Lenna

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Lenna
comune
Lenna – Stemma Lenna – Bandiera
Lenna – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Provincia Provincia di Bergamo-Stemma.png Bergamo
Amministrazione
Sindaco Jonathan Lobati (lista civica Impegno e passione per Lenna) dal 26/05/2014
Territorio
Coordinate 45°56′36″N 9°40′39″E / 45.943333°N 9.6775°E45.943333; 9.6775 (Lenna)Coordinate: 45°56′36″N 9°40′39″E / 45.943333°N 9.6775°E45.943333; 9.6775 (Lenna)
Altitudine 465 m s.l.m.
Superficie 12,74 km²
Abitanti 598[1] (30-11-2016)
Densità 46,94 ab./km²
Frazioni Scalvino
Comuni confinanti Camerata Cornello, Dossena, Moio de' Calvi, Piazza Brembana, Roncobello, San Giovanni Bianco, Valnegra
Altre informazioni
Cod. postale 24010
Prefisso 0345
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 016125
Cod. catastale E524
Targa BG
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climatica zona E, 2 754 GG[2]
Nome abitanti Lennesi
Patrono santa Lucia - San Martino di Tours
Giorno festivo 13 dicembre - 11 novembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Lenna
Lenna
Lenna – Mappa
Posizione del comune di Lenna nella provincia di Bergamo
Sito istituzionale

Lenna (Lèna in dialetto bergamasco[3]) è un comune italiano di 598 abitanti della provincia di Bergamo in Lombardia. Situato nell'alta Val Brembana, alla confluenza tra i due rami del fiume Brembo, si trova a circa 28 chilometri a nord del capoluogo orobico. Il comune fa parte della Comunità Montana della Valle Brembana.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Da sempre il paese è considerato "la porta" per l'Alta Valle Brembana, e questa sua posizione strategica ha permesso che qui vi fossero insediamenti stabili già in epoca etrusca. Una corrente di pensiero ritiene infatti che il toponimo derivi dall'etrusco Le'mina.

Altre ipotesi più accreditate fanno risalire il nome al periodo della dominazione romana, e precisamente da Alenus (oppure Alena), probabile abitante di quell'epoca. Si sa che i Romani si stanziarono a Lenna già nel II secolo a.C. ed inclusero il paese, unitamente ai borghi limitrofi, in un pagus denominato pagus brembanus.

Qui sfruttarono le risorse minerarie (principalmente ferro) presenti nei monti circostanti, e crearono numerose vie di collegamento con il vicino pagus Saturnius (posto in Val Seriana), anch'esso con una florida attività estrattiva.

Questa attività fece la fortuna di Lenna, che prosperò anche durante il medioevo, quando la zona venne interessata da un crescente sviluppo demografico dovuto alle migliorate condizioni di vita, ma anche all'immigrazione di numerosi nuclei in fuga dalle lotte fratricide tra guelfi e ghibellini. In queste zone, soggette alla dominazione della famiglia dei Visconti, era notevole l'influenza ghibellina, che tuttavia non provocò alcun tipo di scontro.

Con l'avvento della dominazione veneta i commerci ebbero un ulteriore incremento, anche grazie alla costruzione della Via Priula, che collegava Bergamo con il Canton Grigioni. La Serenissima incluse Lenna nel dipartimento Oltre la Goggia e la rese un importante centro siderurgico, anche grazie allo sfruttamento dell'energia idrica che la zona offre, con le esportazioni (chiodi, spade ed attrezzi di lavoro) che arrivavano anche in Germania.

In questo periodo nacque e visse nel piccolo paese brembano il celebre architetto Mauro Codussi, noto per le sue opere nella città lagunare.

Gli eventi ed i successivi regimi politici non interessarono più di tanto il paese, almeno fino alla costruzione della ferrovia della val Brembana, avvenuta nel XIX secolo. Questa escluse dal proprio tragitto proprio Lenna, che cominciò a vivere un periodo di crisi economica.

Nel 1927 il regime fascista fece una grande opera di accorpamento tra parecchi comuni del regno d'Italia. Fu il caso anche di Lenna, che si trovò aggregato ai vicini Valnegra, Piazza Brembana e Moio de' Calvi in un unico comune denominato San Martino de' Calvi[4]. Soltanto nell'immediato dopoguerra, precisamente nel 1956, i comuni si separarono nuovamente, assumendo l'attuale conformazione[5].

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Il comune ha come simboli lo stemma e il gonfalone concessi con D.P.R. 12 marzo 2004.

Blasonatura stemma:

« Troncato: il primo, di rosso, al compasso aperto, di argento, accompagnato da tre stelle di sei raggi d'oro, bene ordinate, la stella in basso posta fra le aste del compasso; il secondo, di verde, al ponte di argento, a un solo arco, con l'impalcato in sbarra e in banda abbassata, esso ponte uscente dai fianchi e fondato sulla massa d'acqua di azzurro, fluttuosa di argento, fondata in punta. Ornamenti esteriori da Comune. »
(D.P.R. 12 marzo 2004)

Gonfalone: Drappo di giallo.

Il territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il ponte delle capre

Il territorio comunale offre ottimi colpi d'occhio, grazie al contesto naturalistico in cui è immerso. Numerose sono quindi le possibilità di escursioni sui monti circostanti, adatte ad ogni esigenza: dal principiante all'utente più esperto ed esigente.

A partire dal 2007 è stata inoltre inaugurata la ciclovia della valle Brembana, che costeggia il corso del fiume Brembo, offrendo lo spunto per passeggiate o gite in bicicletta.

Degni di nota sono il piccolo laghetto artificiale detto "della Vizzola", con annessa pineta, ed il ponte delle capre. Quest'ultimo, ristrutturato dopo l'alluvione del 1987, risale al XVII secolo ed è costruito con un'unica arcata in pietra.

Da visitare è l'oratorio di San Rocco che, edificato al XVI secolo, conserva un affresco recentemente portato alla luce durante lavori di restauro.

È inoltre presente la chiesa parrocchiale di San Martino Oltre la Goggia, risalente al XVII secolo. In comune con i vicini di Piazza Brembana, presenta un polittico di notevole fattura eseguito da Lattanzio di Rimini, statue e l'altare di Andrea Fantoni, nonché opere di Carlo Ceresa.

Infine merita menzione il Santuario della Madonna della Coltura che, risalente anch'esso al XVII secolo, venne edificato dopo l'apparizione della Madonna ad un piccolo garzone. All'interno della struttura si possono ammirare opere del Gozzi e di Carlo Ceresa.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[6]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

La ex stazione di Lenna

L'abitato era servito dalla stazione di Lenna, inizialmente denominata stazione di San Martino de' Calvi Sud, dotata di di un fascio merci dotato di magazzino ed era raccordata con un'impresa che spediva il legname proveniente dall'alta valle[7].

Fra i materiali spediti figuravano inoltre carichi di laterizi prodotti da una fabbrica fondata dall'imprenditore Giuseppe Oberti, attiva fra il 1876 e il 1964, che produceva mattonelle in cemento per pavimentazione e di piastrelle per mosaici commerciate in tutt'Italia; proprio in virtù dell'attivazione della ferrovia l'azienda arrivò ad occupare fino a un centinaio di persone[8].

L'impianto era posto lungo la ferrovia della Valle Brembana, attiva fra il 1906 e il 1966[9]; il sedime di parte della linea è stato trasformato, a partire dal 2007, nella ciclovia della valle Brembana.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2016.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Il toponimo dialettale è citato nel libro-dizionario di Carmelo Francia, Emanuele Gambarini (a cura di), Dizionario italiano-bergamasco, Torre Boldone, Grafital, 2001, ISBN 88-87353-12-3.
  4. ^ Regio Decreto 10 agosto 1927, n. 1522
  5. ^ Decreto del Presidente della Repubblica 28 giugno 1956, n. 867
  6. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  7. ^ Giulio Leopardi, Carlo Ferruggia, Luigi Martinelli, Treni e tramvie della Bergamasca, Clusone, Editrice Cesare Ferrari, 1988.
  8. ^ Roberto Boffelli e Gabriele Medolago, Lenna e le sue contrade, Comune di Lenna, 2004, pp. 261-262.
  9. ^ Giulio Leopardi, Carlo Ferruggia, Luigi Martinelli, Treni e tramvie della Bergamasca, Clusone, Editrice Cesare Ferrari, 1988.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN130536079 · GND: (DE4552669-2