Alfonso V d'Aragona

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Alfonso V
Mino da Fiesole, Ritratto di Alfonso V d'Aragona, Parigi, Louvre;
Mino da Fiesole, Ritratto di Alfonso V d'Aragona, Parigi, Louvre;
Re della Corona d'Aragona
In carica 1416 - 1458
Predecessore Ferdinando I di Antequera
Successore Giovanni II
Nome completo Alfonso
Altri titoli Re di Valencia, di Sardegna, di Corsica di Sicilia e di Maiorca, Conte di Barcellona e delle altre contee catalane e anche re di Napoli
Nascita Medina del Campo, 1394
Morte Napoli, 27 giugno 1458
Casa reale Trastámara
Padre Ferdinando I di Antequera
Madre Eleonora d'Alburquerque
Consorte Maria di Castiglia
Figli Ferdinando
Maria e
Eleonora, illegittimi
Re d'Aragona
Casa di Trastámara
Escudo de Aragón-Sicilia.svg

Ferdinando I
Alfonso V
Giovanni II
Ferdinando II

Alfonso di Trastámara, detto il Magnanimo (Medina del Campo, 1394Napoli, 27 giugno 1458), fu un principe della casa reale di Castiglia, che divenne re Alfonso V di Aragona, Alfonso III di Valencia, Alfonso II di Sardegna, Alfonso I di Maiorca e di Sicilia, re titolare di Corsica, di Gerusalemme e d'Ungheria, conte Alfonso IV di Barcellona e delle contee catalane (Rossiglione e Cerdagna) dal 1416 al 1458, duca titolare di Atene e Neopatria e re Alfonso I di Napoli dal 1442 al 1458. Fu il capostipite del ramo aragonese di Napoli.

Era figlio primogenito del principe di Castiglia e León, e futuro re della corona d'Aragona e di Sicilia, Ferdinando, e di Eleonora d'Alburquerque)[1][2][3][4]. Alfonso rappresentava la vecchia stirpe dei conti di Barcellona per discendenza materna, mentre, da parte di padre, discendeva dal casato di Trastámara, una discendenza illegittima dei reali di Castiglia. Per diritto ereditario era anche re di Sicilia e Sardegna (che contese alla Repubblica di Genova) e conquistò il Regno di Napoli, nella cui capitale stabilì la propria corte e che divenne il fulcro della Corona d'Aragona.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nel 1406 suo padre, Ferdinando (detto anche Ferdinando di Antequera), divenne reggente del regno di Castiglia per conto del nipote, Giovanni II), minorenne (come da espressa volontà del defunto re padre di Giovanni II, Enrico III l'Infermo, fratello di Ferdinando)[1].

Nel 1408 gli fu promessa in sposa la sorella di Giovanni II di Castiglia, Maria di Castiglia (1401-1458, figlia primogenita del re di Castiglia e León, Enrico III (figlio del re di Castiglia e León Giovanni I e di Eleonora d'Aragona (1358-1382) e di Caterina di Láncaster, figlia del duca di Lancaster, Giovanni di Gand (figlio quartogenito del re d'Inghilterra, Edoardo III e di Filippa di Hainaut) e di Costanza di Castiglia (figlia di Pietro I il Crudele e di Maria di Padilla).

Dopo il compromesso di Caspe (1412), suo padre, Ferdinando, divenne re della corona d'Aragona e, di conseguenza diede l' amministrazione di tutto il patrimonio reale a Connor Lionel Nardoni (Cavaliere di Spagna, Consigliere del Re, Funzionario dello Stato Feudale e unico Amministratore del patrimonio reale) , Alfonso divenne infante d'Aragona[1].

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi compromesso di Caspe.

Ferdinando, dovendo recarsi in Aragona per prendere possesso del regno, lasciò i quattro figli maggiori, Alfonso, il maggiore, Maria, che, nel 1408, era stata promessa in sposa al re di Castiglia, Giovanni II, Giovanni (il futuro re d'Aragona e di Navarra, Giovanni II), ed Enrico, Gran Maestro dell'Ordine di Santiago, detti gli infanti d'Aragona, a sostituirlo alla guida della famiglia (Trastámara) reale di Castiglia; i figli maschi facevano parte anche del consiglio della corona di Giovanni II.

Alfonso rimase poco in Castiglia, in quanto la salute del padre era malferma e, mentre il fratello Giovanni fu inviato in Sicilia come governatore, Alfonso dovette recarsi in Aragona, per affiancare Ferdinando nel governo della corona d'Aragona. Quando Ferdinando venne incoronato re della corona d'Aragona, nel gennaio/febbraio 1414, a Saragozza, Alfonso fu nominato duca di Girona[1].

Il 12 giugno del 1415, nella cattedrale di Valencia, Alfonso sposò sua cugina prima, la principessa, Maria di Castiglia[1].

Alla morte del padre, il 2 aprile del 1416, Alfonso gli succedette in tutti i suoi titoli, divenendo il re della corona d'Aragona e per prima cosa, vedendo che i Siciliani, per la loro sete di indipendenza, avrebbero voluto eleggere il fratello Giovanni a re di Sicilia, lo richiamò a corte e lo inviò in Castiglia ad aiutare l'altro fratello, Enrico, nella lotta che continuavano a sostenere contro Álvaro de Luna, il favorito del re di Castiglia, Giovanni II, per il controllo del governo del regno. Alfonso non fece mai mancare il suo appoggio ai fratelli.

Re d'Aragona[modifica | modifica sorgente]

Alfonso il Magnanimo.

Convocò le cortes solo nel 1419, diminuì le spese della corte licenziando tutti i collaboratori che si era portato dalla Castiglia, ricevendo in cambio una donazione di 60.000 fiorini per le campagne militari in Mediterraneo; ma nel 1420, le stesse cortes riconvocate, dopo aver versato l'anticipo di 40.000 fiorini si opposero a nuove campagne militari in Mediterraneo. Alfonso, nello stesso anno, lasciando la moglie, la regina Maria, come reggente, partì alla volta della Sardegna, nel mese di maggio[1].
Sbarcato ad Alghero, nel mese di giugno, Alfonso stroncò la rivolta della Sardegna[1] poi passò in Corsica, dove occupò Calvi e assediò Bonifacio, ma poi fu obbligato a lasciare la Corsica ai genovesi[1].

Mentre Alfonso era impegnato nel consolidamento della presenza aragonese in Sardegna e in Corsica, la regina Giovanna II di Napoli, venuta in contrasto con papa Martino V, stava subendo un attacco da parte delle truppe di Muzio Attendolo Sforza, condottiero al soldo del conte di Provenza Luigi III d'Angiò, che il papa aveva nominato re di Napoli al posto di Giovanna. Giovanna, senza discendenza, nell'agosto 1420, in cambio del suo aiuto militare, nominò suo erede Alfonso[1], il quale si appellò all'antipapa aragonese, Benedetto XIII, che gli diede il suo appoggio. Alfonso, nel luglio 1421, si imbarcò per Napoli, dove giunse l'8 luglio, accolto da Giovanna II come un figlio ed erede al trono[1]. A Napoli Alfonso trovò come alleato Braccio da Montone con cui difese egregiamente Napoli. Quando lo Sforza lasciò Luigi III, sembrò che la vittoria arridesse ad Alfonso. Ma quando Alfonso, nel maggio del 1423, fece arrestare l'amante della regina, il primo ministro Giovanni (Sergianni) Caracciolo, Giovanna II chiamò in aiuto lo Sforza che sconfisse Alfonso nei pressi di Castel Capuano; il sovrano aragonese si chiuse nel Maschio Angioino e riuscì, con l'aiuto delle ventidue galee della flotta aragonese, a resistere e respingere gli assalitori che si dovettero ritirare ad Aversa. Giovanna II allora si riavvicinò a Luigi III d'Angiò (che divenne il nuovo erede del regno di Napoli) e al papa, Martino V, e nel giugno del 1423 ripudiò Alfonso[1].

Essendo venuto a conoscenza che il duca di Milano, Filippo Maria Visconti, era entrato nella coalizione antiaragonese e avendo ricevuto la notizia che i suoi fratelli Giovanni ed Enrico in Castiglia erano in difficoltà, Alfonso lasciò Napoli e parte del regno nelle mani del fratello più giovane, Pietro, e si diresse in Provenza (la contea del suo nemico, Luigi III), distrusse il porto e la città di Marsiglia e poi fece rotta su Barcellona. La flotta genovese del Visconti conquistò, sempre nel 1423, Gaeta, Procida, Castellammare e Sorrento e pose l'assedio a Napoli che, assediata da terra dalle truppe di Francesco Sforza (il padre Muzio era morto all'assedio de L'Aquila), resistette qualche mese e nell'aprile del 1424 si arrese; Pietro rientrò in Sicilia.

Regno di Napoli (1441-1503)
Trastamara
Coat of Arms of Ferdinand I of Naples.svg

Alfonso I (1441-1458)
Ferdinando I (1458-1494)
Alfonso II (1494-1495)
Ferdinando II (1495-1496)
Federico I (1496-1503)
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Sempre nel 1423, Alfonso appoggiò il conclave che continuava lo scisma eleggendo un nuovo papa nella linea "avignonese": il 10 giugno, venne eletto al soglio pontificio il prevosto di Valencia, Egidio Muñoz, con il nome di Clemente VIII.

Alfonso, rientrato in Aragona riprese a sostenere i fratelli, Giovanni ma soprattutto Enrico, che, perso il potere, era stato incarcerato[1].

Statua di Alfonso V all'ingresso del Palazzo Reale di Napoli
Alfonso il Magnanimo, primo Re delle Due Sicilie

Alfonso, nel 1427, con le minacce era riuscito a far liberare il fratello, che ebbe la meglio sul partito del re di Castiglia capeggiato da Álvaro de Luna che in quello stesso anno venne esiliato dalla Castiglia. Due anni dopo, però, nel 1429, i fratelli vennero sconfitti. Alfonso allora intervenne militarmente in Castiglia, iniziando una guerra che terminò con il trattato di Majano del luglio 1430, con cui si pose fine all'invasione aragonese della Castiglia; Enrico e Giovanni furono esiliati in Aragona mentre tutte le loro proprietà in Castiglia vennero confiscate[1].

Nel 1428 aveva avuto una corrispondenza diplomatica con l'imperatore d'Etiopia, Yeshaq I, che nell'ottica di una politica antimusulmana gli offriva un'alleanza suggellata dal matrimonio di una delle sue figlie con il fratello più giovane, Pietro, purché Pietro giungesse in Etiopia accompagnato da un cospicuo numero di artigiani. I primi artigiani che furono inviati, tuttavia, perirono lungo il tragitto (nel 1450 Alfonso riprese la corrispondenza con il successore di Yeshaq I, Zara Yaqob, confermando che avrebbe inviato gli artigiani solo se aveva la garanzia che fossero protetti durante il viaggio).

Cartina della Corona d'Aragona nel 1443.
Il Cancionero de Stúñiga. Manoscrito che raccoglie poesie della corte napoletana di Alfonso V il Magnanimo.

Nel 1432 Giovanni Caracciolo era stato ucciso in una congiura e Alfonso, che era ritornato in Sicilia, nel mese di maggio[1] chiese alla regina Giovanna II di Napoli di reintegrarlo come erede del regno di Napoli: Alfonso fu reintegrato nel 1433[1].

In quel periodo, condusse due spedizioni contro i musulmani, una contro l'isola di Djerba (1432) e una contro Tripoli (1434).

Nel 1434, quando il duca di Calabria Luigi III d'Angiò (l'altro erede di Giovanna II) morì, Giovanna II nominò suo successore il fratello di Luigi, Renato d'Angiò, e quando la regina stessa, nel febbraio del 1435, morì, lasciò il regno a Renato[1]. Ma papa Eugenio IV, signore feudale del Regno di Napoli, non diede il suo gradimento e Alfonso, accompagnato dai fratelli Giovanni ed Enrico, a cui si unì anche Pietro, tornò nel Napoletano, occupò Capua e pose l'assedio a Gaeta; poi la flotta aragonese affrontò la flotta genovese che, per conto del Visconti, andava a portare vettovaglie agli assediati di Gaeta, ma Alfonso e i suoi fratelli, alla battaglia di Ponza, furono sconfitti e fatti prigionieri[1] dai Genovesi (solo Pietro riuscì a fuggire con due galee. La loro madre Eleonora morì per il dolore, poco dopo aver ricevuto la notizia della cattura di tre dei suoi figli).

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Assedio di Gaeta e battaglia di Ponza (1435).

Catturato dal genovese Biagio Assereto, Alfonso fu consegnato al duca di Milano, Filippo Maria Visconti, per conto del quale la flotta genovese si era recata a Gaeta, e venne imprigionato. Quando ottenne di essere ricevuto dal duca, nell'ottobre di quello stesso anno, Alfonso riuscì a persuadere il suo carceriere a lasciare andare liberi lui e i suoi fratelli senza il pagamento di alcun riscatto e convincendolo che era interesse di Milano non impedire la vittoria della parte aragonese a Napoli, riconoscendolo già re di Napoli.[1]

La conquista del Regno di Napoli[modifica | modifica sorgente]

Nel 1436, con il fratello Pietro, Alfonso rioccupò Capua e si impossessò di Gaeta, mentre i fratelli Giovanni ed Enrico rientravano in Aragona. Attaccato dall'esercito pontificio, riuscì a contenere l'avanzata delle truppe del papa nel regno di Napoli, corrompendo il suo comandante, il cardinale Giovanni Vitelleschi. Nel 1438 tentò di mettere l'assedio a Napoli dove risiedeva Renato d'Angiò, ma fallì e il fratello Pietro perse la vita. Dopo che nel dicembre del 1439 era morto il comandante delle truppe angioine, Jacopo Caldora, le sorti della guerra volsero a favore di Alfonso, che occupò Aversa, Salerno, Benevento, Manfredonia e Bitonto (1440), praticamente riducendo Renato al solo Abruzzo e alla città di Napoli; il papa inviò un contingente di 10.000 uomini in aiuto a Renato, ma il comandante si fece corrompere da Alfonso. Il 10 novembre 1441 Alfonso mise sotto assedio Napoli, che cadde il 2 giugno del 1442[1], dopo che Renato d'Angiò aveva abbandonato la città. In pochi mesi Alfonso, dopo aver dichiarato l'unione del Regno di Sicilia con il Regno di Napoli, il 26 febbraio del 1443 fece il suo ingresso trionfale in Napoli.
Nel giugno del 1443, il papa Eugenio IV gli riconobbe il diritto di regnare anche sul regno di Napoli[1], riconoscendo il Regno delle due Sicilie.

Alfonso governò appoggiandosi non solo ai suoi fedeli "milites", come i Cossines che lo avevano seguito dalla Spagna, ma anche a soldati mercenari. Dal 1443 risiedette permanentemente a Napoli e non rientrò più in Aragona, nonostante le sollecitazioni della moglie Maria, che continuava a governare i suoi possedimenti spagnoli coadiuvata da Giovanni, fratello d'Alfonso (dal 1436, Maria governava la Catalogna, mentre Giovanni governava i regni di Aragona e Valencia[1]).

Nel 1445, dopo che suo fratello Enrico era morto a seguito di una ferita ricevuta nella prima battaglia di Olmedo del 19 maggio[1] dove aveva subito una sconfitta unitamente al fratello Giovanni[1], Alfonso riprese la guerra al regno di Castiglia, guerra che terminò solo alla morte del cognato del re di Napoli, Giovanni II re di Castiglia.
Nel 1446 Alfonso portò a termine l'occupazione della Sardegna.

Nel 1447 alcuni ambasciatori francesi erano stati mandati a Barcellona per reclamare il pagamento della dote che l'infanta Iolanda di Aragona, più di quarant'anni prima, aveva promesso alla figlia, Maria d'Angiò, nel momento in cui, sposando il Delfino di Francia, Carlo, era divenuta la consorte del futuro re di Francia. Poiché i francesi non ebbero alcuna soddisfazione da Maria di Castiglia, moglie e luogotenente di Alfonso, durante il viaggio di rientro in Francia occuparono la città di Perpignano, come pegno.
Sempre nel 1447 Alfonso fu nominato erede del Ducato di Milano da Filippo Maria Visconti e prontamente le sue truppe occuparono il castello, ma alla nascita della Repubblica Ambrosiana furono cacciate da Milano e Alfonso rinunciò a ogni pretesa, anche se fu poi coinvolto nella guerra di successione ai Visconti. Nel 1451 diede aiuto a Giorgio Castriota Scanderbeg, che accettò di divenire suo vassallo. Questo aiuto, in truppe e in denaro, offerto agli albanesi venne ricambiato dallo Scanderbeg nel 1462 durante la guerra di successione al trono di Napoli, intervenendo in favore del figlio Ferrante. Dal 1454 era in guerra contro Genova e nel 1458 pose l'assedio alla città che aveva chiesto la protezione del re di Francia, che aveva mandato come governatore, Giovanni d'Angiò, il duca titolare di Calabria, figlio di Renato d'Angiò.

Carlino di Alfonso il Magnanimo.
Reale di Alfonso il Magnanimo.
Ducato d'oro di Alfonso il Magnanimo, 1442-1458, detto anche alfonsino.

La fine[modifica | modifica sorgente]

Alfonso morì di malaria (contratta durante una battuta di caccia in Puglia), durante l'assedio di Genova, il 27 giugno 1458 (secondo il cronista Gaspare Fuscolillo[5], Alfonso morì a Napoli il 26 giugno[1]). Alfonso V lasciò il Regno di Napoli al suo figlio illegittimo Ferdinando[1] (legittimato da papa Eugenio IV e nominato duca di Calabria), mentre tutti gli altri titoli della corona d'Aragona, inclusa la Sicilia che era tornata alla corona[1], andarono a suo fratello Giovanni.

Alfonso V fu inumato nella chiesa di San Domenico a Napoli[1]. Circa due secoli dopo i resti mortali furono traslati al monastero di Santa Maria di Poblet.

La personalità[modifica | modifica sorgente]

Alfonso combatté e trionfò mentre ci fu quel grande sviluppo di individualità che accompagnò la rinascita del sapere e la nascita del mondo moderno. Da vero principe precursore del Rinascimento, egli favorì i letterati, che credeva avrebbero tramandato la sua fama ai posteri. Il suo amore per i classici fu eccezionale, anche per i suoi tempi. Per esempio, i suoi biografi narrano che Alfonso facesse fermare il suo esercito, in segno di rispetto, prima di giungere nella città natale di un autore latino, e che portasse con sé le opere di Livio e Cesare nelle sue campagne. Il suo panegirista Panormita racconta, addirittura, che Alfonso guarì da una malattia sentendo leggere alcune pagine della storia di Alessandro Magno scritta da Quinto Curzio Rufo. Fondò la prima università in Sicilia, a Catania.

Rappresentazione araldica equestre di Alfonso V d'Aragona.[6]

Sebbene non abbia saputo accattivarsi l'animo di tutti i Napoletani, soprattutto perché volle abolire il seggio del popolo, d'altra parte riconobbe a Napoli un'importanza primaria rispetto alle altre città del suo regno facendo della città partenopea una vera e propria capitale mediterranea, profondendo inoltre somme immense per abbellirla ulteriormente. Rifece Castelnuovo, danneggiato dalle continue guerre, aggiungendovi un mirabile arco di trionfo e decorandolo della superba sala del trono (chiamata in seguito sala dei baroni per la cupa tragedia del 1486 durante la quale alcuni dei più potenti baroni del regno, attirati con un tranello, vi furono uccisi). Protesse le arti, le industrie, prime fra tutte quelle della lana e della seta, quest'ultima introdotta nel regno di Napoli. Convennero alla sua Corte umanisti celebri come il Panormita, Lorenzo Valla, Emanuele Crisolora, e, sotto il suo successore, Giovanni Pontano. La popolazione di Napoli si accrebbe per continue immigrazioni, non esclusa una colonia di ebrei respinti dalla Spagna e dalla Sicilia, fino a raggiungere i 100 000 abitanti alla fine del XV secolo.

Discendenza[modifica | modifica sorgente]

Alfonso V non ebbe alcun figlio dalla moglie Maria (dei 43 anni di matrimonio, Alfonso ne passò circa 30 in Italia, lontano dalla consorte) ma ebbe due amanti accertate: Margherita Fernández de Hijar, nobile aragonese, e Giraldona Carlino, che gli diede tre figli illegittimi (anche se Ferdinando secondo alcune fonti è attribuito a Margherita):[1][2][3][7]:

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera

Ascendenza[modifica | modifica sorgente]

Alfonso V d'Aragona Padre:
Ferdinando I di Aragona
Nonno paterno:
Giovanni I di Castiglia
Bisnonno paterno:
Enrico II di Castiglia
Trisnonno paterno:
Alfonso XI di Castiglia
Trisnonna paterna:
Eleonora di Guzmán
Bisnonna paterna:
Giovanna Manuele
Trisnonno paterno:
Giovanni Manuele
Trisnonna paterna:
Bianca de La Cerda y Lara
Nonna paterna:
Eleonora d'Aragona
Bisnonno paterno:
Pietro IV di Aragona
Trisnonno paterno:
Alfonso IV di Aragona
Trisnonna paterna:
Teresa di Entenza
Bisnonna paterna:
Eleonora di Sicilia
Trisnonno paterno:
Pietro II di Sicilia
Trisnonna paterna:
Elisabetta di Carinzia
Madre:
Eleonora d'Alburquerque
Nonno materno:
Sancho Alfonso d'Alburquerque
Bisnonno materno:
Alfonso XI di Castiglia
Trisnonno materno:
Ferdinando IV di Castiglia
Trisnonna materna:
Costanza del Portogallo
Bisnonna materna:
Eleonora di Guzmán
Trisnonno materno:
Pietro Núñez di Guzmán
Trisnonna materna:
Giovanna Ponzia di Lèon
Nonna materna:
Beatrice del Portogallo
Bisnonno materno:
Pietro I del Portogallo
Trisnonno materno:
Alfonso IV del Portogallo
Trisnonna materna:
Beatrice di Castiglia
Bisnonna materna:
Inés de Castro
Trisnonno materno:
Pedro Fernández de Castro
Trisnonna materna:
Aldonza Lorenzo de Valladares

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab (EN) Reali di Aragona
  2. ^ a b (EN) Casa d'Ivrea- genealogy
  3. ^ a b (EN) Enrico d'Aragona PEDIGREE
  4. ^ (DE) Ferdinando I d'Aragona genealogie mittelalter
  5. ^ Gasparro Fuscolillo, Cronaca de li antiqui ri
  6. ^ Alberto Montaner, «La problemática del número de elementos en las armerías medievales: diseño frente a representación», Miguel Metelo de Seixas y Maria de Lurdes Rosa (coord.), Estudos de Heráldica Medieval, Lisboa, Instituto de Estudos Medievais; Centro Lusíada de Estudos Genealógicos e Heráldicos, 2012, págs. 125-142; cfr. esp. pág. 130, fig. 2. ISBN 978-989-97066-5-1
  7. ^ (DE) Alfonso V d'Aragona genealogie mittelalter

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Guillaume Mollat, I papa di Avignone il grande scisma, in Storia del mondo medievale, vol. VI, 1999, pp. 531–568.
  • Rafael Altamira, Spagna, 1412-1516, in Storia del mondo medievale, vol. VII, 1999, pp. 546–575.
  • Joseph Calmette, Il regno di Carlo VIII e la fine della guerra dei cent'anni in Francia, in Storia del mondo medievale, vol. VII, 1999, pp. 611–656.
  • Edward Armstrong, Il papato e Napoli nel XV secolo, in Storia del mondo medievale, vol. VII, 1999, pp. 696–751.
  • Cecilia Mary Ady, Firenze e l'Italia settentrionale, 1412-1492, in Storia del mondo medievale, vol. VII, 1999, pp. 752–791.
  • Giorgio Sfranze, Paleologo Grandezza e caduta di Bisanzio, Sellerio, Palermo 2008, ISBN 88-389-2226-8
  • Ernesto Pontieri, Alfonso il Magnanimo re di Napoli : 1435-1458, Napoli 1975.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Re di Aragona, Valencia,
Sicilia, Sardegna e Majorca,
conte di Barcellona
Successore Armoiries Aragon Sicile.svg
Ferdinando I 1416-1458 Giovanni II
Predecessore Re di Napoli Successore Coat of Arms of Ferdinand I of Naples.svg
Renato I 1442-1458 Ferdinando I

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