Faida di Lamezia Terme

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La faida di Lamezia Terme è una guerra di tra 'ndrine che ha preso il via a Lamezia Terme all'inizio degli anni 2000 e si trascinata fino al 2011 (anche se ci sono state sospensioni temporali della guerra nel corso degli anni). Le 'ndrine contrapposte: i Torcasio-Cerra da una parte e i Iannazzo-Giampà-Gualtieri dall'altra.

La storia[modifica | modifica wikitesto]

La faida scoppiò per una spaccatura tra il gruppo Torcasio-Cerra e quello degli Iannazzo-Giampà (cosche principali di Lamezia Terme)[1] un tempo alleati, al fine di controllare le varie attività illecite della città (il traffico di droga, le estorsioni, il controllo degli appalti pubblici, l'usura, tutte attività che in una grossa realtà come Lamezia Terme, che è la terza città calabrese, fanno ricavare tanto potere economico e sociale alle 'ndrine). Fin dall'inizio della faida il gruppo dei Cerra-Torcasio era considerato dominante in città come sosteneva la relazione della commissione antimafia nel 2008 ma questo potere fu messo in discussione dal gruppo Iannazzo-Giampà, un'organizzazione potente anche economicamente[1]. I Torcasio dopo tanti anni di faida hanno subito pesanti perdite tanto che oggi sono considerati il clan perdente[2].

Lo scioglimento del consiglio comunale di Lamezia Terme[modifica | modifica wikitesto]

1991[modifica | modifica wikitesto]

Il consiglio comunale di Lamezia Terme viene sciolto per mafia per ben due volte. La prima volta, nel 1991 in base alla legge contro le infiltrazioni mafiose negli enti locali, la commissione d'accesso agli atti, incaricata di effettuare le indagini, riscontrò la penetrazione della ndrangheta nell'ente locale in particolare 7 consiglieri comunali erano diretta espressione dei clan cittadini (tra gli altri i Giampà, i Iannazzo, i Torcasio) infatti sedeva nel civico consesso Domenico Giampà fratello di Pasquale Giampà ritenuto dagli inquirenti presunto elemento di spicco della malavita lametina. Inoltre (sostiene ancora la relazione del ministero dell'interno) si ritiene che detto consigliere possa essere affiliato al clan mafioso Giampà-Cerra[3].

2002[modifica | modifica wikitesto]

Il consiglio comunale venne sciolto la seconda volta durante la faida nel 2002, infatti la relazione del ministro dell'interno dichiara:"Il livello di gravità della condizione locale è dato dalla presenza sul territorio di tre agguerrite cosche mafiose, frutto di scissioni e di nuove alleanze, dedite all'attività estorsiva, al traffico di sostanze stupefacenti e di armi ed alla infiltrazione nell'imprenditoria locale e negli appalti pubblici. La guerra di mafia apertasi tra le suddette cosche ha fatto registrare in un breve periodo (settembre 2000 - luglio 2002) ben sedici distinti episodi di agguato di stampo mafioso, caratterizzati da particolare efferatezza e spregiudicatezza di esecuzione, con quindici omicidi e sette ferimenti gravi. Il contesto così degradato, unitamente all'emergere di specifiche situazioni abbisognevoli di approfondimento, ha motivato l'esigenza di una preventiva analisi dei rischi di esposizioni ad interferenze criminali, anche in relazione alla realizzazione di grandi opere infrastrutturali già programmate"[4].

Al termine delle indagini effettuate dalla commissione d'accesso agli atti presso il comune di Lamezia Terme verranno riscontrate vari elementi a supporto dell'ipotesi di infiltrazione mafiosa nell'ente locale tra cui come dichiara ancora la relazione del ministero dell'interno: "Il quadro ambientale emerso dagli accertamenti risulta caratterizzato dagli stretti rapporti di parentela di due consiglieri comunali in carica con altrettanti elementi del disciolto consiglio, a suo tempo indicati nel provvedimento di rigore come gravitanti negli ambienti mafiosi e rinviati a giudizio nel 1995 per il delitto di cui all'art. 416-bis del c.p.; altro consigliere, già facente parte del disciolto consiglio ed indicato nel provvedimento di rigore quale beneficiario di voto di scambio in occasione delle elezioni del 1991, è entrato in consiglio nel luglio 2002.

Rapporti di parentela e affinità con personaggi appartenenti o vicini alla criminalità organizzata sono riconducibili ad altri quattro consiglieri, eletti nelle recenti consultazioni.Concorre a delineare la particolare situazione dell'amministrazione il prossimo ingresso in consiglio comunale di un soggetto attualmente sottoposto a custodia cautelare in carcere per il reato di usura. Il medesimo, già agli arresti domiciliari, si è vista respinta il 28 settembre 2002 l'istanza di riesame dalla Corte di Cassazione la quale ha specificatamente motivato con la incontrovertibile sua pericolosità sociale. "[4].

2013[modifica | modifica wikitesto]

Il 26 luglio 2013 si conclude l'operazione Perseo della Polizia di Stato che porta a 65 arresti con le accuse di associazione mafiosa, estorsione, truffa assicurativa e di diversi omicidi in relazione alla faida. Tra gli arrestati figura anche il consigliere provinciale Giampaolo Bevilacqua[5].

Gli omicidi[modifica | modifica wikitesto]

Dall'estate del 2000 ad oggi le persone uccise nel corso della faida sono 53[6] oltre i numerosi ferimenti, attentati, danneggiamenti.

  • Vincenzo Montilla 38 anni è l'omicidio che fa scattare la faida nel 2000
  • Giovanni Torcasio presunto capoclan e cristian materazzo 22 anni duplice omicidio 29 settembre 2000
  • Paolo Cappello, 42 anni 11 novembre 2000
  • Pasquale Izzo e Giuseppe Molinaro 6 dicembre 2000
  • Giovanni Torcasio, detto “u mindico” capo storico dell'omonimo clan, viene freddato in mezzo alla folla nella centralissma piazza Mercato Vecchio 23 dicembre 2000
  • Antonio Torcasio 25 anni 11 gennaio 2001
  • Giuseppe Ariosta 67 anni 1º febbraio 2001
  • Vincenzo Talarico, 56 anni, viene ammazzato a colpi di lupara al volto sotto gli occhi terrorizzati del figlio 8 marzo 2001
  • Pasquale Giampà, 44 anni, fratello del presunto boss Francesco detto il “professore”, giustiziato con undici colpi di pistola a bordo della sua auto 22 agosto 2001
  • Giuseppe Chirico 26 anni 17 settembre 2001
  • Enzo Di Spena 25 anni 7 novembre 2001
  • l'avvocato Torquato Ciriaco, 55 anni, noto civilista e amministrativista, viene ucciso lungo la strada di collegamento con Maida. Un omicidio, affermano gli inquirenti sin dall'inizio, di chiara matrice mafiosa ed oltremodo eccellente 1º marzo 2002 (Vittime della 'Ndrangheta)
  • Nino Torcasio, di 27 anni, vittima di un agguato nel quale rimane gravemente ferito il fratello Domenico, di 34 anni. Il 30 marzo 2002 I killer incaricati della lugubre missione di sangue e morte avrebbero voluto farlo saltare in aria con una bomba dentro una cesta, ma l'ordigno non esplose. Tornarono dentro e lo uccisero con un colpo di pistola.
  • Salvatore Cannizzaro 57 anni 19 giugno 2002
  • Vincenzo Giampà 56 anni altro fratello del “professore” 6 luglio 2002
  • Francesco Grandinetti, 46 anni, manovale, indicato dagli inquirenti vicino alla cosca Torcasio e Vincenzo Palaia, 51 anni, venditore ambulante 16 novembre 2002
  • Antonio Perri, di 71 anni, viene ucciso all'ingresso di un deposito del centro commerciale “Atlantico” di sua proprietà
  • Francesco e Antonio Torcasio, rispettivamente di 45 e 33 anni tre maggio 2003
  • Antonio Torcasio 32 anni sorvegliato speciale freddato davanti all'ingresso del commissariato di polizia 23 maggio 2003
  • Vincenzo Torcasio 19 anni 26 luglio 2003
  • Pietro Bucchino, 32 anni, 11 ottobre 2003
  • Giuseppe Torcasio di 48 anni, esponente dell'omonimo clan 22 ottobre 2003
  • Domenico Zagami 26 anni con precedenti penali per armi ed estorsioni, vicino alla cosca Torcasio 14 agosto 2004
  • Giovanni Gualtieri, freddato con cinque colpi di pistola. Gualtieri era cognato di Pasquale Torcasio 13 novembre 2004
  • Francesco Zagami di 28 anni 24 gennaio 2005
  • Antonio Deodato, di 27 anni 6 febbraio 2005
  • Pietro Pulice, 42 anni 1º ottobre 2005
  • Francesco Provenzano 22 anni 31 marzo 2006
  • Francesco Diano, di 52 anni, già noto alle forze dell'ordine e Santo Raso, di 33, incensurato 12 maggio 2006
  • Giovanni Rotundo 38 anni 15 giugno 2006
  • Domenico Torchia, di 24 anni, 30 luglio 2006
  • Giuseppe Catanzaro 44 anni 4 agosto 2006
  • Vincenzo Spena e Domenico Vaccaro 26 ottobre 2006
  • Federico Gualtieri, viene ucciso in un agguato L'uomo, secondo quanto riferito dagli investigatori, faceva parte della cosca Cerra-Torcasio-Gualtieri 27 marzo 2007
  • Antonio Longo imprenditore di soverato 2008
  • Gino Benincasa ex assessore comunale 30 aprile 2008
  • Bruno Cittadino di 37 anni 31 luglio 2008
  • Roberto Amendola 24 anni 13 novembre 2008 viene trovato bruciato in un'auto, all'interno di un'autovettura “Y 10” intestata alla madre
  • Nicola Gualtieri, 29 anni, 17 dicembre 2010
  • Giuseppe Chirumbolo, 33 anni 31 marzo 2010
  • Giovanni Caputo, 62 anni 9 maggio 2011
  • Vincenzo Torcasio 7 giugno 2011
  • Francesco Torcasio 7 luglio 2011 20 anni figlio di Vincenzo Torcasio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b libro Fratelli di Sangue di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso 2009 pag. 180
  2. ^ http://www.crotone24news.it/regionale/1132-a-lamezia-terme-e-ormai-guerra-aperta-tra-le-cosche-della-ndrangheta.html[collegamento interrotto]
  3. ^ Copia archiviata (PDF), su autonomiecalabria.it. URL consultato il 12 dicembre 2011 (archiviato dall'url originale il 25 novembre 2012).
  4. ^ a b Copia archiviata (PDF), su autonomiecalabria.it. URL consultato il 12 dicembre 2011 (archiviato dall'url originale il 25 novembre 2012).
  5. ^ Lamezia: Scatta Operazione Perseo contro cosche lametine, 65 arresti, in lametino.it, 26-07-2016. URL consultato il 19-07-2016.
  6. ^ Guerra di mafia, a Lamezia Terme dal 2000 ad oggi 53 morti

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Il 5 luglio 2018 va in onda il secondo episodio dal titolo "Lamezia brucia Rocco si ribella" del programma di RAI 1 Cose Nostre sulla Faida di Lamezia Terme e di Rocco Mangiardi[1].

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ RAI1: COSE NOSTRE La realtà criminale calabrese, in ufficiostampa.rai.it, 5 luglio 2018. URL consultato il 12 luglio 2018.