Jean Baudrillard

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Jean Baudrillard nel 2004 all'European Graduate School

Jean Baudrillard (pronuncia IPA: [ʒɑ̃ bo.dʀi.jaʀ]; Reims, 27 luglio 1929Parigi, 6 marzo 2007) è stato un sociologo, filosofo, politologo, accademico e saggista francese di formazione tedesca.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Baudrillard nasce a Reims, il 27 luglio 1929. I suoi nonni erano contadini mentre i suoi genitori dipendenti pubblici. Mentre frequentava il liceo venne a contatto con la patafisica, grazie a Emmanuel Peillet, che sarà cruciale nel pensiero filosofico di Baudrillard[1]. Diventò il primo della famiglia a frequentare l'università e si trasferì a Parigi per frequentare la Sorbona[2]. Lì studiò la lingua e la letteratura tedesche che insegnerà, dal 1960 al 1966, in molti licei di Parigi e provincia[1]. Durante il periodo di insegnamento, Baudrillard iniziò a pubblicare recensioni di letteratura e a tradurre i lavori di autori come Peter Weiss, Bertolt Brecht, Karl Marx, Friedrich Engels e Wilhelm Emil Mühlmann[3].

Critico e teorico della postmodernità e la società simulacro[4], viene spesso accostato a Gilbert Durand, Edgar Morin e Michel Maffesoli. È pure vicino a Roland Barthes e influenzato da Marshall McLuhan. Fu uno dei fondatori della rivista Utopie (1967/1980), insegnante all'Università di Parigi X Nanterre e direttore scientifico all'Università di Parigi IX Dauphine (1986/1990).

La sua filosofia, fondata sulla critica del pensiero scientifico tradizionale e sul concetto di virtualità del mondo apparente, l'ha portato a diventare satrapo del Collegio dei patafisici nel 2001. È stato membro dell'istituto di ricerca sull'innovazione sociale al Centro nazionale della ricerca scientifica, ha insegnato presso la European Graduate School in Svizzera e ha scritto molti articoli e critiche per la stampa. Egli sostenne che le tendenze sociologiche contemporanee, come ad esempio le commemorazioni, le donazioni di massa per le vittime dello tsunami e altri eccessi, non siano altro che i mezzi osceni dell'estensione totalitaria del Bene finalizzata ad ottenere una coesione sociale.

Il sistema degli oggetti[modifica | modifica wikitesto]

Nei primi libri (Il sistema degli oggetti, Per una critica dell'economia politica del segno e La società dei consumi) Baudrillard si focalizza sul fenomeno del consumismo e sui diversi modi in cui i beni vengono effettivamente consumati. L'ottica è, in queste opere, solo parzialmente legata al Marxismo e la differenza con Marx sta principalmente nel ritenere che non sia la produzione il motore e il protagonista della società capitalista, ma il consumo. In verità per Marx, nella Introduzione del 1857 a Per la critica dell'economia politica, «la produzione è immediatamente anche consumo»[5], ma Baudrillard attribuisce a questo aspetto un significato comunque diverso.

Baudrillard arriva a questa conclusione criticando il concetto marxiano di valore d'uso. Nella sua visione sia Marx che Adam Smith, parlando di bisogni naturali (o autentici) e di usi originari (o naturali) degli oggetti, hanno supposto una relazione troppo lineare e ingenua tra questi. E così Baudrillard argomenta (con Georges Bataille) che i bisogni naturali dell'uomo sono già costruiti e niente affatto innati. Ogni acquisto porta con sé un significato sociale e così la merce (ciò che viene acquistato) si presenta sempre come feticcio (sia come oggetto, sia come simbolo). Gli oggetti, in questo senso, veicolano sempre un messaggio per chi li utilizza. Dicendo che il consumo è più importante della produzione sottolinea che l'origine e la costruzione (ideologicamente determinate) dei bisogni stanno a monte di una produzione che poi viene incontro a questi.

Baudrillard descrive quattro tipi fondamentali di valore per gli oggetti:

  1. Valore funzionale: il valore coincide con la funzione o lo scopo materiale dell'oggetto. Una penna che scriva, un frigorifero che raffreddi il cibo;
  2. Valore di scambio: il valore economico. Una penna può equivalere a tre matite, un frigorifero equivale a un salario di tre mesi;
  3. Valore simbolico: quel valore che il soggetto possessore assegna al bene in relazione a un altro soggetto. Ad esempio una certa penna è (significa) il regalo per la promozione e un diamante è (indica) un fidanzamento.
  4. Valore segnico: che esiste unicamente all'interno di un sistema di altri oggetti. Un diamante non ha alcuna funzione (o utilità) ma veicola un valore sociale, il gusto o la classe sociale di chi lo possiede.

Successivamente nel pensiero del sociologo francese si è mantenuta la distinzione tra valore segnico (legato allo scambio di beni e di utilità) e valore simbolico (legato al concetto di dono di Marcel Mauss).

Influenza culturale[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i realizzatori della trilogia cinematografica Matrix, la sua opera Simulacres et simulation ha avuto una fondamentale influenza sulla realizzazione di questi film.[6] Il filosofo tuttavia non ha riconosciuto questa paternità.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Saggi e articoli[modifica | modifica wikitesto]

  • "Design e Dasein", in Agalma n. 1, giugno 2000, pp. 11-20.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • René Capovin, Seduzione, sensi e nonsense in Jean Baudrillard in Agalma, n. 12, settembre 2006.
  • Eleonora de Conciliis (cur.), Jean Baudrillard, o la dissimulazione del reale, Mimesis, Milano-Udine 2009, ISBN 978-88-8483-848-3
  • Vanni Codeluppi, Jean Baudrillard: La seduzione del simbolico, Feltrinelli, Milano 2020.
  • Mario Perniola, Il futuro di un’illusione. Baudrillard e l’arte in Agalma, n. 9, marzo 2005.
  • Mario Perniola, Potente e fatale la strategia di Jean Baudrillard, in "Il Manifesto", 7 marzo 2007.
  • Mario Perniola, L’essere-per-la-morte e il simulacro della morte, in "La società dei simulacri", Milano, Mimesis, 2011, ISBN 9788857504964.
  • Marcello Faletra, Il riso di Jean Baudrillard, in "International Journal of Baudrillard Studies", March 26, 2007, ISSN 1705-6411.
  • Marcello Faletra, Baudrillard e il crepuscolo del nulla, in "Cyberzone" nº 15, 2002.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (FR) Francois L'Yvonnet, ed., Cahiers de l'Herne special volume on Baudrillard, Editions de l'Herne, 2004, p.317
  2. ^ (EN) Steven Poole. "Jean Baudrillard. Philosopher and sociologist who blurred the boundaries between reality and simulation", The Guardian. 7 March 2007.
  3. ^ Francois L'Yvonnet, ed., Cahiers de l'Herne special volume on Baudrillard, Editions de l'Herne, 2004, p. 322.
  4. ^ "Baudrillard e la società simulacro" de G. Mayos. Archiviato il 4 gennaio 2012 in Internet Archive.
  5. ^ Karl Marx, Per la critica dell'economia politica, Edizioni Lotta Comunista, 2009, p. 209.
  6. ^ Matrix, il virtuale piace ai pensatori. URL consultato il 18 aprile 2018 (archiviato dall'url originale il 24 settembre 2015).

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