Santo Stefano Ticino

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Santo Stefano Ticino
comune
Santo Stefano Ticino – Stemma Santo Stefano Ticino – Bandiera
Santo Stefano Ticino – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Provincia Provincia di Milano-Stemma.png Milano
Amministrazione
Sindaco Dario Tunesi (centrodestra) dal 26/05/2014
Territorio
Coordinate 45°29′N 8°55′E / 45.483333°N 8.916667°E45.483333; 8.916667 (Santo Stefano Ticino)Coordinate: 45°29′N 8°55′E / 45.483333°N 8.916667°E45.483333; 8.916667 (Santo Stefano Ticino)
Altitudine 152 m s.l.m.
Superficie 5,01 km²
Abitanti 5 005[1] (31-12-2010)
Densità 999 ab./km²
Comuni confinanti Arluno, Corbetta, Magenta, Marcallo con Casone, Ossona
Altre informazioni
Cod. postale 20010
Prefisso 02
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 015200
Cod. catastale I361
Targa MI
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti stefanesi
Patrono sant'Anna
Giorno festivo 26 dicembre e 26 luglio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Santo Stefano Ticino
Santo Stefano Ticino
Posizione del comune di Santo Stefano Ticino nella città metropolitana di Milano
Posizione del comune di Santo Stefano Ticino nella città metropolitana di Milano
Sito istituzionale

Santo Stefano Ticino (Sastèvan in dialetto milanese) è un comune italiano di 5.005 abitanti della città metropolitana di Milano, in Lombardia.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Santo Stefano Ticino confina ad ovest con Marcallo con Casone, Ossona e Magenta a sud con il comune di Corbetta, a est col comune di Arluno ed a nord con Ossona e Casorezzo.

Sismologia[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista sismico Santo Stefano Ticino presenta un rischio molto basso ed è stata classificata come il comune zona 4[2] (bassa sismicità) dalla protezione civile nazionale.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Il clima di Santo Stefano Ticino è quello caratteristico delle pianure settentrionali italiane con inverni freddi e abbastanza rigidi ed estati che risentono di elevate temperature; la piovosità si concentra principalmente in autunno e in primavera. Il paese appartiene alla zona climatica E.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dalle origini al Medioevo: la signoria dei Borri[modifica | modifica wikitesto]

Carlo Dossi scoprì tracce di antichi insediamenti presso Santo Stefano Ticino

Le origini del comune di Santo Stefano Ticino non sono chiare, ma i primi ritrovamenti risalgono comunque all'epoca della dominazione romana. Il besatese conte Napoleone Bertoglio Pisani, uno dei più illustri archeologi dell'area dell'abbiatense, ha riportato per la rivista "Arte e Storia" il ritrovamento, avvenuto tra il 1900 ed il 1903 in territorio di Santo Stefano Ticino di un'urna cineraria contenente uno specchio ed altro (in località cascina Ranteghetta, verso Marcallo con Casone), oltre a fittili come riconducibili ad una necropoli. Altri reperti, oggi conservati al Museo archeologico Villa Pisani Dossi di Corbetta, furono scoperti da Carlo Dossi nel 1902 su terreni di proprietà di Francesco Mussi, fratello del senatore Giuseppe, in località Robarello (a sud del paese): tale gruppo di oggetti era costituito da un "imbalsamatorio di vetro verde-azzurro oltre ad anfore con vernice nera e pareti sottili".[3]

Gli storici locali ad ogni modo ritengono che il primo nucleo di cascinali si sia sviluppato già verso la fine del XII secolo intorno ad una cappella che sorgeva isolata nella campagna.

Alla fine del XIII secolo. Goffredo da Bussero nominò nella sua opera anche la cappella di Santo Stefano fra le chiese che facevano parte della Pieve di Corbetta. Nel 1275 uno dei conti Borri, Guglielmo, ottenne gran parte delle terre di Corbetta e Santo Stefano per i servizi resi a Ottone e Matteo Visconti. In questo periodo Santo Stefano aveva già una sua fisionomia e una struttura prettamente difensiva come la maggior parte dei cascinali e dei borghi medioevali.

Testimonianze del Rinascimento e la fine della feudalità[modifica | modifica wikitesto]

Stemma della nobile famiglia milanese degli Aliprandi della quale, dal XVI secolo, un ramo si stabilì a Santo Stefano Ticino e si suddivise successivamente in tre diramazioni (Ramo di Giulio Cesare, Aliprandi Visconti e Aliprandi Carena conti di Merone)

Al XV secolo risale un documento scritto nel quale a Santo Stefano: si tratta di una lettera scritta da Franchino Caimi, precettore di Ludovico il Moro, al suo signore da Santo Stefano. Durante la dominazione spagnola il paese si sviluppò notevolmente e nuove costruzioni, per la maggior parte con funzione difensiva, sorsero intorno al nucleo più antico. Nel corso del XVI secolo, inoltre, per decreto di San Carlo Borromeo che visitò il paese nel 1578 dopo essere passato per Corbetta, la chiesa locale venne sottoposta alla giurisdizione della parrocchia di Ossona, fatto che non fu gradito dagli abitanti della borgata e che portò a rancori e risentimenti negli anni. Risale al 25 settembre 1610 un atto notarile che testimonia la volontà del Cardinale Borromeo di rendere Santo Stefano indipendente dalla parrocchia di Ossona. Nel 1650 Santo Stefano, fin allora un feudo di proprietà privata, comprò la propria indipendenza per 1.200 lire milanesi, ma circa venti anni dopo, nel 1672, dovette rinunciare alla propria libertà a causa degli ingenti debiti e tornò ad essere un feudo dei Borri.

Il 24 ottobre 1576 Gaspare Aliprandi donò un terreno situato in S. Stefano alla chiesa parrocchiale e nel 1615 Alippio Aliprandi con testamento lasciò, sempre alla chiesa parrocchiale, dei legati per finire la cappella da lui iniziata a costruire nella medesima chiesa[4].

Nel 1632 ci fu una permuta di terreno fra il parroco e Ambrogio Aliprandi di Milano[4].

Nel borgo furono presenti nella medesima epoca anche alcune diramazioni della nobile famiglia milanese Aliprandi originate dai figli del predetto Gaspare Aliprandi: il ramo che discende dal nobile Giulio Cesare Aliprandi, figlio di Gaspare, ammesso nel 1584, con prove di nobiltà, nel Collegio dei Nobili Giureconsulti di Milano, fratello di Luigi Aliprandi ricevuto nel 1587, con prove di nobiltà, nell'Ordine di Santo Stefano Papa e Martire, gli Aliprandi Visconti e gli Aliprandi Carena conti di Merone[5][6].

Il predetto Luigi Aliprandi, all'inizio del Seicento, fece costruire una cappella gentilizia nella Chiesa Parrocchiale di Santo Stefano e, nello stesso periodo, la sua famiglia costruì una villa (oggi distrutta) che è ancora riportata nel Catasto Teresiano conservato nell'Archivio di Stato di Milano[7].

La famiglia Aliprandi Carena, in occasione del matrimonio di Antonia Aliprandi, figlia del conte don Gaetano degli Aliprandi Carena, con il conte Francesco Carlo Parravicini, assegnò in dote i fabbricati compresi nel quartiere che andava da via Milano a via Aurora ed i terreni fino ad Arluno[4].

Dal periodo napoleonico ai giorni nostri[modifica | modifica wikitesto]

In età napoleonica il comune venne soppresso, annettendolo dapprima ad Ossona nel 1809, e poi a Corbetta nel 1811.

Nel 1787 furono aperte due scuole per bambini dai sette ai dodici anni. All'inizio del XX secolo fu fondato il centro ricreativo "La Concordia" su iniziativa del parroco don Angelo Venegoni; dopo qualche anno furono costruiti la chiesa nuova e l'asilo. Nel 1930 iniziarono a funzionare anche le scuole elementari in via Garibaldi, costruite una decina di anni prima grazie al contributo della famiglia Citterio. Oggi l'edificio è la sede municipio locale. Le scuole medie furono realizzate negli anni Settanta in viale della Repubblica, dove furono poi costruite anche le nuove scuole elementari.

Nel 1935 il cardinale Alfredo Ildefonso Schuster, arcivescovo di Milano, dispose la riorganizzazione della parrocchia di Santo Stefano Ticino, decretando che le cascine Ranteghetta, Ripoldo, Ripoldino, Spagnola e Davide che pur trovandosi nel territorio comunale erano appartenenti alla parrocchia di Ossona, passassero sotto la giurisdizione della parrocchia di Santo Stefano, così come per la cascina Barera che era sottoposta all'autorità della prevostura di Corbetta.

Edifici notevoli[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa Parrocchiale di Santo Stefano[modifica | modifica wikitesto]

La facciata della chiesa parrocchiale

La chiesa di Santo Stefano è dedicata al patrono del paese, che da anche il nome al comune stesso. L'edificio attuale è sorto probabilmente sulle ceneri di un'antica cappella seicentesca dedicata a Sant'Anna forse fatta edificare dalla stessa famiglia Aliprandi non distante dal sito del tempio attuale. Essa a sua volta fu un ampliamento di una chiesetta locale, citata già da Goffredo da Bussero nel XIII secolo. L'attuale chiesa venne costruita per la necessità di ampliare la precedente chiesa parrocchiale di piazza Castiglioni, visto il numero sempre crescente di fedeli abitanti nel comune che dal 1859 avevano superato il migliaio.

Il nuovo edificio venne progettato a seguito dell'acquisizione del nuovo terreno ove erigere la nuova chiesa che il parroco don Angelo Venegoni ottenne in donazione dagli industriali Cajo, proprio di fianco alla già esistente casa parrocchiale. Il progetto definitivo venne steso dall'architetto Villa e la costruzione iniziò il 16 marzo 1902 sotto la direzione del capomastro Sartorio di Gallarate. L'edificio venne terminato nel 1907 e consacrato quello stesso anno (l'11 novembre) dal cardinale Andrea Carlo Ferrari, arcivescovo di Milano.

La facciata, di forme sobrie, si presenta ingentilita da alcuni stucchi e statue nella parte superiore, contraddistinta da un rosone centrale che da luce all'interno della chiesa e da due caratteristiche lunette che spezzano il ritmo della facciata stessa in corrispondenza dei portali laterali. Sopra il portale centrale si trova una lunetta dipinta raffigurante santo Stefano protomartire a cui il paese è comunque dedicato.

L'interno è contraddistinto da una ripresa dello stile neoclassico non del tutto puro, con una ripartizione degli spazi in tre navate a dieci colonne. Le navate laterali sono divise ciascuna in cinque campate voltate a crociera con rosoncino centrale a stucco accompagnate da decorazioni floreali. La lunghezza totale della chiesa è di 45 metri, per una larghezza di 20, con dipinti di Romeo Rivetta realizzati nel 1912. La zona absidale è costituita da un transetto voltato a botte che culmina all'incrocio dei bracci con una finta cupola sorretta da quattro pilastri polistili compositi. L'altare maggiore è di stile barocco e risale con tutta probabilità al XVIII secolo ed ha forma di un vaso per offerte, sormontato da un tempietto intarsiato in marmi pregiati in stile barocco. Questo altare, progettato nel 1732 e benedetto ufficialmente nel 1769, proveniva dalla precedente chiesa parrocchiale che sorgeva nell'attuale piazza Castiglioni.

Il campanile, posto sul lato destro della struttura, si erge nel cielo del borgo per 37 metri e venne costruito nel 1922 e terminato due anni più tardi, adornato poco dopo con un concerto di 5 campane.

Chiesa di Santa Maria alla Barera[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa, eretta presso la cascina Barera, a sud dell'abitato di Santo Stefano Ticino al confine con Corbetta, venne realizzata nel 1957 sul terreno di proprietà privata della famiglia Cucchi per venire incontro alle esigenze della comunità ivi presente, piuttosto numerosa e distante dalla parrocchia cittadina. La chiesa venne terminata nel 1958 e venne ufficialmente benedetta dal parroco che da allora vi officiò messa regolarmente alla domenica ed in altre feste prestabilite. Con lo spopolamento dell'area negli anni '70 del Novecento, la chiesa venne perlopiù abbandonata ed attualmente necessita di restauri accurati.

L'interno, contraddistinto da un'unica aula di forma quadrangolare, identifica il presbiterio come separato dal resto della chiesa da una balaustra in cemento bianco.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Parravicini[modifica | modifica wikitesto]

La struttura, sorta nei pressi del centro storico di Santo Stefano Ticino, venne costruita con tutta probabilità nel Seicento[8] dalla famiglia Aliprandi ed a tale proprietà rimase legato sino al matrimonio tra donna Antonia Aliprandi, figlia del conte don Gaetano degli Aliprandi Carena, ed il conte Carlo Francesco Parravicini, quando appunto il palazzo passò in dote a quest'ultima famiglia[9]. Gli ultimi discendenti della famiglia Parravicini abitarono questa dimora sino agli anni '50 del Novecento quando la proprietà intera venne messa all'asta e il palazzo venne diviso in porzioni abitative tra diversi acquirenti.

La villa si presenta come una struttura esternamente molto semplice, ingentilita da un porticato a tre archi a tutto sesto poggianti su colonne in granito e da un balconcino, affacciato un tempo su un cortile con aiuole. L'ingresso di servizio era situato presso vicolo Parravicini che dalla famiglia che fu proprietaria del palazzo prende appunto ancora oggi il nome, mentre un secondo ingresso era posto nell'attuale via Aurora, proprio di fronte alla villa. Attualmente la villa, frazionata in diverse abitazioni di corte, è stata in gran parte snaturata della struttura originaria e vessa in stato di degrado generale.

Palazzo Citterio[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Citterio

Palazzo Citterio venne costruito nel 1930 dal ricco industriale locale Girolamo Citterio che lo eresse per venire incontro all'esigenza del paese di dotarsi di un nuovo edificio scolastico. L'intento originario del Citterio, in realtà, era quello di ristrutturare l'antico Palazzo Aliprandi Ponzoni che sorgeva in questo stesso sito, ma che crollò rovinosamente in buona parte della struttura durante i lavori di restauro e fu allora che venne decisa la costruzione di un nuovo edificio.

Il palazzo si presenta ancora oggi solenne nell'aspetto, con una facciata classicheggiante contraddistinta da un ampio porticato sormontato da un loggiato con colonnine ornamentali. Dopo aver ospitato diversi uffici tra cui durante il fascismo la locale Casa del Fascio e l'ufficio postale locale, attualmente esso è sede dell'amministrazione comunale.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Santo Stefano Ticino-Stemma.png
Santo Stefano Ticino-Gonfalone.png

La descrizione araldica dello stemma è la seguente:[10]

« Di verde, partito da un filetto di argento: nel primo al campanile della Chiesa di Santo Stefano uscente dalla punta; nel secondo al toro passante; il tutto al naturale. Ornamenti esteriori da comune. »

La descrizione araldica del gonfalone è la seguente:

« Drappo di verde, ornato di ricami d'argento, caricato dello stemma con la iscrizione centrata sotto lo stemma in argento, recante la denominazione del Comune. »

Lo stemma di questo comune si è ispirato ad elementi di carattere territoriale e storico: per quanto riguarda il primo dei due elementi, esso si è concertato con l'inserimento, nella prima sezione dello stemma, della figura del campanile della chiesa parrocchiale, dedicata appunto a Santo Stefano. Per quanto concerne invece l'elemento di carattere storico, gli amministratori del comune hanno voluto a suo tempo inserire, nella seconda sezione dello stemma, la figura araldica di un toro che costituisce lo stemma della famiglia Borri di Milano che a partire dal 1672 era divenuta titolare di questo feudo.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

L'economia di Santo Stefano Ticino, basata per lungo tempo unicamente sull'attività agricola, a partire dal 1904 iniziò a trasformarsi in direzione industriale grazie alla costruzione della prima azienda sul territorio, la "Tessitura meccanica di lino, cotone e juta", chiusa nel 1951. Gli stabili della tessitura furono poi sede della fabbrica di stampi plastici Selap, fini ai primi anni Novanta del XX secolo. La Tessitura, per quasi mezzo secolo, rappresentò un'importante fonte di occupazione sul territorio radunando in sé circa duecento operai. Molto diffusa, fino al XIX secolo, fu la coltivazione della vite, poi abbandonata; la coltivazione dei gelsi e del granoturco fu introdotta nel XV secolo.

A partire dagli anni cinquanta del Novecento è aumentata l'occupazione nell'industria, soprattutto nelle grandi fabbriche milanesi, quali Breda, Falck e Pirelli. I principali centri occupazionali nel territorio comunale sono stati il Macello Ultrocchi, la fabbrica di materiali plastici Selap (entrambi oggi non più esistenti e le cui aree sono state riconvertite in quartieri residenziali) la Veglia Borletti, situata anche nel territorio del Comune di Corbetta, oggi ancora attiva come Magneti Marelli. La maggiore attività produttiva oggi presente nel comune è il Salumificio Giuseppe Citterio, trasferitosi da Rho. La realtà economica del comune è comunque caratterizzata dalla presenza di piccole e medie imprese e di attività artigianali che occupano oltre mille addetti. Santo Stefano Ticino è, di fatto, divenuta parte dell'hinterland milanese e la sua popolazione, di conseguenza, risulta largamente occupata anche nel settore dei servizi presenti nella città metropolitana.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Sindaci durante il Regno d'Italia Italia[modifica | modifica wikitesto]

consiliatura nome carica dal al partito anno e luogo di nascita anno e luogo di morte note
...
/ Carlo Marnati sindaco 1945 1946 Indipendente

Sindaci durante la Repubblica Italiana Flag of Italy.svg[modifica | modifica wikitesto]

consiliatura nome carica dal al partito anno e luogo di nascita anno e luogo di morte note
I Giacomo Alemani sindaco 1946 1948 DC
I Vincenzo Stracuzza sindaco 1948 1951 DC
II Giuseppe Oddone sindaco 1951 1956 DC
III Giuseppe Barera sindaco 1956 1960 DC
IV/V Eugenio Bozzi sindaco 1960, 1965 1965, 1966 DC
V/VI Pietro Ultrocchi sindaco 1966, 1970 1970, 1971 DC
VI Ferruccio Bajardo sindaco 1971 1975 DC
VII Danilo De Cristofaro sindaco 1975 1980 PCI
VIII Ferruccio Bajardo sindaco 1980 1982 DC Commendatore dell'Ordine al merito della Repubblica italiana[11]
VIII Ezio Carrara sindaco 1982 1985 DC
IX/X Ezio Carrara sindaco 1985, 1990 1990, 1995 DC
XI/XII Martino Steffanoni sindaco 1995, 1999 1999, 2004 Centrosinistra Milano, 27-11-1955
XIII Augusto Grillo sindaco 2004 2009 Centrosinistra Isola di Capo Rizzuto, 19-02-1954
XIV Augusto Grillo sindaco 2009 2014 Lista civica Isola di Capo Rizzuto, 19-02-1954
XV Dario Tunesi sindaco 2014 in carica Lega Nord Santo Stefano Ticino, 05-06-1963

La Legge 25 marzo 1993, n. 81 ha introdotto l'elezione diretta del sindaco e ridotto il mandato di sindaco e consiglio comunale a quattro anni. Dalla XI consiliatura quindi il sindaco viene eletto direttamente e non più dal consiglio e il mandato del sindaco e del consiglio coincidono sempre.

Il mandato quadriennale fu applicato solo alla XI consiliatura (1995-1999). Il Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico sull'ordinamento deli enti locali) ha riportato a cinque anni la durata del mandato del sindaco e del consiglio comunale.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Persone legate a Santo Stefano Ticino[modifica | modifica wikitesto]

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Le principali associazioni cittadine che si occupano di musica sono la banda "Corpo Musicale Giuseppe Verdi" e il coro "Corale Stefanese".

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Ferrovie e tranvie[modifica | modifica wikitesto]

La stazione di Corbetta-Santo Stefano Ticino di notte

La fermata ferroviaria Corbetta-Santo Stefano Ticino si trova nel territorio comunale di Santo Stefano Ticino; posta sulla linea Torino–Milano, è servita dai treni della linea S6 (NovaraTreviglio) del servizio ferroviario suburbano di Milano operata da Trenord nell'ambito del contratto di servizio stipulato con la Regione Lombardia.

Fra il 1879 e il 1952 la località era servita dalla tranvia Milano-Castano Primo altresì nota con il soprannome di Gambadelegn.

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[12][13][14]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ 31/12/2014
  2. ^ Rischio sismico per provincia su protezionecivile.it.
  3. ^ S. Ferraro, "Santo Stefano Ticino, il Magentino e briciole di storia lombarda", 1992
  4. ^ a b c Franco Fabiano,"Viaggio nella memoria tra ambiente e storia", seconda edizione, Maggio 2015, pag. 40-42
  5. ^ AA.VV. "Libro d'oro della nobiltà italiana" Roma Collegio Araldico 2010-2014 Edizione XXIV vol. XXIX pag. 41-42 e Andrea Borella "Annuario della Nobiltà Italiana" Edizione XXXI Teglio (SO) 2010 S.A.G.I. Casa Editrice vol. 3 pag. 268
  6. ^ Aliprandi
  7. ^ SANTO STEFANO. MAPPA. Foglio 5
  8. ^ Alcuni elementi del portico ed affreschi farebbero forse retrodatare la struttura addirittura al tardo Cinquecento. Cfr. AA.VV., Santo Stefano Ticino - viaggio nella memoria, tra ambiente e storia, 2015
  9. ^ Matteo Turconi Sormani, "Le grandi famiglie di Milano", Newton Compton, 2015 sub voce Aliprandi
  10. ^ Vedi qui
  11. ^ www.quirinale.it
  12. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  13. ^ 1751, 1805, 1853: Archivio Parrocchiale di Santo Stefano Ticino
  14. ^ AA.VV., Santo Stefano Ticino - viaggio nella memoria, tra ambiente e storia, 2015

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]