Castelli Calepio

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Castelli Calepio
comune
Castelli Calepio – Stemma Castelli Calepio – Bandiera
Castelli Calepio – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Provincia Provincia di Bergamo-Stemma.png Bergamo
Amministrazione
Sindaco Giovanni Benini (Forza Italia) dal 25/05/2014
Territorio
Coordinate 45°38′N 9°54′E / 45.633333°N 9.9°E45.633333; 9.9 (Castelli Calepio)Coordinate: 45°38′N 9°54′E / 45.633333°N 9.9°E45.633333; 9.9 (Castelli Calepio)
Altitudine 233 m s.l.m.
Superficie 10,15 km²
Abitanti 10 435[1] (31-08-2011)
Densità 1 028,08 ab./km²
Frazioni Tagliuno (capoluogo)

Calepio, Cividino, Quintano,

Comuni confinanti Capriolo (BS), Credaro, Gandosso, Grumello del Monte, Palazzolo sull'Oglio (BS)
Altre informazioni
Cod. postale 24060
Prefisso 035
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 016062
Cod. catastale C079
Targa BG
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Nome abitanti tagliunesi, cividinesi, calepini, quintanesi
Patrono Vari (vedi articolo)
Giorno festivo Vari (vedi articolo)
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Castelli Calepio
Castelli Calepio
Posizione del comune di Castelli Calepio nella provincia di Bergamo
Posizione del comune di Castelli Calepio nella provincia di Bergamo
Sito istituzionale
Borgo di Calepio
Filari di viti situati sulle colline di Castelli Calepio
Castello di Tagliuno (ora proprietà privata)

Castelli Calepio (Castèi Calèpe in dialetto bergamasco[2]) è un comune italiano di 10.113 abitanti della provincia di Bergamo, in Lombardia.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Il comune (insieme di 4 paesi) è situato pochi chilometri a sud del Lago d'Iseo sulla sponda bergamasca del Fiume Oglio nella zona chiamata Valcalepio (dove si produce l'omonimo vino DOC). La distanza dal capoluogo di provincia è di circa 20 chilometri ad est. Il suo territorio è caratterizzato a nord dalle propaggini meridionali delle alture del Sebino che degradano verso sud nell'alta pianura fiancheggiata dal fiume Oglio.

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Il comune è composto da quattro frazioni: Tagliuno, che è la sede del municipio, nella parte nord-ovest, Calepio a nord-est, Cividino a sud-est e Quintano a sud-ovest.
È possibile raggiungere Castelli Calepio oltre che con le strade provinciali anche attraverso l'Autostrada A4 Milano-Venezia, l'uscita Ponte Oglio si trova sul territorio del comune.

Dal punto di vista economico accanto all'antico e tradizionale sviluppo dell'agricoltura e soprattutto della viticoltura tipico di tutta la zona della valle, nel corso degli ultimi cinquant'anni si sono aggiunti importanti insediamenti artigianali e industriali: soprattutto bottonifici, aziende metalmeccaniche, produzioni di materie plastiche, pelletterie e tessile-abbigliamento; ben sviluppato rimane ancora il commercio al dettaglio nonostante la concorrenza della grande distribuzione.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il primo nucleo abitato di Calepio era conosciuto sicuramente già al tempo dei Romani e risalgono all'Alto Medioevo, precisamente nel periodo carolingio, i primi documenti con riferimenti ad un Vico Castro Calepio e a Taliuno, dove, sempre in questo periodo vennero costruiti i due castelli: quello di Tagliuno dai conti Marenzi e quello di Calepio dai conti omonimi.

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Castello di Calepio.

Il toponimo di Castelli Calepio è relativamente recente, risale infatti al 1927, anno in cui ci fu l'accorpamento dei paesi di Tagliuno e Calepio con le frazioni in un unico comune. Di lontanissima origine è invece il nome antico, sembra che il nome Calepio derivi dal greco Kalon (bello, buono) ed èpion, interpretato come terra del buon vino.

Il vecchio borgo medievale di Calepio è dominato dal castello originariamente costruito intorno all'anno 1000 dai feudatari del posto che dall'anno 1240 iniziarono a chiamarsi Conti di Calepio. Il castello venne poi ricostruito nel 1430 e vide le gesta del condottiero Trussardo da Calepio che, nella guerra tra i milanesi e i veneziani, scelse di allearsi con la Repubblica di Venezia sconfiggendo le truppe Viscontee. L'appoggio a Venezia fece guadagnare alla casata il decreto ducale del feudo su tutta la valle, rinnovato poi con un altro decreto nel 1662. Un famoso discendente di Trussardo fu Ambrogio da Calepio che elaborò il primo dizionario multilingue detto appunto "Calepino" del 1502.

Un altro personaggio storico da ricordare è il cantante lirico di Tagliuno Ignazio Marini coetaneo di Giuseppe Verdi e molto stimato dal compositore che lo volle come interprete di molte sue opere.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[3]


Arte[modifica | modifica wikitesto]

Castello dei conti Calepio

Dal punto di vista artistico oltre al già citato castello meritano di essere ricordati:

Villa Marini

Ricorrenze e manifestazioni[modifica | modifica wikitesto]

La festa patronale è diversa per ognuna della quattro frazioni in cui è diviso il comune:

La ricorrenza della Madonna delle Vigne (in dialetto Madóna dele gatole) risale al 1781: gli abitanti di Tagliuno l'anno prima avevano fatto un voto solenne impegnandosi anche per i discendenti a celebrare una festa in onore di Maria nel caso avesse liberato i vigneti dalla piaga dei bruchi (gatole) che li infestavano ormai da parecchi anni provocando gravi carestie, in effetti quell'anno i bruchi tornarono ma in quantità molto inferiore e non crearono gravi danni, quindi da quel momento a Tagliuno si festeggia questa ricorrenza.

Un'iniziativa che si svolge ogni anno è Arte in Castello, il cui scopo è quello di far conoscere scultori e pittori contemporanei tramite una mostra allestita nel castello di Calepio.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Fra il 1901 e il 1921 la frazione Tagliuno ospitò una fermata lungo la tranvia Bergamo-Trescore-Sarnico[4].

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

Sono presenti numerose società calcistiche delle varie frazioni a livello dilettantistico, suddivise nelle varie categorie. Tutte condividono il centro sportivo comunale della frazione di Cividino dove è presente il campo principale in erba naturale con una pista olimpica regolamentare e un secondo campo in erba artificiale. La principali squadre di calcio del paese sono la A.S.D. Valcalepio Calcio e la A.S.D. Castellese Calcio entrambe inserite nel campionato di 1ª Categoria girone F. Per la prima volta nella stagione 2014-2015 le due formazioni calepine hanno affrontato lo stesso campionato dando vita in data 05/10/2014 e in data 08/02/2015 ad uno storico derby, vinto nel girone d'andata dalla Valcalepio e terminato con un pareggio nel girone di ritorno. Entrambe le compagini affronteranno il campionato 2015-2016 nuovamente nello stesso girone del campionato di 1ª categoria.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Il toponimo dialettale è citato nel libro-dizionario di Carmelo Francia, Emanuele Gambarini (a cura di), Dizionario italiano-bergamasco, Torre Boldone, Grafital, 2001, ISBN 88-87353-12-3.
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  4. ^ Francesco Ogliari e Franco Sapi, Albe e tramonti di prore e binari, a cura degli autori, Milano, 1963.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Luigi Brentani, Dizionario illustrato dei maestri d'arte ticinesi, I, Noseda, Como 1937.
  • L. Angelini, Vicende e restauri della chiesa e convento di S. Nicolò ai Celestini in Bergamo, Bergamo 1939.
  • P.G. Galizzi, La parrocchiale di S. Pellegrino dalle origini ai restauri del 1941, in Bergomum, 2, Bergamo 1942, 13.
  • L. Angelini, Pareti, volte e soffitti nel Settecento bergamasco, in Rivista di Bergamo 1961.
  • Edoardo Agustoni, Ivano Proserpi, Decorazioni a stucco del XVII secolo in edifici religiosi del Sottoceneri: cambiamenti, evoluzioni, ripetitività ed influenze, in Rivista Svizzera d'Arte e d'Archeologia, 46, 1989.
  • Edoardo Agustoni, Ivano Proserpi, Decorazioni a stucco del Settecento nel Luganese e nel Mendrisiotto, in Arte+Architettura in Svizzera, Bollettino per i membri della Società di Storia dell'Arte in Svizzera, 3, 1995, 272-273.
  • Luigi Pagnoni, Chiese parrocchiali bergamasche: appunti di storia e arte, Bergamo 1992, 324.
  • S. Langè, G. Pacciarotti, Barocco Alpino. Arte e architettura religiosa del Seicento: spazio e figuratività, Milano 1994, 220.
  • Paolo Mazzariol, I Camuzio di Montagnola. Stuccatori a Bergamo e nel Bergamasco, in Giorgio Mollisi (a cura di), Svizzeri a Bergamo nella storia, nell'arte, nella cultura, nell'economia dal '500 ad oggi. Campionesi a Bergamo nel Medioevo, Arte&Storia, anno 10, numero 44, settembre-ottobre 2009, 236-245 (con ampia bibliografia).
  • Graziella Colmuto Zanella, La trasformazione della chiesa a metà del Settecento, in G. Spinelli (a cura di), Il Monastero di S. Benedetto in Bergamo (secoli XII-XX), III, Bergamo 2009.

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