Disordini craniomandibolari

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.
Disordine craniomandibolare
Codici di classificazione
ICD-9-CM (EN) 524.60
ICD-10 (EN) K07.6

Per disordini craniomandibolari (DCM) o temporomandibolari (DTM) s'intende un insieme di condizioni cliniche ad eziopatogenesi multifattoriale che coinvolgono il sistema stomatognatico, in particolare i muscoli masticatori, l'articolazione temporo-mandibolare (ATM) e le strutture ad essa associate, o entrambi.

Sintomatologia[modifica | modifica sorgente]

I DCM comprendono condizioni cliniche differenti, a diversa eziologia, che richiedono diverse terapie, ma che sono accomunate dagli stessi segni e sintomi clinici:

  • Dolore ai muscoli masticatori, in regione preauricolare, all’ATM;
  • Limitazione e/o alterazione della normale funzione mandibolare;
  • Rumori articolari.

Questi 3 sono i cosiddetti "sintomi guida diagnostici": in presenza anche di uno solo di questi sintomi, è possibile trovarsi di fronte ad una forma di DCM; se invece non è presente alcuno dei sintomi, possiamo escludere la diagnosi di DCM.

Oltre ai 3 sintomi principali possono essere presenti altri sintomi più o meno specifici, detti secondari, quali: dolore facciale diffuso, cefalea, vertigini, acufeni, ipoacusia, sensazione di ovattamento all’orecchio, cervicalgia.

Epidemiologia[modifica | modifica sorgente]

La prevalenza dei DCM nella popolazione generale è molto alta: si stima che 3 persone su 4 presentino almeno un segno clinico e che 1 persona su 3 presenti almeno un sintomo[1]. Si è evidenziato un picco di prevalenza tra i 20 e i 40 anni e le donne ne sono affette circa 4 volte più degli uomini. In ogni caso, i DCM costituiscono il più delle volte condizioni cliniche benigne, autolimitanti e che non producono danni irreversibili né alla muscolatura masticatoria né alle articolazioni temporomadibolari. Per questo motivo, a fronte di una prevalenza elevata, solo una piccola percentuale di pazienti necessita effettivamente di terapia. È comunque opportuno, in presenza di dolore o disfunzione, sottoporsi ad un esame clinico specialistico per escludere la presenza di altre patologie che, sebbene rare, possono essere gravi e invalidanti.

Eziopatogenesi[modifica | modifica sorgente]

L’eziopatogenesi dei DCM è multifattoriale. In altre parole, diversi fattori intervengono nella predisporre, scatenare e mantenere nel tempo i DCM. Fattori morfologici, ormonali ed emotivi possono predisporre il sistema stomatognatico all’insorgenza di un quadro clinico craniomandibolare, ma è quasi sempre un evento traumatico la causa scatenante. In circa un paziente su tre si riesce ad individuare un trauma diretto o indiretto alle strutture orofacciali, in seguito ad una caduta o ad un incidente di varia natura. Più spesso però responsabili sono i microtraumi, provocati soprattutto dalle parafunzioni oro-mandibolari, che nel tempo sovraccaricano il sistema fino a romperne l’equilibrio fisiologico. Questi stessi fattori, se non corretti, possono ostacolare il recupero dell’equilibrio e perpetuare nel tempo la sintomatologia algica o disfunzionale.

Classificazione[modifica | modifica sorgente]

Sebbene le forme di DCM siano molte, i quadri clinici più frequenti rientrano in 3 ampie categorie, secondo l'attuale classificazione internazionale (Research Diagnostic Criteria for Temporomandibular Disorders, RDC/TMD):

  • Dolore miofasciale: dolore di origine muscolare, associato o meno a limitazione funzionale;
  • Dislocazione discale: alterazione del corretto rapporto tra condilo mandibolare e disco articolare;
  • Osteoartrosi dell’ATM: degenerazione dei capi ossei articolari.

Cenni terapeutici[modifica | modifica sorgente]

La terapia dei DCM, in accordo con le più recenti linee guida internazionali e l’evidenza della letteratura scientifica, è prevalentemente una terapia conservativa/reversibile. Tale approccio conservativo ha altissime percentuali di successo per la maggior parte dei quadri clinici. E anche in quelle condizioni in cui può trovare indicazione una terapia irreversibile (trattamento ortodontico, riabilitazione protesica, chirurgia ortognatica), il primo approccio è sempre di tipo reversibile. Le possibilità terapeutiche sono diverse:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Okeson 1996

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Fricton JR, Dubner R. Orofacial Pain and Temporomandibular Disorders. Raven Press 1994
  • Okeson JP. Management of Temporomandibular Disorders and Occlusion. Mosby 2007
  • Okeson JP. Orofacial Pain. Guidelines for Assessment, Diagnosis, and Management. Quintessence Pub 1996
  • Palla S. Mioartropatie del Sistema Masticatorio e Dolori Orofacciali. RC Libri 2001

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

medicina Portale Medicina: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di medicina