Re portoghesi della dinastia di Borgogna

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Re del Portogallo
della Casa di Borgogna
PortugueseFlag1143.svg

Alfonso I
Sancho I
Alfonso II
Figli
Sancho II
Alfonso III
Figli
Dionigi
Alfonso IV
Pietro
Figli
Ferdinando
Figli
Beatrice
Figli
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Storia del Portogallo
Localizzazione del Portogallo
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(Regeneração - Fontismo)


Categoria: Storia del Portogallo

Nel 1139, Alfonso Henriques, dopo la vittoria sui Mori il 25 luglio, nella battaglia d'Ourique, venne proclamato dalle sue truppe, il 27 luglio, re del Portogallo; nel 1140 invase ancora la Galizia e l'Imperatore, a Valdevez, gli propose una tregua, che fu accettata; da quel giorno il re di León e Castiglia, Alfonso VII, l'Imperatore, non annoverò più il Portogallo tra i suoi possedimenti; e nel 1143, a Zamora, fu sancita la pace, e di fronte al legato del papa Innocenzo II, in cambio della signoria di Astorga, Alfonso VII riconobbe al cugino, Alfonso Henriques, il titolo di re del Portogallo: divenne così, Alfonso I del Portogallo, che iniziò negoziati con la Santa Sede con due obiettivi: riuscire ad avere piena autonomia della chiesa portoghese ed avere il riconoscimento del Regno del Portogallo. I passi più importanti furono i seguenti:

  • dichiarazione di vassallaggio dello stesso Don Afonso Henriques alla Santa Sede con pagamento, in quello stesso 1143, di un tributo annuale perpetuo, in virtù dell'inizio di una nuova fase politica iniziata con l'uso del titolo di re, dopo che con la fondazione del Monastero di Santa Cruz de Coimbra, nel 1131 subordinato direttamente alla curia romana, aveva permesso l'unione di tutte le diocesi portoghesi a quella di Braga;
  • l'accettazione del tributo, nel maggio del 1144, da parte di papa Lucio II, che suonava come conferma dell'indipendenza, pur rivolgendosi nella missiva ad Alfonso I come dux portugallensis, e non come re del Portogallo;
  • ottenimento della bolla del 1179 con la quale il papa Alessandro III designava per la prima volta Don Afonso Henriques come re e gli dava inoltre il permesso di conquistare le terre degli arabi su cui nessun altro principe cristiano avesse accampato diritti in precedenza.
Alentejo - Statua di Afonso Henriques

Dopo il riconoscimento a re del Portogallo Alfonso I si dedicò alla pacificazione del regno e all'ingrandimento che iniziò dalla riconquista della città e del castello di Leiria nel 1142;
dopo aver conquistato la città di Santarém, nel 1147, conquistò Lisbona con l'aiuto di una flotta di 200 navi con 13.000 crociati che si stavano recando in Palestina; dopo si arrese anche l'inespugnabile castello di Sintra e la guarnigione di Palmela si diede alla fuga.
Dopo queste vittorie alcuni crociati si fermarono in Portogallo stabilendosi nelle zone appena liberate dai Mori.
Nel 1153, fu fondato il monastero di Alcobaça, vicino a Leiria, che portò al ripopolamento della zona.
Dopo la conquista della città fortificata di Alcácer do Sal (1158), ed una sconfitta da parte dell'imperatore degli almohadi del Marocco, ‛Abd al-Mù'min, nel 1161, dal 1162, le sue truppe, in pochi mesi, portarono a termine, la conquista di quasi tutta la regione dell'Alentejo nel sud del Portogallo: Beja, Evora, Serpa, il castello di Juromenha (vicino a Alandroal) e poi a nord-est, Cáceres e Trujillo, nell'attuale Spagna.
Dal 1163, ebbe screzi col re del León, Ferdinando II, e nel 1168, benché Ferdinando II fosse divenuto suo genero, Alfonso I attaccò in Galizia, dove fu sconfitto e all'assedio del castello di Badajoz, fu ferito e fatto prigioniero e, nella pace siglata a Pontevedra, nel 1169, offrì al genero una grossa somma in oro e restituì a Ferdinando II venticinque castelli, incluse le città di Cáceres, Badajoz, Trujillo, Santa Cruz e Montánchez. Così, quando i Mori, nel 1170, assediarono Santarém, il genero Ferdinando II corse in suo aiuto e riuscì a liberare la città.
L'imperatore del Marocco, Yusuf, nel 1184, invase il Portogallo con un esercito reclutato in Nordafrica e assediò Alfonso I, a Santarém; il figlio, Sancho, ora comandante in capo, riusciva a tenere a bada gli assedianti, ma la salvezza furono i 20.000 uomini inviati dall'arcivescovo di Santiago de Compostela, e l'esercito leonese del genero Ferdinando II, giunto poco dopo, che ruppero l'assedio.

Sancho I
Statua di Sancho I, di João Cutileiro di fronte al castello di Torres Novas
Castello di Torres Novas

Sancho I, succeduto al padre, nel 1185, si dedicò alla ricostruzione delle città ed alla costruzione di nuove, incoraggiando gli ordini militari (templari, ospitalieri, Calatrava e Santiago) a costruire castelli.
Nel 1189, alleatosi a dei crociati che navigavano verso la Palestina, Sancho si spinse in Algarve, dove sbarcato con gli alleati conquistò Alvor (Portimão) e la ricca Silves. Questa prima spedizione navale portoghese portò alla sottomissione della parte occidentale dell'Algarve e poi risalendo la provincia musulmana alla riconquista di Beja. Allora il nuovo imperatore almohade del Marocco, Ya‘qūb, reagì assediando Silves e guadò il Tago, conquistò Torres Novas e mise il campo di fronte alla fortezza dei templari di Tomar, ma, a causa di una pestilenza, dovette ritirarsi a Siviglia; l'anno dopo (1190), Ya‘qūb riprese Silves, una parte delle conquiste di Sancho nell'Algarve e Alcácer. Sanzio si rassegnò alle perdite subite ma, onde prevenire futuri attacchi dai musulmani, piazzò delle roccaforti militari sulla riva destra del Tago, ripopolò la provincia con coloni del nord e restaurò il castello di Leiria.
Sancho partecipò con un contingente di truppe portoghesi alla battaglia di Alarcos (18 luglio 1196), dove le truppe cristiane subirono una sconfitta.
Tra il 1197 ed il 1199, fu in guerra col nipote e genero, il re di León, Alfonso IX, nel sud della Galizia.
Nel 1202, il Portogallo subì una grave carestia che determinò la perdita di parecchie vite umane e ciò costrinse Sancho ad aumentare, nei suoi ultimi anni di regno, gli sforzi per ripopolare il regno, creando città e distretti anche a sud del Tago.
Sancho I morì a Coimbra, il 26 marzo del 1211, e gli succedette il figlio Alfonso II.

Consolidamento del Regno[modifica | modifica wikitesto]

Alfonso II il Grasso

Il papa Innocenzo III gli confermò il titolo reale, dopo che Alfonso II aveva convocato le cortes, dove fu deciso che il diritto canonico entrasse a far parte della legge del regno e che qualsiasi legge civile in contrasto con esso dovesse essere abrogata; il clero inoltre, in quanto gestore di scuole ed ospedali, fu esentato da molte tassazioni, in cambio il clero accettava una legge che proibiva alle corporazioni ecclesiastiche di acquistare altra terra.
Nel luglio del 1212, Alfonso inviò un contingente di truppe portoghesi che si unì all'esercito dei regni cristiani di Aragona, Castiglia e Navarra, che sconfisse le truppe musulmane degli Almohadi nella battaglia di Las Navas de Tolosa; ed il re di Castiglia, nel 1217, gli venne in aiuto nella guerra civile che dovette combattere, per una questione di eredità contro le sorelle, Teresa, Sancha e Mafalda, che avevano l'appoggio del fratello Pietro, e che vinse anche per l'arbitrato favorevole di papa Innocenzo III.
Sempre, nel 1217, una flotta crociata, al comando dei conti d'Olanda, l'aiutò a porre l'assedio e conquistare Alcácer do Sal.
Negli ultimi anni di regno Alfonso II cominciò ad applicare la legge contro la manomorta, che avrebbe impedito alla terra di passare nella mano del clero, violando le immunità della chiesa e i privilegi garantiti al clero dalle cortes nel 1211.
L'arcivescovo di Braga scomunicò Alfonso ed i suoi ministri.
Dopo il 1220, il papa Onorio III minacciò Alfonso di sciogliere i suoi sudditi dall'obbligo di fedeltà; Alfonso fece pace con la chiesa e dopo qualche mese morì e gli succedette il figlio Sancho II.

Sancho II il Pio

Sancho II mise subito fine alla contesa che aveva portato il regno in una guerra civile, che continuava strisciante anche dopo la vittoria di suo padre del 1217, concedendo alle zie, Teresa, Sancha e Mafalda le rendite connesse ai castelli ed alle città che avevano ricevuto in eredità dal loro padre (nonno di Sancho II), Sancho I, mantenendone però il controllo politico-amministrativo.
Nel 1226, riaprì la crociata contro i Musulmani, in collaborazione con suo cugino, il re del León, Alfonso IX, riuscì a conquistare la città di Elvas, che, dopo essere stata persa, fu definitivamente riconquistata, verso il 1230, assieme al castello di Juromenha (vicino a Alandroal). Nel periodo tra il 1232 ed il 1234, seguirono altre vittorie con la conquista delle città di Moura, Serpa e Aljustrel. Sancho continuò la guerra Santa, che lo portò, tra il 1238 ed il 1240, ad assoggettare alcuni castelli nel sud dell'Alentejo e tutta la parte occidentale dell'Algarve, affidando parte delle conquiste fatte (Aljustrel, Sesimbra, Aljafar de Pena, Mértola, Ayamonte e Tavira) all'Ordine di Santiago, per ripagarlo dell'aiuto prestatogli.
Però, nonostante le vittorie militari, il regno si stava avviando verso l'anarchia, dove i nobili combattevano contro altri nobili ed i templari contro gli ospitalieri, mentre il clero, contravvenendo alla legge emanata dalle cortes, al tempo di suo padre (1211), continuava ad accrescere le sue proprietà.
e dato che il disordine pubblico continuò ed il vescovo di Oporto, Martino Rodrigues fece al papa Gregorio IX un rapporto molto negativo in cui si diceva che aveva lasciato andare in rovina alcuni castelli e fallito nella difesa delle frontiere, per cui si dichiarava chiaramente l'incapacità di Sancho a governare e quindi la necessità di deporlo e, in quanto essendo privo di discendenza, sostituirlo col fratello, Alfonso, conte di Boulogne.
Papa Gregorio IX, che stimava Sancho, non prese alcuna iniziativa e dopo la sua morte (1241), solo con l'elezione al soglio pontificio del genovese Sinibaldo Fieschi, papa Innocenzo IV, dopo circa 20 mesi di sede vacante, nel 1243, il partito della destituzione cominciò ad offrire ad Alfonso la corona e proporsi come salvatore della patria.
Alfonso si mosse solo dopo il concilio di Lione, del 1245, quando il papa Innocenzo IV proclamò Alfonso tutore del reame ed invitò tutte le autorità ad obbedirgli, pur lasciando a Sancho il titolo di re.
Alfonso, all'inizio del 1246, marciò su Lisbona, che gli aprì le porte.
Sancho II si difese ed accettò l'aiuto del re di Castiglia e León Ferdinando III, che gli inviò delle truppe al comando del figlio Alfonso; ma alla fine dovette soccombere e nel corso del 1247, andò in esilio a Toledo, dove morì, nel 1248, e gli succedette il fratello Alfonso III.

Monumento a Alfonso III a Faro, Algarve, Portogallo

Alfonso III, tramite gli ordini militari, tra il 1249 ed il 1250, recuperò i territori dell'Algarve che erano rimasti sotto il controllo delle truppe castigliane, ma divenuto re di Castiglia, nel 1253, Alfonso X, invase il Portogallo e si appropriò della regione dell'Algarve.
Alfonso III cedette ma, riuscì ad ottenere la mano della figlia illegittima di Alfonso X, Beatrice, con la clausola che quando il primo figlio della coppia avrebbe compiuto sette anni, l'Algarve sarebbe tornato al Portogallo.
Alfonso III divorziò dalla prima moglie, Matilde, rinunciando ai suoi possedimenti francesi, e nello stesso anno sposò Beatrice e, nel 1263, Alfonso X di Castiglia consegnò l'Algarve all'erede, il principe Dionigi. Nel 1267, con la convenzione di Badajoz, fu risolto definitivamente il problema dell'Algarve ed il confine tra il Portogallo e la Castiglia, fu stabilito la fiume Guadiana.
Nel 1265, fu avviato il recupero delle terre che i beneficiari avevano venduto con conseguente perdita dei diritti della corona; le terre incolte vennero confiscate, le altre erano recuperate allo stesso prezzo con cui erano state acquistate dagli attuali proprietari. Inoltre fu stabilito che i beneficiari delle terre della corona dovevano pagare i tributi (con questa norma anche gli ordini religiosi, nel futuro, avrebbero pagato). Queste disposizioni anche se applicate solo in parte e male contribuirono a danneggiare sia il clero che la nobiltà, si lagnarono presso il papa sul comportamento del re, che rispose presentando una dichiarazione delle città che era in suo favore, ed inoltre Alfonso promise al papa Clemente IV che era pronto ad aderire alla crociata promossa dal papa stesso, nel 1267.
Nel 1273 il papa Gregorio X fece pressione su Alfonso perché ottemperasse, con un giuramento, agli obblighi ed alle risoluzioni contenute nelle bolle dei papi Onorio III e Gregorio IX, e nel 1275 lo minacciò di scomunica poiché non aveva ancora prestato giuramento.
Ma la morte del papa (10 gennaio del 1276), lo favorì perché i due papi successivi, papa Innocenzo V e papa Adriano V, regnarono pochi mesi e non diedero seguito alla minaccia; solo con l'elezione del portoghese Pedro Julião conosciuto come Pedro Hispano, eletto nel settembre del 1276, come papa Giovanni XXI, un delegato apostolico pubblicò a Lisbona la bolla ed intimò i provvedimenti al re. Solo, sul letto di morte, nel gennaio del 1279, quando sul soglio pontificio vi era papa Nicola III, Alfonso prestò il giuramento richiesto senza riserve.
Alla sua morte gli succedette il figlio Dionigi.

Dionigi l'Agricoltore
Miracolo delle Rose della regina Isabella
Statua del re Dionigi all'Università di Coimbra

Siccome Dionigi si mantenne fedele alla politica del padre, l'interdetto sul regno del Portogallo rimase.
Nel 1280 iniziò una trattativa con papa Niccolò III e proseguita con papa Martino IV, papa Onorio IV e finalmente conclusa con papa Niccolò IV, nel 1289, che portò ad un concordato, che, con un giusto compromesso, regolò le relazioni tra la corona ed il clero.
Nel 1290, per rimediare alla mancanza di scuole universitarie nel regno del Portogallo, Dionigi, forse appoggiandosi al collegio fondato nel 1286, dal suo tutore Dom Domingo Jardo, fondò, a Lisbona, la prima Università (con gli insegnanti pagati dal clero). In seguito ad attriti tra studenti e cittadini di Lisbona, l'Università, nel 1308, fu trasferita a Coimbra.
Nel 1295, dichiarò guerra alla Castiglia, che si affrettò a restituire le città di Serpa e Moura ed inoltre a cedere al Portogallo le città di Aroche ed Aracena e l'anno seguente invase ed annesse il distretto di Ribacôa (i comuni di Almeida, Figueira de Castelo Rodrigo, Pinhel e Sabugal). Nel 1297, fu siglato il trattato di Alcañices, dove i cugini Dionigi e il re di Castiglia, Ferdinando IV, riconosciuto il Ribacôa al Portogallo sancivano una pace della durata di quarant'anni, che prevedeva amicizia e mutua difesa. Infatti, nel 1309, Dionigi andò in aiuto di Ferdinando IV, per la conquista di Gibilterra (che però, nel 1333, fu nuovamente perduta).
Quando il papa Clemente V, il 3 aprile del 1312, soppresse l'ordine dei templari, Dionigi cercò di incorporare le proprietà dei templari nelle proprietà della corona, ma il papa si oppose; allora si giunse all'accordo che tali proprietà dovessero essere trasferite ad un nuovo ordine, l'Ordem de Cristo (Ordine del Cristo), che fufondato nel 1319 e che sarà molto importante per i futuri viaggi di esplorazione.
Inoltre imitando suo nonno, Alfonso X di Castiglia, Dionigi sostituì il portoghese al latino nelle procedure giudiziarie e fece tradurre il codice reale castigliano, las Siete Partidas, in portoghese.
La corte portoghese, ai tempi di Dionigi, come già ai tempi di suo padre, Alfonso III, che aveva vissuto molti anni in Francia, fu uno dei centri letterari più importanti della penisola iberica. Si prodigò per l'agricoltura (da cui il suo soprannome) con azioni dirette, come il prosciugamento delle paludi, il rimboschimento e l'esportazione del grano. Oppure indirette, come la legge che proibiva alle corporazioni di acquistare le proprietà reali, un'altra che prevedeva la distribuzione delle terre incolte, un'altra che prevedeva che i nobili che si dedicavano all'agricoltura, non perdevano il loro stato di <fidalgos>, cioè la loro nobiltà, ed infine che gli ordini religiosi non potevano entrare in possesso di nuove terre.
Inoltre Dionigi riorganizzò la flotta sotto la guida del genovese Emanuele Pezagno,
Gli ultimi anni di regno di Dionigi furono amari sia per la malattia che per la ribellione dell'erede al trono, il futuro Alfonso IV; non si arrivò allo scontro aperto solo per l'intervento della regina, santa Isabella, che, nell'ottobre del 1323 si frappose tra i due eserciti già schierati in ordine di battaglia, ad Alvalade, alla periferia di Lisbona.
(Pare che l'intervento fu miracoloso: al passaggio della regina una barriera luminosa divise i due eserciti.)
Dionigi morì a Santarém e gli succedette il figlio Alfonso IV.

Ultimi re della casa di Borgogna[modifica | modifica wikitesto]

Croce dell'Ordine del Cristo, símbolo che adornò, tra le altre cose, le navi portoghesi durante il periodo delle scoperte
Alfonso IV l'Ardito

Nel 1328, Alfonso IV diede sua figlia, Maria del Portogallo, in moglie al re di Castiglia, Alfonso XI; ma dato che Alfonso XI si infatuò di Eleonora di Guzmán e relegò la moglie Maria ed il figlioletto l'erede al trono di Castiglia, Pietro a vivere nell'Alcázar di Siviglia, tra il 1336 ed il 1339, Castiglia e Portogallo si fecero la guerra senza peraltro ottenere risultati tangibili da ambo le parti.
Quando però, nel 1339, i Merinidi del Nordafrica, con l'appoggio dei musulmani di al-Andalus del regno di Granada, tentarono l'invasione dell'Andalusia, messi da parte i rancori, siglata la pace di Siviglia, Alfonso IV inviò l'esercito portoghese in aiuto di Alfonso XI di Castiglia che, il 4 aprile 1340, riportò la vittoria nella battaglia del Rio Salado.
Suo figlio Pietro, già sposato con la principessa castigliana Costanza Manuel, nel 1339, aveva conosciuto una sua dama di compagnia, Inés de Castro e se ne era innamorato perdutamente, trascurando la moglie ed il figlio legittimo ed erede al trono, Ferdinando. A nulla valsero le raccomandazioni e gli ammonimenti di Alfonso IV al figlio; la relazione proseguì e l'entourage castigliano della donna acquisiva ogni giorno sempre più potere. Alla morte di Costanza, Pietro rifiutò qualsiasi partito che non fosse Inés de Castro, anzi sembra che i due si sposassero in segreto. Alfonso IV, sempre più preoccupato per la sorte del nipote e per l'invadenza dei castigliani, per risolvere la situazione, nel 1355, diede l'ordine di assassinare Inés de Castro. Pietro, non solo non accettò il fatto compiuto ma, in preda all'ira, armato un esercito scatenò una breve guerra civile, nel nord del regno tra i fiumi Duero e Minho, che si esaurì nel corso del 1356 e all'inizio del 1357, fece pace col padre, che pochi mesi dopo morì.
Alfonso IV continuò la politica paterna di limitare l'occupazione delle terre reali da parte dei nobili ed a contenere l'espandersi delle proprietà della chiesa, continuò altresì a potenziare la flotta, soprattutto quella commerciale: durante il suo regno furono scoperte le Isole Canarie.

Pietro I il Giustiziere
Inés de Castro

Appena salito sul trono Pietro I rese noto il suo matrimonio segreto con Inés de Castro, considerandola regina del Portogallo, anche se postuma, e poi si vendicò degli assassini della «regina», facendoli prima uccidere e poi togliendone il cuore.
In politica interna si dedicò alla rigorosa amministrazione della giustizia, riuscendo ad ottenere l'uguaglianza di tutti gli uomini davanti alla legge, incrementò i redditi della corona e continuò a contrastare i troppi benefici della chiesa.
In politica estera, mantenne il Portogallo in una situazione di neutralità, e se si eccettua un intervento a favore di Pietro IV di Aragona, subito dopo essere salito sul trono, nella guerra dei due Pietri contro la Castiglia, non intervenne nella guerra civile di Castiglia.
Morì nell'Alentejo, il 18 gennaio del 1367, e gli succedette il figlio Ferdinando.

Ferdinando il Bello

Alla morte del re di Castiglia Pietro I il Crudele, nel 1369, Ferdinando divenne pretendente al trono di Castiglia perché, venuta a mancare con la morte di Pietro il Crudele la discendenza diretta (i figli di Pietro furono considerati tutti illegittimi), dei nipoti del re di Castiglia, Sancho IV l'Ardito lui, Ferdinando del Portogallo era il nipote maggiore e quindi l'avente diritto al trono e di conseguenza dichiarò guerra a Enrico II di Trastamara, che di fatto era il re di Castiglia, e invase la Galizia, ma alla prima resistenza galiziana si ritirò, mentre Enrico II di Trastamara entrava in Portogallo e occupava diverse posizioni strategiche tra cui Braganza; nel 1370 una flotta portoghese entrò nel Guadalquivir e attaccò Siviglia ma dovette ritirarsi con gravi perdite; la pace fu siglata ad Alcoutim (1371), anche per l'intervento pacificatore di papa Gregorio XI.
Le ostilità ripresero e, nel 1372, Enrico II invase il Portogallo e raggiunse Lisbona, mentre Ferdinando era bloccato a Santarem, in attesa dell'aiuto inglese che non giunse mai e, nel marzo del 1373, dovette accettare il Trattato di Santarem, imposto da Enrico II in cui cedeva alla Castiglia sei città portoghesi come garanzia. In seguito a questa sconfitta, in due anni, costruì una nuova cerchia di mura intorno a Lisbona, e si preparò ad una nuova guerra con la Castiglia.
Per quanto riguarda il grande scisma, aperto dalla doppia elezione di papa Urbano IV e antipapa Clemente VII, entrambi eletti nel corso del 1378, Ferdinando alla fine del 1379, fece una dichiarazione contro Urbano IV, ma l'alleato inglese fece talmente tali e tante pressioni che alla fine, il 29 agosto 1381, dovette ritrattare.
Dopo la morte di Enrico II di Tastamare (1379), Ferdinando attaccò il nuovo re di Castiglia, Giovanni I di Trastamara, che inviò la flotta castigliana alla foce del Tago e, nel marzo del 1382, pose l'assedio a Lisbona. La città resistette e, nell'agosto dello stesso anno, a Salvaterra de Magos, fu siglata la pace, dove fu concordato un matrimonio tra Giovanni e l'erede al trono del Portogallo, Beatrice del Portogallo, con la clausola che sino a che un figlio di Beatrice non avesse raggiunto l'età di 14 anni, in caso di morte di Ferdinando la reggenza sarebbe stata della regina del portogallo, Eleonora Telles de Menezes. Nell'ottobre del 1383, alla morte di Ferdinando del Portogallo, come da accordi prematrimoniali, la regina Eleonora assume la reggenza del regno del Portogallo per conto della figlia, Beatrice.
In politica interna il governo di Ferdinando fu buono e sviluppò sia l'agricoltura che la navigazione e specialmente per quest'ultima garantì privilegi per i costruttori ed i compratori di navi agevolando anche una compagnia di assicurazione marittima.

Cronologia dei re portoghesi del Casato di Borgogna (1139 - 1385)[modifica | modifica wikitesto]

La crisi (Interregnum) del 1383-1385[modifica | modifica wikitesto]

Beatrice del Portogallo
Eleonore Telles de Menezes

Ma in Portogallo non tutti accettarono che Beatrice fosse regina, senza erede maschio, in quanto, nel caso fosse premorta a Giovanni di Castiglia, il Portogallo si sarebbero trovato con un re straniero e tanto meno accettarono che la regina madre, Eleonora, esercitasse il potere, per conto di Beatrice, sia per la politica filocastigliana del ministro Giovanni Fernandez Andeiro, conte di Ourém, che per sua fama di adultera (al momento si sospettava una relazione con lo stesso Andeiro).
In questa situazione di malcontento, due persone di rango reale, fratellastri del defunto re, Ferdinando, venivano indicate come degne di poter salire sul trono del Portogallo e quindi contendere il trono a Beatrice:

Morte del Conte Andeiro (Museo Nazionale Soares dos Reis, Oporto)
Il genio militare di Nuno Álvares Pereira fu decisivo nella battaglia di Aljubarrota

La nobiltà era divisa, una parte era per il duca Giovanni, considerato un principe di casa reale in quanto sua madre, Inés de Castro, era stata sposata in segreto e quindi legittimato, mentre Giovanni d'Aviz era un illegittimo; ma a favore di quest'ultimo giocava il fatto che era sempre vissuto in Portogallo mentre il suo fratellastro, dopo la tragica morte della madre era stato portato in León ed era stato investito di un feudo leonese
Un gruppo di nobili, tra cui Nuno Álvares Pereira, con l'appoggio della popolazione di Lisbona, nel dicembre del 1383, proclamò Giovanni di Aviz, difensore del regno, dopo che quest'ultimo aveva partecipato personalmente all'assassinio del conte Andeiro, non solo per la sua politica filocastigliana, ma anche per la sua scandalosa condotta con la reggente.
Giovanni di Castiglia, chiamato da Eleonora, che si era ritirata a Santarem, in quanto Lisbona e Oporto guidavano la causa autonomista (anticastigliana), invase il Portogallo, subentrò ad Eleonora Telles de Menezes nel governo del Portogallo e mise l'assedio a Lisbona, difesa da Nuno Álvares, nominato Connestabile del Portogallo e Conte di Ourém, che coordinò anche gli aiuti da Oporto che, forzato il blocco castigliano sul Tago, ruppero l'assedio e costrinsero Giovanni di Castiglia a rientrare a Toledo, anche perché Beatrice era stata colpita dalla peste. La guerra civile in Portogallo per circa un anno condotta da Giovanni di Aviz ma soprattutto da Nuno Álvares Pereira, che dimostrò delle non comuni doti militari, sottomettendo diverse località che si erano schierate con la Castiglia.
Nell'aprile del 1385, le Cortes portoghesi furono convocate a Coimbra, per decidere della successione alla corona: gli autonomisti erano divisi tra il difensore del regno, Giovanni di Aviz e Giovanni, duca di Valencia de Campos. Nuno Álvares Pereira appoggiò Giovanni di Aviz che fu il prescelto, e fu eletto re col nome di Giovanni I del Portogallo.
Nuno Álvares, prevedendo una reazione castigliana per difendere gli interessi della regina Beatrice, mise sotto assedio le città, soprattutto nel nord del regno, che appoggiavano la Castiglia e quando Giovanni I di Castiglia invase il Portogallo, con un esercito di 32.000 uomini, tra castigliani e francesi, Nuno Álvares Pereira poté opporre solo 6500 uomini (inclusi 200 arcieri inglesi), tutti appiedati. Lo scontro avvenne il 14 agosto del 1385 ad Aljubarrota, Alcobaça (Portogallo) e la vittoria fu così netta che i portoghesi entrarono in Castiglia ed, il 15 ottobre, sconfissero i castigliani anche a Valverde.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Re portoghesi della dinastia di Aviz.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Rafael Altamira, La Spagna (1031-1248), in Storia del mondo medievale, vol. V, 1999, pp. 865-896.
  • Edgar Prestage, Il Portogallo nel Medioevo, in Storia del mondo medievale, vol. VII, 1999, pp. 576-610.
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