Delia Scala

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Delia Scala nel 1963

Delia Scala, pseudonimo di Odette Bedogni (Bracciano, 25 settembre 1929Livorno, 15 gennaio 2004), è stata un'attrice, showgirl e ballerina italiana, il cui nome è legato alla stagione pionieristica della televisione da intrattenimento.

Proveniente dalla danza classica, fu una soubrette atipica: a differenza delle primedonne che l'avevano preceduta, infatti, era un'artista poliedrica in grado di ballare, cantare e recitare a buoni livelli.[1]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Trasferita a Milano ancora bambina, con la famiglia, venne iscritta alla scuola di danza della Scala. La frequentò per sette anni, prendendo parte a numerosi balletti, tra cui La bottega fantastica di Rossini e La bella addormentata di Čajkovskij.

Partecipò col proprio vero nome anche al suo primo film, Principessina, diretto nel 1943 da Tullio Gramantieri, dove interpretò una collegiale. Subito dopo la fine della seconda guerra mondiale iniziò a lavorare con continuità nel cinema, dapprima con lo pseudonimo di Lia Della Scala ed infine con quello di Delia Scala, in omaggio al teatro che l'aveva diplomata ballerina. Interpretò circa 40 film, tra cui Anni difficili (1947) di Luigi Zampa, Napoli milionaria (1950) di Eduardo De Filippo, Roma ore 11 di Giuseppe De Santis (il suo unico film neorealista), Grisbì (1954) di Jacques Becker e, tra le commedie, Bellezze in bicicletta (1951) di Carlo Campogalliani insieme a Silvana Pampanini e Signori si nasce (1960) di Mario Mattoli, accanto a Totò.

Furono Garinei e Giovannini a proporle la svolta decisiva nella sua vita artistica. Dopo averla vista ballare nel film Gran Varietà, videro in lei la figura femminile su cui puntare per il lancio della commedia musicale italiana, genere al quale essi stessi avevano dato felicemente l'avvio solo due anni prima, assieme al musicista Gorni Kramer, col sostegno del produttore I due, con molta insistenza (anche strappando al produttore Remigio Paone, per lei, un cachet consistente) la scritturarono per interpretare, assieme al già notissimo Carlo Dapporto, Giove in doppiopetto. La reticenza dell'attrice era dovuta soprattutto alla sua mancanza di esperienza nel canto, ma con un immediato e intenso tirocinio, acquisì rapidamente la preparazione necessaria. Lo spettacolo debuttò al Teatro Lirico di Milano nel settembre 1954, e il successo fu immediato e travolgente e le repliche in giro per l'Italia si protrassero per due anni. Nello spettacolo l'attrice interpretava una giovane sposina insidiata da un Giove (Dapporto) donnaiolo sceso sulla terra assumendo le sembianze del marito (Gianni Agus), ostacolato dall'accorta Giunone. Entusiasmante per il pubblico fu la scena del "mambo dei grappoli" in cui la Scala, in un numero di danza acrobatica, saltava su un tamburo-tinozza elastico compiendo per 24 volte una spaccata in aria. Fu l'inizo di un avvicendarsi di commedie musicali di grande successo, sempre incentrato sulla creatività e sul dinamismo organizzativo dell'inseparabile coppia di autori, e Delia ebbe così occasione di lavorare a fianco dei principali attori di rivista di quegli anni.

Nel 1956 interpretò Buonanotte Bettina con Walter Chiari, dove si metteva in scena una situazione di ostinato bisticcio all'interno di una giovane coppia, quadro che ricorrerà spesso nei copioni che la Scala affronterà successivamente. La commedia è di notevole modernità, riuscendo con allegra ironia a portare in scena l'erotismo e la trasgressione in anni piuttosto bacchettoni. Tristemente, fu durante l'intervallo di una delle rappresentazioni, a Firenze, che le venne recapitata la tragica notizia della morte, in seguito a un incidente in pista, del fidanzato Eugenio Castellotti, pilota automobilistico.

Nel 1957, tornò a lavorare con Dapporto in L'adorabile Giulio. Vi recitava anche Teddy Reno, che le rivolgeva la canzone "Simpatica"; l''attrice racconterà poi, simpaticamente, di non avere gradito i versi "tu non mi fai pensar a notti di passion ma a cieli sereni" non ritenendosi donna priva di passionalità, e di essersi lamentata con gli autori del brano.

Nello stesso anno si cimentò anche col teatro classico, impersonando Ariele in La tempesta di Shakespeare, per la regia di Franco Enriquez, al 9º Festival del Teatro Drammatico.

Del 1958 fu Un trapezio per Lisistrata, una delle opere più riusciti e originali della coppa G&G, con la coreografia di Donald Saddler. Con lei sul palco Nino Manfredi, Paolo Panelli, Mario Carotenuto, Ave Ninchi e il Quartetto Cetra. La parte di donna volitiva e inflessibilmente combattiva vedeva emergere tutta l'esuberanza dell'attrice. La rilettura del testo di Aristofane intendeva esorcizzare le paure collettive per la guerra fredda, presentando Ateniesi e Spartani come statunitensi e sovietici.

Delia Scala Show, del 1960, fu uno spettacolo nato in modo casuale. Nell'imminenza del debutto di Rinaldo in campo, durante una prova, il protagonista Domenico Modugno subì una caduta fratturandosi molto gravemente una gamba, quindi un gran numero di rappresentazioni già fissate saltavano. Garinei e Giovannini allora ebbero l'idea di proporre a Delia, che accettò, uno show incentrato sulla sua carriera fino a quel momento. In una decina di giorni il copione era pronto, e dopo poche prove, lo show andava in scena nei vari teatri al posto del Rinaldo. L'attrice era affiancata dal trio comico Toni Ucci, Enzo Garinei e Carletto Sposito.

Rinaldo in campo, rappresentata nel 1961, fu un kolossal per impegno e ampiezza del cast, che richiamando il Risorgimnto, voleva anche celebrare il centenario dell'Unità d'Italia. Delia vi interpreta una baronessina invaghita di ideali garibaldini e innamorata di Rinaldo (Domenico Modugno), bandito diventato poi combattente con le camicie rosse. Si tratta della prima commedia musicale con caratteri anche drammatici, con un personaggio che muore in scena.

Del 1964 fu la versione italiana My Fair Lady, che come musical e film aveva già spopolato negli USA e nel mondo, di grande stile, con splendide musiche e pregevoli attori (a fianco della Scala, che qui dimostrava quanto l'esperienza aveva affinato le sue doti interpretative, recitavano Gianrico Tedeschi e Mario Carotenuto).

Nel 1965, con Il giorno della tartaruga a fianco di Renato Rascel, tornò ad interpretare la lei della coppia litigiosa. I due attori, quasi sempre soli sul palco, inscenano dall'inizio alla fine un unico interminabile litigio, con flashback del proprio incontro e di momenti passati. Fu in una rappresentazione di quest'ultima che l'attrice svenne improvvisamente in scena, con chiusura definitiva del sipario, trasporto immediato in ospedale dove subì un intervento d'urgenza per appendicite. Come lei stessa racconterà, lo stress del momento (e anche le pressioni ricevute affinché tornasse in scena anche non completamente rimessa), ma soprattutto il desiderio di dedicare più tempo alla propria vita privata (si sposò con Piero Giannotti pochi mesi dopo), la portarono a lasciare, nel pieno della carriera, il teatro, preferendo dedicarsi solo al varietà televisivo.

Autografo di Delia Scala sul muretto di Alassio

In televisione esordì nel 1956, con il varietà di Marcello Marchesi e Vittorio Metz Lui e lei, insieme a Nino Taranto, e tre anni dopo ottenne notevole successo con l'edizione di Canzonissima del 1959, da lei condotta assieme a Paolo Panelli e Nino Manfredi.

Nel 1968 condusse Delia Scala Story, scritto da Garinei e Giovannini affiancati da Antonio Amurri, un originale varietà che la vedeva sola in uno studio quasi privo di scenografia, dove raccontando i passi della propria carriera, riceveva separatamente innumerevoli visite dei principali attori con cui ha collaborato precedentemente, e con ciascuno venivano costruiti tanti piccoli quadri, richiamando gli spettacoli realizzati insieme.

Nel 1970 prese parte a quella che è considerata una delle prime sitcom italiane, Signore e signora, che la vedeva in conflitto amoroso con il coniuge Lando Buzzanca. In seguito continuò saltuariamente la carriera sul piccolo schermo con alcune commedie musicali adattate, con piccole partecipazioni in alcuni spettacoli di varietà fino al ritorno come protagonista nel 1979 grazie allo show di Rai Due Che combinazione che la vide per l'ultima volta nelle vesti di showgirl e padrona di casa.

Negli anni 1980-1981-1982 condusse, assieme a Raimondo Vianello e Sandra Mondaini, il varietà Una rosa per la vita per raccogliere fondi per iniziative di prevenzione e ricerca sul cancro.

In seguito gli unici impegni artistici furono due fiction televisive: Casa Cecilia, dal 1982 al 1988, diretta da Vittorio De Sisti per la Rai e, ultima sua apparizione, la sitcom Io e la mamma, andata in onda tra il 1996 e il 1998 su Canale 5 per la regia di Fosco Gasperi, dove recita accanto a Gerry Scotti. La Rai la ricordò il 3 gennaio 2004 in occasione dei cinquant'anni della televisione italiana, una decina di giorni prima della sua morte, avvenuta all'età di 74 anni nella sua abitazione di Livorno. Oggi riposa nel Cimitero della Misericordia a Livorno. Con la notizia della sua morte, il presidente italiano Carlo Azeglio Ciampi la definì un "modello di vivacità e rigore professionale" e la dichiarò tra gli "artisti più amati e popolari nella storia dell'intrattenimento italiano".

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Sposata nel 1944 a quindici anni con l'ufficiale greco Nikiphorous Melitsanus, se ne separò due anni dopo, ottenendo nel 1956 l'annullamento del matrimonio. A lungo fidanzata con il pilota di Formula 1 Eugenio Castellotti, nel 1957 ricevette in teatro, nel corso di una rappresentazione di Buonanotte Bettina, la tragica notizia della sua morte in un incidente di gara. Si sposò una seconda volta nel 1966, con Piero Giannotti, un suo ammiratore di Viareggio, lasciando in quel periodo definitivamente il teatro per dedicarsi alla famiglia.

Fu colpita da un cancro al seno, diagnosticato nel 1974 dal professor Pietro Bucalossi e dal suo aiuto Umberto Veronesi che la operarono e la sottoposero alla chemioterapia e alla telecobaltoterapia. Le terapie, all'epoca ai primi passi, a cui si sottopose con buoni risultati, la portarono a diventare un'attiva sostenitrice della ricerca contro il cancro, anche conducendo alcune edizioni dello spettacolo Una rosa per la vita (1980-82).[2]

Giannotti morì nel 1982 per infarto durante un incidente in bicicletta. Delia Scala si risposò nel 1984 con l'armatore livornese Arturo Fremura, col quale andò a vivere assieme ai figli di lui Gino, Mariangela (divenuta attrice cinematografica), Silvio e Attilio. Fremura scomparve per un tumore nel giugno 2001, lasciando l'attrice sola negli ultimi tre anni di vita.

Delia Scala dichiarò, riguardo alla propria vita, di sentirsi molto felice per avere incontrato il successo artistico e l'amore, ma anche profondamente ferita da un destino che per tre volte le strappò via violentemente il compagno.

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

Prosa radiofonica[modifica | modifica wikitesto]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Doppiatrici[modifica | modifica wikitesto]

Varietà televisivi[modifica | modifica wikitesto]

Varietà radiofonici[modifica | modifica wikitesto]

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

33 giri[modifica | modifica wikitesto]

45 giri[modifica | modifica wikitesto]

CD[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Voce Scala, Delia su Dizionario dello spettacolo del '900, Baldini&Castoldi, 1998

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Porro Maurizio, Addio a Delia Scala, primadonna del varietà, su archiviostorico.corriere.it. URL consultato il 20 agosto 2014 (archiviato dall'url originale il 21 agosto 2014).
  2. ^ Pochi intimi per l'addio a Delia Scala, il Tirreno. URL consultato il 20 agosto 2014.

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