Solimano il Magnifico

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Solimano il Magnifico
Suleiman the Magnificent of the Ottoman Empire.jpg
Sultano Ottomano
In carica 1520-1566
Predecessore Selim I
Successore Selim II
Nascita Trebisonda, 6 novembre 1494
Morte Szigetvár, 6 settembre 1566
Firma Tughra of Suleiman I the Magnificent.svg

Solimano I detto "il Magnifico" (tra gli occidentali) o Kanuni (tra i turchi), ovvero il Legislatore (in turco moderno: I. Süleyman; in turco ottomano: سليمان, Sulaymān; Trebisonda, 6 novembre 1494Szigetvár, 6 settembre 1566) fu sultano e padiscià dell'Impero ottomano (e quindi come tale Cesare dei Romei e basileus) dal 1520 alla sua morte. Portò l'Impero ottomano ai massimi fulgori.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Solimano I[1]era figlio di Selim I, detto Yavuz ("il Ponderato", e non già "il Crudele" come erroneamente viene ancora detto).

Mausoleo di Solimano I detto il Magnifico e della moglie Rosselana nel cimitero della Moschea di Solimano in Istanbul

Durante il regno di Selim I l'Impero ottomano distrusse il rivale sultanato egiziano dei Mamelucchi circassi della dinastia burji. Questo portò i turchi all'annessione della Siria, dell'Egitto, della Palestina e dell'Arabia conquistando il controllo delle tre Città Sante di Mecca, Medina e Gerusalemme. Così all'età di 26 anni, alla morte dei Selim I, Solimano guidava un sultanato sostanzialmente più potente. Ed egli avrebbe continuato a espanderlo fino alla sua morte nel 1566.

A sette anni, Solimano fu mandato a studiare scienze, storia, letteratura, teologia, e tecniche militari nelle scuole del Palazzo di Istanbul e già da giovane iniziò e mantenne una stretta amicizia con Pargali Ibrahim Pascià, uno schiavo che sarebbe diventato uno dei suoi più seguiti consiglieri. Le prime esperienze di governo di Solimano furono quelle di governatore di svariate province, le più importanti Bolu nell'Anatolia del nord e, nel 1509, la terra natale della madre, Caffa, in Crimea, già colonia genovese e porto strategico per il commercio degli schiavi prelevati dalle steppe russe per essere inoltrati verso l'Egitto mamelucco. Tre anni dopo si era trasferito a Magnesia, dove ancora si trovava quando salì al trono.

Agli inizi del regno di Solimano, Costantinopoli (l'odierna Istanbul) contava 400.000 abitanti, e alla fine del XVI secolo erano quasi raddoppiati (700.000). In Europa occidentale nessuna città raggiungeva la stessa popolazione, Londra ne contava 120.000 e Parigi circa un terzo. La città era ingrandita da un afflusso ininterrotto di popolazioni che vi si insediavano sia volontariamente sia perché portate dai sultani che sceglievano nei territori di nuova conquista i migliori operai e artigiani per abbellire la propria capitale.

Sulaman.jpg

Per imporre i propri diritti, Solimano dovette combattere contro un'infinita serie di avversari. La forza del suo sultanato era basata sulla funzione cruciale del corpo di fanteria dei Giannizzeri (dal turco yeni çeri, "Nuova truppa"). Questi venivano reclutati forzatamente fra i giovani cristiani, obbligati nei primi secoli del sultanato al celibato, affratellati dalla tradizionale aderenza a una stessa confraternita religiosa che era la Bektashiyya. I Giannizzeri, considerati l'élite dell'esercito ottomano, non potevano avere altra occupazione o fonte di reddito che non fossero quelle derivanti dal mestiere delle armi e la loro inattività in tempo di pace faceva aumentare i rischi di disordini. La necessità di tenere occupati i Giannizzeri può aiutare a comprendere il perché della frequenza delle campagne militari ottomane e anche la prima decade del regno di Solimano fu di conseguenza un periodo di intensa attività bellica.

Protagonista per eccellenza della dinastia che, conquistando Costantinopoli, l'aveva resa per molti versi erede dell'impero bizantino, Solimano fu conquistatore di nuove terre, amministratore di immensi possedimenti, innovatore nel campo della giurisprudenza (il laqab turco era infatti Qānūnī, ossia "Legislatore"), patrono delle arti e poeta lui stesso, Solimano meritò l'appellativo di Magnifico, attribuitogli dai grandi sovrani occidentali.

Prime espansioni: Belgrado e Rodi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Assedio di Belgrado (1521).

Dopo la successione al padre, Solimano, spesso guidando personalmente le sue truppe, iniziò una serie di conquiste militari che interessarono buona parte del Mar Mediterraneo e parte del Centro Europa. Per prima cosa mise fine a una rivolta guidata dal governatore di Damasco; poi, entro l'agosto 1521 Solimano completò la presa della città di Belgrado e la conquista della Serbia

Selim I aveva conquistato Gerusalemme nel 1517. La città aveva sofferto per il secolare disinteresse da parte dei Mamelucchi, ma Solimano ne fu così affascinato da ordinare la costruzione delle mura della fortezza che ancor oggi circondano la Città Vecchia.

Prima della sua morte Selim I aveva pianificato di assalire la fortezza cristiana di Rodi. Fu Solimano a mettere in atto il progetto paterno. Nel 1522 con 400 navi portò nell'isola 200.000 uomini. A contrastarli c'erano solo i 7.000 Cavalieri di San Giovanni e le mura della città. Il successivo assedio durò sei mesi e al termine Solimano permise ai sopravvissuti di ritirarsi nel Regno di Sicilia.

Ungheria[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1525 Francesco I di Francia, in lotta con l'imperatore Carlo V, propose a Solimano un attacco all'Ungheria di Luigi II: un regno all'epoca ben più esteso dell'odierna repubblica. La conquista dell'Ungheria nel 1526 segna la massima espansione turca in Europa.

Giovanni II d'Ungheria al cospetto di Solimano nel 1556.

Il 29 agosto 1526 Solimano sconfisse il re Luigi II d'Ungheria e di Boemia (Lajos II / Ludvik Jagellonsky) nella battaglia di Mohács, le forze ottomane occuparono la maggior parte del territorio e il ventenne re ungherese morì, cosa di cui - si dice - Solimano si dispiacque. La morte del re fece collassare l'autorità centrale magiara e si scatenò una lotta per il potere. Alcuni nobili offrirono la corona d'Ungheria all'Arciduca d'Austria Ferdinando I d'Asburgo legato con parentela alla famiglia reale ungherese. Altri nobili, però, si volsero a Giovanni Zápolya che era supportato da Solimano e che non fu riconosciuto dalle Potenze dell'Europa cristiana.

L'Ungheria venne spartita in tre tronconi: la maggior parte dell'odierna Ungheria, conosciuta come Grande Alföld fu rivendicata da Solimano, fu creato lo stato vassallo di Transilvania che venne affidato alla famiglia Zápolya e Ferdinando II ottenne l'Ungheria Reale che comprendeva l'odierna Slovacchia, la Croazia Occidentale e i territori adiacenti. Si fissò così, temporaneamente, il confine fra l'Impero ottomano e il Sacro Romano Impero.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Piccola guerra in Ungheria.

Sotto Carlo V e il fratello Ferdinando I, Arciduca d'Austria, gli Asburgo riconquistarono l'Ungheria e Solimano la invase nuovamente due volte ma fu ricacciato anche per l'inclemenza del tempo dopo l'Assedio di Vienna nel 1529 e nel 1532. L'anno successivo un trattato divise l'Ungheria fra gli Asburgo e Zápolya ma alla morte di questi l'Ungheria rimase agli Asburgo, mentre la Transilvania con l'aiuto delle armate ottomane conquistò la sua autonomia sotto il protettorato turco.

Persia[modifica | modifica wikitesto]

L'Impero Safavide. Confini del 1512

Terminati i conflitti sul fronte europeo, Solimano continuò con successo su un altro fronte: la secolare rivalità con lo sciita Impero Safavide che governava la Persia e l'odierno Iraq. Solimano condusse contro i persiani tre campagne, il cui fatto storicamente più importante è la presa di Baghdad nel 1534. Da quel momento per la città cominciò il lento ma inarrestabile declino che la portò dal suo stato di città fra le più popolose del Medio Oriente a quello di ridotta quasi di frontiera, eclissata dallo sviluppo demografico e politico di Istanbul.

La seconda campagna portò alla temporanea conquista di Tabriz e dell'Azerbaigian (1548 - 1549) e ad una stabile presenza nella provincia di Van e in alcune fortezze in Georgia, nel Caucaso.

Nella terza campagna (1555) Solimano, pur non riuscendo ad eliminarne l'esercito nel Luristan, costrinse lo Scià, con il trattato di Amasya, a riconoscere i confini esistenti e a promettere di porre termine agli attacchi verso l'Impero ottomano.

Nordafrica e Vicino Oriente[modifica | modifica wikitesto]

Nello stesso tempo furono annessi vasti territori del Nordafrica; gli Stati barbareschi di Tripolitania, Tunisia, Algeria (ma non il Marocco, che rimase indipendente) divennero province autonome dell'Impero e servirono a Solimano come cuneo e scudo nel conflitto con Carlo V, il cui tentativo di ricacciare i turchi fallì nel 1541.

In questo periodo divennero famosi i corsari barbareschi che dal Nordafrica portarono la guerra da corsa contro la Spagna e fornirono all'Impero, per un breve periodo, la supremazia navale nel Mediterraneo. Inoltre i Turchi controllavano il Mar Rosso, e il Golfo Persico fino al 1554 quando furono sbaragliati dalla flotta dell'Impero portoghese che poi contrastò Solimano per il controllo di Aden.

Nel 1533 Khayr al-Din, conosciuto in Europa come "il Barbarossa", divenne ammiraglio in capo (kapudanpaşa) della marina ottomana che si batteva contro la marina imperiale spagnola. Nel 1535 Carlo V, Imperatore del Sacro Romano Impero, vinse un'importante battaglia a Tunisi ma l'anno successivo, Francesco I di Francia si alleò con Solimano contro Carlo V e nel 1538 la flotta di Carlo V fu sconfitta nella Battaglia di Prevesa dalle navi di Khayr al-Din e questo assicurò ai Turchi la supremazia navale per oltre trent'anni.

Nello stesso anno i due regnanti europei firmarono un trattato di pace ma ancora Francesco I si alleò con Solimano nel 1542. Due anni dopo Carlo V sottoscrisse un'alleanza con il re inglese Enrico VIII, dichiarò guerra alla Francia e Francesco I chiese aiuto a Solimano. Questi inviò la flotta guidata da Khayr al-Din che sconfisse gli Spagnoli e tentò la presa di Napoli. Uno dei risultati dell'alleanza fu il fiero duello fra Dragut e Andrea Doria che stabilì l'influenza europea sul Nord Mediterraneo e quella ottomana sulla costa sud. Francesco I fu costretto al trattato di Crepy. Ma a sua volta Carlo V dovette versare a Solimano una forte somma come risarcimento delle spese di guerra.

Malta, punto di svolta[modifica | modifica wikitesto]

L'assedio di Malta - Arrivo della flotta turca.

Quando L'Ordine dei Cavalieri Ospedalieri fu ricostituito come Cavalieri di Malta, nel 1530 la loro azione contro la flotta ottomana fece rapidamente assemblare una forza turca che venne inviata contro di loro. Nel 1565 i turchi posero Malta sotto assedio. Il Grande Assedio di Malta iniziò il 18 maggio e terminò l'8 settembre ed è vividamente ritratto negli affreschi dell'italiano Matteo Perez d'Aleccio (1547 - 1616) nella Sala di San Michele e San Giorgio a La Valletta.

All'inizio la battaglia sembrò ripetere quella di Rodi che vide la maggior parte della città distrutta e circa metà dei Cavalieri uccisi; ma dei rinforzi provenienti dalla Spagna capovolsero le sorti della battaglia che vide la perdita di circa 30.000 ottomani.

La morte[modifica | modifica wikitesto]

Solimano morì nel corso dell'assedio di Szigetvár in Ungheria, il 5 o 6 settembre 1566, mentre conduceva una campagna militare contro l'imperatore Massimiliano II d'Asburgo. Fu sepolto a fianco alla sua sposa preferita, Roxelana (in persiano Hürrem), nel mausoleo vicino alla moschea Süleymaniye di İstanbul.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Un ripetuto equivoco lo indica come Solimano II, dando per buono il fatto che Solimano I fosse Suleiman Çelebi (1377-1411), principe ottomano primogenito di Bayezid I, che invece non fu considerato legittimo Sultano ottomano. Sulayman II viene infatti considerato il ventesimo Sultano ottomano che regnò dal 1687 al 1691.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alessio Bombaci e Stanford J. Shaw, L'Impero ottomano, Torino, UTET, 1981.
  • Storia dell'impero ottomano, a cura di Robert Mantran, Lecce, Argo, 2000, 874 pp.

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