Pietro Bucalossi

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Pietro Bucalossi
Pietro Bucalossi.jpg

Ministro dei lavori pubblici della Repubblica Italiana
Durata mandato 23 novembre 1974 –
12 febbraio 1976
Presidente Aldo Moro
Predecessore Salvatore Lauricella
Successore Antonino Pietro Gullotti

Ministro della ricerca scientifica
Durata mandato 8 luglio 1973 –
2 marzo 1974
Presidente Mariano Rumor
Predecessore Pierluigi Romita
Successore Giovanni Pieraccini

Sindaco di Milano
Durata mandato 17 febbraio 1964 –
16 novembre 1967
Predecessore Gino Cassinis
Successore Aldo Aniasi

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature III, IV (fino al 16/03/1964), V, VI, VII
Gruppo
parlamentare
PSDI (III, IV),
PRI (V, VI, VII)
Collegio Milano
Incarichi parlamentari
  • Presidente della IV Commissione (Giustizia) (1970-72)
  • Presidente della giunta per l'esame delle domande di autorizzazione a procedere in giudizio (1972-73)
  • Vicepresidente della Camera dei Deputati (1976-79)
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico Pd'A (fino al 1947)
PSDI (1948-1967)
PRI (1967-1977)
PLI (1977-1979)
Titolo di studio Laurea in Medicina e Chirurgia
Professione Medico chirurgo

Pietro Enrico Alfredo Bucalossi (San Miniato, 9 agosto 1905Milano, 15 marzo 1992) è stato un medico e politico italiano. Già Sindaco di Milano dal 17 febbraio 1964 al 16 novembre 1967, è stato Ministro della ricerca scientifica dall'8 luglio 1973 al 2 marzo 1974 nel Governo Rumor IV e Ministro dei lavori pubblici della Repubblica Italiana dal 23 novembre 1974 al 12 febbraio 1976 nel Governo Moro IV.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Bucalossi da giovane

Laureato a 22 anni con lode in Medicina e Chirurgia all'Università di Pisa e assistente alla Clinica chirurgica della stessa università e in seguito alla clinica Chirurgica di Firenze, fu costretto per motivi politici ad abbandonare tale sede. Avendo vinto il concorso di Aiuto presso l'Istituto nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori (INT) di Milano, si trasferì nel capoluogo lombardo nel 1934; divenuto col tempo oncologo di fama internazionale, ricoprì presso lo stesso istituto la carica di direttore dal 1956 al 1974 e poi di presidente dal 1974 al 1980. Dal 1948 al 1966 fu inoltre presidente della sezione milanese della Lega Italiana per la Lotta ai Tumori.

Fu uno dei fondatori, nel 1956, del Giornale Internazionale di Chirurgia Toracica e nel 1970 venne nominato presidente della commissione incaricata della valutazione del cosiddetto siero Bonifacio.

Attento a tutto ciò che poteva migliorare la terapia del paziente affetto da tumore, agli inizi degli anni '60 si recò negli USA per informarsi sulle nuove terapie farmacologiche. Presso lo Sloan Kettering Cancer Center conobbe Gianni Bonadonna, ricercatore presso quel centro, e lo convinse a rientrare in Italia e dedicarsi presso l'INT alla terapia farmacologica dei tumori.

Tra i suoi allievi, che diventeranno figure di spicco internazionali nel campo dell'oncologia, Leandro Gennari, Gianni Ravasi, Bruno Salvadori e Umberto Veronesi, entrato nell'INT come tirocinante e divenuto il suo allievo prediletto nonché successore nella direzione dell'INT.

Nel 1965 inaugurò il nuovo istituto, in via Venezian, da lui fortemente voluto. Oltre al reparto di chemioterapia, durante la sua direzione vennero aperti i reparti di pediatria e chirurgia plastica, oltre al centro per la terapia del dolore e quello per la riabilitazione.

Pur dotato di un carattere forte e talora irascibile, viene ricordato però per la sua grande umanità nei confronti dei pazienti, per i quali auspicava un approccio basato non soltanto sulla terapia fisica, ma anche sull'uso di tutti i comportamenti che potessero portare ad un miglioramento della situazione psicologica del malato. In questa ottica, favorì la nascita dell’Associazione Italiana Stomizzati (A.I.STOM.) col Prof. Marcellino Pietroiusti (ex Dirigente del Ministero della Salute, ex Direttore Sanitario dell'Istituto Nazionale Tumori di Milano e Segretario Generale A.I.STOM.) e dell'Associazione Attive come prima, creata da Ada Burrone. Rilevante la sua produzione di testi scientifici, soprattutto insieme a Umberto Veronesi, fra i quali il trattato di "Oncologia Clinica".

L'attività politica[modifica | modifica wikitesto]

Già durante l'università fece parte di un movimento antifascista che si ispirava a Gaetano Salvemini. Membro del Partito d'Azione, prese parte al secondo conflitto mondiale col grado di capitano medico fino al giugno 1943. Durante la resistenza fece parte del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia e del Corpo volontari della libertà. Il 26 luglio 1943 firmò con Antonio Banfi, Federico Brambilla e altri il manifesto che chiedeva l'immediata abolizione delle leggi razziali.

L'arresto di Mario Damiani, tradito dal falso generale Della Rovere, portò alla scoperta delle liste di un gruppo di componenti del CLNAI nel mirino del regime, fra cui Parri, Bucalossi, Monti, Amisano e altri, per cui dovette passare alla clandestinità, assumendo il nome di copertura di Guido. Nei convulsi giorni della caduta del fascismo il 30 aprile 1945 dopo l'autopsia di Mussolini il vice di Longo, Aldo Lampredi, si presentò come il generale del CVL Pietro Bucalossi (Guido) ed impedì l'autopsia di Claretta Petacci.

Alle elezioni del 1946, da segretario cittadino del partito d'Azione, propose e ottenne che nessun azionista si presentasse nelle liste per la circoscrizione di Milano per lasciare campo libero a Parri, a cui gli Azionisti si sentivano ancora fortemente legati, nonostante quest'ultimo avesse lasciato il Partito d'Azione per costituire il Partito di Concentrazione Democratica Repubblicana.

Scioltosi il Partito d'Azione passò nel 1948 al PSDI.

Consigliere al comune di Milano dal 1951, fu eletto deputato al Parlamento dal 1953 con il PSDI per tre legislature consecutive. Il 17 febbraio 1964 si dimise da deputato perché eletto sindaco di Milano, carica che gli venne riconfermata dopo le elezioni del novembre dello stesso anno.

La sua attività come sindaco è ricordata soprattutto per il particolare rigore economico, che portò dopo molti anni il bilancio comunale in pareggio, a costo tuttavia di contrasti anche all'interno del suo partito, a causa dei drastici tagli alle spese di rappresentanza ed alla sua contrarietà alla creazione dei cosiddetti parlamentini, da lui visti come un inutile proliferazione di cariche e, conseguentemente, di spese. Non va comunque dimenticato che, durante il suo mandato, vennero inaugurate a Milano importanti infrastrutture, fra cui spicca la linea 1 della metropolitana.

Durante il mandato di sindaco volle ricordare con una targa, posta all'ingresso del carcere di San Vittore, i numerosi cittadini che dopo l'8 settembre del 1943 furono imprigionati, torturati e uccisi dai nazi-fasciti. L'unificazione tra PSI e PSDI, a cui era contrario, pose fine alla sua esperienza come sindaco il 17 dicembre 1967, quando si dimise.

Passato nelle file del PRI, ritrovò il mandato parlamentare nel 1968, venendo riconfermato nelle due legislature successive. Presidente di diverse commissioni, e vicepresidente della Camera dei deputati, è stato anche Ministro per la Ricerca Scientifica nel Governo Rumor IV e Ministro dei lavori pubblici nel Governo Moro IV; in queste ultime vesti, fu l'ispiratore della Legge 28 gennaio 1977 n. 10 sull'edificazione dei suoli che porta il suo nome.

Ancora una volta però la sua mentalità, spesso lontana dalle alchimie politiche, lo portò a forti contrasti con la dirigenza del suo partito; il culmine si ebbe nel 1977 quando, appellandosi alla propria coscienza, si espresse e votò contro la legge sull'aborto. Lasciato per questi contrasti il PRI, si presentò senza successo con il PLI alle elezioni del 1979 ed alle elezioni amministrative di Milano nel 1980 con una lista civica (che, tra i candidati, annoverava anche Umberto Bossi), ritirandosi quindi dalla vita pubblica.

Morì il 15 marzo 1992 all'età di 86 anni; il 17 marzo fu allestita la camera ardente a Palazzo Marino e i funerali si svolsero il 18 marzo presso la chiesa di San Miniato, suo paese natale.[1]

Nel 2012, a venti anni dalla morte, l'amministrazione comunale di San Miniato gli ha intitolato i giardini pubblici della città.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— 27 dicembre 1963[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN238276574 · ISNI (EN0000 0003 8554 0462 · SBN IT\ICCU\SBLV\023912 · WorldCat Identities (EN238276574