Jean Harlow

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Jean Harlow

Jean Harlow, pseudonimo di Harlean Carpenter (Kansas City, 3 marzo 1911Los Angeles, 7 giugno 1937), è stata un'attrice statunitense.

Ironica e seducente, è stata la sex symbol per eccellenza del cinema americano degli anni trenta.

Nel 1999, l'American Film Institute ha inserito la Harlow al ventiduesimo posto tra le più grandi star della storia del cinema.[1]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Jean Harlow e Robert Taylor, suo partner in Proprietà riservata (1937)
Jean Harlow nel film La donna del giorno (1936)

Figlia di un dentista e di una intraprendente aspirante attrice, che si separò dal compagno poco tempo dopo la nascita della figlia, la giovane Harlean Carpenter venne spinta dalla madre a debuttare sullo schermo. Il primo passo fu quello di cambiare il suo nome con quello della madre, che era registrata all'anagrafe come Jean Harlow. A soli diciotto anni si fece già notare come figurante in film di discreto livello e nel 1929 fu partner di Stanlio e Ollio in alcune loro comiche.

Nonostante il suo desiderio di farsi una famiglia, la Harlow venne travolta ben presto dal successo cinematografico. Nel 1931, infatti, il produttore e aviatore milionario Howard Hughes la scritturò come protagonista della versione sonora del suo colossale film d'avventura Gli angeli dell'inferno (1931), in cui la bionda attrice si mise in luce per la sua bellezza solare e intrigante e per la sua seducente disinvoltura. Alla prima del film, la battuta con cui la giovane Harlow si rivolgeva a un aviatore, annunciando di andare a mettersi "qualcosa di comodo", fu quanto di più audace gli spettatori del sonoro potessero udire.

In seguito l'attrice lavorò per i più importanti studios di Hollywood, dalla Warner Bros., che la affiancò a James Cagney nel gangster-movie Nemico pubblico (1931), alla Columbia, per cui interpretò La donna di platino (1932), di Frank Capra, in cui il soprannome, dovuto al colore dei capelli, divenne sinonimo della Harlow.

Il pubblico fu conquistato dalla notevole quanto involontaria carica erotica che l'attrice emanava con una sorprendente ingenuità, e iniziò a imitare lo "stile Harlow": molte donne americane spesero i propri risparmi per ossigenarsi i capelli (la Harlow, bionda naturale, si affidava ad una parrucchiera solo per ottenere la tonalità "platino"), mentre i produttori di scarpe con il tacco alto e di pellicce fecero affari d'oro grazie alle fotografie in cui l'attrice appariva vestita da gran sera. Nella vita privata e sul set, inoltre, rifiutava categoricamente di indossare il reggiseno: il suo fisico atletico (la Harlow praticava numerosi sport, non fumava, né abusava di alcolici) era valorizzato dagli abiti eleganti, molti dei quali in lamé che le costumiste di Hollywood le confezionavano su misura. Jean Harlow, negli anni trenta, accettò di farsi ritrarre nuda.

Nel 1932 venne scritturata dalla Metro-Goldwyn-Mayer, e lo stesso anno ne sposò uno dei più importanti produttori, Paul Bern, di ventidue anni più anziano di lei, che morì appena due mesi dopo le nozze, ucciso da un colpo di pistola alla nuca: la causa più probabile della morte è il suicidio. Bern, che pare fosse ossessionato dalla sua presunta o reale inadeguatezza fisica che rendeva difficile avere rapporti sessuali, lasciò alla moglie un biglietto d'addio che si chiudeva con la frase tu sai che ieri è stata solo una commedia. Nei primi anni del 2000, un documentario dedicato da Paolo Limiti a questa vicenda, ha affrontato l'avvalorata ipotesi secondo cui Bern fu ucciso dalla sua ex moglie, affetta da disturbi mentali. La potenza degli Studios arginò comunque lo scandalo, ma la stampa scrisse fiumi d'inchiostro, carichi dei più sordidi dettagli sul matrimonio Bern-Harlow. Pur toccata profondamente dalla morte del marito, la giovanissima vedova si gettò a capofitto nel lavoro recitando in una dozzina di film per la MGM, nei quali dimostrò di poter interpretare ruoli molto più complessi di quelli precedenti.

Il primo film con la MGM fu Lo schiaffo (1932), di Victor Fleming, accanto a Clark Gable. Seguirono altri successi come Red-Headed Woman (1932) di Jack Conway, Pranzo alle otto (1933) di George Cukor, Sui mari della Cina (1935) di Tay Garnett, Riffraff (1936) di Robert Z. Leonard e La donna del giorno (1936) di Jack Conway.

Alla metà degli anni trenta, al contrario di quella professionale, la sua storia personale attraversava momenti poco felici: sua madre e il suo secondo marito, l'italo americano Marino Bello, che era in rapporti con la malavita, vivevano dei proventi della sua carriera e ne organizzavano puntigliosamente la vita privata. Una condizione su cui la stessa Harlow riuscì a ironizzare, interpretando il ruolo di protagonista di Argento vivo (1933), diretto da Victor Fleming e incentrato sulle vicende di una star che vive in una prigione dorata, assediata da parenti parassiti. Nel 1934 l'attrice si era nel frattempo risposata con il direttore della fotografia Harold Rosson. L'unione durò meno di un anno, e la Harlow tornò a vivere con madre e patrigno.

Jean Harlow con la madre nel 1934

Nell'ultimo periodo della sua vita fu legata all'attore William Powell, con cui sembrava aver trovato una stabilità sentimentale. Ma durante le riprese di Saratoga (1937) di Jack Conway, Jean Harlow si sentì male. Ritiratasi a casa della madre, non venne concesso di vederla a nessuno di coloro che si recavano a visitarla e a informarsi delle sue condizioni. Sua madre tenne sulla porta chiunque si presentasse, incluso il fidanzato Powell. Passato un mese senza che trapelasse nulla sulle condizioni di salute dell'attrice, si ripresentarono Clark Gable, William Powell e il dirigente della casa di produzione, questa volta accompagnati da un ufficiale di polizia.

Trasportata in ospedale, la Harlow entrò in coma e morì alcuni giorni dopo, senza mai riprendere conoscenza, al Good Samaritan Hospital, il 7 giugno 1937. La diagnosi fu nefrite acuta. Qualcuno avanzò il dubbio che l'infezione ai reni fosse conseguenza delle violente percosse subite dal marito Paul Bern. Si disse anche che la madre della diva, seguace della chiesa scientista, avesse impedito che la figlia ricevesse tempestive e adeguate cure mediche. Questa leggenda è stata smentita da un documentario di History Channel, che racconta invece di quanto nulla si potesse fare per la sfortunata diva, che era irrimediabilmente malata. Nella camera ardente dell'attrice, il cui funerale fu celebrato il 9 giugno, spiccavano i fiori inviati da Powell, accompagnati da un biglietto su cui c'era scritto semplicemente Buonanotte tesoro.

Brava e sfortunata”, disse Clark Gable durante le esequie, “e non soltanto per quella sua atroce fine: la vita, con il successo, le aveva imposto prove difficilissime da superare, esperienze dure e scottanti. Una ‘bambola’, la nostra carissima Jean? Io, in lei, ho visto solo una donna, una gran donna”. Fu imbalsamata e inumata all'interno di una cappella acquistata da Powell nel Forest Lawn Memorial Park di Glendale, a Los Angeles. Sulla lapide in marmo, per volontà della madre, non furono incisi il suo nome e le date di nascita e morte, ma solo due parole: "Our Baby".

Il film in cui stava recitando, Saratoga, venne terminato da Mary Dees, una controfigura inquadrata di spalle, mentre l'attrice Paula Winslow imitò la voce squillante della Harlow nel doppiaggio.

Le testimonianze che tutt'oggi giungono riguardo Jean Harlow la descrivono come una ragazza generosa, tenera, gioiosa, genuina, dotata di una sofferta fragilità, con una naturale, provocante e seducente sensualità con cui è entrata a far parte di diritto della storia del cinema. Spentasi a soli ventisei anni e all'apice del successo, viene solitamente considerata un'antesignana della celeberrima Marilyn Monroe. La Monroe, che la ammirava moltissimo, fino alla sua morte, avvenuta nel 1962, volle farsi decolorare i capelli da Pearl Porterfield, l'ormai anziana parrucchiera di Jean Harlow. Con Norma Talmadge, la Harlow fu d'ispirazione alla madre della Monroe per il nome di nascita, nata infatti "Norma Jeane" (con una "e" aggiunta per sbaglio).

Sua era stata la villa - ceduta poi al famoso parrucchiere dei divi di Hollywood Jay Sebring, trucidato anch'egli nell'occasione - al 10050 di Cielo Drive (Los Angeles) dove fu commessa la strage dell'8 agosto 1969 che vide tra i massacrati ad opera della setta facente capo al famigerato Charles Manson, l'attrice Sharon Tate, in attesa di un figlio dal marito, il regista Roman Polański.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Citazioni e omaggi[modifica | modifica wikitesto]

Citata nel libro "Per chi suona la campana" di Ernest Hemingway come oggetto delle fantasie oniriche del protagonista Robert Jordan.

  • Citata da Fedora nell'omonimo film di Billy Wilder del 1976.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Jean Harlow nel film Lo schiaffo
Jean Harlow con il regista Jack Conway e Clark Gable sul set di Saratoga (1937).

Film e documentari su Jean Harlow[modifica | modifica wikitesto]

Doppiatrici italiane[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) AFI's 50 Greatest American Screen Legends, su afi.com, American Film Institute. URL consultato il 16 novembre 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Jean Harlow: Hollywood Comet, di David Dentner - Constanble, London 1937
  • Today is Tonight di Jean Harlow (con Carey Wilson), Grove Press. NY 1965
  • (EN) Ray Stuart Immortals of the Screen, Bonanza Books, New York 1965
  • (EN) Michael Conway e Mark Ricci, The Films of Jean Harlow, The Citadel Press, Secaucus, New Jersey (1965) 1984 ISBN 0-8065-0147-2
  • Irving Shulman, Jean Harlow, Longanesi, 1967
  • Jean Harlow - Storia illustrata del cinema di Curtis F. Brown (Milano Libri Edizioni, 1982)
  • "Divi, divine e divani-alcova" - Splendori e miserie della vecchia Hollywood di Gaetano Saglimbeni (P&M Associati)

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