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Il Giro d'Italia 2006, ottantanovesima edizione della "Corsa Rosa", si è svolto in 21 tappe dal 6 al 28 maggio 2006, per un totale di 3 508 km, ed è stato vinto da Ivan Basso.
La partenza della "Corsa Rosa" è avvenuta a Seraing, in Belgio, con una cronometro di 6,2 km, per concludersi a Milano (come consuetudine dal 1990) dopo 3 508 km. Sono state tre le cronometro (1ª, 5ª - una cronosquadre - e 11ª tappa) e ben quattro gli arrivi in salita.
Basso, del Team CSC, si è imposto con oltre 9' di vantaggio sullo spagnolo Gutierrez Cataluña (Phonak), con una velocità media di 38,294 km/h, e un totale di 91h 33' 36", dimostrando sia in montagna sia a cronometro una netta superiorità sui diretti rivali.
L'edizione è ricordata anche per un confronto polemico tra Basso e Simoni (Saunier Duval-Prodir), 3° in classifica generale: nella penultima tappa, dopo aver chiesto a Simoni di rimanere insieme a lui nella discesa (tallone d'Achille di Basso) successiva al Mortirolo, Basso ha vinto staccando il compagno di fuga nell'ultimo tratto. In seguito il trentino ha accusato Basso di avergli chiesto del denaro per lasciargli vincere la tappa. La Federazione Ciclistica Italiana aveva aperto un'inchiesta sull'episodio, ma Simoni davanti ai giudici ha poi ritrattato la sua versione iniziale.
Squadre e corridori partecipanti [modifica]
Resoconto degli eventi [modifica]
Era dal 1989 (vittoria della Ariostea a Messina) che non veniva disputata una cronometro a squadre alla "corsa rosa". L'ultima volta che il Giro aveva preso il via all'estero era stata nel 2002 (partenza da Groningen, nei Paesi Bassi), in occasione dell'entrata in vigore dell'Euro.
In quest'edizione si sarebbero dovute disputare, il 28 maggio, l'ultimo giorno della kermesse, due "semi-tappe": la Canzo - Ghisallo, cronoscalata di 11 km e la Lecco-Milano, frazione pianeggiante di 116 km. Le semitappe mancavano dalle tabelle del Giro dal '94 (si ebbero a Bologna le vittorie di Endrio Leoni - tappa in linea in mattinata - e di Armand de Las Cuevas - cronometro pomeridiana di 7 km). La decisione di disputare le semitappe è stata però revocata in seguito a una disposizione dell'Unione Ciclistica Internazionale.
Il traguardo Intergiro è stato sostituito dal Gazzetta 110, per celebrare i 110 anni di vita della Gazzetta dello Sport, organizzatore dell'evento. Non è stato calcolato il tempo del corridore (contrariamente alle passate edizioni), ma i punti realizzati in base al piazzamento del relativo traguardo in proporzione con la posizione in classifica generale e di tappa (la maglia azzurra è stata definita di Gran Combinata). I traguardi volanti hanno continuato ad assegnare abbuoni di 6 (al primo), 4 (al secondo piazzato) e 2 secondi (al terzo nell'ordine). La Gran Combinata è stata vinta da Savoldelli. Sulla falsariga del Tour de France, è stata introdotta una speciale "figura" per il corridore che accumula più punti al traguardo volante Gazzetta 110: il numero rosa (vinto da Paolo Bettini sul "filo di lana").
Due sono stati i giorni di riposo (il 10 e il 17 maggio). Complessivamente, i saliscendi del Giro (comprensivi di 11 Gran Premi della Montagna di Terza Categoria, 6 di Seconda, 8 di Prima, 4 arrivi in salita e il Passo Gavia, Cima Coppi) hanno totalizzato un dislivello di oltre 22 km, circa 2 in meno rispetto all'edizione del '99.
Hanno preso parte alla corsa 22 squadre (di cui 20 del circuito UCI) per un totale di 198 atleti, suddivisi tra 150 di nazionalità estera, e 48 italiani. 48 sono stati complessivamente i corridori ad abbandonare la kermesse prima dell'arrivo a Milano. Il corridore più anziano è stato il russo Vjačeslav Ekimov, della Discovery Channel, con 40 primavere alle spalle; mentre il più giovane è stato Mickaël Delage, in forza alla Française des Jeux, classe 1985.
Il numero uno è stato indossato dal vincitore del Giro 2005 Savoldelli, della Discovery Channel. Virtuale maglia nera (ultimo in classifica) è stato il francese Carl Naibo, in forza all'AG2R Prévoyance, arrivato a 4.34'42" da Ivan Basso.
Gli abbuoni al traguardo di tappa sono stati sempre di 20 (al primo classificato), 12 (al secondo) e 8 secondi (al terzo), ad eccezione delle cronometro (senza abbuoni).
Dettagli delle tappe [modifica]
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La cronometro è stata vinta da Paolo Savoldelli, il quale ha confermato le prestazioni del Giro d'Italia 2005. Ottimo discesista, la nuova Maglia rosa ha staccato di ben 11" il secondo classificato, l'australiano Bradley McGee. In vista dei migliori parziali ottenuti sul GPM e traguardo Gazzetta 110, a Savoldelli vanno anche le maglie azzurra e verde. Gli altri favoriti al Giro - secondo i pronostici - (nell'ordine di classifica: Danilo Di Luca, Ivan Basso, Damiano Cunego e Gilberto Simoni) non hanno subito ritardi superiori ai 30". Da segnalare che una bicicletta, staccatasi dal tetto di un'ammiraglia della Française des Jeux, ha colpito tre spettatori al di là delle transenne (fortunatamente, nessuno ha riportato ferite gravi).
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La tappa ha avuto come sede di arrivo Charleroi-Marcinelle, per commemorare il cinquantenario della tragedia avvenuta in una miniera nella quale morirono 262 persone, di cui 136 italiani. Tappa per velocisti. Solo un GPM di minima categoria, con lievissime pendenze, a 53 km dall'arrivo.
Dopo il minuto di raccoglimento per gli Alpini italiani morti in Afghanistan e per la commemorazione delle vittime di Marcinelle, la tappa è dominata nella prima parte dalla pioggia e da una fuga di 6 corridori (ma due subito caduti durante la loro azione, ma senza conseguenze). I 4 rimanenti (vantaggio massimo 5', con lo svantaggio di aver trovato un passaggio a livello chiuso) vengono ripresi alla spicciolata dal gruppo tirato dal Team Milram di Alessandro Petacchi, a meno di 20 km dal traguardo di Marcinelle, dopo una fuga di 130 km. Lavoro, quello della Milram, vano, dato che Petacchi si trova chiuso in volata, garantendo una facile vittoria al velocista australiano Robbie McEwen, della Davitamon-Lotto. Tutto invariato, invece, in classifica generale.
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Due salite di 3ª Categoria hanno contribuito ad infiammare la tappa. Saliscendi continui, con parte del percorso che ricalca quello della Freccia Vallone fino ad Huy. Arrivati qui, però, non era prevista la scalata del celebre muro. Gli ultimi due chilometri prima del traguardo, posto nella cittadella medievale di Namur, erano in salita media del 5%, su pavé. La frazione si adattava, per lo più, a scattisti veloci.
Per il secondo giorno consecutivo, i corridori incorrono nella pioggia. Al km 9 di gara partono 4 corridori, ripresi ancora una volta a una ventina di chilometri dall'arrivo. Causa disattenzioni, strada stretta e pioggia, le cadute sono state frequenti, ma mai collettive. Tra i coinvolti si annovera il velocista Alessandro Petacchi, che, infortunato al ginocchio, arriverà a Namur con 14'38" di ritardo dal primo, aiutato dei gregari del Team Milram (in serata si scoprirà la frattura alla rotula del ginocchio sinistro, che lo costringe ad abbandonare il Giro). A due km dal termine, in vista dell'ultima asperità, scatta lo spagnolo José Luis Rubiera; a seguirlo il giovane della Gerolsteiner Stefan Schumacher che supera Rubiera a 500 metri dalla linea d'arrivo e lo stacca di 2". Grazie agli abbuoni e al frammentarsi del gruppo, Schumacher indosserà la Maglia rosa a fine gara.
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Due Gran Premi della Montagna, di cui uno in prossimità della partenza. Prima del riposo, un'altra tappa decisa da un arrivo in volata. Le "cotes" del Belgio, sebbene non durissime, avrebbero potuto garantire fughe e selezioni, soprattutto nel primo tratto di gara.
Tra i favoriti della tappa ci doveva essere Alessandro Petacchi, tra i migliori velocisti al mondo. Lo spezzino, però, ritirandosi a causa dell'infortunio al ginocchio, ha lasciato strada libera ad un altro sprinter, Robbie McEwen (Davitamon-Lotto), che centra la seconda vittoria personale al Giro 2006. Tappa, in gran parte pianeggiante, movimentata solo dalla fuga di 5 uomini, ripresi a 30 km dall'arrivo. Rimane invariata la classifica generale; la maglia ciclamino passa invece sulle spalle sempre di McEwen, che, seppur a pari punti con Paolo Bettini, classificatosi secondo - ed arrivato nelle ultime 3 tappe sempre tra i primi 5 - , avendo vinto più tappe ha prelazione nell'indossarla.
L'indomani è giorno di riposo.
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Ritorno in Italia, dopo un giorno di riposo, con una sfida a tempo che mancava dal 1989. Percorso lineare, lungo il fiume Po. A parte l'arrivo, la tappa non ha previsto alcun traguardo volante, ma solo riferimenti cronometrici al km 9,7, al km 16, al km 24,2 e al km 30,7.
Tutte le classifiche restano invariate al termine della frazione, eccezion fatta per la classifica generale: nella cronosquadre l'evidente predominio del Team CSC e del T-Mobile Team (distanziato di solo un secondo dalla squadra capitanata da Basso, a causa del lieve distacco del 5° uomo di squadra – su cui il tempo veniva preso al termine della tappa per ogni singola compagine) hanno causato il ribaltamento delle posizioni per la lotta al primato. Schumacher della Gerolsteiner (6º posto) abdica in favore dell'esperto Hončar, perdendo oltre un minuto nei confronti di quest'ultimo. Il gap tra i corridori rimane, comunque, relativamente corto.
Da segnalare la caduta solitaria di un corridore della Ceramiche Panaria (Moisés Aldape), senza conseguenze; e la presenza del 7 volte trionfatore del Tour de France Lance Armstrong sulla ammiraglia della Discovery Channel, per supportare moralmente i suoi ex compagni di squadra.
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La frazione si è percorsa in gran parte sulla Via Emilia, tra i casolari della Pianura Padana. Tappa lunga che, secondo previsione, si è decisa tra i velocisti.
Tappa di trasferimento con arrivo a Forlì, prima della prima vera tappa impegnativa, quella del 13 maggio. Una lunga fuga di 3 corridori, raggiunti a 15 km dal traguardo dal "gruppo maglia rosa", ha movimentato la corsa, terminata con una volata a 71 km/h dominata dal solito Robbie McEwen che ottiene il tris di tappe al Giro 2006 e consolida il primato nella classifica a punti. La maglia rosa passa invece da Hončar al suo compagno di squadra Olaf Pollack, grazie all'abbuono di 12" dovuto al secondo posto odierno. A meno di 1200 metri dall'arrivo, inoltre, si è verificata una caduta che ha coinvolto alcuni corridori, ma senza contemplare distacchi – per gli arrivi in volata di gruppo vengono neutralizzati i distacchi relativi a 3 km dal termine della frazione.
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È la tappa più lunga del Giro 2006. Tappa molto movimentata con 3 GPM e lo sconfinamento a San Marino (GPM di terza categoria). La seconda ascesa è il Monte Catria (1368 m s.l.m., di Prima cat.), lunga 10 km con 628 m di dislivello, pendenze massime del 16% e un piccolo tratto in sterrato – non per niente è stato soprannominato "Piccolo Mortirolo". Il Passo delle Cesane (2ª categoria) completa la serie dei GPM. Ultimo trampolino di lancio per un buon passista che può aver conservato energie per 236 km, con già nelle gambe tre salite impegnative e molti "strappi", è stato il tratto finale di Saltara (700m di salita; non contemplato, però, tra i Gran Premi della Montagna della frazione odierna).
Gruppo compatto fino alla seconda ascesa, dove scattano diversi corridori (tra cui Bettini, che si stacca subito, arrivando nella rete dei velocisti, e il suo gregario Gárate). Proseguono in 6 fino al passo di Cesane, dove ottengono un vantaggio massimo di 5'. Tra i fuggitivi cade però il tedesco Kessler, che viene poi ripreso dal gruppo, comunque frazionato a causa degli strappi affrontati. Il forcing della Lampre-Fondital di Damiano Cunego garantisce il recupero di 4 dei 5 fuggitivi in prossimità del traguardo. Infatti, a 5 km da Saltara scatta dai fuggitivi Rik Verbrugghe, il quale, guadagnando un discreto margine, va a vincere la tappa. Savoldelli, rimontati gli altri 4 in fuga, guadagna la seconda piazza e la seconda posizione in classifica generale, a 5" da Hončar, ancora maglia rosa.
Episodio curioso è stata la caduta di Koldo Fernández (5º classificato della frazione precedente), scivolato in un burrone per 30 metri, ma rimasto illeso. Non ha completato la tappa: è stato portato al pronto soccorso per medicazioni e per accertamenti sulle sue condizioni.
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Primo arrivo in salita per i corridori del Giro 2006. Tappa praticamente piatta fino a 13 km dall'arrivo. La salita per la Maiella non presentava, però, pendenze impossibili. Ma la lunghezza ha creato selezione tra gli atleti in corsa.
L'ottava tappa determina una nuova maglia rosa, il varesino Ivan Basso (Team CSC). Usufruendo di un primo scatto di Damiano Cunego sull'ascesa di Passo Lanciano (Maielletta), lo staccherà di 30" al traguardo, aggiudicandosi la tappa. Un gruppo di 15 fuggitivi (tra cui Bruseghin, gregario di Cunego alla Lampre-Fondital – vantaggio massimo 4'), senza velleità di classifica, hanno movimentato la frazione, ma sono stati ripresi alla spicciolata durante l'ultima ascesa.
Ad esclusione di Cunego e Gutiérrez Cataluña, i potenziali favoriti del Giro hanno subito generalmente un ritardo al traguardo superiore al minuto dal vincitore Basso.
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Dopo le prime fatiche, tappa "di trasferimento". Si è seguito il versante Adriatico fino a Vasto, dove, pochi chilometri dopo, avranno inizio una quarantina di chilometri di salite e discese (in gergo "mangia e bevi") e un GPM di 3ª categoria (Guglionesi), tra le colline del Molise, quasi fino al traguardo.
La tappa è stata accorciata dopo la decisione della Direzione di corsa da 147 a 127 km, con rimozione del passaggio da Palata, originaria sede del GPM.
La frazione si è decisa in volata di gruppo, dove Paolo Bettini è stato superato da Tomas Vaitkus, lituano, per pochi millimetri sulla linea dell'arrivo di Termoli. La volata è arrivata dopo una fuga di due uomini (partiti al km 5 e ripresi dal gruppo sull'ascesa di Guglionesi) e scatti vari di numerosi corridori dal GPM fino a Termoli.
Invariata la classifica generale.
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Altra tappa fatta di "mangia e bevi". Sono stati affrontati i 25 tornanti di Monte Sant'Angelo (GPM di terza categoria), prima di entrare nella Foresta Umbra e arrivare a Peschici, all'estremità del Gargano, dove si è affrontato uno strappo di 1,3 km (già sede d'arrivo nel 2000).
Tappa segnata dalla fuga di 19 corridori, giunta a termine, che acquisiscono un vantaggio di sul gruppo maglia rosa di 3'23" all'arrivo. Tra i fuggitivi parte Axel Merckx, in una discesa, a circa 15 km dal traguardo, ma perde nei confronti dei suoi ex compagni di fuga il vantaggio parziale di 20" nell'ultima asperità di 1,3 km. Raggiunto a 150 m dalla linea d'arrivo dalla progressione di Franco Pellizotti della Liquigas (che andrà a vincere la tappa), Merckx arriverà 11° in lacrime per l'opportunità persa. Pellizotti guadagna ben 23 posizioni in classifica generale, raggiungendo il 4º posto. La maglia rosa resta a Ivan Basso, prima del giorno di riposo.
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Il Giro ha ripreso il cammino dopo il trasferimento – e un giorno di riposo – dalla Puglia alla Toscana con un'altra cronometro. Tutta pianeggiante, si è dimostrata adatta agli specialisti. La tappa era dedicata sia alla memoria di Gino Bartali, originario della Toscana, sia ai 60 anni della Vespa (Pontedera è sede della Piaggio e il traguardo era posto nei pressi degli stabilimenti).
Gilberto Simoni in azione a
Pisa, durante la cronometro.
Cronometro vinta dal redivivo Jan Ullrich, già dominatore del Tour '97, favorito dal vento. A soli 28" dal vincitore (per questa tappa non venivano assegnati abbuoni), la maglia rosa Ivan Basso, partito per ultimo (e con vento contrario alla marcia), incrementa il vantaggio in classifica generale sui diretti inseguitori (Cunego a quasi 7', Di Luca addirittura vicino agli 8').
Le altre classifiche di maglia rimangono praticamente invariate.
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L'arrivo è stato posto nella Riviera Ligure, dopo il passaggio sul Passo del Bracco e nelle Cinque terre, con ascesa verso due GPM.
Giornata emozionante, finita con la vittoria dello spagnolo Horrach, dopo una lunga fuga. Mentre Hončar (4° in generale) nelle prime fasi della tappa è alle prese con una caduta – che lo farà arrivare ad oltre 14' dal battistrada – parte una fuga di 15 uomini, ridottisi a 6 in prossimità dell'arrivo. Emanuele Sella (Ceramiche Panaria) e Manuele Mori (Saunier Duval), tra i fuggitivi, tentano l'ulteriore fuga nella discesa del Bracco, a circa 20 km dall'arrivo di Sestri. I due corridori, però, cadono nella discesa stessa per ben due volte, venendo raggiunti dagli immediati inseguitori (Sella arriverà comunque 3° a 5" da Horrach, guadagnando la 4ª posizione in classifica generale).
Il gruppo trainato da Basso – e che ha recuperato durante il tragitto tentativi di Di Luca e di Bettini – giunge a 7'03".
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I pretendenti al Giro 2006 hanno trovato il primo arrivo alpino. Fino a Morgex (17 km dall'arrivo) il percorso era stato nettamente pianeggiante, ma qui è iniziato il Colle San Carlo, 10,2 km di ascesa al 9,8% di pendenza media, con punte del 15 (e dislivello di 1000 m). Dal GPM all'arrivo vi erano 6,5 chilometri in discesa, per cui il traguardo della stazione sciistica di La Thuile non è considerato "arrivo in salita".
Neanche partita, la tappa ha visto il ritiro di alcuni velocisti, tra cui Robbie McEwen, detentore della maglia ciclamino. Molti sono stati gli scatti (con fuga di 6 ciclisti fino alle pendici del San Carlo, poi raggiunti), ma la corsa "vera" è iniziata nell'ascesa verso il Colle San Carlo, prima con lo scatto del venezuelano José Rujano (che prima verrà ripreso e poi si ritirerà a soli 3 km dall'arrivo), poi con la selezione imposta dalla maglia rosa Ivan Basso che avrà a suo fianco solo Leonardo Piepoli, gregario di Gilberto Simoni alla Saunier Duval, che ha avuto il via libera dal proprio capitano. Durante la discesa verso La Thuile, umida per il nevischio (solo 4 °C di temperatura con pioggia sul Passo), Basso non corre rischi e lascia andare Piepoli verso una facile vittoria. I pretendenti al Giro arrivano con distacchi che vanno dai 36" di Simoni e Gutiérrez Cataluña ai 3'31" di Di Luca (e i 9' di Sella per i postumi della caduta nella tappa precedente).
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Classica tappa che si è dimostrata ideale per fughe da lontano. I due Gran Premi della Montagna (entrambi di 1ª Categoria) sono stati intervallati da lunghi tratti di pianura e discesa, ed abbastanza lontani dal traguardo di tappa. Si è sconfinati in Svizzera per 150 km – 3º passaggio di frontiera di questo Giro, dopo Belgio e San Marino – passando attraverso il Traforo del Gran San Bernardo (sede di uno dei due GPM), e si è tornati in Italia nell'affrontare il Passo del Sempione (passaggio della "carovana" da qui a commemorare il centenario del traforo ferroviario).
Molte fughe, di cui una "buona" con 11 corridori (tra cui Casar, Zampieri, Illiano, Baliani, Schumacher e Parra), caratterizzano la frazione già dalle prime fasi. Baliani e Casar lottano per la maglia verde (che andrà al primo, soffiandola a Basso) e i fuggitivi guadagnano un vantaggio massimo di 9'30" in cima al Sempione sul gruppo maglia rosa. A 5 km dalla fine, durante la lunga discesa del Sempione, partono due corridori in fuga, Pérez, spagnolo della Caisse d'Epargne, e Laverde, colombiano della Ceramiche Panaria. Nella volata a due vince il colombiano, distaccando di 7" gli ex compagni di fuga e di 7'44" il gruppo maglia rosa trainato da Bettini, il quale, con il 12º posto nella tappa, consolida la leadership nella classifica a punti (maglia ciclamino).
Nulla varia in classifica generale, ma Casar, migliore in classifica tra i fuggitivi odierni, sale in 6ª posizione della generale, a 8'01" da Ivan Basso.
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Il percorso, completamente pianeggiante, si è snodato dalle valli varesine a quelle bresciane e ha sancito una conclusione in volata.
Dopo la fuga di quattro uomini (raggiunti a soli 7 km dal traguardo di Brescia), la frazione si è decisa con una volata di gruppo a 70 km/h vinta da Paolo Bettini (Quick Step), che così incrementa il suo vantaggio nella classifica a punti del Giro. Il livornese ha sfruttato il lavoro del Team Milram e del tedesco della Gerolsteiner Robert Förster, il quale, scattato a poche decine metri dall'arrivo, ha permesso a Bettini, che ne ha sfruttato la scia, di guadagnare metri utili per battere Olaf Pollack della T-Mobile.
Tutto invariato nella classifica generale: Basso sempre in rosa.
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Tappa che ha offerto nel finale un'ascesa, da Trento verso il Monte Bondone, di 17,5 km con pendenze medie dell'8%. L'arrivo in quota ricorda l'impresa cinquantenaria di Charly Gaul, il quale vinse in cima al Bondone dopo una tappa caratterizzata da pioggia e vento che dimezzò la carovana del Giro d'Italia 1956.
La bagarre della 16ª tappa si è sviluppata sui 38 tornanti della strada del Monte Bondone. Infatti, per i precedenti chilometri che separavano il traguardo da Rovato era in fuga il colombiano della Panaria Miguel Ángel Rubiano, ripreso prima dell'ascesa finale. Proprio qui la CSC di Ivan Basso ha proseguito la selezione, scremando il gruppo per arrivare ad una decina di unità, cui mancavano molti favoriti della vigilia (che arriveranno a circa 5' dal primo, come Cunego). A scattare definitivamente per primo è Gilberto Simoni (Saunier Duval), che si porta per un breve tratto il compagno di squadra Leonardo Piepoli, vincitore di tappa due giorni prima. Basso, però, sfrutta lo scatto dei due, lasciando Piepoli con José Enrique Gutiérrez (arriveranno in cima con un ritardo di 1'37") e rimanendo in compagnia di Simoni, che verrà staccato un chilometro dopo. Basso vince con 1'26" su Simoni e consolida il primato in classifica generale.
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Tappa relativamente corta. Doveva originariamente essere di 158 km con un dislivello globale di 3500 m e oltre 70 km di scalate; ma il Passo delle Erbe e l'arrivo a quota 2273m a Plan de Corones (ted. Kronplatz) – con gli ultimi 5 km in sterrato, pendenze massime 24% – non sono stati scalati a causa delle avverse condizioni climatiche (neve e temperatura inferiore a 0 °C). La tappa è diventata così prettamente pianeggiante con un nuovo arrivo, sempre in salita, al Passo Furcia (6 km con pendenze massime del 14%), posto a metà strada tra il traguardo originario e la Val di Marebbe.
Già il 1º maggio, comunque, dopo l'ultimo sopralluogo, gli organizzatori avevano stabilito di portare il tracciato da 158 a 133 km, con l'eliminazione della salita del Passo Pinei (1442 metri).
Le condizioni climatiche proibitive (meno di 0 °C e neve sul Passo Erbe e sul Plan de Corones) hanno costretto gli organizzatori a cambiare il percorso, con nuovo arrivo sul Passo Furcia, dopo 15 minuti di trattative, prima della partenza, con i corridori.
Ritiratisi Scarponi e Hončar, la tappa ha visto come primi protagonisti Cioni (Liquigas) e Poilvet (Crédit Agricole), ripresi nei pressi del traguardo Gazzetta 110 dal gruppo tirato dalla Saunier Duval di Simoni e Piepoli. Sull'unica asperità, dopo le varie mutilazioni della tappa, rompe gli indugi il redivivo Julio Alberto Pérez Cuapio (Ceramiche Panaria), rimontato subito dai vari Gutierrez Cataluña, Basso, Simoni e Piepoli.
Nell'azione proseguono a pieno ritmo la maglia rosa e Piepoli, che staccano gli altri e scollinano assieme. Basso, che incrementa la leadership nella classifica generale, in quella dei GPM e anche in quella a punti (ai danni di Paolo Bettini), lascia la vittoria al "Trullo volante" (così è soprannominato Piepoli), la seconda per lui in questo Giro.
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Il percorso era ondulato (con tre GPM e numerosi "strappi"), in grado di favorire tentativi di fuga di corridori fuori classifica. Il Cuel di Forchia, 8 km con pendenze massime del 18%, era la cima più dura da scalare, ma lontana dall'arrivo. La partenza della tappa è in Austria, quarto sconfinamento in questo Giro.
Il Giro ha commemorato con questa frazione il 30º anniversario del sisma che colpì il Friuli.
Il poco agonismo nel gruppo, nonostante i vari "mangia e bevi" odierni, ha favorito una fuga di 5 uomini, andata in porto. La vittoria (2ª in questo Giro) è andata al tedesco della Gerolsteiner Stefan Schumacher, che ha beffato Marzio Bruseghin nella volata ristretta e, durante il tragitto, è stato sempre pronto a chiudere gli scatti degli altri quattro compagni di fuga (Bruseghin, David López García, José Iván Gutiérrez e Charles Wegelius), costringendoli alla volata finale. Nello sprint del gruppo (giunto a 2'43" dal vincitore) si è imposto Paolo Bettini, che riprende la maglia ciclamino per mezzo dei punti conquistati.
Rimane invariata la classifica generale, stessi distacchi di ieri.
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È questo il primo dei due "tapponi dolomitici". Sono stati valicati quattro passi storici per il Giro (tutti Gran Premi della Montagna di prima categoria): Forcella Staulanza, Fedaia (Marmolada), Pordoi e per ultimo il San Pellegrino, sede di arrivo della tappa. Oltre 60 km di salite e circa 4000 m di dislivello.
Approfittando del traguardo Gazzetta 110 dopo 60 km dalla partenza, parte una fuga di 22 uomini, tra cui Danilo Di Luca, Paolo Bettini (che incrementa il vantaggio nella classifica a punti), Juan Manuel Gárate, Emanuele Sella, Jens Voigt e Fortunato Baliani (in lotta con Basso per la classifica GPM, della quale guadagnerà il primato a fine tappa). Il gruppo non reagisce e la corsa vera inizia sul San Pellegrino. Il primo ad abbandonare è Jan Ullrich, che addirittura si ritira dalla corsa rosa. Mentre in testa i battistrada si sfaldano (rimangono solo Gárate e Voigt), dietro è la Saunier Duval di Piepoli e Simoni a tirare. Il vantaggio dei due in testa è irrecuperabile e, prima dell'arrivo, Voigt stringe la mano al campione nazionale spagnolo Gárate, lasciandogli la vittoria di tappa.
Simoni e Basso si piazzano rispettivamente 7° e 8° all'arrivo, a 2'15" da Gárate. Il varesino conserva il primato in classifica, aumentando il vantaggio su José Enrique Gutiérrez.
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Il gruppo trainato dalla Maglia rosa affronta la salita del
Gavia, Cima Coppi (20ª tappa)
Altra tappa "storica" per il Giro 2006. Sono stati affrontati i passi del Tonale, del Gavia (Cima Coppi a 2621 m s.l.m.) e il durissimo Mortirolo (12 km al 10% di pendenza media), tutti valichi che hanno scritto le pagine di precedenti edizioni della Corsa rosa. L'arrivo all'Aprica è in leggera salita. Qui si è deciso, come da programma, il vincitore del Giro 2006.
L'arrivo all'Aprica ha sancito il predominio di Ivan Basso nel Giro d'Italia, il quale, vincendo la tappa (dedicata a suo figlio appena nato), ipoteca la corsa rosa. Sui primi due GPM del Tonale e del Gavia (Cima Coppi) il primo a transitare è sempre il vincitore della tappa del giorno prima, Juan Manuel Gárate (Quick Step), che si aggiudica definitivamente la maglia verde di leader GPM.
Ai piedi del Mortirolo il gruppo di 150 corridori giunge praticamente compatto, ma il "forcing" della Saunier Duval di Simoni e della CSC di Basso creano una massiccia selezione, che porterà i due capitani di queste squadre a scollinare in vetta da soli, con ampio margine sugli inseguitori. Anche in discesa i due fuggitivi si aiuteranno, ma, in un tratto di lieve salita verso l'arrivo, Basso stacca anche uno stremato Simoni negli ultimi 3 km, dandogli un passivo di 1'17", e va a vincere la tappa. Terzo al traguardo un redivivo Damiano Cunego (Lampre-Fondital).
Nelle interviste post-gara, Gibo Simoni manifesterà molta amarezza nei confronti della Maglia rosa.
21ª tappa-1ª semitappa [modifica]
Semitappa annullata d'ufficio dall'Unione Ciclistica Internazionale.
- Descrizione
La cronoscalata di 11 km con 550 metri di dislivello, se disputata, sarebbe stata l'ultimo passo prima della passerella a Milano, in grado di sancire la maglia rosa finale dell'89º Giro d'Italia. Tale semitappa è stata annullata d'ufficio il 7 aprile 2006 dall'Unione Ciclistica Internazionale, che ha disposto che nei calendari delle competizioni del circuito ProTour non devono essere presenti semitappe. La 2ª semitappa, la Lecco-Milano (il luogo di partenza è stato spostato a Ghisallo), è stata considerata come una normale tappa, la numero 21.
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- Descrizione e riassunto
Passerella finale a Milano. Sono stati percorsi 53 chilometri – 11 giri di un circuito cittadino di 4,8 km – sull'asfalto intervallato dai binari del tram nel capoluogo meneghino. La partenza della tappa è avvenuta a Ghisallo, nei pressi del locale Museo del ciclismo.
La tappa conclusiva dell'edizione 2006 del Giro d'Italia è stata vinta da Robert Förster (Gerolsteiner) in volata, su Richeze, Pollack e Paolo Bettini che conquista la maglia ciclamino finale (per il secondo anno consecutivo). Da segnalare una fuga di Missaglia della Selle Italia (non andata in porto) e la caduta di Lorenzetto (Milram), ritiratosi ad appena 10 km dalla conclusione del Giro.
Evoluzione delle classifiche [modifica]
Classifiche finali [modifica]
Classifica generale - Maglia rosa [modifica]
Classifica a punti - Maglia ciclamino [modifica]
Classifica scalatori - Maglia verde [modifica]
Classifica Gran combinata - Maglia blu [modifica]
Classifica a squadre - Trofeo Fast Team [modifica]
Classifica a squadre - Trofeo Super Team [modifica]
- ^ Tappa accorciata (da 147 a 127 km) per problemi connessi al passaggio da Palata (posta originariamente come sede di GPM).
- ^ Tappa accorciata (da 180 a 173 km) per rimozione del GPM del Passo del Maniva dal percorso di gara.
- ^ Tappa accorciata (da 158 a 133 km) in occasione dell'ultimo sopralluogo (1º maggio), per impraticabilità del Passo di Pinei. Tappa nuovamente accorciata (da 133 a 121 km) per impraticabilità dei GPM di Passo delle Erbe e Plan de Corones dovuta alle avverse condizioni climatiche.
- ^ Semitappa annullata poiché l'Unione Ciclistica Internazionale non prevedeva che le semitappe fossero incluse nei calendari del circuito ProTour. Si percorse regolarmente la "Madonna del Ghisallo-Milano", ventunesima tappa del Giro.
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