Inveruno

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Inveruno
comune
Inveruno – Stemma Inveruno – Bandiera
Inveruno – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Città metropolitana Provincia di Milano-Stemma.png Milano
Amministrazione
Sindaco Sara Bettinelli (lista civica centrosinistra-Rinnovamento popolare) dal 25/05/2014
Territorio
Coordinate 45°31′N 8°51′E / 45.516667°N 8.85°E45.516667; 8.85 (Inveruno)Coordinate: 45°31′N 8°51′E / 45.516667°N 8.85°E45.516667; 8.85 (Inveruno)
Altitudine 161 m s.l.m.
Superficie 12,14 km²
Abitanti 8 582[1] (28-2-2017)
Densità 706,92 ab./km²
Frazioni Furato
Comuni confinanti Arconate, Buscate, Busto Garolfo, Casorezzo, Cuggiono, Mesero, Ossona
Altre informazioni
Cod. postale 20010
Prefisso 02
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 015113
Cod. catastale E313
Targa MI
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti inverunesi
Patrono San Martino, santa Teresa d'Avila
Giorno festivo 11 novembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Inveruno
Inveruno
Inveruno – Mappa
Posizione del comune di Inveruno nella città metropolitana di Milano
Sito istituzionale

Inveruno (Invrugn in dialetto milanese; Eburonum, Everunum in Latino) è un comune italiano di 8.582 abitanti[1] della città metropolitana di Milano, in Lombardia.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Cartello d'entrata nel comune di Inveruno venendo da Casorezzo

Il territorio comunale ha forma allungata orizzontalmente e confina a nord con Arconate e Busto Garolfo, a est con Casorezzo e Ossona, a sud con Ossona e Mesero e infine a ovest con Cuggiono.

Il comune di Inveruno dispone di un'unica frazione, Furato.

Geologia e idrografia[modifica | modifica wikitesto]

Morfologicamente, il territorio di Inveruno è caratterizzato dall'ambiente pianeggiante tipico della pianura padana, prevalentemente adatto a boschi o coltivazioni. L'altitudine si aggira attorno ai 161 m s.m.l.

Sismologia[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista sismico Inveruno presenta un rischio molto basso ed è stata classificata come il comune zona 4[2] (bassa sismicità) dalla protezione civile nazionale.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Il clima di Inveruno è quello caratteristico delle pianure settentrionali italiane con inverni freddi e abbastanza rigidi ed estati che risentono di elevate temperature; la piovosità si concentra principalmente in autunno e in primavera. Il paese appartiene alla zona climatica E.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Le origini celtiche di questo comune rinviano al periodo precedente all'instaurazione definitiva del dominio romano (intorno al II secolo a.C.): l'odierno territorio fu verosimilmente abitato da popolazioni di ceppo gallico che avevano valicato le Alpi. È ascrivibile a questo periodo la probabile origine etimologica dell'abitato: Inveruno deriverebbe infatti dalle parole celtiche Ever e Uno che significano pianta di tasso, data la presunta diffusione dell'essenza arborea nell'area.

A supportare l'origine antica dell'abitato inverunese, sono dei ritrovamenti che sono stati effettuati nel dicembre del 1998 col rinvenimento di una necropoli romana. Gli scavi, di notevole portata, hanno rimesso in luce circa 200 tombe risalenti al tempo della Roma imperiale, datate tra il I ed il IV secolo dopo Cristo. All'interno delle sepolture sono state rinvenute anfore cinerarie, corredi funebri con balsamari in vetro, ceramiche, specchi in bronzo, attrezzi da lavoro, piatti e lucerne in argilla, oltre a numerose monete. Di particolare rilievo è stato il ritrovamento di una fibula a forma di aquila. Il ritrovamento di un così vasto complesso tombale nell'area si spiega forse con la vicinanza del sito alla via consolare Mediolanum-Novaria. Tracce di altri insediamenti antichi sono state ritrovare in via Lazzaretto e in via Piemonte. Del periodo immediatamente successivo rimangono poche testimonianze.

Di Inveruno si fa menzione per la prima volta in un documento scritto risalente all'anno 922 dove si indica che Domenico, arciprete della chiesa di Dairago, era figlio del fu Ambrogio di Euruno (ovvero Inveruno).

Nel XIII secolo il suo territorio risulta essere parte sotto la giurisdizione del Capitolo di Sant'Ambrogio di Milano e parte sotto il dominio dei Crivelli.
In quel periodo fu sede di un monastero di un ordine religioso.

L'infeudazione[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma della famiglia Arconati che furono i primi feudatari di Inveruno e terre circonvicine. Lo stemma comunale, sino al 1941, era composto nella parte superiore dello stemma degli Arconati

Nel 1518 Francesco I, Re di Francia, reggente di Milano, concesse il territorio di Inveruno e quelli circostanti di Arconate in feudo alla famiglia Arconati che nella zona possedeva già altri insediamenti rurali. Quando il Ducato di Milano passò sotto la sovranità degli spagnoli, l'imperatore Carlo V revocò la concessione agli Arconati e passò il feudo alla famiglia milanese dei Maggi che ne presero ufficialmente possesso il 28 maggio 1538. Castellano Maggi, il primo feudatario, non avendo avuto eredi, nominò suo erede il nipote Cesare che a sua volta, nel 1559, nominò erede sua figlia Ippolita, la quale sposò il marchese Alfonso Gonzaga di Castelgoffredo. Quest'ultimo vendette il feudo di Inveruno già nel 1570 nuovamente alla famiglia Arconati i quali curarono poi nel 1604 il completamento del rifacimento della chiesa parrocchiale, prima di allora fatiscente. È probabilmente a questo stesso periodo da ascrivere la diffusione del culto di Santa Teresa d'Avila, mistica spagnola, la quale divenne co-patrona del paese nel 1631, dopo soli nove anni dalla sua canonizzazione.

Il 6 maggio 1652 Filippo IV, Re di Spagna e nuovo duca di Milano, concesse il feudo d'Inveruno a Giovan Battista Lossetti, un capitano di ventura originario di Vogogna (dove ancor oggi vi sorge l'antico palazzo Lossetti) che ne prese solennemente possesso. L'assegnazione ai Lossetti si pose alla fine di una lunga contesa tra gli Arconati e la Regia Camera di Milano dal momento che i primi ritenevano di aver giustamente acquistato il feudo dai Maggi, mentre i secondi ritenevano che tale vendita fosse stata impropria. Alla fine lo Stato ebbe la meglio e gli Arconati si videro riconoscere a malapena la somma spesa anni prima per l'acquisto del feudo. I Lossetti, ad ogni modo, acquistarono dalla Regia Camera il feudo che comprendeva Inveruno, Dairago, Arconate, Buscate, Borsano, Busto Garolfo, Furato, Malvaglio e Villa Cortese. Dal momento che la morsa spagnola si era di molto allentata rispetto agli anni precedenti sulla gestione dei feudi, il Lossetti decise in quello stesso 1652 di rivendere parte dei possedimenti del proprio feudo ad altri notabili: Busto Garolfo e Arconate alla famiglia Arconati, Malvaglio ai Della Croce e Villa Cortese ai Rescalli.

Nel 1717 la casata dei Lossetti si estinse in linea maschile col matrimonio tra Olimpia ed il conte Pietro Antonio Blardoni di Vogogna, nuova famiglia che divenne proprietaria del feudo inverunese, mantenendolo sino al 1796 quando il governo napoleonico abolì il sistema feudale in Italia.

Dall'epoca napoleonica all'Unità d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Il generale sabaudo Manfredo Fanti che con la sua divisione passò da Inveruno nei giorni della Battaglia di Magenta del 1859.

Si alternarono dunque i governi del Ducato di Milano e l'occupazione francese napoleonica la quale, durante la propria reggenza, aggregò Inveruno come frazione al comune di Cuggiono, rimanendo tale sino alla restaurazione.

Subentrato il Regno del Lombardo-Veneto, la popolazione rimase invariata nella sua storia sino ai moti rivoluzionari del XIX secolo. Da notare che, a margine della nota battaglia di Magenta, anche a Inveruno si verificarono alcuni scontri fra le parti belligeranti, che qui (a differenza dell'esito della battaglia più nota) videro vittorioso l'I.R. Esercito austriaco in alcuni scontri. Dopo la definitiva vittoria dei francesi a Magenta, seguì l'avanzata dei piemontesi e così riporta Rinaldo Croci, soldato del 1º reggimento dei Cacciatori delle Alpi:

« ...il generale Fanti pose in marcia verso Magenta, passando per Castano, Buscate, Inveruno e Mesero, la 2^ divisione sarda (da lui comandata) che da Galliate aveva seguito, nel mattino del 4 giugno 1859, con la 3^ divisione le forze messe in campo dal generale Mac Mahon... Una ricognizione di cavalleria piemontese, spinta a Lonate Pozzolo, scambiò con gli avamposti nemici alcuni colpi di fuoco e sulla piazza di Inveruno l'avanguardia, incontratasi con una ricognizione di cavalleria nemica, la caricò arditamente e la respinse con perdite verso Casorezzo.[3] »

Nel 1859 la Lombardia venne così annessa al Regno di Sardegna e lo Stato sabaudo estense anche ad essa le proprie leggi ordinando il territorio secondo nuovi criteri: Inveruno viene compreso nel circondario di Abbiategrasso della provincia di Milano.

Nel 1870 venne aggregato a Inveruno il comune di Furato[4].

Nel 1945, durante le fasi finali della seconda guerra mondiale, il campanile di Inveruno viene bombardato, mantenendo tuttavia la sua struttura portante, ma rendendosi necessaria la ricostruzione della parte finale dello stesso.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Inveruno-Stemma.png
Inveruno-Gonfalone.png

La descrizione araldica dello stemma, concesso con R.D. del 9 dicembre 1941, è la seguente:[5]

« Troncato: nel primo d'argento, a due fasce d'azzurro; nel secondo di rosso al leopardo passante, tenente con la zampa anteriore destra un osso d'argento accompagnato in capo da due stelle d'oro di sei raggi. Ornamenti esteriori da comune. »

La descrizione araldica del gonfalone, concesso con D.P.R. del 30 settembre 1955, è la seguente:

« Drappo partito di giallo e di rosso, riccamente ornato di ricami d'argento, caricato dello stemma con la iscrizione centrata in argento, recante la denominazione del Comune. Le parti di metallo ed i cordoni sono argentati. L'asta verticale è ricoperta di velluto dei colori del drappo, alternati, con bullette argentate poste a spirale. Nella freccia è rappresentato lo stemma del Comune e sul gambo inciso il nome. Cravatta con nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d'argento. »

La creazione del primo stemma comunale avvenne nel 1910 grazie alla collaborazione tra il comune di Inveruno (che prima di allora non si era mai dotato di uno stemma rappresentativo della comunità se non quello delle relative famiglie feudali volta per volta), e l'editore milanese Antonio Vallardi, titolare di un archivio araldico, che si impegnò a realizzare le ricerche storiche necessarie che motivavano la creazione dello stemma.[6] Il risultato fu il seguente:

« Troncato: nel primo cinque punti d'oro equipollenti e quattro d'azzurro - caricati - in quello d'oro al centro la biscia viscontea - quelli d'azzurro quattro stelle d'oro; nel secondo d'argento alla figura di San Martino. »

Questo stemma riprendeva chiaramente gli estremi storici del paese: in esso erano ricordate le famiglie Arconati (cinque punti d'oro e quattro d'azzurro), Lossetti (quattro stele d'oro), Visconti (per il legame con Milano) e la figura di San Martino, patrono della città. Lo stemma attuale, invece, venne completamente rifatto rispetto al precedente per motivi ad oggi sconosciuti nel 1941. Esso appare composto nella parte superiore dall'arma della famiglia Maggi (che fu titolare del feudo di Inveruno dal 1538 al 1570) con le caratteristiche fasciature azzurre e argentee, mentre le stelle e il leopardo passante della parte inferiore sono tratte dallo stemma della famiglia Lossetti.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa Parrocchiale di San Martino vescovo[modifica | modifica wikitesto]

Il campanile della chiesa di Inveruno
Scorcio della facciata attuale della chiesa parrocchiale di Inveruno
Vista panoramica del paese e della lanterna della cupola della chiesa parrocchiale

L'antica chiesa di San Martino venne costruita probabilmente prima dell'anno 1000 e già nel 1177 appare citata col titolo di chiesa, dedicata a San Martino di Tours.

Dal "Liber Notitiae Sanctorum Mediolanensis" di Goffredo da Bussero, apprendiamo che già dal XIII secolo la chiesa di Inveruno era sottoposta alla pieve di Dairago, in seno alla quale divenne dapprima cappella (1398) e poi parrocchia nel 1485. Nel XVI secolo divenne una rettoria e viene segnalata con questo titolo ancora nelle visite pastorali dei secoli XVI e XVIII.[7] La chiesa viene nuovamente citata nell'ambito della visita pastorale del cardinale Giuseppe Pozzobonelli del 1753 durante la quale si segnalò anche la presenta di tre confraternite (rispettivamente dedicate al Santissimo Sacramento, alla Beata Maria Vergine Regina del S. Rosario nella Chiesa Parrocchiale; quella della Penitenza, istituita nell'Oratorio di Sant'Ambrogio). All'epoca il numero dei fedeli era di circa 1000 persone, di cui 700 erano i comunicati. In quest'epoca la parrocchia contava 831.15 pertiche di terreno ad essa annesse, con una rendita netta di 1212.1 lire annue.[7]

Vi furono ampliamenti e rifacimenti nel lento trascorrere dei secoli. Una nuova chiesa, eretta sulla precedente di cui si conservarono la cappella maggiore e la torre del campanile, fu ultimata nel 1604. In essa esisteva una cappella dedicata a San Carlo Borromeo, nella quale si potevs ammirare un grande quadro, rappresentante l'effigie dello stesso santo, opera attribuita al pittore Giulio Cesare Procaccini, oggi conservata in parrocchia. Vi era pure un organo con cinque registri, con annessa cantoria.

L'edificio della chiesa parrocchiale venne ampliato di un terzo rispetto alla precedente costruzione nel 1886 per meglio venire incontro alle esigenze della popolazione che era di molto cresciuta rispetto ai secoli precedenti. La nuova struttura, conclusa già tre anni più tardi, venne riposizionata nell'orientamento, con l'abside posto a nord (a differenza del precedente, orientato in modo tradizionale ad est) e dotata di una facciata di stile neogotico. Ad ogni modo, in breve tempo, ci si rese conto che, per la comparsa di crepe e problemi strutturali, la chiesa anche se riadattata non era in grado di sostenere la nuova struttura e per questo si decise di ricostruirla completamente. Il nuovo progetto (l'attuale), redatto in stile classico dall'architetto e assessore comunale Enrico Strada, venne realizzato fra il 1899 e il 1901, anno in cui la chiesa venne ufficialmente consacrata, il 23 novembre, dal cardinale Andrea Carlo Ferrari. La facciata venne conclusa successivamente.

La parrocchia è stata retta da don Francesco Rocchi fino al settembre 2010, ora è parroco don Erminio Burbello affiancato dal vicario don Claudio Silvetti e con la collaborazione dello stesso don Rocchi. Durante gli anni del ritiro dal ministero episcopale, fu presente l'inverunese Mons. Luigi Belloli (morto nel 2011), vescovo emerito di Anagni-Alatri.

La chiesa possiede un concerto di 10 campane (8 + Sol3 e Re#3) in La2 crescente, fuso nel 1857 dalla ditta Felice Bizozzero di Varese.

Cappella Formenti[modifica | modifica wikitesto]

La cappella funeraria della famiglia Formenti, è sita nel cimitero di Inveruno. È una cappella funeraria e votiva eretta nel cimitero durante i lavori di ampliamento eseguiti alla fine dell'Ottocento. Al suo interno, sulla parte centrale, si trova un affresco di buona fattura raffigurante un'Annunciazione e risalente al 1884, per mano del pittore Raffaele Casnedi.

Altri luoghi di culto[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa di Sant'Ambrogio (non consacrata, solo adibita al culto);
  • Oratorio di San Carlo Borromeo (vecchio Oratorio Femminile);
  • Oratorio del Sacro Cuore di Gesù (cappella delle Piccole Serve del Sacro Cuore - Fondazione don Ercole Paganini);
  • Oratorio dell'Annunciata (Cascina Garagiola);
  • Cappella di San Rocco; È stata costruita verso il 1600 in onore di San Rocco patrono degli appestati e probabilmente serviva come un secondo Lazzaretto nei momenti in cui gli appestati erano troppo numerosi.
  • Lazzaretto. È un edificio costruito ai confini con Mesero nel 1600 (luogo in cui venivano trasportate le persone colpite da peste). La maggiore epidemia si diffuse nel 1630 (alcuni riferimenti su questa ci pervengono da Alessandro Manzoni). Quando l'epidemia cessò nel 1631 gli inverunesi si riunirono in piazza Grande e fecero voto, per sé e per i propri eredi, di far celebrare solennemente le festività di Santa Teresa, eletta a compatrona di Inveruno, di San Rocco, protettore degli appestati, di San Sebastiano e di San Carlo.

Vennero poi innalzate due colonne in granito, sormontate da una croce in ferro, a ricordo della peste; una fu innalzata davanti al Lazzaretto e una ai confini di Inveruno, con Mesero e Cuggiono, all'incrocio fra le vie Manzoni, Martiri della Libertà e viale Lombardia: sono entrambe visibili ai nostri giorni. L'edificio oggi presente, è però il risultato di numerose modifiche e ristrutturazioni.

Luoghi di culto non più esistenti[modifica | modifica wikitesto]

Degna di menzione è l'antica e preesistente chiesa della Santa Croce e di Sant'Ambrogio, sede della Confraternita della Penitenza, e sepolcreto dei confratelli della stessa. Bruciata agli inizi del sec. XX, veniva ricordata già nel XVI come "ornata da pitture vetuste". Durante il XVII secolo fu sede di un lazzaretto (sempre il Chronicon parrocchiale ne cita l'altare all'aperto su cui si celebravano funzioni per i malati). Sul luogo dove essa sorgeva (ora via Marcora) sorge oggi Villa Gajetti. Vi si trovarono pure sepolture longobarde.

Vi era inoltre un oratorio dedicato a Santa Teresa (chiamata dagli inverunesi "la gisèta"), abbattuto negli anni sessanta del secolo XX: sul luogo ove sorgeva si trova oggi una edicola inaugurata nel 2010 con una bassorilievo dell'opera di don Marco Melzi (Scuola del Beato Angelico di Milano) e l'antica croce del timpano della facciata della chiesetta. È infine attestata la presenza di altri due oratori (o cappelle) di probabile giuspatronato familiare.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Villa Tanzi Mira[modifica | modifica wikitesto]

Oggi sede degli uffici comunali, la neoclassica Villa Tanzi Mira fu, nei primi del Novecento, residenza del sindaco Gaetano Tanzi Mira.

Le origini della villa sono però da ascrivere al Settecento in quanto l'area su cui attualmente è presente la struttura già appariva identificabile nella mappatura del Catasto Teresiano anche se all'epoca era ancora indicata come di proprietà dei signori Bozzacchi, di origini milanesi, i quali fecero costruire un primo nucleo della villa. La struttura venne successivamente venduta alla famiglia Rosnati nel 1858, i quali l'ampliarono notevolmente facendola divenire il fulcro di una vasta tenuta agricola nella zona.

Nel 1870 la villa venne acquistata dalla nobildonna Luigia Mira, moglie del nobile Gaetano Tanzi, la quale già possedeva la maggior parte dei terreni circostanti, avendoli ereditati dalla madre Carolina Orsini, figlia del nobile Luigi.[8] Alla morte di Luigia Mira, in mancanza di eredi diretti, la proprietà passò al nipote ingegnere Gaetano Tanzi che assunse il cognome Mira in memoria della zia. La villa rimase proprietà della famiglia Tanzi Mira sino al 1969 quando l'allora sindaco di Inveruno, il dottor Francesco Virga, propose l'acquisto dello stabile alla famiglia. L'anno successivo l'operazione venne completata il 19 dicembre 1970 dal nuovo sindaco Giovanni Marcora, il quale nel 1975 avviò una vasta opera di restauro conclusasi solo nel 1999.

All'interno, la villa presenta pregevoli soffitti decorati che spaziano molto a livello stilistico come è possibile ammirare al piano terreno dove la "sala del camino" mostra decorazioni floreali di epoca neoclassica, mentre la "sala d'angolo" presenta motivi pittorici a drappeggio di gusto ottocentesco. La villa conserva ancora oggi uno torchio per la pigiatura del vino risalente al 1759 ed un parco aperto al pubblico.

Palazzo Baffa[modifica | modifica wikitesto]

Noto anche come la filanda, il monumentale complesso di impianto settecentesco è composto dalla villa padronale (con un parco secolare) e da due corti laterali. L'attuale edificio sorge certamente su preesistenti edifici, situandosi nel cuore e nel nucleo più antico del paese.

Villa Muggiani[modifica | modifica wikitesto]

La caratteristica torre di Villa Muggiani

Popolarmente nota come "la Tureta", per la torre che ne caratterizza l'impianto, è una pregevole residenza privata; già dell'illuminato imprenditore Cav. Muggiani, uomo di grandi e profetiche vedute, che primo fra tutti, seppe impiantare a Inveruno, insieme ad una moderna attività industriale legata al tessile, un insieme di servizi sociali veramente all'avanguardia: una società sportiva; la costruzione della Materna, antesignano dei moderni asili nido aziendali; la promozione di un prestito per azioni fra la popolazione.

Villa Verganti[modifica | modifica wikitesto]

Edificata fra il XIX e il XX secolo, è un classico esempio di villa tipicamente lombarda. L'ampio parco è ricco di interessanti essenze.

Cascina Garagiola[modifica | modifica wikitesto]

Imponente cascina tipicamente lombarda è attualmente oggetto di interventi da parte dell'attuale proprietà, che ne ha mantenuto l'originale e mai interrotta destinazione di azienda agricola. Di rilievo l'Oratorio dell'Annunziata, sito alla destra del portone d'ingresso dello stabile: una piccola cappella intitolata a Maria Ss.ma annunciata, con una bella tela raffigurante San Carlo Borromeo; l'Oratorio oggi è usato per piccole cerimonie: adorazioni eucaristiche e momenti di preghiera.

Il Torchio[modifica | modifica wikitesto]

Fa parte del complesso di Villa Tanzi: un grande torchio a vite in legno e pietra, lungo 14 metri e alto 5. Costruito nel 1759 per la pigiatura dell'uva da vino. Segno di una coltura di vite nella zona.

L'imponente macchinario rimase in funzione fino al 1870, momento dell'abbandono di questo tipo di coltivazione a causa della diffusione della fillossera (un insetto di provenienza nordamericana che distrusse i vitigni). Inoltre, grazie all'apertura del canal Villoresi (1886 ad opera dell'ingegner Eugenio Villoresi), nelle campagne inverunesi si verificò un radicale cambiamento nelle colture tradizionali.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[9]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Fino alla fine degli anni cinquanta del XX secolo, Inveruno rimase prevalentemente un centro agricolo sebbene l'industria tessile e quella meccanica fossero discretamente sviluppate. Il boom economico degli anni sessanta provocò un considerevole aumento delle attività industriali, commerciali ed artigianali. Se, per esempio l'Olificio Belloli di Inveruno divenne uno dei più importanti d'Italia nel settore dell'olio di semi, le Officine Elettriche Colombini di Romano e fratelli fu uno dei più innovativi stabilimenti per la costruzione di trasformatori elettrici. Parallelamente si verificò un lento ma costante declino del settore agricolo, infatti, attualmente sopravvivono solo una decina di aziende agricole rispetto al centinaio che se ne poteva contare negli anni cinquanta. Nonostante il considerevole sviluppo dell'industria e del commercio, esistono circa 250 fra attività commerciali, artigianali ed industriali, mentre si sente sempre più la carenza del settore elettronico e della tecnologia.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Il comune è collegato con i comuni del magentino, del legnanese e con Milano attraverso un servizio di autolinee gestito da Movibus.

Fra il 1879 e il 1952 la località era servita dalla tranvia Milano-Castano Primo altresì nota con il soprannome di Gambadelegn.

Tradizioni, Eventi e Cultura[modifica | modifica wikitesto]

  • 11 novembre: Festa Patronale di San Martino - fiera agricola e zootecnica con 30.000 m² di spazio espositivo;
  • Ultimo giovedì di gennaio: la Gioebia, con corteo spontaneo del fantoccio che viene poi bruciato; per cena, ul scinin dàa Gioebia: fagioli dell'occhio con salame cotto (talvolta, salame di fegato); alcune associazioni spostano la festa al sabato seguente.
  • Lunedì dell'Angelo (Lunedì in Albis): fiera delle merci;
  • 15 ottobre: Processione di Santa Teresa d'Avila.

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

La cucina inverunese è contagiata molto, anzi, appartiene alla cucina tipica milanese; I piatti forti quindi, sono quelli tipici di Milano:

  • La cotoletta alla milanese
  • Il risotto alla milanese

Tipicamente Inverunesi:

  • La Piota: dolce costituito da pasta per il pane con l'aggiunta di fichi e mele;
  • Il risotto giallo con la salsiccia
  • La Cassoela: piatto costituito da verze, cotenna di maiale, costine di maiale.
  • La Rusumàa: sorta di zabaione "a freddo" ottenuto con l'unione dell'albume d'uovo montato a neve, del tuorlo lavorato con poco zucchero e marsala (o varianti con caffè o vino rosso).

Persone legate a Inveruno[modifica | modifica wikitesto]

  • Paolo Angelo Ballerini (1814-1897), arcivescovo di Milano, poi patriarca titolare di Alessandria dei Latini
  • Luigi Belloli (1923-2011), vescovo di Anagni-Alatri
  • Giovanni Marcora (1922-1983), deputato e senatore della Democrazia Cristiana e ministro della Repubblica

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

La principale squadra di calcio della città è l'U.S. Inveruno fondata nel 1945 e storicamente militante nelle categorie dilettantistiche (con alcune partecipazioni in Serie D come miglior risultato).

Nel palmarès annovera la Coppa Italia Promozione 2006. Inoltre il 6 gennaio 2011 nella finale di Coppa Italia di Eccellenza a Seveso ha battuto 2-0 l'Aurora Seriate laureandosi Campione di Lombardia, accedendo alla Fase Nazionale. In questa manifestazione, dapprima vinse il girone con Pro Settimo Eureka e Bogliasco, poi superò ai quarti il Fontanafredda. Si arrese solo all'Ancona in semifinale, giocando ad armi pari contro i Dorici.

Nella stagione 2012-2013 trionfa nuovamente in Coppa Italia regionale a Lecco battendo in rimonta 2-1 il Ciserano e vince il campionato con 2 giornate d'anticipo a Busto Garolfo, tornando in Serie D dopo 50 anni d'assenza.

Il campo casalingo del club è lo stadio Luigino Garavaglia.

S.O.I.[modifica | modifica wikitesto]

La Sportiva Oratoriana Inverunese è stata fondata nel settembre 1946 da un gruppo di giovani dell'oratorio. Terminata la seconda guerra mondiale, lo sport, era strumento di aggregazione, così si formò un principio di organizzazione della neonata associazione sportiva. Nel corso degli anni si è abbandonata la pratica del calcio e si sono promosse le seguenti attività sportive:

  • Atletica Leggera
  • Pallacanestro
  • Pallavolo
  • Ginnastica di mantenimento

Basket[modifica | modifica wikitesto]

Notevole l'impegno della Soi Inveruno che nell'anno 2009 è passata alla categoria Promozione nell'ambito cestistico.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Sindaci durante il Regno d'Italia Italia[modifica | modifica wikitesto]

nome carica dal al partito anno e luogo di nascita anno e luogo di morte note
Carlo Giuseppe Camperio sindaco 1861 1864 Destra storica San Giuliano di Melegnano, 01-07-1801 Inveruno, 06-04-1865
Giuseppe De Ponti assessore anziano 14 aprile 1864 6 ottobre 1864 Robecco sul Naviglio, 27-06-1841 Inveruno, 1894 Facente funzioni di sindaco
Gaetano Tanzi sindaco 6 ottobre 1864 1867 Destra storica Nobile
Giuseppe De Ponti sindaco 1867 1894 Destra storica Robecco sul Naviglio, 27 giugno 1841 Inveruno, 1894 Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia
Ernesto Baffa[10] sindaco 1895 1910 Destra storica Bienate, 09-11-1841 Milano, 05-01-1911 Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia, ingegnere
Gaetano Tanzi Mira sindaco 1910 1920 Popolare Inveruno, 29-07-1959 Nobile, Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia, ingegnere, nipote del sindaco omonimo
Mario Ferraresi commissario prefettizio 1920 1920
Giuseppe Ferrario sindaco 1920 1921 PSI
Aquilino Farè commissario prefettizio 1921 1924 Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia
Gian Luigi Baffa sindaco 1924 1926 Liberali Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia, ingegnere, nipote di Ernesto Baffa
Gian Luigi Baffa podestà 1926 1944 PNF Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia, ingegnere, nipote di Ernesto Baffa
...

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 28 febbraio 2017.
  2. ^ Rischio sismico per provincia su protezionecivile.it Archiviato il 18 aprile 2009 in Internet Archive..
  3. ^ Testimonianza di Rinaldo Croci, in Storia della campagna d'Italia nel 1859 descritta ed illustrata ad uso dei soldati e del popolo, ed. Pagnoni, Milano, 1860
  4. ^ Regio Decreto 9 giugno 1870, n. 5722
  5. ^ Vedi qui
  6. ^ La spesa per questa ricerca e per la resa grafica dello stemma (affidata alla nota ditta "Stefano Johnson"), come ribadì lo stesso Vallardi al sindaco del comune, fu di 50 L.
  7. ^ a b Parrocchia di San Martino (1485 - [1989]) - Istituzioni storiche - Lombardia Beni Culturali
  8. ^ In totale gli Orsini ad Inveruno superarono le 500 pertiche di proprietà
  9. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  10. ^ Questi era imparentato con l'ingegnere Eugenio Villoresi il quale, già figlio di Teresa Baffa, aveva sposato Rosa Baffa, cugina di Ernesto

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • C. Colombo, Inveruno - Storia del mio paese dalle origini al 1939", Comune di Inveruno, 1995

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