Hillary Clinton

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Hillary Clinton
Official Portrait of U.S. Secretary of State Hillary Rodham Clinton (3328305563).jpg

67º Segretario di Stato degli Stati Uniti
Durata mandato 21 gennaio 2009 –
1º febbraio 2013
Presidente Barack Obama
Predecessore Condoleezza Rice
Successore John Kerry

Senatrice degli Stati Uniti per lo Stato di New York
Durata mandato 3 gennaio 2001 –
21 gennaio 2009
Predecessore Daniel Patrick Moynihan
Successore Kirsten Gillibrand[1]

42ª First lady degli Stati Uniti
Durata mandato 20 gennaio 1993 –
20 gennaio 2001
Presidente Bill Clinton
Predecessore Barbara Bush
Successore Laura Bush

First lady dell'Arkansas
Durata mandato 9 gennaio 1979 –
19 gennaio 1981
Predecessore Barbara Pryor
Successore Gay Daniels White

Durata mandato 11 gennaio 1983 –
12 dicembre 1992
Predecessore Gay Daniels White
Successore Betty Tucker

Dati generali
Partito politico Repubblicano (1965–1968)
Democratico (1968–presente)
Tendenza politica Centrismo (pre-2013)
Liberal (post-2013)
Università Wellesley College
Università Yale
Professione avvocato
Firma Firma di Hillary Clinton

Hillary Diane Rodham Clinton, nata Hillary Diane Rodham (pronuncia americana: [ˈhɪləɹi daɪˈæn ˈɹɑdəm ˈklɪntən]; pronuncia italiana: /ˈilari ˈklinton/[2]; Chicago, 26 ottobre 1947), è una politica statunitense, membro del Partito Democratico e già senatrice per lo Stato di New York e segretario di Stato dal 2009 al 2013.

Prima di intraprendere l'attività politica, ha esercitato la professione di avvocato e docente di diritto penale, diventando la prima donna a essere ammessa come socio nel «Rose Law Firm», uno degli studi legali più antichi degli Stati Uniti; ha inoltre fatto parte dei consigli d'amministrazione delle multinazionali Walmart e Lafarge.

È sposata con Bill Clinton dal 1975; a seguito dell'elezione del marito alla carica di presidente degli Stati Uniti d'America, è stata first lady dal 1993 al 2001. Successivamente prestò servizio per otto anni come senatrice in rappresentanza dello Stato di New York (2001-2009), venendo eletta per il suo primo mandato mentre era ancora first lady e diventando quindi la prima moglie di un presidente a ricoprire una carica elettiva. Durante la sua permanenza al Congresso, sostenne apertamente l'intervento armato in Afghanistan e in Iraq, ma in un secondo momento criticò la gestione delle operazioni militari da parte dell'amministrazione di George W. Bush.

Nel 2008 prese parte alle elezioni primarie del proprio partito in previsione delle consultazioni presidenziali dello stesso anno; dopo un aspro confronto fu sconfitta dal senatore Barack Obama, conseguendo tuttavia il maggior numero di suffragi popolari (quasi 18 milioni) nella storia delle primarie statunitensi. La senatrice annunciò in seguito il proprio appoggio nei confronti di Obama, poi eletto presidente. Hillary Clinton svolse le funzioni di segretario di Stato fra il gennaio del 2009 e il febbraio del 2013, rinunciando all'incarico al termine del primo mandato di Obama e venendo sostituita da John Kerry.

Nel 2016 partecipò nuovamente alle primarie democratiche: avendo conseguito il maggior numero di delegati, ottenne la candidatura ufficiale per le successive elezioni presidenziali, diventando la prima donna a correre per la presidenza in rappresentanza di uno dei due maggiori partiti politici, e la terza in assoluto dopo Tonie Nathan e Victoria Woodhull. Pur vincendo il voto popolare nazionale, perse il Collegio Elettorale e la Presidenza contro il candidato del Partito Repubblicano Donald Trump. In seguito alla sconfitta, la Clinton ha dichiarato di volersi concentrare sull'opposizione alle politiche di Trump come "cittadina attivista".

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Infanzia e giovinezza[modifica | modifica wikitesto]

Hillary Diane Rodham nacque all'Edgewater Hospital di Chicago, Illinois, ed è cresciuta a Park Ridge. Suo padre, Hugh Ellsworth Rodham, figlio d'immigrati inglesi, era dirigente di un'industria tessile a Scranton, Pennsylvania, mentre sua madre, Dorothy Emma Howell Rodham, casalinga. Ha due fratelli minori, Hugh e Tony. Il padre successivamente creò una fiorente attività imprenditoriale per realizzare stampati sui tessuti, la Rodrik Fabrics.

A Park Ridge, da bambina era impegnata in diverse attività della chiesa e della scuola. Partecipò attivamente a diverse discipline sportive ottenendo numerosi riconoscimenti nelle Girl Scouts of the USA[3].[4] Prima di diplomarsi alla Maine South High School, frequentò la Maine East High School, dove ricoprì il ruolo di presidente di classe, membro del consiglio degli studenti e membro della National Honor Society. Durante il suo ultimo anno di liceo, ricevette il primo premio in scienze sociali. Cresciuta in una famiglia conservatrice,[5] lavorò, nel 1964, come volontaria per il candidato repubblicano Barry Goldwater nella campagna presidenziale.[6] I suoi genitori le diedero libertà di scelta su quale carriera intraprendere.[7]

Nel 1965 entrò al Wellesley College, divenne attiva in politica e ottenne la carica di presidente della sezione del Wellesley College dei College Republicans. In gioventù fu investita dalla notizia della morte del leader dell'associazione per i diritti civili Martin Luther King che aveva conosciuto di persona nel 1962.[4]

Dopo aver frequentato il programma "Wellesley in Washington" grazie all'insistenza del professor Alan Schechter, il suo orientamento politico divenne molto più liberale, entrando a far parte del Partito Democratico. Ottenuto il riconoscimento di "valedictorian", come miglior diplomato tra i maturandi a Wellesley, Rodham si laureò nel 1969 con onore in Scienze politiche. Divenne la prima studentessa nella storia del Wellesley College a presentare la cerimonia di consegna dei diplomi. La Associated Press riportò all'epoca che il discorso di Hillary ricevette un'ovazione pubblica durata sette minuti. Fu al centro di un articolo pubblicato dalla rivista Life, a causa della reazione a una parte del suo discorso che criticava il senatore repubblicano Edward W. Brooke III, l'oratore che l'aveva preceduta.

Nel 1969, entrò alla Yale Law School, al servizio del Board of Editors della Yale Review of Law and Social Action, lavorando con i bambini emarginati presso l'ospedale Yale-New Haven. Durante l'estate del 1970, le fu assegnata una borsa di studio per lavorare al Children's Defense Fund a Cambridge, Massachusetts, nello Stato del Massachusetts. Alla fine della primavera del 1971, iniziò a frequentare Bill Clinton, anch'egli studente della Yale Law School. Durante l'estate del 1971, si trasferisce a Washington per lavorare nel sottocomitato sugli immigrati del Senatore Walter Mondale. Nel comitato aveva il compito di effettuare ricerche sui problemi degli emigrati in relazione alla loro capacità di adattamento, e alla loro possibilità di accesso all'assistenza sanitaria e all'istruzione. Nell'estate del 1972, lavorò negli Stati occidentali nella campagna del candidato democratico alle elezioni presidenziali, George McGovern. Durante il suo secondo anno alla scuola di legge, lavorò come volontaria allo Yale Child Study Center, anche qui per studiare lo sviluppo del cervello nella prima infanzia. Si interessò inoltre di casi di abusi su minori presso l'ospedale di Yale-New Haven. Lavorando nei Servizi Legali della città, fornì un servizio di assistenza legale gratuito alle persone povere. Nel 1973 a Yale, ricevette una laurea Juris Doctor, con una tesi sui diritti dei minori, specializzandosi in pedagogia e medicina presso lo Yale Child Study Center.

Matrimonio e famiglia, carriera da avvocato e first lady dell'Arkansas[modifica | modifica wikitesto]

Hillary Clinton nel 1992

Durante i suoi studi immediatamente successivi alla laurea, collaborò come avvocato per il Children's Defense Fund, e come consulente per il Carnegie Council on Children. Entrò a far parte dello staff d'inchiesta dell'impeachment presidenziale, informando il Comitato giudiziario durante lo Scandalo Watergate. In seguito divenne un membro[8] dell'University of Arkansas, Fayetteville School of Law, dove contemporaneamente insegnava Bill Clinton.

L'11 ottobre 1975 Hillary Rodham e Bill Clinton si sposarono a Fayetteville, Arkansas; mantenne il proprio nome "Hillary Rodham". Vissero in quel luogo per un breve periodo, e successivamente si trasferirono nella capitale dello Stato, Little Rock, da dove Bill condusse la sua prima campagna per il congresso statunitense. Nel 1976, Hillary Rodham entrò a far parte del Rose Law Firm, specializzandosi in casi di proprietà intellettuale, proseguendo inoltre la carriera in avvocatura. Il presidente Jimmy Carter la inserì, nel 1978, nella prestigiosa lista del Legal Services Corporation.

Nello stesso anno, con l'elezione di suo marito come Governatore dell'Arkansas, Rodham divenne first lady dell'Arkansas, titolo che mantenne per 12 anni.

Nel 1979, divenne la prima donna a essere divenuta socio del Rose Law Firm.

Il 27 febbraio 1980 diede alla luce una bambina, Chelsea Victoria, unica figlia dei Clinton.

Hillary Clinton con il marito e la figlia

Nello stesso anno Bill Clinton fu sconfitto nella corsa a governatore, così la famiglia Clinton fu costretta a lasciare la sede del governo. Nel febbraio 1982, Bill Clinton annunciò la sua offerta per riottenere l'incarico, annuncio che avrebbe avuto in seguito esito favorevole. Nello stesso periodo, Rodham incominciò a utilizzare il nome Hillary Rodham Clinton.

Come first lady dell'Arkansas, presiedette il Comitato Arkansas Educational Standards, dove, con successo, lottò per migliorare la qualità professionale dei test attitudinali dei nuovi insegnanti. Fece inoltre parte del Rural Health Advisory Committee, introducendo un programma chiamato "Arkansas' Home Instruction Program for Preschool Youth"[9], un programma di supporto prescolastico e di alfabetizzazione. Nel 1983 fu nominata Donna dell'Anno dell'Arkansas, mentre nel 1984, Madre dell'Anno dell'Arkansas.

Durante la sua carriera come first lady dell'Arkansas, continuò a operare in ambito giudiziario con il Rose Law Firm. Nel 1988 e nel 1991, il National Law Journal la nominò uno dei 100 avvocati più influenti degli Stati Uniti. Partecipò inoltre alla fondazione dell'Arkansas Advocates for Children and Families e operò nell'albo dei Servizi Legali dell'Arkansas Children's Hospital e per il Children's Defense Fund.[10]

Dal 1985 al 1992, operò nel consiglio di amministrazione sia per il The Country's Best Yogurt sia per Wal-Mart; lavorò inoltre per Lafarge, un'azienda industriale francese, la più grande produttrice al mondo di manifatture in cemento.

First lady degli Stati Uniti[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia Clinton mentre raggiunge la Casa Bianca nel 1993

Quando Bill Clinton divenne presidente degli Stati Uniti, nel gennaio 1993, Hillary Rodham Clinton diventò la first lady. Fu la prima ad aver conseguito una laurea, nonché la prima a vantare una carriera professionale di grande successo.[11] È considerata come la più influente first lady americana dai tempi di Eleanor Roosevelt.[12]

Nel 1993 il Presidente nominò sua moglie capo dell'unità sulla Riforma della Sanità Nazionale. Il suggerimento di questa unità, comunemente chiamata Clinton health care plan, e soprannominata “Hillarycare” dai suoi oppositori, non riuscì a ottenere il supporto sufficiente per poter giungere al voto in entrambe le camere del Congresso, nonostante queste fossero a maggioranza Democratica. Il progetto venne dunque abbandonato nel settembre del 1994. Nel suo libro, Living History, Hillary Clinton riconobbe che la sua inesperienza politica aveva certamente contribuito alla sconfitta, ma anche tanti altri fattori ne erano responsabili. Dieci anni dopo, la parola “Hillarycare” veniva ancora utilizzata come una sorta di "marchio", a volte, fuori luogo screditante, di tutti i piani concepiti per migliorare la sanità a livello universale.[13] In quel periodo, nel bel mezzo delle elezioni del 1994, i Repubblicani usarono la sua impopolarità come grimaldello nella campagna elettorale,[14] testimoni di un netto incremento di seggi dei Repubblicani, con 53 alla Camera dei Rappresentanti, e 7 al Senato.[15]

Alcuni critici considerarono inappropriato che una first lady giocasse un ruolo centrale nelle questioni politiche. Al contrario, chi la supportava, replicò che Hillary Clinton non era affatto diversa dagli altri consiglieri della Casa Bianca, e che gli elettori erano consapevoli del ruolo attivo che avrebbe avuto durante la Presidenza del marito.[16] Infatti, durante la campagna elettorale, Bill Clinton aveva dichiarato che votare per lui significava prendere “due al prezzo di uno”.[17] Questa osservazione portò alcuni oppositori a riferirsi ai Clinton come ai “co-Presidenti”,[18] a volte anche soprannominati “Billary”.[19]

Senatrice per lo Stato di New York[modifica | modifica wikitesto]

Hillary Clinton presta giuramento all'inizio del proprio mandato come senatrice

A seguito del ritiro dalla politica del senatore Daniel Patrick Moynihan, avvenuto nel novembre del 1998, diversi membri del Partito Democratico, tra cui il membro della Camera dei rappresentanti, Charles B. Rangel, insistettero affinché si candidasse, nel 2000, alle successive elezioni del Senato degli Stati Uniti, come rappresentante dello Stato di New York. La donna accettò, divenendo così la prima first lady degli Stati Uniti a candidarsi per una carica elettiva.[20] Non essendo però mai vissuta a New York prima delle elezioni del 2000, e non avendo mai partecipato attivamente alla vita politica dello Stato, fu accusata dai suoi oppositori di carpetbagger.[21] Suo avversario del Partito Repubblicano fu inizialmente l'allora sindaco di New York Rudy Giuliani, il quale però si ritirò dalla campagna elettorale dopo che gli fu diagnosticato un cancro alla prostata, venendo sostituito da Rick Lazio.

Nel corso della campagna elettorale, Hillary Clinton visitò ogni singola contea dello Stato di New York, promettendo ai cittadini di migliorare la loro situazione economica, di creare nuovi posti di lavoro e di investire nelle imprese, soprattutto in quelle del settore high-tech.[22] Le elezioni si conclusero il 7 novembre del 2000 con la vittoria dell'allora first lady, la quale ottenne il 55,27% dei voti, contro il 43,01% di Rick Lazio.[23]

Hillary Clinton ha sostenuto con forza l'azione militare statunitense del 2001 in Afghanistan, così come nell'ottobre 2002 ha votato a favore della risoluzione del Congresso sulla guerra d'Iraq, che ha autorizzato il presidente George W. Bush ad usare la forza militare contro l'Iraq.[24]

Candidatura alle Primarie del Partito Democratico per le Elezioni Presidenziali del 2008[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Elezioni primarie del Partito Democratico del 2008 (Stati Uniti d'America).

Nel 2007 Hillary Clinton annunciò la propria candidatura alle elezioni primarie in vista delle Elezioni Presidenziali 2008.

La candidatura di Hillary Clinton si era ventilata già dal 2003 al termine del secondo mandato del marito Bill. Il 20 gennaio 2007 dal proprio sito web, annunciava la formazione di un comitato esplorativo a cui erano stati stanziati oltre 50 milioni di dollari mentre i Clinton avevano chiuso il blind trist con cui era stata appoggiata la candidatura di Bill per evitare polemiche circa ombre sul finanziamento dichiarando di aver costituito un patrimonio di oltre 100 milioni di dollari tra libri, discorsi pubblici e altre attività una volta lasciata la Presidenza. Lo slancio alla sua candidatura è data dal rifiuto di candidarsi dagli ultimi due candidati presidenti nel 2000 e 2004 Al Gore e John Kerry, molto conosciuti e stimati come uomini forti nel Partito alternativi a Bush[senza fonte].

I sondaggi danno la Clinton come grande favorita (consenso tra 30-40%) tra tutti i candidati democratici tra cui spiccano soprattutto il giovane senatore afroamericano dell'Illinois, Barack Obama (23%) e l'ex senatore della Carolina del Nord ed ex candidato vicepresidente democratico nel 2004 John Edwards, (16%) vicini per i sondaggi e nella raccolta fondi. A costoro si aggiungeranno dei candidati minori come Joe Biden, Chris Dodd, Mike Gravel, Dennis Kucinich e Bill Richardson che si ritireranno dopo il primo voto.

Il 3 gennaio 2008, nel primo caucus dell'Iowa, Obama vince, a sorpresa, col 38% mentre la favorita Clinton è superata persino da Edwards con il 30% contro il 29%. Infatti il giovane senatore nero, aveva impostato il suo messaggio su un forte programma di cambiamento al grido di "Yes, we can" rafforzato dall'essere un afroamericano di umili origini che per la prima volta correva per divenire Presidente creando un movimento di popolo intorno alla sua figura che appannava la candidatura di prima donna ma forse troppo legata alla vecchia politica della Clinton che subito comincia ad avere grandi difficoltà. Questa campagna inoltre è stata la prima che si è giocata con un ruolo fondamentale dei social network, utilizzati soprattutto da Obama per lanciare il suo messaggio di cambiamento e speranza anche in antitesi con la grande macchina organizzativa dei Clinton fatta di volontari e porta a porta per catturare ogni singolo voto.

Tuttavia questa organizzazione porterà ad arginare la prima vittoria di Obama, facendo conquistare alla Clinton, sul filo, le primarie del New Hampshire (39%-36%) e anche quelle del ricco Nevada (51%-45%) nonostante molti dei "superdelegati" ovvero i leader non eletti del Partito che votano alla Convention si fossero schierati più con Obama che con Clinton in questi Stati (a livello nazionale la maggioranza era con lei).

Di fronte all'avanzata di Obama, gli animi cominciano a riscaldarsi tra i due candidati maggiori. Bill Clinton accusa Obama di essere nulla di più di un "candidato nero" affermando anche in un comizio in South Carolina che i diritti dei neri devono ringraziare la lungimiranza del bianco Presidente Lyndon B. Johnson nell'approvare il Civil Rights Act ridimensionando il ruolo del predicatore nero Martin Luther King, morto pochi giorni prima in una marcia pacifica per i diritti a Memphis nel 1968. La "gaffe" di Clinton avrà un effetto dirompente nella campagna elettorale danneggiando irrimediabilmente la campagna di Hillary e spezzando quel antico legame tra i Clinton e le comunità afroamericane solidissimi ai tempi della sua Presidenza spostandoli sulla figura di Obama. Tuttavia anche Obama attaccherà più volte Hillary come emblema di un passato controverso fatto di molte scelte politiche sbagliate, prima fra tutti, il suo voto favorevole in Senato alla Guerra in Iraq. Il voto nelle primarie della Carolina del Sud vede quindi trionfare Obama col 55% lasciando Clinton al 33% ed Edwards al 18% che si ritira. Ora la sfida sarà un duello a due tra Obama e Clinton. Pochi giorni dopo, Hillary stravince a mani basse nel voto in due grandi ed importanti Stati come Michigan (55%-0%) e Florida (50%-33%). Tuttavia il voto è caratterizzato da ricorsi e controricorsi in quanto il nome della candidata era l'unico ad essere presente sulle schede mentre gli altri candidati, tra cui principalmente Obama, si erano rifiutati di essere inseriti in contrasto con la decisione locale ci anticipare il voto in questi importanti Stati che aveva provocato dispute legali col Comitato nazionale Democratico ed un'affluenza tra le più basse di sempre, Infine dopo una lunga mediazione tra il Comitato democratico nazionale e quelli locali si deciderà di far valere la metà i delegati e superdelegati di questi stati alla Covention determinando così sempre la vittoria di Clinton ma in maniera meno netta in quanto molti si schierano con Obama.

Il 5 febbraio, nel SuperTuesday che mette in palio 23 Stati, avviene in un clima di ritrovata unità e di tensioni sopite dopo che il clima era diventato incandescente. Obama riceve tuttavia il supporto importante di Ted Kennedy e di altri membri della famiglia Kennedy che lanceranno la voltata finale ora che anche i sondaggi hanno consolidato una sua inversione di tendenza a suo favore. Obama trionfa nettamente in alcuni Stati del profondo sud povero con forti minoranze afroamericane tra i democratici e tradizionalmente repubblicani come Alabama (42%-56%), Alaska (25%-75%), Georgia (31%-66%), Idaho (17%-80%) Nord Dakota (37%-61%), Missouri (48%-49% quasi pareggio), Kansas (26%-74%), Utah (39%-57%) e diversi Stati dell'East Coast Democratica come Connecticut (47%-51%) e Delaware (42%-53%), oltre a stati bianchi industrializzati come il Minnesota (32%-66%) o stati in bilico a composizione mista come il Colorado (32%-67%) e senza considerare l'importante Illinois (33%-65%), suo Stato natale di cui è anche senatore, dove stravince senza problemi. Clinton tuttavia non demorde, anzi ottiene enormi successi anche se più risicatissima. Nonostante gli stati rurali e piccoli premino Obama, la vittoria negli Stati più grandi dove concentra tutte le sue risorse di tempo e soldi come California (51%-43%), Stato di New York (57%-40%, Stato di cui è senatrice), Massachusetts (56%-41% nonostante l'appoggio dei Kennedy ad Obama), New Jersey (54%-44%) ma anche in alcuni stati importanti del Sud in cui le minoranze nere ma soprattutto latine sono ancora fedeli ai Clinton come Arizona (50%-42%), Arkansas (70%-26%, stato di origine di Bill di cui fu governatore), New Mexico (49%-48% quasi pareggio), Oklahoma (55%-31%) e Tennessee (54%-40%) riesce a pareggiare e addirittura a vincere per un pugno di delegati con 1.056 delegati totali contro 1.036 di Obama che però vince i delegati del voto popolare. Obama ha vinto soprattutto nei caucus, tra i giovani, tra gli afroamericani, tra gli uomini sotto i 45 anni e con titoli universitari superiori, nel Nord-West, nel Mid East e nell'East Coast; Clinton ha vinto invece nelle grandi primarie grazie alla mobilitazione capillare della sua macchina organizzativa tra le donne bianche, tra gli elettori superiori ai 65 anni, tra le persone con titoli di studi più modesti e nel Sud dei grandi Stati.

A febbraio, dopo il sostanziale pareggio del SuperTuesday, Clinton decide di prestare 5 milioni di tasca sua alla campagna elettorale. La mossa è stata giudicata male dai suoi investitori segnalando possibilità difficoltà di rilanciarsi nella sfida che oramai vedeva Obama come netto favorito. Infatti dopo pochi giorni, il comitato di Obama comunica di aver raccolto in poco tempo oltre 32 milioni di dollari e portare il numero di volontari oltre i 500.000 collaboratori. Nelle primarie intanto, Obama si rafforza ovunque. Vince bene nella grande Louisiana (36%-57%) e nettamente nello Stato di Washington (31%-68%). oltre che nei piccoli caucus di Nebraska (32%-68%) e Isole Vergini (7%-90%) e Maine (40%-59%). Trionfa anche con forza nel cosiddetto Democrats Abroad (32%-66%) ovvero il voto dei Democratici all'estero segnando la sua popolarità acquisita in tutto il mondo e doppiando Hillary. Vittorie importanti anche nel Distretto di Columbia (24%-75%), Maryland (36%-61%), Virginia (35%-64%), Hawaii (24%-76%) e nel popoloso Wisconsin (41%-58%) con vittorie chiare e nette segnando come l'apparato democratico abbia oramai abbandonato l'ex favorita Clinton per convergere sulla nuova stella di Obama, come dimostrato da molti superdelegati passati con lui.

Nonostante la minimizzazione la campagna di Hillary è fortemente in difficoltà. Cominciano i primi licenziamenti e la possibilità di perdere l'enorme vantaggio di cui si godeva dall'inizio. Tuttavia grazie all'incondizionato supporto di anziani bianchi, classe operaia democratica e latini, come previsto dai sondaggi, Hillary ottiene una sorprendente vittoria sul filo nei due Stati chiave di Ohio (53%-45%) e Texas (51%-47%) ma anche nel piccolo Rhode Island (58%-40%) anche se di pochi punti rispetto ai 10-20 previsti. Inoltre questo si determina dall'emergere di alcuni scandali di Obama come quelli di un suo collaboratore Tony Retzko sottoposto ad un processo per corruzione a Chicago o di contatti ambigui con il Canada sulla discussione di una nuova bozza Trattato di Libero Scambio Nordamericano che avrebbe favorito alcuni sponsor. Inoltre le tv di questi Stati sono inondate da uno spot che diverrà celebre nel quale da un telefono rosso arriva una chiamata dalla Situazion room per avvisare il Presidente di una emergenza improvvisa con un Obama impacciato e impreparato ribadendo il concerto dell'esperienza che stato uno dei cavalli di battaglia della Clinton.

Per la prima volta dalle primarie Clinton ha il numero maggiore di delegati con lei anche se il voto delle primarie in Florida e Michigan avrà la metà del peso come stabilito dalle delegazioni. Obama però vincerà facilmente col alte percentuali nei caucus del Vermont (39%-59%), del Wyoming (38%-68%) e del Mississippi (37%-61%) . Inoltre Obama riceve l'appoggio dei delegati di tutti i candidati minori ritiratisi soprattutto quelli di Edwards e di Richarson, che aveva ricoperto importanti ruoli nel Governo Clinton.

Dopo tutto questo, anche tra i media e giornali, comincia a divenire irrealistico la possibilità di vittoria di Clinton nonostante gli imminenti voti di Pennsylvania e della North Carolina, visto oramai un vantaggio considerevole di Obama. Clinton infatti avrebbe dovuto vincere entrambe queste sfide, convincere a far valere totalmente il voto dei delegati contestati di Michigan e Florida e convincere diversi superdelegati ad abbondare Obama e sostenere lei. Gli stessi vertici del Partito e la Speaker Nancy Pelosi, hanno sconsigliato di delegittimare il candidato vincitore dei voti popolari per il ribaltamento del voto coi superdelegati. Inoltre erano forti le voci di riunire il partito dietro Obama dato che si temeva una "open Convention", cioè una Convention senza un chiaro vincitore, e che questo avrebbe permesso la vittoria del presunto candidato repubblicano, il senatore dell'Arizona e l'ex eroe-prigioniero di guerra John McCain, che dopo la sua vittoria aveva compattato il partito repubblicano sul suo nome. Tuttavia Clinton non solo non decide di mollare ma rilancia tramite YouTube il sermone di un predicatore nero vicino ad Obama, in cui chiedeva a Dio la forza per punire tutti i torti subiti dalla comunità afroamericano e da cui il senatore non si era mai dissociato e garantendo che avrebbe ottenuto la vittoria per la nomination democratica.

Il 22 aprile, Hillary ottiene un'importante vittoria chiara nella industrializzata Pennsylvania (55%-45%), determinando la sua forza tra l'elettorato bianco, anziano ed industrializzato al contrario di Obama forte tra i giovani e gli afroamericani. Tuttavia, dopo pochi giorni, il senatore dell'Illinois, il 5 maggio, ottiene forse la vittoria decisiva nella Carolina del Nord (42%-56%) vincendo di oltre 15 punti mentre Hillary vince per 2 soli punti in Indiana (51%-49%).

A questo punto, Obama, nonostante non abbia ancora un numero sufficiente di delegati vincolanti, secondo gli esperti, avrebbe la certezza della nomina democratica tanto da concentrarsi in un discorso contro McCain invece che Clinton.

Pochi giorni dopo, altri superdelegati svincolati, cambiano idea decidedendo il supporto al senatore nero, portandolo a superare per la prima volta Hillary anche tra i superdelegati. A questo punto una vittoria appariva impossibile.

Tuttavia Clinton vincera in maniera sorprendente le primarie in West Virginia (67%-26%) e Kentucky (66%-37%) grazie al sostegno degli Indiani Apalachi, che preferiscono il suo nome a quello di Obama, ma la vittoria di Obama in Oregon (41%-59%) sembra spegnere di nuovo ogni speranza. Egli stesso in uno storico discorso a Des Moines, in Iowa, primo test delle primarie dove il suo nome era emerso a sorpresa fino a raggiungere il primato, affermerà: "Ci avete messo alla portata la nomination democratica come Presidente degli Stati Uniti. È storia. Grazie a tutti voi". Clinton comunque decide di far ricorso al Comitato nazionale democratico chiedendo la pienezza del voto per i delegati di Michigan e Florida, boicottate per vizi dagli altri competitor. Quest'ultimo deciderà di venirle incontro reintegrando totalmente i delegati del Michigan e lasciando a metà il valore di voto di quelli della Florida. Comunque anche qualora fossero stati considerati tutti pienamente, Clinton avrebbe avuto bisogno di un numero di superdelegati disposti ad abbandonare Obama per convergere sul suo nome visto che Obama contava ancora ben 137 delegati prima di Porto Rico vinto poi da Clinton (68%-32%) grazie ai Latini.

Il 3 giugno, le primarie finali in Montana (41%-56%) e Sud Dakota (55%-45%) vedono la vittoria di Obama nel primo e di Clinton nel secondo. Tuttavia già la sera prima, con il vincolo di alcuni superdelegati che avevano giurato fedeltà a Obama, quest'ultimo era diventato il candidato presunto superando la soglia dei 2.117. Clinton di fronte alle pressioni che chiedevano di riconoscere il risultato, rimanda la decisione all'indomani. Il giorno dopo, attraverso una lettera aperta a sostenitori e militanti, spedita tramite mail, afferma che "continuerà a combattere per le sue idee da realizzarsi mediante l'elezione di Barack Obama a Presidente degli Stati Uniti d'America congratulandosi con lui per la bella campagna e dandogli il suo pieno supporto".

Queste primarie hanno registrato il più alto numero di votanti in assoluto pari al 27% del corpo elettorale totale e superando il precedente record del 25.9% delle primarie del 1972. L'affluenza è stata elevata soprattutto negli Stati tradizionalmenti repubblicani dove, caso rarissimo, l'affluenza dei democratici ha superato anche i repubblicani.

A fine competizione, Hillary Clinton otterrà il maggior numero di voti popolari in assoluto in tutte le elezioni primarie nella storia di entrambi gli schieramenti totalizzando 17,857.501 voti (quasi 300.000 in più di Obama, secondo miglior record) pari al 48%. Vince 23 Stati e conquista 1978 delegati.

Nella Convention di Denver in Colorado, che incoronerà Obama candidato democratico, Hillary Clinton pronuncerà un suo famoso discorso in cui ribadendo la forte amarezza per non essere riuscita a vincere, si dirà molto orgogliosa perché "per la prima volta, quel vetro di cristallo che impedisce ad una donna di raggiungere anche il traguardo più alto, avrà da oggi 17,857.501 crepe in più e che un giorno sarà rotto".

Segretario di Stato[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto ufficiale di Hillary Clinton come segretario di Stato

Quando Obama fu eletto presidente nel 2008 molti politici americani scommisero sul fatto che il neo Presidente eletto affidasse ad Hillary Clinton il Dipartimento di Stato ma più volte disse di voler rifiutare il ruolo in quanto impaziente di riprendere il posto di senatrice al Congresso. Nonostante ciò Hillary Clinton accettò il ruolo e nel gennaio 2009 giurò come 67°Segretario di Stato.

Le sfide più importanti che dovette affrontare furono la cattura di Osama Bin Laden, le crescenti minacce del Terrorismo, gli attacchi al Consolato di Bengasi, le sfide dei mutamenti climatici, le scelte riguardanti la primavera araba, la politica del "reset" con la Russia.

Al termine del suo mandato il Segretario Clinton aveva visitato centododici Paesi e viaggiato per oltre un milione e mezzo di kilometri e acquisito una vista globale dei principali avvenimenti del XXI secolo. Ha inoltre contribuito ad organizzare un regime di isolamento diplomatico e di sanzioni internazionali contro l'Iran, nel tentativo di forzare il ridimensionamento del programma nucleare di quel paese.

La guerra in Libia[modifica | modifica wikitesto]

Allo scoppio della prima guerra civile in Libia, fu la principale sostenitrice[25][26] dell'intervento militare della NATO nel paese in sostegno ai ribelli islamisti che combattevano il regime del leader libico Muammar Gheddafi, nonostante l'opposizione interna di alcuni settori dell'amministrazione statunitense, che l'hanno accusata di avere deliberatamente violato la legge che proibisce di condurre azioni belliche per più di 60 giorni senza l'approvazione del Congresso. Le responsabilità e le conseguenze della guerra, che ha condotto al rovesciamento e all'uccisione di Gheddafi e ha visto la Libia cadere preda dell'instabilità e della guerriglia tra bande, sono diventate oggetto di acceso dibattito.[27]

La guerra in Siria[modifica | modifica wikitesto]

Durante la guerra civile in Siria, Hillary Clinton e l'amministrazione Obama hanno ripetutamente chiesto al presidente siriano Bashar al-Assad di abbandonare il potere, impegnandosi, insieme ai governi turco, saudita e qatariota, nel fornire assistenza militare ai cosiddetti "ribelli",[28] che si oppongevano al regime di Assad in Siria.[29] Il giornalista d'inchiesta statunitense Seymour Hersh, ha accusato Hillary Clinton di aver approvato l'invio, tramite la Turchia, ai ribelli siriani, del gas sarin impiegato nell'attacco chimico di Ghūṭa del 21 agosto 2013, di cui gli Stati Uniti e altri governi occidentali incolparono Assad nel tentativo di trovare un pretesto per l'invasione della Siria, iniziativa poi scongiurata dalla mediazione della Russia.[30][31]

Tensioni con la Russia[modifica | modifica wikitesto]

Nel dicembre 2011 ci sono state grandi e inaspettate proteste a Mosca dopo le elezioni parlamentari russe: le opposizioni avevano accusato il governo di brogli. Hillary Clinton, in un viaggio a Vienna, ha affermato che le elezioni russe non sono state "né libere né eque" e che c'erano "gravi preoccupazioni" circa la correttezza delle elezioni, schierandosi apertamente in supporto delle proteste anti-governative.[32] Il Ministero degli Affari Esteri russo ha definito i commenti della Clinton "inaccettabili", e l'allora Primo ministro russo Vladimir Putin ha ribadito che Hillary Clinton aveva "il tono di alcuni attivisti dell'opposizione" e che "agisce in conformità con un noto scenario e nei propri interessi politici mercenari".[33] Nuove tensioni si sono verificate, nel maggio 2012, in occasione della rielezione di Putin come Presidente della Russia.

Hillary e Bill Clinton il giorno dell'insediamento di Donald J. Trump (20 gennaio 2017)

Nel 2013, quando aveva cessato di ricoprire la carica di Segretario di Stato, si è recata a Yalta, in Crimea[34] nel tentativo di convincere l'Ucraina ad entrare nell'Unione europea, proprio alla vigilia della rivoluzione ucraina che condusse al rovesciamento del presidente ucraino Viktor Janukovyč. Clinton ha definito la creazione dell'Unione economica eurasiatica da parte della Russia, un tentativo di "risovietizzazione" del proprio "giardino di casa".[35]

Candidatura alle Primarie del Partito Democratico per le Elezioni Presidenziali del 2016[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Elezioni primarie del Partito Democratico del 2016 (Stati Uniti d'America) ed Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 2016.

Il 15 aprile 2015, Hillary Clinton fu la prima esponente del Partito Democratico ad annunciare la propria candidatura alle primarie del 2015 e viene ufficializzata con un evento a New York. I suoi principali sfidanti sono Bernie Sanders, senatore del Vermont, e Martin O'Malley, ex governatore del Maryland.

Il 1º febbraio, con il primo caucus nell'agricolo e bianco Iowa, nonostante i sondaggi la diano avanti parecchio, vince per un solo soffio 48.9% contro 48.7% pari a soli 3 voti facendole conquistare 23 delegati contro i 21 dell'avversario. Tuttavia tutti i 6 superdelegati ovvero i leader del partito locale tutti schierati ovunque con Clinton, fanno aumentare la distanza. La settimana seguente nelle primarie del bianco industrializzato New Hampshire, vicino al Vermont e situato nell'East Cost democratica, il socialista prevale nettamente sull'ex First lady con un sonoro 60%-38%; In Nevada Hillary ottiene una risicatissima vittoria 53% a 47% nonostante i sondaggi la vedano favorita. Tuttavia la sua candidatura si riprende prepotentemente con la vittoria nella Carolina del Sud dove il voto delle minoranze nere da sempre fedeli ai Clinton polverizza 73% a 26% un bianco senatore del lontano Vermont che in queste zone povere del profondo Sud appare addirittura sconosciuto.

Il 1º marzo, nel primo Supertuesday Clinton vince con percentuali bulgare in ben 8 Stati su 12 grazie alle minoranze nere e latine da sempre fedeli ai Clinton: Alabama (78%-19%), Arkansas (66%-30%, Stato di origine del marito Bill di cui fu governatore due volte), Georgia (71%-28%), Samoe Americane (68%-23%), Tennessee (66%-32%) Texas (65%-33%) e Virginia (64%-35%).

Il 15 marzo c'è il Secondo SuperTuesday negli Stati più importanti di solito "in bilico" dove la Clinton ottiene una stratosferica vittoria vincendo nettamente in 5 Stati su 5: Florida vittoria col 64% contro il 33%, Carolina del Nord vittoria col 54% contro il 41%, Ohio vittoria col 56% contro il 43% mentre vince sul filo in Illinois (lo Stato di Obama) 50.6% vs 48.6% e ancora di più nel Missouri 49.6% vs 49.4%. Con la vittoria in questi importanti Stati e grazie al supporto dei superdelegati, la candidatura di Hillary si rafforza in maniera decisiva tanto che circola l'ipotesi di un ritiro dalla corsa di Sanders che tuttavia afferma che continuerà a lottare fino alla Convention.

Il 19 aprile, le primarie dello Stato di New York di cui Hillary è stata senatrice per otto anni, vedono la conferma dell'ex First Lady col 57% contro il 42% di Sanders che aveva investito tutto su questo Stato dopo la serie di vittorie consecutive che potevano definitamente affossare la prospettiva di vittoria della rivale; Il 26 aprile Hillary prende il volo vincendo nel mega martedì dell'East Coast (proprio tra quella maggioranza bianca più arrabbiata) in Connecticut (sul filo, 52%-46%), Delaware (60%-39%) Maryland (62%-34%) e anche nel sempre Swing State Pennsylvania (56%-43%).

Il 4 giugno trionfa nelle Isole Vergini americane con l'84,2% dei voti vincendo tutti i delegati. Il giorno dopo vince anche a Porto Rico grazie alla spinta dei latini con il 59% contro il 39% del senatore socialista. Sanders decide di non ritirarsi affermando che una volta vinte le primarie più importanti in assoluto, quelle della California, avrà il numero più alto di voti e delegati da non poterli negare la nomination nonostante la stragrande maggioranza di superdelegati legati all'establishment garantissero una vittoria già certa di Hillary.

Nella serata di lunedì 6 giugno, alla vigilia dell'ultimo Supertusday, viene data la notizia che Hillary Clinton ha superato il quorum dei 2383 delegati necessari per ottenere la nomination ma vuole attendere a darne conferma in quanto tenderebbe a vincere in Stati molto importanti con un alto numero di delegati, tra cui California e New Jersey su cui anche Sanders si giocava tutto.

Nella giornata di martedì 7 giugno vince nelle primarie più grandi della liberal California anche se per poco col 53% contro il 46% di Sanders diventando ufficialmente la "candidata presunta" del Partito Democratico e vincendo definitivamente sul senatore del Vermont nonostante questi vinca in Montana (51%-44%) e Nord Dakota (64%-26%). Hillary trionfa nettamente anche nel fortino blu del New Jersey (63% a 37%) mentre vince sul filo in New Mexico (51.5%-48.5%) e Sud Dakota (51%-49%). Nonostante Clinton abbia ufficialmente vinto le primarie, Sanders si rifiuta di riconoscere la vittoria e ritirarsi promettendo di arrivare fino all'ultima sfida nel Distretto di Columbia tra la contrarietà del Partito e del Presidente Obama per la paura di fratture insanabile tra le anime.

Il 14 giugno, le ultime primarie nel Distretto di Columbia dove ha sede la capitale federale, Washington DC grazie al supporto dell'apparato federale di funzionari del DNC, Hillary trionfa col 78%.

La Clinton sarà la candidata Democratica ma Sanders non si ritira promettendo battaglia fino alla Convention per cambiare le regole delle primarie giudicate "antidemocratiche" e per condizionare la piattaforma democratica con le sue idee e battaglie che avevano mosso un popolo. A primarie concluse Hillary Clinton contava 2843 delegati, 16,914.722 voti popolari,34 stati vinti e il 55,23% dei voti totali. Tra i superdelegati ottiene invece oltre il 90% pari a 570 leader su 712 senza i quali non avrebbe ottenuto la maggioranza determinando una open Convention. Inoltre ha perso 1 milioni di voti netti dal 2008.

Il 22 luglio 2016, a pochi giorni dalla Convention, Hillary presentò il senatore della Virginia Tim Kaine, ex governatore della Virginia ed ex presidente del DNC, quale candidato vicepresidente nel "running mate". Una scelta critica in quanto tutti erano certi di un "ticket" tutto rosa con la senatrice progressista sanderiana Elizabeth Warren mentre la scelta di Kaine, ritenuto da tutti poco carismatico, appare più politica per garantirsi la conquista di uno Stato da sempre considerato "swing".

Il 28 luglio, al termine della Convention Democratica di Filadelfia – presenziata dal Presidente Barack Obama, dalla First Lady Michelle Obama, dal Vicepresidente Joe Biden, dagli ex Presidenti Bill Clinton e Jimmy Carter, dagli ex Vicepresidenti Al Gore e Walter Mondale, dagli ex candidati Presidenti John Kerry e Michael Dukakis, dagli ex candidati vicepresidenti John Edwards e Joe Lieberman, dai leader alla Camera l'ex Speaker Nancy Pelosi e Steny Hoyer, dai leader del Senato Harry Reid e Dick Durbin, dall'ex Presidente pro tempore del Senato, Patrick Leahy, dal Presidente dei Governatori Democratici Dannel Malloy, del Sindaco di New York Bill De Blasio, dal Governatore di New York Andrew Cuomo, dal Senatore del Vermont ed ex principale rivale alle primarie 2016 Bernie Sanders, dalla Senatrice del Massachussets Elizabeth Warren, dal Senatore del New Jersey Cory Booker, dall'indipendente Michael Bloomberg ex Sindaco repubblicano di New York, oltre che dalla figlia Chelsea Clinton e da diverse celebraties come Katy Perry, Demi Lovato, Sarah Silverman e Lady Gaga, ricevette formalmente la candidatura democratica alle Elezioni Presidenziali degli Stati Uniti d'America del 2016, diventando così la prima donna a concorrere per la Casa Bianca in rappresentanza di uno dei due maggiori partiti del sistema politico statunitense (la prima donna in assoluto era stata Victoria Woodhull per l'Equal Rights Party mentre nel 1984 proprio i Democratici candidarono la prima donna vicepresidente di uno dei partiti maggiori con Geraldine Ferraro)[36]

Endorsements

La candidatura di Hillary Clinton ha beneficiato del sostegno («endorsement») di numerosi leader politici, tra cui lo stesso presidente Obama, e di personaggi pubblici come Lady Gaga, Madonna, Stevie Wonder, Bruce Springsteen, Demi Lovato, Beyoncé, Katy Perry, Nicki Minaj, Jay Z, Pharell Williams, Adele, Jared Leto, Logan Lerman, Robert Downey Jr, Mark Ruffalo, Scarlett Johansson, Stanley Tucci, Samuel L Jackson, Tom Hanks, Mark Hamill, Dane DeHaan, Andy Serkis e molti altri. A settembre 2016 Save the day ha rilasciato un video a cui parteciparono persone famose, tra cui Robert Downey Jr, Mark Ruffalo, Scarlet Johansson, Stanley Tucci, Shonda Rhimes, e persone comuni in cui chiedevano pubblicamente di non votare per Trump e dando un Endorsement alla candidata democratica.

Nel campo della stampa Hillary Clinton si aggiudica la battaglia degli endorsement dei giornali con un risultato senza precedenti, 57 a 2. Per contro Trump è il candidato presidenziale che ha ricevuto meno endorsement da parte dei 100 giornali più importanti in tutta la storia americana. Clinton, da parte sua, non solo ha ricevuto l'endorsement delle testate più importanti, che da mesi denunciano i pericoli di una presidenza Trump, ma anche di diverse storiche testate conservatrici da sempre schierate con i repubblicani, come il Dallas Morning News, l'Arizona Republic e il San Diego Union-Tribune. Altre testate conservatrici, pur non arrivando a consigliare espressamente di votare la democratica, hanno esplicitamente chiesto ai propri elettori di non votare per il repubblicano. Tra i giornali più famosi, quasi tutti si sono schierati in favore dell'ex Segretario di Stato, in particolare il The New York Times, il Los Angeles Times, l'USA Today, il St. Louis Post Dispatch e molti altri ancora.

Quando il 7 giugno 2016 è diventata la candidata democratica in pector riceve l'endorsement dell'ex avversario e governatore del Maryland Martin O'Malley mentre il 12 luglio 2016 ha ottenuto l'appoggio di Bernie Sanders, il suo principale rivale durante le primarie. Il 20 settembre lo staff dell'ex Presidente repubblicano George H.W Bush farà sapere che voterà per Hillary Clinton e dandole perciò il suo appoggio ufficiale. È la prima volta nella storia delle elezioni statunitensi che un ex Presidente decide di appoggiare un candidato del Partito avversario.

Apertura dell'indagine sull'emailgaite

Durante la campagna elettorale l'FBI annunciò di aver aperto un'inchiesta sull'uso del server privato di posta elettronica della candidata democratica ai tempi in cui era Segretario di Stato e conclusasi con la dichiarazione di negligenza non intenzionale e di non aver trovato abbastanza materiale per un'incriminazione.

Precarie condizioni di salute

L'11 settembre 2016, alla commemorazione delle vittime dell'attentato di 15 anni prima, Hillary Clinton è costretta a lasciare la cerimonia a causa di un malore dovuto al caldo secondo i membri dello staff. La candidata democratica però viene vista farsi portare a braccetto; si reca a casa della figlia Chelsea e ricompare poco dopo in forma molto migliore. Deve però dichiarare ufficialmente che le era stata diagnosticata una polmonite il venerdì precedente ed è costretta a prendersi una pausa dalla campagna elettorale. Per alcuni giorni si fa sostituire nei comizi da familiari e politici a lei vicini, come i senatori Elizabeth Warren e Bernie Sanders, il vice Tim Kaine, la figlia Chelsea, il marito Bill, il Presidente Obama e la first lady Michelle.

I dibattiti televisivi

La candidata democratica uscì vincitrice, a detta dei più, nei tre dibattiti televisivi, tenutisi il 26 settembre, il 9 ottobre, e il 19 ottobre 2016.

Nel primo dibattito In due candidati hanno evidenziato le loro posizioni nei confronti dei vari temi. Questo dibattito fu il più seguito di sempre nella storia dei dibattiti TV con audience media di 84 milioni di telespettatori e altri che lo hanno seguito in streaming e su YouTube.

Al secondo dibattito, con la formula del ''town hall meeting'' i candidati hanno risposto anche a domande poste direttamente dala pubblico; questo dibattito è stato trasmesso il giorno dopo la diffusione delle frasi sessiste di Trump.

Nel terzo dibattito i candidati si sono scambiati le loro idee sull'aborto, sulle armi e sulla politica estera; l'ex Segretario di Stato attaccò l'avversario di avere legami filo-russi e lui attacca la Democratica sui legami tra leader stranieri e la Clinton Foundation.

Riapertura dell'indagine sull'Emilgaite

Il 28 ottobre, a una settimana circa dal voto, il direttore dell'FBI annuncia di aver riaperto le indagini sulle email della Clinton, avendo trovato 600 000 messaggi privati nel computer di Anthony Wheiner, marito della collaboratrice Huma Abedin, accusato di "sexting" (scambio di immagini a sfondo sessuale) con una minorenne. Anche questa volta il direttore James Comey confermò la decisione presa a luglio, chiudendo ufficialmente il caso a due giorni dal voto.

Sondaggi

Hillary Clinton restò sempre in testa nei sondaggi nazionali fin dall'estate 2015 e per tutto il 2016; a luglio e agosto addirittura aveva un vantaggio del 10%. Nel periodo successivo al problema di salute dell'11 settembre e precedente il primo dibattito televisivo, Trump si avvicinò alla Clinton, ma poi, complici anche le rivelazioni delle frasi sessiste di Trump, la Clinton cominciò a ricrescere a livello nazionale e negli swing states. Dopo la riapertura dello scandalo mail Il suo vantaggio si è ridotto moltissimo, fino quasi a 1 punto percentuale, ma nonostante tutto rimaneva comunque la netta favorita per la vittoria finale.

Conclusione della campagna elettorale

Hillary Clinton tenne un'ultima manifestazione a Philadelphia insieme al marito Bill, la figlia Chelsea, il Presidente Obama e la first lady Michelle Obama. Nella giornata dell'8 novembre è andata a votare insieme al marito Bill in un seggio a Chappaqua nello Stato di New York dove hanno la residenza. La notte elettorale la passa a New York.

Il 9 novembre 2016 perse la corsa alla Casa Bianca contro Donald Trump, contrariamente alla maggior parte dei pronostici. Tuttavia prevalse nel voto popolare, con quasi 3 milioni di voti di vantaggio sul repubblicano. La mattina del 9 novembre telefonò a Trump, ammettendo la sconfitta e dicendosi pronta a collaborare con il presidente eletto per il bene e l'unità del Paese.

Persone chiave nella campagna elettorale

John Podesta, presidente della campagna elettorale e precedentemente capo di gabinetto delle amministrazioni di Bill Clinton e co-presidente della fase di transizione di Obama

Huma Abedin, vicepresidente della campagna elettorale

Robby Mook, manager della campagna elettorale

Joel Benenson, strategista della campagna elettorale

Jim Margolis, stagista dei media della campagna elettorale

Jennifer Palmieri, direttrice delle comunicazioni

Brian Fallon, addetto stampa

Il quartier generale della campagna elettorale si trova a Brooklyn, New York. Tra i vari slogan i principali ci sono ''fighting for us'', combattendo per noi; ''I'm with Her,'' Io sono con Lei; ''Love Trumps Hate,'' l'amore supera l'odio'', e Stronger together,'' più forti insieme. Tra i sostenitori più fedeli ci sono Tim Kaine, Bernie Sanders, Elizabeth Warren, il marito Bill, la figlia Chelsea e la famiglia Obama.

Dopo la campagna elettorale

Dopo la bruciante sconfitta nelle presidenziali non è più uscita in pubblico salve qualche camminata nei boschi di Chappaqua dove vive. Interviene in una conferenza stampa del Children's Defense Fund a Washington dove ha incitato tutti i sostenitori a non mollare mai e alle donne di non abbattersi e che qualche donna prima o poi diventerà presidente.

Il 24 novembre la candidata del Partito Verde Jill Stein annuncia di aver iniziato una raccolta fondi per richiedere il riconteggio dei voti in tre Stati chiave e dove la vittoria di Trump è paragonabile ad un punto percentuale: Wisconsin, Michigan e Pennsylvania. Il 26 novembre riesce a raggiungere la somma di soldi necessaria per richiedere il riconteggio in questi Stati. La campagna di Hillary Clinton annunciò di partecipare anch'essa al riconteggio; non sono mancate le critiche di Trump che giudica inappropriato il comportamento di Stein e che Hillary gli aveva già riconosciuto a vittoria.

A dicembre viene annunciato che Hillary Clinton, insieme al marito, agli ex Presidenti Jimmy Carter e George W Bush, e all'ex first lady Laura Bush parteciperà alla cerimonia d'insediamento di Donald Trump.

Il 20 gennaio ha partecipato alla cerimonia d'insediamento di Trump con un classico vestito bianco, lo stesso indossato al secondo dibattito. Alla "cena presidenziale" della serata del 20 gennaio dedica una standing ovation ai coniugi Clinton per cercare di unire il Paese, anche quelle persone che non hanno votato per lui; questa non sembra aver funzionato dato le numerose proteste, in particolare la più importante; la Women's March, a cui parteciparono circa 500.000 persone soltanto a Washington e circa 2.600.000 persone in tutto il mondo; tra le persone famose parteciparono Katy Perry, Lady Gaga, Rachel Platten, Kamala Harris e molte altre.

Nella sua prima intervista pubblica dopo l'insediamento di Trump ha ammesso che la sconfitta era soltanto sua, dicendo però che se le elezioni si fossero tenute il 27 ottobre ora sarebbe presidente (incolpando l'FBI di aver riaperto lo scandalo mail Il 28 ottobre e la Russia di Putin) e che ora farà parte della "resistenza" (coloro che si oppongono alle politiche di Donald Trump).

Il 5 maggio 2017 lancia un movimento di resistenza politica, Onward Together, per fare opposizione a Trump. A settembre 2017 pubblica "What Happened" un libro in cui fa chiarezza su alcuni fattori che hanno determinato la sconfitta alle elezioni dell'anno prima

Pensiero politico[modifica | modifica wikitesto]

Hillary Clinton è di tendenza democratica liberale, anche se, come detto da lei stessa, preferisce definirsi "progressista".[37] Durante la campagna elettorale si è detta favorevole ai matrimoni gay, è convinta nel problema del surriscaldamento globale e di doverlo contrastare. Sul fronte dell'immigrazione era disposta a formare nuovi percorsi che portino alla cittadinanza per gli irregolari già presenti da tempo negli USA.

In politica estera, Hillary Clinton ha guadagnato la fama di "falco": ha votato nel mese di ottobre 2002 a favore dell'autorizzazione all'uso della forza militare contro l'Iraq,[38] voto di cui anni dopo afferma di essersi "pentita". Ha favorito la consegna di armamenti ai ribelli nella guerra civile in Siria nel 2012 e ha chiesto il rovesciamento del presidente siriano Bashar al-Assad.[39] Ha sostenuto i bombardamenti della NATO sulla Jugoslavia nel 1999 e l'intervento militare della NATO in Libia volto a spodestare l'ex leader libico Muammar Gheddafi nel 2011.[40][41] Hillary Clinton è a favore del mantenimento dell'influenza statunitense nel Vicino Oriente.[42] Ha dichiarato dinanzi all'American Israel Public Affairs Committee (AIPAC) che "l'America non potrà mai essere neutrale quando si tratta della sicurezza e della sopravvivenza di Israele".[43] Clinton ha espresso sostegno al diritto di Israele a difendersi nel corso della guerra del Libano del 2006 e del conflitto tra Israele e Gaza del 2014.

Critiche e casi controversi[modifica | modifica wikitesto]

Lo scandalo Whitewater[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Scandalo Whitewater.

Lo scandalo Lewinsky e il rapporto col marito[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Sexgate.

Nel 1998, la relazione dei coniugi Clinton divenne l'oggetto di un gran numero di polemiche e speculazioni a seguito del cosiddetto "Scandalo Lewinsky"[44] quando l'allora presidente Clinton ebbe una relazione extraconiugale con una stagista della Casa Bianca, Monica Lewinsky.[45] Sostenendo in seguito di essere stata ingannata dalle iniziali affermazioni del marito, il quale aveva dichiarato che non vi era stata alcuna relazione[46], la first lady era convinta che le accuse contro il marito fossero il prodotto di una «grande cospirazione dell'ala destra del Congresso»[47]. Dopo che l'evidenza degli incontri tra il presidente e la Lewinsky divenne inconfutabile, affermò risolutamente che il suo matrimonio continuava solido. In seguito, in entrambe le autobiografie dei coniugi venne rivelato che il caso Lewinsky fu un periodo molto doloroso che mise seriamente in crisi il loro matrimonio.

Bill Clinton nel 1998

Durante la maggior parte della propria carriera politica, Bill Clinton fu perseguitato dalle voci su una relazione extra-coniugale, le quali acquisirono maggiore credibilità durante lo scandalo Lewinsky. Nella sua autobiografia, l'ex presidente confermò di aver intrattenuto una «relazione che non avrei dovuto avere» con la modella e attrice Gennifer Flowers[48]. Queste rivelazioni e indiscrezioni confluirono in un insieme di reazioni pubbliche riguardanti la first lady. Alcune donne ammiravano la sua determinazione e la sua disinvoltura nella resa pubblica di fatti privati, altre simpatizzavano con lei nell'essere vittima dell'atteggiamento insensibile del marito, altre la criticavano per essere complice nel consentire rivelazioni sulle indiscrezioni riguardanti il marito, oltre al fatto di non richiedere il divorzio. Nel suo libro Living History, spiega come l'amore fosse stato il motivo che la spinse a rimanere con il marito. «Nessuno mi capisce meglio, e nessuno mi fa ridere come lo fa Bill. Anche dopo tutti questi anni, lui è ancora la persona più interessante, energica e piena di vita che ho mai conosciuto. Bill e io abbiamo iniziato un discorso nella primavera del 1971, e più di trenta anni dopo non lo abbiamo ancora terminato».[49]

Quando l'ex presidente ebbe la necessità di affrontare una immediata operazione al cuore nell'ottobre 2004, presso il Centro Medico della Columbia University dell'Ospedale Presbiteriano di New York, la Clinton, allora senatrice per lo Stato di New York, cancellò i suoi impegni pubblici per essere al suo fianco.

L'attentato al consolato di Bengasi[modifica | modifica wikitesto]

Hillary Clinton fu criticata sulla malgestione degli attacchi terroristici al consolato di Bengasi in Libia dove morì anche l'ambasciatore Chris Stevens avvenuti nel periodo in cui fu Segretario di Stato

La controversia delle e-mail[modifica | modifica wikitesto]

Nel marzo del 2015 fu reso noto che Hillary Clinton, nel corso del suo mandato come segretario di Stato, fece abitualmente uso del proprio mail server privato per scambiare comunicazioni istituzionali tramite posta elettronica. In particolare, fu accertato che il server personale dell'ex first lady aveva ospitato 113 messaggi contenenti informazioni riservate, tra cui 22 documenti classificati «top secret»[50]. Molti detrattori dell'ex senatrice hanno aspramente criticato tale condotta, ritenendola gravemente inappropriata e potenzialmente lesiva della sicurezza nazionale[51].

Nel luglio del 2016, il Federal Bureau of Investigation (FBI) portò a termine un'inchiesta formale sull'accaduto, giudicando il comportamento di Hillary Clinton «estremamente negligente» ma «non passibile di azione penale»[52].

Il 28 ottobre 2016 l'FBI annunciò la riapertura delle indagini, motivata dall'individuazione di nuovi indizi a carico dell'ex segretario di Stato[53]. Il successivo 6 novembre 2016, a due giorni dalla data fissata per le elezioni presidenziali, il direttore dell'ente investigativo comunicò formalmente al Congresso che non erano emersi elementi «tali da modificare le conclusioni già formulate a luglio»[54][55].

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • It Takes a Village: And Other Lessons Children Teach Us, Simon & Schuster, 1996.
  • Dear Socks, Dear Buddy: Kids' Letters to the First Pets, Simon & Schuster, 1998.
  • An Invitation to the White House: At Home with History, Simon & Schuster, 2000.
  • La mia vita, la mia storia (Living History, 2003), Milano, Sperling & Kupfer, 2004. [L'autobiografia, tradotta in svariate lingue, vendette più di 1 milione di copie nel solo primo mese. L'Editore Simon & Schuster riconobbe alla Clinton un compenso di 8 milioni di dollari, un primato all'epoca. L'audiolibro di Living History le fruttò la seconda candidatura ai premi Grammy nella categoria miglior album parlato ]
  • Scelte difficili (Hard Choices, 2014), traduzione di Irene Annoni, Cristiana Cantoni, Cristiana Latini e Barbara Porteri, Milano, Sperling & Kupfer, 2014. [il saggio descrive i suoi 4 anni da Segretario di Stato]
  • H. Clinton-Tim Kaine, Stronger Together, Simon & Schuster, 2016.
  • What Happened, Simon & Schuster, 2017. [racconto controverso sui motivi che, a suo parere, portarono alla sconfitta clamorosa alle elezioni 2016 contro Donald Trump]

Risultati elettorali[modifica | modifica wikitesto]

Elezione di un componente del Senato degli Stati Uniti per lo Stato di New York (2000)
Voti %
Hillary Rodham Clinton (Partito Democratico) 3 747 310 55,27% eletta
Rick Lazio (Partito Repubblicano) 2 915 730 43,01%

Inizialmente lo sfidante repubblicano fu Rudy Giuliani, allora sindaco di New York

Elezione di un componente del Senato degli Stati Uniti per lo Stato di New York (2006)
Voti %
Hillary Rodham Clinton (Partito Democratico) 3 008 428 67,00% eletta[56]
John Spencer (Partito Repubblicano) 1 392 189 31,01%
Elezioni primarie del Partito Democratico del 2008
Voti  % Delegati
Barack Obama 17 584 692 47,31% 2 285 + ½ ottiene la candidatura
Hillary Rodham Clinton 17 857 501 48,04% 1 973

In queste elezioni primarie Hillary Clinton ottenne quasi 18 milioni di voti popolari (il miglior risultato in un'elezione primaria), ma fu Obama a vincere ottenendo la maggioranza dei delegati nei singoli Stati e il numero più alto di superdelegati favorevoli (463 su 823).

Elezioni primarie del Partito Democratico del 2016
Voti  % Delegati
Hillary Rodham Clinton 16.914.722 55,23% 2843 ottiene la candidatura
Bernie Sanders 13 206 428 43,12% 1 890

In queste elezioni primarie Hillary Clinton ha vinto la nomination democratica con il 55,23% del voto popolare, pari a 16.914.722 voti, 2843 delegati e 27 Stati vinti: Iowa, Nevada, South Carolina, Alabama, Arkansas, Georgia, Massachusetts, Tennessee, Texas, Virginia, Louisiana, Mississippi, North Carolina, Missouri, Illinois, Florida, Ohio, Arizona, New York, Connecticut, Delaware, Maryland, Pennsylvania, Kentucky, California, New Jersey, New Mexico, South Dakota e in più Washington D.C e 5 territori associati: Portorico, Guam, Isole Vergini americane, Samoe Americane e le Marianne Settentrionali.

Elezioni presidenziali degli Stati Uniti del 2016

Voti  % GE
Donald Trump (Partito Repubblicano) 62.979.879 46% 304
Hillary Rodham Clinton (Partito Democratico) 65.844.954 48% 227

In queste elezioni Hillary Clinton ha ottenuto circa 2 milioni e 800 mila preferenze in più di Donald Trump, ma ha perso in ragione del sistema elettorale statunitense, che segue il meccanismo dei collegi elettorali. L'ex first lady ha vinto in 21 Stati: California, Hawaii, Oregon, Washington, Nevada, Minnesota, Virginia, New Mexico, Colorado, New York, Vermont, New Hampshire, Massachusetts, Illinois, New Jersey, Maryland, Rhode Island, Connecticut, Delaware, Washington D.C. e Maine (dove ha ottenuto 3 Grandi elettori su quattro, mentre il quarto è andato a Trump, perché oltre al Nebraska questo è l'unico Stato che assegna i Grandi Elettori in modo proporzionale), per un totale di 227 grandi elettori contro i 304 del rivale

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Ellis Island Medal of Honor - nastrino per uniforme ordinaria Ellis Island Medal of Honor
Ordine dell'Amicizia di I Classe (Kazakistan) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine dell'Amicizia di I Classe (Kazakistan)
— 26 gennaio 2011
Dama di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica di Polonia (Polonia) - nastrino per uniforme ordinaria Dama di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica di Polonia (Polonia)
— 2013
Ordine di Bandiera nazionale (Albania) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di Bandiera nazionale (Albania)
— 2012[57]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sostituta di Clinton al Senato, designata direttamente dal Governatore di New York, il democratico David Paterson.
  2. ^
  3. ^ Organizzazione scout femminile americana.
  4. ^ a b Hillary Clinton's Education, su Hillary-Rodham-Clinton.org. URL consultato il 22 agosto 2006 (archiviato dall'url originale il 22 novembre 2005).
  5. ^ David Brock, The Seduction of Hillary Rodham (excerpt from the book), simonsays.com, 2006. URL consultato il 5 febbraio 2007.
  6. ^ J. William Middendorf, Glorious Disaster: Barry Goldwater's Presidential Campaign and the Origins of the Conservative Movement. Basic Books, 2006, ISBN 0-465-04573-1. Page 266.
  7. ^ Hillary Rodham Clinton, su White House. URL consultato il 22 agosto 2006.
  8. ^ Una delle due uniche donne nella facoltà.
  9. ^ Trad. Ita.: "Programma di istruzione a domicilio dell'Arkansas per l'infanzia"
  10. ^ Trad.Ita.:"Fondo di difesa dei bambini"
  11. ^ "Hillary Rodham Clinton", Microsoft Encarta Online Encyclopedia 2006. Ultimo accesso: 22 agosto, 2006.
  12. ^ Chidanand Rajghatta, First Lady President?, in Verve magazine, vol. 12, nº 1, 1st quarter 2004. URL consultato il 22 agosto 2006 (archiviato dall'url originale il 18 novembre 2005).
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Jeff Gerth e Don Van Natta, Jr., Her Way: The Hopes and Ambitions of Hillary Rodham Clinton, New York, Little, Brown and Company, 2007, ISBN 0-316-01742-6.
  • Peter Schweizer Clinton Cash: The Untold Story of How and Why Foreign Governments and Businesses Helped Make Bill and Hillary Rich [First Edition], Harper, 2015 0062369288, 9780062369284

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Predecessore Segretario di Stato degli Stati Uniti d'America Successore
Condoleezza Rice 20092013 John Kerry
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