l'ossatura della formazione italiana allenata dal C.T. Lippi, altro bianconero storico. Lippi, con un figlio procuratore al soldo di una società rimasta implicata nello scandalo, non fu esente da critiche.[2] Una volta alla fase finale della kermesse, l'Italia, sebbene ancora scossa dallo scandalo, raggiunse con alcune difficoltà la fase ad eliminazione diretta, dopo un cammino nel girone E che la vide inanellare due vittorie e un pareggio rispettivamente contro Ghana (2-0), Rep. Ceca (2-0) e Stati Uniti (1-1). Già in queste prime tre partite arrivarono i primi problemi per gli uomini di Lippi: i 4 turni di squalifica sanzionati a De Rossi per una gomitata allo statunitense McBride[3] e l'infortunio del difensore centrale Nesta.[4] In seguito gli azzurri sconfissero agli ottavi l'Australia (1-0) grazie ad un rigore trasformato nei minuti finali,[5] ai quarti la Ucraina (3-0)[6] e in semifinale i padroni di casa e i tre volte campioni del mondo della Germania (0-2) grazie a due gol realizzati nei minuti finali del secondo tempo supplementare.[7] La particolarità della squadra italiana fu la rotazione continua dei titolari: tutti e 23 i giocatori della rosa furono schierati almeno una volta, fatta eccezione per i due portieri di riserva. Dall'inizio alla fine dei Mondiali, in avanti giocarono Totti, Toni, Gilardino, Iaquinta, Del Piero e Inzaghi, sostenuti da un centrocampo solido e soprattutto da una difesa quasi imbattibile (un solo gol subito, per di più su autorete, e con il portiere Buffon imbattuto da 453 minuti).[8]

Il rigore di Zidane contro il Portogallo che sancì la qualificazione della Francia alla finale di Berlino

Anche la Francia attraversava un momento difficile. Dopo la cocente eliminazione dagli Europei 2004, la federazione francese affidò la panchina dei Blues a Raymond Domenech. Le gare di qualificazione al mondiale avevano dato risultati altalenanti e i Blues riuscirono a qualificarsi ai Mondiali solo grazie al ritorno in squadra di Zidane, Claude Makélélé e Thuram, che in precedenza avevano più volte annunciato il ritiro dalla Nazionale.[9] Alla vigilia della kermesse, inoltre, circolarono moltissime voci di uno spogliatoio diviso e di una cattiva gestione da parte di Domenech dei rapporti con alcuni giocatori.[10] I Blues conquistarono con qualche difficoltà il secondo posto del gruppo G, frutto di due pareggi e una vittoria contro Svizzera (0-0), Corea del Sud (1-1) e Togo (0-2). Già in queste prime tre partite la Francia mostrò tutti i suoi limiti, fisici e tecnici e il C.T. non fu esente da critiche. Domenech, che schierava la squadra secondo l'oroscopo,[11] lasciò in panchina Trezeguet preferendo lo schieramento ad un'unica punta.[12] La squadra fu accusata di essere vecchia e logora, oppure «vecchia e sdentata» come dichiarò il C.T. spagnolo Aragonés,[13] con diversi giocatori reduci dal trionfo dei Mondiali 1998. Nella fase a eliminazione diretta, trascinati da un ritrovato Zidane (in ombra fino a quel momento), i francesi superarono agli ottavi la Spagna (1-3),[13] ai quarti i campioni in carica del Brasile (0-1)[14] e in semifinale il Portogallo (0-1).[15]

Italia e Francia si ritrovarono così a distanza di sei anni dalla finale di Euro 2000 e otto anni dopo l'ultimo confronto in un campionato mondiale, il quarto di finale dei Mondiali 1998.

Italia Round Francia
Avversario Risultato Fase a gironi Avversario Risultato
Ghana Ghana 2–0 Prima partita Svizzera Svizzera 0–0
Stati Uniti Stati Uniti 1–1 Seconda partita Corea del Sud Corea del Sud 1–1
Rep. Ceca Rep. Ceca 2–0 Terza partita Togo Togo 2–0
Pos. Squadra Pt G V N P GF GS DR
1. Italia Italia 7 3 2 1 0 5 1 +4
2. Ghana Ghana 6 3 2 0 1 4 3 +1
3. Rep. Ceca Rep. Ceca 3 3 1 0 2 3 4 −1
4. Stati Uniti Stati Uniti 1 3 0 1 2 2 6 −4
Classifica
Pos. Squadra Pt G V N P GF GS DR
1. Svizzera Svizzera 7 3 2 1 0 4 0 +4
2. Francia Francia 5 3 1 2 0 3 1 +2
3. Corea del Sud Corea del Sud 4 3 1 1 1 3 4 −1
4. Togo Togo 0 3 0 0 3 1 6 −5
Avversario Risultato Fase ad eliminazione diretta Avversario Risultato
Australia Australia 1–0 Ottavi di finale Spagna Spagna 3–1
Ucraina Ucraina 3–0 Quarti di finale Brasile Brasile 1–0
Germania Germania 2–0 (d.t.s.) Semifinale Portogallo Portogallo 1–0

La vigilia[modifica | modifica wikitesto]

Impossibilitato a provare il prato dell'Olympiastadion di Berlino allentato dalla pioggia, Lippi mise a punto le ultime mosse al campo sportivo del Msv Duisburg. Provò diversi giocatori e in più ruoli, specialmente Del Piero nell'insolito ruolo di esterno sinistro di centrocampo.[16] Aggregò in allenamento anche il vice-allenatore Ciro Ferrara per sopperire all'assenza di Nesta.[8] Il difensore non riuscì a recuperare dall'infortunio rimediato contro la Rep. Ceca[17], cedendo di fatto il suo posto a Materazzi che ben aveva figurato nel torneo sino a quel momento. Lippi confermò gli stessi undici giocatori che avevano sconfitto la Germania in semifinale: Totti e Toni in attacco, Camoranesi centrocampista di destra, Gattuso e Pirlo centrocampisti centrali, Perrotta centrocampista di sinistra, Zambrotta sulla fascia destra, Grosso su quella sinistra, Cannavaro e Materazzi al centro della difesa e Buffon in porta.[8]

Come per gli azzurri, anche l'undici francese non riservò sorprese. Domenech insistette con uno schieramento per molti versi speculare a quello della squadra di Lippi: in porta il veterano Barthez, preferito sin dall'inizio tra i mugugni della stampa al portiere Coupet, William Gallas e Thuram difensori centrali, Sagnol sulla fascia destra, Abidal su quella sinistra, Makélélé e Vieira centrocampisti centrali, Malouda esterno sinistro, Ribéry esterno destro, Henry unica punta a cercare le finalizzazioni di Zidane.[18] Il tecnico francese mostrò alla stampa solo il primo quarto d'ora dell'ultimo allenamento, cercando di nascondere il più a lungo possibile la formazione titolare che sarebbe scesa in campo contro l'Italia.[16]

Intanto la Fifa designò l'arbitro argentino Elizondo per la finale, con Dario Garcia e Rodolfo Otero come assistenti. La commissione della Fifa, infatti, ritenne che in presenza di quattro semifinaliste europee gli arbitri non dovessero appartenere al vecchio Continente negli ultimi quattro match. Per Elizondo fu la quinta partita a Germania 2006, la prima con le due finaliste.[19]

Descrizione della partita[modifica | modifica wikitesto]

Fino al rigore di Zidane, il portiere azzurro Buffon aveva mantenuto la porta italiana inviolata per ben 458 minuti

Dopo l'esibizione d'apertura affidata a Shakira e Wyclef Jean, che cantarono una versione speciale di Hips Don't Lie chiamata The Bamboo Version, cominciò la finale del Campionato mondiale di calcio 2006. Le formazioni italiane e francesi erano le stesse ipotizzate alla vigilia, guidate rispettivamente da Cannavaro, uno dei due titolari azzurri, assieme a Totti, reduce dalla finale di Euro 2000,[20] e da Zidane, alla sua ultima gara da calciatore professionista. Dei 22 giocatori scesi in campo quella notte ben 8 erano tesserati della società italiana della Juventus; il club bianconero eguagliò così il primato stabilito settantadue anni prima dai cecoslovacchi dello Slavia Praga.[21]

Il primo tempo fu acceso e vivace, ma soprattutto molto duro e falloso. A farne le spese fu Henry che restò a terra dopo uno scontro fortuito con Cannavaro già a pochi minuti dal fischio d'inizio. Un minuto dopo gli azzurri rimediarono la prima ammonizione per un fallo di Zambrotta su Vieira.[22] Al 7' la partita si sbloccò: Materazzi atterrò in area Malouda e causò il calcio di rigore a favore dei francesi. Sul dischetto del rigore si presentò Zidane che azzardò una specie di "cucchiaio" che picchiò la traversa prima di rimbalzare oltre la linea di porta.[23][24] Un tiro su cui Buffon non poté fare nulla. Per la prima volta, durante i Mondiali, l'Italia si trovò sotto di un gol.[22][25]

Gli azzurri provarono a reagire, ma con scarsi risultati. La squadra italiana era lunga e sbrindellata a dispetto di una formazione transalpina più compatta e corta.[26] Thuram neutralizzò un insidioso cross di Pirlo. Totti non riuscì a trovare mai lo spunto giusto per imporre la sua classe anche a causa della marcatura stretta di Makélélé e Vieira.[22][25] Grosso faticò a marcare un insidioso e imprevedibile Ribéry.[27] Pirlo cercò di tenere le redini di un gioco azzurro che non poteva amministrare come le altre volte.[26]

Alcuni giocatori italiani e francesi durante la finale di Berlino: da sinistra Vieira, Zambrotta, Thuram, Zidane, Totti e Toni

Il pareggio arrivò, dopo minuti di sofferenza, al 19', sugli sviluppi di un calcio d'angolo battuto da Pirlo, quando Materazzi batté in elevazione Vieira e insaccò alle spalle di Barthez.[22] Il difensore riscattò il rigore provocato e dedicò il suo gol alla memoria della madre volgendo lo sguardo e le braccia verso il cielo. La Francia si riaffacciò dalle parti dell'area azzurra al 25' con un traversone di Ribery neutralizzato da Materazzi. Al 36' Toni colpì la traversa con un colpo di testa su angolo battuto dalla destra da Pirlo. Intorno alla mezz'ora del primo tempo della finale, un black out elettrico spense i maxischermi nell'Olympiastadion ed oscurò i monitor della tribuna stampa, rendendo difficoltoso il lavoro dei giornalisti.[20] Il primo tempo si chiuse sull'1-1.[22][25]

Il secondo tempo iniziò senza cambi. Gli azzurri si chiusero in difesa, lasciando spazio alle giocate dei francesi. In apertura una discesa travolgente di Henry si concluse con un tiro debole, parato senza problemi da Buffon. Al 56' arrivò il primo cambio per la Francia: fuori Vieira per infortunio e dentro Diarra. Lippi ridisegnò la squadra con l'ingresso di Iaquinta e De Rossi (al rientro dopo i 4 turni di squalifica) al posto dei poco incisivi Totti e Perrotta. Pochi secondi dopo, al 62', un gol di testa di Toni realizzato da una punizione di Grosso fu annullato per fuorigioco.[22][25]. Al 34' Zidane lamentò un forte dolore alla spalla destra dopo uno scontro con Cannavaro, ma restò in campo. Al 42' Lippi schierò Del Piero al posto di uno stanchissimo Camoranesi. Dopo due minuti di recupero si andò ai tempi supplementari.[22][25]

L'espulsione rimediata in finale fu l'atto conclusivo della carriera di Zidane

Nei tempi supplementari le squadre riproposero la stessa tattica. La Francia creò due azioni molto pericolose: un tiro di Ribéry al 99' che terminò fuori di poco, e un forte colpo di testa di Zidane al 104' deviato in angolo da Buffon che, con un colpo di reni, alzò la palla sopra la traversa. Domenech cambiò modulo, spostando Henry sulla fascia e mettendo Trezeguet (appena entrato al posto di Ribéry) punta centrale. Nell'intervallo uno stremato Henry lasciò il campo per Wiltord. Pochi minuti dopo, accadde l'imprevedibile. Zidane e Materazzi stavano salendo verso la metà campo francese quando avvenne uno scambio di battute tra i due. Dopo un paio di passi, Zidane fece subito dietrofront dando una testata così violenta al petto di Materazzi da farlo stramazzare a terra. Il fallo, segnalato all'arbitro dal quarto uomo Cantalejo,[28] provocò l'espulsione di Zidane. L'Italia non fu però capace di approfittare della superiorità numerica e i supplementari finirono con il nulla di fatto. Per la seconda volta nella storia, dopo la finale del 1994, la Coppa del Mondo fu assegnata ai tiri di rigore.[22][25]

Dopo quattro penalty, gli azzurri andarono tutti a segno con Pirlo, Materazzi, De Rossi e Del Piero, mentre la Francia, a rete con Wiltord, Abidal e Sagnol, fallì il secondo tentativo con Trezeguet che colpì la traversa. Fu Grosso che mandò a segno il rigore del definitivo 5-3, consegnando all'Italia il quarto titolo mondiale della sua storia dopo quelli del 1934, del 1938 e del 1982.[22][25] Dopo tante amarezze ai calci di rigore (mondiali 1990, 1994 e 1998) l'Italia poté finalmente sorridere e ritornò a battere la Francia a distanza di ventotto anni, quando la sconfisse a Mar del Plata, allora per 2-1, nella prima partita del primo turno dei Mondiali 1978.

La Francia complessivamente giocò meglio degli azzurri, senza timore, anche con una certa supponenza e occupando meglio il campo, stando larga e impedendo per un'ora buona ai terzini italiani di avanzare.[26] L'Italia, invece, vinse i Mondiali attraverso un gioco corale molto organizzato e un'eccellente forma fisica. Buffon concluse il torneo senza aver subìto gol avversari su azione (l'unico fu il compagno di squadra Zaccardo, con l'autorete nella sfida contro gli Stati Uniti), una testimonianza della bontà della difesa azzurra, decisamente il reparto più forte per tutto l'arco del mondiale.[26]

Tabellino[modifica | modifica wikitesto]

Berlino
9 luglio 2006, ore 20:00 UTC+1
Italia Italia 1 – 1
(d.t.s.)
referto
Francia Francia Olympiastadion Berlin[29] (69.000[29] spett.)
Arbitro Argentina Elizondo[29]

Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Pantaloncini
Calzettoni
Italia
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Pantaloncini
Calzettoni
Calzettoni
Francia
Italia Italia(4-4-1-1)
P 1 Gianluigi Buffon
DD 19 Gianluca Zambrotta Ammonizione al 5’ 5’
DC 5 Fabio Cannavaro (C)
DC 23 Marco Materazzi
DS 3 Fabio Grosso
CDIF 8 Gennaro Gattuso
CDIF 21 Andrea Pirlo
CD 16 Mauro Germán Camoranesi Uscita al 86’ 86’
CS 20 Simone Perrotta Uscita al 61’ 61’
AI 10 Francesco Totti Uscita al 61’ 61’
AC 9 Luca Toni
Sostituzioni:
CDIF 4 Daniele De Rossi Ingresso al 61’ 61’
AD 15 Vincenzo Iaquinta Ingresso al 61’ 61’
AS 7 Alessandro Del Piero Ingresso al 86’ 86’
CT:
Italia Marcello Lippi
Italy-France line-up.svg
Francia Francia(4-2-3-1)
P 16 Fabien Barthez
DD 19 Willy Sagnol Ammonizione al 12’ 12’
DC 15 Lilian Thuram
DC 5 William Gallas
DS 3 Éric Abidal
CDIF 4 Patrick Vieira Uscita al 56’ 56’
CDIF 6 Claude Makélélé
CD 22 Franck Ribéry Uscita al 100’ 100’
COFF 10 Zinédine Zidane (C) Red card.svg 110'
CS 7 Florent Malouda Ammonizione al 111’ 111’
AC 12 Thierry Henry Uscita al 107’ 107’
Sostituzioni:
CDIF 18 Alou Diarra Ammonizione al 76’ 76’ Ingresso al 56’ 56’
AC 20 David Trezeguet Ingresso al 100’ 100’
CD 11 Sylvain Wiltord Ingresso al 107’ 107’
CT:
Francia Raymond Domenech

Man of the match Andrea Pirlo[30]

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

[29] Italia Francia
Possesso di palla 55 % 45 %
Gioco effettivo 39 min. 32 min.
Tiri in porta 3 6
Tiri totali 5 13
Falli commessi 17 24
Ammoniti 1 3
Espulsioni dirette 0 1
Calci d'angolo 5 7
Fuorigioco 1 2
  • Fu la seconda finale del campionato mondiale a concludersi ai tiri di rigore, dopo Brasile-Italia dell'edizione del 1994 negli Stati Uniti.
  • Fu la prima disputata tra le rappresentative di due nazioni europee dal tempo di Italia-Germania Ovest del 1982.
  • Con l'espulsione nella finale mondiale, Zinédine Zidane eguagliò il record di cartellini gialli (Cafu, 6) e rossi (Rigobert Song, 2) collezionati da un solo giocatore nei campionati del mondo.[31]
  • Secondo la FIFA, la finale del torneo fu vista globalmente da 715,1 milioni di persone.[32]

Controversie e impatto mediatico[modifica | modifica wikitesto]

La testata di Zidane a Materazzi nei tempi supplementari suscitò polemiche e un forte impatto mediatico. Relativamente all'episodio, la FIFA, dopo aver accertato con un'indagine l'assenza di offese razziali, decretò una squalifica di due giornate per Materazzi e di tre per Zidane (le quali peraltro furono scontate presso la FIFA, poiché il calciatore francese si era nel frattempo ritirato dal calcio giocato).[33] Il 12 luglio 2006, in un'intervista rilasciata a una televisione francese, Zidane si scusò pubblicamente per il suo atto violento e rivelò che i motivi che lo spinsero a colpire il difensore azzurro non erano dovuti a offese razziste, bensì a insulti molto gravi e ripetuti alla sua famiglia[34]; Materazzi, qualche tempo dopo, precisò che aveva offeso la sorella del fantasista francese, comportamento al quale Zidane avrebbe reagito violentemente.[35]

La scultura di Adel Abdessemed raffigurante la celebre testata di Zidane a Materazzi.

La testata diventò sorgente infinita per chiacchiere mediatiche.[36] L'allora presidente della Francia, Jacques Chirac, difese Zidane dalle accuse: «Lei è un virtuoso, un genio del calcio mondiale. Lei è anche anche un uomo di animo nobile, di spirito combattivo. Per questo la Francia la ammira e la ama».[37] La stampa francese, però, non fu tenera con il suo campione. Per l'Equipe, il gesto di Zidane fu più grave della sconfitta dei Bleus. «Questa mattina» - scrisse il quotidiano sportivo, che si rivolse al capitano francese - «il più difficile non è cercare di capire perché i bleus hanno perso una finale di Coppa del Mondo alla loro portata, ma spiegare a decine di milioni di bambini nel mondo come lei si sia potuto lasciar andare ad assestare quella testata a Materazzi».[37]

Lo scrittore-cineasta belga Jean-Philippe Toussaint, presente allo stadio di Berlino durante la finale, si soffermò in particolare sulla malinconia di Zidane: «la malinconia di Zidane è la mia malinconia, la conosco, l'ho nutrita, la sento».[38] La celebre "testata" fu per Toussaint un guizzo creativo dell'artista di fronte al rischio incombente del fallimento. Un "gesto calligrafico". Un colpo di genio, che proiettò l'artista Zidane al di fuori e al là del gioco del calcio, trasformando una sconfitta incombente in una vittoria: non potendo «segnare un gol», scrisse Toussaint, Zidane «segnerà le menti».[39] Per Jean Baudrillard, la celebre testata costituirebbe un atto di “sabotaggio”, di terrorismo-tra-virgolette, contro il dominio omogeneizzante della globalizzazione. Con quel gesto Zidane avrebbe rifiutato di suggellare il Nulla messo in scena dal “rituale d'identificazione planetaria” che in quella notte celebrava mediaticamente l'ideologia della globalizzazione come Bene supremo.[40] Franck Baetens scrisse che la testata di Zidane finì non per negare ma per ricomporre l'universo simbolico all'interno del quale essa si inscrive: «l'ultimo gesto del "calciatore" [...], ben lungi dal mandare in frantumi il mito, lo porta in effetti a compimento».[41] Il New York Times, nel dicembre 2009, pose la celebre "testata" di Zidane al vertice degli episodi sportivi del decennio.[42]

Il 10 luglio 2006, nonostante il gesto violento, Zidane venne comunque eletto miglior giocatore del Mondiale, anche se il centrocampista italiano Pirlo era stato nominato per ben 3 volte (2 più di lui) uomo del match durante il torneo: ciò scatenò polemiche riguardo a un premio "vinto in partenza" per questioni di sponsor.[43]

Un episodio controverso riguardò il presidente della FIFA Joseph Blatter. Questi non presenziò alla premiazione dell'Italia al termine della vittoriosa finale, lasciando l'onore al presidente dell'UEFA, Lennart Johansson. Per giustificare questa decisione spiegò, in un primo momento, che aveva deciso di far premiare le due finaliste ai dirigenti della confederazione europea in quanto entrambe nazionali del vecchio continente; successivamente disse che aveva deciso così perché il giorno dell'inaugurazione del torneo (il 9 giugno a Monaco di Baviera) tutto lo stadio l'aveva fischiato e insultato.[44] Blatter fu al centro di una nuova polemica a seguito di alcune sue dichiarazioni contro gli azzurri, secondo lui immeritevoli del titolo mondiale perché qualificati ai quarti di finale solo grazie a un rigore loro regalato contro l'Australia. Il numero uno della FIFA, poco tempo dopo, ritornò sui suoi passi e si scusò per quanto affermato.[45]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sconti: di 8 punti a Juve e Lazio; Di 4 alla Fiorentina. Milan al palo, in La Gazzetta dello Sport, 27 ottobre 2006. URL consultato il 10 dicembre 2015.
  2. ^ Andrea Sorrentino, Lippi, il partito delle dimissioni "Il ct faccia un passo indietro", La Repubblica, 21 maggio 2006. URL consultato il 10 dicembre 2015.
  3. ^ Gaetano De Stefano, Italia, pari pieno di rimpianti, Gazzetta dello Sport, 17 giugno 2006. URL consultato il 10 dicembre 2015.
  4. ^ Nicola Apicella, Rep. Ceca-Italia 0-2, la Repubblica, 22 giugno 2006. URL consultato il 10 dicembre 2015.
  5. ^ Gaetano De Stefano, Azzurri da batticuore: 1-0 al 95', gazzetta.it, 26 giugno 2006. URL consultato il 10 dicembre 2015.
  6. ^ Gaetano De Stefano, E adesso la Germania, gazzetta.it, 30 giugno 2006. URL consultato il 10 dicembre 2015.
  7. ^ Gaetano De Stefano, Italia gran finale, gazzetta.it, 4 luglio 2006. URL consultato il 10 dicembre 2015.
  8. ^ a b c Valerio Gualerzi, Lippi non cambia formazione e prova rigori e fuorigioco, La Repubblica, 8 luglio 2006. URL consultato il 10 dicembre 2015.
  9. ^ Gabriele Romagnoli, Voilà Domenech, il più bistrattato dei ct, La Repubblica, 3 luglio 2006. URL consultato il 10 dicembre 2015.
  10. ^ Valerio Gualerzi, Attore, astrologo, bagarino, gelosissimo Domenech, ct francese tra amore e odio, La Repubblica, 7 luglio 2006. URL consultato il 10 dicembre 2015.
  11. ^ Domenech Oroscopo e relazioni pericolose La Francia condanna il suo c.t., Corriere della Sera, 18 giugno 2006. URL consultato il 10 dicembre 2015 (archiviato dall'url originale il pre 1/1/2016).
  12. ^ La Francia stecca la prima "Bleus" bloccati dalla Svizzera, La Repubblica, 13 giugno 2006. URL consultato il 10 dicembre 2015.
  13. ^ a b E' il trionfo della "vecchia" Francia Spagna, finiti i sogni di gloria e il Mondiale, La Repubblica, 27 giugno 2006. URL consultato il 10 dicembre 2015.
  14. ^ Zidane è ancora il re Brasile eliminato, La Repubblica, 1º luglio 2006. URL consultato il 10 dicembre 2015.
  15. ^ Rigore Zidane, Francia in finale sfiderà l'Italia per il Mondiale, La Repubblica, 5 luglio 2006. URL consultato il 10 dicembre 2015.
  16. ^ a b Berlino, vigilia col maltempo Lippi: "Vince chi ha più fame", La Repubblica, 8 luglio 2006. URL consultato il 10 dicembre 2015.
  17. ^ Nesta salta anche la finale, tgcom24.mediaset.it, 6 luglio 2006. URL consultato il 10 dicembre 2015.
  18. ^ Valerio Gualerzi, Domenech: "Me ne frego". O no? E Zidane si prepara in silenzio, La Repubblica, 8 luglio 2006. URL consultato il 10 dicembre 2015.
  19. ^ La finale a Elizondo, l' arbitro-poeta, Corriere della Sera, 7 luglio 2006. URL consultato il 10 dicembre 2015 (archiviato dall'url originale il pre 1/1/2016).
  20. ^ a b L'Italia Campione del mondo Gattuso: "Ha vinto una squadra operaia", La Repubblica, 10 luglio 2006. URL consultato il 10 dicembre 2015.
  21. ^ (DE) Fußball Weltmeisterschaft 1934 in Italien, fussballweltmeisterschaft.npage.de. URL consultato il 31 luglio 2010.
  22. ^ a b c d e f g h i L'Italia è Campione del mondo Francia ko dopo i calci di rigore, La Repubblica, 9 luglio 2006. URL consultato il 10 dicembre 2015.
  23. ^ Caioli 2007, p. 51
  24. ^ Lahouri 2008,  p. 22
  25. ^ a b c d e f g Gaetano De Stefano, Ci incoronano i rigori, Gazzetta dello Sport, 9 luglio 2006. URL consultato il 25 giugno 2014.
  26. ^ a b c d Mura,  p. 85
  27. ^ Valerio Gualerzi, Buffon, Grosso, Cannavaro e Materazzi La grande difesa ci regala la Coppa, La Repubblica, 9 luglio 2006. URL consultato il 10 dicembre 2015.
  28. ^ L'arbitro Elizondo: "Non vidi testata di Zidane", AGI.it, 29 maggio 2010. URL consultato il 25 giugno 2014.
  29. ^ a b c d (EN) Italy – France, in Fédération Internationale de Football Association, Fifa.com. URL consultato il 25 giugno 2014.
  30. ^ (EN) The Budweiser Man of the Match: Andrea PIRLO (ITA), fifa.com, 9 giugno 2006. URL consultato il 25 giugno 2014.
  31. ^ FIFA World Cup records: i record Mondiali!
  32. ^ TV Data, in FIFA, FIFA.com – About FIFA – Organisation – Marketing – Facts and Figures. URL consultato il 25 giugno 2014.
  33. ^ Sentenza FIFA sul caso Zidane tre turni al francese, due a Materazzi, in la Repubblica, 20 luglio 2006. URL consultato il 12 febbraio 2010.
  34. ^ Intervista di Zidane alla BBC, in BBC, 25 giugno 2014. URL consultato il 12 luglio 2006.
  35. ^ Materazzi-Zidane, mistero svelato Ecco la frase che scatenò la testata, in La Repubblica, 18 agosto 2007. URL consultato il 25 giugno 2014.
  36. ^ Manghi, p. 44
  37. ^ a b Chirac: "La Francia ama Zidane", Gazzetta dello Sport, 10 luglio 2006. URL consultato il 25 giugno 2014.
  38. ^ Toussaint, p. 15
  39. ^ Toussaint, p. 17
  40. ^ Baudrillard, p. 94
  41. ^ Baetens, p. 130
  42. ^ Manghi, p. 5
  43. ^ TGCOM - Mondiali: Zidane miglior giocatore, in tgcom24.mediaset.it, 10 luglio 2006. URL consultato il 25 giugno 2014.
  44. ^ Parla il presidente Blatter "Fifa, Zidane rischia il premio", in La Repubblica, 12 luglio 2006. URL consultato il 2 maggio 2009.
  45. ^ Italia mondiale, Blatter fa marcia indietro e Fiorello lo perseguita sul cellulare, in La Repubblica, 30 ottobre 2006. URL consultato il 25 giugno 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (FR) Besma Lahouri, Zidane, une vie secrète, Éditions Succès du livre, 2010, ISBN 978-2-08-120427-0.
  • (FR) Luca Caioli, Zidane : 110 minutes pour partir, Éditions Prolongations, 2007, ISBN 978-2-916400-16-7.
  • (FR) Franck Baetens, Le coup de tête de Zidane. Pour une lecture mythologique, Esprit, 2006.
  • Gianni Mura, Non gioco più, me ne vado: gregari e campioni, coppe e bidoni, Il Saggiatore, 2013.
  • (FR) Jean Baudrillard, Le mal ventriloque, L'Herne, 2008.
  • (FR) Jean Toussaint, La mélancolie de Zidane, Casagrande, Bellinzona, 2007, 2006.
  • Sergio Manghi, Le coup de tête de Zidane. Pour une lecture mythologique, Città Aperta, Troina, 2007.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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