Almè

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Almè
comune
Almè – Stemma Almè – Bandiera
Almè – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Bergamo-Stemma.png Bergamo
Amministrazione
SindacoMassimo Bandera (Lega Nord) dal 06-06-2016
Territorio
Coordinate45°44′13″N 9°36′55″E / 45.736944°N 9.615278°E45.736944; 9.615278 (Almè)Coordinate: 45°44′13″N 9°36′55″E / 45.736944°N 9.615278°E45.736944; 9.615278 (Almè)
Altitudine294 m s.l.m.
Superficie2 km²
Abitanti5 612[2] (30-4-2017)
Densità2 806 ab./km²
Comuni confinantiAlmenno San Bartolomeo, Almenno San Salvatore, Paladina, Sorisole, Villa d'Almè
Altre informazioni
Cod. postale24011
Prefisso035
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT016005
Cod. catastaleA214
TargaBG
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climaticazona E, 2 418 GG[3]
Nome abitantialmensi
Patronosan Giovanni Battista[1]
Giorno festivo24 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Almè
Almè
Almè – Mappa
Posizione del comune di Almè nella provincia di Bergamo
Sito istituzionale

« …terra di qua dal Brembo in piano al piedi dei monti de Villa de Almè, confina fin a riva di Brembo »

(Giovanni da Lezze)

Almè (Almè[4] o Lmé[5] in dialetto bergamasco) è un comune italiano di 5 612 abitanti della provincia di Bergamo, in Lombardia. Situato tra l'imbocco della Val Brembana e la piana di Almenno, sulla sponda sinistra del fiume Brembo, dista circa 8 chilometri a nord-ovest dal capoluogo orobico.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I primi segni della presenza umana risalgono all'epoca preistorica, periodo al quale risalgono i resti di alcune abitazioni su palafitta rinvenuti sulle sponde del fiume Brembo.

In seguito il territorio venne interessato da piccoli insediamenti stabili di popolazioni appartenenti al gruppo dei Liguri, a cui subentrarono gli Etruschi nel periodo dell'età del bronzo ed i Galli Cenomani tra il V ed il IV secolo a.C. Questi caratterizzarono fortemente il territorio, inserendolo nel contesto dell'insediamento di Lemine.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Lemine.

Successivamente si verificò la dominazione romana, i cui abitanti si fusero con quelli di origine celtica presenti precedentemente. Anche gli insediamenti ebbero un notevole sviluppo, favoriti dalla costruzione di un'importante strada di comunicazione, utilizzata principalmente dai militari, che collegava la città orobica con quella di Lecco, da cui poi era possibile raggiungere il nord Europa.

La costruzione di questa via prevedeva anche la costruzione di un ponte, denominato ponte della Regina, che superava il fiume Brembo collegando il borgo di Almè alla piana di Almenno.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Ponte di Lemine.

Questa favorì notevolmente la trasformazione del sito da postazione militare a centro demico, rinominato quindi pagus Lemennis. Altri sono i resti del periodo romano, tra cui spicca un'incisione su pietra, attualmente conservata presso il Museo archeologico di Bergamo, recante la seguente iscrizione:

« Martia lis reburri V.S.L.M. – P.F. et hygia Silvano »

Con il termine dell'impero romano il territorio visse un periodo di scarsa antropizzazione, terminato con l'arrivo della popolazione dei Longobardi nel VI secolo, che diede vita alla curtis lemennis, inserita nel ducato di Bergamo.

A questa popolazione subentrarono, a partire dall'VIII secolo, i Franchi, con i quali Lemine diventò un beneficium entrando nell'ordinamento e nel costume feudale. Inizialmente i territori vennero dati in feudo ai conti Gisalbertini di Bergamo, a cui subentrò il vescovo di Bergamo, il quale in seguito li diede in gestione ai monaci della valle di Astino, come citato in documenti del 1234.

Il toponimo ebbe a formarsi in questi anni derivante dal nome della zona, Lemine, poi diventato Lemen in Plano e successivamente abbreviato in Almè.

Nel corso del XIV secolo il territorio venne interessato dalle violente lotte di fazione tra guelfi e ghibellini, con Almè schierato con questi ultimi e conseguentemente soggetto alle incursioni guelfe.

In quegli anni il borgo di Almè vide un progressivo ma inesorabile declino, e la sua importanza andò scemando già nel XIV secolo, dovuta al sempre minore utilizzo della strada per Lecco, favorita dal crollo del ponte della regina, avvenuto nel 1493.

Poco interessato dai regimi che si susseguirono nella provincia di Bergamo, passò alla Repubblica di Venezia nel XV secolo, con la quale terminarono gli scontri tra fazioni avverse, alla Repubblica Cisalpina nel 1797, al Regno Lombardo-Veneto nel 1815 ed infine al Regno d'Italia nel 1859, durante i quali venne più volte unito amministrativamente al vicino paese di Villa d'Almè, l'ultima delle quali avvenuta nel 1927, con la definitiva autonomia sopraggiunta soltanto nel 1948.

La vecchia stazione di Almè

Almè era servita dalle stazioni di Paladina e di Almè poste lungo la ferrovia della Valle Brembana, attiva fra il 1906 e il 1966[6].

Blasonatura stemma e gonfalone[modifica | modifica wikitesto]

Stemma:

Di rosso alle tre cotisse d'argento, poste in banda; sul tutto due torri dello stesso, murate di nero. Ornamenti esteriori di Comune. (D.P.R. del 19 aprile 1956)

Gonfalone:

Drappo partito di bianco e di rosso...

Luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa nuova di Almè

Nel paese si possono ancora osservare alcuni scorci dall'alto contenuto storico: è il caso del quartiere del Borghetto, in cui sono ancora visibili segni di antiche fortificazioni, e della piazza San Fermo dove si trova un'antica torre risalente all'XI secolo.

In ambito religioso molto interessante è la vecchia chiesa parrocchiale, di cui si hanno notizie già nel XV secolo. Ampliata e ristrutturata nel corso del XVIII e del XIX secolo, è stata sconsacrata in seguito alla costruzione della nuova chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista e Santa Maria Assunta, avvenuta nel 1956. Al suo interno si possono ammirare interessanti opere, tra cui spiccano dipinti di Carlo Ceresa e di Palma il Vecchio, appartenuti alla vecchia chiesa, nella quale suonano ancora le campane dal momento che l'attuale non è dotata di torre campanaria.

Infine degne di nota sono Villa Carnazzi e Villa Odoni-Mismetti, costruzioni signorili risalenti al XVIII secolo.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[7]


Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Statuto comunale
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 aprile 2017.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  4. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 21.
  5. ^ Carmelo Francia, Emanuele Gambarini (a cura di), Dizionario italiano-bergamasco, Torre Boldone, Grafital, 2001, ISBN 88-87353-12-3.
  6. ^ Giulio Leopardi, Carlo Ferruggia, Luigi Martinelli, Treni e tramvie della Bergamasca, Clusone, Editrice Cesare Ferrari, 1988.
  7. ^ Statistiche I.Stat ISTAT  URL consultato in data 28-12-2012.

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