Ragusa (Croazia)

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Ragusa
città
(HR) Dubrovnik
Ragusa – Stemma Ragusa – Bandiera
Ragusa – Veduta
Localizzazione
Stato Croazia Croazia
Regione Dubrovacko-neretvanska.png Raguseo-narentana
Amministrazione
Sindaco Andro Vlahušić
Territorio
Coordinate 42°38′25″N 18°06′30″E / 42.640278°N 18.108333°E42.640278; 18.108333 (Ragusa)Coordinate: 42°38′25″N 18°06′30″E / 42.640278°N 18.108333°E42.640278; 18.108333 (Ragusa)
Altitudine m s.l.m.
Superficie 143,35 km²
Abitanti 42 641 (31-03-2011, Censimento 2011)
Densità 297,46 ab./km²
Frazioni elenco
Altre informazioni
Cod. postale 20000
Prefisso 020
Fuso orario UTC+1
Targa DU
Nome abitanti Ragusei
raugei[1]
Patrono San Biagio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Croazia
Ragusa
Ragusa
Sito istituzionale
(LA)

« Non bene pro toto libertas venditur auro »

(IT)

« La libertà non si vende per tutto l'oro del mondo »

(motto di Ragusa)

Ragusa[2][3][4][5][6] (AFI: /raˈɡuza/[7][8]; spesso chiamata anche con il nome croato Dubrovnik[9], in italiano anche Ragusa di Dalmazia e, nell'uso antico, Ragusi, Rausa, Raugia e Ragugia[8]) è una città della Croazia meridionale di 42.641 abitanti, situata lungo la costa della Dalmazia. La città, che ha lungamente mantenuto la sua indipendenza, vanta un centro storico di particolare bellezza che figura nell'elenco dei Patrimoni dell'Umanità dell'UNESCO e che le è valso il soprannome di "perla dell'Adriatico".

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Ragusa è il capoluogo della regione raguseo-narentana, nonché la maggiore città della Dalmazia meridionale.

La città di Ragusa è stata fondata originariamente su un'isola rocciosa e poi collegata alla terraferma mediante interramento di un sottile braccio di mare (che corrisponde oggi alla parte pianeggiante della città). Le fortificazioni attuali risalgono al XVII secolo, quando in seguito ad un devastante terremoto la città venne ricostruita quasi interamente.

Dal punto di vista urbanistico, il centro storico (che è tassativamente pedonale) è diviso a metà da un lungo stradone lastricato (detto appunto "Stradún") che termina in prossimità del porto e lungo il quale si affacciano i palazzi più significativi della città. Di fronte alla città vi è l'isola di Lacroma.

Casco viejo de Dubrovnik, Croacia, 2014-04-14, DD 02.JPG

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Repubblica di Ragusa.

La città venne fondata col nome di Ragusium (in greco Ragousion, Ραγούσιον) nella prima metà del VII secolo ad opera degli abitanti della vicina città di Epidaurum (l'attuale Ragusavecchia o Cavtat) in fuga dalle invasioni degli Slavi e degli Avari. Successivamente, la città entrò sotto la protezione dell'Impero Bizantino ed iniziò a sviluppare un fiorente commercio nell'Adriatico e nel Mar Mediterraneo orientale. Nell'XI secolo Ragusa era ormai una florida città mercantile e grazie alla salda alleanza con Ancona riuscì a resistere allo strapotere veneziano in Adriatico e poté svilupparsi ulteriormente come repubblica marinara. Caduta Costantinopoli durante la IV Crociata (1204), la città passò sotto il dominio della Repubblica di Venezia e tale rimase, seppur con brevi interruzioni, fino al 1358. In questo periodo Ragusa mutuò dalla Serenissima il proprio assetto istituzionale.

Approfittando della sconfitta dei Veneziani (1358) per opera dell'Ungheria, Ragusa si sottomise formalmente a quest'ultima in cambio di un tributo annuale, che si pagava sia in termini di denaro che di imbarcazioni, garantendosi tuttavia un'indipendenza di fatto. Ottenuta in questo modo la libertà i cittadini poterono di nuovo scegliere un proprio assetto istituzionale eleggendo un consiglio cittadino e un proprio senato. Ragusa iniziò a prosperare grazie ad una spiccata attitudine mercantile ed all'abilità dei suoi governanti. Nel giro di pochi decenni la città divenne un primario centro commerciale e culturale e giunse a rivaleggiare con la Serenissima Repubblica di Venezia. Neppure il declino della potenza ungherese (battaglia di Mohács, 1526) riuscì a scalfire la prosperità di Ragusa: la città si diede, così come aveva fatto con gli ungheresi, all'Impero ottomano e preservò ancora una volta, tramite il pagamento di un tributo, la sua sostanziale indipendenza. Nel 1416 la repubblica di Ragusa fu il primo Stato europeo ad abolire la schiavitù e l'uso degli schiavi.

La rinascimentale Fontana di Onofrio

La prima fase del declino della città è dovuto alla scoperta dell'America nell'anno 1492 che escluse il Mediterraneo dalle principali rotte commerciali. Ma solo con il dominio Ottomano del XVI secolo iniziò per la città un lento quanto inarrestabile declino, dovuto anche al terremoto che scosse la città nel 1520 e accelerato soprattutto dal terribile terremoto del 6 aprile 1667, che rase al suolo gran parte della città facendo 5.000 vittime. Ragusa risorse velocemente dalle macerie dotandosi di un impianto urbanistico moderno grazie all'attività di molti scalpellini, ma la ripresa fu parziale e di breve durata. La città venne sempre più a dipendere dal gioco delle potenze straniere e poté conservare la sua indipendenza solo grazie alla sua modesta importanza. Nell'anno 1806 la città venne occupata militarmente dalle truppe napoleoniche, e nel 1808 un proclama del Maresciallo Auguste Marmont pose fine alla secolare repubblica di Ragusa. L'amministrazione francese la riconobbe parte del Regno d'Italia napoleonico nel 1808 e successivamente venne annessa alle Province Illiriche nel 1809.

Assegnata definitivamente all'Austria con il Congresso di Vienna (1815), Ragusa fu unita alla Provincia della Dalmazia e rimase fino al 1918 (termine della prima guerra mondiale) sotto il dominio diretto degli Asburgo. Fu in questo periodo che la città divenne teatro di uno scontro dovuto alla formazione delle varie coscienze nazionali, che tendevano ad attribuire a sé non solo il territorio comunale, ma anche l'antica e gloriosa storia della millenaria repubblica marinara. Questo scontro vide tre componenti in campo: quella croata - maggioritaria - quella serbo/montenegrina e infine la componente italiana: ognuna si organizzò in un partito e per un certo periodo di tempo serbi e italiani si coalizzarono in funzione anticroata, riuscendo anche a far eleggere l'autonomista italiano Marino Bonda al Parlamento imperiale di Vienna: fu l'ultimo rappresentante italiano ad ottenere questa carica. Nello scontro serbo/croato sulla paternità etnico/storica della Repubblica di Ragusa si possono vedere in filigrana alcune delle motivazioni che cent'anni dopo avrebbero portato i governanti serbo/montenegrini ad accampare diritti sulla città.

Ragusa prima del terremoto del 1667, Kowalczyk 1909

Nel 1919 Ragusa divenne parte del neonato Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, poi Regno di Jugoslavia, e nell'aprile 1941 fu occupata militarmente dal Regno d'Italia per un paio di anni. Nel settembre 1941 Mussolini ne propose l'annessione al Governatorato della Dalmazia (cioè al Regno d'Italia) con la creazione della Provincia di Ragusa di Dalmazia, che però non fu costituita per l'opposizione del croato Ante Pavelić.[10] Successivamente, dopo la seconda guerra mondiale, Ragusa fece parte della Repubblica Socialista di Croazia nella Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia.

In seguito alla dissoluzione di quest'ultima e alla successiva guerra in Jugoslavia, la città si trovò quasi sulla linea del fronte e il 6 dicembre 1991 venne bombardata dalle forze armate jugoslave (serbi, montenegrine) dalle montagne alle spalle della città. Le bombe causarono molte vittime e non risparmiarono neppure il centro storico, che venne notevolmente danneggiato. Con la fine delle ostilità la città si è velocemente ripresa ed ha riacquistato la sua vocazione culturale e turistica.

Il santo patrono di Ragusa è San Biagio (nel dialetto croato della città: sveti Vlaho; o in croato: sveti Blaž). Nella chiesa a lui dedicata è conservato il cranio in un ricco reliquiario a forma di corona bizantina, che viene portato solennemente in processione nella ricorrenza del santo, che secondo la leggenda e la tradizione popolare, difese e protesse la città da un'aggressione della Repubblica di Venezia. Oggi a Ragusa lo 0,04% della popolazione è italiano.[11]

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Secondo un famoso passo di Costantino Porfirogenito:

« Nella lingua dei Romani, la città di Ragusa non è chiamata Ragusa, ma, poiché si trova in cima a dei colli, nell'idioma romano è chiamata lau, "la rupe", sicché gli abitanti sono chiamati "Lausaioi", cioè "quelli che vivono sulla rupe". Ma la volgare consuetudine, che corrompe spesso i nomi alterando le loro lettere, ha mutato questo appellativo, e li chiama "Rausaioi"[12]. »

Nel tempo il nome della città venne scritto in vari modi, tutti derivanti dalla stessa radice: Lausa, Labusa, Raugia, Rausia, Rachusa e finalmente Ragusa.

Il nome slavo Dubrovnik deriva invece dalla parola dubrava, e cioè foresta di querce: questi alberi infatti ricoprivano un tempo la montagna di San Sergio (in croato Srđ), sulle pendici della quale venne costruito il nucleo antico della città. La denominazione Dubrovnik apparve per la prima volta in un trattato commerciale fra il Banato di Bosnia e la Repubblica di Ragusa del 29 agosto 1189 noto come Carta del bano Kulin, dal nome dell'allora signore della Bosnia.

Il nome Ragusa fu quello ufficiale fino agli anni settanta del XIX secolo, utilizzato in modo esclusivo anche dalla grande maggioranza dei testi geografici e storici dell'Europa occidentale e nelle mappe nautiche. A partire da quel periodo, il nome ufficiale diventò bilingue: Ragusa - Dubrovnik. Alla fine della dominazione austroungarica sulla Dalmazia e all'inserimento della città nel nuovo Regno dei Serbi, Croati e Sloveni (de facto a novembre del 1918) l'unico nome ufficiale divenne quello slavo di Dubrovnik, oggi utilizzato in modo quasi esclusivo nella quasi totalità delle lingue. Anche nei testi di lingua italiana ha iniziato a prevalere quest'ultima denominazione, cosicché negli anni novanta personaggi pubblici come Federico Zeri[13], Indro Montanelli e Claudio Magris[14] hanno invitato a non abbandonare il toponimo Ragusa. Il nome della città quando si parla dell'antica Repubblica di Ragusa è rimasto invece in prevalenza quello antico, ma nella pubblicistica in lingua croata è usato il termine Dubrovačka Republika (Repubblica di Dubrovnik).

Il Ministero degli Esteri italiano, nel decreto istitutivo di un consolato onorario nella città dalmata datato 23 luglio 2007, ha usato la doppia denominazione Ragusa/Dubrovnik[15].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall’UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Città vecchia di Ragusa
(EN) Old City of Dubrovnik
Dubrovnik1.jpg
Tipo Culturali
Criterio (i) (iii) (iv)
Pericolo 1991-1998
Riconosciuto dal 1979
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

Vie e piazze[modifica | modifica wikitesto]

Piazza della Loggia (Placa Luža)[modifica | modifica wikitesto]

Cuore della città, la Piazza della Loggia assunse la sua forma primitiva nei secoli XV-XVI, ma l'attuale aspetto è successivo al grande terremoto del 1667, quando iniziò un lungo periodo di circa sessant'anni che la rimodellò completamente. Vi si trovano o vi affacciano alcuni dei principali monumenti cittadini: la Colonna di Orlando (1418), simbolo dell'indipendenza cittadina, il Palazzo Sponza (1516-1524), sede della Dogana e della Zecca, la gotica Porta della Dogana con la sovrastante Loggia delle Campane (XV secolo, fu riaperta e ristrutturata solo nel 1952), che dà il nome alla piazza. Accanto alla Loggia si trova la Torre Civica (XV secolo), cui segue la Gran Guardia (1706-1708) con la Fontana minore di Onofrio (1440-1441). Allineato all'edificio della Gran Guardia è il neorinascimentale ex Palazzo del Comune, eretto nel 1867 al posto del quattrocentesco Palazzo del Maggior Consiglio, bruciato nel 1818. Di fronte al palazzo si erge il fianco della Chiesa di San Biagio (1707-1715).

Piazza Prid Dvorom[modifica | modifica wikitesto]

La Piazza della Loggia è in diretta continuazione con quella Prid Dvorom (Davanti al Palazzo), così chiamata perché si trova giusto di fronte al gotico-rinascimentale Palazzo dei Rettori, il più caratteristico della città. Quest'ultimo fronteggia il Palazzo Ragnina (XVIII secolo), mentre a sud la piazza è delimitata dal fianco della Cattedrale dedicata all'Assunzione di Maria (XVII-XVIII secolo).

Piazza Marino Darsa (Placa Marin Držić)[modifica | modifica wikitesto]

Anche la Piazza Marino Darsa è in diretta continuazione con la Prid Dvorom. Delimitata a nord dal fianco del Palazzo dei Rettori, a sud da un palazzo già appartenente alla famiglia Saraca, a ovest dalla facciata della Cattedrale e a est dal Palazzo Sorgo, il più grande edificio privato della città, sede dal XIX secolo del Vescovado. Accanto si trova la piccola Chiesa di San Bartolomeo, che incorpora i resti della precedente Chiesa dei Santi Cosma e Damiano.

Stradun (Placa)[modifica | modifica wikitesto]

Lo Stradun taglia in due la città.

Rappresenta l'asse viario di Ragusa che taglia in due la città e collega la porta Pile con la Piazza della Loggia. Il nome tradizionale "Stradun" (Stradone, chiamato in italiano anche Corso, in croato anche semplicemente Placa, "Piazza") è di derivazione neolatina, e pare sia stato attribuito alla via durante il periodo della dominazione veneziana. La formazione dello Stradun un tempo pareva fosse dovuta all'interramento di una lingua di mare che divideva la parte insulare della città - l'antica Lausa - dal sobborgo slavo sorto sulle pendici del monte San Sergio, corrispondente all'attuale sestiere di Prijeko. Gli scavi successivi al terremoto del 1971 hanno però messo in luce che questa zona sarebbe invece stata asciutta e usata a scopi agricoli, il che spiegherebbe l'antico toponimo di campus.

Le costruzioni prospicienti lo Stradun sono state completamente rifatte dopo il terremoto del 1667. I piani dei lavori vennero affidati al capitano Giulio Ceruti, ingegnere di Castel Sant'Angelo inviato in aiuto a Ragusa assieme ad una compagnia di fanti da Papa Clemente IX. Prima della catastrofe lo Stradun era in gran parte porticato - fatto unico in Dalmazia - ma Ceruti eliminò i portici sostituendoli con botteghe archeggiate, uniformando sia i pianterreni che i prospetti. Fino all'incrocio con la via Larga (Široka), il fronte nord dei palazzi presenta due piani alti, mentre quello sud uno alto tra due mezzanini. Dopo la via Larga, il fronte meridionale si uniforma con quello settentrionale. Questa soluzione - utilitaristica ed economica - rese però più monotona la via rispetto alla precedente sistemazione.

Piazza Gondola (Gundulićeva poljana)[modifica | modifica wikitesto]

Anticamente la piazza era la sede del principale mercato cittadino ed aveva il nome di Piazza delle Erbe. Formatasi dallo sgombro delle rovine del terremoto, al centro presenta un grande monumento bronzeo rappresentante il celebre scrittore raguseo Giovanni Gondola - uno dei padri della letteratura croata - eretto nel 1893 dallo scultore Ivan Rendić. La piazza è a forma di L ed è in leggero pendio: all'angolo sudest si scorge la cupola della Cattedrale, mentre a sud si apre una via in fondo alla quale si leva la scalinata della chiesa gesuitica di Sant'Ignazio. Fra le modeste costruzioni della piazza si distingue il palazzo Giorgi-Pozza, nobili famiglie dei tempi della Repubblica, variamente imparentate: trasformato nel 1895 nell'Hôtel de la Ville, permane tuttora il suo utilizzo come albergo. Nel 1902 all'angolo di un edificio venne posta una piccola fontana in stile neomedievale chiamata Amerlingo, dal nome del donatore.

Piazza Bona (Placa Bunić)[modifica | modifica wikitesto]

Detta un tempo Piazza di Puglia (Puljiška poljana) per la presenza di venditori provenienti da quelle regione, oggi è dedicata alla nobile famiglia dei Bona, una delle più importanti della storia ragusea. Tutto il lato sudoccidentale è occupato dalle case dei Bona. Un tempo in questa piazza si affacciava la Cattedrale: ricostruita dopo il terremoto con diverso orientamento, ora vi domina il suo presbiterio. Fino al 1830 vi era al centro un battistero trecentesco, abbattuto a causa di un capriccio di un alto funzionario austriaco.

Porto Vecchio (Stara luka)[modifica | modifica wikitesto]

Posizionato a est della città murata, fino agli inizi del XX secolo fu il porto principale di Ragusa, poi sostituito da quello di Gravosa (Gruž). La sua forma è dovuta all'intervento dell'ingegnere locale Pasquale di Michele ragusino[16], che a partire dal 1484 lo ristrutturò connettendolo al sistema delle fortificazioni di San Luca e di San Giovanni, creando nel contempo a protezione del porto la Diga Casse (Kaše) con funzione di frangiflutti. Il nome deriva dalle migliaia di casse affondate piene di pietre che servirono per la sua costruzione. Da ciò derivò il nome di Porto Cassone, usato fino agli inizi del XX secolo. Su porto si affacciavano un tempo l'Arsenale Grande e l'Arsenale Piccolo: fulcro del sistema difensivo navale raguseo, vennero ristrutturate o demolite al tempo della dominazione austriaca.

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa dei Gesuiti di Sant'Ignazio (Jesuitska Crkva Svetoga Ignacija)[modifica | modifica wikitesto]

Quando i Gesuiti si installarono a Ragusa costruirono questa chiesa barocca in onore del fondatore del loro ordine religioso. Copia dell'omonima chiesa romana, fu progettata da Andrea Pozzo e inaugurata nel 1699. Gli affreschi interni (1735-1737) sono opera del pittore barocco siciliano di origine spagnola Gaetano Garcia. Sulla sinistra una riproduzione della Grotta di Lourdes (1885): una delle prime di questo genere al mondo presenti all'interno di una chiesa.

Chiesa di San Salvatore (Crkva sv. Spasa)[modifica | modifica wikitesto]

Vicino al Convento dei Francescani si erge la chiesa rinascimentale di San Salvatore. Venne fatta costruire nel 1520 dal senato della città come ringraziamento per aver risparmiato Ragusa dal terremoto; una scritta sulla facciata della costruzione lo ricorda. La chiesa, risparmiata dal successivo terremoto del 1667 che rase al suolo gran parte della città dalmata, presenta una navata unica con una volta costolata a crociera (crucicostolata) e delle finestre laterali gotiche a sesto acuto.

Chiesa di San Biagio (Crkva sv. Vlaha)[modifica | modifica wikitesto]

San Biagio è il santo protettore della città di Ragusa. La chiesa a lui dedicata sorge alla fine dello Stradun, nella Piazza della Loggia. La costruzione in stile barocco - architetto il veneziano Marino Groppelli - risale al Settecento (1706-1714) e vi si accede tramite una scalinata. L'attuale edificio venne preceduto da una chiesa in stile romanico del XIV secolo, grandemente lesionata durante il terremoto del 1667 e definitivamente distrutta da un incendio nel 1706, che bruciò quasi per intero la notevole collezione di arredi sacri ed opere d'arte contenute nella chiesa. Secondo le ricostruzioni dell'epoca, a salvarsi fu solamente una statua in argento e oro di San Biagio, capolavoro dell'arte orafa locale del XV secolo ed attualmente collocata sull'altar maggiore. Miracolosamente recuperata fra le ceneri dell'incendio, la statua rappresenta il santo in piedi col pastorale sulla mano destra, mentre tiene con la sinistra un modellino di Ragusa.

Cattedrale dell'Assunzione[modifica | modifica wikitesto]

Cattedrale dell'Assunzione
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Cattedrale dell'Assunzione di Maria (Ragusa).

La Cattedrale, dedicata alla Madonna dell'Assunzione, venne costruita nei primi anni del secolo XVIII in stile barocco. Su quel terreno in precedenza si ergeva un luogo di culto romanico che il terremoto del 1667 aveva distrutto completamente.

Altre architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Monumenti ed edifici civili[modifica | modifica wikitesto]

Colonna di Orlando (Orlandov stup)[modifica | modifica wikitesto]

Opera di Bonino da Milano (1419 o 1423), aveva la funzione di pilo portabandiera e di pietra di bando, dove si leggevano i proclami o le sentenze.

È la raffigurazione in pietra del leggendario Orlando (o Rolando), il paladino protagonista della celeberrima opera letteraria medievale Chanson de Roland. La scelta di raffigurare questo personaggio è dovuta allo scontro che Ragusa ebbe col pirata saraceno Spucente, che secondo la fantasia popolare sarebbe stato ucciso proprio da Orlando presso Lacroma. Oltre ad essere simbolo della libertà cittadina, la colonna divenne anche il luogo dell'infamia: qui infatti venivano eseguite le condanne capitali. Orlando era anche il protettore del commercio: la lunghezza del suo braccio destro (51,2 cm) divenne l'unità di misura del braccio raguseo.

L'aspetto attuale della colonna risale agli inizi del XV secolo, ma nei secoli venne spostata o rimossa, anche per cause naturali: nel 1825 un violento fortunale l'abbatté e venne conservata in un magazzino per oltre cinquant'anni. Al momento del suo ripristino (1878), il paladino venne rivolto verso nord, mentre precedentemente volgeva lo sguardo e la spada a Levante, verso i turchi.

Fontana Maggiore di Onofrio (Velika Onofrijeva česma)[modifica | modifica wikitesto]

Grande Fontana di Onofrio, iscrizione in carattere lapidario romano composta da Ciriaco d'Ancona.

La Grande Fontana d'Onofrio (chiamata tradizionalmente dai ragusei di lingua croata Velika Onofrijeva funtana, utilizzando una delle diverse parole di derivazione italiana del loro dialetto) si trova al centro della piccola piazza dopo l'ingresso da Porta Pile. È stata costruita nel 1438 dal costruttore napoletano Onofrio Giordano, noto anche come Onofrio della Cava, con cui la Repubblica aveva stipulato un contratto per la costruzione dell'acquedotto cittadino. Onofrio portò in città l'acqua della sorgente Šumet, distante dodici chilometri dalla città, da cui nasce il fiume Dubrovača. La fontana fu gravemente danneggiata nel terremoto del 1667 e l'aspetto attuale è una ricostruzione del volume architettonico, si sono conservati solo i 16 rilievi dei mascheroni, dalle cui bocche scorreva l'acqua.

Nella fontana è presente un'interessante iscrizione in latino, una delle prime in cui si recupera l'uso del carattere lapidario romano; fu composta dall'umanista Ciriaco d'Ancona, detto dai suoi contemporanei pater antiquitatis e oggi considerato il precursore dell'Archeologia[17]. Fu il governo della repubblica dalmata, nel 1443, a commissionare a Ciriaco questa iscrizione (insieme a quella del Palazzo dei Rettori)[18].

Altre fontane

L'acqua era accessibile dalla popolazione in altri due punti chiave: a ovest all'entrata principale della città dove fece costruire un grande edificio poligonale che fungeva da cisterna, e ad est, dove è presente una fontana di dimensioni più ridotte, la Fontana Minore di Onofrio (Mala Onofrijeva česma o funtana), che serviva a rifornire il mercato in piazza Loggia. Oltre a queste due fontane se ne trovavano anche nella zona del porto e nell'area della pescheria, nel Palazzo del Rettore, e nel Convento Francescano, oltre alla Fontana Giudea.

Palazzo dei Rettori[modifica | modifica wikitesto]

Il Palazzo dei Rettori di Ragusa, opera di Giorgio Orsini da Sebenico e Michelozzo.
Scorcio del Palazzo, che ne mette in evidenza le sculture dei capitelli.

Fu la sede del governo della Repubblica di Ragusa, il suo cuore politico, nonché il luogo delle udienze e delle cerimonie ufficiali.

Al posto dell'edificio attuale esisteva già un palazzo, sin dal XIV secolo. Nel 1435 un'esplosione della polvere da sparo dell'armeria causò pesanti danni. Dopo questo evento, il palazzo dovette essere ricostruito. I lavori andarono dal 1435 al 1463, su progetto iniziale di Michelozzo, cui subentrò poi Giorgio Orsini da Sebenico, che si ritiene abbia progettato l'elegante portico rinascimentale[19]. Lo stile del palazzo è una fusione di gotico e di rinascimentale. La realizzazione dei dettagli scultorei coinvolse molti artisti, scultori, scalpellini e muratori.

Nel 1444 il governo cittadino commissionò a Ciriaco d'Ancona, l'umanista considerato il padre dell'Archeologia[20], un'iscrizione da porre sulla facciata del palazzo, considerata una delle prime in cui si recupera l'uso del carattere lapidario romano, che Ciriaco aveva studiato nelle epigrafi antiche trovate nel territorio ragusino[18].

Oggi ospita il museo cittadino.

Altri monumenti[modifica | modifica wikitesto]

  • Mura e fortificazioni

Società[modifica | modifica wikitesto]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Popolazione italiana[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Dalmati italiani e Questione della lingua a Ragusa.

Ragusa è l'unica città-stato fondata da dalmati neolatini, rimasta indipendente fino ai tempi di Napoleone. Vi si mantenne l'uso della lingua dalmata fino al XV secolo, quando questa venne soppiantata dalla parlata slava e dall'italiano.

Vista di Ragusa alla metà del XVII secolo.

Nel Rinascimento Ragusa diventò culla della nascente letteratura croata, rimanendo tuttavia un importante centro per la cultura e la letteratura di lingua italiana.

Nel 1900 il 6,49% della popolazione della città dichiarava come propria lingua d'uso l'italiano (548 su 8.437) e la comunità italiana manteneva tra il XIX e gli inizi del XX secolo una scuola elementare (fondata dalla Lega Nazionale dopo la trasformazione della scuola pubblica italiana in croata), e alcuni centri culturali.

Alla fine della prima guerra mondiale la città venne annessa al Regno di Jugoslavia e ciò provocò una diminuzione della popolazione italiana. La quasi completa sparizione degli italiani da Ragusa si completò dopo la seconda guerra mondiale. Nel 2011 i residenti che si sono dichiarati etnicamente italiani sono stati 27, pari allo 0,06% della popolazione[21]. La Società Dante Alighieri, ricostituita nello stesso anno, è attualmente la principale istituzione culturale italiana di Ragusa.

Gli Italiani a Ragusa nel XIX e nel XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

A partire dal XIX secolo, anche Ragusa divenne campo di scontro tra gli opposti nazionalismi italiano (e serbo) da un lato e croato dall'altro. Peraltro, i primi rappresentanti del gruppo nazionale croato furono proprio personaggi provenienti da famiglie di lingua e cultura italiane (ad esempio Ivo De Giulli, al secolo Giovanni De Giulli), che reputarono più utile divenire promotori del nascente nazionalismo panslavo, quando non esclusivamente croato. Nel 1861, la maggioranza croata della città, sconfitti gli Italiani, mandò come propri rappresentanti della città al Parlamento di Vienna i deputati bilingui, ma dichiaratisi di nazionalità croata, Michele Klaić (poi Miho Klaić) e il conte Costantino Vojnović (poi Kosta Vojnović). Il Klaić divenne particolarmente noto per lo zelo con cui si adoperò, nel tempo, per la chiusura di tutte le scuole italiane in Dalmazia.

Nel 1873 il conte Marino Bonda, della gloriosa famiglia ragusea, riuscì tuttavia a strappare uno dei due seggi ai croati locali (seggio che dovette poi cedere al croato Borčić nel 1885). L'elemento italiano, ormai minoritario, necessitava di allearsi con i Serbi locali. Tuttavia le sue divisioni interne, strette tra semplice desiderio di autonomia all'interno dell'Austria-Ungheria e annessione all'Italia, impedirono questa alleanza. Di fronte a tali divisioni, il conte Serragli tentò di riunificare gli italiani e riuscì a farsi eleggere deputato nel 1889. Intanto, però, numerosi italiani (come ad esempio Raffaele Pozza e Gaetano Bulat che vennero eletti deputati nel 1879) andarono ad ingrossare le file dei nazionalisti croati. Un altro italiano divenne uno dei più grandi politici croati e fautore del Regno degli Slavi del Sud, Frano Supilo (al secolo Francesco Supilo), originario di Ragusavecchia. Gli italiani locali, ma anche gli italofili, erano detti “taljanaši”, e secondo i nazionalisti slavi locali si trattava di slavi che avevano abbandonato e tradito la loro identità originaria. La politica di collaborazione con i Serbi locali, inaugurata dallo zaratino Ghiglianovich e dal raguseo Giovanni Avoscani, permise agli Italiani la conquista del Comune di Ragusa nel 1899. Supilo, con il suo giornale Crvena Hrvatska, si mostrò l'acerrimo avversario delle istituzioni italiane in città. In ciò venne aiutato dal deputato raguseo Pero Čingrija (al secolo Pietro Cingria, anch'egli di origine italiana), che riuscì a far rimuovere dalla carica di governatore della Dalmazia il conte Handel, colpevole di cercare una conciliazione tra i vari nazionalismi locali.

Nel censimento austriaco del 1910, su 14.367 cittadini del comune di Ragusa, 10.879 dichiaravano come propria madrelingua il serbo-croato, 486 si dichiaravano di lingua italiana, e 2.177 invece venivano conteggiati fra gli stranieri[22]. Fra di essi, una parte consistente era costituita da italiani, prevalentemente pugliesi, marchigiani e veneti.

Con l'ingresso della città di Ragusa nel Regno di Jugoslavia, la situazione per gli Italiani locali non migliorò. Contro la politica di croatizzazione forzata del Čingrija, nel 1919 venne fondato da Giovanni Jelich e Giovanni Marotti, il locale Fascio Nazionale, che alla Conferenza di Pace di Parigi, inviò un memorandum per chiedere l'annessione all'Italia. Gli Italiani di Ragusa, una comunità di più di cinquecento persone (dichiarate), denunciarono i soprusi e i maltrattamenti a cui il governo jugoslavo sottometteva la minoranza italiana della Dalmazia meridionale: divieto di esporre insegne italiane nei negozi e di parlare italiano in pubblico, soppressione dell'insegnamento dell'italiano nelle scuole e delle prediche in italiano nelle chiese, minaccia di assalire le sedi sociali qualora gli italiani avessero ricostituito le proprie società soppresse dall'Austria nel periodo di guerra. Per i Ragusei italiani la Dalmazia meridionale era sempre stato qualcosa di diverso per stile di vita, costumi, e civiltà dal retroterra balcanico e quindi l'unione all'Italia sembrava un fatto naturale e giusto. Tuttavia l'Italia, nel corso della Conferenza di Pace di Parigi decise di non rivendicare Ragusa, al fine di ottenere la parte di Dalmazia promessale dal patto di Londra. Non di meno, nel corso della conferenza venne anche avanzata la proposta di creare uno Stato dalmata indipendente, di cui Ragusa, per il suo carattere mistilingue, avrebbe fatto parte.

Con l'ingresso di Ragusa nel Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, a seguito della firma del Trattato di Rapallo, agli italiani locali venne data la possibilità di optare per la cittadinanza italiana, pur mantenendo la residenza in città, tuttavia poche furono le domande di opzione. Infatti a Ragusa molti italiani, che in precedenza avevano manifestato intenzione di optare, erano ormai decisi a rimanere cittadini jugoslavi: soprattutto coloro che avevano rilevanti interessi economici da tutelare, per non esporsi a persecuzioni ed angherie. Peraltro, ancora nel 1927, 660 cittadini continuavano a dichiararsi italiani e nel 1933 il locale asilo italiano aveva 130 iscritti. La comunità italiana a Ragusa, infatti, mantenne una certa vivacità, essendo stata Ragusa sempre esclusa dalle rivendicazioni territoriali italiane. A ciò contribuì anche la peculiarità culturale dei ragusei, nei quali sopravviveva un radicato patriottismo municipale che attenuava lo scontro nazionalista italo-jugoslavo. Un elemento di forza della comunità italiana a Ragusa, inoltre, erano le forti relazioni economiche e commerciali con la Puglia, il che aveva tradizionalmente comportato l'esistenza di un flusso migratorio pugliese verso la città. Pertanto, per mantenere viva l'identità e la cultura nazionale degli italiani autoctoni e di quelli provenienti dalla Puglia, era urgente l'apertura di una scuola italiana a Ragusa. Nel corso degli anni venti la comunità italiana ragusea riuscì a costituire una scuola elementare mista e un giardino d'infanzia, grazie alla donazione immobiliare ricevuta da Giovanni Avoscani, capo del partito autonomo-italiano raguseo fra la fine dell'Ottocento e la Prima guerra mondiale e ai finanziamenti dell'Italia. La scuola e l'asilo mostrarono di essere istituzioni vivaci ed attive, segnale di una certa vitalità della comunità italiana locale. La collettività italiana, divisa da contrasti personali e dissensi politici, era organizzata in due associazioni, l'Unione Italiana e la Società Operaia Italiana. Fra i principali esponenti della comunità vi erano Giovanni Jelich ed Edmondo Weiss, commerciante e direttore dell'Unione Italiana negli anni venti; Arnaldo Vladovich e Natale Bongi erano a capo della Società Operaia Italiana.

La conflittualità interna alla minoranza italiana, il suo pluralismo politico e l'estraneità di alcuni suoi esponenti al fascismo provocarono le ire dei rappresentanti consolari dell'Italia fascista. Alla metà degli anni trenta, il console Carlo Staffetti decise di imporre una “bonifica” fascista alla comunità di Ragusa, imponendo lo scioglimento della Società Operaia, il concentramento di tutti gli italiani ragusei nell'Unione Italiana, l'eliminazione della vecchia direzione dell'Unione e la nomina ai suoi vertici di elementi fedeli al fascismo e graditi al consolato, non per elezione ma per acclamazione imposta dal console. La cosa alienò parecchie simpatie verso le istituzioni italiane della città, anche all'interno della stessa minoranza.

Con la Seconda guerra mondiale, l'elemento italiano finì quasi completamente per integrarsi nella maggioranza slava. Ragusa fu l'unica città importante della Dalmazia a non essere inglobata nel Governatorato di Dalmazia del Regno d'Italia, tra l'aprile 1941 ed il settembre 1943. Fu comunque occupata militarmente dalle truppe italiane nell'autunno del 1941[23]. Le autorità italiane vi aprirono una scuola media.[24]

Dopo la dissoluzione della Jugoslavia di Tito (1992) ci fu un timido risveglio degli italiani a Ragusa e in Dalmazia[25]. La comunità tuttavia non è ufficiale e non ha sede. Nel 2001 è stata costituita da alcuni cittadini ragusei la Società Dante Alighieri, per la diffusione della conoscenza della lingua e della cultura italiane.

Popolazione serba[modifica | modifica wikitesto]

A Ragusa, una delle minoranze più importanti, se non la più influente, è quella serba[senza fonte]. Vi sono, al censimento del 2011, un totale di 1.164 serbi. Nonostante ciò, la concentrazione di serbi a Dubrovnik è minore che in altre parti della Croazia.

Popolazione bosniaca[modifica | modifica wikitesto]

Importante era, prima della Dissoluzione della Jugoslavia, la comunita bosniaca a Dubrovnik. Tuttavia, con la Guerra d'indipendenza croata, diversi bosniaci sono dovuti scappare in seguito ad attacchi intimidatori contro di loro come distruzione delle loro proprietà. Oggi la comunità bosniaca/musulmana di Dubrovnik è quasi scomparsa [26]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

La città è servita dall'omonimo aeroporto, situato 19 km a sud dell'abitato.

Persone legate a Ragusa[modifica | modifica wikitesto]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Suddivisioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio comunale è suddiviso in 32 insediamenti (naselja).[27][28][29] Vengono elencati di seguito, con il in nome italiano tra parentesi, generalmente desueto.

  • Bosanka (Forte Imperiale): 139 ab.
  • Čajkovica (La Carrira o Ciaicovizza): 160 ab.
  • Čajkovići (Mulino Palata o Chicovizza): 26 ab.
  • Donje Obuljeno (Obuglieno Inferiore) [30][31]: 210 ab.
  • Dubravica (Dubravizza o Rovignola): 37 ab.
  • Dubrovnik - Ragusa, sede civica e comunale: 28.434
  • Gornje Obuljeno (Obuglieno Superiore) [30][31]: 124 ab.
  • Gromača (Gromaccia) [32] : 146 ab.
  • Kliševo (Cliscevo[32] o Clissei): 54 ab.
  • Knežica (Fontana del Conte): 133 ab.
  • Komolac (Comolaz) [32] o Fermo: 320 ab.
  • Ljubač (Giubba): 69 ab.
  • Lopud (Mezzo): 249 ab.
  • Lozica (Crumula): 146 ab.
  • Mokošica (Ombla o Moccosizza): 1.924 ab.
  • Mravinjac (Maravignazzo): 88 ab.
  • Mrčevo (Marcevo) [32]: 90 ab.
  • Nova Mokošica (Nuova-Ombla): 6.016 ab.
  • Orašac (Valdinoce): 631 ab.
  • Osojnik (Selva o Osoinigo): 301 ab.
  • Petrovo Selo (Villapetra o Petrovosello) [32]: 23 ab.
  • Pobrežje (Pobriesi): 118 ab.
  • Prijevor (Prievor[30] o Benvegnuda): 453 ab.
  • Rožat (Rosgiatto) [30]: 340 ab.
  • Šipanska Luka (Porto Giuppana): 212 ab.
  • Suđurađ (San Giorgio): 207 ab.
  • Šumet (Gionchetto): 176 ab.
  • Sustjepan (Santo Stefano)[33]: 323 ab.
  • Trsteno (Cannosa): 222 ab.
  • Zaton (Malfi): 985 ab.

A sua volta, la frazione di Ragusa è suddivisa in 8 circoscrizioni cittadine o quartieri (gradski kotari) simili alle circoscrizioni comunali italiane. Gli organi dei quartieri sono il consiglio del quartiere, eletto dai cittadini residenti, ed il presidente dello stesso, eletto da e tra i suoi membri.[34] Vengono elencati di seguito, con il nome italiano tra parentesi, generalmente desueto.

  • Grad - Centro Città o Città Vecchia
  • Gruž (Gravosa)
  • Komolac (Comolaz)[32]
  • Lapad (Lapad o Lapiduzzo oppure San Martino)[33]
  • Mokošica (Mocoscizza)
  • Montovjerna (Montinverno o Montovirna)[35]
  • Pile - Kono (Borgo Pile o Pile o anche Pille)[33]
  • Ploče (Borgo Plonche, Pianca, Borgo Polotta, Polot o Plocce)[33]

Il territorio suburbano, che amministramente fa parte della città di Ragusa, è suddiviso in 17 comitati locali (mjesni odbori) con i consigli eletti.[34] Vengono elencati di seguito, con il nome italiano tra parentesi, generalmente desueto.

  • Bosanka (Forte Imperiale)
  • Brsečine (Bersecine)
  • Dubravica (Dubravizza o Rovignola)
  • Gromača (Gromaccia) [32]
  • Kliševo (Cliscevo[32] o Clissei)
  • Koločep (Calamotta)
  • Ljubač (Giubba)
  • Lopud (Mezzo)
  • Orašac (Valdinoce)
  • Osojnik (Selva o Osoinigo)
  • Mravinjac (Maravignazzo)
  • Mrčevo (Marcevo) [32]
  • Riđica (Rigizza)
  • Suđurađ (San Giorgio)
  • Šipanska Luka (Porto Giuppana)
  • Trsteno (Cannosa)
  • Zaton (Malfi)

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Raugeo, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 10 gennaio 2017.
  2. ^ Atlante Zanichelli 2009, Zanichelli, Torino e Bologna, 2009, p. 52.
  3. ^ Cfr. il lemma "Ragusa (Croazia)" sull'enciclopedia Sapere.
  4. ^ Ragusa, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  5. ^ Dario Alberi, Dalmazia. Storia, arte, cultura, Lint Editoriale, Trebaseleghe (PD) 2008, pp. 1484-1551.
  6. ^ Cfr. a p. 214 in Istituto Idrografico della Marina Elenco dei fari e dei segnali da nebbia, Genova, 1997. (Documento ufficiale della Repubblica Italiana - legge 2 febbraio 1960, n. 68).
  7. ^ Luciano Canepari, Ragusa, in Il DiPI – Dizionario di pronuncia italiana, Zanichelli, 2009, ISBN 978-88-08-10511-0.
  8. ^ a b Bruno Migliorini et al., Scheda sul lemma "Ragusa", in Dizionario italiano multimediale e multilingue d'ortografia e di pronunzia, Rai Eri, 2007, ISBN 978-88-397-1478-7.
  9. ^ Dal dialetto štokavo antico durava, "bosco di querce", da cui si ha il croato Dubrovnik, "città del querceto"
  10. ^ Mappa smembramento Jugoslavia nel 1941 (JPG), marxists.org. URL consultato il 6 settembre 2014.
  11. ^ dzs.hr, http://www.dzs.hr/Eng/censuses/census2011/results/htm/e01_01_08/E01_01_08_zup19.html .
  12. ^ Il passo è citato in Robin Harris, Storia e vita di Ragusa. Dubrovnik, la piccola Repubblica adriatica, Santi Quaranta, Treviso 2008, p. 21.
  13. ^ Pierluigi Battista, «Povera mia Dubrovnik, anzi Ragusa», in La Stampa, 14 novembre 1991.
  14. ^ Dario Fertilio, Ma Dubrovnik è Ragusa? "Slavi" contro "italiani", in Corriere della Sera, 18 agosto 1995.
  15. ^ Gazzetta n. 188 del 14 agosto 2007, Istituzione del Consolato onorario a Ragusa/Dubrovnik (Croazia).
  16. ^ Nei testi fino al XIX secolo il nome era espresso in lingua italiana, oggi in Croazia è noto come Paškoje Miličević.
  17. ^ R. Bianchi Bandinelli, M. Pallottino, E. Coche de la Ferté, Enciclopedia dell'Arte Antica - Treccani, alla voce "Archeologia"
  18. ^ a b Ante Šoliċ, relazioni tra Dubrovnik e Ancona la tempo di Ciriaco e i viaggi di Ciriaco lungo le coste della Dalmazia, in Giuseppe A. Possedoni (a cura di), Ciriaco d'Ancona e il suo tempo. Ancona, edizioni Canonici, 2002.
  19. ^ Encicloperida Treccani, voce Giorgio di Matteo da Zara
  20. ^ R. Bianchi Bandinelli, M. Pallottino, E. Coche de la Ferté, Enciclopedia dell'Arte Antica - Treccani, alla voce "Archeologia"
  21. ^ Central Bureau of Statistics, su www.dzs.hr. URL consultato il 19.03.2016.
  22. ^ Guerrino Perselli, I censimenti della popolazione dell'Istria, con Fiume e Trieste, e di alcune città della Dalmazia tra il 1850 e il 1936, Unione Italiana Fiume-Università Popolare di Trieste, Trieste-Rovigno 1993, p. 463.
  23. ^ Mussolini si proponeva di annettere all'Italia tutta la costa adriatica della Dalmazia con una profondità di quasi cento chilometri. Sul punto si veda la mappa predisposta all'uopo.
  24. ^ L'impero mussoliniano in Europa (in inglese)
  25. ^ Situazione attuale dei Dalmati italiani in Croazia
  26. ^ http://minorityrights.org/minorities/bosniaks-2/
  27. ^ Frazioni della Regione raguseo-narentana
  28. ^ Gli insediamenti croati (naselja) sono le unità demografiche dell'Istituto Croato di Statistica, simili alle località abitate italiane, non sono le unità amministrative o d'autogoverno e fanno parte dei comuni o delle citta [1]
  29. ^ (EN) Istituto Croato di Statistica. Censimento della popolazione, delle famiglie e delle abitazioni nella Repubblica di Croazia del 2011 - NOTE SULLA METODOLOGIA, su Croatian Bureau of Statistics (www.dzs.hr). URL consultato il 28 ottobre 2016.
  30. ^ a b c d Catasto austriaco
  31. ^ a b [2]
  32. ^ a b c d e f g h i Comolaz, Petrovosello nel comune di Ombla; Cliscevo, Gromaccia, Marcevo nel comune di Malfi in: RACCOLTA DELLE LEGGI E DELLE ORDINANZE DELL'ANNO 1822 PER LA DALMAZIA. ZARA DALLA STAMPERIA GOVERNIALE 1824., Distretto I di Ragusa, p. 308
  33. ^ a b c d RAGUSA (Dubrovnik) con I. CALAMOTTA (KOLOČEP) e S. Stefano, assieme a V. S. MARTINO (LAPAD) e i quartieri di Plocce, PILLE, nella mappa ingrandibile di : "Ragusa" (1910) - K.u.K. Militärgeographisches Institut - 1:75 000 - ZONE 35 - KOL XVIII"
  34. ^ a b (HR) Statuto della Città di Ragusa, Art. 66, Art. 67 (PDF), su Grad Dubrovnik. Gradska uprava. Statut Grada Dubrovnika. URL consultato il 27 ottobre 2016.
  35. ^ Montovirna in Borgo GRAVOSA, in Dalmazia Circolo di Ragusa, 1837 – catasto austriaco franceschino
  36. ^ Alla scoperta del Graal, interculturaldialogue2008.eu. URL consultato il 17 marzo 2010.
  37. ^ città gemellate dal sito di Graz, graz.at. URL consultato il 19-12-2010.
  38. ^ Lega navale, a giugno si rinnova il gemellaggio con Dubrovnik, traniweb, 13-02-2012. URL consultato il 01-05-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giacomo Scotti, Ragusa, la quinta repubblica marinara, LINT Editoriale, Trieste, ISBN 88-8190-231-1.
  • Dario Alberi, Dalmazia - storia, arte e cultura, LINT Editoriale, Trieste, ISBN 978-88-8190-244-6.
  • Giulio Vignoli, Gli Italiani dimenticati. Minoranze italiane in Europa, cap. V, Giuffrè editore, Milano, 2000 (tratta delle condizioni in cui vive attualmente la residua minoranza italiana di Ragusa).
  • (HR) Momcilo Spremic, Ratacka opatija kodbara, Belgrado, 1964.
  • AA. VV., Galleria di ragusei illustri, Ragusa, 1841 (anastatica Forni ed.).
  • AA. VV., Medioevo adriatico, Roma, 2008.
  • AA. VV. (a cura A. Di Vittorio), Ragusa e il Mediterraneo, Bari, 1988.
  • AA. VV., Ragusa una repubblica adriatica, Bari, 1994.
  • AA. VV., Napoleone e l'Adriatico, Ancona, 1999.
  • F. M. Appendini, Notizie istorico critiche sulle antichità..., Ragusa, 1803.
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  • G. Gozzi, La libera e sovrana repubblica di Ragusa, Roma, 1974.
  • R Harris, Storia e vita di Ragusa, Treviso, 2008.
  • F. Kirghmayr, Ragusa, Zara, 1910.
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  • A. Papo, La dedizione di Ragusa alla corona d'Ungheria, Mariano del Friuli, 2004.
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  • S. Razzi, La storia di Raugia, Lucca, 1595 (anastatica Forni ed.).
  • S. Skurla, Ragusa, Zagabria, 1876.
  • M. Zamagna, La storia di Ragusa, Trieste, 1935.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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