Nazionale di rugby a 15 del Sudafrica

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Sudafrica Sudafrica
Stemma
Uniformi di gara
South africa rugby.png
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Prima
tenuta
South africa rugby.png
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Tenuta
alternativa
Sport Rugby union pictogram.svg Rugby a 15
Federazione SA Rugby Union
Soprannome Springbok
Selezionatore Sudafrica Heyneke Meyer
Record presenze John Smit (111)
Record mete Bryan Habana (53)
Record punti Percy Montgomery (893)
Ranking IRB 2ª (31 marzo 2014)
Esordio internazionale
Cape Colony flag.png Sudafrica 0 - 4 British Isles Regno Unito
Port Elizabeth, 30 luglio 1891
Migliore vittoria
Sudafrica Sudafrica 134 - 3 Uruguay Uruguay
East London, 11 giugno 2005
Peggiore sconfitta
Inghilterra Inghilterra 53 - 3 Sudafrica Sudafrica
Londra, 23 novembre 2002
Coppa del Mondo
Partecipazioni 5 (esordio: 1995)
Miglior risultato 1ª (1995 e 2007)
The Rugby Championship
Partecipazioni 18 (esordio: 1996)
Miglior risultato 1ª (1998, 2004, 2009)
Stadio nazionale
Stadio nazionale Ellis Park,
Johannesburg
(60.000 posti)

La nazionale sudafricana di rugby a 15 (af. Suid-Afrikaanse nasionale rugbyspan, ingl. South Africa national rugby union team ) è la rappresentativa nazionale maschile di rugby a 15 del Sudafrica. Opera sotto la gestione della South African Rugby Union ed è tra le nazionali più importanti del mondo rugbistico: ha infatti vinto due edizioni della Coppa del Mondo ed è stabilmente entro i primi posti del ranking IRB.

I suoi componenti sono noti anche con il nome familiare di Springbok, dal nome dell'omonima antilope che vive in Africa meridionale.

Partecipa annualmente al Rugby Championship, torneo che la vede contrapposta ad Argentina, Australia e Nuova Zelanda. Con la nazionale australiana si contende il Mandela Challenge Plate, mentre contro gli All Blacks la Freedom Cup.

La prima organizzazione ufficiale di rugby in Sudafrica fu la South African Rugby Board, nata nel 1889 e attiva fino al 1992. A seguito della fine dell'apartheid, il 23 marzo di tale anno le due organizzazioni che gestivano separatamente lo sport praticato dai bianchi e quello praticato dai neri diedero luogo a una fusione che generò la South African Rugby Football Union, che dal 2005 divenne l'attuale South African Rugby Union.

Con la fine dell'apartheid la nazionale sudafricana di rugby fu anche ammessa per la prima volta a partecipare alla Coppa del Mondo di rugby, la cui edizione del 1995 la vide come Paese ospitante e vincitrice.

Storia[modifica | modifica sorgente]

I primi passi a livello internazionale[modifica | modifica sorgente]

La prima partita delle Isole britanniche nel tour del 1891 disputata contro la Colonia di Città del Capo.

Il primo tour di una squadra delle Isole britanniche in Sud Africa ebbe luogo nel 1891, finanziato dal primo ministro della Colonia di Città del Capo, Cecil Rhodes.[1] Le quattro partite di quel tour furono le prime disputate da team sudafricani contro squadre straniere. Durante il tour si disputarono un totale di 20 incontri, tutti vinti dalla formazione delle Isole britanniche (i futuri British and Irish Lions) che presentarono la Currie Cup, la coppa conferita da allora in avanti alla squadra che vince il campionato sudafricano di rugby. Nel 1891 la coppa venne assegnata per la prima volta ai Griqualand West, la squadra che aveva espresso la migliore prestazione durante le partite disputate contro la selezione britannica.[2]

Il successo delle Isole britanniche (futuri British and Irish Lions) proseguì anche nel tour del 1896, tour nel quale vennero disputate un totale di 21 partite. Le Isole britanniche vinsero tre dei quattro test disputati con quella che si potrebbe definire la nazionale sudafricana. Quel test marca l'inizio dello spirito del rugby sudafricano: un gioco incentrato sulla forza e sulla potenza dell'impatto fisico. Durante quel tour, la potenza degli avanti destò grande impressione nella squadra avversaria.[3][4] L'ultimo test, vinto dai sudafricani, fu il vero punto di partenza del rugby sudafricano. Per quei test il Sudafrica indossava una maglietta verde, maglietta che il capitano della squadra, Barry Heatlie, era riuscito a farsi prestare dal Old Diocesian club, club del quale faceva parte. Il tour del 1896 destò grande interesse sulla stampa locale e diede una grossa spinta alla diffusione del rugby nel paese.[5]

Il rugby divenne così popolare che nel 1902, in piena Seconda Guerra Boera, provocò un temporaneo "cessate il fuoco", per far disputare un incontro tra l'esercito britannico e quello boero.[6] La partita ebbe un grande riscontro tra la popolazione Boera, anche grazie ai prigionieri di guerra Afrikaner che nei campi di prigionia inglesi avevano cominciato a praticare questo sport.[7] Terminata la guerra, i Boeri cominciarono a diffondere il rugby, in particolar modo fra la popolazione bianca; l'Università di Stellenbosch, una delle Università più importanti di tutto il Sud Africa, divenne un centro cruciale per i futuri giocatori e amministratori di rugby.[8]

Nel 1903, per la prima volta, le Isole britanniche persero la serie di partite disputate contro i sudafricani. Dopo un pareggio nei primi due test, il terzo e ultimo si chiuse sul punteggio di 8-0 per i sudafricani. In tutto le Isole britanniche riuscirono a vincere solo 11 dei 22 incontri disputati in terra sudafricana.[9][10] Da allora e fino al 1956 il Sudafrica non perse più alcuna serie di test sia in casa che in trasferta.[8]

Springboks[modifica | modifica sorgente]

Paul Roos, fu il capitano della prima selezione sudafricana che partì in tour.

Paul Roos fu il capitano della prima nazionale sudafricana che, nel 1906-07, si recò in tour nelle Isole britanniche e in Francia. Il maggior numero di giocatori di quella squadra proveniva dalla Western Province, squadra che rappresentava e tuttora rappresenta le province occidentali del Sudafrica. In quel tour la squadra sudafricana giocò 29 partite, inclusi alcuni test con le quattro Home Nations. L'Inghilterra ottenne un pareggio, ma fu la Scozia l'unica delle nazionali a guadagnarsi una vittoria.[11]

Fu durante quel tour che l'appellativo Springboks venne utilizzato per la prima volta. In una dichiarazione al Daily Mail del 20 settembre 1906, sei giorni prima della prima partita, il tour manager, J.C. Carden, dichiarò l'uniforme della nazionale sudafricana sarebbe stata di colore verde con colletto giallo e, all'altezza della parte sinistra del petto, sarebbe stato ricamato, in seta grigia, uno springbok (antilope).[12] Carden dichiarò successivamente:

« Una sera mi ritrovai con Roos e Carolin dicendo loro che la stampa londinese avrebbe inventato un nome ridicolo per noi, a meno che noi non ne avessimo inventato uno per primi. Decidemmo di chiamarci Springboks e comunicammo agli addetti stampa che avremmo desiderato che ci chiamassero con quel nome. Fu Paul (Ross) a ricordarci che il plurale corretto avrebbe dovuto essere "Springbokken" ma, dopo la nostra prima partita, il Daily Mail utilizzò il nome Springboks e, da allora, questo è il nome con il quale ci identifichiamo[12] »
La formazione degli Springboks del 1906.

Storicamente il termine "Springboks" identificava qualsiasi squadra di qualsiasi sport che rappresentava il Sudafrica in competizioni internazionali. Questa tradizione fu abbandonata nel 1994, con la creazione del nuovo governo democratico sudafricano.[13]

Il tour del 1906 nelle Isole britanniche aiutò a ricucire i rapporti con il Regno Unito dopo le Guerre Boere e contribuì ad instaurare nel popolo sudafricano un sentimento di unità e orgoglio patriottico indispensabile per la nascita di una nazione.[8][14]

Dopo aver affrontato tutte e quattro le Home Nations la squadra sudafricana attraversò la manica alla volta della Francia. In terra francese si registrarono due pareggi contro lo Stade Français e Racing Club de France.

Il tour delle Isole britanniche in Sud Africa nel 1910 fu il primo che incluse una rappresentativa di tutte e quattro le Home Nations: Scozia, Galles, Irlanda e Inghilterra. Non fu un tour brillante per i britannici che persero circa la metà delle partite disputate contro squadre locali, mentre gli Springboks si imposero 2-1 nei test contro i Lions.[15]

Il tour europeo del 1912-13 fu il primo che registrò il Grande Slam per i sudafricani grazie alla vittoria su tutte e quattro le nazionali britanniche; oltre alla vittoria sulle quattro Home Nations quel tour registrò anche la vittoria degli Springboks ai danni della Francia.[8][16]

Il periodo fra le due guerre mondiali[modifica | modifica sorgente]

La nazionale sudafricana del 1924.

Dalla metà del secondo decennio del '900 Sudafrica e Nuova Zelanda sono le due nazioni più competitive nel rugby mondiale.[17] Nel 1919 si registra un tour della squadra militare di Rugby dell'esercito neozelandese in Sudafrica. Nel 1921 toccò ai sudafricani far visita ad australiani e neozelandesi in trasferta, il tour fu presentato e promosso come "Il campionato mondiale di rugby".[18] Gli All Blacks vinsero il primo test 13 a 5, grazie ad una meta dell'ala neozelandese Jack Steel che percorse 50 metri col pallone prima di segnare.[19] Gli Springboks riuscirono a vincere il secondo test grazie ad un drop di Gerhard Morkel.[19] L'ultimo test fu un pareggio per 0 a 0, la serie si concluse quindi in parità.[20]

Nel 1924 i British and Irish Lions visitarono il Sudafrica vincendo solo 9 dei 21 incontri disputati e persero tutti e quattro i test disputati con i Sudafricani.[21] Questo fu il primo tour, in cui la squadra delle Isole britanniche, venne denominata "Lions", denominazione derivante probabilmente dal Leone cucito sulle cravatte indossate dai giocatori britannici.[22]

Gli All Blacks visitarono per la prima volta il Sudafrica nel 1928 ma, ancora una volta, la serie terminò in parità. Il primo incontro registrò la vittoria dei sudafricani per 17 a 0. Questo risultato rappresentò per gli All Blacks la sconfitta più pesante dal 1893.[23][24] Il secondo test però vide la vittoria degli All Blacks per 7 a 6. Nel terzo test il Sudafrica riuscì ancora una volta ad affermarsi sui neozelandesi. A questo punto ai sudafricani bastava non perdere per assicurarsi la serie. Gli All Blacks corsero ai ripari richiamando per quest'ultimo test il forte Mark Nicholls.[25] Anche grazie al rientro di Mark Nicholls gli All Blacks riuscirono a vincere 13 a 15 l'ultimo test e a pareggiare la serie.[25]

Gli Springboks che nel 1937 si recarono in Australia e Nuova Zelanda.

La squadra che nel 1931-32 riuscì a conquistare il secondo Grande Slam della storia degli Springboks non fu comunque molto amata. Lo stile di gioco posto in essere da quella squadra fu criticato sia in Sudafrica che all'estero: era basato sulla abilità nel gioco al piede, un gioco quindi poco spettacolare e molto tattico.[26] Questo fu il tour che vide per la prima volta i sudafricani vincenti contro tutte le squadre gallesi (nazionale e rappresentative locali).[27]

Nel 1937 il Sudafrica visitò per la seconda volta Australia e Nuova Zelanda. Il tour del '37 fu il primo che registrò la vittoria degli Springboks in terra neozelandese. Gli Springboks del '37 sono tuttora considerati fra i migliori Springboks della storia. I neozelandesi parlano addirittura di loro come "the best team to ever leave New Zealand", la migliore squadra che ha mai lasciato la Nuova Zelanda.[28] Gli All Blacks riuscirono a vincere il primo test, ma persero gli altri due. Il terzo si concluse 17-6, i sudafricani segnarono 5 mete mentre gli avversari addirittura nessuna.[29] Quella sconfitta fu vissuta come una grossa umiliazione in Nuova Zelanda.[29]

Nel 1938 i Lions visitarono ancora una volta il Sudafrica, persero la serie per 2 a 1 ma nel terzo incontro si registrò la prima vittoria della rappresentativa delle Isole britanniche dal 1910.[21]

Il periodo del dopoguerra[modifica | modifica sorgente]

Statua di Danie Craven a Coetzenburg, insediamento di Stellenbosch.

Nel 1949 Danie Craven venne nominato allenatore degli Springboks. La sua avventura iniziò subito meravigliosamente. I sudafricani riuscirono a battere i neozelandesi in tutti e quattro gli incontri del loro tour in Sudafrica del 1949 nonostante il fatto che in tre delle quattro partite gli All Blacks riuscirono a segnare più mete di loro.[30][31] La squadra che nel 1951-52 fece visita alla Francia e alle Isole britanniche fu considerata da moltissimi addetti ai lavori come una fra le più forti nella storia degli Springboks.[16] Ancora una volta gli Springboks riuscirono a realizzare il Grande Slam vincendo contro tutte e quattro le Home Nations, oltre a sconfiggere la Francia. Quella squadra era capitanata da Hennie Muller dato che Basil Kenyon che avrebbe dovuto essere il capitano patì un grave infortunio all'occhio. Tra i momenti principali di quel tour figura la vittoria dei sudafricani 44-0 sulla Scozia. In quella partita vennero segnate nove mete dai sudafricani, e rappresentò un record per quel periodo. Quella squadra vinse 30 delle 31 partite giocate, perdendo solo contro London Counties.[32]

Nel tour dei British and Irish Lions del 1955 si registrarono 19 vittorie per i britannici, un pareggio e cinque sconfitte. La serie con gli Springboks finì in pareggio. Nel 1956 gli All Blacks vinsero la loro prima serie contro gli Springboks, secondo Chris Hewett quella fu "una delle serie più aspramente combattuta della storia".[33] Fu Don Clarke dalla Waikato a calciare il penalty decisivo in mezzo ai pali per la vittoria degli All Blacks.[34]

Nel 1958 fu il turno della Francia in tour in Sudafrica. I francesi partivano con lo sfavore dei pronostici[35] ma, eccezionalmente, riuscirono a pareggiare il primo test 3-3 grazie ad un drop di Pierre Danos a cui rispose una meta non trasformata di Butch Lochner[36] e addirittura a vincere 9-5 il secondo test di fronte ai 90.000 spettatori di Johannesburg.[37] Il momento decisivo fu un placcaggio dell'avanti francese Jean Barthe che impedì una meta ormai certa di Jan Prinsloo. Successivamente due drop, di Pierre Lacaze e di Roger Martine, assicurarono ai francesi la storica vittoria.[38]

Gli anni '60[modifica | modifica sorgente]

Anche prima del 1948, data in cui fu introdotta l'apartheid in Sudafrica, la legge imponeva che tutte le squadre in tour in Sudafrica non potessero schierare o convocare giocatori di colore. Fin dal primo tour in terra sudafricana i neozelandesi si erano adeguati a questa regola. Nel tour del 1928 vennero infatti esclusi George Nepia e Jimmy Mill,[39][40] due giocatori non bianchi, avvenimento che era già accaduto con Nathaniel Arthur "Ranji" Wilson, giocatore di origine caraibica che non poté partecipare al tour militare neozelandese del 1919.[41] Negli anni sessanta però il movimento anti-apartheid era in crescita soprattutto dopo il famoso discorso pronunciato dal primo ministro inglese Harold Macmillan passato alla storia come The Wind of Change e dopo il massacro di Sharpeville.[42]

Da allora in avanti gli Springboks furono oggetto di feroci critiche e azioni di protesta da parte della comunità internazionale. Nonostante il progressivo isolamento internazionale del Sudafrica, 150.000 firme di opposizione e una forte campagna interna al grido di "No Maori, No tour", gli All Blacks visitarono il Sudafrica nel 1960.[43] Gli springboks vendicarono la sconfitta del '56 vincendo la serie grazie a due vittorie, un pareggio e una sconfitta.[44] Il primo test fu vinto dai sudafricani 13-0 grazie a due mete di Hennie van Zyl.[45] Il secondo test fu vinto dai neozelandesi 11-3. Il terzo test fu pareggiato 11-11 grazie ad un calcio all'ulitmo minuto di Don Clarke.[34][46] Il test decisivo fu vinto 8-3 dagli Springboks con meta decisiva di Martin Pelser.[47]

Nel corso dello stesso anno i sudafricani compirono, guidati da Avril Malan, un altro tour delle Isole britanniche, conseguendo, ancora una volta, il Grande Slam. Fu uno dei tour più duri per le avversarie degli Springboks. A causa del gioco feroce e aggressivo di quest'ultimi, molti giocatori avversari si infortunarono e il pacchetto degli avanti destò, ancora una volta, una grandissima impressione. Nonostante fossero in condizione di forma strepitosa, i Barbarians riuscirono a battere gli Springboks 6-0 nell'ultimo test giocato a Cardiff.

Nel 1962 le Isole britanniche, durante il tour in Sudafrica, riuscirono a vincere 16 dei 25 incontri disputati in terra sudafricana, ma non riuscirono a sconfiggere gli Springboks che li batterono in tutte e tre le partite disputate. Nel 1964 il Galles fece visita al Sudafrica, per i gallesi era il primo tour a livello internazionale.[48] Persero l'unica partita disputata contro il Sudafrica con il punteggio di 24-3 per quella che rappresentò la peggior sconfitta patita in quarant'anni.[49] Il presidente della federazione rugby gallese D. Ewart Davies dichiarò "Risulta chiaro dall'esperienza del tour sudafricano che è necessario un atteggiamento molto più positivo verso il gioco del rugby in Galles... I giocatori devono essere preparati ad imparare, ed effettivamente rimparare, fino al punto di padronanza assoluta, i principi basilari del rugby".[48]

L'annus horribilis del Sudafrica fu il 1965, quando perse contro Irlanda, Scozia, Australia (due volte). Contro la Nuova Zelanda perse ben tre volte vincendo solo una volta. Il tour del 1967 programmato dagli All Blacks fu cancellato dopo il rifiuto del governo sudafricano di ammettere giocatori maori della squadra neozelandese.

Nel 1968 i Lions fecero visita al Sudafrica, vincendo 15 dei 16 incontri contro le rappresentative provinciali, ma contro gli Springboks pareggiarono una partita e persero le altre tre. Nel 1969 gli Springboks fecero visita alle squadre della Gran Bretagna e Irlanda, persero due dei sette incontri disputati contro rappresentative provinciali in Galles, contro Newport e una rappresentativa del Monmouthshire mentre la rappresentativa nazionale gallese riuscì quasi nell'impresa di batterli per la prima volta ma la partita terminò in pareggio 6-6. I sudafricani persero le partite contro Inghilterra e Scozia e pareggiarono contro l'Irlanda. Oltre all'evento sportivo questo tour si ricorda anche per le feroci proteste anti-apartheid, in molti incontri il campo dovette essere circondato da un recinto di filo spinato.

Gli anni '70[modifica | modifica sorgente]

Nel 1970 gli All Blacks visitarono ancora una volta il Sudafrica. Questa volta il governo sudafricano permise la presenza di giocatori maori nella formazione neozelandese; non solo, ammise anche la presenza di spettatori maori allo stadio in qualità di "honorary whites".[50][51]. Gli Springboks vinsero la serie 3-1.

Nel 1971 gli Springboks organizzarono un tour in Australia. Il tour cominciò con una partita a Perth, poi ad Adelaide e quindi a Melbourne. I sudafricani vinsero tutti e tre gli incontri della serie con il punteggio di 18-6, 14-6 e 19-11. Anche questo tour, come quello nelle Isole britanniche, fu caratterizzato da proteste anti-apartheid. Proteste che raggiunsero il culmine con il rifiuto delle associazioni sindacali di trasporto australiane di ospitare gli Springboks in treno o in aereo. I giocatori dovettero perciò essere trasportati dall'Air Force australiana. Il cerchio intorno al Sudafrica continuava a stringersi ed un tour in Nuova Zelanda programmato per il 1973 fu bloccato dal primo ministro neozelandese Norman Kirk per ragioni di pubblica sicurezza.[52]

La squadra dei Lions che fece visita al Sudafrica nel 1974, guidata da Willie John McBride, vinse tutti i 22 incontri provinciale e stravinse la serie contro i sudafricani per 3-0 (con un pareggio). Una delle componenti più importanti per la vittoria fu la famigerata "99 call" (chiamata 99). Lo staff dei Lions, rendendosi conto che gli Springboks riuscivano ad avere la meglio sugli avversari attraverso l'aggressione fisica, decise che era necessaria una ritorsione. Alla chiamata della parola "novantanove" ogni giocatore dei Lions avrebbe dovuto attaccare il giocatore avversario a lui più vicino. L'arbitro sarebbe stato in difficoltà in quanto gli sarebbero rimaste due possibilità: o l'espulsione di tutti i giocatori Lions o l'espulsione di nessuno di essi. La tattica ebbe successo, nessun Lion infatti fu punito con un cartellino durante le partite con gli Springboks. Le partite di questa serie furono così violente che una di queste è passata alla storia con il nome di "battle of Boet Erasmus Stadium" (battaglia del Boet Erasmus Stadium). In questa partita si ricorda una delle manifestazioni più lampanti della "99 call": fu il momento in cui J. P. R. Williams alla chiamata del numero 99 si scagliò contro Moaner van Heerden correndo oltre la metà campo.[53]

Il tour del 1976 degli All Blacks in Sudafrica diede adito ad aspre polemiche. A seguito di questo tour 33 nazioni africane decisero di boicottare la XXI olimpiade di Montreal e, l'anno seguente, il Commonwealth emanò l'accordo di Gleneagles, che vietava ogni tipo di contatto, a livello sportivo, con il Sudafrica. Per quel che concerne l'aspetto sportivo di questo tour si registrò l'ennesima sconfitta degli All Blacks in terra sudafricana. In risposta alla crescente pressione, le singole federazioni sudafricane si unirono nel 1977. Quattro anni dopo Errol Tobias divenne il primo sudafricano di colore a rappresentare la sua nazione quando giocò contro l'Irlanda.[54] Nel 1979 un altro tour, questa volta in Francia, fu bloccato dal governo francese perché considerato inappropriato.

Gli anni '80[modifica | modifica sorgente]

I British and Irish Lions visitarono il Sudafrica nel 1980 vincendo tutti i 14 incontri disputati contro le rappresentative provinciali ma persero tre test contro gli Springboks vincendone solo uno.

Nonostante l'accordo di Gleneagles, gli Springboks nel 1981 disputarono un tour in Nuova Zelanda perdendo la serie 2 a 1. L'aspetto sportivo passò però in secondo piano, ancora una volta le contestazioni furono molto pesanti e lasciarono un segno profondo sia nel popolo neozelandese che in quello sudafricano.

Per cercare di rompere l'isolamento sportivo nel quale il paese si era imbattuto, fra il 1980 e il 1984, i sudafricani decisero di organizzare una serie di test contro il Giaguari Sudamericani, una rappresentativa del Sud America composta per la maggior parte di giocatori argentini. Tra Sudafrica e Sud America vennero disputati otto test, i sudafricani ne vinsero sette perdendone uno al Free State Stadium di Bloemfontein con il punteggio di 21-12.[55]

I test match del 1984 contro gli ospiti dell'Inghilterra videro la vittoria dei sudafricani per 2 a 0. Fra i giocatori inglesi selezionati si registrò solamente l'assenza di Ralph Knibbs per motivi politici.

Nel 1985 un tour degli All Blacks in Sudafrica fu bloccato dall'Alta Corte della Nuova Zelanda. Un tour non ufficiale fu comunque disputato nel 1986 da una rappresentativa neozelandese chiamata The Cavaliers. La squadra era formata da 28 dei 30 giocatori selezionati per il tour in Sudafrica l'anno precedente.[56] I Cavaliers persero 3-1 la serie contro i sudafricani. Ai giocatori neozelandesi che presero parte al tour fu proibito di disputare due successivi incontri con la maglia degli All Blacks.

Nel 1987 venne disputata la prima Coppa del Mondo di rugby con l'assenza prevedibile dei sudafricani.

Nel 1989 una selezione internazionale denominata World XV disputò un mini-tour in Sudafrica, tour che fu sancito dall'International Rugby Board. Nel World XV non era presente alcun giocatore neozelandese ma vi erano dieci gallesi, otto francesi, sei australiani, quattro inglesi, uno scozzese e un irlandese. Gli Springboks vinsero entrambi i test col punteggio di 20-19 e 22-16.[57]

Gli anni '90[modifica | modifica sorgente]

All'inizio degli anni 1990 la politica dell'apartheid cominciò a sgretolarsi e gli Springboks furono riammessi nel rugby internazionale nel 1992. Lavorarono per poter raggiungere gli standard qualitativi conseguiti negli anni precedenti all'isolamento internazionale. Il loro primo incontro vide però una sconfitta patita contro la Nuova Zelanda per 27-24 il 15 agosto 1992. Il loro allenatore Ian McIntosh fu esonerato dopo una serie di sconfitte subite in Nuova Zelanda per mano degli All Blacks nel 1994, nell'ottobre dello stesso anno l'allenatore Kitch Christie accettò di sostituire McIntosh.

Nel 1995 il Sudafrica venne scelto come paese ospitante della Coppa del Mondo di rugby. Fu l'evento sportivo più imponente che il Sudafrica abbia organizzato, almeno fino ai mondiali di calcio del 2010. Nel corso di quella manifestazione, a seguito dell'abolizione dell'apartheid la crescita del tifo per gli Springboks aumentò anche nella comunità nera. Lo slogan scelto dai sudafricani per il loro mondiale fu: "one team, one country" (una squadra, una nazione).[58] Fu proprio durante il periodo del mondiale che l'arcivescovo Desmond Tutu definì il Sudafrica "the Rainbow Nation", la nazione arcobaleno. La manifestazione fu un trionfo anche a livello sportivo per il Sudafrica. Sconfiggendo Australia, Romania, Canada, Samoa e Francia ottennero l'accesso in finale contro i tradizionali rivali neozelandesi. I sudafricani vinsero quella storica finale con il punteggio di 15-12, il drop decisivo fu segnato da Joel Stransky che assicurò la vittoria ai tempi supplementari. I neozelandesi lamentarono il fatto che il cibo dato loro prima della finale fosse stato adulterato, causando malesseri che non permisero agli All Blacks di dare il meglio in campo.[59][60][61][62]

Il momento in cui Nelson Mandela, indossando la maglia degli Springboks, consegnò nelle mani del capitano afrikaner François Pienaar la coppa Web Ellis, il trofeo assegnato ai vincitori del campionato mondiale di rugby, è una delle immagini storiche più rappresentative dell'ultimo decennio del 1900. Proprio riguardo alla Coppa del Mondo di rugby del 1995 Clint Eastwood ha realizzato il film Invictus - L'invincibile che racconta la storia di quel mondiale ed il legame scaturito tra Mandela e Pienaar (interpretati rispettivamente da Morgan Freeman e Matt Damon).

Terminata la partita Louis Luyt, presidente della Federazione Rugby Sudafricana, durante la cena dopo partita, dichiarò che il Sudafrica avrebbe vinto anche le precedenti due edizioni della Coppa del Mondo se solo fosse stata consentita la partecipazione. Questa dichiarazione scatenò aspre polemiche, con gli All Blacks che abbandonarono la cena.[63] Il giorno dopo la vittoria, la parola in lingua xhosa per "Springboks", ossia "Amabokoboko!", apparì come titolo di apertura nella sezione sportiva del quotidiano in lingua inglese The Sowetan, fra i più importanti in Sudafrica.[64]

Una serie di risultati negativi contrassegnarono il Sudafrica tra il 1995 e il 1997, inoltre divenne chiaro che il rugby in Sudafrica non era stato ancora rifondato e cambiato così come avrebbe dovuto essere naturale dopo l'abolizione dell'apartheid. La squadra inoltre dovette affrontare una tragedia: nel 1996 Kitch Christie, che aveva guidato il Sudafrica alla vittoria della Coppa del Mondo, dovette rassegnare le dimissioni, dopo la sua battaglia da più di dieci anni contro la leucemia. Il 1995 fu anche l'anno in cui incominciò l'era del professionismo nel rugby. Furono creati due nuovi tornei rugbistici nell'emisfero sud del mondo: uno per club, il super 12, e uno per nazionali, il Tri Nations. Il nuovo allenatore del Sudafrica fu John Hart, mentre Sean Fitzpatrick divenne capitano. Nel 1996, per la prima volta, gli All Blacks vinsero il tour in Sudafrica.[65] Il tour dei British e Irish Lions del 1997 fu un trionfo per la rappresentativa delle Isole britanniche. I Lions vinsero la serie contro gli Springboks per 2 a 1.

Sempre nel 1997, l'allenatore sudafricano Andre Markgraaff fu cacciato dopo un commento razziale e fu sostituito da Nick Mallett, poi tecnico della Nazionale di rugby a 15 dell'Italia, che guidò il Sudafrica nel tour in Francia e Gran Bretagna. Nel 1998 la squadra di Mallett riuscì a inanellare una serie record di 17 vittorie consecutive, comprese le partite del Tri Nations. Nello stesso anno, Kitch Christie, l'ex allenatore del Sudafrica, morì a seguito della sua malattia. Nella Coppa del Mondo del 1999 gli Springboks cedettero in semifinale 27-21, dopo i tempi supplementari, contro i futuri campioni dell'Australia.

Il nuovo millennio[modifica | modifica sorgente]

Touche durante Nuova Zelanda-Sud Africa, Tri Nations 2006.

Nel novembre del 2002 l'Inghilterra batté il Sudafrica a Twickenham con il punteggio di 53-3, la peggior sconfitta di sempre per i sudafricani. Inoltre nel 2002 e nel 2003 persero con un ampio margine per mano della Francia, della Scozia e della Nuova Zelanda sconfiggendo l'Argentina solo di un punto.

Durante il ritiro precedente alla Coppa del Mondo del 2003 ci fu un'accesa lite tra due giocatori sudafricani: Geo Cronjé (afrikaner) e Quinton Davids (nero).[66] Entrambi furono tolti dalla squadra e Geo Cronjé fu chiamato a rispondere davanti a un tribunale dalle accuse di aver utilizzato un atteggiamento razzista nei confronti del compagno, venendone infine assolto. Gli Springboks furono eliminati ai quarti di finale dalla Nuova Zelanda in quella edizione della Coppa del Mondo. A seguito dei risultati negativi e dell'organizzazione della preparazione al mondiale, che comprese un controverso ritiro presso un campo di allenamento in stile militare, l'allenatore Rudolph Straeuli fu pesantemente criticato e rassegnò le dimissioni nel febbraio 2004; al suo posto venne nominato Jake White.

White condusse gli Springboks alla conquista del Tri Nations 2004, sei anni dopo la precedente affermazione in questo torneo, mentre il successivo tour di novembre in Gran Bretagna contro le quattro Home Nations si concluse con due vittorie (contro Galles e Scozia) e due sconfitte (contro Inghilterra e Irlanda). La rinascita della squadra fu sancita anche dalla premiazione dell'International Rugby Board: gli Springboks furono nominati squadra dell'anno, Jack White migliore allenatore dell'anno e Schalk Burger miglior giocatore dell'anno.

Nel 2005 gli Springboks sconfissero un imbarazzante Uruguay col punteggio record 134-3. Il nuovo capitano nativo dello Zimbabwe, Tonderai Chavanga, stabilì il record di sei mete realizzate durante la partita,[67] superando il record precedente di Stefan Terblanche di cinque mete. In quell'anno il Sudafrica terminò il Tri Nations al secondo posto, perdendo l'ultimo incontro 31-27 contro gli All Blacks. L'anno si concluse con due vittorie contro Argentina e Galles e una sconfitta in Francia 26-20.

Con una formazione rinnovata, nel 2006 gli Springboks sconfissero due volte la Scozia in Sudafrica, prima di essere sconfitti dalla Francia in un incontro molto combattuto che segnò anche la fine di una lunga imbattibilità casalinga. Un pessimo debutto al Tri Nations 2006 li vide esordire sconfitti dall'Australia 49-0. Negli incontri successivi gli Springboks guadagnarono solo due vittorie, tra le quale una 21-20 contro gli All Blacks. Nel tour di fine anno in Europa si segnala la vittoria 25-14 contro l'Inghilterra, dopo due sconfitte contro Irlanda e la stessa Inghilterra.

Sud Africa-Inghilterra alla Coppa del Mondo 2007.

Il 2007 è l'anno del trionfo nell'edizione delle Coppa del Mondo ospitata in Francia. Dopo avere vinto tutte le partite del proprio girone, in cui erano presenti anche Samoa, Inghilterra, Tonga e Stati Uniti, gli Springboks raggiunsero la finale sconfiggendo nell'ordine Figi e Argentina. La gara finale, decisa dai calci di punizione, fu contro l'Inghilterra che dovette soccombere 15-6. Con questa affermazione i sudafricani furono la seconda nazionale, dopo l'Australia, a vincere due volte la Coppa del Mondo.

Nel gennaio 2008 Peter de Villiers venne nominato allenatore della selezione sudafricana e rappresentò il primo allenatore nero degli Springboks.[68] La prima squadra, che includeva dieci giocatori di colore, vinse due volte contro il Galles e si impose anche contro l'Italia durante il tour delle due formazioni europee in Sud Africa. Il Tri Nations 2008 fu un'edizione deludente per gli Springboks, che collezionarono solamente due vittorie. Tuttavia ottennero una storica vittoria a Dunedin sconfiggendo la Nuova Zelanda 30-28, la prima partita vinta in oltre cento anni di test disputati nella città.[69] Per i test di fine anno si recarono in Gran Bretagna, dove sconfissero il Galles 20-15, la Scozia 14-10 e l'Inghilterra 42-6.

L'inizio della stagione 2009 fu uno dei più coronati da successi nella storia post-apartheid del rugby sudafricano. Gli Springboks vinsero 2-1 una serie di test contro i Lions recatisi in un tour sudafricano. Seguì un convincente Tri Nations dove si imposero sugli All Blacks e persero solamente una partita contro l'Australia a Brisbane. Grazie a questi successi il Sudafrica raggiunse momentaneamente il primo posto nella classifica mondiale IRB, prima di tornare secondi a causa dei test di fine anno. Nei test giocati in Europa gli Springboks persero 20-13 contro la Francia, 15-10 contro l'Irlanda e vinsero 32-10 contro l'Italia.

Dal 2010 ad oggi[modifica | modifica sorgente]

Il Sudafrica iniziò il nuovo decennio vincendo 34-31 in Galles il 5 giugno 2010. Nelle successive partite casalinghe del mese di giugno gli Springboks sconfissero la Francia 42-17 a Città del Capo e sconfissero l'Italia nelle due partite del tour della nazionale italiana in Sudafrica. Il bilancio al Tri Nations 2010 non fu positivo, con una sola vittoria contro l'Australia 44-31 a Pretoria. Nel tour autunnale in Gran Bretagna e Irlanda gli Springboks vinsero contro tre delle quattro Home Nations, perdendo solamente 21-17 contro la Scozia.

Dopo un deludente Tri Nations 2011 con una sola vittoria contro gli All Blacks nell'ultima partita, gli Springboks si presentarono alla Coppa del Mondo disputata in Nuova Zelanda per difendere il titolo da campioni uscenti contando sull'esperienza di molti giocatori chiave. Dopo avere vinto tutte le partite del proprio girone contro Galles, Figi, Namibia e Samoa, il Sudafrica si dovette arrendere ai quarti di finale perdendo 11-9 contro l'Australia. Al termine della competizione mondiale il selezionatore de Villiers annunciò il suo ritiro, così come il capitano John Smit e Victor Matfield, i giocatori con il maggior numero di presenze in nazionale (rispettivamente 111 e 110 caps totali).[70]

Nel 2012 ebbe luogo la prima edizione del The Rugby Championship, il nuovo formato del Tri Nations dopo l'aggiunta dell'Argentina tra le contendenti. Gli argentini raccolsero il loro primo storico risultato utile in questa competizione pareggiando in casa 16-16 proprio contro il Sudafrica.

Apartheid e trasformazione[modifica | modifica sorgente]

Quella degli Springboks è stata una squadra composta solamente da giocatori bianchi sin da prima che entrassero in vigore le leggi sull'apartheid nel 1948. La squadra divenne un simbolo di divisione razziale all'interno del Sud Africa e, a seguito delle prime elezioni aperte nel 1994, l'African National Congress al governo istituì una politica di trasformazione nello sport sudafricano. In questo contesto la trasformazione può essere definita come "un'alternanza completa dell'aspetto o carattere del rugby sudafricano", e uno degli scopi è trasformare gli Springboks in una squadra maggiormente rappresentativa delle etnie del Sud Africa.[71]

La formazione del Sud Africa che vinse la Coppa del Mondo nel 1995 schierava solamente un giocatore di colore (Chester Williams). Nonostante le promesse di cambiamento, continuò ad essere schierato solamente un giocatore nero durante le edizioni della Coppa del Mondo nel 1999 e nel 2003, mentre nella finale della Coppa del Mondo 2007 furono schierati i due giocatori di colore Bryan Habana e JP Pietersen.[72] Nonostante un sistema di quote esistente per incoraggiare le squadre provinciali e del Super 14 a schierare giocatori di colore la trasformazione è stata lenta. Il presidente della SARU Oregan Hoskins considerò troppo basso il numero di giocatori di colore schierati nella Coppa del Mondo 2007,[72] e nel 2008 venne nominato il primo allenatore di colore. La pressione politica sugli allenatori e amministratori di rugby per selezionare giocatori di colore è forte; 16 dei 35 nuovi Springboks selezionati dall'ex allenatore Jake White erano di colore.[72] Il ministro dell'African National Congress espresse un punto di vista condiviso da molti politici nella nazione quando disse "lo sport non può essere escluso dagli imperativi di empowerment e trasformazione".[72]

Maglia[modifica | modifica sorgente]

Maglia degli Springboks.

La nazionale sudafricana gioca indossando una maglia verde, pantaloncini bianchi e calze verdi. La maglia riporta il logo della SARU nella parte superiore a sinistra e la bandiera del Sud Africa sulle maniche e tradizionalmente ha un colletto colore oro. La maglia viene prodotta dalla Canterbury of New Zealand ed è sponsorizzata dalla compagnia sudafricana di carburante sintetico e prodotti chimici Sasol. La maglietta verde fu utilizzata la prima volta quando le Isole Britanniche si recarono in Sud Africa nel 1896.[73] Nel loro primo tour in Gran Bretagna e Irlanda nel 1906-07 indossarono una maglia verde e bianca, pantaloncini blu, e calze blu. Una replica di questa maglietta fu indossata nel 2006 contro l'Irlanda a Dublino per ricordare il centenario del tour.[74] Quando l'Australia si recò la prima volta in tour nel Sud Africa nel 1933, gli ospiti indossarono una maglietta celeste per evitare confusione, dato che all'epoca entrambe le squadre indossavano maglie verde scuro. Nel 1953, quando l'Australia effettuò un altro tour, gli Springboks indossarono una maglia bianca nei test disputati. Nel 1961 l'Australia utilizzò una maglia colore oro per evitare confusione tra i colori.[75]

Il soprannome "Springboks" e il logo risalgono anche al tour britannico del 1906-07. Il termine "Springboks" fu scelto per rappresentare la nazionale dal capitano Paul Roos nel tentativo di evitare che la stampa britannica affibbiasse loro un soprannome inventato. Il logo non si limitò a comparire solamente sulle maglie coi colori bianchi, ma comparve anche sulle maglie del 1939 e sulle prime maglie nere nel 1950.[73] Dopo la fine dell'apartheid nel 1992 venne aggiunta una corona di protea al logo. Quando l'African National Congress salì al governo nel 1994 il nome della squadra non venne cambiato in "Proteas" come nel caso delle altre selezioni sportive sudafricane solamente grazie all'intervento del presidente Nelson Mandela.[73][76] Nel film Invictus - L'invincibile viene rappresentata anche questa vicenda.

Nel dicembre 2008, la SARU decise di piazzare la protea sul lato sinistro della maglia degli Springboks, in linea con le altre selezioni sudafricane, e di spostare la raffigurazione dello springbok sul lato destro. La nuova maglia fu indossata per la prima volta durante il tour dei Lions in Sud Africa nel 2009.[77]

Palmarès[modifica | modifica sorgente]

* nel 2000 e nel 2001 partecipa all'Africa Cup una selezione under 23, mentre nel 2006 e nel 2007 partecipa una selezione di amatori

Statistiche[modifica | modifica sorgente]

The Rugby Championship[modifica | modifica sorgente]

Il The Rugby Championship è l'unico torneo annuale a cui partecipa il Sudafrica, insieme con Australia, Nuova Zelanda e Argentina. Il Sudafrica è stato tre volte vincitore del Tri Nations, il formato precedente dello stesso torneo prima dell'ingresso dell'Argentina avvenuto nel 2012, con i successi che risalgono al 1998, al 2004 e al 2009. All'interno della stessa competizione, gli Springboks competono per il Mandela Challenge Plate contro l'Australia e la Freedom Cup contro la Nuova Zelanda.

Tri Nations (1996—2011)
Nazione Partite Punti Bonus
punti
Punti
in classifica
Tornei
vinti
giocate vinte pareggiate perse a favore contro differenza
Nuova Zelanda Nuova Zelanda 72 50 0 22 1936 1395 +541 32 232 10
Australia Australia 72 29 1 42 1531 1721 -190 34 152 3
Sudafrica Sudafrica 72 28 1 43 1480 1831 -351 24 138 3
The Rugby Championship (2012—)
Nazione Partite Punti Bonus
punti
Punti
in classifica
Tornei
vinti
giocate vinte pareggiate perse a favore contro differenza
Nuova Zelanda Nuova Zelanda 12 12 0 0 379 181 +198 6 54 2
Sudafrica Sudafrica 12 6 1 5 323 226 +97 5 31 0
Australia Australia 12 5 0 7 234 307 -73 1 21 0
Argentina Argentina 12 0 1 11 168 390 -222 4 6 0

Fonte: espnscrum.com Aggiornato 4 aprile 2014

Coppa del Mondo[modifica | modifica sorgente]

Il Sudafrica non partecipò alle edizioni della Coppa del Mondo del 1987 e del 1991 a causa del boicottaggio sportivo dell'apartheid. L'ingresso del Sudafrica nell'evento fu nelle vesti di Paese ospitante l'edizione 1995. Sconfissero i campioni uscenti dell'Australia 27-18 nell'incontro di apertura, e in finale prevalsero contro gli All Blacks dopo i tempi supplementari grazie a un drop da quaranta metri di Joel Stransky.[78]

Nell'edizione del 1999 il Sudafrica subì la prima sconfitta alla Coppa del Mondo perdendo 27-21 contro l'Australia in semifinale; successivamente sconfissero gli All Blacks 22-18 nella finale per il terzo posto.[79] La peggiore prestazione fornita dagli Springboks nella Coppa del Mondo fu nel 2003 quando persero contro l'Inghilterra nella fase a gironi e furono eliminati dagli All Blacks ai quarti di finale.[80] Nel 2007 il Sudafrica sconfisse Figi ai quarti di finale e l'Argentina in semifinale. In finale vinse 15-6 contro l'Inghilterra vincendo per la seconda volta la Coppa del Mondo. Nel 2011 la difesa del titolo da parte degli Springboks si arrestò ai quarti di finale dopo la sconfitta 11-9 contro l'Australia.

Statistiche totali nella Coppa del Mondo:[81]

Nazioni Giocate Vinte Pareggiate Perse A favore Contro +/- Percentuale di vittorie
Flag of Argentina.svg Argentina 1 1 - - 37 13 +24 100
Flag of Australia.svg Australia 3 1 - 2 57 56 +1 33
Flag of Canada.svg Canada 1 1 - - 20 0 +20 100
Flag of Fiji.svg Figi 2 2 - - 86 23 +63 100
Flag of France.svg Francia 1 1 - - 19 15 +4 100
Flag of Wales.svg Galles 1 1 - - 17 16 +1 100
Flag of Georgia.svg Georgia 1 1 - - 46 19 +27 100
Flag of England.svg Inghilterra 4 3 - 1 101 52 +49 75
Flag of Namibia.svg Namibia 1 1 - - 87 - +87 100
Flag of New Zealand.svg Nuova Zelanda 3 2 - 1 46 59 -13 66,67
Flag of Romania.svg Romania 1 1 - - 21 8 +13 100
Flag of Samoa.svg Samoa 4 4 - - 174 36 +138 100
Flag of Scotland.svg Scozia 1 1 - - 46 29 +17 100
Flag of Spain.svg Spagna 1 1 - - 47 3 +44 100
Flag of the United States.svg Stati Uniti 1 1 - - 64 15 +49 100
Flag of Tonga.svg Tonga 1 1 - - 30 25 +5 100
Flag of Uruguay.svg Uruguay 2 2 - - 111 9 +102 100
TOTALE 29 25 - 4 1009 378 +631 86,21

Totale[modifica | modifica sorgente]

Il Sud Africa è una delle nazionali di maggior successo in ambito internazionale. L'unica squadra contro la quale non possiede un bilancio positivo di vittorie è quella degli All Blacks, contro la quale ha registrato anche otto sconfitte consecutive dal 2001 al 2004.[82] Il successo alla Coppa del mondo del 2007 fruttò ai sudafricani il primo posto nella classifica mondiale IRB, posizione che mantennero fino ad agosto 2008. Furono momentaneamente di nuovo primi durante il 2009.[83]

Tabella relativa alle partite ufficiali disputate aggiornata al 2 aprile 2013:[84]

Nazione Giocate Vinte Perse Pareggiate  % Vittorie
Argentina Argentina 15 14 0 1 96,7%
Australia Australia 76 42 33 1 55,3%
Barbarians Barbarians 7 3 4 0 42,9%
British Lions British Lions 46 23 17 6 50%
Canada Canada 2 2 0 0 100%
Figi Figi 3 3 0 0 100%
Francia Francia 38 21 11 6 55,3%
Galles Galles 26 24 1 1 92,3%
Georgia Georgia 1 1 0 0 100%
Inghilterra Inghilterra 36 22 12 2 61,1%
Irlanda Irlanda 21 16 4 1 76,2%
Italia Italia 10 10 0 0 100%
Namibia Namibia 2 2 0 0 100%
Nuova Zelanda Nuova Zelanda 85 34 48 3 40%
Flag of rugby Pacific Islanders.svg Pacific Islanders 1 1 0 0 100%
Romania Romania 1 1 0 0 100%
Samoa Samoa 7 7 0 0 100%
Scozia Scozia 22 17 5 0 77,3%
Spagna Spagna 1 1 0 0 100%
Argentina Argentina 3 3 0 0 100%
Sudamérica XV Sudamérica XV 8 7 1 0 87,5%
Tonga Tonga 2 2 0 0 100%
Uruguay Uruguay 3 3 0 0 100%
World XV 3 3 0 0 100%
Totale 419 262 136 21 62,5%

Giocatori[modifica | modifica sorgente]

Rosa attuale[modifica | modifica sorgente]

Quella che segue è la rosa di 32 giocatori selezionata per il tour di fine anno del 2013 in Europa.[85]

Avanti
TL Bismarck du Plessis
TL Scarra Ntubeni
TL Adriaan Strauss
PL Jannie du Plessis
PL Frans Malherbe
PL Tendai Mtawarira
PL Coenie Oosthuizen
PL Gurthrö Steenkamp
SL Bakkies Botha
SL Eben Etzebeth
SL Flip van der Merwe
SL Pieter-Steph du Toit
FL Willem Alberts
FL Marcell Coetzee
FL Siya Kolisi
FL Francois Louw
N8 Duane Vermeulen
Tre Quarti
MM Fourie du Preez
MM Ruan Pienaar
MM Louis Schreuder
MA Johan Goosen
MA Patrick Lambie
MA Morné Steyn
CE Jean de Villiers (c)
CE JJ Engelbrecht
CE Jan Serfontein
CE Jaque Fourie
TQ Bryan Habana
TQ JP Pietersen
TQ Gio Aplon
ES Zane Kirchner
ES Willie le Roux


Giocatori celebri[modifica | modifica sorgente]

Tredici ex internazionali sudafricani sono stati indotti in totale nella International Rugby Hall of Fame e nella IRB Hall of Fame. Cinque sono membri solamente della International Rugby Hall of Fame, due sono membri solamente della IRB Hall of Fame, e quattro sono membri di entrambe le Hall of Fame.

Barry "Fairy" Heatlie, che giocò tra la fine del diciannovesimo secolo e i primi anni del ventesimo secolo, fu uno dei primi grandi rugbisti sudafricani. Collezionò 34 presenze con la Western Province tra il 1890 e il 1904, con 28 partite vinte in Currie Cup. Giocò anche sei test con il Sud Africa contro i Lions nel 1891, 1896, e nel 1903, e fu anche capitano della formazione che vinse solamente due test negli anni 1890. Probabilmente la sua più grande eredità lasciata al rugby sudafricano è la maglia verde; a lui viene attribuita l'introduzione del colore per il test del Sud Africa disputato nel 1903 contro i Lions al Newlands Stadium. Venne indotto nella IRB Hall of Fame nel 2009.[86]

Bennie Osler giocò 17 test consecutivi tra il 1924 e il 1933. Mediano d'apertura, disputò il suo primo test contro i Lions in tour nel 1924. Giocò anche nella serie contro gli All Blacks del 1928, ma soprattutto fu il capitano degli Springboks nel tour del Grande Slam in Gran Bretagna nel 1931-32 quando sconfissero tutte e quattro le Home Nations.[87] Disputò le ultime partite con la maglia sudafricana durante la serie di cinque incontri contro l'Australia quando questi si recarono in tour in Sud Africa nel 1933.[88] Osler fu indotto nella International Rugby Hall of Fame nel 2007[87] e nella IRB Hall of Fame nel 2009.[86]

Danie Craven fece il suo debutto nel 1931 con la formazione capitanata da Osler che realizzò il Grande Slam. Craven giocò ricoprendo diversi ruoli quali mediano d'apertura, mediano di mischia, centro e numero 8.[89] Tuttavia Craven fu più famoso per avere reso popolare il passaggio col tuffo.[90] Oltre a vincere il Grande Slam, Craven partecipò al tour del 1937 degli Springboks in Nuova Zelanda dove i sudafricani ottennero la prima vittoria di una serie contro gli All Blacks.[91] La sua ultima apparizione da giocatore fu da capitano del Sud Africa in una serie di test contro i Lions.[89] Dopo essersi ritirato dall'attività di giocatore, Craven divenne l'allenatore che guidò la squadra alla vittoria 4-0 nella serie di test contro gli All Blacks recatisi in Sud Africa in tour nel 1949.[92] Nel 1956 venne eletto presidente della South African Rugby Board, posizione che mantenne fino alla nascita della South African Rugby Union nel 1991. Craven ebbe un ruolo determinante nella formazione della SARU e divenne il primo presidente esecutivo della federazione.[91] L'influenza di Craven nel rugby sudafricano fu tale che divenne noto come "Mr Rugby"; venne indotto nella International Rugby Hall of Fame nel 1997[89] e nella IRB Hall of Fame nel 2007.[91]

Hennie Muller, indotto nella International Hall of Fame nel 2001,[93] fu l'uomo a cui si attribuisce l'invenzione del moderno modo di gioco del numero 8. Disputò 13 test tra il 1949 e il 1953, vincendo anche una serie 4-0 contro gli All Blacks e realizzando un Grande Slam in un tour in Gran Bretagna e Irlanda.[94] Venne soprannominato "il levriero" per la sua velocità mostrata in campo.[93] Quando Harding e Williams scrissero riguardo alla serie di test del 1949 contro gli All Blacks, affermarono "(Okey) Geffin vinse la serie, forse, ma Muller lo rese possibile."[31] Dei 13 test disputati Muller ne perse solo uno contro l'Australia nel 1953.[94]

Nominato giocatore sudafricano del ventesimo secolo nel 2000, Frik du Preez giocò 38 test tra il 1961 e il 1971.[95] Du Preez era in grado di giocare sia flanker che seconda linea e fu uno degli avanti più dominanti degli anni 1960,[95] ma era specialmente ben noto per le sue versatili abilità.[96] Danie Craven disse di du Preez: "A mio avviso avrebbe potuto giocare in qualsiasi posizione su un campo di rugby con uguale talento."[95] Fu indotto nella International Rugby Hall of Fame nel 1997[96] e nella IRB Hall of Fame nel 2009.[86]

Morne du Plessis disputò 22 test per il Sud Africa tra il 1971 e il 1980.[97] Il suo debutto fu come numero 8 nella serie di test vinta contro l'Australia nel 1971. Divenne capitano del Sud Africa, così come lo fu in precedenza il padre nel 1949 (unica coppia di capitani padre-figlio).[98] Condusse il Sud Africa alla vittoria di una serie 3-1 contro la Nuova Zelanda nel 1976 e alla vittoria di una serie contro i Lions nel 1980 con lo stesso margine. Du Plessis venne indotto nella International Rugby Hall of Fame nel 1999.[97]

Gli indotti nella International Rugby Hall of Fame Naas Botha, nel 2005, e Danie Gerber, indotto nel 2007, ebbero entrambi la carriera interrotta a causa dell'isolamento sportivo negli anni 1980 fino ai primi anni 1990. Botha fece il suo debutto contro i Giaguari Sudamericani nel 1980. Giocando come mediano d'apertura, Botha disputò 28 test segnando 312 punti prima del suo ritiro internazionale nel 1992.[99] Botha contribuì significativamente alla vittoria degli Springboks nella serie contro i Lions nel 1980, e giocò anche per il World XV nell'incontro per il centenario della IRB al Twickenham Stadium.[100] Anche Gerber debuttò nel 1980, e segnò 19 mete nei suoi 24 test prima di ritirarsi nel 1992.[101] Segnò tre mete contro l'Inghilterra nel 1984, e giocò insieme a Botha nel World XV nel 1986. Nel primo test del Sud Africa dopo la caduta dell'apartheid, contro gli All Blacks nel 1992, segnò due mete.[102]

François Pienaar and Joost van der Westhuizen furono due giocatori internazionali a cavallo delle ere amatoriale e professionistica. Giocarono entrambi la prima volta per gli Springboks nel 1993. Pienaar venne nominato capitano nel suo primo test contro la Francia, e continuò a capitanare la formazione sudafricana alla Coppa del Mondo 1995.[103] In quella occasione guidò il Sud Africa alla vittoria della Coppa del Mondo, e ricevette il trofeo da Nelson Mandela che per l'occasione indossava la sua maglia col numero 6.[104] Successivamente Nelson Mandela scrisse "Fu sotto la leadership ispiratoria di François Pienaar che il rugby divenne l'orgoglio dell'intera nazione. François ha unito la nazione."[103] Pienaar entrò nella International Rugby Hall of Fame nel 2005.[104] Anche Joost van der Westhuizen partecipò alla Coppa del Mondo 1995, ma continuò a giocare in altre due Coppe del Mondo. Mediano di mischia, van der Westhuizen giocò 89 test per il Sud Africa e segnò 38 mete.[105] All'epoca del suo ritiro successivamente alla Coppa del Mondo 2003 era il giocatore sudafricano ad avere segnato più mete con la nazionale e ad avere collezionato più presenze.[106] Entrò nella International Rugby Hall of Fame due anni dopo Pienaar, nel 2007.[105]

Segue una lista dei giocatori più celebri del passato (tra parentesi gli anni in cui hanno giocato in nazionale).

Record individuali[modifica | modifica sorgente]

Percy Montgomery è il maggiore realizzatore di punti con la maglia del Sudafrica.

Di seguito sono riportati i principali record individuali relativi ai giocatori della nazionale sudafricana. I giocatori ancora in attività sono indicati in grassetto. Le cifre sono aggiornate al 5 aprile 2014.[107]

Presenze in nazionale[modifica | modifica sorgente]

Il maggior numero di presenze è detenuto da John Smit che ne ha collezionate 111, seguito a una sola distanza da Victor Matfield. Oltre quota 100 presenze anche per Percy Montgomery.

  1. John Smit - 111
  2. Victor Matfield - 110
  3. Percy Montgomery - 102
  4. Jean de Villiers - 96
  5. Bryan Habana - 95
  6. Joost van der Westhuizen - 89
  7. Os du Randt - 80
  8. Bakkies Botha - 78
  9. Mark Andrews - 77
  10. CJ van der Linde - 75

Punti realizzati[modifica | modifica sorgente]

Il primato del maggior numero di punti realizzati spetta a Percy Montgomery che ne ha messi a segno 893; tra l'altro fu il miglior realizzatore alla Coppa del Mondo 2007 con 105 punti che hanno contribuito alla vittoria finale del titolo mondiale.

  1. Percy Montgomery - 893
  2. Morné Steyn - 636
  3. Naas Botha - 312
  4. Bryan Habana - 265
  5. Joel Stransky - 240
  6. Braam van Straaten - 221
  7. Joost van der Westhuizen - 190
  8. Jannie de Beer - 181
  9. André Pretorius - 171
  10. Jaque Fourie - 160

Mete realizzate[modifica | modifica sorgente]

Bryan Habana, con le sue 53 mete realizzate, è il giocatore che ha realizzato il maggior numero di mete per gli Springboks. Habana ha coronato una eccezionale prestazione alla Coppa del Mondo 2007 risultando il miglior marcatore di mete, realizzandone 8. Joost van der Westhuizen, al secondo posto con 38 mete realizzate, fu invece uno dei protagonisti della Coppa del Mondo vinta nel 1995.

  1. Bryan Habana - 53
  2. Joost van der Westhuizen - 38
  3. Jaque Fourie - 32
  4. Breyton Paulse - 26
  5. Jean de Villiers - 25
  6. Percy Montgomery - 25
  7. Pieter Rossouw - 21
  8. James Small - 20
  9. Danie Gerber - 19
  10. Stefan Terblanche - 19

Allenatori[modifica | modifica sorgente]

Danie Craven divenne allenatore del Sud Africa nel 1949. Già in precedenza internazionale sudafricano, iniziò la sua nuova carriera vincendo 4-0 una serie contro gli All Blacks. Inoltre guidò gli Springboks in un tour trionfale delle Isole britanniche e della Francia, durante il quale vinse 30 dei 31 incontri disputati, tra cui un Grande Slam contro le cinque Home Nations britanniche. In quell'epoca gli Springboks rimasero imbattuti per dieci partite, prima di perdere nel secondo test contro l'Australia nel 1953. In totale, con Craven allenatore, la nazionale sudafricana collezionò 17 vittorie in 23 test disputati.

Kitch Christie guidò gli Springboks dall'ottobre 1994 al novembre 1995. Con il suo capitano François Pienaar, gestì una squadra che ottenne 14 vittorie in 14 partite.[108] Nel 1995 portò il Sud Africa alla vittoria nella Coppa del Mondo, motivo di orgoglio per una nuova nazione unita e riconciliata.

Jake White con il trofeo Web Ellis vinto nel 2007

Nick Mallett divenne allenatore della squadra nel 1997. Sotto la sua guida, gli Springboks realizzarono la serie record di 17 vittorie consecutive, interrotta nel dicembre 1998 a Twickenham contro l'Inghilterra. Nello stesso anno il Sud Africa vinse il Tri Nations 1998, mentre alla Coppa del Mondo 1999 dovettero cedere in semifinale contro i futuri campioni dell'Australia. L'esclusione di Gary Teichmann e le sue critiche pubbliche contro la SARU l'obbligarono a dimettersi nel 2000 con un bilancio di 27 vittorie in 38 incontri disputati.

Jake White allenò la nazionale sudafricana dal 2004 al 2007. In questo periodo gli Springboks vinsero il Tri Nations 2004, con l'ultima vittoria che risaliva al 1998. Nel 2005 vinsero contro Wallabies e All Blacks (unica sconfitta dei neozelandesi nel 2005). I risultati degli Springboks furono meno positivi nel 2006, ma Jake White ebbe fiducia nel potenziale di quel gruppo e preparò serenamente la Coppa del Mondo 2007.

La Coppa del Mondo fu un successo sia in termini di gioco espresso che di risultati ottenuti. Gli Springboks terminarono imbattuti la competizione, Percy Montgomery fu il maggiore realizzatore di punti di quella edizione, mentre Bryan Habana, che sarà designato miglior giocatore dell'anno dalla IRB, fu il maggior realizzatore di mete.[109] Dopo il successo alla Coppa del Mondo 2007, Jake White si dimise portando a termine la stagione 2007. Dal 2008 gli subentrò Peter de Villiers sulla panchina degli Springboks, il quale si ritirò dopo la Coppa del Mondo 2011.

Segue una tabella che elenca gli allenatori del Sud Africa sin dal 1949.

Nome Periodo Vittorie %[110]
Danie Craven 1949–1956[111] 74%
Basil Kenyon 1958[112] 0%
Hennie Muller 1960–1961, 1963, 1965[113] 44%
Boy Louw 1960–1961, 1965[114] 67%
Izak van Heerden 1962[115] 75%
Felix du Plessis 1964[116] 100%
Ian Kirkpatrick 1967, 1974[117] 60%
Avril Malan 1969–1970[118] 50%
Johan Claassen 1964, 1970–1974[119] 50%
Nelie Smith 1980–1981[120] 80%
Cecil Moss 1982–1989[121] 83%
John Williams 1992[122] 20%
Ian McIntosh 1993–1994[123] 33%
Kitch Christie 1994–1996[124] 100%
Andre Markgraaff 1996[125] 61%
Carel du Plessis 1997[126] 37%
Nick Mallett 1997–2000[127] 71%
Harry Viljoen 2000–2002[128] 53%
Rudolph Straeuli 2002–2003[129] 52%
Jake White 2004–2007[130] 67%
Peter de Villiers 2008–2011[131] 61,7%
Heyneke Meyer 2012–[132] 70,8%

I tour[modifica | modifica sorgente]

Il primo storico tour del Sud Africa nel 1906-1907 in Gran Bretagna e Francia fu anche l'evento in cui venne coniato il soprannome "Springboks". Nei test ufficiali disputati la formazione sudafricana perse solo contro la Scozia. Nel tour del 1921 il Sud Africa si reca per la prima volta in Australia e Nuova Zelanda; gli Springboks si impongono 3-0 contro i Wallabies, mentre pareggiano la serie contro gli All Blacks.

Il tour del 1931-1932 fu quello del Grande Slam contro tutte e quattro le Home Nations britanniche, con una nazionale sudafricana che vinse 23 dei 26 incontri disputati (due pareggi e una sconfitta) ma che venne critica per il tipo di gioco adottato. Nel 1937 quella che viene considerata una delle migliori formazioni nella storia degli Springboks si recò nuovamente in tour in Australia e Nuova Zelanda vincendo la serie contro i Wallabies 2-0 e imponendosi per la prima volta contro gli All Blacks in terra neozelandese col punteggio di 2-1.

Nel tour in Gran Bretagna e Francia del 1951-1952 i sudafricani ripeterono il Grande Slam sulle Home Nations, oltre a sconfiggere la Francia 25-3. Il tour del 1971 in Australia, in cui gli Springboks vinsero la serie di incontri coi Wallabies per 3 a 0, viene ricordato per i disordini e le violenti proteste scatenatesi contro il regime di apartheid in vigore in Sad Africa.

Stadi[modifica | modifica sorgente]

Cartina del Sud Africa che mostra le principali città

Gli Springboks non utilizzano un unico stadio nazionale per le loro partite casalinghe, ma giocano in diverse località sparse per il Sud Africa. L'Ellis Park Stadium di Johannesburg, dotato di 60.000 posti a sedere, fu la sede principale per la Coppa del Mondo di rugby 1995, dove gli Springboks sconfissero gli All Blacks in finale.[133] Altre sedi abituali per i test includono il Loftus Versfeld Stadium di Pretoria, il Newlands Stadium di Città del Capo, il King Park Stadium di Durban, il Free State Stadium di Bloemfontein, e l'Nelson Mandela Bay Stadium di Port Elizabeth.[134] Gli Springboks hanno disputato il loro primo incontro al Soccer City il 21 agosto 2010, in occasione della partita del Tri Nations contro la Nuova Zelanda.[135]

Altri stadi che sono stati utilizzati per ospitare test internazionali includono il Buffalo City Stadium di East London e il Puma Stadium di Witbank.

Il primo incontro internazionale in assoluto del Sud Africa fu disputato al St George's Park Cricket Ground nel 1891.[136] L'Ellis Park venne costruito nel 1928, e nel 1955 ospitò una partita tra Sud Africa e British and Irish Lions a cui assistette una cifra record di 100.000 spettatori.[133]

Si crede che gli Springboks abbiano un notevole vantaggio sulle squadre ospiti quando giocano ad elevate altitudini sull'Alto Veld.[137] Gli incontri disputati all'Ellis Park, Loftus Versfeld, o al Free State Stadium si ritiene presentino problemi fisici,[138][139] e la partita viene influenzata in diversi altri modi, come il pallone che viaggia più lontano quando viene calciato.[140] Gli esperti non sono d'accordo se le scarse prestazioni delle squadre ospiti quando giocano ad altitudine siano maggiormente dovute a uno stato mentale piuttosto che a una reale sfida fisica.[139]

Note[modifica | modifica sorgente]

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