'Ndrina Serraino

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Famiglia Serraino
Nomi alternativiSerraino-Di Giovine
Area di origineReggio Calabria, Cardeto, Gambarie, Calabria
Aree di influenzaProvincia di Reggio Calabria, Milano e hinterland, Estero
Periodoanni '60 - in attività
BossPaolo Serraino, Domenico Serraino, Francesco Serraino (1929-1986), Maria Serraino (1931-2017), Rocco Musolino (1927-2015)
AlleatiDi Giovine, Rosmini, Condello, Imerti
Attivitàtraffico di droga, riciclaggio di denaro, traffico di armi, estorsione, usura, racket, contrabbando, contraffazione, ricettazione, furto, rapina, frode, truffa, evasione fiscale, gioco d'azzardo, appalto pubblico, corruzione, omicidio, infiltrazioni nella pubblica amministrazione
PentitiEmilio Di Giovine
Rita Di Giovine
Antonino Rodà

I Serraino sono una 'ndrina di Reggio Calabria, Controllano la zona di Cardeto e Gambarie ma hanno collegamenti radicati anche a Milano, dove è stata svolta l'operazione Belgio 1, Belgio 2 e Belgio 3 che li vedeva coinvolti insieme ad altre cosche, tra cui i Di Giovine. Le loro attività illecite vanno dalla droga alle armi.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Anni sessanta - Trasferimento a Milano[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1963 Francesco Serraino, Alessandro Serraino, Domenico Serraino, Filippo Serraino, Demetrio Serraino e la sorella Maria Serraino sposata con Rosario Di Giovine, si trasferiscono a Milano, in Piazza Prealpi.[1]

Anni ottanta - Seconda guerra di 'ndrangheta[modifica | modifica wikitesto]

Durante la seconda guerra di 'Ndrangheta si schierano con i Condello-Imerti-Rosmini. Il 23 aprile 1986 Francesco Serraino viene ucciso insieme a suo figlio Alessandro. Fu ritenuto responsabile dell'omicidio di Giorgio De Stefano, ai tempi capo dei De Stefano, alla fine della prima guerra di 'Ndrangheta. I fratelli Paolo e Domenico Serraino presero il comando della 'ndrina.

Anni novanta - Il traffico internazionale di droga[modifica | modifica wikitesto]

A Milano iniziano a creare insieme ai Di Giovine capeggiati da Maria Serraino e da suo figlio Emilio Di Giovine una grande organizzazione per il traffico di droga smantellata dalla forze dell'ordine tra il 1993 e il 1995.

Nel 1993 Rita Di Giovine, affiliata alla cosca, viene arresta per traffico di sostanze stupefacenti. Trafficava con pasticche di ecstasy e eroina, e armi, da quelle comuni a missili anticarro (da usare nella guerra di Ndrangheta di allora). Nel miglior periodo in collaborazione con la sua famiglià arrivò a importare 150 kg di eroina alla settimana. Dopo l'arrestò testimoniò contro la sua stessa famiglia.[2].

Nel 1994 l'operazione Belgio porta in carcere 90 esponenti della cosca Di Giovine-Serraino.[3]. A far scattare le indagini è la confessione di Rita Di Giovine, sorella del boss Emilio: si era trasferita con la madre e i fratelli a Milano nel 1966. Fu la madre con il figlio maggiore Emilio a mettere in piedi una centrale per il traffico di eroina, guidata dal figlio maggiore Emilio.[4].

Nel 1995, dopo 9 anni di latitanza, viene arrestato il boss della cosca Paolo Serraino e condannato a 2 ergastoli. Gli vengono sequestrati beni del valore di 500.000 €.[5] insieme al fratello Domenico.

Anni 2000 - L'operazione Bless[modifica | modifica wikitesto]

Il 26 luglio 2007 con l'operazione Bless dei Carabinieri vengono arrestate 24 persone tra cui presunti esponenti della cosca Serraino.[6]

Oggi[modifica | modifica wikitesto]

Il 6 novembre 2013 La guardia di Finanza di Reggio Calabria conclude l'operazione Araba Fenice che ha portato all'esecuzione di 47 ordinanze di custodia cautelare a Reggio Calabria. Sono accusati di associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di beni, attività finanziaria abusiva, corruzione e peculato. Hanno inoltre sequestrato 14 società e beni del valore di 90 milioni di euro. I "colletti bianchi" arrestati sarebbero riconducibili alle famiglie Rosmini, Latella, Serraino, Audino e Nicolò[7][8].

A luglio 2015 si conclude una operazione congiunta della DIA e dei carabinieri che pone sottosequestro tutti i beni del capo-locale di Santo Stefano in Aspromonte Rocco Musolino e affiliato ai Serraino del valore di 150 milioni di euro[9].

Esponenti di rilievo[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Serraino (1929 - 1986) detto il boss della montagna, assassinato nel 1986[10] in una stanza dell'Ospedale di Reggio Calabria, dove era ricoverato per problemi di salute, insieme al figlio Alessandro.
  • Paolo Serraino (Cardeto, 21 marzo 1942), Boss dopo la morte di "don ciccio" Serraino, nonché fratello, arrestato nel 1995[10]. Ordinò l'omicidio di Lodovico Ligato.
  • Domenico Serraino, arrestato anch'egli nel 1995 insieme al fratello Paolo[10].
  • Rocco Musolino (Santo Stefano in Aspromonte 1927 - Santo Stefano in Aspromonte giugno 2015) Sarebbe capo-locale di Santo Stefano in Aspromonte[11] e affiliato ai Serraino secondo il pentito Antonino Rodà nonché imprenditore aspromontano del settore boschivo e secondo molti pentiti tra cui Filippo Barreca un uomo di spicco e di massimo rispetto di tutti e 3 mandamenti 'ndranghetistici e con una dote superiore al Vangelo in virtù anche dei suoi collegamenti massonici e politico-istituzionali, sarebbe stato capace di influire sull'esito dei processi giudiziari ma fino alla sua morte uscì sempre indenne da tutte le accuse nei suoi confroti. Solo un mese dopo la sua morte, grazie a una indagine della DIA e dei carabinieri sono stati posti sottosequestro tutti i suoi beni del valore di 150 milioni di euro. Nel 2008 mentre era in auto fu leggermente ferito da un killer. Di seguito fu intercettato in una conversazione con Domenico Alvaro che diceva: "Io non voglio sapere chi è stato, mi basta che lo sappia tu"[12][13]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (IT) Milano: le donne della ’Ndrangheta, Omicron Nr. 19, October 1999
  2. ^ Santa Margherita Di Giovine, Giordivite, su girodivite.it. URL consultato il 31 marzo 2009.
  3. ^ Arrestati in 27 nel fortino della droga, in Espresso.it (archiviato dall'url originale il 13 dicembre 2009).
  4. ^ Santa Margherita Di Giovine, su girodivite.it. URL consultato il 26 marzo 2009.
  5. ^ Calabria, sequestrati beni per 500 mila euro a un boss, su orientamento.unipa.it. URL consultato il 31 marzo 2009.
  6. ^ BLITZ CONTRO I CLAN MAFIOSI DEI CONDELLO, ARANITI, SARACENO-FONTANA, ROSMINI-SERRAINO E RUGOLINO, in melitoonline.it (archiviato dall'url originale il 3 ottobre 2011).
  7. ^ Reggio Calabria, 47 arresti tra «colletti bianchi»: monopolizzavano l’attività edilizia, in Corriere.it, 06-11-2013. URL consultato il 06-11-2013.
  8. ^ ‘Ndrangheta, operazione Finanza: 47 arresti. “Colpita la zona grigia”, in Il fatto quotidiano, 06-11-2013. URL consultato il 06-11-2013.
  9. ^ 'Ndrangheta, confiscati oltre 150 milioni a un boss deceduto, in repubblica.it, 15 luglio 2015. URL consultato il 23 ottobre 2018.
  10. ^ a b c Chi era e chi frequentava Antonio Gulli, il pentito ucciso a Reggio Calabria, in crimeblog.it, 6 maggio 2008. URL consultato il 23 ottobre 2018.
  11. ^ 'NDRANGHETA:CONFISCATI BENI per 150 milioni AL BOSS DECEDUTO ROCCO MUSOLINO l, in rainews.it, 15 luglio 2015. URL consultato il 23 ottobre 2018.
  12. ^ 'Ndrangheta, confiscati oltre 150 milioni a un boss deceduto, in repubblica.it, 15 luglio 2015. URL consultato il 23 ottobre 2018.
  13. ^ Rocco Musolino, re “nudo” della montagna calabrese, che dava del tu ai Serraino, la cosca più sanguinaria, in ilsole24ore.it, 23 novembre 2016. URL consultato il 24 ottobre 2018.
  14. ^ Domenico naso, Lady ‘Ndrangheta, il documentario sulle donne della mafia più ricca e potente d’Italia, in fattoquotidiano.it, 06-03-2016. URL consultato il 18-12-2016.
  15. ^ "Lady 'Ndrangheta", a cura di Beatrice Borromeo - parte 1, in Sky TG24. URL consultato il 18-12-2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]