Ubiale Clanezzo

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Ubiale Clanezzo
comune
Ubiale Clanezzo – Stemma Ubiale Clanezzo – Bandiera
Ubiale Clanezzo – Veduta
Veduta di Ubiale
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Provincia Provincia di Bergamo-Stemma.png Bergamo
Amministrazione
Sindaco Ersilio Gotti (lista civica di centrosinistra Nuovi orizzonti) dall'8-6-2009
Territorio
Coordinate 45°47′N 9°37′E / 45.783333°N 9.616667°E45.783333; 9.616667 (Ubiale Clanezzo)Coordinate: 45°47′N 9°37′E / 45.783333°N 9.616667°E45.783333; 9.616667 (Ubiale Clanezzo)
Altitudine 336 m s.l.m.
Superficie 7,35 km²
Abitanti 1 404[1] (31-12-2014)
Densità 191,02 ab./km²
Frazioni Clanezzo
Comuni confinanti Almenno San Salvatore, Capizzone, Sedrina, Strozza, Val Brembilla, Villa d'Almè
Altre informazioni
Cod. postale 24010
Prefisso 0345
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 016221
Cod. catastale C789
Targa BG
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti ubialesi
Patrono Madonna del Rosario (Ubiale) e san Gottardo (Clanezzo)
Giorno festivo Seconda domenica di ottobre e 4 maggio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Ubiale Clanezzo
Ubiale Clanezzo
Ubiale Clanezzo – Mappa
Posizione del comune di Ubiale Clanezzo nella provincia di Bergamo
Sito istituzionale

Ubiale Clanezzo (Clanès[2] o Übiàl Clenèss[3] in dialetto bergamasco) è un comune italiano di 1 404 abitanti della provincia di Bergamo in Lombardia.

Composto dai due borghi di Ubiale e Clanezzo, e situato all'imbocco della Val Brembana, dista circa 16 chilometri a nord dal capoluogo orobico.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La posizione, che colloca i due borghi in una zona in cui si verifica la confluenza tra le valli Brembilla, Imagna e Brembana, ha creato i presupposti per insediamenti umani fin dalla preistoria. Risalgono infatti al paleolitico superiore (databili attorno al X millennio a.C.), alcuni reperti archeologici riconducibili ad abitanti che si ritiene appartenessero ad insediamenti numericamente rilevanti e con una buona organizzazione, rinvenuti in località Piane o nelle grotte di Costa Cavallina, o in quelle denominate Büs dei Cornei e Büs di Laür.

Il ponte di Attone e la dogana.

Tuttavia i nuclei abitativi cominciarono a formarsi ed a svilupparsi soltanto parecchi secoli più tardi, grazie ai Romani. La loro presenza sul territorio, attestata dal ritrovamento di numerosi reperti tra cui spiccano monete e vasi, venne favorita dall'esistenza di vie di comunicazione che collegavano Clanezzo (ritenuto il centro più antico tra i due che compongono il comune) agli importanti territori di Lemine (l'attuale zona di Almenno), passando per Ubiale, attraversando il corso del fiume Brembo con un ponte di cui ancor oggi rimane un pilone.

Con la fine dell'impero romano il territorio vide un periodo di scarsa antropizzazione, almeno fino all'arrivo dei Franchi che, istituendo il Sacro Romano Impero, diedero vita al feudalesimo.

Inizialmente assegnate al Vescovo di Bergamo, queste terre cominciarono ad essere teatro degli scontri tra guelfi e ghibellini, tanto che in tutta la zona sorsero castelli e fortificazioni, tra cui spicca come imponenza ed importanza il castello di Clanezzo: di proprietà della famiglia ghibellina dei Dalmasano, che vide tra i suoi esponenti Beltramo e Unguerrando, fu al centro dei principali eventi che riguardarono le contrade limitrofe.

Su di esso cominciarono a circolare numerose leggende nonché ad addensarsi un alone di mistero, vista l'inaccessibilità del luogo e la terribile fama di cui godevano i proprietari.

Nel corso del XIV secolo numerosi furono gli scontri che riguardarono il borgo che, legato al vicino Brembilla, combatté a lungo contro gli abitanti della valle Imagna, schierati con la fazione guelfa, causando devastazioni territoriali e numerose perdite umane.

La situazione ritornò alla tranquillità a partire dall'inizio del XV secolo quando, unitamente al resto della provincia bergamasca, venne posto sotto il dominio della Repubblica di Venezia, la quale emanò una serie di provvedimenti volti a migliorare la situazione sociale ed economica. La Serenissima ordinò la distruzione del castello della famiglia Dalmasano, rea di essersi opposta all'arrivo dei veneti, ma diede anche notevole impulso alla basse valle Brembana creando la via Priula, strada che, attraversando l'intera valle, collegava il capoluogo orobico con i territori del canton Grigioni.

Questa diede grande impulso ai borghi di Clanezzo ed Ubiale che, nonostante la strada passasse sull'opposto versante della valle in località Sedrina, poterono migliorare i trasporti ed i commerci.

L'economia è sempre stata imperniata sull'agricoltura e sull'allevamento, situazione che ha impedito uno sviluppo economico del borgo e dei propri abitanti, da secoli costretti ad intraprendere l'avventura dell'emigrazione, nonostante si fosse sviluppata anche l'attività estrattiva riguardante materiali come quarzo e calcare.

I secoli successivi videro l'arrivo della dominazione francese al termine del XVIII secolo, a cui poi subentrarono nel 1815 gli austriaci, per poi passare definitivamente al Regno d'Italia nel 1859, senza che nel paese avvenissero episodi di rilevanza politica.

Storia amministrativa[modifica | modifica wikitesto]

In epoca medievale i due borghi di Ubiale e Clanezzo risultavano essere aggregati al vicino centro di Brambilla, rendendosi autonomi da esso tra il XV ed il XVI secolo con il nome di Brambilla Vecchia. In quel tempo il neonato comune assorbì entro i propri confini anche le porzioni territoriali di Strozza e Capizzone poste alla sinistra del torrente Imagna.

Al termine del XVIII secolo perse la sua autonomia: Clanezzo venne aggregato a Capizzone, mentre Ubiale passò a Brambilla. Questa versione è tuttavia contraddetta da dati del Formaloni che, nel 1777, considerava ancora i due borghi in un'unica entità amministrativa autonoma.[4]

Con l'instaurazione della Repubblica Cisalpina il territorio viene nuovamente riunito in comune, con la denominazione di Clenesso con Ubiale. Da allora i confini non vennero più cambiati: le uniche modifiche riguardarono il nome che cambiò prima in Clenesso (durante la dominazione austriaca), poi in Clanezzo (con l'avvento del Regno d'Italia), ed infine nell'attuale Ubiale Clanezzo.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Il ponte detto di Attone.

L'edificio di maggior richiamo sia artistico che storico è il castello di Clanezzo. Situato in posizione dominante e risalente al periodo medievale, ma ricostruito nel XVII secolo, è attualmente utilizzato anche per feste e banchetti privati. Presenta un ottimo stato di conservazione sia della struttura che delle torri, frutto di numerosi interventi di restauro.

Sempre in ambito medievale merita menzione il ponte di Attone, edificato per conto del conte di Lecco Attone di Guiberto, interessato da un recente intervento di recupero, bellissimo esempio di architettura che permetteva il superamento del torrente Imagna collegando Clanezzo con Almenno.

Nelle immediate vicinanze si può ammirare anche la dogana di Clanezzo, anch'essa in ottimo stato di conservazione.

In ambito religioso meritano menzione sia la chiesa parrocchiale di San Bartolomeo e San Bernardino di Ubiale che la chiesa parrocchiale di San Gottardo di Clanezzo. La prima, costruita nel 1738, custodisce opere di tutto rispetto, tra cui spicca un dipinto di Maria con i due santi patroni, opera di Vincenzo Angelo Orelli. La seconda chiesa invece risale al XVII secolo, anche se presenta un sostanziale rifacimento di due secoli più tardi: al proprio interno si trovano dipinti di Gioacchino Manzoni e della scuola di Carlo Ceresa.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[5]
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Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Clanezzo era servita dall'omonima stazione posta lungo la ferrovia della Valle Brembana, attiva fra il 1906 e il 1966[6].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2014.
  2. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 675.
  3. ^ Il toponimo dialettale è citato nel libro-dizionario di Carmelo Francia, Emanuele Gambarini (a cura di), Dizionario italiano-bergamasco, Torre Boldone, Grafital, 2001, ISBN 88-87353-12-3.
  4. ^ Paolo Oscar e Oreste Belotti, Atlante storico del territorio bergamasco - Bergamo, Monumenta Bergomensia LXX, 2003
  5. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  6. ^ Giulio Leopardi, Carlo Ferruggia, Luigi Martinelli, Treni e tramvie della Bergamasca, Clusone, Editrice Cesare Ferrari, 1988.

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