Piazza Brembana

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Piazza Brembana
comune
Piazza Brembana – Stemma Piazza Brembana – Bandiera
Piazza Brembana – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Provincia Provincia di Bergamo-Stemma.png Bergamo
Amministrazione
Sindaco Geremia Arizzi (lista civica area centrosinistra) dall'08/06/2009
Territorio
Coordinate 45°56′50″N 9°40′30″E / 45.947222°N 9.675°E45.947222; 9.675 (Piazza Brembana)Coordinate: 45°56′50″N 9°40′30″E / 45.947222°N 9.675°E45.947222; 9.675 (Piazza Brembana)
Altitudine 518 m s.l.m.
Superficie 6,77 km²
Abitanti 1 210[1] (30-11-2016)
Densità 178,73 ab./km²
Comuni confinanti Camerata Cornello, Cassiglio, Lenna, Olmo al Brembo, Piazzolo, Valnegra
Altre informazioni
Cod. postale 24014
Prefisso 0345
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 016164
Cod. catastale G579
Targa BG
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti Piazzesi
Patrono san Martino
Giorno festivo 11 novembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Piazza Brembana
Piazza Brembana
Piazza Brembana – Mappa
Posizione del comune di Piazza Brembana nella provincia di Bergamo
Sito istituzionale

Piazza Brembana (Piassa in dialetto bergamasco[2]) è un comune italiano di 1210 abitanti della provincia di Bergamo, in Lombardia. Posto nell'alta Val Brembana, alla confluenza tra i due rami del fiume Brembo, dista 37 circa chilometri a nord dal capoluogo orobico. È il comune capoluogo della Comunità Montana della Valle Brembana.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Toponimo[modifica | modifica wikitesto]

Il significato del toponimo deriva dal terreno su cui sorge il paese, una piccola spianata nei pressi della confluenza dei due tronchi principali del fiume Brembo: Piazza Brembana appunto.

L'età antica[modifica | modifica wikitesto]

I primi insediamenti umani risalgono al II secolo a.C. quando i Romani inclusero il paese, unitamente ai borghi limitrofi, in un pagus denominato pagus brembanus.

I nuovi colonizzatori sfruttarono le risorse minerarie (principalmente ferro) presenti nei monti circostanti, e crearono numerose vie di collegamento con il vicino pagus Saturnius (posto in Val Seriana), anch'esso con una florida attività estrattiva.

Il Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Questa attività fece sì che l'intera zona prosperasse anche durante il medioevo, quando il borgo venne interessato da un crescente sviluppo demografico dovuto alle migliorate condizioni di vita, ma anche all'immigrazione di numerosi nuclei in fuga dalle lotte fratricide tra guelfi e ghibellini. In queste zone, soggette alla dominazione della famiglia dei Visconti in cui era notevole l'influenza ghibellina, non si verificarono scontri tra le opposte fazioni.

Con l'avvento della dominazione veneta i commerci ebbero un ulteriore incremento, anche grazie alla costruzione della Via Priula, strada che collegava Bergamo con il Canton Grigioni.

L'età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

La Serenissima inoltre pose Piazza (che restò il nome del paese fino al 1866) come centro commerciale ed amministrativo del dipartimento Oltre la Goggia, di cui facevano parte tutti i paesi dell'alta valle Brembana. Anche i regimi che si succedettero in seguito mantennero nel paese le principali istituzioni a livello amministrativo.

Un ulteriore impulso all'economia ed ai trasporti venne dato dalla costruzione, avvenuta nel 1926, della tratta della Ferrovia della Valle Brembana, che da San Pellegrino portava il capolinea a Piazza Brembana. La linea fu soppressa nel 1967.

Nel 1927 il regime fascista fece una grande opera di accorpamento tra parecchi comuni del regno d'Italia. Fu il caso anche di Piazza Brembana, che si trovò aggregato ai vicini Valnegra, Lenna e Moio de' Calvi in un unico comune denominato San Martino de' Calvi[3]. Soltanto nel 1956 i comuni si separarono nuovamente, assumendo l'attuale conformazione[4].

Tra i personaggi celebri nati nel paese meritano una citazione: Giacomo Calegari, noto pittore vissuto a cavallo tra il XIX ed il XX secolo, Girolamo Calvi, musicista e letterato del XIX secolo, ed i quattro Fratelli Calvi: Attilio, Santino, Natale e Giannino, eroi della prima guerra mondiale.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Il Duomo[modifica | modifica wikitesto]

Il Duomo, dedicato a San Martino, riedificato nel XIX secolo in luogo di un precedente edificio di culto risalente all'anno 1000, è in comune con il vicino paese di Lenna. In stile neogotico, al proprio interno presenta un polittico di notevole fattura eseguito da Lattanzio di Rimini, statue di Andrea Fantoni, nonché opere di Carlo Ceresa.

Chiesa di San Bernardo[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di San Bernardo, edificata nel XV secolo, che, situata nel centro del paese, custodisce opere di Andrea Vicentino. A fianco di questo edificio venne successivamente costruito un convento di monache francescane.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[5]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

La stazione ferroviaria

La stazione di Piazza Brembana, inizialmente denominata Stazione di San Martino de' Calvi Nord, rappresentava il capolinea settentrionale della ferrovia della Valle Brembana, attiva fra il 1906 e il 1966.

L'impianto disponeva di un fascio merci dotato di magazzino ed era raccordato con un'impresa che spediva il legname proveniente dall'alta valle[6].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2016.
  2. ^ Il toponimo dialettale è citato nel libro-dizionario di Carmelo Francia, Emanuele Gambarini (a cura di), Dizionario italiano-bergamasco, Torre Boldone, Grafital, 2001, ISBN 88-87353-12-3.
  3. ^ Regio Decreto 10 agosto 1927, n. 1522
  4. ^ Decreto del Presidente della Repubblica 28 giugno 1956, n. 867
  5. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  6. ^ Giulio Leopardi, Carlo Ferruggia, Luigi Martinelli, Treni e tramvie della Bergamasca, Clusone, Editrice Cesare Ferrari, 1988.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN150417121
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