Arluno

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Arluno
comune
Arluno – Stemma Arluno – Bandiera
Arluno – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Provincia Provincia di Milano-Stemma.png Milano
Amministrazione
Sindaco Moreno Agolli (lista civica) dal 26/05/2014
Territorio
Coordinate 45°30′N 8°56′E / 45.5°N 8.933333°E45.5; 8.933333 (Arluno)Coordinate: 45°30′N 8°56′E / 45.5°N 8.933333°E45.5; 8.933333 (Arluno)
Altitudine 156 m s.l.m.
Superficie 12,36 km²
Abitanti 11 882[1] (31/1/2015)
Densità 961,33 ab./km²
Frazioni Cascina Poglianasca, Rogorotto, Cascina Malpensa, Cascina Frisasca
Comuni confinanti Casorezzo, Corbetta, Nerviano, Ossona, Parabiago, Pogliano Milanese, Santo Stefano Ticino, Sedriano, Vanzago, Vittuone
Altre informazioni
Cod. postale 20010
Prefisso 02
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 015010
Cod. catastale A413
Targa MI
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climatica zona E, 2 563 GG[2]
Nome abitanti arlunesi
Patrono Pietro e Paolo
Giorno festivo 29 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Arluno
Arluno
Posizione del comune di Arluno nella città metropolitana di Milano
Posizione del comune di Arluno nella città metropolitana di Milano
Sito istituzionale

Arluno (Arlun in dialetto milanese, Arlugn in dialetto arlunese) è un comune italiano di 11.882 abitanti[1] della città metropolitana di Milano, in Lombardia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La formella del 1455 nel lato est della chiesa

Nella Corografia dell'Italia (1832), Giovanni B. Rampoldi[3], fa risalire il nome agli Aruleni, un'ipotetica antica e possente famiglia insubre, dove qui il termine starebbe per lombardi occidentali o al massimo gallo-romani, che possedevano una villa dotata di frutteti; Dante Olivieri nel suo Dizionario di toponomastica Lombarda (1931) dichiara che i nomi con desinenza "uno", si possono supporre di origine gallica, oppure celtica se derivato da persone o cose. La pretesa che il nome Arluno derivi dal latino Ara Lunae (altare della luna), è da attribuire a Filippo Argelati che nella sua opera dal titolo Bibliotheca Scriptorum mediolanensium uscito nel 1745, alla voce Bernardinus Arlunus latinizza il termine Arluno in Are Lunae, ed è la prima volta in assoluto che tale termine viene usato. Il ritrovamento nel 1951 di oltre 250 monete romane di rame e bronzo risalenti al II secolo e frammenti di vasi e urne cinerarie, attestano solo il passaggio e non un insediamento di epoca romana.

Dal Liber Notitiæ Sanctorum Mediolanensis di Goffredo da Bussero, apprendiamo che l'abitato intorno al 1200, disponeva di tre piccole chiese che si stagliavano lungo l'abitato. Ciò porta ad ipotizzare una consistenza abitativa ipotizzabile intorno alle 400 unità; mentre la più antica iscrizione si rintraccia su una formella sul lato orientale della chiesa in cui è incisa in cifre romane la data MCCCCLV-/-dm (anno domini 1455).

Silvio Pellico trascorse diversi anni ad Arluno come precettore della famiglia Porro-Lambertenghi

Al primo Rinascimento risalirebbe invece la presenza di un primo antico cortile che svolgeva essenzialmente il ruolo di centro commerciale ed amministrativo del paese e come tale era detto Bruett (quasi ad imitare nell'assonanza il ben più famoso "Broletto" milanese), che venne costruito per ordine della famiglia Litta, che si era distinta nel periodo medioevale come una delle più ricche e potenti del luogo, in particolare per l'attività fondiaria.

Nel 1574, come si evince da un documento conservato oggi nell'Archivio diocesano di Milano, il parroco don Ambrogio Ferrario, nominato da san Carlo Borromeo, redasse una delle prime stime della popolazione arlunese che ammontava a 860 anime.[4]

Nel XVII secolo, Arluno divenne feudo della famiglia Pozzobonelli, ed uno dei suoi più illustri appartenenti, il cardinale Giuseppe Pozzobonelli, nonché vescovo settecentesco di Milano, incaricò l'architetto Giulio Galliori di ricostruire in forme sobrie la chiesa dei SS. Pietro e Paolo a partire dal 1762, la nuova chiesa fu consacrata dallo stesso cardinale Giuseppe Pozzobonelli il 17 settembre 1775. Il 16 gennaio 1806 nacque ad Arluno da Rosa Pogliani e dal medico Giuseppe Castiglioni, Cesare Castiglioni fondatore della Croce Rossa Italiana.

Personaggi di rilievo calcarono il suolo arlunese: Giuseppe Parini trascorse alcuni momenti di svago a Villa Marliani (che in seguito diventerà Villa Taroni) e Silvio Pellico, fu ospite a lungo del conte Luigi Porro-Lambertenghi nel Palazzo Pozzobonelli in qualità di precettore dei figli.

Nella prima metà dell'Ottocento, iniziò l'attività industriale che consisteva essenzialmente nella presenza di filande lungo il territorio comunale, per la lavorazione della seta prima e del cotone più tardi, attività che venne affiancata dal diffondersi intensivo dell'allevamento del bestiame da latte.

La conseguente crescita edilizia, favorì lo sviluppo dell'abitato, che ad ogni modo ancora oggi conserva nel centro storico l'impianto seicentesco.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Arluno-Stemma.png
« Di rosso, al volo d'argento sormontato da un crescente dello stesso. Ornamenti esteriori da comune. »
(Descrizione araldica dello stemma[5])

Il riferimento storico del crescente che sormonta le due ali spiegate è probabilmente da riferirsi all'altare dedicato alla dea Luna (Ara Lunae) che era comunemente presente negli accampamenti dei legionari romani, anche se una certa tradizione nei secoli ha ravvicinato le insegne civili di Arluno a quelle private della famiglia di Bernardino Arluno, storico della corte degli Sforza di Milano nel XV secolo, è anche uno stemma parlante: Ali+luna. (in dialetto Ar=Ali).

Lo stemma attuale venne ad ogni modo adottato in tempi relativamente recenti (D. R. del 17 ottobre 1935), in quanto sappiamo che ancora nel 1673 lo stemma araldico della comunità era composto da un partito composto dallo stemma della famiglia Sormani (un castello torricellato sorretto da un leone) e quello dei marchesi Pozzobonelli (un'aquila ad ali spiegate e contornata da sei gigli d'oro).[6]

Le Chiese[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa dei Santi Pietro e Paolo[modifica | modifica wikitesto]

La facciata della chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo

Costruita tra il 1762 ed il 1769 da Giulio Galliori (futuro sovrintendente dell'opera del Duomo di Milano), la Chiesa dei Santi Pietro e Paolo di Arluno venne commissionata dal cardinale Giuseppe Pozzobonelli, arcivescovo di Milano per quattro decenni, e rimasta poi di proprietà della famiglia del prelato che essendo feudataria del borgo legò gran parte della propria storia al borgo. La chiesa venne ufficialmente consacrata dallo stesso Pozzobonelli il 17 settembre 1775.

Portale Parrocchiale
Un pezzo della famosa "sbara" di Arluno

La chiesa si presenta esternamente e internamente in forme e stili settecenteschi, con strabilianti esempi di architettura scenografica quali la facciata barocca, le splendide vetrate dell'abside (in stile rococò) e l'altare maggiore in legno, decorato con puttini laccati di bianco che affiancano le colonne doriche che fanno da copertura al tempietto del tabernacolo. Anticamente, la costruzione disponeva anche di un ossario che venne demolito nel 1852 assieme al campanile, sostituito con quello attualmente visibile su progetto di Ambrogio Lomeni. Ai lati dell'altare sono visibili due affreschi ad opera del pittore Gaetano Barabini. L'affresco della cupola è invece opera del pittore arlunese Rodolfo Gambini e del fratello Giuseppe. La chiesa ospita inoltre dei moderni portali bronzei realizzati dalla religiosa ed artista suor Angelica Ballan.

Altro tratto caratteristico della chiesa arlunese è il sagrato, contraddistinto da una lunga balaustra in colonnine di granito (detta popolarmente la sbàra d'Arlügn) che racchiude tutto il piazzale e che venne realizzata per la prima volta nel XVIII secolo in sostituzione del precedente filare di gelsi che attorniava la piazza della chiesa. Questa delimitazione era dovuta anche al fatto che, ancora nel Settecento, il piazzale era in parte utilizzato come cimitero del borgo che venne trasferito al di fuori dei confini dell'abitato secondo le direttive dell'Editto di Saint Cloud voluto da Napoleone agli inizi dell'Ottocento, fatto che fece cadere in disuso anche la balaustra stessa. Nel 1936 durante i lavori di rifacimento del selciato antistante il sagrato la "sbara" fu rimossa. L'opera è stata poi completata nelle parti mancanti e restaurata nel 1996.

La Chiesetta dell'Assunta (demolita)[modifica | modifica wikitesto]

La chiesetta dell'Assunta prima di essere demolita.

La più antica testimonianza dell'esistenza di questa chiesa risale al 1250, non è mai stata parrocchiale, ma era stata dotata di una Cappellania dai maggiori proprietari del paese nel 1512, da un documento dello stesso anno sappiamo che si celebrava la S. Messa Domenicale. Era situata alla fine di via Parini oltre il canale Villoresi, all'interno del cortile del condominio dove si trova la sede delle Poste di Arluno. All'inizio del '900 rimase inclusa fra le proprietà della filanda Gattinoni, esclusa da ogni pubblico passaggio; col tempo la parrocchia la lasciò cadere in prescrizione. Prima di essere demolita nel 1973 per fare posto ad un complesso residenziale era adibita a laboratorio di collanti e vernici.

Il vecchio Oratorio era situato in via Mazzini

Oratorio S. Antonio da Padova (crollato e poi demolito)[modifica | modifica wikitesto]

Eretto nel XVIII secolo per volere di Carlo Bartolomeo Piotti, l'Oratorio di stile barocco era annesso a casa civile, orto e giardino. Successivamente la proprietà passò alla famiglia Andreetti che nel 1831 venne devoluta in beneficenza all'Ospedale Maggiore di Milano. Fino agli inizi della Prima Guerra Mondiale l'Oratorio era destinato ad accogliere bambini fino ai dieci anni di età. Nel 1996 l'edificio ormai pericolante venne abbattuto per far posto ad abitazioni.

La Chiesa di Sant'Ambrogio

Chiesa di Sant'Ambrogio[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di Sant'Ambrogio, risalente al XV secolo, venne usata nei secoli successivi come ricovero per gli appestati (data anche la sua vicinanza con il luogo che veniva usato come lazzaretto), ed il terreno circostante si proponeva come un cimitero straordinario in occasione delle gravi epidemie che colpirono il paese nel corso di tutto il Seicento. Gravemente danneggiata dall'incuria e dal tempo, nel 1646 venne restaurata e dal 1904 venne incorporata a servizio dell'oratorio maschile di Arluno. Negli ultimi mesi del 2007 e nel corso dei primi mesi del 2008 la chiesa è stata oggetto di una nuova ristrutturazione che nel frattempo è divenuta parte del centro diurno per anziani "Don Carlo Rozzoni" (già Oratorio di Sant'Ambrogio) essendosi spostato l'oratorio presso l'ex collegio delle Figlie del Sacro Cuore. (vedi voce sottostante)

Edifici Notevoli[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Pozzobonelli Scala poi Palazzo Pestalozza[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Pestalozza visto dal fronte principale, di fronte alla chiesa parrocchiale di Arluno

Caratterizzato nel corso dei secoli da denominazioni diverse (Palazzo Pozzobonelli Scala, Palazzo Valentini, Villa Pestalozza, Palazzo Pestalozza-Dal Verme). Il Palazzo Pestalozza, sito in Piazza Pozzobonelli, si trova in pieno centro storico, prospiciente la chiesa parrocchiale.

Voluto dal marchese Pozzobonelli (antenato dell'Arcivescovo milanese Giuseppe Pozzobonelli) che era divenuto feudatario di Arluno sin dal 1647. La costruzione, di origini settecentesche con rimaneggiamenti ottocenteschi di stile neoclassico, presenta un tipico impianto formale a "U" con i corpi laterali congiunti da una lunga cancellata in ferro battuto, tre portoni nell'area della casa padronale, completati sul laterale da due ali terminanti sulla pubblica via, sormontate da timpani e dotate di balconcini. Un passaggio a destra dell'edificio padronale, consentiva l'accesso alle scuderie della villa.

Villa Bolognini alla frazione Poglianasca.

Villa Bolognini[modifica | modifica wikitesto]

Villa Bolognini venne edificata nel 1689 e terminata nel 1714 dal marchese Giuseppe Bolognini, come abitazione nei pressi della vicina Cascina Poglianasca da lui acquistata in loco. Con la morte nel 1937 di Luigi Bizozzero, ultimo erede delle fortune dei marchesi Bolognini, il complesso passò per eredità all'Ospedale Maggiore di Milano, il quale lo cedette in seguito all'associazione "Amici di Giovanni Marcora" poi alla "Fondazione Giuseppe Restelli Onlus", la quale accoglie ancora oggi nel complesso della cascina una serie di cooperative ed associazioni sociali.

La villa presenta nella parte centrale il corpo padronale rialzato, evidenziato da un portico al pian terreno e da una serie di sei finestre ad arco al piano superiore, e conserva le caratteristiche originarie delle cascine lombarde.

Il palazzo Pozzobonelli Porro Lambertenghi Dell'Acqua, visto da piazza Europa con il monumento ai caduti per la resistenza
La meridiana

Palazzo Pozzobonelli Porro Lambertenghi Dell'Acqua[modifica | modifica wikitesto]

Fatto costruire agli inizi del Settecento dalla famiglia Pozzobonelli, fu questa la residenza di Silvio Pellico durante il periodo che trascorse ad Arluno come precettore dei figli del conte Luigi Porro Lambertenghi nel 1816. Successivamente, la residenza passò a Francesco Prada ed ai padri rosminiani che ne fecero un centro di studi religiosi, perdurando in attività sino al 1860 quando il neo comune di Arluno acquistò il palazzo per farne la sede degli uffici comunali e della scuola elementare del paese. Nel 1925 la struttura passò al Cotonificio dell'Acqua che ne farà l'abitazione dei dipendenti della ditta stessa.

La struttura è articolata sull'ingresso gettante sul corso principale tramite un portone a botte dei tre originariamente presenti nel complesso. Oltrepassato l'ingresso si accede ad un piccolo cortile porticato che si apre con una struttura a "U" con una decorazione a fasce di intonaco in rilievo che contribuiscono a dare suddivisione e movimento alla facciata della struttura. Nella facciata a sud che dà sul parco di piazza Europa, è presente una meridiana, e su tutta la struttura campeggia una torretta panoramica, un tempo usata anche come piccionaia.

Villa Taroni negli anni '30, quand'era la sede del municipio e delle scuole elementari

Villa Taroni (demolita)[modifica | modifica wikitesto]

Villa Taroni, demolita negli anni '60 del Novecento, era la più antica costruzione adibita a residenza esistente in paese. Il suo impianto risaliva infatti al periodo rinascimentale, ma si basava su tracce di un edificio preesistente e risalente al XII secolo. La villa era originariamente di proprietà della famiglia Litta che la cedette in seguito alla famiglia Menati, poi ai Marliani, ai Radice ed infine ai Taroni che la vendettero al comune nel 1927 con l'intento di farne la sede del municipio e della scuola elementare del paese, cosa che avvenne nel 1928. Qui vi soggiornò il poeta Giuseppe Parini, ospite dell'avvocato e senatore milanese Rocco Marliani.

La pianta a "U" della villa richiamava gli stilemi tipici della villa lombarda, con cortile chiuso verso la strada da una cinta; il corpo padronale era rialzato, con un portico colonnato alla base ed il tutto sormontato da un frontone di forma triangolare. La villa disponeva inoltre di un ampio parco di cui oggi rimane a testimonianza il solo cancello d'ingresso, fa bella figura di se nel parco del complesso residenziale "Orologio".

Il portale che si apriva sul parco di Villa Taroni

Collegio delle Figlie del Sacro Cuore[modifica | modifica wikitesto]

Edificio realizzato a partire dal 1854, il Collegio delle Figlie del Sacro Cuore fu l'insediamento locale di questa congregazione, nonché prima scuola elementare per ragazze, sede dell'oratorio femminile e di varie associazioni religiose femminili. Fu qui che maturò la propria vocazione religiosa Santa Francesca Saverio Cabrini, diplomandosi maestra presso questo istituto. La struttura è arricchita dalla presenza di un quadriportico a quarantaquattro campate di buona fattura e progettazione e si articola su tre piani. Attualmente la struttura è sede dell'oratorio parrocchiale.

Il Centro Sacro Cuore in Via Marconi

Molino Moroni Mario[modifica | modifica wikitesto]

Storico Molino ad acqua sulle sponde del Canale Villoresi. Costruito da Ercole Moroni, entrò in funzione nel 1892, da allora è sempre stato gestito dai discendenti della famiglia. Fino alla metà del secolo scorso nel mulino c'era anche una fabbrica del ghiaccio. Con lo sviluppo industriale il paese perse la sua vocazione agricola, e anche il mulino cadde in disuso. Ne prende il nome anche una contrada del Palio di Arluno.

Il mulino Moroni sul Canale Villoresi
il vecchio lavatoio

Lavatoio (crollato)[modifica | modifica wikitesto]

Il vecchio lavatoio costruito negli anni '20 dello scorso secolo, era situato a lato del canale Villoresi all'altezza di via Turati, era molto usato dalle donne del posto anche come luogo di aggregazione, crollò durante i lavori di manutenzione e copertura di un tratto del canale Villoresi, non fu più ricostruito. Nell'autunno del 2014, la Pro loco Arluno e un gruppo di facebook, si sono attivati per sensibilizzare l'opinione pubblica per la possibile ricostruzione del lavatoio.

Frazioni e Cascine[modifica | modifica wikitesto]

Cascina Frisasca[modifica | modifica wikitesto]

La Cascina Frisasca che da il nome all'omonima frazione di Arluno, nel Parco del Roccolo, al confine con Parabiago

La cascina Frisasca è una struttura agricola del territorio di Arluno risalente al XVI secolo. Proprietà dei nobili Svirigo, nel 1574 la cascina risulta di proprietà del Monastero delle Veteri di Milano il quale attorno al 1750 la cedette al Deputato all'Estimo del Comune di Arluno, Gerolamo Pogliani ed al di lui figlio Giovanni. Il complesso venne poi venduto dalla famiglia Pogliani a Giovanni Redaelli nel 1847, da questi passò ad Angelo Belloni di Busto Arsizio nel 1895. Fino a metà degli anni '70 mantenne la sua natura agricola, ospitando fino ad un'ottantina di persone. Fu ristrutturata negli anni '80 ed è tra le 4 cascine di Arluno inserite nel piano regionale di conservazione ambientale.

La chiesetta dei Santi Martiri Gervaso e Protaso

Cascina Poglianasca[modifica | modifica wikitesto]

La cascina Poglianasca si trova sulla strada SP229 che collega Arluno con Pogliano Milanese.

I primi proprietari di cui si trova cenno, nella metà del XVII secolo, sono i signori Daverio e Varesi, proprietari delle 2 corti ad oriente della strada, mentre i signori Osio di quella ad occidente.

Nel 1689 le 2 corti dei Daverio e dei Varesi vengono acquistate dai signori Menati, mentre la proprietà degli Osio viene venduta al marchese Giuseppe Bolognini, il quale acquista alla cascina ulteriori terreni per 920 pertiche (600 000 m²). Il marchese inoltre fa costruire un altro cortile sulla pubblica via per Pogliano Milanese e edifica una chiesetta dedicata a Sant'Antonio da Padova, sostituendo l'edicoletta di San Bernardo che custodiva la tomba dei fondatori della cascina. Nel 1714 viene terminata l'elegante villa dei Bolognini che si trova nel cortile della chiesa con un portico a 4 colonne al piano terreno ed una elegante veranda a colonnine ed archi al piano superiore. Al Bolognini succede, nella proprietà della cascina, l'avvocato Giuseppe Francesco Pizzotti di Vigevano, avendone spostato la figlia Antonia e, alla sua morte, avvenuta nel 1753 succede il figlio Giovanni. Nel 1775 tutti i beni dei Pizzotti vengono acquistati dal Visconte di Rosate che nel 1812 vende al signor Guido Riva. Nel 1825 la vecchia chiesetta dedicata a Sant'Antonio da Padova viene sostituita da una nuova più grande chiesa dedicata ai Santi Gervaso e Protaso, tutt'oggi esistente. Nel 1854 la cascina è acquistata da Andrea Radice al quale subentra la figlia Adele. Nel 1904 Adele vende tutto al facoltoso commerciante Luigi Bizzozzero al quale, in seguito alle sue volontà testamentarie, si deve il passaggio dell'intera proprietà all'Ospedale Maggiore di Milano nel 1937.

È proprio dall'Ospedale Maggiore di Milano che la Fondazione Marcora, tra il 1985 ed il 1999, sotto la guida del dr. Giuseppe Restelli, attraverso quattro aste pubbliche acquista l'intera proprietà per un totale di 9.000 m² di immobili e 37.000 m² di terreni e, dopo una impegnativa opera di ristrutturazione, ne fa la sua sede.

Cascina Gomarasca[modifica | modifica wikitesto]

Già esistente nel 1500, appartenne ai Crivelli di Magenta e nel 1574 vi abitava la famiglia Oldani con 28 componenti.La cascina passò di proprietà ai Casati nel 1700, i quali per un fallimento furono costretti ad alienarla a Giovanni Battista Pecchio (o Pechio). Terza cascina per importanza, verso il 1800 passò ai Sala di Milano . Nel 1835 ne divenne proprietario Giovanni Battista Limito il quale nel 1838 fece restaurare la chiesetta in onore del suo Santo Patrono, San Giovanni Battista, su disegno dell'Architetto Ambrogio Lomeni, autore anche del Campanile di Arluno. La chiesetta era già presente sulla mappa del 1722 del Catasto Teresiano, venne benedetta ed riaperta al culto il 25/10/1840. In seguito la cascina Gomarasca venne ceduta prima ai Mazzucchelli, poi al fittavolo Ravanelli Luigi e nel 1924 alla famiglia Cusaro. La cascina, tuttora abitata si trova sulla strada provinciale 34, al confine con Vittuone.

L'entrata della cascina Gomarasca con la chiesetta dedicata a San Giovanni Battista

Cascina Radice[modifica | modifica wikitesto]

Costruita nel 1857 da Attilio Radice, chiamata "Cascina Adele" in onore della propria figlia. Per molti anni la cascina mantenne la sua vocazione agricola. Fu poi abbandonata e completamente ristrutturata nei primi anni '90 dello scorso secolo, per diventare un pregevole complesso abitativo. La cascina è immersa nel Parco del Roccolo.

Cascina San Giacomo[modifica | modifica wikitesto]

Costruita dopo la metà dell'800 posizionata alla fine dell'antica strada Decumana chiamata Strà Signù. Per la sua posizione isolata era nota come Cassina dal Boia. Dopo anni di abbandono si è riconvertita in agriturismo con maneggio.

Cascina Viago[modifica | modifica wikitesto]

La cascina Viago è situata al confine con il territorio di Santo Stefano Ticino a sud-ovest di Arluno sulla Via per Turbigo. Presente sulla mappa Teresiana del 1720 nel secolo precedente fu di proprietà della famiglia Aliprandi passò nel ‘700 ai Castiglioni quindi agli Albani e poi alla famiglia Calderara, all'inizio dell'800 passò ai Parravicini. Dopo anni di abbandono la cascina Viago è ora abitata da una famiglia e ha ripreso seppur in minima parte la sua vocazione contadina.

La cascina Radice nel Parco del Roccolo

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Il comune comprende due frazioni:

  • Rogorotto, sulla via per Vanzago, a ridosso di Mantegazza (fraz. del comune confinante);
  • Cascina Poglianasca o più semplicemente Poglianasca, sviluppatosi intorno al 1900 sulla strada per Pogliano Milanese presente sul Catasto Teresiano del 1722 come: Cassina Pojanasca.

Natura[modifica | modifica wikitesto]

I boschi e le campagne a nord del comune, verso C.na S. Giacomo, C.na Passerona, C.na Poglianasca e C.na Frisasca, fanno parte del Parco Agricolo Sovracomunale del Roccolo. Istituito nel 1991 tra i Comuni di Parabiago, Busto Garolfo, Casorezzo, Arluno, Canegrate e Nerviano (solo dal 1997), riconosciuto tale nel 1994 dalla Regione Lombardia, si estende per circa 15.000.000 m², ed è atto alla difesa di fauna, flora e attività agricole locali. Viene caratterizzato dalla presenza di specie arboree autoctone (quercia, ciliegio, pino silvestre) ed altre specie introdotte dall'uomo (robinia, castagno, quercia rossa, prunus serotina). Attualmente è in progetto una sua estensione fino all'Oasi WWF del bosco di Vanzago.

Tratto del Canale Villoresi.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Il comune è posizionato sulla direttrice dell'autostrada A4 Torino-Milano di cui è presente un proprio casello autostradale.

La stazione di Vittuone-Arluno è servita dai treni della Linea S6 (NovaraMilanoPioltello) del servizio ferroviario suburbano di Milano, svolta con frequenza semioraria da Trenord nell'ambito del contratto di servizio stipulato con la Regione Lombardia.

Arluno è inoltre servita dagli autoservizi gestiti dalla società Movibus.

Fra il 1879 e il 1952 la località era servita dalla tranvia Milano-Castano Primo altresì nota con il soprannome di Gambadelegn, la fermata era nel territorio di Vittuone.

Il municipio di Arluno in piazza De Gasperi
I preparativi per la sagra della Buseca 2014 sul sagrato della Chiesa

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

  • Terzo sabato di marzo: Fiera di marzo
  • 25 aprile: Risottata tricolore offerta dalla Pro loco Arluno
  • Ultimo sabato di giugno: Notte bianca, serata di concerti e avvenimenti culturali fino alle ore 03.00
  • Prima domenica di settembre: Festa delle contrade – con tornei, cena, concerto e fuochi d'artificio
  • Terzo sabato di settembre: Fiera di settembre con Sagra della Buseca
  • Quarta domenica di settembre: Palio delle Contrade – sfilata di carri allegorici e staffetta fra le vie del paese
  • Il mercato si svolge tutti i Mercoledì dalle ore 8 alle ore 13 in via Deportati di Mauthausen

Personaggi notabili[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Pozzobonelli, cardinale, arcivescovo di Milano e marchese di Arluno, uno dei figli più illustri di questa terra in un ritratto del XVIII di un anonimo artista romano, conservato presso la chiesa parrocchiale di Arluno

Personalità nate ad Arluno[modifica | modifica wikitesto]

Persone legate ad Arluno[modifica | modifica wikitesto]

  • Alessio Rimoldi (4 luglio 1976), atleta vincitore della medaglia d'oro ai mondiali militari di Beirut del 2001
  • Silvio Pellico, patriota e scrittore (soggiornò a villa Porro Lambertenghi).
  • Giuseppe Parini, scrittore illuminista (soggiornò a villa Marliani).
  • Santa Francesca Cabrini, religiosa (maturò la sua vocazione al locale Collegio del Sacro Cuore).
  • Bernardino Arluno, nato a Pavia nel 1478, scrittore e cronista del Ducato di [Milano].
  • Bianca Pellegrini, nota come Bianca d'Arluno, dama di compagnia di Bianca Maria Visconti e moglie del cavaliere Melchiorre di Arluno.

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

La città di Arluno è gemellata con:

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[7]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati ISTAT[8] al 31 dicembre 2010 la popolazione straniera residente era di 939 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Sindaci durante la Repubblica Italiana Flag of Italy.svg[modifica | modifica wikitesto]

nome carica dal al partito anno e luogo di nascita anno e luogo di morte note
Luigi Losa sindaco 7 giugno 2009 26 maggio 2014 Lista civica di centro-sinistra Arluno, 18-03-1962
Moreno Agolli sindaco 26 maggio 2014 in carica Lista civica di centro-sinistra Rho, 27-08-1969

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Statistiche demografiche ISTAT, Istituto nazionale di statistica. URL consultato il 14 luglio 2015.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ G. B. Rampoldi, Corografia dell'Italia volume 1 (anno MDCCCXXXII, editore A. Fontana) a pagina 121 la voce Arluno digitalizzato da google
  4. ^ R. Peruzzi, Divo Ambrosio, Parrocchia Santi Pietro e Paolo di Arluno, 2013
  5. ^ www.AraldicaCivica.it. Lo stemma di Arluno è riprodotto anche a pagina 321 del Volume I dello Stemmario Cremosano.
  6. ^ R. Peruzzi, Una carrellata storico ambientale tra le comunità che gravitano intorno ad Arluno, Università della Terza Età "La Filanda", Arluno, A.A. 2014/2015
  7. ^ Statistiche I.Stat ISTAT  URL consultato in data 28-12-2012.
  8. ^ Statistiche demografiche ISTAT

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