Maracanazo

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Maracanazo
Finale de facto[1] del campionato mondiale di calcio 1950
Maracanã Stadium in Rio de Janeiro.jpg
Il Maracanã, inaugurato nel 1950 per il mondiale brasiliano
Dettagli evento
Competizione Campionato mondiale di calcio 1950
Data 16 luglio 1950
Città Rio de Janeiro
Impianto di gioco Estádio Jornalista Mário Filho (Maracanã)
Spettatori 199.854
Risultato
Brasile Brasile
1
Uruguay Uruguay
2
Arbitro Inghilterra George Reader
ed. successiva →     ← ed. precedente
« Era tutto previsto, tranne il trionfo dell'Uruguay. »
(Jules Rimet[2])

Il termine spagnolo Maracanazo[3][4][5] (in portoghese Maracanaço) si riferisce alla sconfitta contro ogni pronostico[6][7][8] del Brasile contro l'Uruguay, il 16 luglio 1950, al Maracanã di Rio de Janeiro. Il risultato maturò nella gara decisiva del girone finale dei Mondiali di calcio, che assegnò alla Celeste il suo secondo titolo di campione del mondo.

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

Alla conferenza FIFA di Lussemburgo del 25 luglio 1946 l'organizzazione dei mondiali del 1950 fu assegnata al Brasile, candidato unico.[9] Gli Stati europei, prostrati dalla seconda guerra mondiale, non presentarono candidature.

In Brasile il calcio era già di gran lunga lo sport più popolare.[10] La Nazionale brasiliana aveva conseguito tre trofei continentali (tutti vinti in casa e solo al termine di uno spareggio), ma non ancora un titolo mondiale.

Eliminata al primo turno sia in Uruguay nel 1930, sia in Italia nel 1934, la Seleção aveva raggiunto la semifinale ai Mondiali di Francia 1938. Prima di quest'ultima gara, in programma a Marsiglia contro l'Italia di Pozzo, il Brasile era così convinto di vincere da avere già acquistato i biglietti aerei per Parigi con largo anticipo,[11] e proprio in vista della finale il commissario tecnico Pimenta escluse dalla formazione titolare la stella Leônidas, allo scopo di risparmiarne le forze. La semifinale si concluse però con la vittoria per 2-1 dell'Italia e con la grande delusione dei sudamericani.[12]

Il Mondiale del 1950, nel quale la nazionale bianca[13] avrebbe goduto del supporto del proprio pubblico, rappresentava allora agli occhi dei brasiliani la giusta occasione per aggiudicarsi il primo titolo di campione del mondo di calcio.

Le speranze brasiliane[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Campeonato Sudamericano de Football 1949 e Campionato mondiale di calcio 1950.

La fiducia dei brasiliani si poggiava, oltre che sul fattore campo, anche sull'elevato livello tecnico della nazionale: negli anni 1940, celebri calciatori come Barbosa, Friaça, Zizinho, Jair, Chico e Ademir erano entrati nel giro della Seleção, allenata dal 1945 dall'ex centrocampista del Flamengo Flávio Costa.

L'attaccante del Vasco da Gama Ademir, tra i principali calciatori brasiliani dei primi anni '50.

Costa aveva costruito la nazionale brasiliana che nell'edizione in casa del 1949 era riuscita a vincere, ventisette anni dopo l'ultima affermazione, il Campeonato Sudamericano. Nel torneo, disputato con la formula del girone all'italiana, il Brasile aveva vinto le prime sei partite consecutive, superando quasi sempre le avversarie con molti gol di scarto. All'esordio, i brasiliani avevano battuto l'Ecuador 9-1, e si erano poi ripetuti con la Bolivia (10-1), il Cile (2-1), la Colombia (5-0), il Perù (7-1) e l'Uruguay (5-1).[14]

Al termine della penultima giornata, il Brasile si trovava primo in classifica con 12 punti, due in più del Paraguay, contro il quale disputò la partita decisiva l'8 maggio 1949, al São Januário di Rio de Janeiro. Da questo incontro il Brasile uscì sconfitto 2-1.[14] Fu così obbligato a uno spareggio giocato l'11 maggio seguente e, questa volta, vinto con ampio scarto di reti (7-0).[14]

Lo spareggio contro il Paraguay fu l'ultima partita giocata dal Brasile nel 1949.[15] L'anno seguente, la Seleção disputò una serie di tornei e di incontri amichevoli in preparazione della rassegna mondiale. Il 6 maggio 1950, a poco più di un mese e mezzo dall'avvio del torneo, essa affrontò l'Uruguay al Pacaembu di San Paolo per la Copa Rio Branco. Uscì battuta 4-3.[15]

Nelle sei amichevoli che seguirono, tuttavia, il Brasile raccolse cinque vittorie: contro il Paraguay (2-0), l'Uruguay (3-2 e 1-0), la selezione del Rio Grande do Sul (6-4) e quella giovanile dello Stato di San Paolo (4-3). Nella restante partita pareggiò 3-3 contro il Paraguay.[15]

La Seleção pareva pronta per il Mondiale, che avrebbe intrapreso, in seguito al sorteggio, disputando un girone a quattro (Gruppo 1) contro il Messico, la Jugoslavia e la Svizzera. Avrebbe inoltre disputato la partita inaugurale (Brasile-Messico, in programma il 24 giugno) e gran parte delle restanti allo stadio Maracanã, un impianto calcistico costruito per l'occasione e, all'epoca, il più grande del mondo.[16]

Sostenuti dal tifo di decine di migliaia di spettatori, i brasiliani vinsero agevolmente il girone, superando al Maracanã il Messico 4-0 e la Jugoslavia 2-0; l'unica partita che non riuscirono a vincere fu quella contro la Svizzera, che li fermò sul 2-2 allo Stadio Pacaembu di San Paolo. L'opinione pubblica brasiliana non prestò più di tanta attenzione al pareggio[17], sia perché il Brasile era privo di calciatori importanti (Danilo, Bigode, Jair, Chico e Zizinho),[15] sia perché avrebbe giocato tutte le rimanenti partite al Maracanã, ove sembrava imbattibile.

L'attaccante uruguaiano Alcides Ghiggia, autore della rete decisiva contro il Brasile.

Tra l'altro, l'eliminazione al primo turno delle altre due favorite, l'Italia campione in carica (battuta dalla Svezia) e l'Inghilterra (sconfitta contro ogni pronostico[18] per 1-0 dagli Stati Uniti e poi anche dalla Spagna), sembrò spianare definitivamente la strada ai brasiliani per la vittoria del girone finale.

Quello del 1950, infatti, fu l'unico mondiale in cui il titolo venne assegnato non con una finale in gara unica, ma al termine di un girone all'italiana tra le nazionali che avevano vinto i quattro gruppi della prima fase. La prima classificata del girone finale si sarebbe aggiudicata il titolo mondiale.

Nel girone finale, gli avversari del Brasile furono la Svezia, la Spagna e l'Uruguay. Le due formazioni europee, come detto, avevano eliminato a sorpresa rispettivamente Italia e Inghilterra. L'Uruguay, dal canto suo, era giunto al girone finale in modo alquanto fortunoso: sorteggiato nel girone eliminatorio con Bolivia, Turchia e Scozia, a seguito della rinuncia di queste ultime due (e della Francia, invitata al loro posto dalla FIFA) aveva disputato il primo turno in gara unica contro i modesti boliviani, battendoli agevolmente 8-0.

Il Brasile esordì nel girone finale al Maracanã il 9 luglio alle ore 15.00 contro la Svezia. Oltre 138 000 spettatori[19] trovarono posto sulle tribune del grande stadio, dando vita a un caldissimo tifo: la torcida fece uso di materiale pirotecnico, con petardi lanciati contro i calciatori svedesi (come lamentato, in una successiva intervista, da Nacka Skoglund).[2] Il Brasile vinse 7-1, con quattro goal di Ademir, una doppietta di Chico e una rete di Maneca, mentre la Svezia, surclassata dal gioco sudamericano, riuscì a segnare un solo gol con Andersson e non entrò mai in partita.

Classifica prima dell'ultimo turno
Pos. Squadra Punti G V N P GF GS DR
1 Brasile Brasile 4 2 2 0 0 13 2 +11
2 Uruguay Uruguay 3 2 1 1 0 5 4 +1
3 Spagna Spagna 1 2 0 1 1 3 8 -5
4 Svezia Svezia 0 2 0 0 2 3 10 -7

Il 13 luglio alle ore 15.00, il Brasile scese nuovamente in campo al Maracanã, contro la Spagna. Di fronte a oltre 150 000 spettatori,[20] il copione si ripeté: un'autorete di Parra, una doppietta di Chico e un gol a testa di Jair, Zizinho e Ademir fissarono il punteggio sul 6-1 per il Brasile (la rete spagnola fu siglata da Igoa). Alla vigilia dell'ultima partita, in programma il 16 luglio contro l'Uruguay, il Brasile era a punteggio pieno, imbattuto e, nel solo girone finale, con 13 gol segnati e appena 2 subiti. In classifica era seguito proprio dagli uruguaiani, che avevano pareggiato (2-2) contro la Spagna e vinto a fatica (3-2, con marcatura decisiva realizzata all'84') contro la Svezia, dopo che in entrambe le partite la Celeste stava soccombendo 2-1.

I 3 punti in classifica, contro i 4 del Brasile, consentivano ancora agli uruguaiani di sperare, in quanto una vittoria avrebbe permesso loro di sopravanzare i padroni di casa. Al Brasile invece bastava il pareggio; ma per la favoritissima squadra carioca, considerato l'ampio scarto di gol con cui aveva vinto le prime due partite e il modo rocambolesco con cui l'avversario aveva raggiunto l'appuntamento decisivo, l'ultima gara pareva una mera formalità[21].

La vigilia[modifica | modifica wikitesto]

Forti più di certezze che di speranze, i brasiliani affrontarono la vigilia con grande giubilo. Per le vie del paese si incontravano ovunque caroselli di tifosi festanti, e il mattino del 16 per le strade di Rio de Janeiro fu pure improvvisato un carnevale.[22] In tutto il Brasile, furono vendute oltre 500 000 magliette con la scritta Brasil campeão 1950 (Brasile campione 1950).[2]

La Federcalcio brasiliana, già alla vigilia della gara contro l'Uruguay, consegnò un orologio d'oro a ciascun giocatore della nazionale con incisa la dedica "Ai campioni del mondo"[23].

Il centrocampista brasiliano Zizinho raccontò, anni dopo, che nello stesso giorno firmò più di duemila autografi con scritto "Brasile campione del mondo"[24].

La stampa brasiliana uscì con titoli celebrativi già il giorno della partita. Sulla prima pagina dell'edizione del 16 luglio del popolare quotidiano carioca Diário do Rio si leggeva: «O Brasil vencerá» (Il Brasile vincerà) e «A Copa será nossa» (La Coppa sarà nostra).[25] O Mundo pubblicò in prima pagina la foto della squadra brasiliana sovrastata dal titolo Estes são os campeões do mundo (Questi sono i campioni del mondo).[26]

Dall'altra parte, i calciatori uruguaiani ben sapevano dell'estrema difficoltà di sconfiggere il Brasile, ancora imbattuto nel torneo, oltretutto al Maracanã. La Celeste poteva comunque vantare calciatori di alto livello, come il portiere Máspoli, il capitano Varela, il regista di centrocampo Schiaffino e la punta Ghiggia.

La partita[modifica | modifica wikitesto]

Il giorno della partita, l'esterno del Maracanã appariva tappezzato di cartelloni recanti la scritta Homenagem aos campeões do mundo (Omaggio ai campioni del mondo).[2]

Lo stadio era esaurito in ogni ordine di posto. Gli spettatori paganti risultarono ufficialmente 173 850, quelli presenti 199 854, un record ancora imbattuto.[27][28][29] Appena un centinaio di essi erano tifosi uruguaiani.[2] Per il resto, le decine di migliaia di tifosi locali animarono un'accesissima torcida, con bandiere, striscioni e petardi, alcuni dei quali furono lanciati, durante il riscaldamento, contro i calciatori uruguaiani, al fine di infastidirli.[2]

La partita era in programma alle ore 15.00. Prima del fischio d'inizio, con le squadre già schierate a centrocampo, prese la parola il generale Ângelo Mendes de Morais, prefetto del Distretto Federale,[30] il quale pronunciò un breve discorso, emblematico della certezza che i brasiliani riponevano nella vittoria della propria nazionale:

« Voi, brasiliani, che io considero vincitori del Campionato del Mondo.

Voi, giocatori, che tra poche ore sarete acclamati da milioni di compatrioti.
Voi, che avete rivali in tutto l'emisfero. Voi che superate qualsiasi rivale. Siete voi che io saluto come vincitori! »

(Ângelo Mendes de Morais[31][32])
Classifica finale
Pos. Squadra Punti G V N P GF GS DR
1 Uruguay Uruguay 5 3 2 1 0 7 5 +2
2 Brasile Brasile 4 3 2 0 1 14 4 +10
3 Svezia Svezia 2 3 1 0 2 6 11 -5
4 Spagna Spagna 1 3 0 1 2 4 11 -7

Nel primo tempo il Brasile, pur schierato con l'offensivo "WM", non andò a segno. Nonostante il pressing asfissiante degli avversari, gli uruguaiani, chiusi in un rigido catenaccio, riuscirono a resistere agli attacchi della Seleçao[17].

Nella ripresa, dopo appena settantotto secondi, Ademir, servito da Zizinho, crossò per Friaça, che batté con un tiro in diagonale il portiere uruguaiano Máspoli, portando in vantaggio il Brasile[24]. Il Maracanã esplose di gioia[24].

L'Uruguay tuttavia proseguì nel suo gioco ordinato, guidato dalla regia di Schiaffino. Al 66', dopo una rapida progressione sulla fascia sinistra, Ghiggia saltò il brasiliano Bigode e servì proprio Schiaffino, che, a tu per tu con Barbosa, mise la palla in rete[33]. Sebbene il pareggio li favorisse ancora, i brasiliani perseverarono nel proprio pressing offensivo[24][17], ma, complici la stanchezza e l'inattesa marcatura subita, il loro gioco iniziò a perdere di lucidità[33].

Al 79', Ghiggia, servito da Pérez, compì un altro dribbling sulla fascia sinistra, mentre nell'area brasiliana erano presenti tre compagni di squadra[6], tra cui Schiaffino[24]. Aspettandosi un cross a uno di questi ultimi, il portiere brasiliano Barbosa accennò un'uscita, muovendosi all'interno dell'area piccola e rendendo così sguarnito il lato sinistro della porta[6][24]. Ghiggia sfruttò lo spazio lasciato dall'estremo difensore brasiliano, calciando direttamente in rete e realizzando il 2-1 per l'Uruguay[33][24]. Sul Maracanã cadde il silenzio[31][17]. I calciatori brasiliani cercarono disperatamente il gol del pareggio, ma l'Uruguay si chiuse in difesa con tutta la squadra e il risultato non cambiò più.

Tabellino[modifica | modifica wikitesto]

Rio de Janeiro
16 luglio 1950, ore 15:00 UTC-3
Brasile Brasile 1 – 2
referto
Uruguay Uruguay Maracanã (199.854 spett.)
Arbitro Inghilterra Reader

Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Pantaloncini
Calzettoni
Calzettoni
Brasile
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Calzettoni
Uruguay
Brasile Brasile(3-4-3)
P Barbosa
TS Bigode
DC Juvenal
TD Augusto (C)
MS Danilo
MD Bauer
CS Jair
CD Zizinho
AS Chico
AC Ademir
AD Friaça
CT:
Brasile Costa
Uruguay vs Brazil 1950.png
Uruguay Uruguay(4-3-3)
P Máspoli
LIB M. González
TD Gambetta
DC Tejera
TS Rodríguez Andrade
CM Varela (C)
CD Pérez
CS Schiaffino
AD Ghiggia
AC Míguez
AS Morán
CT:
Uruguay López Fontana

Assistenti arbitrali:
Inghilterra Arthur Ellis
Scozia George Mitchell

Il dopo-partita[modifica | modifica wikitesto]

Il racconto di Jules Rimet
Jules Rimet 1933.jpg
Jules Rimet, all'epoca presidente della FIFA e ideatore dei mondiali di calcio, descrisse così, nelle proprie memorie, quel giorno: «Era tutto previsto, tranne il trionfo dell'Uruguay. Al termine della partita, avrei dovuto consegnare la coppa al capitano della squadra campione. Un'imponente guardia d'onore si sarebbe dovuta formare dal tunnel fino al centro del campo di gioco, dove mi avrebbe atteso il capitano della squadra vincitrice (naturalmente il Brasile). Preparai il mio discorso e mi recai presso gli spogliatoi pochi minuti prima della fine della partita (stavano pareggiando 1 a 1 e il pareggio assegnava il titolo alla squadra locale). Ma mentre attraversavo i corridoi il tifo infernale si interruppe. All'uscita del tunnel, un silenzio desolante dominava lo stadio. Né guardia d'onore, né inno nazionale, né discorso, né premiazione solenne. Mi ritrovai solo, con la coppa in mano e senza sapere cosa fare. Nel tumulto finii per scoprire il capitano uruguaiano, Obdulio Varela, e quasi di nascosto gli consegnai la statuetta d'oro, stringendogli la mano, e me ne andai, senza riuscire a dirgli una sola parola di congratulazioni per la sua squadra».[23][2]

Quando l'arbitro George Reader fischiò la fine, il clima era surreale. Sugli spalti, decine di persone vennero colte da infarto:[34] talune fonti parlano di almeno dieci morti all'interno dello stadio[34][35] e di due spettatori suicidatisi gettandosi dalle tribune.[36][6]

Il silenzio dello stadio era spezzato dal suono delle ambulanze accorse al Maracanã in soccorso dei numerosi spettatori che avevano lamentato un malore e dal pianto sia dei calciatori brasiliani che di quelli uruguaiani[6].

L'inatteso esito della gara fece saltare i piani di una sontuosa premiazione programmata da tempo. La Federcalcio brasiliana aveva fatto stampare migliaia di cartoline commemorative e coniare 22 medaglie d'oro,[37] che le massime autorità politiche brasiliane avrebbero dovuto consegnare ai calciatori.

Era prevista la formazione di un'imponente guardia d'onore, composta da due file di guardie, dall'uscita del tunnel al centro del terreno di gioco, attraverso la quale sarebbero dovuti passare i rappresentanti del governo brasiliano e il presidente della FIFA, Jules Rimet. Quest'ultimo avrebbe dovuto consegnare la coppa nelle mani del capitano della nazionale vincitrice.[2] Lo stesso Rimet aveva scritto, durante la partita, un discorso in lingua portoghese per omaggiare la nazionale di casa.[2]

Al termine della partita, invece, le autorità brasiliane abbandonarono lo stadio, lasciando il solo Rimet a premiare gli uruguaiani.[38] La guardia d'onore non si formò (le guardie erano tutte in lacrime)[2] e il presidente della FIFA si ritrovò in mezzo alla confusione con la coppa in mano: scorto il capitano dell'Uruguay Varela, Rimet si limitò a consegnargli il trofeo e a stringergli la mano, ma non riuscì a dirgli neppure una parola di congratulazioni.[23][39][33][6]

L'Uruguay campione del mondo 1950. Da sinistra a destra, in piedi (esclusi i membri dello staff tecnico, vestiti di blu con lo stemma dell'AUF trapuntato sul petto): Varela, Tejera, Gambetta, M. González, Máspoli e Rodríguez Andrade. Accosciati: Ghiggia, Pérez, Míguez, Schiaffino e Morán. Il primo degli uomini dello staff da sinistra in piedi (tra Varela e Tejera) è l'allenatore Juan López Fontana.

Neppure l'inno nazionale uruguaiano fu suonato, com'era in programma, anche perché la banda non era stata fornita della partitura, ritenuta inutile.[33][2]

Gli stessi uruguaiani furono colpiti dal dramma dei brasiliani. In un'intervista, Juan Alberto Schiaffino ricordò come, al fischio finale, fosse stato colto da compassione per gli sconfitti: «Sciogliemmo l'angoscia che ci aveva accompagnato per tutta la partita, piangendo lacrime di gioia, pensando alle nostre famiglie in Uruguay, mentre i nostri avversari piangevano di amarezza per la sconfitta. A un certo punto provai pena per quello che stava accadendo».[40][6]

Ghiggia, anni dopo, disse invece ironicamente: «A sole tre persone è bastato un gesto per far tacere il Maracanã: Frank Sinatra, papa Giovanni Paolo II e io».[41][42][33]

La sera stessa della partita, il capitano uruguaiano Varela festeggiò bevendo birra nei locali di Rio de Janeiro, in mezzo ai tristi tifosi brasiliani: non fu riconosciuto[23]. Ghiggia subì, invece, un'aggressione e dovette rientrare in Uruguay in stampelle.[35]

Il Brasile proclamò tre giorni di lutto nazionale[43][17]. Molte persone in tutto il Paese, chi per la delusione, chi perché aveva perso tutto scommettendo gran parte dei propri averi sulla vittoria della Seleção, si tolsero la vita:[21][35][36] alla fine sarebbero stati certificati 34 suicidi e 56 morti per arresto cardiaco in tutto il paese.[44][43]

Ary Barroso, il popolare musicista brasiliano che lavorava anche come radiocronista calcistico e che aveva commentato la finale, decise, poco tempo dopo, di abbandonare la professione di giornalista.[23][45] Il difensore brasiliano Danilo, caduto in una profonda crisi depressiva, tentò il suicidio.[21]

I giornalisti brasiliani descrissero la sconfitta contro l'Uruguay come "A pior tragédia na história do Brasil" (la peggiore tragedia nella storia del Brasile)[23]. Il giornalista e scrittore brasiliano Nelson Rodrigues definì il Maracanazo "Nossa Hiroshima" (La nostra Hiroshima)[41]. Eloquente fu la descrizione che un altro scrittore brasiliano, José Lins do Rego, pubblicò il 18 luglio sul popolare quotidiano sportivo O Jornal dos sports:

« Ho visto un popolo a testa bassa, con le lacrime agli occhi, senza parole, abbandonare lo stadio come se tornasse dal funerale di un amatissimo padre. Ho visto un popolo sconfitto, e più che sconfitto, senza speranza. Questo mi ha fatto male al cuore. Tutto l'entusiasmo dei minuti iniziali della partita ridotto a povera cenere di un fuoco spento. »
(José Lins do Rego[26][46][47])
Il portiere brasiliano Barbosa.

I media brasiliani scagliarono critiche roventi sull'allenatore Flávio Costa e su tutti i giocatori, in particolare sul portiere Barbosa[39] (che pure fu votato come miglior portiere del torneo[23]). Il commissario tecnico ricevette minacce di morte e fuggì in Portogallo[48]. Sarebbe comunque tornato sulla panchina della Seleção nel 1955.

A Barbosa sarebbe toccata la condanna calcistica più grave: per tutta la vita fu accusato di essere stato il principale responsabile della sconfitta. Il portiere raccontò la sua pena anni dopo: «Se non avessi imparato a smettere di irritarmi quando la gente mi rimproverava il gol [di Ghiggia], adesso sarei in prigione o al cimitero».[49] E ancora: «Fu una sera degli anni ottanta in un mercato. Richiamò la mia attenzione una signora che mi indicava mentre diceva a voce alta al suo bambino: "Guarda figlio, quello è l'uomo che ha fatto piangere tutto il Brasile"».[2][49]

Nel 1993, Barbosa tentò di incontrare i calciatori della nazionale brasiliana durante le qualificazioni ai mondiali del 1994, ma non gli fu consentito l'ingresso nel ritiro della Seleçao[23], in quanto visto come iettatore[49]. Barbosa commentò sconfortato: «In Brasile la pena più lunga per un crimine è trent'anni di carcere. Io da quarantatré anni pago per un crimine che non ho commesso».[23][31][49][41] Barbosa morì nel 2000. Nel 2011 il giornalista italo-brasiliano Darwin Pastorin propose, invano, di compensare Barbosa dei decenni vissuti ingiustamente come capro espiatorio ribattezzando il Maracanã, in vista dei mondiali del 2014 e delle Olimpiadi di Rio de Janeiro del 2016, in suo onore.[31]

Nonostante il Maracanazo evochi ancora oggi pessimi ricordi presso gli sportivi brasiliani, nel dicembre 2009 ad Alcides Ghiggia è stato concesso l'onore di lasciare le impronte dei propri piedi nella Calçada da Fama del Maracanã, la Walk of Fame riservata ai grandi calciatori protagonisti di memorabili incontri disputati nel grande stadio carioca.[50][51].

Lo stesso Ghiggia è stato l'ultimo, fra i 22 del Maracanazo, a scomparire, il 16 luglio 2015 all'età di 88 anni, a seguito di un attacco cardiaco[52]. Ironia del destino, la morte di Ghiggia avvenne nel giorno del sessantacinquesimo anniversario della sfida contro il Brasile.

Gli anni a seguire[modifica | modifica wikitesto]

La nazionale brasiliana non disputò più alcuna partita per quasi due anni. Tornò in campo solo il 6 aprile 1952, quando batté 2-0 il Messico al Campionato Panamericano.[15] L'anno dopo, al Campeonato Sudamericano in Perù, il Brasile, con in rosa ancora gran parte dei calciatori del mondiale del 1950,[53] avrebbe rimediato un'altra beffa inattesa, perdendo lo spareggio contro il Paraguay, dopo essere stato raggiunto da quest'ultimo in testa alla classifica all'ultima giornata.

Nel 1954, ai mondiali in Svizzera, il Brasile fu eliminato ai quarti di finale dall'Ungheria di Puskás, che sconfisse i sudamericani 4-2.[54] Solo nel 1958, il Brasile ottenne il suo primo titolo mondiale, battendo in finale la Svezia. Della squadra del 1950 erano presenti in rosa due calciatori: il portiere di riserva Castilho e il difensore Nílton Santos.

Cambio di maglia[modifica | modifica wikitesto]

Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Pantaloncini
Calzettoni
Calzettoni
Divisa brasiliana fino al Maracanazo

Dopo il Maracanazo la Federcalcio brasiliana decise addirittura, per scaramanzia, di cambiare i colori della divisa della Seleção, che consisteva in origine di maglietta bianca con colletto blu, pantaloncini e calzettoni bianchi.[35][13]

Per alcuni anni il Brasile indossò una maglietta azzurra con pantaloncini bianchi e calzettoni azzurri, finché nel 1954 fu adottata la nota divisa con i colori nazionali (verdeoro): maglietta giallo oro con colletto verde, pantaloncini blu e calzettoni bianchi.[55]

Solo in un'altra occasione la nazionale brasiliana è tornata ad indossare la divisa bianca: il 20 maggio 2004 allo Stade de France di Saint-Denis, in occasione del centenario della FIFA, contro la Francia (si decise infatti di far affrontare le ultime due nazionali campioni del mondo). Le due squadre indossarono nel primo tempo divise storiche degli stessi colori che avevano nel 1904. La gara finì 0-0.[56]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ In realtà non si trattò di una vera propria finale, in quanto il Mondiale 1950 fu organizzato con una formula che prevedeva un girone finale all'italiana. Comunque, tale sfida fu l'ultima e la decisiva per l'assegnazione del titolo, per cui viene spesso indicata come la finale.
  2. ^ a b c d e f g h i j k l (ES) La historia del Maracanazo de 1950, su Taringa!. URL consultato il 25 marzo 2011.
  3. ^ Matteo Dotto, CALCIO - Uruguay, Enciclopedia dello Sport Treccani. URL consultato il 21 aprile 2014.
  4. ^ Opera Buffa: le Storie Mondiali raccontano la nostra vita, Sky Sport. URL consultato il 21 aprile 2014.
  5. ^ "Il pomeriggio del 16 luglio 1950, l'Uruguay visse un'impresa calcistica che il mondo identifica con il termine maracanazo". Cfr.: Jorge Valdano, Il sogno di Futbolandia, Mondadori, 2004, p. 55, ISBN 978-88-04-52567-7.
  6. ^ a b c d e f g Giuseppe Galli, La storia del mondiale: il 1950 Maracanazo brasiliano, in Il Tirreno, 22-05-2014. URL consultato il 29-09-2016.
  7. ^ Vittorio Pozzo, Due giocatori italiani artefici della vittoria, in La Stampa, 18 luglio 1950, p. 4. URL consultato il 10 marzo 2014.
  8. ^ Vittorio Pozzo, Doccia fredda uruguayana sulla fama del Brasile: 2-1, in Stampa Sera, 17 luglio 1950, p. 4. URL consultato il 10 marzo 2014.
  9. ^ (EN) 1950 World Cup, su National Soccer Hall of Fame. URL consultato il 21 febbraio 2010.
  10. ^ (EN) World Cup 1950 - URUGUAY SHOCK THE HOSTS, su Planet World Cup. URL consultato il 21 febbraio 2010.
  11. ^ Mondiali Francia 1938, su Calcio al pallone. URL consultato il 21 febbraio 2010.
  12. ^ Bacci, p. 42
  13. ^ a b All'epoca la divisa brasiliana consisteva in un completo di casacca e calzoncini bianchi. (EN) A day steeped in symbolism, su FIFA.com. URL consultato il 13 settembre 2009.
  14. ^ a b c (EN) Southamerican Championship 1949, RSSSF. URL consultato il 29 maggio 2011.
  15. ^ a b c d e Seleção Brasileira (Brazilian National Team) 1947-1952, su RSSSF-Brazil. URL consultato il 25 marzo 2011.
  16. ^ Mario Gherarducci, Brasile, la leggenda del calcio samba, su Corriere della Sera, 15 luglio 1994. URL consultato il 1º aprile 2011 (archiviato dall'url originale il ).
  17. ^ a b c d e Uruguay campione e Brasile in lutto dopo la sconfitta del Maracanà, in Il Sole 24 ORE. URL consultato il 27-01-2016.
  18. ^ (EN) Top 10 World Cup shocks of all time, su Goal.com. URL consultato il 31 marzo 2011.
  19. ^ (EN) 1950 World Cup Brazil: Brazil - Sweden 7-1, su FIFA. URL consultato il 1º aprile 2011.
  20. ^ (EN) 1950 World Cup Brazil: Brazil - Spain 6-1, su FIFA. URL consultato il 1º aprile 2011.
  21. ^ a b c La madre di tutte le sconfitte, su Storia del calcio. URL consultato il 24 aprile 2010.
  22. ^ (FR) El Maracanaço ou la chronique d'un titre annoncé..., su RetroFoot. URL consultato il 24 aprile 2010.
  23. ^ a b c d e f g h i Eduardo Galeano, Splendori e miserie del gioco del calcio, Milano, Sperling & Kupfer, 1997.
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  30. ^ Nel 1950, il Distretto Federale corrispondeva all'area metropolitana di Rio de Janeiro, città che all'epoca era la capitale del Brasile. Dieci anni dopo, con il trasferimento della capitale a Brasilia, il Distretto Federale fu ivi trasferito, mentre la municipalità di Rio de Janeiro prese il nome di Stato di Guanabara. Quest'ultimo, nel 1975 fu unito allo Stato di Niteroi, formando l'attuale Stato di Rio de Janeiro.
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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