Strozza

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Strozza
comune
Strozza – Stemma Strozza – Bandiera
Strozza – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Provincia Provincia di Bergamo-Stemma.png Bergamo
Amministrazione
Sindaco Ruggero Persico (Insieme) dal 30/05/2006
Territorio
Coordinate 45°46′N 9°35′E / 45.766667°N 9.583333°E45.766667; 9.583333 (Strozza)Coordinate: 45°46′N 9°35′E / 45.766667°N 9.583333°E45.766667; 9.583333 (Strozza)
Altitudine 378 m s.l.m.
Superficie 3,83 km²
Abitanti 1 069[1] (30-4-2017)
Densità 279,11 ab./km²
Frazioni Amagno, Mezzasco
Comuni confinanti Almenno San Bartolomeo, Almenno San Salvatore, Capizzone, Roncola, Ubiale Clanezzo
Altre informazioni
Cod. postale 24030
Prefisso 035
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 016208
Cod. catastale I986
Targa BG
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti strozzensi
Patrono sant'Andrea Apostolo
Giorno festivo 30 novembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Strozza
Strozza
Strozza – Mappa
Posizione del comune di Strozza nella provincia di Bergamo
Sito istituzionale

Strozza (Strosa in dialetto bergamasco[2][3]) è un comune italiano di 1.069 abitanti della provincia di Bergamo, in Lombardia.

Situato sul versante orientale della Valle Imagna, dista circa 15 chilometri a nord-ovest dal capoluogo orobico.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I primi segni della presenza umana sul territorio risalgono all'epoca romana, come documentato dal ritrovamento di un acquedotto posto sulle pendici del monte Albenza, situato sulla destra orografica del paese.

Tuttavia risalgono approssimativamente all'anno 1000 le origini del borgo, posto all'imbocco della valle. Qui i monti si avvicinano notevolmente creando una strozzatura, per poi aprirsi in quella che è la valle Imagna. Da questa situazione deriva quindi il toponimo Strozza.

È in epoca medievale che il paese comincia ad assumere una fisionomia ben precisa, anche se nei secoli precedenti vi erano alcuni insediamenti abitativi sparsi.

In quel periodo nella zona imperversarono scontri cruenti, molto più che nelle altre zone della provincia bergamasca, tra guelfi e ghibellini. Questo per il fatto che la valle Imagna, prevalentemente guelfa, era in netta contrapposizione con l'attigua valle Brembilla, schierata con i ghibellini. In tutta la zona sorsero castelli e fortificazioni, e Strozza non fu da meno: a tal riguardo esistono alcuni resti di costruzioni, tra le quali spiccano case-torri e nuclei fortificati risalenti ad un periodo compreso tra il XII ed il XIII secolo.

I primi scontri videro prevalere i guelfi, tanto che i ghibellini chiesero aiuto ai Visconti, signori di Milano. Questi riuscirono a sconfiggere gli avversari e ad estendere il proprio dominio sulle valli della zona. Il modo con cui infierirono sugli avversari portò i guelfi a cercare più volte la vendetta con ulteriori uccisioni.

Dopo continui ribaltamenti di fronte il dominio dei Visconti e dei ghibellini fu definitivo, anche se il rancore guelfo dava spesso seguito a rivolte popolari, spesso soffocate con le armi.

La situazione si rovesciò quando la zona passò sotto il controllo della repubblica di Venezia che, in contrapposizione con i Visconti, sosteneva lo schieramento guelfo. Seguirono distruzioni nei confronti dei possedimenti ghibellini, mentre i paesi guelfi, tra cui Strozza, ebbero un trattamento di favore come citato in documenti dell'epoca:

« I Valdimagnini per la loro integrità della fede e fedeltà alla Repubblica, difendendola contro il Duca di Milano, furono dal Doge con privilegi, grazie e favori arricchiti et onorati »

(Effemeridi di Padre Donato Calvi)

I secoli successivi videro pochi fatti di rilievo coinvolgere la piccola comunità che, forte del proprio isolamento, seguì le vicende del resto della provincia senza parteciparvi in modo diretto.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Blasonatura stemma:

D'oro, alla montagna di verde, fondata in punta, aperta alla base dalla caverna di nero, cimata dai due meli al naturale, la chioma del melo di destra parzialmente soprapposta all'altra, entrambe fruttate di rosso, sei e quattro. Ornamenti esteriori da comune.

Blasonatura gonfalone:

Drappo di verde, riccamente ornato di ricami d'argento e caricato dello stemma sopra descritto con l'iscrizione centrata in argento recante la denominazione del Comune... D.P.R. 4 gennaio 1988.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Strozza – Primo paese all'imbocco della valle Imagna, posto a “sentinella “ dei tesori naturalistici che la valle racchiude. Il nome deriva dalla particolare morfologia della valle, segnata dal torrente Imagna, che separa i due versanti in questo tratto finale, dove si inforra per circa due chilometri prima di confluire nel fiume Brembo, a Clanezzo. In sinistra idraulica la ripa scoscesa sale tutto d'un fiato fino alla sommità del monte Ubione. Non vi sono insediamenti abitativi, il versante è coperto da un fitto bosco, alla cui base si snoda il “Sentiero naturalistico del Chitò” che, partendo da Clanezzo, percorre un dismesso canale idroelettrico per poi scavalcare l'Imagna in prossimità di Strozza con un ardito ponte canale in pietra. Il sentiero di recente riconfigurazione percorre tratti di particolare interesse naturalistico con sorgenti incrostanti con fenomeni di deposito concrezionale, rari per la bergamasca. Il versante in destra idrografica è più acclive e consente l'insediamento di Strozza con i quartieri di Cà Brozzo e Cà Campo e con la frazione di Amagno. A Nel centro abitato si possono ancora ammirare numerose costruzioni risalenti all'epoca medievale, tra cui alcune case fortificate con tanto di torre, ma anche contrade molto caratteristiche e costruzioni in stile rustico. In ambito religioso riveste grande importanza la chiesa parrocchiale di Sant'Andrea. Già citata in documenti risalenti al XIV secolo, ma parzialmente ricostruita nel XVIII secolo ed ulteriormente ristrutturata nei secoli successivi. Durante una di queste ristrutturazioni è emersa la muratura della parete meridionale della struttura quattrocentesca, con due monofore ad arco trilobato. All'interno notevoli sono gli intarsi dorati presenti nell'altare maggiore e nel coro, nonché l'organo di produzione della famiglia Serassi.

Cà Campo – Un pugno di case strette intorno al piccolo oratorio a San Pantaleone, quasi in sua difesa. Cà Campo non fu mai isolato grazie alla rete di mulattiere, che qui formano un crocevia. Vi si transitava per entrare ed uscire dalla valle. Visitare Cà Campo, passeggiare nei suoi stretti viottoli ripaga del breve tempo ad esso dedicato. La suggestione è forte: angoli medioevali intatti, portali in pietra, balconi in legno e case torri; infine l'oratorio Quattrocentesco di San Pantaleone pregevole opera della fede nel culto della statua di San Momà, il santo protettore delle puerpere senza latte.

Amagno – Percorrendo la via principale, che fiancheggia la chiesa parrocchiale, dopo alcune centinaia di metri si entra nel borgo medioevale di Amagno. All'imbocco si viene accolti dalla severa facciata della casa della famiglia Gavazzeni de Gaiboni: proseguendo si giunge nella piazzetta del lavatoio dominato dalla facciata Est della Cà del Maestro con il portone di accesso e l'ampia finestrata del nuovo Museo Valdimagnino. Per scoprire la parte più suggestiva di Amagno occorre inoltrarsi su per l'androne, che sottopassa la Cà del Maestro: qui c'è il vero cuore del borgo, una piazzetta lastricata in pietra, sulla quale si affacciano storici edifici quali un'austera ed elegante casa torre medievale e la secentesca Cà del Maestro. Questo palazzetto, ripristinato alle sue architetture originali, offre al piano terra un porticato con due grandi archi, sostenuti da un poderoso pilastro centrale, ed al primo piano una loggetta sorretta, da una serie di eleganti colonnine. Sul fondo della piazzetta, protetta da una ringhiera, c'è la botola della ghiacciaia. Prima che “La Ghiacciaia” venisse aperta al pubblico, pochi conoscevano il segreto, che celava la Cà del Maestro: un condotto sotterraneo dipartiva da uno dei locali, posti sul lato strada, portava ad un vano di forma cilindrica con copertura a volta, adibito a ghiacciaia. È una splendida struttura rimasta intatta, nonostante abbia un paio di secoli o forse più. Sulla volta è visibile l'apertura con la botola, dalla quale nei mesi invernali veniva introdotta la neve. Il Museo Valdimagnino occupa i due locali antistanti il cunicolo, che porta alla ghiacciaia. Dopo un recente restauro ora ospita tanti oggetti del passato valdimagnino. Molto interessante il camino con “nicia”, scoperto dopo la demolizione di una parete, che lo nascondeva. Seduto nella nicchia sta Pierino, il fantasma della ghiacciaia! Nelle visite, compiute dagli alunni di alcune scuole elementari della Valle Imagna al Museo Valdimagnino, i bambini si sono affezionati a questo particolare nonno, che provvede a curare gli oggetti custoditi nel museo.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[4]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 aprile 2017.
  2. ^ Il toponimo dialettale è citato nel libro-dizionario di Carmelo Francia, Emanuele Gambarini (a cura di), Dizionario italiano-bergamasco, Torre Boldone, Grafital, 2001, ISBN 88-87353-12-3.
  3. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 640.
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

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