Partita del secolo

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Partita del secolo
Dettagli evento
Competizione Campionato mondiale di calcio 1970
Data 17 giugno 1970
Città Città del Messico
Impianto di gioco Stadio Azteca
Spettatori 102.444
Risultato
Italia Italia
4
Germania Ovest Germania Ovest
3
1-1 dopo i tempi regolamentari
Arbitro Messico Arturo Yamasaki


« Che meravigliosa partita, ascoltatori italiani! »
(Nando Martellini dopo il gol del 4 a 3 di Gianni Rivera alla Germania Ovest)

"Partita del secolo" (ted. Jahrhundertspiel, sp. Partido Del Siglo) è il termine con cui ci si riferisce alla semifinale della Coppa del Mondo 1970 di calcio, disputata mercoledì 17 giugno 1970 allo Stadio Azteca di Città del Messico tra Italia e Germania Ovest.

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

Qualche velo di polemica era stato alzato nel corso dei mondiali messicani. In primis, gli italiani non avevano entusiasmato nel girone eliminatorio; pur finendo primi, erano riusciti a racimolare solamente una vittoria, 1-0 contro la Svezia, e due pareggi a reti inviolate, contro l'Uruguay e soprattutto contro l'esordiente Israele; in realtà in quest'ultima partita l'Italia aveva segnato (con Domenghini e Riva) due reti, giudicate regolari dai commentatori ma annullate dall'arbitro, di nazionalità etiopica, su segnalazione di un guardalinee (fra l'altro, questa fu l'ultima partita commentata dal celebre telecronista Nicolò Carosio a causa di presunte sue affermazioni, poi smentite negli anni, di un giudizio di carattere razzista nei confronti del guardalinee, che comportò l'allontanamento definitivo di Carosio dalle telecronache). Questo aspetto passò però in secondo piano quando gli azzurri sconfissero i padroni di casa del Messico per 4-1 nei quarti di finale.

La polemica che più di ogni altra minava la tranquillità dei ragazzi del CT Ferruccio Valcareggi, e che esploderà dopo la finale, era però quella della famosa "staffetta" tra l'interista Sandro Mazzola e il milanista Gianni Rivera, Pallone d'oro 1969.

La Germania Ovest si presentava all'Azteca fiduciosa: stravinto il girone eliminatorio, era riuscita nei quarti in un'impresa ottima, ribaltando nei tempi supplementari contro i campioni in carica dell'Inghilterra lo 0-2 con cui i britannici conducevano fino a venti minuti dalla fine (fu anche la prima vittoria in assoluto dei tedeschi sugli inglesi). I teutonici scesero così in campo, il 17 giugno, da favoriti.

La partita[modifica | modifica wikitesto]

La targa commemorativa della partita, apposta all'esterno dello Stadio Azteca

Valcareggi escluse ancora una volta dalla formazione iniziale Rivera preferendogli Mazzola. Il primo gol fu segnato da Roberto Boninsegna, dopo soli otto minuti dall'inizio della partita, frutto di una combinazione con Gigi Riva. Per i seguenti ottanta minuti l'Italia giocò una partita difensiva, tenendo sulle spine i tedeschi con alcuni insidiosi contropiede e il portiere italiano Enrico Albertosi, protagonista di alcuni interventi decisivi, fu probabilmente il miglior azzurro durante i tempi regolamentari. Fu però il milanista Karl-Heinz Schnellinger, al suo primo e unico gol in quarantasette partite con la nazionale, a portare la gara in parità due minuti e mezzo oltre i tempi regolamentari. La cosa, contrariamente a quanto succede oggi, a quei tempi era più unica che rara; infatti praticamente in quasi tutte le partite gli arbitri fischiavano la fine allo scadere del 90º minuto. Questo spiega la delusione e lo sconcerto del telecronista Nando Martellini che al fischio finale dei tempi regolamentari disse al microfono: Questo Yamasaki! Due minuti e mezzo dopo la fine del tempo regolamentare!

Iniziarono così i tempi supplementari che, per la straordinaria densità di emozioni offerte, entrarono nella storia: al gol di Gerd Müller al 94', abile a sfruttare un errato tocco della difesa italiana dopo un debole colpo di testa di Uwe Seeler, rispose un difensore azzurro, Tarcisio Burgnich (al suo secondo e ultimo gol in nazionale in sessantasei partite), su un errore difensivo tedesco. L'Italia, un minuto prima della fine del primo tempo supplementare, passò addirittura in vantaggio, con uno straordinario assolo di Riva in contropiede.

Beckenbauer, a seguito di un infortunio che gli causò la lussazione di una spalla, restò stoicamente in campo, giocando con un braccio fasciato lungo il corpo, fino alla fine dei supplementari. Al quinto minuto del secondo tempo supplementare, la Germania trovò il pareggio. Il colpo di testa di Seeler su un pallone proveniente da un calcio d'angolo sembrò indirizzare la palla fuori, ma Müller intervenne di testa, trovando uno spiraglio tra Rivera (piazzato sulla linea di porta) e il palo. Albertosi non nascose affatto il suo rincrescimento nei confronti di Rivera, conscio che quell'errore poteva rivelarsi fondamentale per le sorti della gara.

Fu un'azione corale, a riportare dopo appena sessanta secondi l'Italia in vantaggio: palla rimessa in gioco dal centro campo, undici passaggi, nessun intervento dei tedeschi e conclusione dello stesso Rivera che di piatto superò Maier. Finì 4-3; l'Italia dopo trentadue anni era in finale del Mondiale e per tutta la notte, nelle piazze italiane, l'impresa fu festeggiata come la vittoria del Mondiale stesso in attesa della finale vera e propria. In Germania invece la gente non prese bene la sconfitta: dopo la partita ci furono diversi episodi di caccia all'italiano e molte macchine appartenenti a italiani furono date alle fiamme dai tifosi tedeschi inferociti. Fu una notte particolarmente difficile per le forze dell'ordine tanto che in occasione del successivo incontro tra Italia e Germania per la finale del Campionato mondiale di calcio 1982 la polizia tedesca si organizzò attivandosi ai massimi livelli e con il massimo scrupolo per evitare il ripetersi dei disordini della notte del 1970.

Le critiche[modifica | modifica wikitesto]

Italia - Germania Ovest può a buon diritto, sul piano dell'impatto culturale, essere considerata una delle partite più emozionanti e influenti della storia del calcio professionistico. Amata dalla gente, che rimase incollata ai televisori fino a tarda notte per seguirla, suscitò disapprovazione tra i cosiddetti "puristi" della disciplina, che assistettero all'assoluto annullamento della tattica in favore dell'agonismo più puro. Uno di essi fu il notissimo giornalista Gianni Brera, che così commentò l'incontro, subito dopo la partita:

« I tedeschi sono battuti. Beckenbauer con braccio al collo fa tenerezza ai sentimenti. Ben sette gol sono stati segnati. Tre soli su azione degna di questo nome: Schnellinger, Riva, Rivera. Tutti gli altri, rimediati. Due autogol italiani (pensa te!). Un autogol tedesco (Burgnich). Una saetta di Bonimba ispirata da un rimpallo fortunato [...]
Come dico, la gente si è tanto commossa e divertita. Noi abbiamo rischiato l'infarto, non per scherzo, non per posa. Il calcio giocato è stato quasi tutto confuso e scadente, se dobbiamo giudicarlo sotto l'aspetto tecnico-tattico. Sotto l'aspetto agonistico, quindi anche sentimentale, una vera squisitezza, tanto è vero che i messicani non la finiscono di laudare (in quanto di calcio poco ne san masticare, pori nan).
I tedeschi meritano l'onore delle armi. Hanno sbagliato meno di noi ma il loro prolungato errore tattico è stato fondamentale. Noi ne abbiamo commesse più di Ravetta, famoso scavezzacollo lombardo. Ci è andata bene. Siamo stati anche bravi a tentare sempre, dopo il grazioso regalo fatto a Burgnich (2-2). L'idea di impiegare i dioscuri Mazzola e Rivera è stata un po' meno allegra che nell'amichevole con il Messico. Effettivamente Rivera va tolto dalla difesa. Io non ce l'ho affatto con il biondo e gentile Rivera, maledetti: io non posso vedere il calcio a rovescio: sono pagato per fare questo mestiere. Vi siete accorti o no del disastro che Rivera ha propiziato nel secondo tempo? »
(Gianni Brera, Il Giorno, 18 giugno 1970[1])

Brera ovviamente non negava affatto il fascino estremo della partita, resa epica anche dall'ora notturna in cui venne trasmessa in Italia, tanto da scrivere in un suo libro sulla storia del calcio italiano una frase che più di mille parole esprime lo stato d'animo di tutti i tifosi italiani alla fine di una partita terminata verso le 2 di notte:

« Le troiane Porte Scee e la porta di Mayer si confondono nel cervello di tutti. »
(Gianni Brera, Storia critica del calcio italiano)

Comunque, al di là delle critiche di Brera,

« L'eco dell'avvenimento fu enorme. I tifosi messicani decisero su due piedi di murare una lapide all'esterno dello Stadio Azteca per eternare una partita che aveva esaltato il gusto latino-americano per lo spettacolo e la battaglia. Un banchiere italiano, che seguiva la partita per televisione a Montevideo, cadde fulminato da un infarto. In Italia oltre trenta milioni di appassionati (...) rimasero incollati davanti al video, sebbene fosse mezzanotte passata. Molti andarono a coricarsi, sconsolati, quando Schnellinger aprì il fuoco nei tempi supplementari, ma alla rete di Burgnich un urlo lanciato in centinaia di case (...) e l'esito finale della pugna spinsero migliaia di appassionati nelle strade e nelle piazze... »
(Antonio Ghirelli, Storia del calcio in Italia)

Tabellino[modifica | modifica wikitesto]

Città del Messico
17 giugno 1970, ore 16:00 UTC-6
Italia Italia 4 – 3
(d.t.s.)
referto
Germania Ovest Germania Ovest Stadio Azteca
Arbitro Messico Yamasaki

Fumetti[modifica | modifica wikitesto]

La partita del secolo appare omaggiata anche nella storia "Topolino e il collezionista di stelle" apparsa su Topolino 3082.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gianni Brera, Italia-Germania 4-3 in Il Giorno, 18 giugno 1970.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

L'articolo di Brera