Trash-talking

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Il Trash-talking è una forma di vanto o di insulto comunemente utilizzata in situazioni fortemente competitive come gli eventi sportivi. Spesso ha lo scopo di intimidire l'avversario o fargli perdere la calma ma può avere anche uno spirito umoristico e giocoso; è spesso caratterizzato dall'uso di iperboli, linguaggio figurativo, giochi di parole e prese in giro.

Questa tecnica è stata usata in modo sistematico per la prima volta dalla leggenda della boxe Muhammad Ali e da allora è diventato comune per gli sportivi di altissimo livello di ogni disciplina l'utilizzo di questa pratica per intimidire, infastidire o irritare l'avversario in modo da costringerlo a sbagliare. A livelli dilettantistici è invece generalmente sconsigliato e malvisto, soprattutto nei campionati giovanili.

Il trash-talking nella NBA[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ambito della NBA, la più importante federazione di pallacanestro al mondo, il trash-talking raggiunge le dimensioni di una vera e propria guerra psicologica che alcuni giocatori attuano sulle loro vittime occasionali. I giocatori più esperti in questo versante sono dei veri e propri poeti dell'offesa continua, spesso diretta a colpire gli affetti più cari e che talvolta, data la gravità o la teatralità, raggiunge i limiti del fallo tecnico. Una possibile spiegazione di ciò si può ricercare nel fatto che molti giocatori si sono formati nei playground delle città degli Stati Uniti, in cui i ragazzi spesso danno luogo a vere e proprie sfide all'ultima offesa.

Tra i giocatori più noti ad attuare questa tattica si possono citare Michael Jordan, LeBron James, Kevin Garnett, Paul Pierce e Kobe Bryant mentre merita una menzione particolare Larry Bird, che nel corso della sua prestigiosa carriera con i Boston Celtics si è reso protagonista di episodi al limite dell'incredibile; tra i più noti si possono citare:

  • la gara dei tiri da tre punti all'All Star Game del 1986, dove esordì con la frase (rivolta agli sfidanti) «Vi sto guardando per capire chi arriverà secondo», per poi vincere la gara;
  • durante una partita tra Boston e Philadelphia, in cui Bird segnò ben quarantadue punti e Doctor J solo sei, gli ricordava dopo ogni canestro quanti punti aveva segnato lui e quanti Julius. Bird fece innervosire così tanto Erving che il tutto sfociò in rissa e i due finirono entrambi espulsi.

Altro grande provocatore era Dennis Rodman, il quale, oltre al suo modo di giocare molto fisico, parlava molto in campo, offendendo tutta la famiglia dei suoi avversari e le loro capacità sessuali. Divennero famosi gli insulti con Karl Malone, che sfociarono in un incontro di wrestling pubblicizzato dalla WCW. Anche giocatori meno famosi, ma ugualmente provocatori e molto importanti negli equilibri dello spogliatoio, utilizzavano sistematicamente un linguaggio preciso e sopra le righe che permetteva loro di vincere partite o serie di finale: uno di questi era Danny Ainge, famoso per parlare e offendere in un modo così preciso che rendeva quasi impossibile tirare un tiro libero.

Con l'avvento dei social network il trash-talking ha raggiunto livelli mai segnati prima, con pesanti provocazioni e derisioni sia prima che dopo le partite, tanto che la NBA ha dovuto adattare il proprio regolamento contro tali evenienze. Fox Sports ha addirittura stilato una classifica dei dieci migliori trash-talker della storia NBA:

  1. Larry Bird
  2. Michael Jordan
  3. Reggie Miller
  4. Gary Payton
  5. Kevin Garnett
  6. Shaquille O'Neal
  7. Charles Barkley
  8. Phil Jackson
  9. Rasheed Wallace
  10. Nate Robinson

In altri sport[modifica | modifica wikitesto]

Tra i trash-talker più noti in altri sport possiamo citare i lottatori di arti marziali miste Chael Sonnen, Conor McGregor, Tito Ortiz e i fratelli Nick e Nate Diaz, il pugile Floyd Mayweather e il giocatore di football americano Richard Sherman.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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