Cortenuova

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando il quasi omonimo comune della provincia di Lecco, vedi Cortenova.
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando l'unica frazione del comune limitrofo di Martinengo, vedi Cortenuova di Sopra.
Cortenuova
comune
Cortenuova – Stemma Cortenuova – Bandiera
Cortenuova – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Provincia Provincia di Bergamo-Stemma.png Bergamo
Amministrazione
Sindaco Gianmario Gatta (lista civica L'Arcobaleno futuro per Cortenuova) dall'08/06/2009
Territorio
Coordinate 45°32′20.33″N 9°47′16.3″E / 45.53898°N 9.78786°E45.53898; 9.78786 (Cortenuova)Coordinate: 45°32′20.33″N 9°47′16.3″E / 45.53898°N 9.78786°E45.53898; 9.78786 (Cortenuova)
Altitudine 133 m s.l.m.
Superficie 7,35 km²
Abitanti 1 958[1] (30-11-2016)
Densità 266,39 ab./km²
Comuni confinanti Calcio, Cividate al Piano, Covo, Martinengo, Romano di Lombardia
Altre informazioni
Cod. postale 24050
Prefisso 0363
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 016083
Cod. catastale D066
Targa BG
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Nome abitanti cortenuovesi
Patrono S. Alessandro martire, compatrona santa Fausta
Giorno festivo 26 agosto; 4ª domenica di settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Cortenuova
Cortenuova
Cortenuova – Mappa
Posizione del comune di Cortenuova nella provincia di Bergamo
Sito istituzionale

Cortenuova (Cor-nöa in dialetto bergamasco[2]) è un comune italiano di 1.958 abitanti della provincia di Bergamo, in Lombardia.

Situato ai margini orientali della pianura bergamasca, tra la sponda sinistra del fiume Serio e quella destra del fiume Oglio, dista circa 24 chilometri a sud-est dal capoluogo orobico.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'antichità[modifica | modifica wikitesto]

Questo piccolo centro della pianura bergamasca può essere considerato uno dei paesi più ricchi di storia dell'intera provincia. IL suo territorio era popolato già in epoca romana dopo l'opera di centuriazione della pianura bgergamasca (epoca imperuiale). Al riguardo sul territorio comunale sono stati rinvenuti resti di villae rusticae, tombe, epigrafi e un'ara dedicata a Minerva.

L'Alto Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

La nascita della Curtis ( villaggio agricolo al centro di un latifondo) si deve ai Longobardi che invasero l'Italia settentrionale nell'anno 568. Questo latifondo e la relativa curtis erano di proprietà demaniale (curtis regia) dei sovrani longobardi. Questo insediamento ebbe un notevole sviluppo in epoca carolingia, trovandosi lungo l'importante arteria che univa direttamente Milano a Brescia e fu usato come luogo di sosta dai sovrani franchi in viaggio tra la Francia e le Venezie. Infatti è documentato per la prima volta in un privilegio concesso ai monaci di Bobbio da Carlomanno, re d'Italia e di Baviera, mentre era in viaggio da Milano a Brescia il 19 ottobre dell'anno 877. Il documento si conclude con le parole "Actum in Curte Nova Villa Regia in Dei nomine feliciter". Dall'anno 830 è documentata l'antica parrocchiale di S. Martino di Spineto che sorgeva appena a monte dell'abitato verso Cortenuova di Sopra. Cortenuova cessò di essere curtis regia nel secolo X quando passò nelle mani di vari feudatari. Nell'anno 915 il proprietario del tempo, il conte Didone di Vidalengo, cedette in permuta Cortenyuova e l'intera proprietà (di circa 20.000 ettari) al vescovo di Bergamo. Il vescovo Ambrogio II da Martinengo nei primi anni dell'anno Mille vi fece erigere un castello e lo cedette poi in feudo alla sua famiglia. Si deve ai vescovi bergamaschi l'erezione della chiesa castellana di Sant'Alessandro appena esterna alle mura del castello. Verso la prima metà del secolo XII Oberto Martinengo pose la propria residenza nel castello di Cortenuova, dando origine al ramo dei Conti di Cortenova. Nel secolo successivo, nel corso delle lotte tra Comuni e Impero, i Conti di Cortenova passarono al partito guelfo, suscitando l'ira dei comuni ghibellini di Bergamo e Cremona. Infatti il territorio della Contea di Cortenuova veniva a costiruire un corridoio che univa le principali tra loro le importanti città guelfe di Milano e Brwescia, separando nel contempo le città alleate ghibelline di Bergamo e Cremona.

Nei pressi di Cortenuova si scontrarono i due più grandi eserciti di tutto il medioevo: quello di Federico II di Svevia e dei suoi alleati ghibellini (Ezzelino da Romano, il marchese di Monferrato, le città ghibelline di Bergamo, Cremona, Pavia e Como, la cavalleria tedesca, truppe ungheresi e boeme, e arcieri saraceni di Lucera) e quello della Lega Lombarda (le città guelfe di Milano, Brescia, Mantova, Piacenza, Alessandria, Venezia, ecc.); in tutto circa 15-20.000 armati per ciascun esercito. All'arrivo dell'Imperatore, a fine ottobre 1237, l'esercito della Lega se ne stava accampato in territorio bresciano presso Manerbio, protetto dai torrenti in piena Mella e Risignolo. Avvicinandosi l'inverno, l'esercito della Lega sperava che l'Inperatore rinviasse le ostilità alla primavera seguente e, pertanto, non accettò mai lo scontro in campo aperto. Furono probabilmente bergamaschi e cremonesi a suggerire a Federico di fingere di dirigersi su Cremona per passarvi l'inverno, costringendo così gli avversari a levare il campo da Manerbio per ritornare verso Milano. Sulla strada del ritorno avrebbero dovuto accamparsi per la notte sotto le mura di Cortenuova, come avevano fatto alcune settimane prima quando erano andati in aiuto dei Bresciani. E a Cortenuova l'imperatore avrebbe potuto aspettarli risalendo dal suo accampamento di Pontevico a Soncino e nascondendosi poi nei boschi del Covello appena un miglio a Sud di Cortenuova. Nel pomeriggio del 27 novembre, mentre l'avanguardia della Lega stava alzando le tende per la notte, il presidio bergamasco del castello di Cividate segnalò a Federico, con una fumata, il completamento del passaggio dell'Oglio da parte dei suoi avversari diretti verso l'erigendo accampamento. L'attacco iniziò con gli arcieri saraceni, seguiti poi dalla fanteria imperiale. E fu subito subito una strage tra i guelfi. Solo poche migliaia riuscirono a raggiungere il carroccio sotto le mura di Cortenuova e a difenderlo fino al calar delle tenebre. In poche ore rimasero sul campo oltre diecimila tra morti e prigionieri. Poco più di un migliaio di superstiti, insieme con gli abitanti di Cortenuova, riuscirono nel corso della notte ad eludere la sorveglianza degli imperiali e a raggiungere la Valle Seriana e, da qui, attraverso le montagne e la Val Taleggio a trovare rifugio in Valsassina. Gli abitanti di Cortenuova rimasero invece nella valle di Serina, dando origine al diffusissimo cognome "Cortinovis". Il giorno successivo alla battaglia l'Iperatore saccheggiò il castello e il borgo di Cortenuova, consegnandolo poi ai Bergamaschi, che lo rasero al suolo e ne proibirono la ricostruzione. I resti del Carroccio furono riconsciuti e ricomposti: il grande carro sfilò nel trionfo celebrato da Federico a Cremona, poi fu inviato in Campidoglio come omaggio al popolo romano, ma col palese intento di spaventare il Papa protettore della Lega e dei Guelfi. L'ETà MODERNA Il territorio di Cortenuova rimase deserto per quasi due secoli. Cominciò ad essere ripopolato solamente nella seconda metà del XV secolo, soprattutto ad opera di Bartolomeo Colleoni, che ebbe in feudo anche queste terre. Tuttavia il nuovo villaggio non superò mai 300 abitanti se non nel corso del Settecento. La nuova piccola comunità fu ricostituita su un territorio ridotto a circa un terzo di quello dell'antica Contea. Il paese superò le mille anime a fine Ottocento per arrivare alle attuali duemila.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa parrocchiale di Sant'Alessandro[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa Parrocchiale di Sant'Alessandro risale, per il nucleo originale, probabilmente al X secolo, anche se nel corso del XV secolo venne totalmente ricostruita in stile tardo gotico per volontà della famiglia Colleoni. Successive ristrutturazioni furono effettuate alla fine del Settecento in stile neoclassico. A fine Ottocento fu infine ampliata a tre navate.

Santuario di Santa Maria del Sasso[modifica | modifica wikitesto]

Di grande pregio il Santuario di Santa Maria del Sasso, l'unica costruzione sopravvissuta alla distruzione del 1237, grazie alla sua posizione discosta dal centro abitato. L'edificio originario, noto come Santa Maria in campagna, risale al XII secolo quando era proprietà del monastero benedettino di Vallalta. Nel XV secolo fu ampliato in stile tardo gotico e ornato di affreschi (ne sopravvivono alcune tracce sulla parete destra). A metà Settecento la chiesa subì radicali trasformazioni in stile rococò con pregevoli stucchi di Muzio Camusso e dei pittori Raggi e Orelli, tutti artisti ticinesi. Di particolare pregio la statua lignea quattrocentesca della Madonna.,

ili[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Colleoni costruito nel 1760 a nord del centro abitato, su progetto dell'architetto bergamasco Filippo Alessandri, conserva alcune belle sale con stucchi e affreschi, tra cui quello del salone d'onore eseguito dal Domenghini a fine Ottocento. Altri edifici di un certo pregio sono Villa Cipriana e Palazzo Passi, ora Quarti., entrambi tardo settecenteschi.

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Dell'antico castello restano solo tracce nell'assetto urbano del centro storico e resti di basamento delle mura perimetrali sul lato settentrionale.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[3]

Religione[modifica | modifica wikitesto]

La religione prevalente è quella cristiana cattolica, ma si segnala la presenza di una piccola comunità sikh.[4]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2016.
  2. ^ Il toponimo dialettale è citato nel libro-dizionario di Carmelo Francia, Emanuele Gambarini (a cura di), Dizionario italiano-bergamasco, Torre Boldone, Grafital, 2001, ISBN 88-87353-12-3.
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  4. ^ festa sikh bergamasca, bergamopost.it. URL consultato il 15/04/2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Riccardo Caproni, Cortenuova e la battaglia del 27 novembre 1237, Bergamo, 2007
  • Poloni Emiliano, Le Nebbie del Tempo, Cortenuova 1237, Montedit, 2008

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN246539108
Bergamo Portale Bergamo: accedi alle voci di Wikipedia su Bergamo e sul suo territorio