Chiesa di Santa Maria Formosa

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Chiesa di Santa Maria Formosa
Santa Maria Formosa Facciata e campanile.jpg
La facciata nord ed il campanile
StatoItalia Italia
RegioneVeneto Veneto
LocalitàVenezia
ReligioneCattolica
TitolareMaria
ArchitettoMauro Codussi
Stile architettonicoRinsacimentale, Classico, Barocco
Inizio costruzione1492

Coordinate: 45°26′12.84″N 12°20′27.96″E / 45.4369°N 12.3411°E45.4369; 12.3411

La chiesa della Purificazione di Maria nota come Santa Maria Formosa è un edificio religioso della città di Venezia, nel sestiere di Castello, ai confini del sestiere di San Marco. Si affaccia sul campo omonimo.

Campo Santa Maria Formosa è uno dei più vasti di Venezia e si trova su un'isola delimitata dai rii di Santa Maria Formosa, del Pestrin, di San Giovanni Laterano e del Mondo Novo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa dopo il bombardamento del 1916

Secondo la tradizione, fu eretta nel 639 da San Magno di Oderzo, cui era apparsa la Vergine dalla vaga forma, la quale gli indicò tale luogo per la costruzione della chiesa a lei dedicata. La sua realizzazione venne finanziata dalla famiglia patrizia Tribuno; prese il nome di Purificazione della Beata Vergine. Ma già da allora avrebbe ricevuto l'attuale nome, per la vaga forma della Madonna apparsa al Santo; ovviamente tutto ciò è un insieme di storia e leggenda, perché la più antica documentazione scritta risale solo al 1060.

La chiesa venne rinnovata nell'864 e, dopo un incendio, nel 1106. Trovandosi essa in stato di decadenza, venne ricostruita nel 1492 da Mauro Codussi, già autore di altre chiese a Venezia, nello stile del primo Rinascimento. L'antico schema a croce greca venne mantenuto in tutti i restauri fino al XVI secolo.

La chiesa rimase collegiata e matrice (almeno dal XIII secolo) fino al 1807 quando, con le soppressione napoleoniche, perse i titoli ma le furono aggregate le soppresse parrocchie di San Lio e Santa Marina[1].

Una volta l'anno il Doge si recava in preghiera in questa chiesa, nel giorno della Purificazione di Maria, per ricordare la liberazione da parte del doge Pietro III Candiano di dodici fanciulle rapite dai pirati. Da tale evento nasce anche la Festa delle Marie, festa popolare ancora presente a Venezia, che prese il nome di Festa de le Marie de tole, perché le ragazze vengono portate a braccia su tavole di legno.

Nel corso della prima guerra mondiale, la notte del 9 agosto 1916 la chiesa fu incendiata e scoperchiata da una bomba austriaca[2].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Mauro Codussi costruì sulla croce greca originaria, la pianta latina a tre navate, con presbiterio affiancato da due cappelle minori per lato, e grandi cappelle sui fianchi delle navate minori rese più ariose dalle ampie bifore laterali con cui comunicano tra loro e con il transetto. All'interno venne ripreso il tema brunelleschiano delle membrature architettoniche in pietra grigia che risaltano sugli intonaci bianchi.

Il Codussi morì nel 1504 senza finire la sua opera. Più tardi la famiglia Cappello nel 1542 finanziò la costruzione di entrambe le facciate: la prima, quella che dà sul rio, è in stile classico; la seconda, sul campo, è barocca 1604.

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

Facciata ovest (principale)[modifica | modifica wikitesto]

La facciata (del 1542) fu commissionata dalla famiglia Cappello per onorare l'ammiraglio Vincenzo Cappello, morto nel 1541. Di aspetto classicheggiante è tripartita da fasci di semipilastri corinzi specchiati e posati a coppie su alti basamenti e chiusa, al di sopra dell'alta trabeazione, da un grande timpano coronato da acroteri a vaso. Le colonne ioniche del portale sostengono il monumento funebre dell'ammiraglio, presentato in piedi con il bastone del comando sopra un'elaborata urna, opera firmata dello scultore Domenico di Pietro Grazioli. Armi e corazze si presentano sui due medaglioni al centro dei basamenti e lo stemma dei Cappello è esibito al centro del timpano.

Facciata nord[modifica | modifica wikitesto]

Anche la facciata rivolta a nord (del 1604) fu commissionata dai Cappello. È divisa su due livelli, il primo è pentapartito da un ordine ordine minore di lesene ioniche che racchiudono ai lati arcate cieche. Il secondo livello è collegato al primo dai due pilastri corinzi e specchiati dell'ordine maggiore su cui si imposta il timpano. Due ali trabeate succedute da due quinte curvilinee convesse chiudono il livello. A coronamento sono poste una statua della Vergine e quattro di Virtù. Nella partizione centrale si apre un grande portale che ribadisce su semicolonne l'ordine minore, sopra il timpano spezzato del grande e davanti al rosone il busto di un Cappello. Altri due busti della famiglia sono posti sopra le specchiature delle ali trabeate.

Campanile[modifica | modifica wikitesto]

L'originale campanile in stile barocco (1688) venne iniziato e progettato dal sacerdote Francesco Zucconi nel 1611. Impostato su due fasce a più corsi di bugnato, la prima rastremata e rustica la seconda liscia, prosegue con un decoro a lacune in intonaco fino ai quadranti di orologio che decorano i quattro lati sotto la cella campanaria. La cella presenta finestre balaustrate con maschere in chiave di volta ed è sormontata da timpani centinati. Al di sopra un primo tamburo dalla pianta complessa sostiene una balaustrata che circonda un ulteriore tamburo ottagonale. Il complesso pinnacolo ottagonale è culminato da cherubini a sostenere la croce. A chiave di volta della porta d'ingresso del campanile è stata posta una mostruosa testa grottesca, ché si credeva potesse difenderlo dall'ingresso del demonio, che si divertiva a suonare le campane.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Navata destra[modifica | modifica wikitesto]

  • All'inizio della navata troviamo un battistero dl XVI secolo sopra al quale è stato posto il dipinto della Circoncisione di Gesù opera belliniana attribuita a Vincenzo Catena.
  • Nella prima cappella il Trittico di Bartolomeo Vivarini (firmato e datato 1473) che rappresenta al centro la Vergine della Misericordia, a sinistra L’incontro tra Gioacchino e Anna e a destra La Nascita della Vergine. Probabilmente eseguito per l'altare maggiore della vecchia chiesa[3] è ora rimontato su un altare barocco. Sulla parete destra è collocato un Padre Eterno e angeli di Lazzaro Bastiani e su quella di fronte un piccolo bassorilievo con il Cristo morto.
  • Nella seconda cappella, sopra un altare barocco dall'elaborato paliotto in marmo a rilievo, è la Madonna in Pietà e San Francesco D' Assisi di Jacopo Negretti detto Palma il Giovane.

Transetto destro[modifica | modifica wikitesto]

  • Sulla parete destra sopra la bifora l'Ultima cena opera di Leandro Bassano (inizi XVII secolo).
  • Sulla parete di fondo attorno alla porta è il ricco Monumento funebre della famiglia Hellemans (post 1638): al centro, sostenuto da colonne ioniche l'urna di Guglielmo e sopra le partizioni laterali i busti di Guglielmo e del fratello Antonio. Gli Hellemans erano una famiglia di ricchi mercanti di Anversa stabilitisi a Venezia.

Cappella della Scuola dei Bombardieri[modifica | modifica wikitesto]

Un grande altare barocco, a sostituzione dell'originario, contiene il grande polittico di Palma il Vecchio, forse l'opera sua più famosa (inizio XVI secolo). I dipinti presentano al centro la figura di Santa Barbara, a destra in basso, Sant’Antonio abate ed, in alto, San Vincenzo Ferreri, a sinistra in basso, San Sebastiano, e in alto, San Giovanni Battista, nella cimasa è raffigurata una Pietà. Giuseppe Torretti eseguì il paliotto in marmo raffigurante il Martirio di Santa Barbara (XVIII secolo).

Cappella absidale destra (Cappella Querini)[modifica | modifica wikitesto]

  • La cospicua struttura dell'abside marcata da colonne corinzie che alternano nicchie e finestre contiene tre statue di Girolamo Campagna: da sinistra San Sebastiano, San Francesco e San Lorenzo Giustiniani (fine XVI secolo).
  • In una vetrina, dentro l'arcone che comunica con il presbiterio, sono esposte numerose suppellettili sacre, raffinate opere di oreficeria tra il XVII ed il XIX secolo.

Presbiterio[modifica | modifica wikitesto]

Gli amboni all'imboccatura del presbiterio sono una ricostruzione moderna. Sulle pareti, l'una a fronte dell'altra, sono murate due urne funebri rinascimentali dei Donà. L'altare maggiore, ad arco trionfale, è opera di Francesco Smeraldi (1592). Il tabernacolo fu sostituito con quello marmoreo attuale nel XVIII secolo. Le due statue (XVII secolo) ai lati dell'altare provengono dalla demolita chiesa di Santa Marina. Sulla parete di fondo la grande pala Vergine e i Santi Marco e Magno - Allegoria Della Chiesa di Giulia Lama (1710). Sul soffitto la Presentazione al doge delle spose rapite dai pirati narentani di Giovanni Segala (fine XVII secolo)

Cappella absidale sinistra (Cappella della Scuola dei Casselleri o della Madonna del parto)[modifica | modifica wikitesto]

Divenuta giuspatronato dei Grimani fu rifatta alla fine del XVI secolo per volere di Antonio Grimani, allora Vescovo di Torcello. Il catino a cassettoni è decorato con mosaici su disegno di Palma il Giovane: al centro lo Sposalizio di Maria e Giuseppe ed intorno figure di Profeti e Sibille. La parete di fondo adorna di colonne corinzie in marmi multicolori presenta ai lati due statue di un anonimo del XVII secolo: a sinistra San Matteo apostolo ed a destra San Giacomo apostolo. Sull'altare la Madonna del parto anch'essa opera anonima del XVI secolo.

Cappella del Santissimo Sacramento (già Cappella Vitturi o della Santissima Trinità)[modifica | modifica wikitesto]

Sull'altare un ricco ciborio in marmo. già nella chiesa di Sant'Agnese[3], con una statua di Cristo Redentore opera di Giulio del Moro (fine del XVI secolo) e angeli adoranti. Alle pareti numerosi piccoli dipinti: a destra La Trinità e Tobiolo e l'angelo di anonimi del XVII secolo, la Natività di Maria di Antonio De Ferrari detto Foler e la Presentazione di Gesù al Tempio di anonimo ambedue del XVI secolo; a sinistra Cristo deposto e compianto da Maria, la Maddalena e san Giovanni dell'ambito di Pietro Negri (fine XVII secolo), Maria Maddalena unge i piedi di Cristo in casa di Simeone dell'ambito di Pietro Liberi (fine XVII secolo), Sant'Antonio dell'ambito di Ermanno Stroiffi (XVII secolo) oltre a la Vergine Addolorata, San Girolamo e Santa Marina tutte opere di anonimi.

Transetto sinistro[modifica | modifica wikitesto]

  • Sulla parete di fondo sopra la porta e tre gli archi delle capelle tre busti Bartolomeo Tononi, Antonio Tononi e Turrino Tononi, opera di un anonimo del XVII secolo.
  • Sulla sinistra sopra la bifora la Approvazione dell'ordine della Santissima Trinità o del Riscatto degli Schiavi di Baldassarre D'Anna (inizio XVII secolo).
  • A sinistra della bifora il tabernacolo de la Vergine ed il Bambino (XIX seolo), copia di Lattanzio Querena dell'opera del Sassoferrato conservata nell'oratorio.

Navata sinistra[modifica | modifica wikitesto]

  • Nella prima cappella verso il trensetto San Luigi Gonzaga, San Simeone mostra Gesù, Sant'Antonio da Padova, trittico di Antonio Ermolao Paoletti (1890 circa).
  • Nella seconda cappella, già della Scuola dei Frutaroli, sull'altare il polittico del Sacro Cuore di Maria e Sant'Alfonso de Liguori e San Luigi Gonzaga di Lattanzio Querena (1830 circa) e sulla parte a sinistra la cattura di Cristo nell'orto e San Marcellino opera di anonimi veneziani del XVI secolo.
  • Sull'altare a sinistra della porta la Madonna della Consolazione o di Lepanto opera di scuola veneto-cretese attribuita a Nicolaus Safuris. Durante la battiglia di Lepanto (1571) l'icona era nella galea di Sebastiano Venier, gli eredi la donarono alla chiesa[4].

Controfacciata[modifica | modifica wikitesto]

In controfacciata sopra una cantoria in marmo con commessi policromi sostenuta da quattro colonne ioniche è l'organo che distrutto dal bombardamento del 1916 fu rifatto nel XX secolo. Sulla sinistra è la lastra tombale di Vincenzo Cappello decorata con il leone di San Marco, lo stemma di famiglia ed una scena di battaglia navale.

Oratorio[modifica | modifica wikitesto]

Al primo piano sopra la sagrestia l'oratorio, non visitabile, contiene diverse opere tra cui le Madonne con Bambino di Giandomenico Tiepolo, Giambettino Cignaroli, Sassoferrato ed il San Pietro Apostolo di Paolo Pagani.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Siusa
  2. ^ Ugo Ojetti, Il martirio dei monumenti, Milano, Fratelli Treves Editori, 1918, p. 38.
  3. ^ a b Lorenzetti p. 381
  4. ^ Chorus

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gino Bortolan, Le chiese del Patriarcato di Venezia, Venezia, 1975.
  • Marcello Brusegan, Le chiese di Venezia - storia, arte, segreti, leggende, curiosità, Roma, Newton Compton, 2007.
  • Giulio Lorenzetti, Venezia e il suo estuario, Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, 1963.
  • Ennio Concina e Elisabetta Molteni, Le chiese di Venezia: l'arte e la storia, Udine, Magnus, 1995.
  • Siusa - Ecclesiae Venetae, su siusa.archivi.beniculturali.it.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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