Fibromialgia

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Fibromialgia
Codici di classificazione
ICD-9-CM (EN) 729.1
ICD-10 (EN) M79.7
Sinonimi
sindrome fibromialgica
Fibrosite
Fibromiosite
FMS
Reumatismo fibromialgico

La fibromialgia o sindrome fibromialgica o sindrome di Atlante, è una sindrome caratterizzata da dolore muscolare cronico diffuso associato a rigidità. La sua diagnosi e caratteristiche cliniche sono controverse. Le possibili cure sono oggetto di continui studi; la malattia sarebbe compatibile con l'attività lavorativa svolta dal soggetto debilitato.[1]

Gli indici di infiammazione risultano nella norma. Prevalentemente interessati dal dolore sono: la colonna vertebrale, le spalle, il cingolo pelvico, braccia, polsi, cosce. Al dolore cronico, che si presenta a intervalli si associano spesso disturbi dell'umore e in particolare del sonno, nonché astenia, ovvero affaticamento cronico. Inoltre la non-risposta ai comuni antidolorifici, nonché il carattere "migrante" dei dolori, sono peculiari della fibromialgia. Va segnalato inoltre, come la gran parte dei sintomi è comune ad altre due discusse sindromi imparentate con la fibromialgia: la CFS (Chronic Fatigue Syndrome, cioè sindrome da fatica cronica), e la MCS (o Sindrome da multi-sensibilità chimica).

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

In passato, fin dal 1800 la malattia era già conosciuta ma con tanti altri nomi: nel 1904 ad esempio la malattia venne chiamata Fibrosite da Gowers.[2] Ogni nome divenne poi sinonimo dell'unico nome ora ufficiale di fibromialgia, termine coniato nel 1976, quando si riuscì a descrivere accuratamente i sintomi.

Il termine fibromialgia, deriva dal latino fibra[3] e dal greco myo (muscolo)[4] unito ad algos (dolore).[5]

Epidemiologia[modifica | modifica sorgente]

Insorge prevalentemente nelle persone di sesso femminile in età adulta (dalla seconda alla quinta decade, con picchi verso i 25-35 e 45-55 anni), anche se non sono rari casi di fibromialgia in età pediatrica o durante l'adolescenza. Pur non essendo molto conosciuta, oltre che ritenuta rara fuori dall'ambito medico, in realtà viene indicata da recenti statistiche al secondo o terzo posto tra le malattie reumatiche. La sua prevalenza in questo gruppo di malattie risulta essere infatti compresa tra il 12% e il 20%; nella popolazione generale si attesta invece allo 0,5% nei maschi e al 3,5% nelle femmine[6]. Spesso la diagnosi arriva tardivamente e dopo molti controlli medici, in quanto essendo un insieme di sintomi, spesso viene mal interpretata. La sensibilità al dolore, la facile stancabilità, portano la persona affetta da questa patologia a un isolamento nella vita lavorativa, di gruppo e affettiva, in quanto viene erroneamente valutata come "ipocondria" o esagerazione nel focalizzare i sintomi.

Sintomi[modifica | modifica sorgente]

Sono molti gli elementi che possono influenzare la percezione dei sintomi del paziente: stato di stress, contatto con ambienti umidi o freddi, anche da un'indicazione medica errata (capita che il medico in prima istanza pensi ad una patologia proveniente dalla testa).[7] Non esistendo esami da effettuare estrema importanza riveste ciò che il paziente può indicare al medico.[6]

Manifestazioni neurologiche[modifica | modifica sorgente]

La difficoltà di addormentarsi e la sensazione di dolore, oltre alle normali funzioni cognitive della persona sono funzioni regolate direttamente dal cervello. A questo proposito per comprendere al meglio le anomalie di sfondo neurologico si sono fatti degli accertamenti: tramite la risonanza magnetica spettroscopica (MRS), nello specifico il sottotipo 1H, mostravano una disfunzione dell'ippocampo e bassa concentrazione di acido naftalenacetico (NAA), questo a dimostrazione di un disturbo neurologico o metabolico dell'individuo.[8]

Dolore[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi sindrome del dolore miofasciale.

È riferito dai pazienti in vario modo (da un leggero indolenzimento costante, fino a dolori acuti), ma è comunque localizzato e accentuato in punti focali detti "tender points" (cioè punti dove è possibile evocare previa digitopressione un dolore localizzato); da non confondere con i trigger points in cui il dolore non è ben localizzato ma tende ad essere percepito come irradiato ad una zona limitrofa.

Manifestazioni minori[modifica | modifica sorgente]

Possono dunque presentarsi nel soggetto affetto da fibromialgia, una vasta gamma di sintomi, non necessariamente manifestantisi tutti e nello stesso momento. Se ne elencano i principali e\o più diffusi:

  • insonnia o sonno non riposante
  • diminuzione della forza muscolare nelle mani e nelle braccia,[9]
  • astenia
  • rigidità e impaccio nel movimento al risveglio
  • crampi (soprattutto notturni)
  • fascicolazioni
  • sensazioni (parestesie) come formicolii, stilettate, intorpidimento
  • cefalea[10]
  • ansia, depressione, attacchi di panico
  • alterazioni dell'equilibrio
  • senso di confusione o di stordimento
  • difficoltà di concentrazione
  • secchezza degli occhi, della bocca, della pelle
  • visione sfocata
  • temperatura alterata oppure alterata percezione di caldo e freddo
  • intolleranza al freddo oppure al caldo-umido, o a tutti e due
  • ipersensibilità della pelle, della vista, dell'olfatto, dell'udito
  • vestibolite (infiammazione cronica del vestibolo vulvare)
  • fotofobia e intolleranza ai segnali luminosi quali: monitor del pc, televisione, ecc.
  • persistenza del dolore anche dopo il trattamento con antidolorifici ed antinfiammatori tradizionali
  • percezione di un dolore "diverso" da quello a cui si era abituati prima di ammalarsi
  • sensibilità ai mutamenti meteorologici ed ai cambi di stagione (meteoropatia)

Eziologia[modifica | modifica sorgente]

La causa esatta di tale malattia è ancora sconosciuta e sotto studi accurati: attualmente si pensa che alla base di questa sindrome possa esserci un disturbo che coinvolge il sonno (nello stadio 4), o comunque fattori di stress sia di tipo fisico che psicofisico.[11]

Per quanto riguarda l'eziologia dolorosa della malattia, recentemente si è dimostrato un ruolo centrale per la neurotrasmissione dopaminergica nella percezione del dolore, quindi una diminuzione di dopamina probabilmente contribuisce al nascere dei sintomi dolorosi che si presentano nella fibromialgia.[12]

Uno studio di medicina nucleare correlerebbe alcune manifestazioni cliniche della sindrome con alterazioni perfusorie nelle aree encefaliche deputate alla percezione ed elaborazione emotiva degli stimoli nocicettivi.[13]

Un recente studio ha dimostrato la presenza di un'alterazione a livello anatomico: un'eccessiva innervazione nelle mani, che riguarda i nervi addetti alla regolazione(apertura e chiusura) degli shunt artero-venosi. In particolare rimangono eccessivamente aperti, impedendo una corretta perfusione ai tessuti. Di conseguenza si ha ipossia, e quindi dolore, riduzione della forza muscolare e alterata regolazione della termoregolazione. Infatti il freddo è una delle componenti più dannose e dolorose per il paziente.[14]

Criteri diagnostici[modifica | modifica sorgente]

Dopo aver escluso altre patologie muscolari, neurologiche o scheletriche, sono due gli elementi che, una volta accertati, permettono una corretta diagnosi della fibromialgia:[7]

  • Un'accurata anamnesi dalla quale si evinca che il dolore è diffuso simmetricamente e che perdura da almeno 3 mesi.
  • Palpazione dei 18 punti chiave detti tender points, che nel malato fibromialgico risultano dolorosi in numero non inferiore ad 11[15]

Attualmente si sono affiancati altri due sistemi di valutazione dei tender points, che sono stati messi a confronto recentemente: la valutazione mialgica e dolorometrica con la forma digitale classica. Tali studi hanno dimostrato la maggiore efficacia del sistema classico di palpazione.[16]

Il criterio diagnostico della palpazione, rimane il metodo principale utilizzato.[17]

Complicanze[modifica | modifica sorgente]

Diagnosi differenziale[modifica | modifica sorgente]

Esistono diverse sindromi e malattie che per le loro caratteristiche sono simili alla fibromialgia:

Esami[modifica | modifica sorgente]

L'esame obiettivo (ovvero l'esame condotto dal medico attraverso l'uso dei cinque sensi) rimane l'esame più valido dove attraverso la pressione dei punti chiave, si comprende la presenza della malattia. Altri esami vengono utilizzati soltanto nella fase avanzata (radiologia) o per escludere altre malattie di cui si presume l'esistenza (in tal caso validi gli esami bioumorali). Altri esami sono la scintigrafia (dinamica con tecnezio petecnetato, la forma prescelta), la risonanza magnetica e l'ecografia

Terapia[modifica | modifica sorgente]

I trattamenti per la fibromialgia sono di varia natura, e quello corretto viene individuato a seconda se si sia in presenza di una nuova forma o di una recidiva.

Terapia naturale[modifica | modifica sorgente]

Riposo assoluto nei primi giorni in cui si è manifestata la malattia,[senza fonte] ma la persona non deve mai essere immobilizzata, per non ampliare il sintomo di rigidità già presente, in seguito si dovrebbe esercitare un po' di stretching:[20] l'individuo deve effettuare lavoro sui muscoli dolenti, distendendoli e rimanendo in tale posizione per 30 secondi e ripetuti più volte, mentre aerobica o altro esercizio fisico possono migliorare i sintomi. L'attività fisica deve essere continuativa ma non eccessivamente intensa ed aumentata progressivamente senza eccessi. Una buona percentuale di malati risponde positivamente a determinate tecniche di rilassamento ed alle terapie comportamentali, che svolgono il ruolo di migliorare la conoscenza e il rapporto del paziente con il proprio corpo e con la fibromialgia stessa. Importantissimo poi è il recupero del sonno perduto, inoltre occorre farsi effettuare massaggi e risiedere in ambienti caldi.[21]

Terapia farmacologica[modifica | modifica sorgente]

Data l'impossibilità di formulare una diagnosi basata su evidenze mediche, e soprattutto in considerazione della natura equivoca della fibromialgia, non esiste una terapia universalmente adottata la cui efficacia sia scientificamente provata.

Molti sono i farmaci utilizzati, come i FANS, (antinfiammatori non sterodei), ma non hanno avuto buoni risultati, molti più risultati hanno dato i miorilassanti (come la ciclobenzaprina) e la S-adenosil-metionina. I miorilassanti centrali hanno efficacia temporanea, in quanto dopo una lieve attenuazione dei sintomi dolorosi, accentuano i deficit cognitivi e percettivi spesso presenti nella sindrome.

Studi hanno dimostrato l'efficacia di antidepressivi come nel caso dell'Amitriptilina (un antidepressivo triciclico), che rimane il principio attivo di prima scelta visto anche la loro qualità di riuscire a migliorare la qualità del sonno, altri principi secondari sono Fluoxetina (inibitore selettivo della ricaptazione della serotonina più comunemente chiamati (SSRI), e la Duloxetina, i risultati appaiono discreti ma vengono dati nel breve periodo.[22] Inoltre ultimamente viene utilizzato anche la venlafaxina, ovvero un antidepressivo che agisce sia sulla serotonina che sulla noradrenalina.

Molti pazienti hanno riscontrato notevoli miglioramenti (anche nettamente superiori rispetto a quelli provati con i farmaci "tradizionali") con l'uso terapeutico di Marijuana, grazie ai suoi effetti analgesici, miorilassanti, antidepressivi ed alla migliore qualità del sonno. Sono inoltre da notare i generalmente minori effetti collaterali, l'assenza di dipendenza fisica e la ridotta tolleranza sviluppata anche dopo prolungati periodi d'uso rispetto agli antidepressivi.[23][24]

Gli integratori di Calcio (metallo) calcio, magnesio, vitamine ed oligominerali non danno un beneficio reale e vengono utilizzati empiricamente, anche come forma di automedicazione, dai malati con risultati contrastanti. Il loro effetto è transitorio e ridotto o molto simile all'effetto placebo.

Gli oppiacei svolgono un ruolo marginale nel trattamento della fibromialgia, in quanto agiscono sulle vie dolorifiche a livello del sistema nervoso centrale che non sono interessate in questa sindrome che, a quanto pare, utilizza altre vie di trasmissione e controllo del dolore, per il momento ancora totalmente sconosciute.

I cortisonici un tempo usati con facilità, sono altamente controindicati. Alcuni malati traggono beneficio da dopaminergici a bassissimo dosaggio.

Il Pregabalin, è un analogo del neurotrasmettitore GABA, come il gabapentin, è indicato nel trattamento del dolore neuropatico periferico, cioè dovuto a un'anomalia anatomica e/o funzionale del meccanismo di segnalazione del dolore del sistema nervoso periferico, ma dà risultati apprezzabili solo su una percentuale minoritaria di pazienti fibromialgici; mentre sono assai diffusi pesanti effetti collaterali come sonnolenza, deficit cognitivo, alterazione della frequenza cardiaca, tremori ecc. Alcuni Studi clinici, hanno dimostrato un miglioramento globale del quadro clinico, sia dei sintomi funzionali che psicologici, con ossigeno-ozono terapia.[senza fonte]

Terapia multifattoriale[modifica | modifica sorgente]

L'attuale letteratura suggerisce una combinazione fra diverse tipologie di cura per ottenere i migliori risultati.[25]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Auquier L, Bontoux D, Löo H, Godeau P, Menkès CJ, Paolaggi JB, Perrot S., Fibromyalgia. in Rev Med Interne., febbraio 2008.
  2. ^ Inanici F, Yunus MB., History of fibromyalgia: past to present. in Curr Pain Headache Rep., ottobre 2004.
  3. ^ Significato di fibra
  4. ^ Significato di myo
  5. ^ Significato di algos
  6. ^ a b Silvano Todesco, Gambari Pier Franca, Punzi Leonardo, Malattie reumatiche quarta edizione pag. 452-453, Milano, McGraw-Hill, 2007, ISBN 978-88-386-2399-8.
  7. ^ a b Research Laboratories Merck, The Merck Manual quinta edizione pag 335-337, Milano, Springer-Verlag, 2008, ISBN 978-88-470-0707-9.
  8. ^ Emad Y, Ragab Y, Zeinhom F, El-Khouly G, Abou-Zeid A, Rasker JJ., Hippocampus Dysfunction May Explain Symptoms of Fibromyalgia Syndrome. A Study with Single-Voxel Magnetic Resonance Spectroscopy. in J Rheumatol., 2008.
  9. ^ Dombernowsky T, Dreyer L, Bartels EM, Danneskiold-Samsøe B., Muscular strength in patients with fibromyalgia. A literature review in Cardiol Prat., gennaio 2008.
  10. ^ Clauw DJ., Fibromyalgia: more than just a musculoskeletal disease in Am Fam Physician., 1995.
  11. ^ Sommer C, Häuser W, Gerhold K, Joraschky P, Petzke F, Tölle T, Uçeyler N, Winkelmann A, Thieme K., Etiology and pathophysiology of fibromyalgia syndrome and chronic widespread pain in Schmerz., 2008.
  12. ^ Wood PB., Role of central dopamine in pain and analgesia. in Expert Rev Neurother., vol. 8, 2008, pp. 781-797.
  13. ^ http://interactive.snm.org/index.cfm?PageID=8246&RPID=969
  14. ^ Excessive peptidergic sensory innervation of cutane... [Pain Med. 2013] - PubMed - NCBI
  15. ^ La pressione da esercitare deve essere almeno di 4 kg (si parla del cosiddetto tender point). I punti chiave sono situati (ogni punto tratta sia il lato destro che quello sinistro): 4 nel collo anteriore, 4 dietro le spalle, 2 all'altezza del cervelletto(intersezione suboccipitale del trapezio), 2 all'altezza dei gomiti, 2 all'altezza delle ginocchia, 2 sopra le natiche e gli ultimi 2ai lati in basso delle natiche (regione retrotrocanterica) Come da criteri classificativi della sindrome fibromialgica (american College of Rheumatology)
  16. ^ Tastekin N, Birtane M, Uzunca K., Which of the three different tender points assessment methods is more useful for predicting the severity of fibromyalgia syndrome? in Rheumatol Int., vol. 27, marzo 2007, pp. 447-451.
  17. ^ Eich W, Häuser W, Friedel E, Klement A, Herrmann M, Petzke F, Offenbächer M, Schiltenwolf M, Sommer C, Tölle T, Henningsen P., Definition, classification and diagnosis of fibromyalgia syndrome in Schmerz., 2008.
  18. ^ García MD., Functional digestive disorders and fibromyalgia in An R Acad Nac Med (Madr)., 2007.
  19. ^ Fox RI, Stern M, Michelson P., Update in Sjögren syndrome. in Curr Opin Rheumatol., settembre 2000.
  20. ^ Sindrome Fibromialgica, Approccio terapeutico
  21. ^ Busch AJ, Schachter CL, Overend TJ, Peloso PM, Barber KA., Exercise for Fibromyalgia: A Systematic Review. in J Rheumatol., 2008.
  22. ^ Sommer C, Häuser W, Berliner M, Brückle W, Ehlers S, Mönkemöller K, Moradi B, Petzke F, Uçeyler N, Wörz R, Winter E, Nutzinger DO., Pharmacological treatment of fibromyalgia syndrome in Schmerz., 2008.
  23. ^ Cannabis terapeutica per fibromialgia.
  24. ^ Associazione Internazionale per la Cannabis come Medicina, Il THC riduce il dolore da fibromialgia in uno studio pilota.
  25. ^ Auquier L, Bontoux D, Löo H, Godeau P, Menkès CJ, Paolaggi JB, Perrot S., Fibromyalgia in Rev Med Interne., febbraio 2008.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Silvano Todesco, Gambari Pier Franca, Punzi Leonardo, Malattie reumatiche quarta edizione, Milano, McGraw-Hill, 2007, ISBN 978-88-386-2399-8.
  • Research Laboratories Merck, The Merck Manual quinta edizione, Milano, Springer-Verlag, 2008, ISBN 978-88-470-0707-9.