Partito Democratico (Stati Uniti d'America)

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Partito Democratico
(EN) Democratic Party
US Democratic Party Logo.svg
Leader Senato: Harry Reid (leader della maggioranza)
Camera: Nancy Pelosi (leader della minoranza)
Segretario Debbie Wasserman Schultz
Stato Stati Uniti Stati Uniti
Fondazione 1825
Sede 430 South Capitol Street SE
Washington, D.C.
20003
Ideologia Liberal
Fazioni interne
 · Liberalismo sociale
 · Progressismo
 · Terza via/Centrismo
 · Cristianesimo sociale
 · Conservatorismo
 · Libertarismo
 · Laburismo[1][2][3][4][5]
Collocazione Centro-sinistra[6][7][8]
Affiliazione internazionale Alleanza Progressista
Alleanza dei Democratici
Seggi Camera
192 / 435
Seggi Senato
51 / 100
Organizzazione giovanile Giovani Democratici d'America
Colori blu
Sito web www.democrats.org
Stati Uniti d'America

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Politica degli Stati Uniti d'America



Altri stati · Atlante

Il Partito Democratico (in inglese Democratic Party) è uno dei due principali partiti politici contemporanei degli Stati Uniti, insieme al Partito Repubblicano.

Con le elezioni presidenziali del 2008, i Democratici, hanno portato il loro candidato Barack Obama alla presidenza del paese. Dopo le elezioni di medio termine del 2010 il Partito Democratico ha perso la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti pur mantenendola al Senato.

Il Partito Democratico ha origine dal Partito Democratico-Repubblicano, fondato da Thomas Jefferson, James Madison ed altri influenti anti-federalisti nel 1792. È il più vecchio partito politico del mondo.[9] Dopo la divisione del Partito Repubblicano nelle elezioni del 1912, si è posizionato a sinistra del Partito Repubblicano nelle questioni economiche e sociali. Fino agli anni '60, molti democratici del sud erano ancora favorevoli alla segregazione razziale. La filosofia attivista a favore della classe lavoratrice di Franklin D. Roosevelt chiamata "liberalismo" negli Stati Uniti (in realtà simile, per alcuni aspetti, al liberalismo sociale) ha rappresentato gran parte del programma del partito sin dal 1932. La coalizione del New Deal di Roosevelt controllò spesso il governo nazionale fino al 1964. Il movimento per i diritti civili degli anni 1960, approvato dal partito, gli fece perdere parte dei consensi negli stati del sud. Il simbolo tradizionale è il cosiddetto "Asinello" con i colori americani.

Struttura del Partito[modifica | modifica sorgente]

L'Asinello democratico

Come è tipico dei partiti politici degli Stati Uniti, il Partito Democratico non ha forme di iscrizione a livello nazionale. L'unica forma riconosciuta di adesione è quindi una dichiarazione di appartenenza (non vincolante) ai Democratici, ai Repubblicani oppure come indipendente all'atto della registrazione per il voto (che negli Stati Uniti avviene solo su richiesta): tale dichiarazione, in alcuni Stati, è necessaria per la partecipazione alle primarie di partito (primarie chiuse).

Il Partito Democratico ha comunque, a livello locale, partiti affiliati (uno per Stato), ciascuno dei quali può prevedere forme di "membership" di vario tipo; in generale, però, l'appartenenza ad un partito comporta obblighi meno stringenti rispetto ai partiti politici europei. Unico organismo centrale al vertice del partito è il Comitato Nazionale (Democratic National Committee), che non ha però il compito di fissazione del programma o di controllo dell'operato degli eletti, bensì quello di raccolta fondi e di coordinamento delle campagne elettorali nazionali; esso può tutt'al più appoggiare ufficialmente la campagna di un candidato, ma non ha la possibilità di selezionare le candidature.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le origini[modifica | modifica sorgente]

Thomas Jefferson, fondatore del Partito Democratico-Repubblicano.

Il Partito Democratico ha origine dallo storico Partito Democratico-Repubblicano (inizialmente chiamato Repubblicano, essendo il termine "democratico" utilizzato principalmente dai suoi avversari per accusarlo di simpatie verso la Rivoluzione francese), fondato da Thomas Jefferson nel 1792. Questo partito propugnava una democrazia di piccoli proprietari terrieri indipendenti (soprattutto i nuovi pionieri del West) e per questo avversava il potere centrale, visto come fautore degli interessi del capitale finanziario del New England, sostenuto dal Partito Federalista; per questo il Partito Democratico-Repubblicano si fece sostenitore di una maggiore autonomia degli Stati dell'Unione rispetto alle decisioni di Washington e trovò sostegno anche presso i latifondisti schiavisti del Sud: in tal modo il partito più "democratico" era anche il maggior sostenitore dello schiavismo.

Negli anni successivi alla scomparsa del Partito Federalista (cioè dopo il 1816), il partito Democratico-Repubblicano acquisì un vero monopolio sulla vita politica americana, tanto da dar vita a una sorta di "regime monopartitico". Per fare politica a livello nazionale era di fatto obbligatorio farne parte. In breve tempo comparve al suo interno una corrente erede dei vecchi federalisti e degli interessi degli Stati del Nord-Est, che finì col prendere il controllo del Partito. La reazione degli Stati del Sud e dell'Ovest trovò il proprio leader in Andrew Jackson, che nel 1828 pose la propria candidatura autonoma alle elezioni presidenziali. Il partito Democratico-Repubblicano si divise in due: da una parte i sostenitori di Jackson; dall'altra coloro che sostennero la candidatura di John Quincy Adams, subito indicati come "Repubblicani nazionali". Le elezioni furono vinte da Jackson.

Dalla nascita al contrasto Nord-Sud[modifica | modifica sorgente]

Dopo la vittoria i sostenitori di Jackson (primo fra tutti Martin Van Buren) diedero vita all'attuale Partito Democratico (che assunse ufficialmente tale nome nel 1844), mentre gli sconfitti formarono il Partito Repubblicano Nazionale. I Democratici continuavano a sostenere gli interessi sia dei coltivatori indipendenti e dei nuovi stati dell'Ovest, quanto dei ricchi latifondisti del Sud; dall'altra parte i Repubblicani nazionali rappresentavano il capitalismo finanziario e l'industrializzazione. Non mancava tra i democratici una componente operaia nelle città del Nord, sempre in contrasto con lo strapotere dell'alta borghesia.

Peraltro lo stile di Jackson, una volta rieletto Presidente nel 1832, divenne sempre meno rispettoso di quei "diritti degli Stati" per difendere i quali il partito era sorto, portando alcuni democratici a unirsi ai repubblicani nazionali nel Partito Whig.

Negli anni successivi i due partiti si alternarono al governo mentre la questione della schiavitù creava divisioni sempre più forti, tanto che l'ala antischiavista (nordista) dei democratici provocò una scissione dando vita al Partito del Suolo Libero (Free Soil Party).

La guerra di Secessione[modifica | modifica sorgente]

Andrew Johnson

Nel 1854 sulle ceneri del Partito Whig nacque il moderno Partito Repubblicano, con un programma apertamente e risolutamente antischiavista. Mentre il Paese marciava verso la guerra civile, i democratici si spaccarono tra sudisti, difensori intransigenti dell'economia schiavistica, e nordisti, non antischiavisti ma disponibili a compromessi soprattutto sull'assetto da dare ai nuovi Stati che sarebbero nati all'Ovest.

La presenza di due diversi candidati per i democratici favorì il successo del candidato repubblicano Abraham Lincoln alle presidenziali del 1860, che diventò Presidente senza praticamente ottenere voti negli Stati del Sud: una divisione che sfociò nella Guerra di secessione americana.

Durante la guerra, nel Nord il Partito si divise tra "pacifisti" e sostenitori della guerra contro il Sud, che accettarono di appoggiare Lincoln: tra questi Andrew Johnson, che fu vicepresidente e succedette a Lincoln dopo la sua morte (1865). Nell'immediato dopoguerra, comunque, la vita politica degli Stati Uniti fu monopolizzata dai repubblicani, che sospesero temporaneamente dall'Unione alcuni Stati del Sud e ammisero al voto gli ex schiavi di colore, per cui il Partito Democratico fu per qualche tempo fuori gioco. Andrew Johnson accusò i repubblicani di avere, anziché restaurato, dissolto l'Unione, e "assoggettato dieci Stati, in tempo di pace, al dispotismo militare e alla supremazia negra". Nel Sud, molti Democratici appoggiarono le attività del Ku Klux Klan.

Quando l'occupazione militare del Sud terminò, in seguito alle oscure manovre che accompagnarono le elezioni presidenziali del 1876, negli ex Stati Confederali il predominio dei democratici fu assoluto e la segregazione razziale venne nuovamente introdotta: il partito divenne quindi il partito razzista per eccellenza.[10]

La rinascita dei democratici[modifica | modifica sorgente]

Grover Cleveland

Negli anni Ottanta dell'Ottocento il Partito aumentò i propri voti grazie all'apporto di gruppi eterogenei, dal Sud al West, fino a gruppi operai nelle città industriali del Nord; spesso era determinante nell'orientare il voto l'appartenenza religiosa, in quanto i protestanti di origine britannica o nordeuropea tendevano a schierarsi per i repubblicani, laddove i cattolici (in questo periodo soprattutto di origine irlandese) erano prevalentemente democratici. Nel 1884, per la prima volta dopo ventotto anni, un democratico ottenne la presidenza.

In questo periodo la principale causa di contrasto tra i due partiti fu data dal tema del protezionismo, che i democratici avversavano. In questo periodo, comunque, i democratici erano dominati dalla loro ala più conservatrice e liberista, rappresentata da Grover Cleveland, che perse il controllo del partito solamente nel 1896, a vantaggio dell'ala "populista".

L'era di Wilson[modifica | modifica sorgente]

Woodrow Wilson

A partire dal 1896 comincia un periodo nuovo nella storia politica degli Stati Uniti, in quanto la Presidenza fu mantenuta ininterrottamente dai repubblicani, eccettuata l'epoca di Woodrow Wilson. In questo periodo infatti l'enorme successo dell'industrializzazione, che si espanse sempre più da Est a Ovest favorì il Partito Repubblicano che dell'industria era sempre stato sostenitore: uno Stato come la California, ad esempio, divenne stabilmente Repubblicano.

Proprio questa modernizzazione, però, favorì la vittoria di Wilson, in quanto, in occasione delle elezioni presidenziali del 1912 l'ala di sinistra dei repubblicani costituì il Partito Progressista, candidando il popolare ex presidente Theodore Roosevelt, che ottenne più voti del candidato ufficiale repubblicano.

Di conseguenza i democratici, mantenendo compatto il proprio voto, riottennero la presidenza. Wilson era un conservatore che fece però passare leggi progressiste, come quella sull'antitrust e la riforma costituzionale che diede il voto alle donne; naturalmente non fece nulla per i diritti dei neri, data la posizione del suo Partito.

Wilson è ben noto per la sua decisione di far partecipare gli USA alla Prima guerra mondiale e per i suoi "Quattordici Punti" con cui proponeva una sistemazione del dopoguerra che tenesse conto del diritto di ogni popolo all'autodeterminazione. Non riuscì, peraltro, a convincere il Congresso ad approvare l'adesione degli Stati Uniti alla Società delle Nazioni appena costituita. Dopo la sua seconda presidenza, nel 1920 il predominio repubblicano riprese.

Franklin Delano Roosevelt[modifica | modifica sorgente]

Franklin Delano Roosevelt

La crisi del 1929 fu l'evento epocale che trasformò completamente la vita politica americana, e lo stesso Partito Democratico. L'elezione di Franklin Delano Roosevelt (lontano parente di Theodore) nel 1932, e la sua politica del New Deal trasformarono i democratici nel partito "di sinistra" degli Stati Uniti, cosa che fino a quel momento certo non erano, se non per pochi aspetti.

Naturalmente l'ala più conservatrice del partito cercò di contrattaccare, ma le condizioni economiche del Paese in quegli anni rendevano popolare presso strati sociali amplissimi la politica di Roosevelt basata sull'aumento della spesa pubblica.

Dopo il 1934 Roosevelt accentuò la componente di sinistra della sua politica e da quel momento il Partito Democratico si legò definitivamente ai sindacati e a gruppi sociali svantaggiati come gli Ebrei e gli stessi afro-americani, che fino a quel momento votavano (se votavano) per i repubblicani.

Nel Congresso, però, molti Democratici più conservatori, soprattutto del Sud, finirono con l'allearsi ai Repubblicani per bloccare le riforme più coraggiose di Roosevelt; negli Stati Uniti, infatti, la "disciplina di partito" è molto più debole che nei parlamenti europei. Da allora, il binomio presidente progressista - Congresso conservatore rimase una costante della politica americana.

Comunque è dalla presidenza Roosevelt che il Partito Democratico è divenuto il partito della spesa pubblica e della protezione dei diritti civili delle minoranze, oltre che dei ceti intellettuali.

Il dopoguerra[modifica | modifica sorgente]

Harry Truman

Dopo la morte di Roosevelt nel 1945, la presidenza toccò al Vicepresidente Harry Truman, la cui politica anticomunista provocò la scissione di un nuovo Partito Progressista ad opera dell'ex-vicepresidente Henry A. Wallace, che non ebbe però grande successo. I Democratici persero comunque le elezioni al Congresso del 1946.

Nel 1948 Truman fu eletto alla presidenza nonostante la temporanea scissione dei Democratici del Sud, con il Partito Democratico per i Diritti degli Stati (i cosiddetti dixiecrats, noti per il loro razzismo), riproponendo poi una linea politica analoga a quella di Roosevelt per quanto riguardava la politica interna, ancora una volta contrastata dal Congresso.

Nel 1952 i Repubblicani candidarono con successo un eroe di guerra, l'ex Generale Eisenhower, ma i Democratici mantennero il controllo del Congresso, che avevano riconquistato nel 1948, in un quadro di sostanziale collaborazione "bipartisan".

Nel 1960 il Partito Democratico riconquistò la Presidenza con John F. Kennedy, che inaugurò una politica di fermezza, ma anche piuttosto flessibile, nei confronti dell'Unione Sovietica, e di appoggio al movimento per i diritti civili all'interno, seguita ancor più decisamente, dopo la sua morte in un attentato, dal suo successore Lyndon B. Johnson, che nel 1964 varò la legge sui diritti civili che poneva fine alle discriminazioni razziali; in seguito, egli approvò molte riforme sociali (la cosiddetta Great Society).

La trasformazione del Partito[modifica | modifica sorgente]

L'avvicinamento dei neri al Partito Democratico era incominciato già all'epoca di Roosevelt; questo fatto portò, naturalmente, ad un progressivo abbandono del partito da parte dei Democratici del Sud, i quali però solo negli anni ottanta sarebbero passati massicciamente ai Repubblicani.

In generale in questo periodo gli abitanti bianchi del Sud continuarono a votare per il Partito Democratico nelle elezioni locali e in quelle per il Congresso, ma ad abbandonare il Partito, o a favore dei Repubblicani o di candidati sudisti indipendenti, nelle presidenziali.

Il Partito si spaccò però ancor più gravemente in seguito alla politica di Johnson di intervento in Vietnam, tanto da spingerlo ad abbandonare l'idea di ricandidarsi. Il candidato che avrebbe potuto ricompattare il Partito, Robert Kennedy, fratello dell'ex Presidente, fu a sua volta assassinato. Le elezioni del 1968 furono quindi vinte dal repubblicano Richard Nixon, anche a causa della nuova scissione di una parte dei Democratici del Sud, che diedero vita al Partito Indipendente Americano.

La base elettorale dei Democratici si spostò sempre più verso il Nord.

Da Carter a Clinton[modifica | modifica sorgente]

Jimmy Carter

Negli anni di Nixon, il Partito Democratico, pur avendo perso la Presidenza, mantenne un saldo controllo sul Congresso, dove i sudisti mantenevano la loro autonomia rispetto alla leadership "liberal" del partito. Peraltro fu paradossalmente un sudista sostenitore dei diritti civili, Jimmy Carter, a divenire Presidente nel 1976, grazie allo scandalo Watergate che aveva funestato la seconda presidenza Nixon.

La politica di Carter fu a sostegno dei diritti civili all'interno, ma anche all'estero, dove si presentò come mediatore in numerose crisi internazionali, mentre in politica economica fu di fatto l'anticipatore della linea economica più liberista di Ronald Reagan.

I suoi insuccessi in politica estera (Iran e Afghanistan) favorirono però la vittoria del suo avversario repubblicano nel 1980. Negli anni ottanta, in effetti, i Democratici persero tutte le elezioni presidenziali, e molti loro elettori, in particolare appartenenti alla classe media, votarono per i Repubblicani (i cosiddetti "Democratici di Reagan", che continuavano a sostenere il loro Partito al Congresso, dove infatti i democratici mantennero la maggioranza).

Di fatto molti programmi di assistenza sociale furono mantenuti in vita, nonostante l'abbassamento delle tasse, provocando così un forte aumento del deficit. In politica estera invece la linea dei Democratici non era molto diversa da quella reaganiana, se non per lo stile meno aggressivo. È a questo punto che il Partito si sposta più al centro divenendo ancor più di prima un partito pigliatutto.

L'era Clinton[modifica | modifica sorgente]

Bill Clinton

Nel 1992, dopo 12 anni di presidenza repubblicana, gli Stati Uniti elessero un Presidente democratico: Bill Clinton. In sintonia con l'allora nuova impostazione centrista del Partito, Clinton contenne la spesa pubblica, e sotto di lui gli USA conobbero una delle fasi di maggior crescita economica della loro storia, mentre in politica estera scelse una linea di intervento, sia diplomatico sia armato, anche in aree non considerate vitali per gli interessi del suo Paese (come in Jugoslavia).

Del resto Clinton dovette fare i conti con una maggioranza repubblicana alla Camera e al Senato, mentre forze tradizionalmente democratiche come i sindacati persero sempre più peso nel Paese. In effetti, una delle caratteristiche più evidenti nella situazione politica degli Stati Uniti in quegli anni fu un generale calo della partecipazione dei cittadini alle urne e un peso determinante della capacità di raccogliere fondi da parte di partiti e uomini politici, fattori che spiazzarono l'ala più a sinistra del Partito.

Il Partito Democratico oggi: da Gore a Obama[modifica | modifica sorgente]

Nancy Pelosi
Barack Obama

Nel 2000, i Democratici hanno candidato l'ex vice di Clinton Al Gore, contro il repubblicano George W. Bush. Gore è stato sconfitto, in parte per il relativo successo del candidato dei Verdi Ralph Nader, in parte per le regole elettorali che lo hanno beffato nonostante avesse ottenuto più voti dell'avversario, e che hanno provocato molte polemiche.

Dopo questa sconfitta sul filo di lana, i Democratici hanno faticato a riprendersi, anche per il nuovo clima creato dagli attentati dell'11 settembre, che hanno favorito il compattarsi dell'opinione pubblica intorno al Presidente Bush. Solo dopo alcuni anni i Democratici hanno fatto sentire la loro voce critica su certi aspetti della cosiddetta "guerra al terrorismo" di Bush, oltre che sulla politica economica, soprattutto per l'aumento della disoccupazione e il drastico peggioramento del deficit. Comunque, anche il candidato del 2004 John Kerry è stato battuto nella corsa alla Presidenza.

Alle elezioni politiche di metà mandato del 2006 i democratici hanno conquistato 229 seggi alla Camera dei Rappresentanti (29 in più), conquistandone il controllo dopo dodici anni. Nancy D'Alesandro Pelosi è diventata la speaker della nuova Camera, che ha iniziato a riunirsi nel gennaio 2007. La Pelosi è la prima donna e il primo politico italo-americano a ricoprire tale carica, terza nella linea di successione presidenziale. Anche al Senato il partito Democratico è diventato, nei fatti, il partito di maggioranza. Se i seggi del partito sono, infatti, 49 come quelli dei Repubblicani, due senatori indipendenti (Joseph Lieberman - eletto nella lista Connecticut for Lieberman, in quanto non aveva ottenuto la candidatura democratica a causa delle sue posizioni considerate troppo moderate e vicine all'Amministrazione - del Connecticut e l'indipendente di sinistra Bernie Sanders del Vermont) si iscriveranno al gruppo democratico.

A determinare il successo dei Democratici, è stata anche la decisione del partito di presentare candidati con idee conservatrici nei seggi fino ad allora controllati da repubblicani. Dopo questa competizione elettorale, il partito ha anche ripreso la maggioranza delle cariche di governatore (in 28 stati su 50). Il presidente Bush si è reso disponibile a politiche concordate con i Democratici e il segretario della difesa Donald Rumsfeld, considerato responsabile politico di una strategia militare fallimentare in Iraq, si è dimesso.

Il gruppo democratico alla Camera ha eletto come leader Steny Hoyer (carica a cui era anche candidato John Murtha, appoggiato da Nancy Pelosi. Murtha, favorevole ad un ritiro immediato dall'Iraq, era stato coinvolto in un affare di corruzione negli anni ottanta). Al Senato, il leader della maggioranza è Harry Reid, primo mormone a raggiungere tale carica. Alle elezioni presidenziali del 2008, i Democratici, nella Convenzione nazionale, hanno candidato Barack Obama, il quale ha vinto contro il Repubblicano John McCain, e successivamente, nel novembre 2012 contro Mitt Romney, che è dal 20 gennaio 2009 il 44º presidente degli Stati Uniti d'America.

Correnti interne[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Correnti del Partito Democratico (Stati Uniti).
  • Progressive Democrats e Liberals: sono l'ala sinistra del Partito Democratico, eredi della New Left e del Liberalismo sociale. Molti di loro sono i cosiddetti liberali americani, che tendono ad unire la cultura socioliberale e quella progressista. Si battono per i diritti civili, la legalizzazione dell'aborto, il pluralismo culturale, i matrimoni gay/unioni civili; prediligono inoltre la diplomazia al fine di evitare conflitti armati e rappresentano la maggioranza del Partito. Uno storico esponente fu Ted Kennedy.
  • Libertarian Democrats: rappresentano la parte libertaria del partito, e si professano liberisti in campo economico e libertari in campo sociale, dato che si battono, come pure i Progressive, per i diritti civili ma anche per la legalizzazione delle droghe leggere. A livello individuale, sono prettamente liberali e propugnano una visione laica dello stato, con la separazione di questo dalla Chiesa.
  • Moderate Democrats: sono i cosiddetti Centrists, in quanto si rifanno al centrismo e alla Terza via. Tra questi vi sono importanti personaggi quali l'ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton.
  • Conservative Democrats:rappresentano la destra del partito, eredi delle posizione Social Conservatrici. Durante gli anni si sono spostati verso posizioni più liberali e vengono perciò etichettati come Centrists quando comparati con i Conservatori Repubblicani, ma decisamente Conservatives se paragonati ai Liberals o ai Progressive Democrats.

Membri del Partito Democratico eletti alla Presidenza degli Stati Uniti[modifica | modifica sorgente]

  1. Andrew Jackson (1829-1837)
  2. Martin Van Buren (1837-1841)
  3. James Knox Polk (1845-1849)
  4. Franklin Pierce (1853-1857)
  5. James Buchanan (1857-1861)
  6. Grover Cleveland (1885-1889)
  7. Grover Cleveland (1893-1897)
  8. Woodrow Wilson (1913-1921)
  9. Franklin Delano Roosevelt (1933-1945)
  10. Harry S. Truman (1945-1953)
  11. John Fitzgerald Kennedy (1961-1963)
  12. Lyndon Baines Johnson (1963-1969)
  13. Jimmy Carter (1977-1981)
  14. Bill Clinton (1993-2001)
  15. Barack Obama (2009- )


Segretari Nazionali del Partito Democratico[modifica | modifica sorgente]

Leader Termine Stato
Benjamin F. Hallett (1848–1852) Massachusetts
Robert Milligan McLane (1852–1856) Maryland
David Allen Smalley (1856–1860) Vermont
August Belmont (1860–1872) New York
Augustus Schell (1872–1876) New York
Abram Stevens Hewitt (1876–1877) New York
William H. Barnum (1877–1889) Connecticut
Calvin Stewart Brice (1889–1892) Ohio
William F. Harrity (1892–1896) Pennsylvania
James K. Jones (1896–1904) Arkansas
Thomas Taggart (1904–1908) Indiana
Norman E. Mack (1908–1912) New York
William F. McCombs (1912–1916) New York
Vance C. McCormick (1916–1919) Pennsylvania
Homer S. Cummings (1919–1920) Connecticut
George White (1920–1921) Ohio
Cordell Hull (1921–1924) Tennessee
Clem L. Shaver (1924–1928) West Virginia
John J. Raskob (1928–1932) New York
James A. Farley (1932–1940) New York
Edward J. Flynn (1940–1943) New York
Frank C. Walker (1943–1944) Pennsylvania
Robert E. Hannegan (1944–1947) Missouri
J. Howard McGrath (1947–1949) Rhode Island
William M. Boyle (1949–1951) Missouri
Frank E. McKinney (1951–1952) Indiana
Stephen Mitchell (1952–1955) Illinois
Paul M. Butler (1955–1960) Indiana
Henry M. Jackson (1960–1961) Washington
John Moran Bailey (1961–1968) Connecticut
Lawrence F. O'Brien (1968–1969) Massachusetts
Fred R. Harris (1969–1970) Oklahoma
Lawrence F. O'Brien (1970–1972) Massachusetts
Jean Westwood (1972) Utah
Robert S. Strauss (1972–1977) Texas
Kenneth M. Curtis (1977–1978) Maine
John C. White (1978–1981) Texas
Charles T. Manatt (1981–1985) California
Paul G. Kirk (1985–1989) Massachusetts
Ron Brown (1989–1993) New York
David Wilhelm (1993–1994) Ohio
Debra DeLee (1994–1995) Massachusetts
Christopher J. Dodd1 (1995–1997) Connecticut
Donald Fowler (1995–1997) South Carolina
Roy Romer1 (1997–1999) Colorado
Steven Grossman (1997–1999) Massachusetts
Edward G. Rendell1 (1999–2001) Pennsylvania
Joseph Andrew (1999–2001) Indiana
Terrence R. McAuliffe (2001–2005) Virginia
Howard Dean (2005–2009) Vermont
Tim Kaine (2009–2011) Virginia
Debbie Wasserman Schultz (2011-oggi)[11] Florida
1 General Chairperson

Lista da http://rulers.org/usgovt.html#parties

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Grigsby, Ellen (2008). Analyzing Politics: An Introduction to Political Science. Florence: Cengage Learning. pp. 106–107. ISBN 0-495-50112-3. "In the United States, the Democratic Party represents itself as the liberal alternative to the Republicans, but its liberalism is for the most the later version of liberalism—modern liberalism.
  2. ^ Arnold, N. Scott (2009). Imposing values: an essay on liberalism and regulation. Florence: Oxford University Press. p. 3. ISBN 0-495-50112-3."Modern liberalism occupies the left-of-center in the traditional political spectrum and is represented by the Democratic Party in the United States.
  3. ^ "Hale, John (1995). The Making of the New Democrats. New York City: Political Science Quarterly. p. 229. "Second, insofar as Democrats in Congress are roughly split into liberal and centrist wings"
  4. ^ "CNN. (2000). Exit Poll."
  5. ^ "Democratic Leadership Council. (June 1, 1998). About the Third Way."
  6. ^ Ellen Grigsby, Analyzing Politics: An Introduction to Political Science, Florence, Cengage Learning, 2008, pp. 106–7, ISBN 0-495-50112-3.
    «In the United States, the Democratic Party represents itself as the liberal alternative to the Republicans, but its liberalism is for the most the later version of liberalism—modern liberalism.».
  7. ^ N. Scott Arnold, Imposing values: an essay on liberalism and regulation, Florence, Oxford University Press, 2009, p. 3, ISBN 0-495-50112-3.
    «Modern liberalism occupies the left-of-center in the traditional political spectrum and is represented by the Democratic Party in the United States.».
  8. ^ Jonah Levy, The state after statism: new state activities in the age of liberalization, Florence, Harvard University Press, 2006, p. 198, ISBN 0-495-50112-3.
    «In the corporate governance area, the center-left repositioned itself to press for reform. The Democratic Party in the United States used the postbubble scandals and the collapse of share prices to attack the Republican Party...Corporate governance reform fit surprisingly well within the contours of the center-left ideology. The Democratic Party and the SPD have both been committed to the development of the regulatory state as a counterweight to managerial authority, corporate power, and market failure.».
  9. ^ Witcover (2003), Ch. 1, p. 3.
  10. ^ Bruce Bartlett, Wrong on Race (Palgrave Macmillan, 2008)
  11. ^ Breaking News: Debbie Wasserman Schultz Elected DNC Chair | Democrats.org

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]