Delia Scala

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Delia Scala nel 1963

Delia Scala, pseudonimo di Odette Bedogni (Bracciano, 25 settembre 1929Livorno, 15 gennaio 2004), è stata un'attrice e ballerina italiana, il cui nome è principalmente legato alla commedia musicale negli anni degli esordi, in Italia, di questo nuovo genere di teatro.

Non fu solo un'artista del palcoscenico completa e di grande versatilità, capace di recitare, ballare, cantare a buoni livelli, ma offrì una figura di soubrette del tutto innovativa rispetto ai canoni degli anni quaranta. Spontanea, dinamica, di una bellezza naturale, ironica e gentile, seppe suscitare nel pubblico una grande simpatia.[1][2][3][4][5]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Seconda di quattro figli, una sorella e due fratelli, visse i primi anni a Bracciano, in provincia di Roma, dove frequentò le prime classi delle scuole elementari. Il padre Aldo Bedogni era sottufficiale collaudatore di stanza all'aeroporto militare di Vigna di Valle, la madre Iolanda Redighieri, casalinga, la volle chiamare Odette per amore della canzone Odette bella pupa di Parigi.[6][4][7]

Quando il padre venne trasferito all'aeroporto di Malpensa, la famiglia si spostò a Gallarate, non lontano da Milano. Nei primi anni '40, congedatosi il padre dall'Aeronautica Militare, la famiglia si trasferì a Campagnola Emilia, nella casa dei nonni materni. Tuttavia, desiderosa di continuare gli studi di danza, la piccola Odette tornò temporaneamente a Milano, dove veniva ospitata da una signora amica di famiglia. Terminata la frequentazione della scuola di danza, tornò a Campagnola.[8][9]

L'amore per la danza[modifica | modifica wikitesto]

Delia Scala nel 1951

Aveva iniziato a frequentare la Scuola di Ballo del Teatro alla Scala a otto anni, e aveva proseguito per sette anni, prendendo parte a balletti, tra cui La bottega fantastica di Respighi e La bella addormentata di Čajkovskij, e ad altre rappresentazioni con cui si familiarizzò col palcoscenico: nell'aprile 1940 fu in scena al Teatro alla Scala per un intero atto nella parte della figlia di Dufresne (interpretato da Beniamino Gigli), nell'opera lirica Zazà di Leoncavallo.[10] Negli anni trascorsi in provincia di Reggio Emilia, Odette si esibì in piccoli teatri della zona: nel 1943, quattordicenne, al teatro Italia di Campagnola nell'ambito di un varietà condotto dall'esordiente Romolo Valli (che si faceva chiamare Mimmolo)[11][12], al Teatro Sociale Villastrada di Dosolo e al Teatro Comunale di Guastalla dove danzò il valzer del Faust di Gounod.[13] Nel 1946, dopo il matrimonio con Melitsanos, si trasferì con lui a Viareggio, e qui nel 1949 salì ancora su una modesta ribalta come artista di varietà, a fianco del poeta-cantante-attore Egisto Malfatti nello spettacolo Egisto e Delia.[14]

Il cinema[modifica | modifica wikitesto]

Delia Scala nel 1959

Ancora bambina, per la sua disinvoltura in scena era stata scelta dal regista Giorgio Ferrari come protagonista di un documentario sulla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala; poi nel 1943 partecipò, al film Principessina, diretto da Tullio Gramantieri.[15][16] Ma fu a partire dal 1947 che incominciò a lavorare con continuità nel cinema, prima col proprio vero nome, poi con lo pseudonimo di Lia Della Scala e subito dopo con quello definitivo di Delia Scala, scelto su suggerimento di Italo Calvino, allora capo-ufficio stampa della Lux Film, in omaggio alla sua insegnante di danza Nives Poli, richiamando il teatro che l'aveva formata come ballerina. In quell'anno, avendo partecipato a un casting per il film L'onorevole Angelina, era stata notata dal regista Luigi Zampa che le diede però una parte in un'altra sua pellicola, Anni difficili. Trasferitasi a Roma, partecipò, fino al 1960, a oltre 40 film, tra cui: Napoli milionaria (1950) di Eduardo De Filippo; Roma ore 11 (1952), pellicola neorealista di Giuseppe De Santis; il noir Grisbì (1954) di Jacques Becker, recitato in francese a fianco di Jean Gabin. Interpretò alcune commedie: Bellezze in bicicletta (1951) di Carlo Campogalliani, dove teneva testa all'avvenenza di Silvana Pampanini, Gran Varietà (1953), a fianco di Vittorio de Sica e Lea Padovani, dove impersonando una ballerina di charleston rivelò doti di artista di varietà,[1][17][18] Signori si nasce (1960) di Mario Mattoli, accanto a Totò. Per il resto prese parte a film quasi sempre di modesta importanza: peplum, commedie leggere o musicarelli.

Il teatro e la commedia musicale[modifica | modifica wikitesto]

Mentre cominciava a lavorare nel cinema ebbe qualche esperienza iniziale di teatro di prosa. Prima, in Apocalisse a Capri, di Sergio Sollima, con Mario Scaccia e Diana Veneziani per la regia di Mario Landi (Teatro dei Satiri di Roma, 10 marzo 1951)[19][20]; poi, sempre con Scaccia, nella pièce Conserviamo le nostre cattive abitudini, di Franco Monicelli (Teatro dei Satiri, 3 maggio 1951)[21]; quindi, assieme a Adriano Rimoldi ed Ernesto Sabbatini, nella commedia C'era una volta un biglietto da un milione (regia di Daniele D'Anza, adattamento del racconto La banconota da un milione di sterline di Mark Twain), trasmessa sperimentalmente dalla RAI il 17 maggio 1953[22].

Pietro Garinei, Delia Scala e Sandro Giovannini

Furono invece Garinei e Giovannini a proporle la svolta decisiva nella sua vita artistica. Dopo averla vista ballare nel film Gran Varietà, nel 1953 Giovannini la vide dal vivo nel "proprio" teatro, il Sistina, in un charleston nell'ambito di uno spettacolo di beneficenza della Croce Rossa a favore degli alluvionati; rimase colpito e volle subito conoscerla. Garinei e Giovannini videro in lei la nuova figura femminile su cui puntare per il lancio della commedia musicale italiana, genere al quale essi stessi avevano dato l'avvio solo due anni prima, assieme al musicista Gorni Kramer.[23] Con molta insistenza, anche strappando per lei, al produttore Remigio Paone, un cachet consistente (battendo l'impresario di Walter Chiari Arturo Sirri che contemporaneamente cercava di strapparle un contratto), i due riuscirono a scritturarla per interpretare, assieme al già ben noto Carlo Dapporto, Giove in doppiopetto.[24] La ritrosia dell'attrice era dovuta alla sua assai limitata esperienza nel teatro e al non avere mai cantato prima (il maestro Kramer, alla prima audizione, quasi si disperò, mentre Dapporto inizialmente non la considerava all'altezza), sebbene in poche settimane, con instancabile impegno, apprese ad esprimersi anche con le note.[25]

Giove in doppiopetto esordì quindi al Teatro Lirico di Milano il 25 settembre 1954, giorno del 25º compleanno dell'attrice. Il successo fu travolgente, e lo spettacolo andò in giro per l'Italia per due anni con 531 repliche[26]. Nello spettacolo la Scala interpretava una giovane sposina insidiata da un Giove (Dapporto) donnaiolo sceso sulla Terra assumendo le sembianze del marito (Gianni Agus), ostacolato dall'accorta Giunone (Lucy D'Albert). Nella scena Mambo dei grappoli Delia, in un numero di danza acrobatica, saltava su un tamburo-tinozza elastico compiendo per 24 volte una spaccata in aria. Fu l'inizio di un avvicendarsi serrato di commedie musicali di grande successo, sempre incentrate sulla creatività e sul dinamismo organizzativo dell'inseparabile coppia di autori, e Delia ebbe così occasione di lavorare a fianco dei principali attori di rivista di quegli anni.

Nel 1956 interpretò Buonanotte Bettina con Walter Chiari, dove si metteva in scena una situazione di ostinato bisticcio all'interno di una giovane coppia, quadro che ricorrerà spesso nei copioni che la Scala affronterà successivamente. La commedia era di notevole modernità, riuscendo con allegra ironia a portare in scena riferimenti a erotismo e trasgressione in anni piuttosto bacchettoni. L'opera fu tradotta e rappresentata, prima nel 1958 al Teatro de la Comedia di Madrid col titolo Buenas noches Bettina[27], poi nel 1959 al Teatro Adelphi di Londra col titolo di When in Rome[28][29]. Mentre la commedia veniva replicata a Firenze, Il 14 marzo 1957 venne recapitata a Delia la tragica notizia della morte in una corsa automobilistica del fidanzato Eugenio Castellotti; sconvolta, l'attrice volle comunque entrare in scena la sera stessa, sostenuta dagli applausi del pubblico.[30]

In quel periodo di forte turbamento per la tragica perdita del fidanzato, decise di impegnarsi, e fu l'unica volta, nel teatro classico, al 9º Festival del Teatro Drammatico a Verona, impersonando Ariele in La tempesta di Shakespeare, per la regia di Franco Enriquez, a fianco di Glauco Mauri e Salvo Randone.[31][32][33]

Sempre nel 1957 tornò a lavorare con Dapporto in L'adorabile Giulio. Vi recitava anche Teddy Reno, che le rivolgeva la canzone Simpatica; l'attrice racconterà poi, simpaticamente, di non avere gradito i versi "tu non mi fai pensar a notti di passion ma a cieli sereni..." non ritenendosi donna priva di passionalità e di essersi subito lamentata con gli autori del brano.[34]

Del 1958 fu Un trapezio per Lisistrata, una delle opere più riuscite e originali della coppia G&G, con la coreografia di Donald Saddler. Con lei sul palco Nino Manfredi, Paolo Panelli, Mario Carotenuto, Ave Ninchi e il Quartetto Cetra. La rilettura del testo di Aristofane intendeva esorcizzare le paure collettive per la guerra fredda, presentando ateniesi e spartani come statunitensi e sovietici.

Delia Scala Show, del 1960, nacque in modo casuale. Nell'imminenza dell'esordio di Rinaldo in campo, durante una prova, il protagonista Domenico Modugno subì una caduta fratturandosi molto gravemente una gamba, quindi un gran numero di rappresentazioni già fissate saltavano. Garinei e Giovannini allora ebbero l'idea di proporre a Delia, che accettò, uno show incentrato sulla sua carriera fino a quel momento. In una decina di giorni il copione era pronto e, dopo poche prove, lo show andava in scena nei vari teatri al posto del Rinaldo. L'attrice era affiancata dal trio comico Toni Ucci, Enzo Garinei e Carletto Sposito.[35]

Rinaldo in campo, rappresentata nel 1961, fu un kolossal per impegno e ampiezza del cast, che richiamando il Risorgimento, voleva anche celebrare il centenario dell'Unità d'Italia. Delia vi interpreta una baronessina invaghita di ideali garibaldini e innamorata di Rinaldo (Domenico Modugno), bandito diventato poi combattente con le camicie rosse. Si trattò della prima commedia musicale con caratteri anche drammatici, con un personaggio che muore in scena. Il successo dell'opera ebbe eco internazionale e la compagnia fu chiamata a portare il Rinaldo anche al Théâtre des Champs-Élysées di Parigi, dove fu replicato per quattro mesi[36]. L'opera fu anche tradotta in russo e serbo e rappresentata a Mosca[37] e Belgrado.

Sempre nel 1961 l'attrice interpretò la soubrette Marta Gray in una versione televisiva, con la regia di Eros Macchi, della commedia musicale La padrona di Raggio di Luna, sempre di Garinei e Giovannini, già uscita nei teatri nel 1955 con Lauretta Masiero nella stessa parte.[38]

Delia Scala nella commedia musicale "My Fair Lady" - 1964

Del 1963 fu la versione italiana My Fair Lady (che come musical e film aveva già spopolato negli Stati Uniti e nel mondo): a fianco della Scala recitavano Gianrico Tedeschi e Mario Carotenuto.[39]

Delia Scala e Renato Rascel ne Il giorno della tartaruga

Nel 1964, con Il giorno della tartaruga a fianco di Renato Rascel, tornò a interpretare la lei della coppia litigiosa. I due attori, quasi sempre soli sul palco, inscenano dall'inizio alla fine un unico interminabile litigio, con flashback del proprio incontro e di momenti passati. Ancora una volta il successo fu notevole, la Scala e Rascel vennero invitati l'anno successivo a presentare la commedia a Parigi per l'inaugurazione del Teatro Marigny, ma rinunciarono perché troppo impegnati in Italia (e Le Jour de la tortue fu messo in scena da Annie Girardot e Philippe Nicaud)[40]. In una delle rappresentazioni Delia svenne improvvisamente in scena, con chiusura definitiva del sipario, trasporto immediato in ospedale dove subì un intervento d'urgenza per appendicite. Come lei stessa racconterà, lo stress del momento, le pressioni ricevute affinché tornasse in scena anche non completamente rimessa, ma soprattutto il desiderio di dedicare più tempo alla propria vita privata (si sposò con Piero Giannotti pochi mesi dopo), la portarono a lasciare, nel pieno della carriera, il teatro, preferendo dedicarsi solo al varietà televisivo.

Radio e televisione[modifica | modifica wikitesto]

Alla radio, dopo essere stata nel 1951 fra i tanti conduttori de La catena della Fraternità[41], aveva incominciato a lavorare nel 1952, a fianco di Silvio Gigli, nella trasmissione Punto interrogativo. Seguirono i varietà Il fiore all'occhiello con Carlo Dapporto nel 1957, poi Gran gala[42] con Dapporto e Alberto Talegalli nel 1959, Il mio spettacolo e Tutta Delia Scala nel 1961. Fu presenza fissa in Gran Varietà per tre cicli di trasmissioni (1967 con Renato Rascel, 1968, 1970 con Lando Buzzanca). Condusse poi, con Pippo Baudo, Caccia alla voce, di Giancarlo d'Onofrio e Silvano Nelli (1970), Caccia al tesoro di Garinei e Giovannini (1971) e Ciao domenica (1975) assieme a Leo Gullotta su testi di Sergio d'Ottavi.

In televisione esordì nel 1956, con il varietà di Marcello Marchesi e Vittorio Metz Lui e lei, condotto insieme con Nino Taranto, e nello stesso anno, a fianco di Bramieri, Campanini, Tognazzi, Vianello, Wanda Osiris e altri animò Natale con chi vuoi. Tre anni dopo ottenne un notevole successo con l'edizione di Canzonissima del 1959, da lei condotta assieme a Paolo Panelli e Nino Manfredi. Dopo la prima serata, a lato dell'entusiasmo generale nei telespettatori, si scatenò un putiferio nell'opinione pubblica per il can can di Delia con le ballerine, considerato osé, e persino L'Osservatore Romano, indignato, citò il nome dell'attrice-ballerina in prima pagina; così il numero, pur rimanendo, dovette essere modificato, e persino il termine "can can" dovette essere censurato sostituendolo con "cin cin".[35]

Nel 1960 condusse La New York di O. Henry, facente parte del ciclo di narrazioni Il Novelliere di Daniele D'Anza[43]. Assieme a Toni Ucci e Giuseppe Porelli, nel 1963 condusse il varietà Smash, per la regia di Enzo Trapani su testi dello stesso Trapani e di Santamaria, con l'orchestra diretta da Ennio Morricone.

Nel 1968 fu protagonista di Delia Scala Story, scritto da Garinei e Giovannini affiancati da Antonio Amurri; riprendendo la traccia di Delia Scala show, diventava un originale varietà che la vedeva sola in uno studio quasi privo di scenografia, dove raccontando i passi della propria carriera, l'attrice riceveva separatamente innumerevoli visite dei principali attori con cui aveva collaborato precedentemente, e con ciascuno venivano costruiti tanti piccoli quadri, richiamando gli spettacoli realizzati insieme.

Nel 1970 ebbe grande successo Signore e signora, di Antonio Amurri e Maurizio Jurgens, varietà incentrato su una miriade di sketch con una lei ("ciccina") e un lui ("ciccino", interpretato da Lando Buzzanca) coniugi in perenne contrasto (con tanto di invasioni di campo da parte delle petulanti consuocere Clelia Matania e Paola Borboni). Parallelamente i due interpretavano anche una coppia di rudi contadini ciociari e una di spocchiosi aristocratici inglesi. Nel suo insieme, Signore e signora era una indovinata fenomenologia, pur semiseria, del matrimonio. Anticipando i grandi cambiamenti di costume in atto in quegli anni (la legge sul divorzio entra in vigore proprio allora), lo spettacolo presentava una figura di donna moderna, dalla forte personalità, uscendo dal dualismo abituale della moglie o sottomessa al suo uomo, o bisbetica e prevaricatrice.[44]

Seguirono nove anni di lontananza dal mondo del varietà, in cui condusse solo, nel 1972, Colazione allo studio 7, la prima trasmissione televisiva avente come tema la buona cucina, a fianco del gastronomo Luigi Veronelli. Ritornò nel 1978 con lo show del Secondo Canale Rai Che combinazione che la vide per l'ultima volta nelle vesti di conduttrice, oltre che di ballerina a fianco di Don Lurio. Vi si notava come in pochi anni il varietà in TV era completamente cambiato, non solo per l'introduzione del colore, ma per l'esuberanza di scenografie e luci lampeggianti; anche l'abbigliamento brillantato dell'attrice era ben diverso dagli abiti ben disegnati e dalle linee semplici che portava negli anni sessanta.[45]

Anni ottanta e successivi[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1981 l'editore Rusconi pubblicò Il cibo dei grandi, che la Scala scrisse assieme all'amica Sylvia Sodi. La narrazione è tutta di Delia in prima persona, in un'opera fra autobiografia e cronaca, 44 brevissimi racconti su personaggi noti, alcuni amici storici, altri incontrati occasionalmente, di cui tratteggia personalità e comportamento, assieme alla descrizione di pietanze servite nell'occasione di pranzi in cui è stata presente, o ospitando a casa propria o trovandosi ospitata. Le personalità vanno dai vecchi compagni di spettacolo Totò, Domenico Modugno, Paolo Panelli, ad altri attori come Monica Vitti, Liz Taylor, fino a Sandro Pertini, François Mitterrand e l'amico di sempre Umberto Veronesi.[46]

Negli anni dal 1980 al 1983 animò alla Bussola di Viareggio, assieme a Raimondo Vianello e Sandra Mondaini, il varietà Una rosa per la vita per raccogliere fondi a sostegno della prevenzione e ricerca sui tumori.

Tornò in televisione interpretando per la Rai la fiction Casa Cecilia (tre serie: 1982, 1983, 1987), scritta da Lidia Ravera ed Emanuele Vacchetto e diretta da Vittorio De Sisti. Nella seconda serie venne abbinata, a ciascun episodio, un'appendice in cui l'attrice leggeva lettere inviate da telespettatori ed esprimeva considerazioni su problematiche di vita familiare. Tornò anche alla radio, conducendo nel 1983, assieme a Oreste Lionello, la trasmissione Permette cavallo?

Dopo altri anni di lontananza dallo spettacolo, fu protagonista della sitcom Io e la mamma, andata in onda tra il 1996 e il 1998 su Canale 5 per la regia di Fosco Gasperi, nella quale recitava accanto a Gerry Scotti ed Enzo Garinei (fratello di Pietro).

Perduto il marito nel 2001, e nuovamente colpita da tumore, morì a 74 anni il 15 gennaio 2004 nella sua abitazione di Livorno. Oggi riposa nel Cimitero della Misericordia a Livorno.

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

A 15 anni, a Campagnola conobbe Nikiphorus Melitsanos, un militare greco-cipriota in forze all'armata britannica, paracadutato nella zona di Reggio Emilia per unirsi alle formazioni partigiane e che la famiglia di Delia, nascondendolo, aiutò a sfuggire alle milizie nazifasciste. Nel 1946 i due si sposarono a Reggio Emilia, trasferendosi a Viareggio, dove lui avviò un'attività nel campo dell'illuminotecnica, mentre lei cominciava a lavorare nel cinema. Si separarono dopo soli due anni (nel 1956 la Sacra Rota dichiarerà nullo il matrimonio) e l'attrice si trasferì a Roma.[47] Nel 1947, investito vicino a casa da un'automobile, a 41 anni morì il padre. Grazie però all'intensa attività cinematografica intrapresa, Delia poté aiutare economicamente la sua famiglia.[48]

Successivamente si fidanzò con Eugenio Castellotti, pilota di Formula 1, di Lodi. Nonostante si trovassero spesso distanti per gli impegni professionali, affrontavano rapide trasferte per vedersi. Il 14 marzo 1957, trascorsa la giornata precedente a Firenze dove Delia era impegnata per lavoro, Castellotti raggiunse l'autodromo di Modena per una serie di prove, per ristabilire un nuovo record della pista. Dopo pochi giri, perso il controllo dell'auto, uscì di pista morendo sul colpo.[30][49]

Alcuni anni dopo Delia tornò a frequentare più assiduamente Piero Giannotti, concessionario d'auto di Viareggio, col quale era già stata brevemente fidanzata alla fine degli anni quaranta, dopo la separazione dal primo marito.[50] Si sposarono nel 1966 e lei tornò a Viareggio, città dove già aveva abitato e dove da tempo trascorreva spesso le vacanze. Lasciò così il teatro per dedicarsi alla famiglia, pur recitando ancora per circa un anno per onorare gli impegni presi in precedenza.

Nel 1974 Delia dovette affrontare un tumore al seno, diagnosticatole dall'oncologo Pietro Bucalossi e dal suo assistente Umberto Veronesi. All'inizio di luglio di quell'anno venne operata e sottoposta a chemioterapia e radiocobaltoterapia, cure che all'epoca erano ancora sperimentali ma che diedero ottimi risultati. Delia aveva allora 44 anni. Successivamente raccontò ai giornali che una delle esperienze più pesanti fu subire la violazione della propria riservatezza. Mentre lei non aveva rivelato quasi a nessuno il vero motivo del ricovero e alla madre parlò di un intervento estetico, la notizia sulla vera natura della sua degenza trapelò lo stesso e alcuni fotografi si infiltrarono nell'ospedale. Delia al momento delle dimissioni fu costretta a uscire di nascosto dalla clinica per evitare l'assedio dei fotografi e si trovò persino a leggere un titolo di un giornale che la definiva "in fin di vita". A causa di questa inaspettata fuga di notizie, nelle settimane successive le fu comunicato l'annullamento di alcune campagne pubblicitarie già programmate a cui doveva prestare la propria figura, poiché chi era colpito dal cancro "non dava una bella immagine".[51][52]

Dopo qualche mese di convalescenza Delia decise di raccontare l'esperienza della sua malattia, contribuendo a modificare gli atteggiamenti sociali ostili che da sempre gravavano su chi si trovava ad affrontare una simile patologia; all'epoca anche la tennista Lea Pericoli fece la stessa cosa. In più occasioni, tra le quali in una puntata di Bontà loro di Maurizio Costanzo, l'attrice si raccontò, invitando al coraggio e al sostegno concreto alla ricerca e alla diffusione della prevenzione.[53] Questo suo impegno caratterizzò il resto della sua vita, vedendola attiva sostenitrice, insieme al marito, di iniziative a sostegno dell'AIRC. La principale di queste fu la serie di spettacoli Una rosa per la vita, che anche condusse insieme a Raimondo Vianello e Sandra Mondaini, anch'essi trovatisi come lei ad affrontare il cancro. Con un pubblico di cinquemila persone, al Bussoladomani, dal 1980 al 1983, i tre artisti condussero numerose serate raccogliendo ingenti somme e vedendo la partecipazione di numerosi grandi artisti.[54]

Nel 1982 il marito Piero Giannotti morì in un incidente stradale, travolto da un'auto pirata mentre viaggiava in scooter per recarsi al proprio ufficio. Seppur profondamente colpita, Delia volle ugualmente condurre al Bussoladomani, pochi giorni dopo, lo spettacolo programmato per l'AIRC Una rosa per la vita, e a lui volle dedicare la serata.[55]

Nel 1984 Delia Scala si risposò, unendosi all'armatore ed editore Arturo Fremura, che era vedovo a sua volta. Con lui e i suoi figli Gino, Mariangela, divenuta poi attrice cinematografica, Silvio e Attilio, andò a vivere a Livorno. Con lui Delia visse anni felici fino a quando, nel 2001, Fremura morì per un tumore, lasciando l'attrice nuovamente sola negli ultimi tre anni di vita.

Nel 2002 Delia venne nuovamente colpita da una recidiva del tumore e, malgrado ulteriori cure, morì a 74 anni il 15 gennaio 2004 nella sua abitazione di Livorno. Fu sepolta nel Cimitero della Misericordia di Livorno.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

Trasmissioni radio[modifica | modifica wikitesto]

Prosa radiofonica[modifica | modifica wikitesto]

Trasmissioni televisive[modifica | modifica wikitesto]

Prosa televisiva[modifica | modifica wikitesto]

Pubblicità televisiva[modifica | modifica wikitesto]

Partecipazioni a sketch della rubrica pubblicitaria Carosello:[56]

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Album
EP
Singoli
  • 1959 – Femminilità (con i Red Vocalist)
  • 1979 – Che combinazione/Invisibile

Libri[modifica | modifica wikitesto]

  • Delia Scala e Sylvia Sodi, Il cibo dei grandi, Rusconi, 1981.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Antenna d'oro
  • 1959 – Antenna d'oro, dell'ANIE
Maschera d'oro
  • 1962 – Per la commedia musicale
Maschera d'argento
  • 1955 – Per la rivista
  • 1956 – Per la rivista
  • 1959 – Per la rivista
  • 1964 – Per la commedia musicale
  • 1965 – Per la commedia musicale
  • 1966 – Per la commedia musicale
  • 1968 – Per la televisione e la radio
Microfono d'argento
  • 1960 – Per il varietà televisivo
  • 1982 – Per la serie televisiva Casa Cecilia
Premio dell'ascoltatore
  • 1961 – Premio dell'ascoltatore (Rai)
Premio IDI (Istituto del Dramma Italiano)
  • 1962 – Per la commedia musicale
Premio Sandro Giovannini
  • 1978 – Premio "Sandro Giovannini"

Omaggi[modifica | modifica wikitesto]

All'attrice è stato intitolata una via a Roma e un largo a Viareggio. Il 6 marzo 2021 è stato inaugurato a Bracciano il nuovo Teatro Comunale a lei intitolato.

La Repubblica di San Marino il 4 giugno 2005 ha emesso un francobollo commemorativo dedicato a Delia Scala, in una serie dedicata al teatro musicale.[58]

Doppiatrici[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Maurizio Porro, Addio a Delia Scala, primadonna del varietà, in Corriere della Sera, 16 gennaio 2004. URL consultato il 20 agosto 2014 (archiviato dall'url originale il 21 agosto 2014).
  2. ^ Carlo Muscatello, Delia, la soubrette della porta accanto, in Il Piccolo, 16 gennaio 2004. URL consultato il 22 luglio 2019 (archiviato il 22 luglio 2019).
  3. ^ Giorgio Placereani, Il gran fascino di un'artista tuttofare in palcoscenico, in Il Piccolo, 16 gennaio 2004. URL consultato il 22 luglio 2019 (archiviato il 22 luglio 2019).
  4. ^ a b Addio a Delia Scala, l'anti-Osiris, in Gazzetta di Reggio, 16 gennaio 2004. URL consultato il 22 luglio 2019 (archiviato il 22 luglio 2019).
  5. ^ Addio Delia, ultima soubrette, in Il Tirreno, 16 gennaio 2004. URL consultato il 22 luglio 2019 (archiviato il 22 luglio 2019).
  6. ^ A Bracciano nasce una stella: Delia Scala, in Gente di Bracciano, n. 21, ottobre 2018.
  7. ^ Gianfranco Gramola, Delia Scala (suoubrette). Un'attrice che ha detto no a Hollywood, su Interviste Romane, 31 gennaio 1999. URL consultato il 30 luglio 2011 (archiviato il 15 dicembre 2012).
  8. ^ È sempre più difficile diventare Carla Fracci, in Corriere della Sera, 5 ottobre 1978. URL consultato il 2 agosto 2019 (archiviato dall'url originale l'11 settembre 2017).
  9. ^ Leoncarlo Settimelli, La forza di Delia (PDF), in L'Unità, 16 gennaio 2004.
  10. ^ My fair Delia, la prima della classe, Corriere della Sera 23/8/1993
  11. ^ Mimmolo dalla parola facile, in Radiocorriere TV, n. 18, 1969.
  12. ^ Curiosità dall'Archivio - Romolo Valli, su Museo Biblioteca dell'Attore, 12 maggio 2014. URL consultato il 18 agosto 2019 (archiviato dall'url originale il 12 maggio 2014).
  13. ^ In tutù rosso, sul palco del Ruggeri, in Gazzetta di Reggio, 16 gennaio 2004. URL consultato il 5 maggio 2020 (archiviato il 28 giugno 2019).
  14. ^ Ruggero Righini, Egisto Malfatti l'ultimo monello, su Radio TV Libere. URL consultato il 19 luglio 2019 (archiviato il 24 febbraio 2011).
  15. ^ Principessina, su cinematografo.it.
  16. ^ Omaggio a Delia Scala, prima donna varietà, su ANSA, 14 gennaio 2014. URL consultato il 30 luglio 2019 (archiviato il 26 luglio 2018).
  17. ^ Maurizio Porro, My fair Delia, la prima della classe, in Corriere della Sera, 23 agosto 1993.
  18. ^ Gran varietà, in MYmovies.it, Mo-Net Srl. URL consultato il 2 agosto 2020.
  19. ^ Vincenzo Talarico, A Roma al Teatro dei Satiri (PDF), in Il Dramma, n. 130, 1º aprile 1951.
  20. ^ Apocalisse a Capri (PDF), in L'Unità, 11 marzo 1951.
  21. ^ Le prime a Roma (PDF), in L'Unità, 5 maggio 1951.
  22. ^ Televisione dal 17 al 23 maggio 1953, in Radiocorriere TV, n. 20, 1953.
  23. ^ Giovannini raccontato da Delia Scala, in Corriere d'Informazione, 24 aprile 1977.
  24. ^ Ha ottenuto dal marito una "parentesi televisiva", in Radiocorriere TV, n. 6, 1968, pp. 26-27.
  25. ^ Articolo, in Corriere d'Informazione, 20-21 maggio 1953. URL consultato il 2 agosto 2019 (archiviato dall'url originale l'11 settembre 2017).
  26. ^ Enrico Bernard (a cura di), Autori e drammaturgie : prima enciclopedia del teatro italiano del dopoguerra (1950-1992), vol. 3, Editori associati, 1991, p. 380.
  27. ^ (ES) Buenas Noches Bettina, su Red Teatral. URL consultato il 2 ottobre 2019 (archiviato il 2 ottobre 2019).
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  29. ^ Articolo, in Corriere della Sera. URL consultato il 29 settembre 2019 (archiviato dall'url originale il 9 settembre 2019).
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  32. ^ La città di Verona onora Renato Simoni, in Corriere della Sera, 29 giugno 1957.
  33. ^ Trasmessa in televisione dalla RAI l'8 luglio 1957
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  37. ^ Maurizio Porro, La grande commedia musicale di Garinei e Giovannini. Rinaldo in campo, Fratelli Fabbri Editori, 2007.
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  41. ^ Trasmissione radiofonica della Rai, ideata da Vittorio Veltroni e realizzata con Sergio Zavoli, Silvio Gigli e Corrado. I conduttori si alternavano sollecitando raccolte di fondi per la ricostruzione dopo l'alluvione del Polesine
  42. ^ Gran Gala, in Radiocorriere TV, n. 16, 1960.
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  51. ^ Ho scoperto il male mentre facevo la doccia, in Corriere d'informazione, 6 agosto 1974.
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  53. ^ Delia Scala è riuscita a essere utile, in Corriere della Sera, 12 aprile 1978.
  54. ^ Pochi intimi per l'addio a Delia Scala, in Il Tirreno. URL consultato il 20 agosto 2014 (archiviato dall'url originale il 21 agosto 2014).
  55. ^ Marito di Delia Scala ucciso da un'auto pirata, in La Stampa, 26 luglio 1982. URL consultato il 20 luglio 2019 (archiviato dall'url originale il 20 luglio 2019).
  56. ^ Marco Giusti, Il grande libro di Carosello, II edizione, Sperling e Kupfer, ISBN 88-200-2080-7
  57. ^ Delia Scala interpreta con Robert Alda il brano Forse, dalla commedia musicale La padrona di Raggio di Luna
  58. ^ Delia Scala, su iBolli. URL consultato il 7 aprile 2020 (archiviato il 7 aprile 2020).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mariagabriella Cambiaghi, Il teatro di Garinei e Giovannini, Bulzoni, 1999.
  • Felice Cappa e Piero Gelli (a cura di), Scala, Delia, in Dizionario dello spettacolo del '900, Baldini & Castoldi, 1998.
  • Rita Cirio e Pietro Favari, Sentimental. ll teatro di rivista italiano, Bompiani, 1974.
  • Lello Garinei e Marco Giovannini, Quarantanni di teatro musicale all'italiana, Rizzoli, 1985.
  • Aldo Grasso, Storia della televisione italiana. I 50 anni della televisione, Garzanti, 2004.
  • Enrico Lancia e Roberto Poppi, 2003 Enrico Lancia e Roberto Poppi, Dizionario del cinema italiano. Le attrici, Gremese, 2003, ISBN 888440214X.
  • Felice Liperi, I padri di Rugantino, Rai Libri, 2001.
  • Morando Morandini, Sessappiglio. Gli anni d'oro del teatro di rivista, Il Formichiere, 1978.
  • Vito Molinari, Le mie grandi soubrettes, Gremese, 2017.
  • Francesco Mottola, Il teatro di varietà: dalla Belle Époque agli anni Sessanta ed oltre, in Italia, Nuove Edizioni Culturali, 1995.

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