Stadio di Twickenham

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Twickenham Stadium
The Cabbage Patch
Headquarters
Twickers
Twickenham Stadium aerial view 2014.jpg
Vista aerea dell'impianto nel 2014
Informazioni
StatoRegno Unito Regno Unito
   Inghilterra Inghilterra
UbicazioneWhitton Rd, Twickenham TW2 7BA
Inizio lavori1907
Inaugurazione2 ottobre 1909
Strutturapianta rettangolare
Coperturacompleta
Costo
  • 60 000 000 £ (1992-95)
Ristrutturazione1924, 1927-32, 1981, 1992-95, 2005-06, 2017-18
Mat. del terrenoGrassMaster
Dim. del terreno125 × 70 m
Area totale42 500 m²
ProprietarioRugby Football Union
Progetto
  • Archibald Leitch (1924)
  • Terry Ward (1992-95)
  • Ward McHugh Associates (2005-06)
  • Mather & Co (2017-18)
Prog. strutturale
  • Cundall (2005-06, tribuna)
  • Arup (2005-06, tetto)
Costruttore
  • Mowlem (1992-95)
  • Carillion (2005-06, tribuna)
  • Cleveland Bridge (2005-06, tetto)
Uso e beneficiari
Rugby a 15Inghilterra Inghilterra
Harlequins (1909-90)
Capienza
Posti a sedere82 000
Mappa di localizzazione

Coordinate: 51°27′22″N 0°20′30″W / 51.456111°N 0.341667°W51.456111; -0.341667

Lo stadio di Twickenham (in inglese Twickenham Stadium, IPA: /ˈtwɪkənəm/) è un impianto rugbistico di Londra, capitale del Regno Unito. Prende il nome da Twickenham, quartiere del sobborgo cittadino sudoccidentale di Richmond upon Thames, ed è di proprietà della Rugby Football Union, la federazione rugbistica inglese, che ivi ha sia la sede amministrativa che il terreno interno della propria rappresentativa nazionale maggiore maschile, la quale a tutto il 2019 vi ha disputato 315 incontri[1]. Per via del tipo di coltivazione agricola in uso sul terreno dove successivamente fu edificato, lo stadio è familiarmente chiamato anche The Cabbage Patch (inglese per "l'orto dei cavoli").

Iniziato nel 1907 e inaugurato nel 1909, è lo stadio che in assoluto ha ospitato il maggior numero di incontri internazionali di rugby a 15; fu sede di tre edizioni della Coppa del Mondo e al 2019 è, insieme a Eden Park ad Auckland, l'unico in cui si siano tenute due finali di tale competizione (1991 e 2015). A livello nazionale è sede annualmente della finale del campionato inglese, del Varsity Match, della finale di coppa Anglo-Gallese e, al 2020, di cinque edizioni della Coppa d'Europa per club. Twickenham è, inoltre, lo stadio in cui si tenne, nel 1938, il primo incontro di rugby trasmesso in televisione[2].

Al suo interno, oltre ai citati uffici centrali della Rugby Football Union, trovano posto un albergo da 156 stanze della catena Marriott International e il World Rugby Museum, che ospita più di 40 000 reperti storici del rugby internazionale.

Oltre al rugby a 15, ha ospitato anche gare di rugby a 13, football americano nonché concerti di artisti di grande richiamo tra cui i Police, i Rolling Stones e gli Iron Maiden; con una capacità di 82 000 spettatori è il più capiente impianto al mondo destinato al rugby, nonché il secondo stadio del Regno Unito dopo il nuovo Wembley e il quarto d'Europa dopo il Camp Nou di Barcellona, il citato Wembley e Croke Park a Dublino.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Nei suoi primi decenni di vita la Rugby Football Union non aveva un impianto di proprietà né uno permanente, il che comportava il nomadismo tra le varie strutture cittadine in occasione delle partite interne dell'Inghilterra[3]; né peraltro si trattava di un fenomeno isolato, perché prima della costruzione di Wembley, per esempio, neppure la Football Association disponeva di uno stadio proprio[3].

Il 2 dicembre 1905 l'Inghilterra ospitò la Nuova Zelanda a Crystal Palace e ad assistere all'incontro affluirono circa 45 000 spettatori; altri 40 000 ne giunsero un anno dopo quando, nella stessa sede, gli inglesi affrontarono il Sudafrica[3]. Questo spinse la RFU a sfruttare le potenzialità economiche che una vasta affluenza avrebbe garantito, e a iniziare la ricerca di un terreno idoneo per edificarvi uno stadio proprietario[3].

L'allora tesoriere ed ex presidente della RFU William Cail, un affarista che, nella sua strenua difesa del dilettantismo nel rugby, ispirò la linea della fermezza a fine XIX secolo contro i club scissionisti del nord dell'Inghilterra che diedero origine al rugby a 13 professionistico[4], incaricò un membro di tesoreria, Billy Williams, della ricerca di un'idonea sistemazione logistica[3], che fu da questi individuata in un terreno a Twickenham, in Middlesex (oggi parte del quartiere londinese di Richmond upon Thames)[4], circa 15 km distante in linea d'aria da Piccadilly Circus, in vendita per la cifra di 5 572 sterline, 12 scellini e 6 pence[3]; per perfezionare l'acquisto Cail ottenne un fido bancario di 6 000 £[4]. Il campo era un appezzamento agricolo di circa 10 acri e mezzo[3] (equivalenti a circa 42 500 ) destinato principalmente alla coltivazione di cavoli cappucci, in inglese cabbage; in ragione di ciò il campo prese il nome di Billy Williams' Cabbage Patch e, successivamente, solo The Cabbage Patch, ovvero "L'orto dei cavoli"[3].

I lavori iniziarono quasi subito e in capo a circa 18 mesi furono costruite due tribune laterali da 6 000 posti a sedere totali e due riporti di terreno dietro le linee di fondo per spettatori in piedi[5], 12 000 per lato, per una capacità totale di circa 27 000 paganti[5]. Lo stadio costò circa 20 000 £ più del preventivato perché furono, a lavori in corso, aggiunti servizi come sale da tè, spogliatoi e aree convegni sotto la tribuna orientale[5] e una sala stampa sotto quella occidentale[5]; Cail era, tuttavia, fiducioso di rientrare in breve del passivo in quanto aveva preventivato un'affluenza media di circa 12 000 spettatori per gara internazionale[5], nonostante l'insufficienza dei trasporti pubblici in una zona così lontana dal centro di Londra[5].

Il 2 ottobre 1909 lo stadio fu inaugurato da Harlequins e Richmond, due club londinesi che si esibirono in un'amichevole vinta dai Quins per 14-10[3]; pochi mesi dopo, il 15 gennaio 1910, l'impianto ospitò la sua prima partita internazionale[6], InghilterraGalles 11-6 valida per il Cinque Nazioni di quell'anno[3]. Con lo scoppio della Grande Guerra e la sospensione di qualsiasi attività sportiva, il terreno di Twickenham fu adibito a pascolo per pecore, cavalli e altro bestiame vario[6].

Gli ampliamenti del primo dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Il primo grande appuntamento a Twickenham dopo la cessazione delle ostilità fu la disputa di una competizione tra le selezioni di tutte le forze armate dell'ex impero britannico che presero parte al conflitto, dal nome formale di Inter-Services and Dominions Rugby Championship ma passato alla storia come King's Cup.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Inter-Services and Dominions Rugby Championship.
16 aprile 1919: Giorgio V premia a Twickenham la squadra neozelandese vincitrice della King's Cup

Il torneo, organizzato tra marzo e aprile 1919 congiuntamente da RFU e War Office britannico, vide affrontarsi a girone unico 6 squadre militari da Regno Unito, Nuova Zelanda, Australia, Sudafrica e Canada che raggruppavano, complessivamente, 60 giocatori internazionali sui 170 totali impiegati[7]; la rappresentativa dell'esercito britannico terminò a pari punti di quella della Nuova Zelanda e Twickenham fu teatro dello spareggio per la conquista della coppa consegnata personalmente alla squadra vincitrice dal re Giorgio V (da cui il nome di King's Cup)[7]; i neozelandesi vinsero 9-3 e si aggiudicarono il trofeo. Per la sua importanza e qualità tecnica tale torneo fu definito «la prima Coppa del Mondo di rugby»[7].

Dal 1921 Twickenham è la sede fissa del Varsity Match, l'annuale incontro tra le selezioni di rugby a 15 di Cambridge e Oxford[8]: l'8 dicembre di quell'anno ivi si tenne la prima la sfida tra le due università, vinta in tale occasione da Oxford.

Illustrazione di Henry Coller raffigurante InghilterraGalles a Twickenham nel 1931

Nel corso del Cinque Nazioni 1924 lo stadio raggiunse un nuovo picco di spettatori — 43 000, la stragrande maggioranza dei quali in piedi — in occasione dell'incontro con il Galles[9]. Cail, ormai in procinto di lasciare la RFU, come suo ultimo atto aveva commissionato al noto architetto scozzese Archibald Leitch il progetto di una tribuna sul fronte settentrionale del campo da gioco; Leitch era già noto per la realizzazione di altri importanti stadi nel Regno Unito, come per esempio il Villa Park a Birmingham e, in seguito, anche Ibrox a Glasgow, ed entro la fine del 1924 vide la luce la North Stand, tribuna a gradinata doppia e andamento verticale con una capacità di 3 515 posti a sedere e 7 118 in piedi[9]. Il 3 gennaio 1925 il rinnovato Twickenham ospitò la Nuova Zelanda in tour, che vinse 17-11 contro gli inglesi davanti a 60 000 paganti[9]. Il fatto che molti aspiranti spettatori fossero rimasti fuori dallo stadio per tutto esaurito a un'ora dall'inizio della gara, tuttavia, convinse la RFU ad ampliare anche la tribuna orientale; la soluzione adottata fu quella della sopraelevazione di quella fino ad allora esistente, e a lavori ultimati, nel 1927, lo stadio registrò un'ulteriore affluenza record, 70 000 spettatori contro la Francia nel Cinque Nazioni[9].

Lo stadio resistette anche a una piena del Tamigi, gonfiato dallo scioglimento di un'insolita quantità di neve caduta su Londra a Natale del 1927: il fiume danneggiò irrimediabilmente un'abitazione nella pertinenza dell'impianto, in uso al segretario aggiunto della RFU Hubert Langley[9]; l'incidente non impedì, qualche giorno più tardi, il 7 gennaio 1928, lo svolgimento di un incontro con i visitatori australiani come programmato[9].

Tra il 1930 e il 1932 Twickenham fu sottoposto a ulteriori lavori di ampliamento. Anche la tribuna occidentale fu ristrutturata e, con essa, i servizi che incorporava: furono ingranditi gli uffici della RFU, che ivi aveva ormai stabilito la propria definitiva sede; furono costruite nuove sale da tè e un bar, e l'esterno della parte amministrativa fu decorata con mattoni a cortina[9]; quanto all'ultimo lato del campo rimasto senza tribune, quello meridionale, fu provvisto anch'esso di spalti che portarono la capacità totale dell'impianto a 70 000 posti coperti, sia seduti che in piedi[9]. Per lungo tempo l'affluenza media non scese mai sotto i 60 000 spettatori a partita, e per più di mezzo secolo, fino all'obbligo di adeguamento alle nuove misure di sicurezza imposte nel 1990 dal rapporto Taylor agli stadi del Regno Unito, Twickenham non fu sottoposto a sostanziali modifiche[9].

Il 19 marzo 1938 Twickenham fu testimone della prima diretta televisiva di sempre di un match di rugby a 15[2][10]: la BBC trasmise l'incontro dell'ultima giornata dell'Home Championship tra Inghilterra e Scozia valido non solo per la Calcutta Cup, ma anche per la conquista del torneo, essendo entrambe le contendenti appaiate in vetta alla graduatoria prima dell'inizio della gara; fu la Scozia a prevalere per 21-16 e vincere così il suo diciottesimo Championship insieme alla Triplice Corona[2].

Il secondo dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Nel dopoguerra, nel prosieguo della tradizione inaugurata più di trent'anni prima, l'Harlequin F.C. continuò a usare Twickenham come impianto fisso, nonostante lo stadio fosse di proprietà federale e destinato prioritariamente all'uso internazionale e agli appuntamenti nazionali di club; la stessa RFU, infatti, aveva considerato che sarebbe stato antieconomico uno stadio da 70 000 posti attivo solo per una manciata di incontri all'anno[11]. L'accordo iniziato anni prima con Adrian Stoop, dirigente dell'Harlequin, fu portato da due a cinque anni e, dopo avere ottenuto l'esclusiva di tutti gli incontri interni del club, la RFU lo prolungò a tempo indeterminato[11]; l'unica limitazione, nel dopoguerra, fu la restrizione a un massimo di 14 incontri interni[11]. Anche quando l'Harlequin si dotò (1963) di un impianto di proprietà, il confinante Twickenham Stoop Stadium abbreviato in The Stoop, la RFU ottenne dal club di rimanere a Twickenham per gli incontri più importanti. Il ruolo dell'Harlequin era ritenuto così importante per lo stadio di Twickenham da indurre un innominato dirigente del club ad affermare che «tutti lo chiamano la Culla del Rugby [Twickenham]. Se non si fossero accordati per farci giocare lì dentro, oggi invece sarebbe una cattedrale nel deserto»[12]. A tutto il 1990, loro ultimo anno di concessione ufficiale e data di trasferimento definitivo allo Stoop, gli Arlecchini disputarono a Twickenham 760 incontri con 448 vittorie; tuttavia, ancora fino al 2008, su invito della RFU continuarono a tenervi uno o due incontri a stagione[11].

Il logo dello stadio di Twickenham dal 2007 al 2018

Il 17 marzo 1959 Twickenham vide la disputa di un match celebrativo del suo cinquantesimo anniversario: a sfidarsi furono una selezione mista Inghilterra e Galles contro una composta da elementi di Irlanda e Scozia[13].

Nel 1982 la RFU istituì il Museo del Rugby, per il quale fu allestito uno spazio dedicato nella tribuna meridionale dello stadio (la South Stand)[14]; dopo le ristrutturazioni intervenute negli anni successivi il museo fu risistemato nella tribuna orientale[14].

Nel 1985 fu varata dall'International Rugby Football Board la Coppa del Mondo di rugby, la cui prima edizione del 1987 fu assegnata, congiuntamente, ad Australia e Nuova Zelanda; tuttavia già alla vigilia del debutto della competizione era stato stabilito informalmente che l'Inghilterra ne avrebbe organizzato la seconda edizione nel 1991[15]. Twickenham fu utilizzata per i tre incontri che vedeva protagonista l'Inghilterra nella fase a gironi (contro Stati Uniti, Nuova Zelanda e Italia) e successivamente nella finale, che vide ancora l'Inghilterra protagonista contro l'Australia, che si aggiudicò l'incontro 12-6[16] davanti a 56 000 spettatori.

La gradinata meridionale dello stadio nel 2005 prima del suo abbattimento e totale ricostruzione

Dopo la Coppa del Mondo iniziarono, sotto la supervisione dell'architetto Terry Ward[17], i lavori di ristutturazione delle tribune settentrionale, orientale e meridionale, che prevedevano la demolizione completa e la ricostruzione delle tre gradinate a formare una struttura continua[18]; i lavori, del costo totale di circa 60 milioni di sterline, terminarono a fine 1995 e garantirono 78 000 posti a sedere[17]; all'interno trovarono spazio un nuovo ristorante, un negozio di souvenir[17] e, distribuita su tre piani della tribuna orientale, la nuova sistemazione del citato museo del rugby[14]. Con tale configurazione lo stadio si presentò alla Coppa del Mondo 1999 alla quale, benché organizzata dal Galles, il resto del Regno Unito diede sostegno logistico con i propri impianti; Twickenham ospitò le tre partite della fase a gironi dell'Inghilterra contro Tonga, Nuova Zelanda e Italia, il barrage delle seconde classificate nel girone e le due semifinali, tra cui quella spettacolare in cui la Francia, contro pronostico, batté 43-31 la Nuova Zelanda conquistando la finale di Cardiff[19][20].

La South Stand completata e coperta

Nel 2005 la RFU affidò alla ditta di ingegneria e costruzioni Carillion[21], sotto la supervisione architetturale dello studio Ward McHugh Associates, la chiusura definitiva e la copertura totale delle gradinate tramite ricostruzione completa della tribuna meridionale, la South Stand[21]; la stessa Carillion aveva acquisito Mowlem, la società di ingegneria che aveva costruito le altre tre tribune dello stadio nel decennio precedente[21]. Il lavoro andò avanti a tappe: dopo la demolizione della vecchia tribuna, i lavori iniziarono il 18 luglio 2005 e la parte bassa di quella nuova, scoperta e capace di 7 600 posti, fu aperta al pubblico per il Sei Nazioni 2006[21].

La sede della Rugby Football Union a Twickenham

L'expertise ingegneristico del cemento armato fu fornito dalla multinazionale britannica Arup[21]. Nel corso dell'anno fu completata la realizzazione definitiva della tribuna e a cura della Cleveland Bridge, che fornì la tecnologia dell'acciaio, fu messa in opera la struttura metallica della copertura[21].

L'interno dello stadio, capace di 82 000 posti a sedere, fu inaugurato il 5 novembre 2006 contro la Nuova Zelanda nella prima tappa del suo tour europeo di fine anno: gli All Blacks vinsero 41-20 sugli allora campioni del mondo in carica[22].

Nella South Stand inoltre fu aperto nel 2009 un albergo di 156 stanze gestito da Marriott International[23], con 6 delle 12 suite ivi presenti che affacciano sul terreno di gioco[23]. All'interno di tale tribuna trovano posto anche un centro benessere della Virgin e una sala congressi di circa 10 300 [24].

Lo stadio così rinnovato fu designato come sede della finale della Coppa del Mondo di rugby 2015 che l'International Rugby Board affidò all'Inghilterra nel 2009[25]; fu la terza volta, con tre configurazioni architettoniche differenti, che Twickenham accolse la massima competizione rugbistica internazionale, e la seconda, insieme al neozelandese Eden Park, che ne ospitò la finale, che come 24 anni prima vide di nuovo di scena l'Australia la quale, davanti a 80 125 spettatori, fu sconfitta 17-34 dalla Nuova Zelanda[26].

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: World Rugby Museum.

La più recente ristrutturazione avvenne tra il 2017 e il 2018 nella tribuna orientale; in tale occasione il museo fu trasferito nuovamente nella South Stand, suo luogo d'origine, dove riaprì al pubblico nel maggio 2018[27][28].

Dal 2012 il terreno di gioco è in erba mista GrassMaster realizzato dall'olandese Desso (dal 2014 parte del gruppo francese Tarkett)[29]; il costo della messa in opera di tale superficie ammontò a circa 1,2 milioni di sterline[29].

Usi alternativi al rugby a 15[modifica | modifica wikitesto]

Usi sportivi[modifica | modifica wikitesto]

Benché Twickenham sia uno stadio concepito e costruito solo per il rugby a 15, nel corso della sua storia recente è stato teatro di eventi sportivi di altra natura; è il caso del rugby a 13, della cui Coppa del Mondo 2000 ospitò sia la cerimonia d'apertura che la gara inaugurale, vinta 22-2 dall'Australia sull'Inghilterra davanti a 33 758 spettatori (meno della metà della capacità massima dell'impianto all'epoca)[30].

Inoltre, a seguito della demolizione e dei lavori di ricostruzione dello stadio di Wembley, storica sede delle finali della Challenge Cup di rugby a 13, le gare decisive dell'edizione 2001 e 2006 di tale competizione furono ospitate da Twickenham[31][32].

Nel 2015 Rugby Football Union siglò un accordo con National Football League per l'organizzazione, nel triennio successivo, di almeno tre incontri di football americano sul prato di Twickenham[33] nel quadro dell'NFL International Series, ovvero gli incontri promozionali che il torneo nordamericano disputa fuori dai confini statunitensi. Nel torneo NFL 2016 si tenne a Twickenham l'incontro tra New York Giants e Los Angeles Rams, vinto 17-10 dai newyorkesi, mentre nel 2017 i Rams vinsero 37-0 sugli Arizona Cardinals e i Minnesota Vikings batterono 33-16 i Cleveland Browns; l'affluenza minima dei tre incontri fu sempre superiore ai 73 500 spettatori.

Altri usi[modifica | modifica wikitesto]

Fin dall'estate del 1955 lo stadio ospita l'assemblea europea dei Testimoni di Geova[34].

Dall'avvento del XXI secolo è anche utilizzato come sede per concerti grazie alla sua capienza; tra i gruppi e gli artisti di maggior fama e richiamo che ivi si sono esibiti figurano i Rolling Stones per tre volte (Licks Tour, 2003[35], A Bigger Bang Tour, 2006, e No Filter Tour, 2018); i Police in una delle tappe della loro réunion (2007[36]); gli Iron Maiden (Somewhere Back in Time World Tour) e i R.E.M. (Accelerate Tour) nel 2008[37][38] o, ancora, Lady Gaga nel 2012 (The Born This Way Ball[39]).

Cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Twickenham Streaking[modifica | modifica wikitesto]

Lo stadio di Twickenham fu teatro di uno dei più famosi streaking della storia dello sport (se non, secondo la BBC, «probabilmente il più famoso»[40]), quantomeno per la portata dell'audience davanti cui si svolse: il 2 gennaio 1982, nell'intervallo di un test match contro l'Australia, una ventitreene inglese, Erica (o Erika) Roe, attraversò di corsa lo stadio in topless prima di essere fermata dalla polizia e condotta fuori dal campo di gioco[41]; Roe tuttora sostiene che il suo atto non fu meditato, ma deciso all'istante, probabilmente agevolato dagli alcolici assunti durante il primo tempo che avevano attenuato i suoi freni inibitori[41]. La giovane decise di non sfruttare l'improvvisa notorietà derivatele dallo streaking di Twickenham e si trasferì in Portogallo dopo il matrimonio. Benché non si fosse trattato del primo streaking rugbistico, essendovene già stato uno nello stesso stadio nel 1974 da parte di Michael O'Brien, australiano che corse nudo sul prato di Twickenham per vincere una scommessa da 10 sterline[42], quello di Roe rimase impresso anche a distanza di anni[42], tanto da farle guadagnare la fama di streaker più famosa del Regno Unito[43][44] che fu utilizzata, a 33 anni di distanza da tale episodio, per posare di nuovo in topless per un calendario i proventi della cui vendita furono destinati a un'associazione per la ricerca sul cancro del seno[43].

Swing Low, Sweet Chariot[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Swing Low, Sweet Chariot.

Swing Low, Sweet Chariot è uno spiritual composto nella seconda metà del XIX secolo e inciso per la prima volta nel 1909 negli Stati Uniti. Trovò grande fama in Europa perché ripreso da noti artisti di fama internazionale come Benny Goodman, Louis Armstrong, Stevie Wonder e Joan Baez, quest'ultima soprattutto come canzone di protesta per i diritti civili della popolazione afroamericana.

I tifosi inglesi adottano tale canzone come inno non ufficiale fino dalla fine degli anni ottanta e riguardo l'origine di tale consuetudine vi sono almeno due versioni, nessuna delle quali mai definitivamente accertata. Secondo la più diffusa di esse, a introdurre tale canzone a Twickenham sarebbero stati i giocatori della squadra di rugby della Douai School, un istituto superiore cattolico di Woolhampton (Berkshire), durante il secondo tempo di un incontro del Cinque Nazioni 1988 contro l'Irlanda. L'Inghilterra proveniva da una lunga striscia negativa di risultati a causa della quale aveva vinto solo 8 dei suoi 23 precedenti incontri nel torneo e stava perdendo 0-3 all'intervallo[45]. Gli studenti iniziarono a cantare Swing Low, Sweet Chariot quando l'inglese Chris Oti realizzò la prima delle tre mete con le quali la sua squadra avviò la rimonta che la portò a vincere l'incontro per 35-3[45]; alla seconda meta di Oti la platea di coloro che cantavano insieme agli studenti si ampliò e, alla sua terza meta, fu quasi tutto lo stadio ad accompagnarli[45]. A tale ricostruzione si oppone quella di un gruppo di giocatori del Market Bosworth Rugby Club: secondo Dave Hales, uno dei giocatori quel giorno presente sugli spalti, tale canzone sarebbe stata introdotta a Twickenam dalla sua squadra che cercava un inno orecchiabile e accattivante, riuscendo a trovarlo in Swing Low, Sweet Chariot, che fu accompagnato da tutta la curva e, a seguire, dall'intero stadio[46]; a differenza di quanto affermano gli studenti della Douai, inoltre, Hales sostiene che la canzone sarebbe iniziata dopo la meta di Rory Underwood e non di Oti[46]. La stessa Rugby Football Union riconosce che non esiste una versione ufficiale sulla genesi di tale consuetudine[46].

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

Sul terreno di Twickenham si è tenuta, a tutto il 2019, la cifra record di 326 incontri internazionali, dei quali 315 che hanno visto protagonista l'Inghilterra (208 vittorie, 24 pareggi e 83 sconfitte)[1]; nessuno stadio vanta un numero maggiore di full international.

Gli 11 incontri senza l'Inghilterra sono relativi alla Coppa del Mondo 1999 (AustraliaSudafrica 27-21 e FranciaNuova Zelanda 43-31[47]), alla Churchill Cup 2007 (CanadaStati Uniti 52-10[47]), alla Coppa del Mondo 2015 (FranciaItalia 32-10, AustraliaGalles 15-6, SudafricaGalles 23-19, AustraliaScozia 35-34, Nuova ZelandaSudafrica 20-18, AustraliaArgentina 29-15 e Nuova ZelandaAustralia 34-17[47]) nonché a un turno del Rugby Championship 2016 eccezionalmente tenutosi nell'emisfero nord tra Argentina, considerata nell'occasione squadra di casa[48], e Australia, vinto 33-21 dagli Wallabies[49].

Incontri internazionali di rilievo[modifica | modifica wikitesto]

Rugby a 13[modifica | modifica wikitesto]

Londra
28 ottobre 2000
Coppa del Mondo 2000, gruppo 1
Inghilterra Inghilterra2 – 22
referto
Australia AustraliaStadio di Twickenham (33 758 spett.)
Arbitro: Nuova Zelanda David Pakieto

Rugby a 15[modifica | modifica wikitesto]

Londra
2 novembre 1991, ore 14:30 UTC+0
Coppa del Mondo 1991, finale
Inghilterra Inghilterra6 – 12
referto
Australia AustraliaStadio di Twickenham (56 208 spett.)
Arbitro: Galles Derek Bevan

Londra
31 ottobre 2015, ore 16 UTC+0
Coppa del Mondo 2015, finale
Nuova Zelanda Nuova Zelanda34 – 17
referto
Australia AustraliaStadio di Twickenham (80 125 spett.)
Arbitro: Galles Nigel Owens

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) Incontri dell'Inghilterra allo Stadio di Twickenham, su espn.co.uk, ESPN Sports Media Ltd. URL consultato il 3 febbraio 2020.
  2. ^ a b c (EN) Television Monday, March 14, to Saturday, March 19 (PDF), in The Radio Times, vol. 16, London, BBC Magazines, 11 marzo 1938, p. 24 (archiviato dall'url originale il 4 febbraio 2020).
    «By courtesy of the Rugby Football Union, the England v. Scotland match for the Calcutta Cup will be televised (conditions permitting) direct from Twickenham».
  3. ^ a b c d e f g h i j (EN) Twickenham Stadium, su 20thcenturylondon.org.uk, Exploring 20th Century London. URL consultato il 3 febbraio 2020 (archiviato dall'url originale il 6 dicembre 2013).
  4. ^ a b c (EN) Cail, William, su 20thcenturylondon.org.uk, Exploring 20th Century London. URL consultato il 3 febbraio 2020 (archiviato dall'url originale il 4 novembre 2013).
  5. ^ a b c d e f McGowan:2014, pp. 21-23.
  6. ^ a b Griffiths:2015, pp. 94-95.
  7. ^ a b c (EN) Tony Collins, The 1919 King's Cup: rugby union's first «world cup»?, su tony-collins.org, Tony Collins's Rugby Reloaded, 8 giugno 2015. URL consultato il 13 maggio 2015 (archiviato dall'url originale il 10 maggio 2016).
  8. ^ (EN) December 8 down the years, su espn.co.uk, ESPN Sports Media Ltd. URL consultato il 7 febbraio 2020.
  9. ^ a b c d e f g h i McGowan:2014, pp. 71-73.
  10. ^ (EN) Paul MacDonald, The 1938 Triple Crown, su bbc.co.uk, BBC. URL consultato il 6 febbraio 2020.
  11. ^ a b c d McGowan, p. 60.
  12. ^ McGowan, p. 60. Nel testo in inglese, White elephant.
  13. ^ (EN) John Griffiths, Leading non-Lions, Four-countries matches and Wales v Ireland Triple Crown deciders, in ESPN, 16 marzo 2009. URL consultato il 16 febbraio 2020.
  14. ^ a b c Vamplew:2013, p. 130.
  15. ^ Invito allo spettacolo con i mostri del rugby, in la Repubblica, 22 maggio 1987. URL consultato il 29 maggio 2014.
  16. ^ Corrado Sannucci, Campese, il segno del rugby, in la Repubblica, 3 novembre 1991. URL consultato l'11 gennaio 2011.
  17. ^ a b c (EN) Liz Searl, Twickenham reveals new look to the world, in The Independent, 18 novembre 1995. URL consultato il 9 febbraio 2020.
  18. ^ (EN) Steve Bale, Rugby Union: Twickenham Focus I: From cabbage patch to super stadium: Far-sighted committee men have given English rugby a home to be proud of, in The Independent, 25 novembre 1993. URL consultato il 9 febbraio 2020.
  19. ^ (EN) 1999: France 43-31 N Zealand, in BBC, 24 settembre 2003. URL consultato il 9 febbraio 2020.
  20. ^ (EN) France scores 43-31 upset win to face Australia in final, in The Independent, 31 ottobre 1999. URL consultato il 9 febbraio 2020.
  21. ^ a b c d e f (EN) Martin Cooper, Steel conversion for Twickenham, in New Steel Construction, Barrett Byrd Associates, 1º settembre 2006 (archiviato dall'url originale l'8 gennaio 2020).
  22. ^ (EN) England humbled by All Blacks, in The Guardian, 5 novembre 2006. URL consultato il 13 febbraio 2020.
  23. ^ a b (EN) Emma Eversham, Marriott opens hotel at Twickenham, in Big Hospitality, Crawley, William Reed Business Media, 1º aprile 2009 (archiviato dall'url originale il 14 febbraio 2020).
  24. ^ (EN) RFU Twickenham South Stand, su stace.co.uk, Stace. URL consultato il 14 febbraio 2020 (archiviato dall'url originale il 14 febbraio 2020).
  25. ^ (EN) England will host 2015 World Cup, in BBC, 28 luglio 2009. URL consultato il 14 febbraio 2020.
  26. ^ (EN) Paul Rees, New Zealand retain Rugby World Cup with ruthless display against Australia, in The Observer, 31 ottobre 2015. URL consultato il 14 febbraio 2020.
  27. ^ (EN) Mather & Co designs World Rugby Museum at Twickenham, su matherandco.com, Mather & Co. URL consultato il 15 febbraio 2020 (archiviato dall'url originale il 15 aprile 2019).
  28. ^ (EN) New World Rugby Museum Opens at Twickenham, su twickenhamstadium.com, Rugby Football Union, 10 maggio 2018. URL consultato il 15 febbraio 2020 (archiviato dall'url originale il 15 febbraio 2020).
  29. ^ a b (EN) Hallowed turf of Twickenham all set to take centre stage, su world.rugby, World Rugby, 24 ottobre 2015. URL consultato il 16 febbraio 2020 (archiviato dall'url originale il 15 febbraio 2020).
  30. ^ (EN) Australia outclass brave England, in BBC, 28 ottobre 2000. URL consultato il 14 febbraio 2020.
  31. ^ (EN) Twickenham to host 2001 Silk Cut Challenge Cup Final, su sportcal.com, SportCal, 17 febbraio 2001. URL consultato il 14 febbraio 2020 (archiviato dall'url originale il 14 febbraio 2020).
  32. ^ (EN) Andy Wilson, Rugby league faces cup shift to Twickenham, in The Guardian, 30 marzo 2006. URL consultato il 14 febbraio 2020.
  33. ^ (EN) NFL action at Twickenham, su englandrugby.com, Rugby Football Union, 3 novembre 2015. URL consultato il 14 febbraio 2020 (archiviato dall'url originale il 7 novembre 2015).
  34. ^ (EN) The “Triumphant Kingdom” Assemblies of 1955, in The Watchtower, 1º febbraio 1956, p. 93. URL consultato il 14 febbraio 2020.
  35. ^ (EN) Gavin Martin, The Rolling Stones, Twickenham Stadium, London, in The Independent, 26 agosto 2003. URL consultato il 14 febbraio 2020.
  36. ^ (EN) The Police announce European gigs, in BBC, 5 marzo 2007. URL consultato il 14 febbraio 2020.
  37. ^ (EN) Jamie Thomson, Iron Maiden, in The Guardian, 10 luglio 2008. URL consultato il 14 febbraio 2020.
  38. ^ (EN) Caroline Sullivan, R.E.M., in The Guardian, 1º settembre 2008. URL consultato il 14 febbraio 2020.
  39. ^ (EN) Lady Gaga at Twickenham Stadium, in The Times, 2 settembre 2012. URL consultato il 14 febbraio 2020.
  40. ^ (EN) Bare without a care, in BBC, 6 agosto 2000. URL consultato il 16 febbraio 2020.
  41. ^ a b (EN) Tony Padman, Where are they now…? Streaker Erika Roe, in Daily Express, 30 marzo 2015. URL consultato il 15 febbraio 2020 (archiviato dall'url originale il 24 gennaio 2016).
  42. ^ a b McGowan:2014, p. 115.
  43. ^ a b (EN) A streak of goodness in Erica's calendar, in ITV, 17 dicembre 2014. URL consultato il 15 febbraio 2020.
  44. ^ Filmato audio (EN) Famous Streaker Erika Roe On Her New Calendar, ITV, 18 dicembre 2014. URL consultato il 16 febbraio 2020.
  45. ^ a b c (EN) Hugh Farrelly, Oti the man to blame as "Swing Low Sweet Chariot" continues to roll, in The Independent, 13 marzo 2008. URL consultato il 15 febbraio 2020.
  46. ^ a b c (EN) Why do rugby fans sing Swing Low, Sweet Chariot?, 17 febbraio 2015. URL consultato il 15 febbraio 2020.
  47. ^ a b c (EN) Incontri internazionali allo Stadio di Twickenham, su espn.co.uk, ESPN Sports Media Ltd. URL consultato il 15 febbraio 2020.
  48. ^ (EN) Twickenham to host Argentina v Australia Rugby Championship clash, in The Guardian, 5 aprile 2016. URL consultato il 16 febbraio 2020.
  49. ^ (EN) Wallabies beat Argentina 33-21 in Twickenham to secure second in Rugby Championship, in ABC, 9 ottobre 2016. URL consultato il 16 febbraio 2020.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]