Roncobello

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Roncobello
comune
Roncobello – Stemma Roncobello – Bandiera
Roncobello – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Bergamo-Stemma.png Bergamo
Amministrazione
SindacoAndrea Milesi (lista civica) dall'08/06/2009
Territorio
Coordinate45°57′N 9°45′E / 45.95°N 9.75°E45.95; 9.75 (Roncobello)Coordinate: 45°57′N 9°45′E / 45.95°N 9.75°E45.95; 9.75 (Roncobello)
Altitudine1 007 m s.l.m.
Superficie25,39 km²
Abitanti432[2] (30-11-2016)
Densità17,01 ab./km²
FrazioniBaresi, Bordogna, Capovalle[1]
Comuni confinantiArdesio, Branzi, Dossena, Isola di Fondra, Lenna, Moio de' Calvi, Oltre il Colle, Serina
Altre informazioni
Cod. postale24010
Prefisso0345
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT016184
Cod. catastaleH535
TargaBG
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitantironcobellesi
PatronoSan Pietro e san Paolo
Giorno festivo29 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Roncobello
Roncobello
Roncobello – Mappa
Posizione del comune di Roncobello nella provincia di Bergamo
Sito istituzionale

Roncobello (Roncobèl in dialetto bergamasco[3]) è un comune italiano di 432 abitanti della provincia di Bergamo, in Lombardia. Situato nella valle del torrente Valsecca, laterale dell'alta Valle Brembana, dista circa 47 chilometri a nord dal capoluogo orobico.

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Il toponimo dovrebbe derivare dal latino Runcus che sta ad indicare un terreno con terrazzamenti. Altre interpretazioni lo farebbero risalire al vocabolo Ronch, che in dialetto locale significa colle con pareti scoscese. L'aggettivo Bello fu invece aggiunto soltanto in tempi relativamente recenti dal re d'Italia Vittorio Emanuele II, il quale rimase incantato dall'amenità del luogo durante una sua visita.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Panorama in una foto del 1935

L'antichità[modifica | modifica wikitesto]

Come per molti altri borghi vicini, si pensa che i primi insediamenti stabili in questa zona siano riconducibili all'epoca delle invasioni barbariche, quando le popolazioni soggette alle scorrerie si rifugiarono in luoghi remoti, al riparo dall'impeto delle orde conquistatrici. In particolar modo si presume che siano stati gli abitanti della vicina Valsassina ad arrivare per primi (presumibilmente attorno al VI secolo), come testimoniano alcuni toponimi uguali tra le due zone.

Il Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

I primi documenti che attestano l'esistenza del borgo risalgono al 1258, quando si fa menzione della suddivisione delle terre, avvenuta quasi 70 anni prima, operata dal vescovo di Bergamo in quei tempi proprietario dell'intera zona, ricevuta dagli imperatori del Sacro Romano Impero.

In un atto antecedente a questo, redatto nel 1234, viene nominata la frazione Bordogna, il cui nome risalirebbe a Bordonus, probabilmente un antico abitante che disponeva delle proprietà nella zona.

Scarse sono le notizie del paese anche nell'epoca medievale, quando si sa che venne posto nel feudo facente capo alla famiglia ghibellina dei Visconti, i quali diedero il permesso, ad ogni persona appartenente alla loro fazione, di uccidere un guelfo. Nonostante questo, non ci sono giunti documenti che attestano di lotte avvenute sul suolo comunale, se non la presenza di alcune fortificazioni presenti sul territorio della frazione Bordogna.

Nel 1442 il paese entrò a far parte della Repubblica di Venezia e fu inserito nel distretto amministrativo della Valle Brembana oltre la Goggia, che comprendeva tutti i comuni dell'alta valle, con capoluogo posto a Valnegra; godeva di sgravi fiscali e numerosi privilegi.

Età moderna e contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

In età napoleonica (1810) vennero aggregati al comune di Ronco i comuni limitrofi di Baresi e Bordogna[4], che recuperarono l'autonomia con la costituzione del Regno Lombardo-Veneto[5].

All'Unità d'Italia (1861) il comune di Ronco contava 592 abitanti. Due anni dopo il comune assunse la nuova denominazione di Roncobello[6].

Nel 1927 vennero aggregati definitivamente i comuni di Baresi e Bordogna[7].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa parrocchiale di San Pietro e Paolo[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa parrocchiale del capoluogo, intitolata ai Santi Pietro e Paolo, risale al XVIII secolo ed è nota per le decorazioni molto ridondanti, che pongono in secondo piano gli altri affreschi.

Bus del Castel[modifica | modifica wikitesto]

Notevole è la grotta denominata Bus del Castel che, per lunghezza, non ha eguali nella bergamasca, ed è la seconda in tutta la Lombardia.

Società[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa parrocchiale di Roncobello, dedicata ai santi Pietro e Paolo

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[8]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Suddivisioni storiche[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Baresi (Roncobello) e Bordogna.

Secondo l'ISTAT, il territorio comunale comprende i centri abitati di Baresi, Bordogna, Capovalle e Roncobello[9].

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Tra gli sport qui praticati abbiamo: arrampicata, basket, calcio, pallavolo, sci alpinismo, sci di fondo, tennis e trekking.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Comune di Roncobello - Statuto
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2016.
  3. ^ Il toponimo dialettale è citato nel libro-dizionario di Carmelo Francia, Emanuele Gambarini (a cura di), Dizionario italiano-bergamasco, Torre Boldone, Grafital, 2001, ISBN 88-87353-12-3.
  4. ^ Decreto 31 marzo 1809
  5. ^ Notificazione 12 febbraio 1816
  6. ^ Regio Decreto 11 gennaio 1863, n. 1126
  7. ^ Regio Decreto 18 ottobre 1927, n. 2012
  8. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  9. ^ ISTAT - Dettaglio località abitate

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Paolo Mazzariol, I Camuzio di Montagnola. Stuccatori a Bergamo e nel Bergamasco, in Giorgio Mollisi (a cura di), Svizzeri a Bergamo nella storia, nell'arte, nella cultura, nell'economia dal '500 ad oggi. Campionesi a Bergamo nel Medioevo, Arte&Storia, anno 10, numero 44, settembre-ottobre 2009, 236-245 (con ampia bibliografia).

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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