Guerra d'Italia del 1494-1498

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Prima Guerra d'Italia
parte delle Guerre d'Italia
L'Italia settentrionale nel 1494
Data 1494 - 1495
Luogo Italia
Casus belli discesa in Italia di Carlo VIII di Francia
Esito Vittoria italiana
Schieramenti
Voci di guerre presenti su Wikipedia


La prima guerra italiana (1494-1495), a cui talvolta ci si riferisce con l'espressione guerra italiana del 1494 o guerra italiana di Carlo VIII, fu la fase di apertura delle Guerre Italiane del Rinascimento. Il conflitto vide Carlo VIII di Francia, il quale ebbe inizialmente un aiuto da parte del Ducato di Milano, con al seguito la Repubblica di Genova, contro il Sacro Romano Impero, la Spagna e un'alleanza composta dai maggiori stati italiani dell'epoca, ossia la Repubblica di Venezia, lo Stato della Chiesa, il Regno di Napoli e il Ducato di Milano, guidata da Papa Alessandro VI.

Preludio[modifica | modifica sorgente]

Papa Innocenzo VIII, in conflitto con Ferdinando I di Napoli a causa del mancato pagamento di quest'ultimo delle quote papali, aveva scomunicato il re di Napoli con una bolla dell'11 settembre 1489, offrendo il regno al sovrano francese Carlo VIII; nonostante nel 1492 Innocenzo, in punto di morte, avesse assolto Ferdinando, il regno rimase un pomo della discordia lanciato nelle politiche italiane. A questo si aggiunse la morte, quello stesso anno, di Lorenzo il Magnifico, Signore di Firenze e perno della stabilità politica della penisola.

Il conflitto[modifica | modifica sorgente]

La discesa di Carlo VIII[modifica | modifica sorgente]

Le truppe francesi entrano a Firenze, 17 novembre 1494, di Francesco Granacci.

Quando Ludovico Sforza, che aveva finalmente ereditato il Ducato di Milano (controllato già da tempo) nell'ottobre del 1494, si trovò opposto a Alfonso II di Napoli, nuovo re di Napoli, che rivendicava anch'egli il Ducato, il precario gioco di equilibri che aveva sino ad allora retto la pace in Italia crollò.
Ludovico decise di rimuovere la minaccia al proprio trono incitando Carlo VIII di Francia, il quale già da tempo reclamava Napoli attraverso la linea angioina oltre che per effetto dell'offerta di Innocenzo, a raccogliere una grande armata, includendo nelle armi d'assedio, per la prima volta in Europa, anche l'artiglieria, e a marciare su Napoli.

Lungo la via per Napoli, Carlo distrusse ogni piccolo esercito che il Papa ed il regno di Napoli gli mandarono contro e distrusse ogni città che gli resisteva. Questa brutalità scioccò gli italiani, abituati alle guerre relativamente poco sanguinose dei condottieri di allora.

Ingresso delle truppe francesi a Napoli, il 22 febbraio 1495, dalla Cronaca figurata del Quattrocento di Melchiorre Ferraiolo

Il 22 febbraio 1495 Carlo VIII, col suo generale Louis de la Trémoille, entrò a Napoli praticamente senza opposizione. La velocità e la violenza della campagna lasciarono attoniti gli italiani. Specialmente i veneziani e il nuovo duca di Milano, Ludovico Sforza, capirono che se Carlo non fosse stato fermato, la penisola sarebbe presto diventata un'altra provincia della Francia[1].

La Lega di Venezia[modifica | modifica sorgente]

La velocità con cui i francesi avanzarono assieme alla brutalità dei loro attacchi sulle città, spaventarono gli altri stati italiani. Ludovico, capendo che Carlo aveva pretese anche sul Ducato di Milano e che non si accontentava della sola annessione del Regno di Napoli, si rivolse al Papato. Coinvolto in un "potente gioco" tra la Francia e i vari stati italiani e intenzionato ad assicurare feudi secolari per i suoi figli, Papa Alessandro VI, salito al soglio pontificio il 31 marzo 1492 organizzò un'alleanza, conosciuta come la Lega Santa del 1495 o Lega di Venezia, composta da diversi oppositori dell'egemonia francese in Italia: il Papato, Ferdinando d'Aragona, il quale era anche Re di Sicilia, il Sacro Romano Imperatore Massimiliano I, gli Sforza di Milano, Il Regno d'Inghilterra e la Repubblica di Venezia; quest'ultimo stato vi fece ingresso apparentemente con lo scopo d'opporsi all'Impero Ottomano, mentre il suo reale obiettivo era l'espansione francese in Italia. La lega ingaggiò un condottiero veterano, Francesco II Gonzaga, marchese di Mantova, per raccogliere un esercito ed espellere i francesi dalla penisola. Dal 1º maggio questo esercito incominciò a minacciare i presidi che Carlo aveva lasciato lungo il suo tragitto per assicurarsi i collegamenti con la Francia.

Un evento poco conosciuto: la battaglia di Rapallo[modifica | modifica sorgente]

Consequenzialmente al cambio di alleanza del Moro e del Ducato di Milano, anche Genova, che in quell'epoca ne era soggetta, (pur essendoci comandanti genovesi sia nel capo francese sia in quello alleato), si ritrovò a combattere i transalpini nelle forze della Lega. La flotta franco-genovese aveva stabilito nel 1495 una base a Rapallo, in Liguria, per assicurare gli approvvigionamenti all'esercito di Carlo VIII e soprattutto il trasporto delle pesantissime artiglierie. In quell'occasione i mercenari svizzeri al soldo del re di Francia avevano dato prova di una brutalità inusitata quanto inutile, saccheggiando la cittadina subito dopo uno scontro con le forze aragonesi. I francesi avevano avuto quindi modo di suscitare le ire dei rapallesi e con loro dei genovesi stessi, che si sarebbero vendicati l'anno seguente. Infatti il 2 maggio 1495, la flotta francese (sette galere, due fuste e due galeoni), comandata dal Sire de Molans si scontrò con la squadra genovese di Francesco Spinola e di Fabrizio Giustiniani, (otto galere, due saettie e una caracca). Lo scontro avvenne all'alba, e fu una sconfitta totale per i francesi: tutte le navi vennero catturate, e, contemporaneamente, a terra, un contingente di truppe sbarcate dalla flotta genovese al comando di Gian Ludovico Fieschi e Giovanni Adorno, aiutati dai Rapallini, sbaragliarono i transalpini rimasti a terra prendendo il controllo dell'abitato. Il successo ottenuto venne incrementato pochi giorni dopo quando un convoglio di dodici velieri venne catturato nelle acque di Sestri Levante.

Nel bilancio della battaglia si devono considerare poi le ingenti ricchezze trasportate dalle navi dei transalpini, che comprendevano, tra l'altro, diverse donne e monache partenopee, e le porte bronzee di Castel Nuovo di Napoli. Porte che poco dopo vennero restituite, e che recano ancora, sul retro, i segni della battaglia. Il resto del bottino fu distribuito tra i marinai, i soldati e i comandanti, e venne eretta la chiesa di Santa Maria Annunziata a Genova.[2]

Dopo questa sconfitta la flotta francese cessò virtualmente di esistere per molti e molti anni. Ciò inoltre rese molto più precaria la situazione di Carlo VII, che si vide costretto a ritirarsi dal momento che non poteva più contare né su vie di terra, (ora che non aveva più appoggi negli stati italiani), né su rotte di mare per i contatti con la Francia, l'approvvigionamento e la spedizione del bottino fatto in Italia, senza contare l'assenza di navi per trasportare la sua tanto poderosa quanto pesante e lenta artiglieria.

Conclusione: La battaglia di Fornovo[modifica | modifica sorgente]

Carlo, volendo evitare di rimanere intrappolato a Napoli, il 20 maggio lasciò Napoli e marciò verso la Lombardia, dove incontrò l'armata della Lega nella Battaglia di Fornovo il 6 luglio 1495. Il risultato della battaglia fu tuttavia incerto, e, per certi versi, lo è ancora oggi, perché, pur essendo gli alleati in superiorità numerica e sotto il comando di uno dei più abili condottieri dell'epoca, l'esercito di Carlo VIII rimaneva comunque più potente sotto l'aspetto tecnologico, e per numero e qualità di artiglierie. Già all'epoca sia gli italiani sia i francesi sostennero di aver vinto entrambi. Tuttavia il risultato della battaglia può essere considerato almeno su tre livelli: a livello tattico, strategico e politico. A livello tattico fu una debolissima vittoria francese, poiché Carlo VIII aveva salvato l'esercito e aveva inflitto più perdite agli avversari, (anche se bisogna considerare che i transalpini uccidevano i propri prigionieri, gli italiani no, e questo influisce sul conteggio delle perdite). A livello strategico fu una parziale vittoria della Lega, dal momento che seppure non fosse riuscita ad annientare il Re di Francia aveva ottenuto lo scopo di farlo ritirare dalla penisola con un esercito comunque ridotto e senza bottino, avendo catturato le salmerie e gran parte del parco di artiglieria in seguito alla battaglia. In questo senso la precedente battaglia di Rapallo ha avuto una certa importanza, dato che i francesi si erano ritrovati in una situazione decisamente critica per qualunque esercito. Infine, a livello politico gli Stati della Lega Santa si divisero e ricominciarono a ordire l'uno contro l'altro, (anche all'interno degli Stati stessi) poco tempo dopo lo scontro, e ciò, a prescindere da come fosse stato l'esito militare della battaglia di Fornovo, dimostrò quale e quanto fosse la reale debolezza degli italiani: le divisioni intestine. Anche se Fornovo non era stata una vittoria totale ogni sovrano europeo avrebbe titubato di fronte alla prospettiva di combattere in una terra straniera e contro una coalizione ricca (si sa, la guerra si combatte anche con il denaro) come quella eventuale di Principati, Signorie e Repubbliche italiani. E infatti Carlo VIII aveva iniziato la propria ritirata da Napoli non perché fosse stato sconfitto sul campo, quanto dalla seria prospettiva di tale eventualità. Sotto questo aspetto, la battaglia di Fornovo fu una micidiale sconfitta per tutti gli stati della Lega.

Il Monarca francese si ritirò in Francia passando attraverso la Lombardia. Poco prima di morire, radunò nuovamente le sue forze e tornò in Italia.

Il "Mal francese"[modifica | modifica sorgente]

L'esercito di Carlo venne colpito a Napoli da un misterioso morbo. Mentre non è chiaro se la malattia provenisse dal nuovo mondo o fosse una versione più virulenta di una già esistente, la prima epidemia conosciuta di sifilide scoppiò nella città. Il ritorno dell'esercito francese verso nord diffuse la malattia in tutta Italia, e alla fine in tutta Europa. La malattia venne quindi conosciuta in quasi tutta Europa col nome di "Mal francese", o "Mal Napoletano".

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^
    « - Ecco (dicea) sì pente Ludovico

    d'aver fatto in ltalia venir Carlo;
    che sol per travagliar l'emulo antico
    chiamato ve l'avea, non per cacciarlo;
    e se gli scuopre al ritornar nimico
    con Veneziani in lega, e vuol pigliarlo.
    Ecco la lancia il re animoso abbassa,
    apre la strada e, lor mal grado, passa. »

    (Ludovico Ariosto, Orlando Furioso XXXIII, 31)
  2. ^ BATTAGLIA NAVALE a Rapallo nel 1495