Felice Gajo

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Felice Gajo
Gajofelice.png

Senatore del Regno d'Italia
Sito istituzionale

Sindaco di Parabiago
Durata mandato 1900 –
1901
Predecessore Celestino Zerbi
Successore Cesare Annoni

Sindaco di Parabiago
Durata mandato 1903 –
1906
Predecessore Cesare Annoni
Successore Andrea Moroni

Commissario prefettizio di Parabiago
Durata mandato 1923 –
1927
Predecessore Francesco Arzuffi (come Sindaco)
Successore Felice Gajo (come Podestà)

Podestà di Parabiago
Durata mandato 1927 –
1935
Predecessore Felice Gajo (come Commissario prefettizio)
Successore Gaetano Rapizzi

Dati generali
Partito politico Partito Nazionale Fascista
Professione Imprenditore e industriale

Felice Gajo (Canegrate, 7 luglio 1861Parabiago, 31 dicembre 1935) è stato un imprenditore e politico italiano, Senatore del Regno dal 1934.

La famosa Patera che Felice Gajo "ritrovò" nella sua proprietà
Particolare della residenza parabiaghese dell'industriale.

È ricordato tra le altre cose come scopritore della Patera di Parabiago, importante reperto archeologico del periodo imperiale Romano: ritrovata nel 1907, durante gli scavi di Villa Gajo, sua residenza parabiaghese, rimase da lui gelosamente custodita in casa, fino alla sua morte.

Nacque da Natale Gajo ed Amalia Taglioretti, ed avviato agli studi, li interruppe per gettarsi nel settore dell'industria tessile, che all'epoca trovava in Lombardia, terreno fertile per il suo sviluppo. Divenne così addetto alla contabilità e in breve tempo passò alla qualifica di addetto commerciale viaggiatore. Prestato il servizio militare, nel quale fece carriera fino al grado di Sergente Maggiore, riprese il suo lavoro in giro per l'Italia[1].

Genio imprenditoriale[modifica | modifica wikitesto]

Stemmi delle famiglie Lampugnani (a sinistra) e Gajo (a destra).
Facciata del Santuario di San Felice

Sposando la legnanese Ida Lampugnani, abbandonò il suo primo lavoro, per associarsi all'Ing. Adolfo Lampugnani, suo cognato, dedicandosi allo sviluppo della ditta tessile di famiglia in Villastanza, frazione di Parabiago. Poco a poco le sue capacità imprenditoriali, lo portano a fondare altre filiali a Nerviano, S. Ilario di Nerviano, San Lorenzo di Parabiago, Cantalupo e Pogliano, dando lavoro esclusivamente ad operai locali.

Verso il 1900 acquista il cotonificio Gadda di Parabiago, trasformando la ditta in Manifatture Riunite. In breve tempo incorporò il Cotonificio Muggiani di Rho, e con altri stabilimenti a Busto Arsizio, Trecate e Verbania (frazioni di Intra e Possaccio), ribattezzò l'intera impresa Unione Manifatture di Parabiago, assorbendo poi anche una filatura a Trobaso (fraz. di Verbania).

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Grand'Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Grand'Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia
Cavaliere del lavoro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere del lavoro
— 9 aprile 1922[2]

Per la sua generosa beneficenza ad istituti religiosi, anche di Roma, riceve da Papa Pio XI l'iscrizione alla Commenda di San Giorgio.

Vita politica[modifica | modifica wikitesto]

Partecipa attivamente alla vita politica del paese di adozione, divenne infatti più volte Sindaco di Parabiago (1900-1901, 1903-1906 e 1923-1926) e Potestà (1927-1935). Durante le sue legislazioni, vi si attuarono svariate opere urbanistiche ed architettoniche. Lui stesso, con la moglie, dona una cappelletta monumentale al cimitero del capoluogo comunale (1927), dedicata ai caduti della prima guerra mondiale, successivamente anche della seconda.

Dal 1934 è Senatore del Regno.

Alla sua morte (31 dicembre 1935), lascia scritto sul testamento, l'incarico alla moglie di finanziare la costruzione del Santuario di San Felice (1940-1946) e di un ricovero per anziani.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Don Marco Ceriani, XII: Industria, artigianato e commercio, in Storia di Parabiago, vicende e sviluppi dalle origini ad oggi, Unione Tipografica Milano, 1948, pp. 238-241.

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