Basilica di Sant'Eustorgio

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Coordinate: 45°27′14.52″N 9°10′53.34″E / 45.454032°N 9.181482°E45.454032; 9.181482

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Basilica di Sant'Eustorgio
Facciata della basilica e del convento
Facciata della basilica e del convento
Stato Italia Italia
Regione Lombardia Lombardia
Località CoA Città di Milano.svg Milano
Religione Cristiana Cattolica di rito ambrosiano
Diocesi Arcidiocesi di Milano
Stile architettonico romanico lombardo
Inizio costruzione IV secolo
Completamento XVI secolo
Sito web Sito ufficiale

La basilica di Sant'Eustorgio è un luogo di culto cattolico, situato nell'omonima piazza a Milano, nei pressi di Porta Ticinese.

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

Basilica di Sant'Eustorgio, fine anni Venti del XX secolo

La basilica fu fondata probabilmente nel secolo IV. Secondo la tradizione, il carro con cui Sant'Eustorgio trasportava le reliquie dei Re Magi da Costantinopoli si fermò inspiegabilmente: le ruote erano diventate pesanti come macigni e né buoi né cavalli riuscivano più a muoverle. Così Eustorgio dovette rinunciare all'idea di portare i resti dei Magi nella basilica di Santa Tecla e fece edificare una nuova basilica, fuori le mura cittadine, per ivi deporli. Nel 1162, durante il saccheggio di Milano perpetrato dalle truppe dell'imperatore Federico I di Svevia detto "Barbarossa", le reliquie furono trafugate e portate nella Cattedrale di Colonia. Nel 1904 furono in parte restituite e sono attualmente conservate in una teca presso il sarcofago dei Magi, all'interno della basilica (v. sotto).

Dal XIII secolo la basilica divenne la sede principale dell'Ordine domenicano a Milano. Nel 1219 Domenico di Guzman vi aveva inviato i primi due confratelli e l'anno successivo i frati si trasferirono nell'ospedale dei pellegrini presso la basilica, che gli fu definitivamente assegnata dal Papa l'11 aprile 1227. Tra i secoli XV e XVI fu priore della basilica Teodoro da Sovico, noto per il suo confessionario.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Marc'Antonio Dal Re, S. Eustorgio P. Padri Dominicani, Milano 1745
Federico Moja: interno della basilica precedente al suo restauro ottocentesco

Esterno[modifica | modifica sorgente]

La facciata originale della basilica, risalente al secolo XII, è frutto di un restauro in stile neoromanico, compiuto dall'ingegnere Giovanni Brocca tra il maggio 1864 e l'agosto 1865. Essa presenta da allora la tipica forma a capanna, con archetti sporgenti al di sotto del cornicione superiore, tre portali sormontati ciascuno da una lunetta musiva, una bifora sopra il portone centrale e due monofore sopra quelli laterali. All'angolo sinistro, adiacente alla facciata del convento domenicano, vi è il pulpito dal quale predicava l'inquisitore Pietro Martire.

Sul fianco meridionale della basilica prospettano le absidi delle cappelle gentilizie edificate fra Trecento e Quattrocento (v. sotto), restaurate tra il 1864 e il 1872 dall'architetto Enrico Terzaghi, che le liberò dalle sovrastrutture accumulatesi tra il XVII e XVIII secolo. Preziosa fonte di notizie di prima mano sui restauri della basilica è costituita dalla cronaca redatta dal sacerdote Paolo Rotta, che seguì tutte le fasi dell'intervento insieme all'ingegner Andrea Pirovano Visconti: entrambi saranno protagonisti, qualche anno dopo, del salvataggio della chiesa di San Vincenzo in Prato.

Il campanile, posto sul retro della chiesa, ospita un concerto di 6 campane. Sulla sommità, in luogo della consueta croce, è posta una stella a 8 punte, simbolo della stella che guidò i Magi a Betlemme. Il campanile ospitò il primo orologio pubblico d'Italia.

L'altare maggiore

Interno[modifica | modifica sorgente]

L'interno della basilica è suddiviso in tre navate sormontate da volte a crociera. Di seguito vengono indicati i siti e le opere d'interesse storico artistico facenti parte del complesso della basilica.

Cimitero paleocristiano[modifica | modifica sorgente]

Gli scavi archeologici condotti negli anni '50 e '60 del secolo XX hanno portato alla luce frammenti di sepolture, lapidi e vasi che testimoniano l'antichità delle pratiche di culto nell'area cimiteriale della basilica.

Sala Capitolare dell'ex convento domenicano[modifica | modifica sorgente]

Vi è conservata la statua in pietra, risalente alla fine del secolo XIII, di Sant'Eugenio Vescovo, vissuto nel secolo IX e grande sostenitore del rito ambrosiano.

Sacrestia monumentale[modifica | modifica sorgente]

Vi sono conservate numerose reliquie, preziosi reliquiari e oggetti votivi in argento e metalli dorati dal secolo XIV al XVII.

Frammento di affresco su pilone

Organo a canne[modifica | modifica sorgente]

A ridosso della conca dell'abside, si trova l'organo a canne, costruito negli anni '60 del Novecento dalla ditta organaria milanese Balbiani Vegezzi-Bossi.

Lo strumento, a trasmissione elettrica con consolle mobile indipendente in navata, alla sinistra del presbiterio, ha due tastiere di 61 note ciascuna ed una pedaliera concavo-radiale di 32. La mostra dell'organo è composta da canne di Principale disposte a palizzata con cassa limitata al basamento.

Di seguito, la disposizione fonica dell'organo:

Prima tastiera - Grand'Organo
Ripieno Grave
Ripieno Acuto
Quinta Decima 2'
Ottava 4'
Flauto in XII 2.2/3'
Bordone 16'
Principale 8'
Unda maris 8'
Dulciana 8'
Bordone 8'
Tromba 8'
Seconda tastiera - Espressivo
Oboe 8'
Flauto dolce 8'
Viola 8'
Voce celeste 8'
Principale 8'
Flauto armonico 4'
Nazardo 2.2/3'
Flautino 2'
Terza 1.3/5'
Cornetto
Sesquialtera
Vibratore
Pedale
Bordone 16'
Contrabbasso 16'
Bordone 8'
Basso armonico 8'
Violone 8'
Corno solista 4'
Vibratore

Cripta e Cappellina degli Angeli[modifica | modifica sorgente]

Dietro l'altare maggiore, in corrispondenza della zona absidale sotto il livello del pavimento, sono visibili i resti di una primitiva aula basicale paleocristiana.

Nel sottocoro si apre una piccola cappella, interamente decorata con stucchi e affreschi recanti episodi della Bibbia e dei Vangeli, realizzati da Carlo Urbino nel 1575. Sulla pareti della cripta, la Leggenda dei Sette dormienti, anch'essa di Carlo Urbino.

Ancona della Passione[modifica | modifica sorgente]

Voluta da Gian Galeazzo Visconti per ornare l'altare maggiore, è un capolavoro della scultura milanese del 1347, attribuita a Jacopino da Tradate. Il trittico è costituito da tre formelle cuspidate, contenenti episodi della vita dei Tre Magi. In particolare, al centro è rappresentata l'Adorazione dei Magi, con un concerto angelico sullo sfondo. A sinistra, Annuncio dell'angelo ai magi e la loro partenza, mentre a destra I magi sono ricevuti da Erode. Funge da paliotto d'altare un bassorilievo, anch'esso trecentesco, ritenuto un frammento della tomba di Uberto III Visconti, un tempo conservata nella chiesa.

Sotto la mensa, recentemente spostata secondo le norme post conciliari, un sarcofago duecentesco accoglie le spoglie dei Santi Eustorgio, Magno e Onorato.

Cappelle di Sant'Eustorgio[modifica | modifica sorgente]

Bergognone, Madonna con bambino fra San Giacomo apostolo e Sant'Enrico Vescovo.

Sul fianco destro della basilica, nonché tra la Sacrestia Monumentale (v. sopra) e la Cappella Portinari (v. sotto), si possono ammirare le seguenti cappelle gentilizie.

Cappella Brivio[modifica | modifica sorgente]

Cappella gentilizia di forme rinascimentali fatta edificare nel 1484 dalla famiglia Brivio, cui appartenevano importanti feudatari e magistrati della corte di Ludovico il Moro. Accoglie un polittico del secolo XV, capolavoro di Ambrogio da Fossano, che rappresenta Madonna con bambino fra San Giacomo apostolo e Sant'Enrico Vescovo.

Sulla parete sinistra è il monumento sepolcrale di Giacomo Stefano Brivio. Il monumento fu commissionato dal figlio Giovanni Francesco Brivio allo scultore Francesco Cazzaniga e completato dopo la sua morte (1486) dal fratello Tommaso Cazzaniga e da Benedetto Briosco, attivi negli stessi anni alla Certosa di Pavia. Il sarcofago rettangolare in marmo bianco si eleva su colonne a candelabra decorate con motivi floreali. Al di sopra del sepolcro il Padre Eterno benedicente fra Angeli inginocchiati e una Madonna col bambino. L'arca è ornata da cinque bassorilievi: l'Annunciazione, la Natività, l'Adorazione dei Magi, la Circoncisione e la Fuga in Egitto.

Jacopino da Tradate, Monumento funebre a Pietro Torelli

Cappella Torelli o di San Domenico[modifica | modifica sorgente]

Costruita dalla famiglia Torelli tra il 1422 2 il 1439 in stile gotico. Di particolare valore il monumento sepolcrale a Pietro Torelli attribuito a Jacopino da Tradate. Il sarcofago poggia su sei eleganti colonne tortili, cui fanno da basamento tre leoni accucciati con espressioni fortemente caratterizzate e diverse fra loro. Una raffinata decorazione tardo-gotica copre la cassa, entro cui si aprono cinque nicchie con quattro santi ai lati e al centro la Madonna col Bambino. Il gruppo centrale è composto da Madonna in trono col Bambino, che pone la mano sul capo del defunto inginocchiato in contemplazione. La morbidezza delle vesti e l'inconsueto gesto protettivo della Madonna conferiscono grande dolcezza alla rappresentazione. Sopra il sarcofago si trova il defunto giacente e un baldacchino coronato da una fastosa edicola con Dio Padre benedicente.

Alle pareti e sulla volta, decorazioni ed affreschi seicenteschi. L'altare marmoreo di San Domenico è del secolo XVIII.

Cappella del Rosario o Crotta Caimi[modifica | modifica sorgente]

L'originaria struttura quattrocentesca fu trasformata in forme tardo barocche da Francesco Croce (1732). Vi si trova la venerata statua della Madonna del Rosario. Sulla parete sinistra, grande tela di Ambrogio da Figino raffigurante Sant'Ambrogio sconfigge gli ariani e, sotto di essa, il sarcofago funerario trecentesco di Protasio Caimi, attribuito a Bonino da Campione.

Cappella Visconti o di San Tommaso[modifica | modifica sorgente]

La cappella, realizzata su commissione di Matteo Visconti nel secolo XIII, accoglie il crocifisso, del medesimo periodo, dipinto del maestro che decorò la cappella Dotto nella chiesa degli Eremitani a Padova.

Sulla volta, affreschi trecenteschi con i Quattro Evangelisti, sulla parete sinistra affresco del Trionfo di San Tommaso ed il monumento sepolcrale di Stefano e Valentina Visconti, opera di maestri campionesi.

Cappella di San Vincenzo Ferrer[modifica | modifica sorgente]

È stata decorata alla fine del Cinquecento da Carlo Urbino e Andrea Pellegrini. Pala d'altare del Fiammenghino raffigurante la Madonna col Bambino, San Francesco e Santa Lucia.

Cappella Visconti[modifica | modifica sorgente]

Vi sono collocati i monumenti sepolcrali di Gaspare Visconti, dei signori di Angera e Fontaneto e di Agnese Besozzi, tutti risalenti alla prima metà del Quattrocento. All'altare, pala con San Tommaso davanti al crocifisso della scuola di Camillo Procaccini.

Cappella dei Torriani o di San Martino[modifica | modifica sorgente]

Gli affreschi della volta, opera di Michelino da Besozzo e databili intorno al 1440, rappresentano i simboli dei quattro evangelisti. Sulla parete sinistra La strage degli Innocenti di Giovan Cristoforo Storer.

Cappella dei Magi[modifica | modifica sorgente]

Polittico marmoreo nella cappella dei Re Magi

Nel transetto destro della basilica è collocato un antico sarcofago romano che conterrebbe, secondo la tradizione, le spoglie dei tre Re Magi che Eustorgio trasportava da Costantinopoli alla basilica di Santa Tecla. Come già detto, le reliquie furono trafugate durante il saccheggio delle truppe di Federico Barbarossa nel 1162. In parte restituite nel 1904, sono attualmente custodite nella teca posta sopra l'altare della cappella.

A fianco del sarcofago, l'affresco trecentesco con Sant'Eustorgio benedicente. Sull'arcone d'ingresso, in alto, un dipinto di fine Quattrocento raffigura l'Adorazione dei Magi.

Cappella di San Paolo[modifica | modifica sorgente]

Detta anche dell'Annunciata o Secchi, si trova sul lato sinistro della basilica, tra la Sacrestia Monumentale (v. sopra) e la Cappella Portinari (v. sotto). Nel 1620 Daniele Crespi ne decorò la volta con San Paolo rapito in cielo e la scena della Visitazione sulla parete sinistra. Nella campata antistante la cappella è collocato l'affresco strappato della Madonna del latte attribuita al maestro dei giochi Borromeo.

Cappella di San Francesco[modifica | modifica sorgente]

Detta anche degli Arluno, si trova sul lato opposto alla Cappella di San Paolo (v. sopra). Sulla parete destra affresco trecentesco con Cristo che appare a San Domenico.

La cappella Portinari[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cappella Portinari.
La cappella Portinari

In fondo alla basilica è presente la maestosa cappella edificata tra il 1462 e il 1468 per volere del fiorentino Pigello Portinari, agente del Banco Mediceo a Milano, in onore di San Pietro Martire, predicatore domenicano ucciso da un eretico nel 1252. Lo stesso Pigello fu qui sepolto nel 1468.

La cappella, a pianta centrale e composta da due vani a pianta quadrata sormontati da cupole, costituisce la più evidente testimonianza dell'applicazione dell'architettura di stampo fiorentino nella Milano del secolo XV.

Il progetto e le decorazioni scultoree rimangono a tutt'oggi di difficile attribuzione, mentre il ciclo di affreschi, con episodi della vita del Santo e della Vergine, è un capolavoro di Vincenzo Foppa. Il ciclo comprende Annunciazione (parete frontale), Assunzione della Vergine (parete d'ingresso), il Miracolo del Piede risanato e il Martirio di San Pietro Martire (parete sinistra), il Miracolo della nube e il Miracolo della falsa Madonna (parete destra).

Nei pennacchi, all'interno di quattro oculi sono raffigurati i quattro padri della chiesa: San Gregorio Magno, San Gerolamo, Sant'Ambrogio e Sant'Agostino.

Sull'altare è visibile il ritratto del committente Pigello Portinari, inginocchiato davanti a San Pietro Martire.

All'ingresso della cappella si conservano, nella loro collocazione originaria, i due grandi candelieri in bronzo fuso realizzati nel 1653 dal Garavaglia.

L'Arca di san Pietro martire[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Arca di san Pietro martire.

Al centro della cappella Portinari si trova la celebre Arca di san Pietro Martire, capolavoro di Giovanni di Balduccio, della scuola di Giovanni Pisano, commissionata dai domenicani perché vi fossero deposti i resti del Santo. La paternità dell'opera è confermata dall'iscrizione posta sul sarcofago: "MAGISTER IOANNES BALDUCII DE PISIS SCULPSIT HANC ARCAM ANNO DOMINI MCCCXXXVIIII".

Il sarcofago in marmo di Carrara è composto da una cassa rettangolare con coperchio a tronco di piramide sul quale è collocato un tabernacolo a cuspide che sovrasta le statue a tutto tondo di Maria assisa, san Domenico e san Pietro Martire. È sorretto da otto pilastri in marmo rosso di Verona, ai quali sono addossate otto statue raffiguranti le virtù teologali (frontali da sinistra: la Giustizia, la Temperanza, la Fortezza, la Prudenza) e morali (posteriori da sinistra: l'Obbedienza, la Speranza, la Fede, la Carità). Sopra queste, le formelle che circondano il sarcofago rappresentano, da sinistra: i Funerali del Santo, la Canonizzazione del Santo, il Miracolo della Nave, la Traslazione del corpo del Santo, il Miracolo del muto, il Miracolo della nube, la Guarigione dell'infermo e dell'epilettico, l'Uccisione del Santo.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Nel 1984, nella piazza difronte alla Basilica, vi è stata girata una scena del film Il ragazzo di campagna, con Renato Pozzetto e Massimo Boldi.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Fabbri, Bucci, Milano Arte e Storia, Bonechi 2004 ISBN 88-476-1400-7
  • Maria Teresa Fiorio, Le chiese di Milano, Electa, Milano, 2006.
  • Mina Gregori (a cura di), Pittura a Milano, Rinascimento e Manierismo, Cariplo, Milano 1999.
  • Guido Lòpez, I Signori di Milano, Newton & Compton, 2002 ISBN 88-8289-951-9
  • S. Paoli (a cura di), Lo sguardo della fotografia sulla città ottocentesca. Milano 1839-1899, Umberto Allemandi & C., Torino 2010 ISBN 978-88-422-1895-1
  • M.C. Passoni, J. Stoppa, Il tardogotico e il rinascimento, in "Itinerari di Milano e provincia", Provincia di Milano, Milano, 2000.
  • Milano Touring Club Italiano 2003 ISBN 88-365-2766-3

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]