Psicoterapia cognitivo-comportamentale

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La psicoterapia cognitivo-comportamentale è una delle più diffuse psicoterapie per la terapia di diversi disturbi psicopatologici, in particolare dei disturbi dell'ansia e dell'umore. Per meglio comprendere il significato del termine cognitivo-comportamentale vediamo di decostruire il concetto. 1. Il termine cognitivo si riferisce a tutto ciò che accade nella mente, a tutti i processi mentali, come i sogni, l'attenzione, la memoria etc. 2. Il termine comportamentale si riferisce a tutto ciò che facciamo. Il comportamento può comprendere azioni (guidare) o anche non azioni (pensare). Terapia si riferisce a insiemi di approcci per combattere problemi fisici o mentali. Fonte: Rhena Branch, Rob Willson, "Cognitive-behavioral therapy for dummies".

Rappresenta lo sviluppo e l'integrazione delle terapie comportamentali e di quelle cognitiviste, e si pone in una posizione di sintesi degli approcci neocomportamentisti, della REBT (Rational-Emotive Behavior Therapy) di Albert Ellis e della terapia cognitiva classica di Aaron Beck, di cui cerca di integrare i principali aspetti funzionali.

Tale psicoterapia si basa sul cosiddetto "Modello A-B-C", (Antecedence-Belief-Consequence).In questo modello "Antecedence" rappresenta la condizione in cui il soggetto percipiente si trova antecedentemente all'insorgere del comportamento problema "consequence" (es. attacco di panico). "Belief" rappresenta la credenza, convinzione, idea o immagine mentale in seguito alla quale si produce il comportamento problema. Spesso gli individui, nella loro esperienza quotidiana, passano dallo stato "antecedence" direttamente a "consequence" senza la consapevolezza dei loro "beliefs" i quali scatenano una reazione psicofisiologica, emotiva o comportamentale problematica, spesso incomprensibile e inaspettata.

L'obiettivo del terapeuta cognitivo-comportamentale è di ridurre il comportamento di evitamento, facilitare un reframing cognitivo (ristrutturazione cognitiva) ed aiutare il paziente a sviluppare abilità di coping (la capacità di fronteggiare certe situazioni).

Per raggiungere questi obiettivi, una delle tecniche principali consiste nell'esposizione sistematica del paziente alla situazione temuta, per comprenderla ed indagarla "sul campo". Quindi con questa terapia risulta possibile monitorare l'influenza dell'ambiente a fini correttivi, attuando una sorta di retroazione (feedback).

Questo può comportare:

  • Ristrutturare credenze "false" o auto-lesionistiche
  • Sviluppare l'abilità di parlare a sé stessi in modo positivo (self-talk positivo)
  • Sviluppare la capacità di sostituzione di pensieri negativi
  • Desensibilizzazione sistematica (usata principalmente per l'agorafobia e le fobie specifiche)
  • Fornire conoscenze specifiche al paziente che lo aiuteranno a fronteggiare le situazioni (per esempio se qualcuno soffre di attacchi di panico, gioverà l'informazione che le palpitazioni in sé stesse, anche se rapide e prolungate, sono del tutto innocue).

Al contrario delle prescrizioni mediche, l'efficacia della terapia cognitivo-comportamentale dipende da vari fattori soggettivi, come la competenza del terapeuta e la convinzione del soggetto. Oltre alla terapia convenzionale svolta "in studio", tale indirizzo di psicoterapia prevede spesso anche dei compiti cognitivo-comportamentali che i pazienti possono svolgere a casa come parte integrante della loro terapia (i cosiddetti "Homeworks").

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