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Addis Abeba

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Addis Abeba
città autonoma
አዲስ አበባ
Addis Abeba – Veduta
Localizzazione
Stato Etiopia Etiopia
Amministrazione
Amministratore locale Diriba Kuma (FDRE)
Data di istituzione 1886
Territorio
Coordinate 9°01′N 38°44′E / 9.016667°N 38.733333°E9.016667; 38.733333 (Addis Abeba)Coordinate: 9°01′N 38°44′E / 9.016667°N 38.733333°E9.016667; 38.733333 (Addis Abeba)
Altitudine 2 355 m s.l.m.
Superficie 2 360[1] km²
Abitanti 2 739 551 (2007)
Densità 1 160,83 ab./km²
Altre informazioni
Fuso orario UTC+3
ISO 3166-2 ET-AA
Cartografia

Addis Abeba – Localizzazione

Sito istituzionale

Addis Abeba (amarico: አዲስ አበባ, Āddīs Ābabā e significa "nuovo fiore"; Oromo: Finfinne) è la capitale dell'Etiopia e dell'Unione Africana con 2 739 551 abitanti al censimento 2007[2]. Nella città convivono 80 nazionalità e lingue diverse, con comunità religiose cristiane, musulmane ed ebraiche.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

La città giace ai piedi del Monte Entoto, e ha la caratteristica di una notevole escursione altimetrica, passando dai 2 326 m della periferia meridionale nella zona dell'aeroporto di Addis Abeba-Bole agli oltre 3 000 della zona settentrionale.

Addis Abeba vista dal satellite

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Addis Abeba ha un clima temperato e umido, caratterizzato da precipitazioni abbondanti, anche nei mesi più secchi (Classificazione di Koppen, Cfb). La temperatura media annua è di 16.3 °C e la piovosità media è di 1143 mm.[3] Data la notevole escursione altimetrica, la città presenta in alcune zone un clima alpino (Classificazione di Koppen, E), che hanno tra di loro un escursione termica anche di 10 °C. L'elevata altitudine mitiga le temperature, che rimangono pressoché costanti durante tutto l'anno, data la vicinanza all'Equatore.

Il periodo secco va dalla metà di novembre a gennaio. Durante questa stagione la temperatura massima giornaliera solitamente non supera i 23 °C, mentre la temperatura minima notturna non supera i 10 °C. Da febbraio a maggio si verifica un aumento delle precipitazioni, che si attesta tra i 40 mm di febbraio e gli 80 mm di maggio; le temperature massime giornaliere non superano i 25 °C, mentre le minime notturne si attestano tra i 10 e i 15 °C, con una significativa diminuzione dell'escursione termica tra giorno e notte rispetto al periodo secco.

La stagione delle piogge va da giugno a settembre. Sebbene il periodo coincida con l'estate, l'abbondanza di precipitazioni mitiga la temperatura massima giornaliera, che di rado supera i 23 °C, mentre la minima notturna non subisce significative variazioni rispetto al periodo febbraio-maggio. Il periodo autunnale che va da Ottobre alla prima metà di novembre è un periodo di transizione dalla stagione piovosa a quella secca.

Mese[4] [5] Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 23 24 25 25 25 23 21 20 22 23 23 22 23 25 21,3 22,7 23
T. min. mediaC) 9 9 11 12 13 12 12 12 12 10 8 8 8,7 12 12 10 10,7
T. min. assolutaC) 16 17 18 19 19 18 17 16 17 17 16 15 15 18 16 16 15
Precipitazioni (mm) 13 30 58 82 84 138 280 290 149 27 7 7 50 224 708 183 1 165
Giorni di pioggia 3 5 7 10 10 20 27 26 18 4 1 1 9 27 73 23 132
Umidità relativa media (%) 47 51,5 47,5 54,5 53,0 67,5 79,5 79,0 71,5 47,5 48,0 45,5 48,0 51,7 75,3 55,7 57,7
Eliofania assoluta (ore al giorno) 9 9 8 7 8 6 3 3 5 8 9 9 9 7,7 4 7,3 7

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Menelik II e la fondazione di Addis Abeba[modifica | modifica wikitesto]

Monumento che commemora la vittoria degli Etiopici nella battaglia di Adua dedicato a Menelik II lmperatore d'Etiopia 1 marzo 1896

Addis Abeba venne fondata dall'imperatore Menelik II, come sua nuova capitale. Prima della fondazione di Addis Abeba, numerosi siti nelle vicinanze funsero da capitale temporanea del regno di Scioa. Ankober, posta a 160 km a nord di Addis Abeba, funse da capitale del regno di Scioa nella seconda metà del XVIII secolo. Le rovine del palazzo reale sono ancora evidenti sul ciglio di una grande scarpata, famosa per il suo panorama. Anche altre aree, quali Wechecha, Yerrer and Entoto, furono capitali temporanee del regno. Menelik, in qualità di Negus di Scioa, aveva riconosciuto nel monte Entoto una base strategica utile per condurre operazioni militari nella parte meridionale del suo regno e, nel 1879, aveva visitato le rovine di una città medievale e di una chiesa rupestre incompiuta, testimonianze di attività precedenti alle campagne di Ahmad Gragn. L'interesse dell'imperatore crebbe quando sua moglie Taitù cominciò dei lavori di restauro di una chiesa sul monte Entoto e Menelik decretò la costruzione di un'altra chiesa nella zona. L'area tuttavia non incoraggiava la fondazione di una città a causa della scarsità di legna e acqua, per cui uno stanziamento effettivo cominciò nella vallata a sud della montagna solo nel 1886. Inizialmente Taitù fece costruire una casa vicino alle sorgenti termali di Filwoha, conosciute dalla popolazione locale oromo come Finfinne, dove i membri della corte reale trascorrevano le vacanze; il resto della nobiltà e il personale di servizio si stabilirono nelle vicinanze. Menelik ampliò la casa della moglie trasformandola nel Palazzo Imperiale, ancora oggi sede del governo nella città.[6]

Addis Abeba divenne la capitale dell'Etiopia quando Menelik II divenne imperatore d'Etiopia nel 1889. A causa della costante penuria di legna da ardere, cui dovette fare fronte la popolazione di Addis Abeba in rapida espansione, Menelik II decise di trasferire la capitale in un'altra città di nuova fondazione: nel 1896 iniziò quindi la costruzione di Addis Alem, a circa 40 km a ovest di Addis Abeba. Nel 1903 vennero avviati i lavori per la realizzazione della prima strada pavimentata d'Etiopia tra Addis Abeba e la nuova capitale. Menelik introdusse inoltre l'eucalipto, una pianta a crescita rapida. I numerosi alberi di eucalipto voluti da Menelik, lungo le principali strade della città, sono ancora oggi ben visibili.

L'occupazione italiana (1936 - 1941)[modifica | modifica wikitesto]

Soldati etiopi ad Addis Abeba, armati con armi confiscate agli italiani, che ascoltano il proclama che annuncia il ritorno nella capitale dell'imperatore Haile Selassie (maggio 1941)

Il 5 maggio 1936 la città venne occupata dalle truppe italiane al termine della guerra d'Etiopia - guerra che portò alle sanzioni economiche all'Italia fascista[7] - e divenne la capitale dell'Africa Orientale Italiana. Addis Abeba entrò a fare parte del Governatorato di Addis Abeba il 1º giugno 1936, poi l'11 novembre 1938 con la creazione del Governo dello Scioa entrò a fare parte di quest'ultimo.

Il cinema Italia ad Addis Abeba

Fino allo scoppio della seconda guerra mondiale migliaia di italiani si trasferirono in Etiopia, e nel 1941 ben 40 000 italiani immigrati vivevano ad Addis Abeba. In seguito alla sconfitta subita dalle truppe italiane da parte dell'esercito inglese, con la collaborazione della resistenza etiope guidata dal gruppo arbegnoch o dei Black Lions[8], il 5 maggio 1941, esattamente solo dopo 5 anni di occupazione, l'imperatore Hailé Selassié I rientrò ad Addis Abeba acclamato dal popolo.

Durante i 5 anni di occupazione italiana furono predisposti alcuni progetti, con la costruzione di nuovi quartieri. I criteri alla base del cambiamento urbanistico immaginato dal regime fascista possono essere dedotti dal piano regolatore di Addis Abeba del 1938, attuato solo in parte (soprattutto per quel che riguarda la viabilità e la costruzione di alcuni edifici secondari). ll crollo del regime fascista, nel 1941, impedì ogni ulteriore sviluppo del progetto, che fu però in alcune parti ripreso dall'imperatore Hailè Selassiè nel dopoguerra.

Dall'indipendenza alla morte di Hailé Selassié I (1941-1975)[modifica | modifica wikitesto]

L'imperatore Hailé Selassié I nel 1971

Tornato sul trono nel 1941, Hailé Selassié operò una serie di interventi urbanistici ad Addis Abeba. Nel 1942, per commemorare la liberazione dall'occupazione italiana, fece realizzare la Cattedrale della Santissima Trinità, di rito copto, presso la quale fu sepolto. Dal punto di vista culturale, sotto il regno di Hailé Selassié vennero fondate la biblioteca pubblica (1944), l'Università (1950), il Teatro Nazionale (1955) e il Museo Nazionale (1958).[9] Sempre durante il regno di Selassié, Addis Abeba venne dotata di nuove infrastrutture, come il servizio di trasporti pubblici (1945) e l'Aeroporto di Bole (1961).

In ambito politico internazionale, l'imperatore incoraggiò la fondazione dell'Organizzazione dell'Unità Africana nel 1963, invitando il nuovo organismo a mantenere il suo quartier generale nella città. La OUA venne dissolta nel 2002 e sostituita dall'Unione Africana, sempre con sede ad Addis Abeba. La Commissione Economica delle Nazioni Unite per l'Africa (UNECA) ha anch'essa sede in città.[10] Nel 1965 si tenne ad Addis Abeba il Concilio delle Chiese Ortodosse Orientali.

Recentemente molti nuovi edifici, oltre a un nuovo terminal aeroportuale, sono stati costruiti nella zona di Bole.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Addis Abeba è sede dell'Archivio Nazionale Etiope[11], del Museo Etnografico Etiope (ex Palazzo del Governatore Italiano)[12], del Museo di Addis Abeba, del Museo di Storia Naturale Etiope, del Museo della Ferrovia e del Museo delle Poste.[13] I resti originali dell'ominide Lucy sono conservati al Museo Nazionale di Addis Abeba.

Cattedrale della Santa Trinità Kidist Selassie

Tra le maggiori strutture architettoniche della città vanno ricordate la Cattedrale di San Giorgio, fondata nel 1896 e sede di un museo, la Cattedrale della Santissima Trinità, il più grande edificio sacro in Etiopia di rito ortodosso, presso il quale sono sepolti Sylvia Pankhurst, l'imperatore Hailé Selassié e la famiglia imperiale, oltre a coloro che combatterono contro gli Italiani durante la guerra. Ad Addis Abeba vi sono inoltre l'ex palazzo imperiale di Menelik, sede del governo della città, e il Palazzo Nazionale, conosciuto anche come Palazzo del Giubileo, edificato dall'imperatore Selassié per i 25 anni di regno e attualmente sede del Presidente della Repubblica d'Etiopia. La Sala Africa, posta presso la Menelik II Avenue, è la sede centrale della Commissione Economica delle Nazioni Unite per l'Africa e di molti uffici dell'ONU. Inizialmente vi si trovava anche l'Organizzazione dell'unità africana (OAU), divenuta in seguito Unione africana, la cui attuale sede centrale è stata realizzata presso il sito dell'ex carcere di Akaki, scomparso, nella parte sud-occidentale della città.[14]

Ad Addis Abeba sorge inoltre l'Hager Fikir Theatre, il più antico teatro del paese;[senza fonte] vicino alla Cattedrale della Santissima Trinità sorge invece il palazzo del Parlamento, costruito durante il regno di Hailé Selassié, con annessa torre dell'orologio. Di fronte al Parlamento è ubicata la Sala Shengo, costruita durante il regime di Menghistu Hailè Mariàm quale nuova sede del parlamento. Si tratta del più grande prefabbricato al mondo, realizzato in Finlandia e assemblato ad Addis Abeba[senza fonte]; attualmente è utilizzato per convegni e conferenze. L'Itegue Taitu Hotel, costruito alla fine del XIX secolo, è il più antico albergo della città.

Nel distretto del Mercato sorge la Moschea di Grand Anwar, costruita durante l'occupazione italiana e il più grande edificio dedicato al culto islamico del paese. Spostandosi di pochi metri verso sud-ovest sorge la Chiesa di Santa Rachele, voluta dalla imperatrice Menen dopo la liberazione. Nello stesso distretto sorge inoltre la Cattedrale della Sacra Famiglia, di rito cattolico romano, mentre vicino all'Aeroporto internazionale di Bole sorge la Cattedrale ortodossa di Medhane Alem, la seconda più grande del continente africano[senza fonte]. Altre strutture caratteristiche della città sono il Mercato, l'Ippodromo di Jan Meda e la ferrovia che unisce il paese col Gibuti. In ambito sportivo è da ricordare la presenza dell'Addis Ababa Stadium, presso il quale si sono tenuti nel 2008 i Campionati africani di atletica leggera, e del Nyala Stadium. Addis Abeba è circondata da una serie di sobborghi: a nord Shiro Meda ed Entoto; a est Urael e Bole; a sud-est Nifa Silk; a sud Mekanisa; a ovest Keraniyo e Kolfe. Kolfe è menzionata nell'autobiografia di Nelson Mandela, in quanto qui ricevette l'addestramento militare.[senza fonte]

Popolazione[modifica | modifica wikitesto]

In base al censimento del 2007, la popolazione di Addis Abeba è di 2 739 551 abitanti, con una densità di 1 160,83 ab./kmq. Tutti i gruppi etnici etiopi sono presenti ad Addis Abeba, ripartiti così: Amhara (47,04%), Oromo (19,51%), Guraghé (16,34%), Tigrè (6,18%), Silt'e (2,94%), Gamo (1,68%). La religione professata dalla maggioranza degli abitanti di Addis Abeba è il cristianesimo ortodosso etiope (74,7%), seguito dalla religione musulmana (16,2%), dai cristiani protestanti (7,77%) e cattolici (0,48%).

Sempre secondo il censimento del 2007, il 98,64% delle unità abitative ha accesso all'acqua potabile, ma solo il 14,9% presenta adeguati servizi igienici. Nell'indagine condotta nel 2005 sulla qualità della vita in Addis Abeba lo 0,1% degli abitanti vive in una situazione di assoluta indigenza; il 93,6% degli uomini e il 79,95% delle donne ha ricevuto un'istruzione; la mortalità infantile è di 45 su 1000 nascite, e la metà dei decessi avviene entro il primo mese di vita; il dato è comunque minore rispetto alla media nazionale (77 su 1000).[15]

Ministero delle Finanze Etiopico

Governo[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la Costituzione emanata nel 1995, Addis Abeba è una delle due città autonome all'interno del Governo federale etiope. L'altra città con lo stesso status è Dire Daua, nell'est del paese, ed entrambe le città sono all'interno dello Stato di Oromia. Inizialmente, secondo le disposizioni transitorie del 1991, Addis Abeba doveva essere uno dei 14 stati federali d'Etiopia; tale condizione è stata tuttavia modificata nella carta del 1995, che non conferisce ad Addis Abeba lo status di regione federale.[16] [17]

Il governo cittadino è composto da un sindaco, che possiede il potere esecutivo, e dal consiglio della città, che rappresenta il potere legislativo. Essendo inoltre parte del Governo federale, la città è vincolata alle leggi federali. I membri del consiglio cittadino sono eletti direttamente dai residenti; a sua volta il consiglio elegge il sindaco tra i propri membri. La durata del mandato del sindaco e del consiglio è di cinque anni. Il Governo federale, qualora lo ritenga necessario, ha facoltà di sciogliere il consiglio, commissariando l'amministrazione della città fino a nuove elezioni. I cittadini di Addis Abeba hanno i propri rappresentanti nella camera bassa federale, ma non nella camera alta, costituita dai rappresentanti degli stati federali.[18]

Attualmente il primo cittadino di Addis Abeba è Diriba Kuma, appartenente alla Oromo People Democratic Organisation (OPDO), eletto nel 2013.[19] [20] Suo predecessore è stato Kuma Demeksa, esponente dello stesso partito, dal 2008 al 2013, eletto dopo due anni di commissariamento del governo cittadino da parte di quello federale. Altri noti sindaci di Addis Abeba sono stati Arkabe Oqubay (2003–06), Zewde Teklu (1985–89), Alemu Abebe (1977–85) e Zewde Gebrehiwot (1960–69).[21]

Suddivisioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Ripartizione amministrativa di Addis Abeba
Addis Abeba da Entoto

Dal punto di vista amministrativo Addis Abeba è composta dalle seguenti 10 sub-città:[22]

Sub-città Area (Km²) Popolazione Densità (Ab/Km²) Mappa
1 Addis Ketema[23] 7,41 255 372 34 463,16 Addis Ketema (Addis Ababa Map).png
2 Akaky Kaliti[24] 118,08 181 270 1 535,15 Akaky Kaliti (Addis Ababa Map).png
3 Arada[25] 9,91 211 501 21 342,18 Arada (Addis Ababa Map).png
4 Bole[26] 122,08 308 995 2 531,09 Bole (Addis Ababa Map).png
5 Gullele[27] 30,18 267 624 8 867,59 Gullele (Addis Ababa Map).png
6 Kirkos[28] 14,62 221 234 15 132,28 Kirkos (Addis Ababa Map).png
7 Kolfe Keraniyo[29] 61,25 428 895 7 002,37 Kolfe Keranio (Addis Ababa Map).png
8 Lideta[30] 9,18 201 713 21 973,09 Lideta (Addis Ababa Map).png
9 Nifas Silk-Lafto[31] 68,30 316 283 4 630,79 Nifas Silk-Lafto (Addis Ababa Map).png
10 Yeka[32] 85,46 346 664 4 056,45 Yeka (Addis Ababa Map).png

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

L'Università di Addis Abeba venne fondata nel 1950: dall'anno di fondazione al 1962 venne chiamata Collegio universitario di Addis Abeba, mentre dal 1962 al 1975 venne intitolata all'imperatore Hailé Selassié; nel 1975, dopo la deposizione dell'imperatore, ha assunto il nome attuale. L'Università è formata da sette campus, di cui sei ad Addis Abeba, ed è inoltre sede dell'Istituto di Studi Etiopici e del Museo Etnografico.[33] In città sono presenti altre università pubbliche e private, come la Ethiopian Civil Service University [34], la Admas University College [35] e la Unity University [36].

I mass media[modifica | modifica wikitesto]

La stampa[modifica | modifica wikitesto]

Il primo giornale di Addis Abeba fu il settimanale Aemiro, del greco Andreas Kavadias, fondato nel 1911 e totalmente in lingua amarica. Il giornale, oltre alla pubblicazione di decreti governativi e di articoli di natura politica, si legò in particolar modo alla lotta condotta dalla Chiesa abissina per l'autocefalia dal patriarcato copto di Alessandria, dal quale dipendeva.[37][38] La prima casa editrice etiope, la Berhanena Selam (Luce e Pace), venne fondata nel 1921 su iniziativa di Hailé Selassié, non ancora negus d'Etiopia, e la sua sede fu il Guenete Leul Palace, attualmente sede principale dell'Università; nel 1924 iniziarono le pubblicazioni del giornale che portava lo stesso nome della casa editrice. Questo settimanale e l'Aemiro continuarono a essere pubblicati fino all'invasione fascista.[39]

Monumento in Memoria ai Martiri (ሓወልቲ ሰማእታት) che commemora la guerra contro il Derg che domina la città di Mekele

Dopo la liberazione (1941) iniziarono ad uscire il Bandirachin (La nostra bandiera), l'Addis Zemen (Nuova Era), e, dal 1943, l'Ethiopian Herald, in lingua inglese. Dal 1960 in poi uscirono il Mennen e il The Voice of Ethiopia.[40] Il Derg, salito al potere nel 1974, confiscò quasi tutte le case editrici private e limitò fortemente la libertà di stampa, ristabilita solamente nel 1992. Gli anni Novanta sono caratterizzati da un notevole incremento dell'industria della stampa: circa 385 pubblicazioni circolavano nel paese, in gran parte stampate ad Addis Abeba.[41]

La radio e la televisione[modifica | modifica wikitesto]

La prima stazione radiofonica venne fondata nel 1935 nel distretto di Akaki e fu mezzo di propaganda fascista durante l'occupazione italiana. Tra il 1948 e il 1958 la Ethiopian Telecommunications Board realizzò la copertura dell'intero paese, estesa anche ad Asmara, e accanto all'amarico, vennero prodotti programmi in lingua oromo, tigrino, somalo e in inglese, francese e arabo per le comunità etiopi all'estero. La prima trasmissione televisiva in Etiopia andò in onda nel 1963.[42]

Il sistema radiofonico e televisivo furono caratterizzati da una notevole fedeltà nei confronti del regime monarchico, e continuarono a essere mezzi di propaganda anche dopo il colpo di stato del Derg, attraverso la diffusione della dottrina marxista-leninista e, negli ultimi anni del regime, in concomitanza con la guerra contro l'Eritrea, l'esaltazione del nazionalismo etiope. Con la fine del regime militare, nel 1991 la radio e la televisione pubblica si aprirono a un maggiore pluralismo; nel 1995 venne fondata la Ethiopian Radio and Television Agency, posta sotto il controllo del Parlamento, e nel 2007 sono nate le prime stazioni radiofoniche private.[43]

Taxi Addis Abeba

Trasporti[modifica | modifica wikitesto]

I trasporti pubblici sono assicurati da una rete di autobus pubblici (con automezzi gialli) e da una di taxi collettivi privati (soprattutto van bianchi e blu). Questi ultimi sono gestiti da un autista e un weyala, ossia un uomo che comunica ai passeggeri la destinazione e riceve da essi il denaro del biglietto. La città è servita dall'Aeroporto internazionale di Bole, dove un nuovo terminal è stato aperto nel 2003. Addis Abeba ha inoltre una connessione ferroviaria con Gibuti via Debra Zeyit e Dire Daua. La Ferrovia Addis Abeba-Gibuti fu costruita dai francesi agli inizi del Novecento, e per questo la stazione (chiamata ancora lagaar) è in stile art nouveau. Entro il mese di maggio del 2015 è prevista l'entrata in funzione della nuova metropolitana leggera che sarà dotata di due linee in esecuzione: una di 16,9 km in direzione nord-sud da Menelik Square a Kaliti e l'altra da 17,4 km in direzione est-ovest da Ayat a Tor Hailoch, con un tratto comune di 2,7 km  tra Lideta e Meskel Square [44][45].

L'attenzione per l'infanzia[modifica | modifica wikitesto]

Dall'inizio del Novecento viene prodotta in Etiopia una letteratura per l'infanzia. Il primo libro pubblicato ad Addis Abeba è del 1924, Yefikir Melikt Leitopia Lijoch (Messaggi d'amore ai bambini d'Etiopia), di Bekele Haile Mariam, ed era destinato all'uso scolastico.Gran parte delle opere per l'infanzia di questo periodo sono a sfondo religioso e allegorico.[46]

Paesaggio urbano[modifica | modifica wikitesto]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Rastafarianesimo[modifica | modifica wikitesto]

veduta della città

Addis Abeba è la città "sacra" per i rastafariani nel mondo, la religione fondata da Marcus Garvey, in quanto qui ras Tafari, l'imperatore etiopico Hailé Selassié I, salì sul trono d'Etiopia nel 1930

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ [1]
  2. ^ Dati censimento 2007 dal sito di statistica. URL consultato il 16 luglio 2012.
  3. ^ Clima: Addis Abeba - Grafico climatico, Grafico della temperatura, Tabella climatica - Climate-Data.org su it.climate-data.org. URL consultato il 21 aprile 2015.
  4. ^ (EN) Addis Ababa su worldweather.wmo.int, World Weather Information Service. URL consultato il 30 aprile 2015.
  5. ^ (EN) Climate: Addis Abeba su climate-data.org. URL consultato il 30 aprile 2015.
  6. ^ http://www.scribd.com/doc/138244100/3/Mayors-of-Addis-Ababa.
  7. ^ Nicola Tranfaglia, Il fascismo e le guerre mondiali, UTET, 2011, pag:309
  8. ^ https://books.google.it/books?id=WU92d6sB8JAC&pg=PA82&lpg=PA82&dq=ethiopian+black+lions&source=bl&ots=gO6ONZRb7g&sig=NdNh5o8Dl_5YRcIYbO4eFYGt1qU&hl=it&sa=X&ei=a3FUVffGGsPMygOGgYGwDQ&ved=0CG0Q6AEwDA#v=onepage&q=ethiopian%20black%20lions&f=false.
  9. ^ Shiferaw Assefa, Ethiopia: Libraries, Archives and Museums in Marcia J. Bates, Boca Raton, Encyclopedia of Library and Information Sciences, CRC Press, 2010, ISBN 978-0-8493-9712-7.
  10. ^ http://www.uneca.org/.
  11. ^ http://www.nala.gov.et/.
  12. ^ http://www.aau.edu.et/ies/.
  13. ^ http://www.africa.com/ethiopia/museums/.
  14. ^ http://www1.uneca.org/uncc/AfricaHall.aspx.
  15. ^ http://pdf.usaid.gov/pdf_docs/PNADM636.pdf.
  16. ^ http://www.treccani.it/enciclopedia/etiopia_(Atlante_Geopolitico)/.
  17. ^ http://www.treccani.it/enciclopedia/etiopia_res-bec8118b-87e7-11dc-8e9d-0016357eee51_(Enciclopedia-Italiana)/.
  18. ^ http://www.scribd.com/doc/138244100/3/Mayors-of-Addis-Ababa.
  19. ^ http://www.ertagov.com/news/index.php/component/k2/item/990-council-elects-diriba-kuma-addis-ababa-mayor.
  20. ^ http://allafrica.com/stories/201307100058.html.
  21. ^ http://www.scribd.com/doc/138244100/3/Mayors-of-Addis-Ababa.
  22. ^ Dati statistici dal censimento 2007. URL consultato il 16 luglio 2012.
  23. ^ http://www.addisababacity.gov.et/index.php/en/sub-cities/addis-ketema.
  24. ^ http://www.addisababacity.gov.et/index.php/en/sub-cities/akaky-kaliti.
  25. ^ http://www.addisababacity.gov.et/index.php/en/sub-cities/arada.
  26. ^ http://www.addisababacity.gov.et/index.php/en/sub-cities/bole.
  27. ^ http://www.addisababacity.gov.et/index.php/en/sub-cities/gullele.
  28. ^ http://www.addisababacity.gov.et/index.php/en/sub-cities/kerkos.
  29. ^ http://www.addisababacity.gov.et/index.php/en/sub-cities/kolfe-keranio.
  30. ^ http://www.addisababacity.gov.et/index.php/en/sub-cities/lideta.
  31. ^ http://www.addisababacity.gov.et/index.php/en/sub-cities/nifas-silk-lafto.
  32. ^ http://www.addisababacity.gov.et/index.php/en/sub-cities/yeka.
  33. ^ http://www.aau.edu.et/.
  34. ^ http://www.ecsu.edu.et/.
  35. ^ http://www.au.edu.et/.
  36. ^ http://www.midroc-ceo.com/midrocetg/?q=uu.
  37. ^ https://books.google.it/books?id=mCqtpPyZPZ0C&pg=PA45&lpg=PA45&dq=andreas+kavadias+addis+abeba&source=bl&ots=qIX8NPBF3v&sig=2itPlKhkHm0gtmS8zUAhr9vYzqs&hl=it&sa=X&ei=wyRTVZOANoOeywOLooCgCA&ved=0CCMQ6AEwAA#v=onepage&q=andreas%20kavadias%20addis%20abeba&f=false.
  38. ^ http://www.scribd.com/doc/138244100/3/Mayors-of-Addis-Ababa.
  39. ^ http://www.scribd.com/doc/138244100/3/Mayors-of-Addis-Ababa.
  40. ^ http://www.scribd.com/doc/138244100/3/Mayors-of-Addis-Ababa.
  41. ^ http://www.scribd.com/doc/138244100/3/Mayors-of-Addis-Ababa.
  42. ^ http://www.scribd.com/doc/138244100/3/Mayors-of-Addis-Ababa.
  43. ^ http://www.scribd.com/doc/138244100/3/Mayors-of-Addis-Ababa.
  44. ^ Etiopia: inaugurata la nuova metropolitana leggera di Addis Abeba. URL consultato il 13 febbraio 2015 (archiviato il 13 febbraio 2015).
  45. ^ Etiopia: sistema di metropolitana leggera di Addis Abeba.. URL consultato il 13 febbraio 2015 (archiviato il 13 febbraio 2015).
  46. ^ http://www.scribd.com/doc/138244100/3/Mayors-of-Addis-Ababa.
  47. ^ (HE) קשריםקשרים בין-לאומיים של העיר באר-שבע, Beer-sheva.muni.il. URL consultato il 5 maggio 2012.
  48. ^ Tadias Magazine, "DC & Addis to Become Sister Cities", December 4, 2013, disponibile a http://www.tadias.com/12/04/2013/dc-addis-to-become-sister-cities/

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  1. ^ http://www.csa.gov.et/pdf/Cen2007_prelimineray.pdf