Crivelli (famiglia)

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Stemma dei Crivelli.

I Crivelli furono una delle più potenti famiglie nobiliari del milanese durante il Medioevo, elevati fino al titolo di marchesi. La famiglia Crivelli diede al mondo personaggi di grande cultura.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Una leggenda fa derivare questo cognome dall'epoca romana, quando una vestale sarebbe stata accusata ingiustamente di aver trasgredito il voto di castità e per questo condannata a morte. Ella avrebbe chiesto, come prova della sua purità, di poter trasportare dell'acqua del Tevere in un crivello senza farla cadere. Avendo concluso la prova con un miracoloso successo, venne riscattata e, dopo aver sposato Caio Cornelio Scipione, trasmise il cognome Cribellum ai successori. A questa leggendaria origine si accosta quella relativamente più realistica che fa discendere la famiglia da Meroveo, capostipite dei Merovingi, e quella più realistica che fa risalire i Crivelli alla conquista franca della Lombardia. Il primo documento rintracciato è del 1075, relativo ad un certo "Arialdo qui nominatur Crivello".

Secondo le leggende aveva cognome Crivelli anche il santo arcivescovo (566-567) di Milano Ausano (Auxanus), sepolto in Santo Stefano Maggiore, trentesimo successore di San Barnaba apostolo e diciottesimo successore di Sant'Ambrogio: Sant'Ausano rimase in città nonostante la controversia tricapitolina (che forse fu lui a risolvere in Lombardia) e morì di peste dopo essersi prodigato per i malati. La famiglia ebbe nei secoli altri membri di spicco nell'alta gerarchia ecclesiastica: oltre a papa Urbano III Crivelli (già arcivescovo di Milano come il suo santo progenitore), il nipote di quest'ultimo papa Celestino IV, figlio di Cassandra Crivelli. I Crivelli si imparentarono inoltre con i Borromeo, la nobile famiglia milanese che diede alla Chiesa i vescovi san Carlo e Federico Borromeo. Del XIV secolo si ricorda Alessandro Crivelli, uno dei tre nobili fondatori dell'Ordine di Sant'Ambrogio ad Nemus (fratelli Ambrosiani). La dinastia Crivelli annovera inoltre nelle sue file tre Cardinali (v. sotto) e numerosi vescovi, tra cui Girolamo Luigi, vescovo di Nepi e Sutri, e Melchiorre Crivelli.

Quest'ultimo, Melchiorre, domenicano, nato a Milano nel 1486, domenicano e professore di teologia, fu nominato prima Vescovo suffraganeo e Visitatore Generale dell'Arcidiocesi, poi Inquisitore Generale per la diocesi di Milano nel 1518 (tra l'altro l'Inquisizione era stata introdotta a Milano proprio da Celestino IV nel 1228). Egli fu di grande importanza nel periodo di crisi religiosa e istituzionale precedente l'arrivo di San Carlo, gestì l'arcidiocesi per conto di Ippolito II d'Este, amministratore apostolico (che non mise mai piede in diocesi), visitando tutte le parrocchie e consacrando chiese. Fu elogiato nel 1536 da papa Paolo III ed è considerato anticipatore del dinamismo pastorale e del fervore religioso promosso dal Concilio di Trento, indetto dallo stesso papa. La sua opera di catechizzazione di tutto il territorio diocesano e di inquisizione culminò nella pubblicazione del primo Indice dei libri proibiti in Italia (1538). Fu confermato Vescovo suffraganeo da San Carlo, morì a Milano nel 1561 e giace in Sant'Eustorgio.

Come narra il cronista Lodovico Muratori, nel suo "Corpus Italicorum Scriptorum", nell'anno 1251, Papa Innocenzo IV in visita a Milano, durante un pranzo domandò agli aristocratici milanesi presenti, qual era secondo loro, la famiglia lombarda più importante. Gli aristocratici risposero che erano due le casate principali della Marca di Lombardia, ovvero i Soresina che erano considerati i più nobili, ed i Crivelli che erano i più ricchi e potenti.

Lo storico Ezio Riboldi ne "I contadi rurali del milanese" (Archivio Storico Lombardo, 1904), riporta una versione delle origini della stirpe: ebbe inizio a cavallo tra i secoli IV e V secolo d.C., dal capostipite Roggero I dei Sambonifacio, casata originaria di Verona che aveva una discendenza in Lombardia, e si sviluppò nella Burgaria con i due rami principali detti Da Ugobaldo (Uboldo-VA, vicino a Saronno) e De Parabiaco (Parabiago-MI); dunque secondo tale versione i Crivelli furono in origine un ramo collaterale dei Sanbonifacio. I due casati vengono considerati famiglie di origine franca, perché si attenevano alla Legge Salica.

Proprietari latifondisti in principio, divennero Feudatari Imperiali e Valvassori durante la prima metà del XII secolo, fino a comparire nel 1377 tra le matricole delle famiglie nobili milanesi, come Conti reggenti del Contado di Burgaria o di Parabiago.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il loro nome deriva probabilmente dal latino Cribellum, diminutivo di Cribrum che significa setaccio, e che la farebbero risalire addirittura all'epoca imperiale romana ed alla leggenda della ragazza che raccolse l'acqua con un setaccio senza farla cadere in terra, per dimostrare la sua verginità; dall'episodio deriva il detto latino cribro aquam haurire (letteralmente: "attingere l'acqua con il setaccio").[senza fonte]

Scudo araldico[modifica | modifica wikitesto]

Papa Urbano III, al secolo Uberto Crivelli

Verso il XII secolo cominciò a comparire lo stemma della casata, costituito da un inquartato in rosso e argento, con un crivello aureo sul tutto, un capo d'oro caricato da un'aquila coronata nera con le ali spiegate.

Personalità storiche importanti[modifica | modifica wikitesto]

La casata ebbe alcuni individui ricordati storicamente:

Rami più Importanti[modifica | modifica wikitesto]

Da ricordare i due rami più antichi della famiglia, diretti discendenti dei Sambonifacio di Verona: i Da Ugobaldo e i De Parabiaco. Esistono inoltre i seguenti rami: Crivelli d'Agliate (marchesi feudatari della Pieve d'Agliate dal 1647), Crivelli di Castellanza (feudatari della Castellanza dal 1673), Crivelli di Cremona (conti feudatari di Ossolano dal 1717), Crivelli di Turate, Crivelli di Burgaria, Crivelli di Nerviano (conti), Crivelli di Uboldo-Albese.

Crivelli Da Ugobaldo[modifica | modifica wikitesto]

Ebbero sede a Uboldo (antica Ugobaldo), in provincia di Varese, nei pressi di Saronno, e secondo gli archivi della Biblioteca Ambrosiana di Milano, risultano iscritti fin dal 377 d.C., nelle Tavole della Chiesa Metropolitana Milanese, tra le casate elettrici dei Cardinali.

Crivelli De Parabiaco[modifica | modifica wikitesto]

Conti con sede a Parabiago (MI) -

via Brisa - furono già dal V secolo la principale famiglia nobile del luogo, e tale rimase per almeno tredici secoli.

Sotto di loro il Comitatus Parabiagi (Contado di Parabiago), talvolta ricordato o probabilmente confuso come Contado di Burgaria, rimase autonomo, sia da altri territori, sia dall'Imperatore, nei principi del Secondo Millennio dell'era Cristiana.

Divennero potenti durante l'epoca medioevale, proprio come reggenti della Burgaria, una delle cinque Contee della Marca di Milano, chiamata così da un gruppo di Bulgari scesi in zona assieme ai Longobardi di Alboino, ai Gepidi e ai Sarmati.

Con l'avvento del Rinascimento, sia la famiglia, sia la Burgaria decaddero lentamente e anche la stessa Parabiago subì le loro sorti, fino ai secoli XVI e XVII, quando la stirpe cominciò ad essere oscurata da altre famiglie comitali parabiaghesi: Maggi, Corvini, Castelli, Giulini e Moriggia.

Di questo ramo dei Crivelli si ricordano alcuni personaggi:

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Marco Ceriani, Storia di Parabiago, vicende e sviluppi dalle origini ad oggi, Milano, Unione Tipografica, 1948 (capitolo VIII "Le antiche casate parabiaghesi", sottocapitolo "I Crivelli")
  • Anna Caso, I Crivelli: una famiglia milanese fra politica, società ed economia nei secoli XII e XIII, Milano, Società editrice Dante Alighieri, 1994 (Biblioteca della Nuova Rivista Storica, 38)
  • Giuseppe Benaglio, La verità smascherata. Dignità e venture di 398 famiglie nobili lombarde, piemontesi, ticinesi e d'altre terre e città d'Italia nei ranghi del patriziato milanese tra XIV e XVIII secolo secondo il manoscritto del 1716-19, Germignaga, Magazzeno Storico Verbanese, 2009, pp. 79–80

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