Calle

La calle (plur. calli) è la tipica via veneziana, incassata tra due file continue di edifici adibiti ad abitazione anche con negozi e laboratori al pian terreno. Invece le strade che costeggiano un canale vengono definite fondamente. Il termine calle deriva dal latino callis che significa "viottolo" o "sentiero". Nell'antico volgare assunse anche il significato di "camino" o "passaggio" (p.e. in Dante, Inferno: …pianeta / che mena dritto altrui per ogne calle.)[1] o anche "atto del procedere". In questa accezione è ancora usato da Leopardi (…allor che ignudo e solo / per novo calle a peregrina stanza / verrà lo spirto mio)[2].
Caratteristiche
[modifica | modifica wikitesto]La larghezza delle calli è estremamente variabile: si va da misure inferiori al metro delle calli più strette, che spesso per questo sono chiamate callétte, fino ai tre o quattro metri o anche oltre di quelle più ampie, denominate spesso calle larga. Con 53 cm di larghezza, la Calle Varisco, situata nel sestiere di Cannaregio, è la più stretta della città[3].
Anche la lunghezza delle calli è molto variabile: si va dai pochi metri fino alle calli lunghe che possono estendersi anche per qualche centinaio di metri, con un percorso talvolta tortuoso.
La definizione come "calle" non è estesa a tutte le strade di questo tipo, infatti alcune calli lunghe, storicamente importanti per le numerose attività commerciali che vi si affacciano fin da tempi remoti, sono denominate con l'arcaico termine ruga o rugheta[4] come la Ruga Giuffa a Santa Maria Formosa e la Ruga Rialto, Ruga dei Oresi o Rugheta del Ravano a Rialto.
Con l'altro termine salizada (tradotto spesso ma impropriamente come selciata, in realtà nell'uso comune il termine salizo e derivati comprende le pavimentazioni in cotto o quelle in pietra)[5] vengono denominate alcune calli larghe di importanza speciale. Il nome sta a indicare il fatto che queste strade, proprio grazie alla loro importanza, furono tra le prime a venir pavimentate dalla fine del Trecento con mattoni di cotto disposti a spina di pesce (di questa pavimentazione resta qualche esempio isolato come la Calle delle Mende in zona San Vio[6]) mentre il resto delle calli e dei campi rimaneva semplicemente in terra battuta. Dalla fine del Seicento i mattoni vennero sostituiti con i caratteristici masegni (letteralmente: macigni), blocchi di pietra trachitica oggi usate pressoché ovunque in città[7].
Alcune calli cieche o secondarie, la cui unica funzione è consentire l'accesso alle abitazioni che vi si affacciano, vengono denominate ramo[8].
Con l'altro termine rio terà vengono definite le strade ottenute dall'interramento dei canali, pratica che ebbe ampia diffusione nel XIX secolo, ma già messa in opera occasionalmente fin dal XII secolo; gli interventi più antichi di cui resta memoria nella toponomastica veneziana sono il Rio terà San Vio (poco prima del 1408) a Dorsoduro e il Rio terà della Maddalena (1498) a Cannaregio.[9]
A Venezia, l'odonomastica delle calli è alquanto varia: molte prendono il nome di qualche personaggio o famiglia famosa che spesso aveva case o palazzi nella zona (es. Calle Foscarini), altre richiamano l'antica o attuale vicinanza a una chiesa o un convento (p.e. Salizada San Cancian, Calle drio la Chiesa, Calle de le Muneghe) oppure si riferiscono a mestieri o attività che un tempo ivi erano praticati o concentrati (Calle del Forner, Calle dei Fabbri, Calle del Squero) e in qualche caso anche a semplici persone comuni che vi risiedevano o vi operavano e che per un motivo o per l'altro avevano acquistato una certa fama locale (p.e. Rio terà Barba Frutariòl cioè Rivo interrato Zio Fruttivendolo). In pochi casi le attività svolte venivano ritenute così rilevanti da diventare l'unica definizione delle calli: per esempio la Spadaria per i fabbricanti di spade, la Frezzaria per i fabbricanti di frecce, le Mercerie per i merciai e la Casselleria per l'antica specialità veneziana nella produzione di preziosi cofanetti nuziali in osso o avorio oppure in pastiglia[8]. Il nome delle calli talvolta non è univoco proprio per la sua genericità: per esempio, in città esistono diverse Calle San Doménego, Calle della Chiesa, Calle del Squero, ubicate in sestieri differenti.
Le calli al di fuori di Venezia
[modifica | modifica wikitesto]Le calli non sono una peculiarità esclusiva del centro storico di Venezia ma sono presenti in tutti i centri della laguna, urbanizzati in tempi storici, quali Chioggia, Malamocco, Burano, Murano tra gli altri.
Sono tuttora denominate "calli" le strade di molte città di impronta veneziana: si trovano calli nel centro di Muggia (provincia di Trieste), Mestre, Caorle, Garda, Lazise, Grado e Loreo. Una particolarità è presente ad Arsiero con la storica via Pria Calle.[10]
Il termine calle rimane anche talvolta in molti centri dell'antico dominio veneziano nell'Adriatico orientale (in Istria e Dalmazia); per esempio, la strada principale di Zara, in Dalmazia, è ancor oggi denominata, in croato, Kalelarga.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Fernando Salsano, calle, su Enciclopedia Dantesca Treccani.
- ↑ Giacomo Leopardi - Canzoni; calle, su Vocabolario Treccani.
- ↑ Calle Varisco, su hotelgiorgione.com.
- ↑ Affine al francese rue (strada), ma presente anticamente nel volgare (oltre al veneziano ruga permane oggi anche nella variante napoletana rua) (cfr. ruga 1/3, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. e rua, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.). Indica una strada fiancheggiata da ambo le parti da abitazioni e botteghe. Secondo il Tassini questo è un termine usato anticamente quando la città era poco densamente popolata e quindi per distinguere questa strada dalle altre. (vedi Giuseppe Tassini, Curiosità veneziane, ovvero origini delle denominazioni stradali di Venezia (PDF), p. 628.
- ↑ Concina, p.129
- ↑ 154. La calle in cotto, su strabiliantevenezia.com.
- ↑ Gaier, pp. 39-43
- 1 2 Perocco e Salvadori, pp. 237-238
- ↑ Zucchetta, pp. 38-66
- ↑ Arsiero, su comune.arsiero.vi.it.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Guido Perocco e Antonio Salvadori, Civiltà di Venezia, Venezia, Stamperia di Venezia, 1976.
- Gianpietro Zucchetta, Un'altra Venezia – Immagini e storia degli antichi canali scomparsi, Venezia, Erizzo-Unesco, 1995.
- Ennio Concina, Pietre parole storia, Venezia, Marsilio, 1988.
- Martin Gaier, Appunti per una storia della pavimentazione esterna a Venezia, in Lorenzo Lazzarini, Mario Piana e Wolfgang Wolters (a cura di), I pavimenti barocchi veneziani, Sommacampagna, Cierre, 2018.
Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Masegni, 1200 interventi all’anno «Più coordinamento per salvarli», Corriere del Veneto, 4 dicembre 2009, su corrieredelveneto.corriere.it.
- Il mercato nero dei masegni di Venezia: tolti e venduti al mercato nero per 195 euro al metro quadro, Il Gazzettino di Venezia, Venerdì 8 Febbraio 2019, su ilgazzettino.it.