Inés de Castro

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Inés de Castro

Inés de Castro (Comarca de La Limia, 1327 circa – Coimbra, 7 gennaio 1355) fu prima amante, poi moglie dell'erede al trono del Portogallo, Pietro, nota perché protagonista di una drammatica vicenda che ha ispirato la letteratura e l'operistica del romanticismo.

Inés de Castro, l'amante (e moglie) giustiziata del re Pietro I del Portogallo. Secondo una leggenda, Pietro avrebbe riesumato il corpo di Ines, l'avrebbe posto sul trono e coronato regina del Portogallo con una splendida cerimonia, costringendo il clero e la nobiltà a baciare le ossa delle sue mani.

Origine[1][2][modifica | modifica sorgente]

Era figlia illegittima di Pedro Fernández de Castro (? – 1342), signore di Monforte de Lemos e Sarria, nipote, da parte di madre, del re di Castiglia, Sancho IV e membro di una delle famiglie più antiche e illustri della Galizia, e della di lui amante Aldonza Lorenzo de Valladares (1270 circa – ?), figlia di Lorenzo Soarez de Valladares e della sua seconda moglie, Sancha Nuñez. Il padre di Inés dal 27 maggio 1332 al 4 aprile 1342 fu Maggiordomo maggiore di Alfonso XI di Castiglia "Il Giusto (el Justo)" e subito dopo morì in una battaglia vicino ad Algesiras, nel giugno 1342. Se la madre era nata verso il 1270, pare poco probabile che Inès sia nata n 1327 (a 57 aa della madre?); più probabile la nascita verso il 1310.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Inés ed il fratello Alvaro (D. Alvaro Perez de Castro, D. Ines de Castro) sono citati nel Nobiliario di Pietro, conte di Barcelos come figli di D. Pedro Fernandez de Castro e di D. Aldonça Lorenço de Valladares[1].

La giovane Inés fu educata alla corte di Giovanni Emanuele di Castiglia, letterato e politico, discendente di Ferdinando III di Castiglia, che era suo nonno, mentre Alfonso X di Castiglia era suo zio; quando la figlia di questi, Costanza Manuel (1318/1323-1345), fu promessa in matrimonio all'erede al trono del Portogallo, Pietro I, Inés la seguì in Portogallo come dama di compagnia[3].

Dopo il matrimonio, lo sposo si innamorò perdutamente della giovane galiziana, trascurando la moglie, ma al contempo cercando di non ostentare la relazione.

Nel 1345 Costanza diede alla luce il figlio legittimo ed erede al trono, Ferdinando, ma il 13 novembre morì per le conseguenze del parto e poco dopo, nel 1346, la relazione divenne nota a tutti.
Pietro rifiutò qualsiasi partito che non fosse Inés de Castro, anzi, sembra in quello stesso anno (1346) Pietro sposò in segreto Inés de Castro[1].
A nulla valsero le raccomandazioni e gli ammonimenti del padre, il re del Portogallo, Alfonso IV.
Dalla loro unione nacquero figli sani e forti, che erano tenuti in conto più dell'erede al trono, debole e malaticcio. Alfonso IV, sempre più preoccupato per la sorte del nipote e per l'invadenza dell'entourage castigliano della de Castro, la quale acquisiva sempre più potere, e trascinava il Portogallo nelle lotte interne al regno di Castiglia[1][4], cominciò a prendere in considerazione il suggerimento dei suoi consiglieri: sbarazzarsi dell'amante del figlio.

Dopo che Pietro, a Braganza, nel 1354, aveva sposato apertamente Inés de Castro[1][5], Alfonso IV, sempre più preoccupato per la sorte del nipote e per l'invadenza dei castigliani, spronato da Alonso Gonçálvez, Pedro Coelho e Diego López Pacheco, nemici della famiglia Castro, per risolvere la situazione, nel gennaio 1355, approfittando dell'assenza di Pietro, si recò al monastero di Santa Clara, presso Coimbra, dove Inés viveva con i tre figli con l'intenzione di assassinare la nuora[1]. Saputo dell'arrivo del re, la de Castro, con attorno i suoi figli, si inginocchiò ai suoi piedi e piangendo e supplicando, riuscì a commuoverlo e quando già Alfonso aveva deciso di andarsene, i tre nobili si avventarono su Inés e la uccisero a coltellate.
Il Chronicon Conimbricensi comunque riporta che Fu Alfonso IV a dare l'ordine di uccidere Ines[6].

Pietro reagì immediatamente e, in preda all'ira, per l'omicidio della moglie, armato un esercito scatenò una breve guerra civile contro il padre[6], nel nord del regno tra i fiumi Duero e Minho, che si esaurì nel corso del 1356 e all'inizio del 1357, fece pace col padre, che lo costrinse a perdonare gli assassini.

Appena salito sul trono Pietro si vendicò degli assassini dell'amata facendoli giustiziare e, nel 1360, rese ufficiale il suo matrimonio con Inés de Castro, considerandola regina del Portogallo, anche se postuma, e ne fece riesumare il corpo per poi seppellirlo in una splendida tomba nel Monastero di Alcobaça, dove poi fu sepolto lui stesso. La vicenda, arricchita di particolari fantasiosi come l'incoronazione del cadavere della regina, ispirò la tragedia Castro di António Ferreira e alcune strofe contenute ne I Lusiadi.[7].

Figli[2][6][8][9][modifica | modifica sorgente]

Inés de Castro diede a Pietro quattro figli:

Teatro[modifica | modifica sorgente]

Balletto[modifica | modifica sorgente]

  • Inés de Castro balletto di Germinal Casado - rappresentato per la prima volta al Badisches Staatstheater di Karlsruhe il 9 gennaio 1988

Nel teatro d'opera[modifica | modifica sorgente]

La vicenda melodrammatica di Inés de Castro è stata oggetto di numerose trasposizioni operistiche.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f (EN) Nobiltà castigliana
  2. ^ a b (EN) Inez de CASTRO- PEDIGREE
  3. ^ The Feminist Encyclopedia of Spanish Literature
  4. ^ Dopo che il re di Castiglia, Pietro I era salito al trono erano iniziate lotte intestine che sfociarono, nel 1354, in una guerra civile che durò circa quindici anni.
  5. ^ Il matrimonio è confermato nel Nobiliario dello zio, Pietro, conte di Barcelos
  6. ^ a b c (EN) Reali di Portogallo
  7. ^ José H. Saraiva, Storia del Portogallo, Paravia, 2002
  8. ^ (EN) Capetingi del Portogallo- genealogy
  9. ^ (DE) Pietro I di Portogallo genealogie mittelalter

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Saverio Durante, Le Ines de Castro e la Ines di Giuseppe Persiani, Milano 1970.
  • Edgar Prestage, Il Portogallo nel medioevo, in Cambridge University Press - Storia del mondo medievale, vol. VII, pp. 576–610, Garzanti, 1999.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

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