Filosofia della natura

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Filosofia naturale o filosofia della natura, conosciuta in latino come philosophia naturalis, è un termine dai molteplici significati.

Da un punto di vista storico si applica allo studio oggettivo della natura e dell'universo fisico, prima (e nei primi secoli) dello sviluppo della scienza naturale moderna. È considerata la controparte, o dai positivisti la precorritrice, di ciò che oggi si chiama scienza naturale. Fu una specifica disciplina filosofico-scientifica di grande importanza storica, tramontata (per vari motivi) tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo. La filosofia naturale per molti secoli, in particolare prima della nascita della scienza moderna, aveva rappresentato l'indagine scientifica, sia osservazionale che sperimentale, coniugata (spesso in maniera confusa) con la riflessione filosofica sul mondo naturale.

Da un punto di vista teorico invece, la contemporanea riflessione filosofica sulle moderne teorie fisiche e biologiche può essere considerata, per alcuni aspetti, la ripresa contemporanea delle indagini tipiche della filosofia naturale. In questo contesto sarebbe opportuno distinguere una filosofia della natura fisica da una filosofia della natura biologica (talvolta chiamata anche filosofia dell'organismo o biologia filosofica), oggetto rispettivamente della filosofia della fisica e della filosofia della biologia.

Indice

[modifica] Origine ed evoluzione del termine

Filosofia della natura fu dunque il temine utilizzato per descrivere lo studio della natura, sia da un punto di vista che oggi diremmo scientifico o empirico, sia da un punto di vista metafisico. In un senso più ristretto si intendeva tutto il lavoro di analisi e di sintesi delle comuni esperienze e le argomentazioni che riguardano il descrivere e comprendere la natura. Il termine scienza si affermerà solo più tardi, dopo Galileo, Cartesio, Newton e lo sviluppo di una autonoma indagine sperimentale e matematica della natura, regolata da un metodo.

Le varie scienze storicamente si sono sviluppate dalla filosofia o più specificamente dalla filosofia naturale. Nelle università di antica fondazione, le cattedre di 'filosofia naturale' sono oggi occupate prevalentemente da professori di fisica. La nozione moderna di scienza e scienziato risale solamente al XIX secolo: pima di allora, la parola "scienza" significava semplicemente conoscenza e non esisteva l'etichetta di scienziato. Il trattato di Newton del 1687 è conosciuto come I principi matematici della filosofia naturale.

[modifica] Storia

Fino ad oggi sono prevalsi sostanzialmente due indirizzi di filosofia naturale:

  • La teoria meccanicista, secondo cui la natura è composta di atomi sottoposti a leggi rigorosamente deterministe. Ogni organismo non sarebbe altro che un aggregato di atomi, risultante dalla composizione di più parti assemblate tra loro.
  • La teoria platonica e neoplatonica, avversaria della prima, che assimila tutta la natura a un organismo vivente. Gli individui non sono il risultato di parti combinate assieme, ma al contrario scaturiscono da un principio semplice e unitario che si articola via via nel molteplice, pur restando Uno.

La contrapposizione tra questi due indirizzi filosofici appare sin all'epoca dei presocratici: da un lato vi sono i pensatori cosiddettti ilozoisti, che concepiscono la materia come un tutto animato, e cercano di spiegarsi i mutamenti della natura ricorrendo a un principio unitario o archè, capace di renderne ragione. A costoro si affianca Democrito, secondo il quale invece all'origine di tutto non c'è un unico principio, ma una molteplicità di atomi.

Platone sarà irriducibile avversario di Democrito, affermando nel Timeo l'esistenza di un'Anima del mondo che vitalizzando il cosmo governa i fenomeni naturali. Anche Aristotele concepisce gli organismi in forma unitaria, come entelechia, entità che hanno in se stesse il criterio che le fa evolvere, e non in leggi esterne di causa-effetto che sono solo accidentali.

Plotino riprende la polemica platonica contro gli atomisti, ponendo una distinzione fondamentale tra naturale e artificiale. "Naturale" è ciò che procede dal semplice al composto; "artificiale" è all'inverso la costruzione dell'uno a partire dai molti. La vita non può essere riprodotta artificialmente, perché non è il risultato di combinazioni atomiche ad essa esterne, ma nasce da un principio interiore talmente semplice da essere immateriale.[1] Questo principio è l'intelligenza, nella quale risiedono le Idee, che se da un lato sono trascendenti, dall'altro diventano immanenti alla natura.

Con Plotino ha inizio una lunga corrente neoplatonica, la quale, fondendosi col cristianesimo, durerà fino al Rinascimento. Anche per i filosofi rinascimentali, che pure si discostano dai dogmi della teologia, la natura è un organismo vivente, che non opera assemblando parti più piccole fino ad arrivare agli organismi più evoluti e intelligenti, ma il contrario: l'evoluzione della natura è resa possibile dal principio intelligente che già preesiste alla materia. Bernardino Telesio, che pure polemizza contro Aristotele, afferma l'esigenza di studiare la natura secondo i suoi propri princìpi, cioé secondo la visione tipicamente aristotelica di una ragione immanente agli organismi. Secondo Giordano Bruno nella natura opera Dio stesso, il quale si rivela nell'uomo come Ragione, attraverso una progressiva esaltazione dei sensi e della memoria nota come eroico furore. Tommaso Campanella si fa portatore di un sensismo cosmico, concezione per cui tutta la natura è senziente, ovvero percepisce.

La visione immanente dei filosofi rinascimentali è ripresa da Spinoza, secondo cui «Dio non è un burattinaio», cioé non è trascendente, ma coincide con la Natura stessa. Dio è la Natura Naturans che si materializza come Natura Naturata.

Leibniz prosegue nell'ottica neoplatonica, attribuendo capacità di pensiero persino alla materia. Egli concepisce tutto l'universo come popolato da centri di energia o monadi, che sono dotate ognuna di proprie personali rappresentazioni, anche se spesso inconscie. Ogni monade è un'entelechia chiusa in se stessa, ma le sue rappresentazioni corrispondono a quelle altrui perchè esse sono tutte coordinate da Dio secondo un'armonia prestabilita.

Leibniz si propone di correggere la concezione cartesiana, che aveva postulato una rigida separazione tra res cogitans e res extensa, in base alla quale si avrebbe da una parte il pensiero (o la coscienza), e dall'altra la materia inerte, concepita in forma meccanica. Postulare due sostanze è per Leibniz una visione irrazionale, per rimediare alla quale si deve necessariamente supporre che anche la materia apparentemente inorganica abbia proprie percezioni. Leibniz si contrappone anche alla corrente meccanicista sviluppatasi in Inghilterra sull'onda di Newton, secondo cui, in maniera simile ai democritei, la natura è assimilabile a un ingranaggio, sottoposto a leggi esteriori che determinano anche la volontà dei singoli individui.

La reazione a questa corrente meccanicista si avrà poi col Romanticismo, grazie in particolare a Goethe, al Kant della Critica del Giudizio, e a Schelling: questi vede la Natura in un'ottica finalista, ritenendo che essa sia il luogo dove si manifesta l'aspetto oscuro e inconscio dello Spirito. Schelling dirà che la Natura è un'intelligenza addormentata, che mira però a risvegliarsi, evolvendosi dagli organismi inferiori e passando man mano a quelli superiori, fino a diventare pienamente autocosciente nell'uomo. Si tratta anche qui di una visione antitetica al meccanicismo perché l'intelligenza è già presupposta fin nei livelli più bassi e apparentemente inorganici della natura. Scopo della scienza è proprio quello di riflettere la volontà della natura di rendersi manifesta a se stessa. Analizzando i fenomeni dell'elettricità e della luce, nella quale soprattutto sembra risolversi la materia, Schelling ritrova nella natura la polarità tipica dell'Assoluto, fenomeno attestato anzitutto dal magnetismo.

Dopo Schelling l'animismo neoplatonico sembra declinare in favore del meccanicismo. Quest'ultimo tuttavia sarà messo definitivamente in crisi dalle scoperte del primo Novecento, che tendono a fare della materia una funzione dell'energia, dunque non più qualcosa di statico e rigidamente meccanico, ma il risultato mascroscopico di fenomeni ondulatori. In proposito c'è chi ha proposto parallelismi anche con le concezioni olistiche orientali del Tao, secondo cui i corpi sono fatti di luce.[2] La filosofia della natura come indagine filosofica tout court è comunque scomparsa del tutto dalle università come disciplina autonoma nel corso del Novecento (a parte alcune eccezioni, ad esempio in alcune facoltà teologiche cattoliche si è conservata, intesa come riflessione filosofica metafisica di stampo aristotelico-tomista).

[modifica] La filosofia della natura oggi

In tempi recenti è stata da più parti affermata la necessità di una ripresa della riflessione filosofica sulla natura[3]. È stato argomentato che una riflessione filosofica, con delle basi ben fondate sulle moderne concezioni scientifiche del mondo fisico e biologico, è necessaria sia per un'interpretazione e una comprensione effettiva dei dati e delle teorie scientifiche, sia per l'elaborazione di concezioni antropologiche che non ne trascurino le basi fisico-biologiche. D'altra parte anche all'interno della comunità scientifica viene spesso rimarcata la necessità di un'elaborazione in chiave ontologica, epistemologica (e filosofica in senso generale) delle tecniche e delle teorie scientifiche utilizzate, nonché delle conseguenze pratiche del loro impiego (sull'ambiente, sui pazienti, sulla società, ecc). In questo senso viene auspicata la rinascita di una riflessione filosofica sulla natura (che non potrà più ovviamente candidarsi come sostitutiva delle scienze ma a queste accompagnarsi), già in parte avvenuta (al di là dei termini utilizzati o auspicati quali 'filosofia della natura', 'ontologia (della) fisica', 'ontologia della biologia', ecc) con il fiorire contemporaneo di nuove discipline a cavallo tra scienza e filosofia quali la filosofia della fisica e la filosofia della biologia.

[modifica] Note

  1. ^ Cfr. Vittorio Mathieu, Come leggere Plotino, collana diretta da G. Reale, Bompiani, Milano 2004
  2. ^ Gaetano Conforto, La medicina della luce, Macro Edizioni, 2004
    e Fritjof Capra, Il tao della fisica, Adelphi, 1989
  3. ^ M. Cacciari, Filosofia della natura, oggi, “Micromega. Almanacco di Filosofia”, 5, 2002, pp. 151-161

[modifica] Bibliografia

  • F. W. Schelling, Filosofia della natura e dell'identità. Scritti del 1802, a cura di C. Tatasciore, Guerini e Associati, 2002
  • V. Allori, M. Dorato, F. Laudisa, N. Zanghì, La natura delle cose. Introduzione ai fondamenti e alla filosofia della fisica, Carocci 2005
  • M. Cacciari, Filosofia della natura, oggi, “Micromega. Almanacco di Filosofia”, 5, 2002, pp. 151-161
  • M. Artigas, J. J. Sanguineti, Filosofia della natura, Mondadori Education, 1989
  • P. Ponzio, Tommaso Campanella. Filosofia della natura e teoria della scienza, Vestigia, 2001 ISBN 8879492691
  • E. Agazzi, Filosofia della natura. Scienza e cosmologia, Piemme, Casale Monferrato 1995

[modifica] Voci correlate

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