L'Osservatore Romano

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L'Osservatore romano
Logo di L'Osservatore romano
Stato Città del Vaticano Città del Vaticano
Lingua italiana
Periodicità quotidiano
Genere stampa nazionale
Formato Berlinese
Fondatore Nicola Zanchini, Giuseppe Bastia, Marcantonio Pacelli
Fondazione 1º luglio 1861
Sede Via dei Pellegrini - 00120 Città del Vaticano
Editore stemma Santa Sede
Tiratura 12000 (1994)
Direttore Giovanni Maria Vian
ISSN 0391-688X
Sito web osservatoreromano.va
 
(LT)
« Unicuique suum »
(IT)
« A ciascuno il suo »
(Motto del quotidiano di Ulpiano tratto dai Digesta)
(LT)
« Non praevalebunt »
(IT)
« Non prevarranno »
(Motto del quotidiano tratto dal Matteo 16, 17-19)

L'Osservatore Romano è un quotidiano con sede nella Città del Vaticano. È organo ufficioso della Città del Vaticano: pubblica i documenti ufficiali della Santa Sede e, per quanto riguarda le altre notizie, decide la propria linea editoriale autonomamente[1].

Dà copertura a tutte le attività pubbliche del papa, pubblica editoriali scritti da esponenti importanti della Chiesa cattolica e stampa i documenti ufficiali della Santa Sede. Esce tutti i giorni, tranne la domenica, nel primo pomeriggio con la data del giorno successivo. Sotto la testata sono riportate due citazioni: la formula del diritto romano Unicuique suum (“A ciascuno il suo”) e l'espressione evangelica non praevalebunt (da intendersi: «[le porte degli Inferi] “non prevarranno”). La foliazione è di otto pagine. Nel 2011 ha compiuto 150 anni. La città di Roma lo ha insignito della cittadinanza onoraria.

Storia[modifica | modifica sorgente]

I precedenti[modifica | modifica sorgente]

Un giornale con la denominazione L'Osservatore Romano uscì a Roma nel 1849 sotto la direzione dell'abate Battelli. Era la continuazione del periodico Il Costituzionale, fondato l'anno prima. Nel 1852 fu chiuso dietro richiesta diplomatica di Massimo d'Azeglio, ministro degli Esteri del Regno di Sardegna, perché alcuni articoli erano sembrati offensivi per la famiglia reale dei Savoia.[2]

L'Osservatore Romano: la prima pagina del 15 maggio 1891, giorno in cui fu promulgata l'enciclica Rerum Novarum di Leone XIII.

Fondazione[modifica | modifica sorgente]

Il nuovo quotidiano venne fondato dal forlivese Nicola Zanchini e dal bolognese Giuseppe Bastia. Entrambi avvocati, si erano trasferiti nello Stato Pontificio dopo i plebisciti di annessione con i quali le Legazioni pontificie erano passate definitivamente al Regno di Sardegna (marzo 1860).

A Roma i due fondatori trovarono un appoggio politico in Marcantonio Pacelli (nonno del futuro papa Pio XII), sostituto del ministro dell'Interno. Una volta trovati i finanziamenti, che giunsero da privati, nel 1861 il giornale poté vedere la luce.

Il primo numero dell'Osservatore uscì a Roma il 1º luglio 1861, pochi mesi dopo la nascita del Regno d'Italia, avvenuta il 17 marzo 1861. L'obiettivo principale, come affermava l'articolo 2 del regolamento[quale regolamento?], era «smascherare e confutare le calunnie che si scagliano contro di Roma e del Pontificato Romano», nella convinzione che «il male non avrà l'ultima parola» (Non praevalebunt), il quotidiano uscì con la dicitura di "Giornale politico-morale" (verrò poi sostituita dall'attuale "Giornale quotidiano politico religioso"); era composto da quattro pagine e costava 5 baiocchi (circa 27 centesimi di lire dell'epoca)[3]. La foliazione è di quattro pagine. Come la grande maggioranza dei quotidiani italiani dell'epoca, la quarta pagina era quasi interamente dedicata agli annunci pubblicitari.

I due fondatori furono anche i primi co-direttori dell'Osservatore. Dal primo numero del 1862 appaiono le due citazioni poste sotto la testata che accompagnano il giornale ancora oggi: Unicuique suum (“A ciascuno il suo”, tratta da Ulpiano) e non praevalebunt ([le forze del male] “non prevarranno”, Vangelo di Matteo, 16, 18). Esse rimarcano il duplice ruolo, sia laico che religioso, del quotidiano. In marzo la sede del giornale si trasferisce da piazza dei Santi Apostoli in piazza dei Crociferi, dove rimarrà fino al 1871. Dal 31 marzo le uscite diventano quotidiane.

L'Osservatore segue da vicino i lavori del Concilio ecumenico Vaticano I (1869-1870). Il direttore, Augusto Baviera, raccoglie personalmente gli interventi dei padri conciliari nella basilica vaticana[4], e li riassume nella rubrica speciale «Cose interne».

Il quotidiano ufficiale dello Stato Pontificio è il «Giornale di Roma». Il 20 settembre 1870, con la Presa di Roma, il «Giornale» cessa le pubblicazioni. L'Osservatore rimane l'unico quotidiano romano legato alla Santa Sede. Dal 17 ottobre, giorno in cui riprende le pubblicazioni, assorbe parzialmente le funzioni del «Giornale di Roma», pur rimanendo un quotidiano formalmente indipendente.[5]

Nel 1909 viene inaugurata una rubrica dedicata ad arte, sport e teatro. Nel 1911 la foliazione passa da quattro a sei pagine. In questo periodo il quotidiano continua a dedicare la massima attenzione alla Questione romana. Durante la prima guerra mondiale L'Osservatore sceglie una linea neutrale ed imparziale. Sulle pagine del quotidiano compaiono numerosi interventi del Segretario di Stato cardinale Pietro Gasparri.

Dopo il conflitto avviene il rafforzamento del giornale. Il papa aumenta il capitale della società editrice, acquista una tipografia che consenta una maggiore autonomia al giornale e, il 10 luglio 1920, chiama Giuseppe Dalla Torre alla direzione del quotidiano, in sostituzione di Giuseppe Angelini.[6] La direzione di Dalla Torre sarà la più lunga del XX secolo per il quotidiano: ben quarant'anni (1920-1960). Dalla Torre chiama in redazione arrivano giovani esponenti del movimento cattolico distanti dal regime, che costituiscono l'ossatura del giornale. Tra essi si distinguono: Federico Alessandrini; Igino Giordani; Guido Gonella (autore dei celebri "Acta Diurna"); don Mario Boehm; Cesidio Lolli; Enrico Lucatello; Renzo Enrico De Sanctis e Vincenzo Strappati.

Dal 1929 ad oggi[modifica | modifica sorgente]

Nel febbraio del 1929 l'Italia e la Santa Sede ristabiliscono normali rapporti diplomatici. Dopo la costituzione dello Stato della Città del Vaticano, in novembre la sede dell'Osservatore viene trasferita all'interno dei confini del nuovo stato. Da allora il giornale ha sede in Via dei Pellegrini. Da quella data il quotidiano si sposta gradualmente da giornale “italiano” a giornale internazionale. Gli anni Trenta sono il periodo in cui l'Osservatore raggiunge la massima tiratura: 60.000 copie medie giornaliere, con punte di 100.000.

La rassegna di politica internazionale di Guido Gonella, Acta Diurna (1933-1940) aggiunge prestigio al quotidiano. Nel 1934 nasce il settimanale illustrato «L'Osservatore romano della Domenica» (poi «L'Osservatore della Domenica»), che accompagnerà il quotidiano fino al 2007. Nel 1939 monsignor Giovanni Battista Montini, sostituto della Segreteria di Stato, istituisce il servizio d'informazione della Santa Sede, affidandolo ai giornalisti dell'Osservatore.[7] Nel 1942 Francesco Giordani viene nominato “fotocronista”. Il suo studio fotografico può essere considerato a buon diritto l'anticipatore dell'attuale Servizio Fotografico del Vaticano.[8]

Con l'ingresso dell'Italia nella seconda guerra mondiale (giugno 1940) gli spazi per l'Osservatore si riducono: il regime fascista frappone irti ostacoli (impossibilità di ricevere le agenzie estere, limitazioni nella tiratura), che ne riducono alquanto la diffusione.

La stagione del Concilio Vaticano II (iniziata nel 1962) costituisce una nuova prova per l'Osservatore, chiamato a diffondere le novità conciliari in tutto il mondo. Sotto la direzione di Raimondo Manzini, il quotidiano ha una tiratura di circa trentamila copie.

Con l'arrivo alla direzione di Giovanni Maria Vian (ottobre 2007) avviene l'introduzione del colore (in linea con i maggiori quotidiani italiani) sulla prima e l'ultima pagina. Vian apre anche alla collaborazione coi non cattolici. Il 29 aprile 2008 viene assunta la prima donna all'interno della redazione: Silvia Guidi, proveniente da «Libero»[9].

Variazioni dell'assetto proprietario[modifica | modifica sorgente]

  • 1861 - L'impresa, appoggiata da Marcantonio Pacelli (dal 1851 al 1870 sostituto del ministro dell'Interno), è finanziata con capitali privati.
  • 1863 - Entra nella proprietà Augusto Baviera, ufficiale della Guardia nobile e giornalista. Nel 1865 diviene unico proprietario del quotidiano e l'anno seguente assume la direzione politica.
  • 1884 – Baviera cede la proprietà alla francese Societé générale des publications internationales, gruppo internazionale che possiede a Roma il «Journal de Rome» (1881).
  • 1885 – Chiude il «Journal de Rome» e l'editrice francese si disimpegna dalla capitale. Papa Leone XIII decide di acquisire «L'Osservatore Romano». Da allora il quotidiano è di proprietà della Santa Sede.

Edizioni[modifica | modifica sorgente]

L'«Osservatore» esce quotidianamente dal 31 marzo 1862. Oltre all'edizione quotidiana, esiste dal 1948 un'edizione settimanale in lingua italiana. Il giornale viene pubblicato settimanalmente in diverse altre lingue:

L'edizione settimanale in inglese, attualmente, è distribuita in oltre 129 paesi. Quella più letta è l'edizione in spagnolo, stampata con una tiratura di oltre 200.000 copie.[10]
Esiste inoltre un'edizione mensile in polacco, nata nel 1980.

L'«Osservatore» si affida alla concessionaria di pubblicità del «Sole 24 ORE» e per la distribuzione si affida a Intesa Sanpaolo, Ospedale pediatrico Bambino Gesù, Banca Carige, Credito Valtellinese e Assicurazioni Generali[11].

Direttori[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ L’autonomia dell’Osservatore Romano
  2. ^ Enrico Falqui, Giornalismo e letteratura, Mursia, Milano, 1969.
  3. ^ Storia dell'Osservatore Romano
  4. ^ Non essendoci tecnologie di registrazione, utilizza la stenografia.
  5. ^ AA.VV., op. cit., p. 27
  6. ^ Giuseppe Dalla Torre. URL consultato il 12 marzo 2014.
  7. ^ AA.VV., op. cit., p. 30
  8. ^ [1] - Giovanni Paolo II “L’uomo che amava gli uomini”
  9. ^ Una donna nel giornale del Papa
  10. ^ AA.VV., op. cit., p. 30
  11. ^ L'Osservatore Romano in pdf

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • AA.VV., Singolarissimo giornale. I 150 anni dell'«Osservatore Romano», Torino, Umberto Allemandi & C., 2011.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Prime pagine[modifica | modifica sorgente]