Santo Stefano Ticino

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Santo Stefano Ticino
comune
Santo Stefano Ticino – Stemma Santo Stefano Ticino – Bandiera
Santo Stefano Ticino – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Città metropolitanaProvincia di Milano-Stemma.svg Milano
Amministrazione
SindacoDario Tunesi (centrodestra) dal 26-5-2014
Territorio
Coordinate45°29′N 8°55′E / 45.483333°N 8.916667°E45.483333; 8.916667 (Santo Stefano Ticino)Coordinate: 45°29′N 8°55′E / 45.483333°N 8.916667°E45.483333; 8.916667 (Santo Stefano Ticino)
Altitudine152 m s.l.m.
Superficie5,01 km²
Abitanti5 039[1] (31-12-2018)
Densità1 005,79 ab./km²
FrazioniLocalità: Robarello, Cascina Barera
Comuni confinantiArluno, Corbetta, Magenta, Marcallo con Casone, Ossona
Altre informazioni
Cod. postale20010
Prefisso02
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT015200
Cod. catastaleI361
TargaMI
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitantistefanesi
Patronosant'Anna
Giorno festivo26 dicembre e 26 luglio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Santo Stefano Ticino
Santo Stefano Ticino
Santo Stefano Ticino – Mappa
Posizione del comune di Santo Stefano Ticino nella città metropolitana di Milano
Sito istituzionale

Santo Stefano Ticino (Sastèvan in dialetto milanese) è un comune italiano di 5 039 abitanti della città metropolitana di Milano, in Lombardia.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Santo Stefano Ticino confina ad ovest con Marcallo con Casone, Ossona e Magenta a sud con il comune di Corbetta, a est col comune di Arluno ed a nord con Ossona e Casorezzo.

Nonostante l'appellativo, il territorio comunale non è attraversato dal fiume Ticino, che scorre nel limitrofo comune di Magenta.

Sismologia[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista sismico Santo Stefano Ticino presenta un rischio molto basso ed è stata classificata come il comune zona 4[2] (bassa sismicità) dalla protezione civile nazionale.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Il clima di Santo Stefano Ticino è quello caratteristico delle pianure settentrionali italiane con inverni freddi e abbastanza rigidi ed estati che risentono di elevate temperature; la piovosità si concentra principalmente in autunno e in primavera. Il paese appartiene alla zona climatica E.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dalle origini al Medioevo: la signoria dei Borri[modifica | modifica wikitesto]

Carlo Dossi scoprì tracce di antichi insediamenti presso Santo Stefano Ticino

Le origini del comune di Santo Stefano Ticino non sono chiare, ma i primi ritrovamenti risalgono comunque all'epoca della dominazione romana. Il besatese conte Napoleone Bertoglio Pisani, uno dei più illustri archeologi dell'area dell'abbiatense, ha riportato per la rivista "Arte e Storia" il ritrovamento, avvenuto tra il 1900 ed il 1903 in territorio di Santo Stefano Ticino di un'urna cineraria contenente uno specchio ed altro (in località cascina Ranteghetta, verso Marcallo con Casone), oltre a fittili come riconducibili ad una necropoli. Altri reperti, oggi conservati al Museo archeologico Villa Pisani Dossi di Corbetta, furono scoperti da Carlo Dossi nel 1902 su terreni di proprietà di Francesco Mussi, fratello del senatore Giuseppe, in località Robarello (a sud del paese): tale gruppo di oggetti era costituito da un "imbalsamatorio di vetro verde-azzurro oltre ad anfore con vernice nera e pareti sottili".[3]

Gli storici locali ad ogni modo ritengono che il primo nucleo di cascinali si sia sviluppato già verso la fine del XII secolo intorno ad una cappella che sorgeva isolata nella campagna.

Alla fine del XIII secolo. Goffredo da Bussero nominò nella sua opera anche la cappella di Santo Stefano fra le chiese che facevano parte della Pieve di Corbetta. Nel 1275 uno dei conti Borri, Guglielmo, ottenne gran parte delle terre di Corbetta e Santo Stefano per i servizi resi a Ottone e Matteo Visconti. In questo periodo Santo Stefano aveva già una sua fisionomia e una struttura prettamente difensiva come la maggior parte dei cascinali e dei borghi medioevali.

Testimonianze del Rinascimento e la fine della feudalità[modifica | modifica wikitesto]

Stemma della nobile famiglia milanese degli Aliprandi della quale, dal XVI secolo, un ramo si stabilì a Santo Stefano Ticino e si suddivise successivamente in tre diramazioni (Ramo di Giulio Cesare, Aliprandi Visconti e Aliprandi Carena conti di Merone)

Al XV secolo risale un documento scritto nel quale a Santo Stefano: si tratta di una lettera scritta da Franchino Caimi, precettore di Ludovico il Moro, al suo signore da Santo Stefano. Durante la dominazione spagnola il paese si sviluppò notevolmente e nuove costruzioni, per la maggior parte con funzione difensiva, sorsero intorno al nucleo più antico. Nel corso del XVI secolo, inoltre, per decreto di San Carlo Borromeo che visitò il paese nel 1578 dopo essere passato per Corbetta, la chiesa locale venne sottoposta alla giurisdizione della parrocchia di Ossona, fatto che non fu gradito dagli abitanti della borgata e che portò a rancori e risentimenti negli anni. Risale al 25 settembre 1610 un atto notarile che testimonia la volontà del Cardinale Borromeo di rendere Santo Stefano indipendente dalla parrocchia di Ossona. Nel 1650 Santo Stefano, fin allora un feudo di proprietà privata, comprò la propria indipendenza per 1.200 lire milanesi, ma circa venti anni dopo, nel 1672, dovette rinunciare alla propria libertà a causa degli ingenti debiti e tornò ad essere un feudo dei Borri.

Il 24 ottobre 1576 Gaspare Aliprandi donò un terreno situato in Santo Stefano alla chiesa parrocchiale e nel 1615 Alippio Aliprandi con testamento lasciò, sempre alla chiesa parrocchiale, dei legati per finire la cappella da lui iniziata a costruire nella medesima chiesa[4].

Nel 1632 ci fu una permuta di terreno fra il parroco e Ambrogio Aliprandi di Milano[4].

Nel borgo furono presenti nella medesima epoca anche alcune diramazioni della nobile famiglia milanese Aliprandi originate dai figli del predetto Gaspare Aliprandi: il ramo che discende dal nobile Giulio Cesare Aliprandi, figlio di Gaspare, ammesso nel 1584, con prove di nobiltà, nel Collegio dei Nobili Giureconsulti di Milano, fratello di Luigi Aliprandi ricevuto nel 1587, con prove di nobiltà, nell'Ordine di Santo Stefano Papa e Martire, gli Aliprandi Visconti e gli Aliprandi Carena conti di Merone[5][6].

Il predetto Luigi Aliprandi, all'inizio del Seicento, fece costruire una cappella gentilizia nella Chiesa Parrocchiale di Santo Stefano e, nello stesso periodo, la sua famiglia costruì una villa (oggi distrutta) che è ancora riportata nel Catasto Teresiano conservato nell'Archivio di Stato di Milano[7].

La famiglia Aliprandi Carena, in occasione del matrimonio di Antonia Aliprandi, figlia del conte don Gaetano degli Aliprandi Carena, con il conte Francesco Carlo Parravicini, assegnò in dote i fabbricati compresi nel quartiere che andava da via Milano a via Aurora ed i terreni fino ad Arluno[4].

Dal periodo napoleonico ai giorni nostri[modifica | modifica wikitesto]

In età napoleonica il comune venne soppresso, annettendolo dapprima ad Ossona nel 1809, e poi a Corbetta nel 1811.

Nel 1787 furono aperte due scuole per bambini dai sette ai dodici anni. All'inizio del XX secolo fu fondato il centro ricreativo "La Concordia" su iniziativa del parroco don Angelo Venegoni; dopo qualche anno furono costruiti la chiesa nuova e l'asilo. Nel 1930 iniziarono a funzionare anche le scuole elementari in via Garibaldi, costruite una decina di anni prima grazie al contributo della famiglia Citterio. Oggi l'edificio è la sede municipio locale. Le scuole medie furono realizzate negli anni Settanta in viale della Repubblica, dove furono poi costruite anche le nuove scuole elementari.

Nel 1935 il cardinale Alfredo Ildefonso Schuster, arcivescovo di Milano, dispose la riorganizzazione della parrocchia di Santo Stefano Ticino, decretando che le cascine Ranteghetta, Ripoldo, Ripoldino, Spagnola e Davide che pur trovandosi nel territorio comunale erano appartenenti alla parrocchia di Ossona, passassero sotto la giurisdizione della parrocchia di Santo Stefano, così come per la cascina Barera che era sottoposta all'autorità della prevostura di Corbetta.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Santo Stefano Ticino-Stemma.png
Santo Stefano Ticino-Gonfalone.png

La descrizione araldica dello stemma è la seguente:[8]

«Di verde, partito da un filetto di argento: nel primo al campanile della Chiesa di Santo Stefano uscente dalla punta; nel secondo al toro passante; il tutto al naturale. Ornamenti esteriori da comune.»

La descrizione araldica del gonfalone è la seguente:

«Drappo di verde, ornato di ricami d'argento, caricato dello stemma con la iscrizione centrata sotto lo stemma in argento, recante la denominazione del Comune. Le parti di metallo ed i cordoni sono argentati. L'asta verticale è ricoperta di velluto dei colori del drappo, alternati, con bullette argentate poste a spirale. Nella freccia è rappresentato lo stemma del Comune e sul gambo inciso il nome. Cravatta con nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d'argento.»

Lo stemma di questo comune si è ispirato ad elementi di carattere territoriale e storico: per quanto riguarda il primo dei due elementi, esso si è concertato con l'inserimento, nella prima sezione dello stemma, della figura del campanile della chiesa parrocchiale, dedicata appunto a Santo Stefano. Per quanto concerne invece l'elemento di carattere storico, gli amministratori del comune hanno voluto a suo tempo inserire, nella seconda sezione dello stemma, la figura araldica di un toro che costituisce lo stemma della famiglia Borri di Milano che a partire dal 1672 era divenuta titolare di questo feudo.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa parrocchiale di Santo Stefano[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Santo Stefano Protomartire (Santo Stefano Ticino).
La facciata della chiesa parrocchiale

La chiesa di Santo Stefano è dedicata al patrono del paese, che dà anche il nome al comune stesso. L'edificio attuale venne costruito tra il 1902 e il 1907.

Chiesa di Santa Maria alla Barera[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa, eretta presso la cascina Barera, a sud dell'abitato di Santo Stefano Ticino al confine con Magenta e Marcallo con Casone, venne realizzata nel 1957 sul terreno di proprietà privata della famiglia Cucchi per venire incontro alle esigenze della comunità ivi presente, piuttosto numerosa e distante dalla parrocchia cittadina. La chiesa venne terminata nel 1958 e venne ufficialmente benedetta dal parroco che da allora vi officiò messa regolarmente alla domenica ed in altre feste prestabilite. Con lo spopolamento dell'area negli anni '70 del Novecento, la chiesa venne perlopiù abbandonata ed attualmente necessita di restauri accurati.

L'interno, contraddistinto da un'unica aula di forma quadrangolare, identifica il presbiterio come separato dal resto della chiesa da una balaustra in cemento bianco.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Parravicini[modifica | modifica wikitesto]

La struttura, sorta nei pressi del centro storico di Santo Stefano Ticino, venne costruita con tutta probabilità nel Seicento[9] dalla famiglia Aliprandi ed a tale proprietà rimase legato sino al matrimonio tra donna Antonia Aliprandi, figlia del conte don Gaetano degli Aliprandi Carena, ed il conte Carlo Francesco Parravicini, quando appunto il palazzo passò in dote a quest'ultima famiglia[10]. Gli ultimi discendenti della famiglia Parravicini abitarono questa dimora sino agli anni '50 del Novecento quando la proprietà intera venne messa all'asta e il palazzo venne diviso in porzioni abitative tra diversi acquirenti.

La villa si presenta come una struttura esternamente molto semplice, ingentilita da un porticato a tre archi a tutto sesto poggianti su colonne in granito e da un balconcino, affacciato un tempo su un cortile con aiuole, da cui si dipartiva il viale d'accesso (oggi via Monte Nero) perfettamente perpendicolare alla facciata principale. A seguito dello smembramento della proprietà e dell'edificazione nelle aree immediatamente circostanti, i due accessi principali, dalle attuali via Monte Nero e via Milano non sono più collegati direttamente alla villa. Rimane quello che fu l'ingresso di servizio, situato in vicolo Parravicini, che dalla famiglia che fu proprietaria del palazzo prende ancora oggi il nome. Attualmente la villa, frazionata in diverse abitazioni di corte, è stata in gran parte snaturata della struttura originaria e versa in stato di degrado generale.

Palazzo Citterio[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Citterio

Palazzo Citterio venne costruito nel 1930 dal ricco industriale locale Girolamo Citterio che lo eresse per venire incontro all'esigenza del paese di dotarsi di un nuovo edificio scolastico. L'intento originario del Citterio, in realtà, era quello di ristrutturare l'antico Palazzo Aliprandi Ponzoni che sorgeva in questo stesso sito, ma che crollò rovinosamente in buona parte della struttura durante i lavori di restauro e fu allora che venne decisa la costruzione di un nuovo edificio.

Il palazzo si presenta ancora oggi solenne nell'aspetto, con una facciata classicheggiante contraddistinta da un ampio porticato sormontato da un loggiato con colonnine ornamentali. Dopo aver ospitato diversi uffici tra cui durante il fascismo la locale Casa del Fascio e l'ufficio postale locale, attualmente esso è sede dell'amministrazione comunale.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[11][12][13]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati ISTAT al 1º gennaio 2019 la popolazione straniera residente era di 453 persone, costituenti il 9% della popolazione totale.[14] Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Le principali associazioni cittadine che si occupano di musica sono la banda "Corpo Musicale Giuseppe Verdi" e il coro "Corale Stefanese".

Economia[modifica | modifica wikitesto]

L'economia di Santo Stefano Ticino, basata per lungo tempo unicamente sull'attività agricola, a partire dal 1904 iniziò a trasformarsi in direzione industriale grazie alla costruzione della prima azienda sul territorio, la "Tessitura meccanica di lino, cotone e juta", chiusa nel 1951. Gli stabili della tessitura furono poi sede della fabbrica di stampi plastici Selap, fino ai primi anni Novanta del XX secolo. La Tessitura, per quasi mezzo secolo, rappresentò un'importante fonte di occupazione sul territorio radunando in sé circa duecento operai. Molto diffusa, fino al XIX secolo, fu la coltivazione della vite, poi abbandonata; la coltivazione dei gelsi e del granoturco fu introdotta nel XV secolo.

A partire dagli anni cinquanta del Novecento è aumentata l'occupazione nell'industria, soprattutto nelle grandi fabbriche milanesi, quali Breda, Falck e Pirelli. I principali centri occupazionali nel territorio comunale sono stati il Macello Ultrocchi, la fabbrica di materiali e stampi plastici Selap (entrambi oggi non più esistenti e le cui aree sono state riconvertite in quartieri residenziali) la Veglia Borletti, situata anche nel territorio del Comune di Corbetta, oggi ancora attiva come Magneti Marelli. Oltre a quest'ultima, la maggiore attività produttiva oggi presente nel Comune è il Salumificio Giuseppe Citterio, trasferitosi da Rho. La realtà economica locale è caratterizzata dalla presenza di piccole e medie imprese e di attività artigianali che occupano oltre mille addetti. Santo Stefano Ticino è, di fatto, divenuta parte dell'hinterland milanese e la sua popolazione, di conseguenza, risulta largamente occupata anche nel settore dei servizi presenti nella città metropolitana.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Ferrovie e tranvie[modifica | modifica wikitesto]

La stazione di Corbetta-Santo Stefano Ticino di notte

La stazione ferroviaria Corbetta-Santo Stefano Ticino si trova nel territorio comunale di Santo Stefano Ticino; posta sulla linea Torino–Milano, è servita dai treni della linea S6 (NovaraTreviglio). Il servizio ferroviario suburbano di Milano è operato da Trenord nell'ambito del contratto di servizio stipulato con la Regione Lombardia.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Sindaci di Santo Stefano Ticino dal Dopoguerra

Sindaci durante il Regno d'Italia Italia[modifica | modifica wikitesto]

consiliatura durata sindaco in carica partito luogo e anno di nascita luogo e anno di morte note
-- -- Carlo Marnati 1945 - 1946 Sindaco nominato dal CLN Santo Stefano Ticino, 1912

Sindaci durante la Repubblica Italiana Italia[modifica | modifica wikitesto]

consiliatura durata sindaco in carica partito luogo e anno di nascita luogo e anno di morte note
I 1946 - 1951 Giacomo Alemani

Vincenzo Stracuzza

1946 - 1948

1948 - 1951

DC

DC

II 1951 - 1956 Giuseppe Oddone 1951 - 1956 DC
III 1956 - 1960 Giuseppe Barera 1956 - 1960 DC Santo Stefano Ticino, 1920 Santo Stefano Ticino, 2017
IV 1960 - 1965 Eugenio Bozzi 1960 - 1965 DC Santo Stefano Ticino, 1897 Arluno, 1967
V 1965 - 1970 Eugenio Bozzi

Pietro Ultrocchi

1965 - 1966

1966 - 1970

DC

DC

Santo Stefano Ticino, 1923

Magenta, 2012

VI 1970 - 1975 Pietro Ultrocchi

Ferruccio Bajardo

1970 - 1971

1971 - 1975

DC

DC

1925

2014

VII 1975 - 1980 Danilo De Cristofaro 1975 - 1980 PCI Milano, 1945
VIII 1980 - 1985 Ferruccio Bajardo

Ezio Carrara

1980 - 1982

1982 - 1985

DC

DC

IX 1985 - 1990 Ezio Carrara 1985 - 1990 DC Santo Stefano Ticino, 1943
X 1990 - 1995 Ezio Carrara 1990 - 1995 DC
XI 1995 - 1999 Martino Steffanoni 1995 - 1999 Centrosinistra Milano, 1955
XII 1999 - 2004 Martino Steffanoni 1999 - 2004 Centrosinistra
XIII 2004 - 2009 Augusto Grillo 2004 - 2009 Centrosinistra Isola di Capo Rizzuto, 1954
XIV 2009 - 2014 Augusto Grillo 2009 - 2014 Lista civica
XV 2014 - 2019 Dario Tunesi 2014 - 2019 Centrodestra Santo Stefano Ticino, 1963
XVI 2019 - Dario Tunesi 2019 - Centrodestra

Dal 1946 al 1995 gli elettori eleggevano solo il consiglio comunale, che eleggeva poi il sindaco tra i suoi membri.

La Legge 25 marzo 1993, n. 81 ha introdotto l'elezione diretta del sindaco e ridotto il mandato di sindaco e consiglio comunale a quattro anni. Quindi, dalla XI consiliatura, il sindaco viene eletto direttamente e non più dal consiglio e il mandato del sindaco e del consiglio coincidono sempre.

Il mandato quadriennale fu applicato solo alla XI consiliatura (1995-1999). Il Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico sull'ordinamento degli enti locali) ha riportato a cinque anni la durata del mandato del sindaco e del consiglio comunale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2018.
  2. ^ Rischio sismico per provincia su protezionecivile.it Archiviato il 18 april 2009 Data nell'URL non combaciante: 18 aprile 2009 in Internet Archive..
  3. ^ S. Ferraro, "Santo Stefano Ticino, il Magentino e briciole di storia lombarda", 1992
  4. ^ a b c Franco Fabiano,"Viaggio nella memoria tra ambiente e storia", seconda edizione, Maggio 2015, pag. 40-42
  5. ^ AA.VV. "Libro d'oro della nobiltà italiana" Roma Collegio Araldico 2010-2014 Edizione XXIV vol. XXIX pag. 41-42 e Andrea Borella "Annuario della Nobiltà Italiana" Edizione XXXI Teglio (SO) 2010 S.A.G.I. Casa Editrice vol. 3 pag. 268
  6. ^ Aliprandi
  7. ^ SANTO STEFANO. MAPPA. Foglio 5 Archiviato il 14 dicembre 2013 in Internet Archive.
  8. ^ Vedi qui
  9. ^ Alcuni elementi del portico ed affreschi farebbero forse retrodatare la struttura addirittura al tardo Cinquecento. Cfr. AA.VV., Santo Stefano Ticino - viaggio nella memoria, tra ambiente e storia, 2015
  10. ^ Matteo Turconi Sormani, "Le grandi famiglie di Milano", Newton Compton, 2015 sub voce Aliprandi
  11. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  12. ^ 1751, 1805, 1853: Archivio Parrocchiale di Santo Stefano Ticino
  13. ^ AA.VV., Santo Stefano Ticino - viaggio nella memoria, tra ambiente e storia, 2015
  14. ^ Dati ISTAT

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]