Joan Crawford

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Joan Crawford, nome d'arte di Lucille Le Sueur (San Antonio, 23 marzo 1904New York, 10 maggio 1977), è stata un'attrice statunitense.

Considerata una fra le più celebri star del periodo d'oro di Hollywood, iniziò la sua carriera negli anni 20, all'epoca del muto, ma ottenne il grande successo soprattutto negli anni 30 e 40, in film come Grand Hotel (1932), La danza di Venere (1933) e Donne (1939) in cui impersonò una nuova generazione di giovani donne americane, ambiziose, autonome e determinate, diventando una delle dive più popolari e pagate della sua epoca. Dopo un periodo di minor fortuna, nella seconda parte della sua carriera si è distinta in ruoli più drammatici e maturi, regalando altre interpretazioni memorabili in film come Il romanzo di Mildred (1945), Johnny Guitar (1954), e il cult movie Che fine ha fatto Baby Jane? (1962).

Si è aggiudicata il Premio Oscar nel 1946 per Il romanzo di Mildred (1945).

L'American Film Institute ha inserito la Crawford al decimo posto tra le più grandi star della storia del cinema.[1]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

L'infanzia e gli inizi con la danza (1904-1926)[modifica | modifica wikitesto]

Joan Crawford nel 1928

La vera data di nascita dell'attrice è sempre stata dibattuta, sebbene quella del 1905 sembri essere la più attendibile. Sua madre, Anne Bell Johnson, fu abbandonata dal marito, Thomas LeSueur, prima della nascita di Lucille; si risposò poi con un certo Henry J. Cassin, detto Billy, gestore di un piccolo teatro di provincia a Lawton (Oklahoma).

È qui che Lucille (minore di tre fratelli e chiamata familiarmente Billie) iniziò ad appassionarsi alla danza e maturò il desiderio di diventare ballerina. Il sogno si infranse a causa di un incidente in giovane età (Lucille si tagliò un piede con il vetro di una bottiglia, recidendosi il muscolo e i tendini) che la rese semi-claudicante per tutta la vita. Nel 1917 la famiglia si trasferì a Kansas City, dove Lucille iniziò a cavarsela da sola, frequentando dal 1922 il college femminile di Columbia (Missouri), come studentessa lavoratrice, ambiziosa e determinata. Con i risparmi accumulati, continuò gli studi di danza e diventò campionessa di charleston, ottenendo un ingaggio da 25 dollari in un locale di Chicago.

Un agente teatrale la scritturò e la fece debuttare a Broadway come ballerina di fila nella rivista musicale Innocent Eyes, dove venne notata da un talent scount che la presentò alla Metro-Goldwyn-Mayer. Qui venne sottoposta ad alcuni provini e, nel gennaio 1925, messa sotto contratto quinquennale. Nel 1926, a 22 anni, vinse l'edizione di quell'anno del premio WAMPAS Baby Stars, un'iniziativa pubblicitaria promossa negli Stati Uniti dalla Western Association of Motion Picture Advertisers, che premiava ogni anno tredici ragazze giudicate pronte ad iniziare una brillante carriera nel cinema.

L'arrivo a Hollywood (1926-1932)[modifica | modifica wikitesto]

Crawford nel 1932

Trasferitasi sulla costa occidentale, a Culver City (in California), Lucille iniziò la carriera di attrice. Il debutto cinematografico avvenne con piccole parti da controfigura e in ruoli minori, primo fra tutti quello in Pretty Ladies. Sulla base di un concorso popolare, con tanto di premio finale, indetto dalla stessa Metro-Goldwyn-Mayer, Lucille assunse il definitivo nome d'arte di Joan Crawford. Il successo non tardò ad arrivare, nel 1928, grazie al film muto Le nostre sorelle di danza (Our Dancing Daughters).

Alla fine degli anni venti fu partner, in una società di produzione cinematografica, di Joseph P. Kennedy (il padre del futuro presidente degli Stati Uniti d'America John Fitzgerald Kennedy) e per qualche anno ne fu anche l'amante.[2] Ragazza esuberante, ambiziosa e perseverante, nel 1929 Joan sposò l'attore Douglas Fairbanks Jr., che contribuì al suo inserimento nel mondo della celluloide e la spronò a impegnarsi per raffinare la sua recitazione.

Il successo e il declino (1932-1943)[modifica | modifica wikitesto]

Affrontato senza problemi il preoccupante passaggio al sonoro, che si era rivelato fatale per numerosi attori, il vero grande successo arrivò per Crawford grazie alla sensuale e spregiudicata interpretazione della giovane dattilografa in Grand Hotel (1932) di Edmund Goulding, film vincitore di un premio Oscar, accanto a Greta Garbo e John Barrymore. L'attrice impose così un nuovo modello di donna, dolce e femminile, ma anche indipendente e sfacciata, in una fortunata serie di commedie e melodrammi successivi, spesso al fianco del divo Clark Gable, che la fecero diventare negli anni 30 una delle star più famose e remunerate di Hollywood.

Nonostante la sua grande popolarità, i suoi film però non ripagavano il costo astronomico dei suoi ingaggi e la Crawford cadde lentamente in disgrazia presso i produttori, fino ad essere etichettata con la famosa - ed infamante - definizione di "veleno del box office" e inserita nel 1938 in un'informale black list di divi - dalla Garbo, alla Shearer, da John Barrymore a Katharine Hepburn, Fred Astaire e Dolores del Río - accusati di essere strapagati rispetto ai risultati al botteghino dei film.

Joan Crawford in Donne (1939)

In seguito a questo episodio, la sua stella iniziò ad appannarsi, e la sua carriera ne risentì. Nel 1939 interpretò comunque la commedia di grande successo Donne, diretta dal suo grande amico George Cukor ed interpretato, fra le altre, da Norma Shearer, Rosalind Russell e Paulette Goddard. Nel 1940 tornò al fianco di Clark Gable nel celeberrimo L'isola del diavolo.

Dopo il divorzio da Douglas Fairbanks Jr., Crawford si sposò altre tre volte: con gli attori Franchot Tone e Philip Terry e successivamente con Alfred Steele. Adottò nel tempo quattro figli: Christina (che pubblicherà dopo la sua morte uno spietato libro di memorie, Mammina cara, da cui sarà stato tratto l'omonimo film), Philip (al quale cambierà il nome in Christopher dopo il divorzio da Philip Terry), Cathy e Cindy (che lei chiamerà sempre "le mie gemelline").

Liquidata dalla M.G.M., nel 1943 la Crawford passò alla Warner, con compensi decisamente inferiori a quelli del passato.

Joan Crawford nel trailer del film Mildred Pierce (1945), con cui vinse il suo unico premio Oscar

L'Oscar e il rilancio (1945-1959)[modifica | modifica wikitesto]

La Crawford si prese comunque la sua rivincita vincendo finalmente, a 42 anni, il suo primo (e unico) Oscar nel 1946 come migliore attrice con il film Il romanzo di Mildred (Mildred Pierce, 1945), in cui impersonò con sofferta sensibilità una donna divorziata alle prese con i problemi delle sue due figlie: una muore tragicamente e l'altra dimostra uno spietato arrivismo. Non poté presenziare alla cerimonia di premiazione, costretta a letto da una polmonite; il premio verrà ritirato per lei dal regista Michael Curtiz che glielo consegnerà al capezzale, sotto i flash della stampa. Per altre due volte nella carriera sarà nominata per il prestigioso premio.

Il successo di Mildred Pierce rinvigorì la sua carriera fra gli anni 40 e 50, e la Crawford, ormai quarantenne, riprese a lavorare con una certa regolarità, interpretando una serie di figure femminili forti e tormentate in vari melodrammi di alterna fortuna, e gestendo con molta accuratezza la sua immagine pubblica. È in questo periodo che la Crawford diventò anche una celebre icona gay, per via della forte personalità, dell'immagine glamour kitsch (accentuata dal Technicolor che si stava diffondendo) e dei ruoli drammatici interpretati sullo schermo[3]. La diva era comunque ormai lontana dai fasti di un tempo e iniziò ad accettare lavori anche in radio e televisione, ma riuscì ad ottenere ancora grandi consensi con lo spregiudicato western Johnny Guitar (1954) di Nicholas Ray, in cui interpretò un'impetuosa e affascinante proprietaria di saloon.

Nonostante gli sforzi tenaci della Crawford per mantenere il suo status di diva malgrado l'avanzare dell'età, i suoi film successivi ebbero scarso successo al botteghino, anche se talvolta i critici ne apprezzarono le mature performance. Alla fine degli anni 50 la sua posizione nell'industria cinematografica era declinata notevolmente, e la Crawford, ormai ultracinquantenne, era considerata dagli Studios un'attrice praticamente inutilizzabile e ormai finita.

Verso il tramonto (1960-1970)[modifica | modifica wikitesto]

Joan Crawford nel film Che fine ha fatto Baby Jane? (1962), il suo ultimo successo di pubblico

Nel 1959, dopo la morte del quarto marito Alfred Steele, importante dirigente della Pepsi-Cola, ereditò le sue quote di azionista e riuscì a prendere il suo posto nel relativo consiglio d'amministrazione che manterrà fino al 1973, occupandosi anche di promuovere personalmente la bibita in spot pubblicitari e diventando una popolare ambasciatrice del brand.

Continuò comunque tenacemente a cercare di rilanciare la sua carriera cinematografica, nonostante l'età e la difficoltà di trovare dei ruoli dignitosi e di suo gradimento. Accettò la proposta del suo amico Robert Aldrich di girare il grottesco thriller psicologico Che fine ha fatto Baby Jane? (1962) a fianco della sua storica collega-rivale Bette Davis, fiduciosa nella possibilità che il film avrebbe potuto rappresentare un utile rilancio di carriera. La pellicola ebbe effettivamente un grande successo e negli anni ha assunto lo status di cult movie, contribuendo a rendere nota la Crawford anche alle generazioni successive. La sua interpretazione venne apprezzata dai critici, ma fu messa in ombra dalla più smagliante performance della Davis, che venne anche candidata all'Oscar 1963: l'annosa rivalità fra le due dive dentro e fuori dal set fu sfruttata efficacemente a fini pubblicitari e col tempo divenne leggendaria, fino a diventare anni dopo addirittura il soggetto di una fortunata miniserie tv (Feud - Bette e Joan, 2017). Il film restò l'ultima interpretazione di successo della Crawford.

Nel 1964 si riammalò gravemente di polmonite e non riuscì a completare la lavorazione della pellicola Piano... piano, dolce Carlotta, che vedeva di nuovo riunite le due star rivali, sempre sotto la regia di Robert Aldrich, nella speranza di ripetere il successo del film precedente. Alcune ipotesi parlano di malattia inventata e rescissione del contratto per incompatibilità con Bette Davis, che era anche coinvolta nella produzione del film; la Crawford venne quindi prontamente sostituita da Olivia de Havilland. Successivamente prese parte a una serie di mediocri pellicole horror sulla falsariga del film di Aldrich, l'ultima delle quali fu l'imbarazzante Il terrore di Londra (Trog), girato in Inghilterra nel 1970; dopodiché, a 67 anni, insoddisfatta della bassa qualità dei copioni che ormai le proponevano, prese la decisione di ritirarsi dalle scene (eccettuata qualche partecipazione in TV) e si trasferì a New York, mettendo di fatto fine ad una carriera iniziata 45 anni prima.

Gli ultimi anni e la morte (1970-1977)[modifica | modifica wikitesto]

A New York la Crawford condusse una vita più riservata e sottotono, lontana dal lusso di cui si era circondata per tutta la sua vita, e dopo qualche anno, oltre a vari problemi di salute non curati, si ammalò di cancro allo stomaco. Morì nel 1977 per arresto cardiaco, a 73 anni, in completa solitudine (mentre la figlia Christina stava terminando la sua controversa biografia, che uscirà l'anno dopo suscitando molto clamore). Nel testamento la Crawford diseredò Christina e l'altro figlio Christopher («per i motivi che loro sanno», scrisse), lasciando il suo cospicuo patrimonio alle due figlie più piccole, le gemelle Cindy e Cathy, oltre che devolvendone una parte in beneficenza. Il suo corpo riposa nel cimitero di Hartsdale, a New York.

Premi[modifica | modifica wikitesto]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Manifesto per Donne (1939), di George Cukor

Film e documentari su Joan Crawford[modifica | modifica wikitesto]

Omaggi e citazioni[modifica | modifica wikitesto]

Doppiatrici italiane[modifica | modifica wikitesto]

  • Tina Lattanzi in L'isola del diavolo, Ossessione del passato, Viale Flamingo, Tutti baciarono la sposa, Quando le signore si incontrano, Il romanzo di Mildred, Perdutamente, Peccatrici folli, Anime in delirio, La maschera e il cuore, Al di sopra di ogni sospetto, I dannati non piangono, La danza di Venere, Sola col suo rimorso, Delitto sulla spiaggia, Donne, Ho baciato una stella, Perdono
  • Lydia Simoneschi in So che mi ucciderai, Foglie d'autunno, Donne in cerca d'amore, L'ape regina, La storia di Esther Costello, Che fine ha fatto Baby Jane?, Gli occhi degli altri, Johnny Guitar, Donne inquiete, 5 corpi senza testa, Il cerchio di sangue e negli spezzoni di Tormento mostrati in Che fine ha fatto Baby Jane?
  • Rosina Galli in Ritorno, Volto di donna
  • Adriana De Roberto ne Il terrore di Londra
  • Gemma Griarotti in Grand Hotel (ridoppiaggio 1952)
  • Vittoria Febbi in La donna è mobile (ridoppiaggio), L'isola del diavolo (ridoppiaggio)
  • Elettra Bisetti in Rivalità eroica (ridoppiaggio)
  • Claudia Giannotti in La donna che voglio (ridoppiaggio)
  • Fabrizia Castagnoli in Anime in delirio (ridoppiaggio non più utilizzato)
  • Daniela Gatti in L'amante immortale (ridoppiaggio 1983)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) AFI's 50 Greatest American Screen Legends, American Film Institute. URL consultato il 16 novembre 2014.
  2. ^ Alex Madsen, Gloria & Joe, 1988 citato in Bruno Vespa, Donne di Cuori, Milano, Ed. Mondadori, 2009, ISBN 978-88-04-59362-1, p.287
  3. ^ (EN) #BornThisDay: Gay Icon, Joan Crawford - The WOW Report, in The WOW Report, 23 marzo 2017. URL consultato il 29 luglio 2017.
  4. ^ (EN) Il était une fois…Walt Disney – Artistic Sources Exhibition - Animated Views, su animatedviews.com. URL consultato il 28 luglio 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Lawrence J. Quirk, The Films of Joan Crawford, The Citadel Press, Secaucus, New Jersey, 1968 ISBN 0-8065-0008-5
  • (EN) Shaun Considine, Bette & Joan: The Divine Feud, Frederick Muller 1989 - ISBN 0091741920

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Oscar alla migliore attrice Successore
Ingrid Bergman
per Angoscia
1946
per Il romanzo di Mildred
Olivia de Havilland
per A ciascuno il suo destino
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